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	<title>stragista Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Appello bis &#8216;Ndrangheta stragista: nuova condanna all&#8217;ergastolo per Graviano e Filippone</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/appello-bis-ndrangheta-stragista-nuova-condanna-allergastolo-graviano-e-filippone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 12:36:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo quasi 24 ore di Camera di Consiglio la Corte d&#8217;assise d&#8217;appello di Reggio Calabria, presieduta da Angelina Bandiera (a latere Caterina Asciutto), ha emesso il verdetto: condanna all&#8217;ergastolo per il boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano e per il mammasantissima di Melicucco Rocco Santo Filippone. Entrambi sono ritenuti responsabili, in qualità di mandanti, di quegli attentati ed omicidi avvenuti tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo quasi 24 ore di Camera di Consiglio la Corte d&#8217;assise d&#8217;appello di Reggio Calabria, presieduta da <strong>Angelina Bandiera</strong> (<em>a latere <strong>Caterina Asciutto</strong></em>), ha emesso il verdetto: condanna all&#8217;ergastolo per il boss di Cosa nostra<strong> Giuseppe Graviano</strong> e per il mammasantissima di Melicucco <strong>Rocco Santo Filippone</strong>.</p>
<p>Entrambi sono ritenuti responsabili, in qualità di mandanti, di quegli attentati ed omicidi avvenuti tra il dicembre 1993 e il febbraio 1994, in cui persero la vita anche gli appuntati <strong>Antonino Fava</strong> e <strong>Vincenzo Garofalo</strong> (<em>uccisi il 18 gennaio 1994 sull&#8217;autostrada Salerno-Reggio, ndr</em>). La Cassazione, che aveva annullato con rinvio la precedente sentenza d&#8217;appello, aveva già sancito che questi delitti si inseriscono all&#8217;interno della strategia stragista di attacco allo Stato degli anni Novanta.</p>
<p>La Corte ha dunque accolto la richiesta della Procura generale, rappresentata dal Procuratore <strong>Giuseppe Lombardo</strong> (<em>applicato al processo)</em> che anche ieri nelle repliche aveva chiesto di confermare la sentenza di primo grado che fu emessa il 24 luglio 2020. La Corte ha anche disposto il risarcimento delle spese processuali e dei danni per le parti civili, tra cui il Comune di Rosarno e i familiari delle vittime, a cui sono state riconosciute provvisionali e rifusioni delle spese legali. Nelle repliche il procuratore Lombardo aveva evidenziato le criticità della sentenza della Cassazione spiegando che non erano stati considerati elementi importanti per individuare le responsabilità dei due imputati.</p>
<p>Non solo. Aveva ricostruito il percorso delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia <strong>Antonino Lo Giudice</strong> e <strong>Consolato Villani</strong>, dimostrando che, contrariamente a quanto sostenuto dai supremi giudici e dalle difese, non vi era alcun &#8220;corto circuito&#8221;.<br />
<em>(Fonte: antimafiaduemila.com)</em></p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta stragista, Corte assise appello Reggio: cosa nostra e &#8216;ndrine appoggiarono Forza Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2024 19:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Altro esito indubbio che il presente giudizio ha consegnato è costituito dagli accertati intrecci che negli anni si sono dipanati tra organizzazioni criminali e ambienti massonici e politici, in una evidente convergenza e commistione di interessi che mirava al comune intento di destabilizzare lo Stato e sostituire la vecchia classe dirigente che, agli occhi dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Altro esito indubbio che il presente giudizio ha consegnato è costituito dagli <strong>accertati intrecci che negli anni si sono dipanati tra organizzazioni criminali e ambienti massonici e politici, in una evidente convergenza e commistione di interessi che mirava al comune intento di destabilizzare lo Stato e sostituire la vecchia classe dirigente</strong> che, agli occhi dei predetti, non aveva soddisfatto i loro ‘desiderata’”. È quanto c’è scritto nelle 1.400 pagine della sentenza “<strong>‘Ndrangheta stragista” depositata dalla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria </strong>che, nel marzo 2023, ha confermato l’ergastolo per Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone accusati dell’attentato in cui <strong>il 18 gennaio 1994 morirono i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo</strong>. Quello contestato al boss di Brancaccio e all’esponente della cosca Piromalli è un agguato rientrante nelle cosiddette “stragi continentali” che hanno insanguinato l’Italia all’inizio degli anni Novanta.</p>
<p>A proposito di politica, nella sentenza c’è scritto pure che “<strong>con tutta evidenza Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta si interessarono al nuovo partito di Forza Italia, per come dichiarato da numerosi collaboratori. Emerge come Cosa Nostra avesse deciso di creare un movimento autonomista, al pari di quanto accadeva nel resto del Sud Italia, ma che in seguito tale progetto era stato abbandonato in favore dell’appoggio al nascente partito di Forza Italia, con alcuni dei cui esponenti i siciliani avevano avviato contatti, tant’è che le stragi cessarono nel corso dell’anno 1994, sussistendo l’aspettativa che il nuovo soggetto politico avrebbe ‘aiutato’ le organizzazioni criminali che l’avevano elettoralmente sostenuto”.</strong><br />
La sentenza della Corte d’assise d’appello ha confermato le richieste della Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri e, in particolare, le risultanze dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo che, insieme all’aggiunto Walter Ignazitto, ha rappresentato l’accusa anche nel processo di secondo grado.<br />
“<strong>Non pare certamente frutto di una casualità</strong> – si legge nella sentenza scritta dal presidente Bruno Muscolo e dal giudice a latere Giuliana Campagna – <strong>la coincidenza nella scelta degli obiettivi da colpire, individuati sia in Calabria che a Roma negli appartenenti all’Arma dei carabinieri, uomini evidentemente simbolo della difesa dello Stato</strong>, che dovevano essere attaccati in momenti pressoché contestuali in punti geografici distanti tra loro, ma con un’unica finalità, ossia ‘piegare’ lo Stato alle richieste di attenuazione e/o eliminazione del carcere duro per mafiosi e ‘ndranghetisti ed alla revisione della legislazione sui collaboratori di giustizia, che rappresentavano entrambi aspetti di particolare rigore per i criminali interessati, impeditivi della realizzazione dei propri interessi”.</p>
<p>“Ritiene la Corte che il copioso materiale probatorio non consenta una fondata ricostruzione alternativa rispetto a quella operata dall’organo di accusa” scrivono ancora i giudici, secondo i quali non c’è “<strong>nessun dubbio che, su iniziativa di Totò Riina, Cosa Nostra decise di avviare tra il 1991 ed il 1992 una strategia stragista al fine di sferrare un attacco contro lo Stato</strong>, che sarebbe poi dovuto culminare con la strage dei carabinieri allo stadio Olimpico di Roma all’inizio del 1994”.</p>
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		<title>&#8216;Rinascita-Scott&#8217;, pentito Franco Pino: summit a Nicotera con mafia su strategia stragista</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/rinascita-scott-pentito-franco-pino-summit-a-nicotera-con-mafia-su-strategia-stragista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 18:15:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; Tra le cosche cosentine e reggine c&#8217;erano rapporti di rispetto. A riferirlo, deponendo in videoconferenza nel processo &#8216;Rinascita Scott&#8217;, è stato l&#8217;ex boss di Cosenza Franco Pino. Rispondendo alle domande del pm Andrea Mancuso, Pino ha raccontato un episodio esplicativo di tali legami: un medico di Gioia Tauro era sotto usura e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; Tra le cosche cosentine e reggine c&#8217;erano rapporti di rispetto. A riferirlo, deponendo in videoconferenza nel processo &#8216;Rinascita Scott&#8217;, è stato l&#8217;ex boss di Cosenza Franco Pino. Rispondendo alle domande del pm Andrea Mancuso, Pino ha raccontato un episodio esplicativo di tali legami: un medico di Gioia Tauro era sotto usura e aveva dato 100 milioni delle vecchie lire a tale Coscarella. I Molè presero Coscarella che ammise che i soldi provenivano da Franco Pino.<br />
La cosca di Gioia si rivolge a Pino, il quale per rispetto al boss Molè, rimise il debito al medico e gli tolse gli interessi. Il collaboratore ha anche parlato di un vertice a Marina di Nicotera tra esponenti della &#8216;ndrangheta e di Cosa nostra per incontrare i Corleonesi. Il boss di Cosenza era stato convocato dal boss del Vibonese Pantaleone Mancuso. Nel corso dell&#8217;incontro venne comunicata l&#8217;intenzione di Totò Riina a coinvolgere le cosche calabresi nella strategia stragista contro lo Stato per minarlo nella sua lotta contro la mafia. Una strategia, ha detto Pino, rifiutata dalle cosche calabresi</p>
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