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	<title>stragi Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 Apr 2025 11:18:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Corte di Cassazione: la &#8216;ndrangheta ha partecipato alle stragi che hanno insanguinato l&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Apr 2025 11:18:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<category><![CDATA[Cassazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando lo scorso dicembre i giudici della sesta sezione della Suprema corte hanno deciso di annullare con rinvio la condanna all&#8217;ergastolo per il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano ed il mammasantissima di Melicucco Rocco Santo Filippone nel processo &#8216;Ndrangheta stragista, i soliti giornaloni si erano scatenati. C&#8217;era chi parlava di &#8220;processo stroncato&#8221;, chi aveva accusato la Procura di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando lo scorso dicembre i giudici della sesta sezione della Suprema corte hanno deciso di annullare con rinvio la condanna all&#8217;ergastolo per il boss di Brancaccio <strong>Giuseppe Graviano</strong> ed il mammasantissima di Melicucco<strong> Rocco Santo Filippone</strong> nel processo &#8216;Ndrangheta stragista, i soliti giornaloni si erano scatenati. C&#8217;era chi parlava di &#8220;processo stroncato&#8221;, chi aveva accusato la Procura di aver seguito &#8220;teoremi&#8221; assurdi, chi ha parlato senza mezzi termini di &#8220;crollo&#8221; o assenza di prove di un patto tra mafia e &#8216;Ndrangheta negli anni delle stragi. Ecco però che leggendo le 51 pagine di motivazioni della sentenza emessa dalla Sesta sezione Penale (Presidente <strong>Pierluigi Di Stefano</strong>, <strong>Mariella Iannicello</strong> consigliera estensora, <em>ndr</em>) si scopre che in realtà la Cassazione ha sancito proprio il contrario: la &#8216;Ndrangheta ha partecipato alle stragi e agli attentati ai carabinieri che rientrano a pieno titolo in quella strategia stragista ordita nei primi anni Novanta proprio per l’obiettivo di piegare lo Stato e ottenere benefici legislativi e penitenziari dalla politica. E&#8217; scritto nero su bianco: &#8220;Ad avviso di questo Collegio, la Corte di assise di appello ha in modo conseguenziale e non manifestamente illogico ricostruito i rapporti e le cointeressenze tra le due organizzazioni criminali nell&#8217;arco temporale degli agguati e soprattutto, per quanto interessa in questa sede, anche gli incontri tra esponenti di dette organizzazioni criminali sul territorio calabro con cui la &#8216;Ndrangheta decideva di aderire alla &#8220;strategia stragista&#8221; di cosa nostra, mediante il compimento dei delitti sub iudice anche sul territorio di pertinenza&#8221;. E poi ancora si legge che &#8220;la causale degli omicidi e dei tentati omicidi di cui si discorre, dunque, è stata adeguatamente individuata dalle due conformi sentenze di merito nella attuazione della strategia del terrore con l&#8217;intento di indurre lo Stato a trattare in tema di benefici penitenziari e quanto alla disciplina dei &#8216;pentiti'&#8221;. Al contempo si dà atto che &#8220;a fondamento di tale ricostruzione, si pongono la varietà e la molteplicità dei convergenti contributi narrativi, provenienti da soggetti a pieno titolo inseriti o comunque contigui ai contesti criminali in oggetto cui si affianca la fondamentale argomentazione di ordine logico secondo cui delitti &#8216;eccellenti&#8217;, come quelli in oggetto, potevano essere portati a compimento in territori notoriamente sotto il controllo della &#8216;Ndrangheta solo con il placet delle &#8220;cosche&#8221; in quel momento dominanti&#8221;.<br />
E sul punto viene riconosciuto che &#8220;la rapida ascesa di<strong> Consolato Villani</strong> (tra i killer dei carabinieri e poi divenuto collaboratore di giustizia,<em> ndr</em>) che &#8211; dopo gli attentati &#8211; fece &#8216;una carriera fulminea&#8217; all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione di &#8216;Ndrangheta raggiungendo i gradi più elevati della società maggiore, prima di &#8216;evangelista&#8217; e poi di &#8216;santa&#8217;, né è una chiara attestazione&#8221;.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.antimafiaduemila.com/images/2025/04/fava-garofalo-.jpg" alt="fava garofalo " width="820" height="546" /></p>
<p><em><strong>Antonino Fava</strong> e <strong>Vincenzo Garofalo</strong></em></p>
<p>Dunque, dopo decenni, come aveva più volte ricordato il procuratore aggiunto <strong>Giuseppe Lombardo</strong> (oggi reggente funzioni della Procura di Reggio Calabria), è stato dimostrato che l&#8217;appoggio della criminalità organizzata calabrese nelle stragi non era solo morale, ma concreto. &#8220;La tesi alternativa &#8211; scrive sempre la Cassazione &#8211; pur sostenuta dai difensori, che si fosse piuttosto al cospetto di omicidi compiuti da due giovani &#8220;scellerati&#8221;, <strong>Giuseppe Calabrò</strong> e <strong>Consolato Villani</strong>, è stata dunque superata dalla Corte distrettuale con il ricorso ad argomentazioni congrue, conformi ai canoni della logica e al dato probatorio, non residuando spazi per il sindacato sui vizi della motivazione&#8221;.<br />
Una tesi che, ne siamo certi, si cercherà di sollecitare nel nuovo processo d&#8217;appello che avrà comunque dei paletti più stretti su cui intervenire.</p>
<h4>
<strong>Approccio storeografico</strong></h4>
<p>Certamente peseranno come macigni le considerazioni su alcune valutazioni compiute dai giudici di primo e secondo grado, caratterizzate, secondo la Suprema Corte &#8220;da &#8216;elefantiasi&#8217; per la motivazione &#8216;ipertrofica&#8217;, e, nel contempo, dall&#8217;essere la maggior parte del suo contenuto del tutto eccentrico rispetto alle imputazioni: pur se queste erano incentrate su fatti ben specifici, la motivazione si spinge, soprattutto ricorrendo all&#8217;acritica trascrizione/esposizione delle prove, a trattare in modo indistinto altre vicende non facilmente ricollegabili al tema centrale, almeno secondo i criteri propri di un provvedimento giurisdizionale&#8221;.<br />
Ancora una volta la Sesta sezione richiama ciò che aveva espresso nel processo sulla trattativa allo Stato-mafia in cui accusava i giudici di aver avuto un &#8220;approccio storiografico&#8221; nell&#8217;affrontare i temi del processo.<br />
Secondo la Cassazione entrambe &#8220;le sentenze di merito sono evidentemente caratterizzate dalla eccessività e ridondanza delle motivazioni, tali da offuscare le ragioni della decisione. Presentano un contenuto in larga parte del tutto eccentrico e, apparentemente, mirato alla ricostruzione alternativa degli ultimi 50/60 anni di storia italiana, formulando vaghe ipotesi, più che ricostruzioni, di relazioni tra bande criminali mafiose e non, gruppi politici estremisti votati alla eversione dell&#8217;ordine democratico, contesti istituzionali genericamente definiti di &#8220;servizi deviati&#8221; e simili per dare una chiave di lettura personalizzata della nascita e diffusione di più attuali e recenti movimenti e esponenti politici&#8221;. &#8220;In tale modo &#8211; aggiungono i giudici &#8211; le sentenze di merito rischiano di non svolgere tanto la funzione di ricerca della verità processuale dei tragici fatti dai quali muove il processo, gli attentati omicidiari in danno di valorosi esponenti delle forze dell&#8217;ordine, oggetto circoscritto dai capi di imputazione, pur ampi nel definire il contesto criminale degli agguati, quanto quella di attestare tali generiche ipotesi finendo per attribuirvi la suggestione di verità (quantomeno) processuale appunto perché contenute in sentenze penali&#8221;.<br />
Parole gravi.<br />
Le sentenze si rispettano, certamente, ma ciò non significa che non si possano commentare laddove appaiono evidenti intenti di ridimensionare tutto ciò che è emerso in questi anni di processi, dove sono stati ricostruiti fatti che hanno certamente segnato il corso della nostra storia.<br />
Delitti come le stragi per essere capiti e dimostrati devono essere ovviamente calati in quel contesto più ampio, politico, sociale che li ha visti maturare. Non per la Sesta sezione penale che azzera completamente gli elementi emersi nel processo d&#8217;appello.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.antimafiaduemila.com/images/2025/04/lombardo-giuseppe-ima-2075154.jpg" alt="lombardo giuseppe ima 2075154" width="820" height="546" /></p>
<p><em><strong>Giuseppe Lombardo © Imagoeconomica</strong></em></p>
<h4>
<strong>Processo scomodo</strong></h4>
<p>E&#8217; ovvio che il processo &#8216;Nadrangheta stragista sia ritenuto scomodo, non solo perché dimostra l&#8217;asse tra Cosa nostra e &#8216;Ndrangheta dietro le stragi, ma soprattutto perché in aula è stato ricostruito il disegno politico dietro di esse.<br />
E&#8217; questa la nota dolente che si vuol far finta di non vedere.<br />
Poco importa se decine e decine di testimonianze e documenti hanno dimostrato l&#8217;esistenza di certi sistemi criminali. Poco importa se i fatti dimostrano come negli anni Novanta le organizzazioni criminali siano passate dall&#8217;appoggiare il progetto delle leghe meridionali a sostenere nel 1994 il neonato partito Forza Italia.<br />
Quel “cambio di cavallo”, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sarebbe stato frutto di una scoperta improvvisa ma, come ricordato dal pentito <strong>Tullio Cannella</strong>, figlio di un “progetto parallelo a quello ricondotto ai livelli medio bassi di Cosa nostra e affidato a lui da <strong>Leoluca Bagarella</strong>. Un progetto ricondotto a<strong> Bernardo Provenzano</strong>”.<br />
Sempre Cannella spiegò così lo stop improvviso: &#8220;Bagarella mi disse che stava nascendo una situazione in cui loro credevano molto. Si trattava di un movimento che faceva capo all’onorevole Berlusconi e per questo dovevo stare calmo con ‘Sicilia Libera’. Bagarella parlava per lui, per Provenzano e a nome degli interessi di Cosa nostra. Me ne parlò nel dicembre 1993 quando io ancora non sapevo della discesa in campo di Berlusconi e mi fece il nome di Forza Italia ancora prima che diventasse di dominio pubblico. Mi venne detto che tutti i voti sarebbero andati a questo movimento e noi facemmo un club ‘Forza Italia-Sicilia Libera’”.<br />
Cannella parlò di Forza Italia anche con il boss di Brancaccio, <strong>Giuseppe Graviano</strong>: <em>&#8220;Mi disse di evitare queste cose e di lasciare fare a chi, come lui, ha i contatti giusti. Non mi ha fatto i nomi di questi contatti giusti. Mi disse che bisognava risolvere il problema dei pentiti”.</em><br />
E&#8217; un fatto noto che la discesa in campo di Berlusconi in via ufficiale è datato 26 gennaio 1994.<br />
Pochi giorni prima c&#8217;era stata una convention, a Roma, organizzata da Publitalia presso l&#8217;hotel Majestic di via Veneto in cui si parlò del partito ormai nascente.<br />
Hotel che si trova nei pressi della stessa zona del bar Doney, in cui si incontrarono <strong>Gaspare Spatuzza</strong> e <strong>Giuseppe Graviano</strong> il quale, sorridente, parlò dell&#8217;accordo raggiunto con “gente seria”.<br />
In primo grado i giudici della Corte d&#8217;Assise di Reggio Calabria avevano scritto che &#8220;a quel punto Cosa nostra, ma anche la &#8216;Ndrangheta abbandonano il progetto politico separatista/scissionista e puntano tutto sul partito Forza Italia. Lo diranno sul fronte siciliano in maniera convergente i collaboratori Cannella, Di Filippo, Di Giacomo, Garofalo, Onorato Spatuzza, Malvagna, Romeo (&#8230;) e anche i voti della &#8216;Ndrangheta conversero su Forza Italia&#8221;.<br />
Sul punto, alla pletora di dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, vanno aggiunti due elementi di grandissimo rilievo.<br />
Il primo è la dichiarazione di <strong>Giuseppe Piromalli</strong>, succeduto al fratello <em>“Mommo”</em> (deceduto per cause naturali nel ’79) al vertice della cosca, che nel febbraio 1994, durante un processo a suo carico a Palmi in cui era imputato anche per tentata estorsione e danneggiamenti con esplosivo ai danni dei gestori Fininvest (ai quali era stata chiesta una tangente da 200 milioni di lire), prese la parola in aula gridando: <em>&#8220;Voteremo Berlusconi! Voteremo Berlusconi!&#8221;.</em><br />
Il secondo è l’intercettazione acquisita nel processo ‘Ndrangheta stragista in cui l&#8217;avvocato ed ex parlamentare <strong>Giancarlo Pittelli</strong>, commentando la notizia della sentenza di primo grado del processo trattativa Stato-mafia, diceva ai suoi interlocutori: &#8220;<em>Sto leggendo questa storia della trattativa Stato-mafia… Berlusconi è fottuto&#8221;.</em> E poi ancora: <em>&#8220;Dell’Utri… la prima persona che contattò per la formazione di Forza Italia fu Piromalli a Gioia Tauro. Non so se ci ragioniamo&#8230;&#8221;.</em><br />
E certamente non è un caso se <strong>Giuseppe Graviano</strong> ha scelto di rompere il proprio silenzio nel corso del processo per lanciare messaggi all&#8217;esterno e raccontare la sua verità sui rapporti (a suo dire di natura economica) proprio tra la sua famiglia e quella di Berlusconi.</p>
<p><em><img decoding="async" src="https://www.antimafiaduemila.com/images/stories/personaggi/politici/berlusconi-silvio/2021/berlusconi-elicottero-imagoeconomica_469622.jpg" alt="berlusconi elicottero imagoeconomica 469622" width="820" height="546" /></em><br />
<em><strong>Silvio Berlusconi © Imagoeconomica</strong></em></p>
<p>Questi sono fatti e non &#8220;ipotesi storiche&#8221; come invece sostenuto dai Supremi giudici.<br />
Con tutti questi elementi tanti benpensanti rifiutano di fare i conti.<br />
La Cassazione con poche pagine depotenzia, ritenendola inconsistente, l&#8217;istruttoria in appello, criticando testimonianze come quella dell&#8217;ufficiale di polizia giudiziaria <strong>Michelangelo Di Stefano</strong>, addirittura accusato di non aver dichiarato le fonti nella sua deposizione.<br />
Rispondendo alle domande delle parti Di Stefano aveva evidenziato una lunga serie di eventi che, prima di arrivare alle stragi degli anni Novanta, hanno fatto la storia del Paese.<br />
Fatti come il rapimento e la morte di <strong>Aldo Moro</strong>, il golpe Borghese, il caso di Sigonella, il caso Moby Prince, l&#8217;esistenza della struttura paramilitare Gladio, la figura di <strong>Vincenzo Li Causi</strong> (appartenente al Sismi che aveva coordinato il centro Scorpione e che fu ucciso in circostanze misteriose nel novembre 1993), o ancora la morte in carcere del boss Antonino Gioè. E poi ancora gli elementi emersi sui rapporti intrattenuti dalla criminalità organizzata calabrese con ambienti dei servizi di sicurezza e l&#8217;estremismo di destra.<br />
Rapporti che sono divenuti sempre più stretti a partire dalla fine degli anni Sessanta. Basti pensare al summit del 26 ottobre del 1969, quando un pattuglione della squadra mobile reggina sorprese un centinaio di &#8216;ndranghetisti in pieno Aspromonte, a due passi dal Santuario della Madonna della Montagna di Polsi, intenti a discutere la riorganizzazione della criminalità reggina.<br />
Un evento a cui parteciparono uomini di &#8216;Ndrangheta, su tutti il boss <strong>Paolo De Stefano</strong>, ma anche soggetti appartenenti all&#8217;eversione nera come il principe <strong>Junio Valerio Borghese</strong>, il marchese <strong>Felice Zerbi</strong>, <strong>Bruno Di Luia</strong>, <strong>Stefano Delle Chiaie</strong>, o <strong>Pierluigi Concutelli</strong> (anche se alcuni documenti dimostrerebbero che il giorno prima aveva iniziato la propria detenzione nel carcere di Palermo, <em>ndr</em>) che non furono arrestati.<br />
Un focus importante che era stato ricostruito in parte anche in primo grado, grazie anche al contributo di testimoni come il Gran Maestro <strong>Giuliano Di Bernardo</strong> o collaboratori di giustizia come <strong>Cosimo Virgiglio</strong> e <strong>Pasquale Nucera</strong>, mettendo in evidenza le compenetrazioni tra massoneria e &#8216;Ndrangheta, nonché il ruolo che <strong>Licio Gelli</strong> aveva avuto in diverse dinamiche.<br />
Convergenze di interessi che si sono ripetute anche nel periodo delle stragi con lo sviluppo del progetto politico delle leghe meridionali.</p>
<h4>
<strong>Il colpo di spugna</strong></h4>
<p>Di fatto vengono bollate come &#8220;dichiarazioni tanto clamorose quanto al di fuori della mera plausibilità di conoscenza&#8221; le propalazioni dei collaboratori di giustizia Parisi e Bruzzese.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.antimafiaduemila.com/images/stories/personaggi/mafiosi/2021/graviano-giuseppe-bn-da-leggo-it-pp.jpg" alt="graviano giuseppe bn da leggo it pp" width="820" height="546" /></p>
<p><em><strong>Giuseppe Graviano</strong></em></p>
<p>Per tutti questi elementi &#8220;considerando che si è in presenza di prove non incidenti sull&#8217;oggetto del processo, va dato atto della necessaria correzione della motivazione, da ritenere abnorme nella parte in cui affronta temi non oggetto del processo e con impostazione di tipo storico/giornalistico sulla base di elementi non qualificabili quali prove ammesse nel processo penale (si fa in particolare riferimento soprattutto ai paragrafi &#8220;rapporti tra organizzazioni criminali &#8211; politica &#8211; massoneria&#8221;(p. 1188) e &#8220;Falange Armata e Servizi Segreti&#8221; (p. 1210) che conferiscono &#8220;di fatto preminenza ad un approccio storiografico nell&#8217;interpretazione del dato probatorio, [e] hanno, inoltre, finito per smarrire la centralità dell&#8217;imputazione nella trama del processo penale, profondendo sforzi imponenti nell&#8217;accertare fatti spesso poco o per nulla rilevanti nell&#8217;economia del giudizio&#8221;).<br />
Come cancellare i fatti dalla storia. Come se l&#8217;omicidio dei carabinieri <a href="https://www.antimafiaduemila.com/dossier/processo-ndrangheta-stragista/72726-ndrangheta-stragista-gli-attentati-ai-carabinieri-e-le-rivendicazioni-dimenticate.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>non fosse mai stato rivendicato proprio dalla Falange Armata</strong></a> e quindi non sia necessario comprendere perché Cosa nostra e &#8216;Ndrangheta, come raccontato da decine di pentiti, utilizzarono quella sigla che negli anni Novanta firmò stragi e delitti.<br />
Non solo. La Cassazione arriva persino ad affermare il principio della &#8220;presunzione di innocenza&#8221;, senza fare il nome, di un eventuale &#8220;soggetto terzo che sia sostanzialmente indagato in un processo nel quale la sentenza venga ad affermare la sua responsabilità per fatti che non hanno alcun reale collegamento con l&#8217;oggetto della imputazione, non rivestendo alcun interesse. Ciò che, invero, si ritiene essere avvenuto nel presente procedimento&#8221;.<br />
Dobbiamo dedurre che per la Corte la ricerca della verità sulle stragi è possibile solo in certi limiti?</p>
<h4>
<strong>Si riparte da Graviano e Filippone</strong></h4>
<p>Certamente si riparte dal capo di imputazione contestato a <strong>Giuseppe Graviano</strong> e <strong>Rocco Santo Filippone</strong>. Il boss di Brancaccio e il mammasantissima di Melicucco (condannato definitivo per il reato di associazione mafiosa) sono accusati di essere stati mandanti di quegli attentati ed omicidi avvenuti tra il dicembre 1993 e il febbraio 1994, in cui persero la vita anche gli appuntati<strong> Antonino Fava</strong> e <strong>Vincenzo Garofalo</strong> (uccisi il 18 gennaio sull&#8217;autostrada Salerno-Reggio, ndr). La Cassazione ritiene che &#8220;l&#8217;affermato ruolo di mandanti ascritto agli attuali ricorrenti non sia dimostrato adeguatamente perché le dichiarazioni valorizzate sono connotate da evidenti e, allo stato, insanabili contraddizioni risultanti dal testo della sentenza che la Corte distrettuale non ha in alcun modo chiarito&#8221;.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.antimafiaduemila.com/images/2025/04/filippone-ilreggino-.jpg" alt="barreca filippo gazzetta del sud it" width="820" height="546" /></p>
<p><em><strong>Rocco Santo Filippone</strong></em></p>
<p>Il riferimento è al dichiarato dei collaboratori di giustizia <strong>Antonino Lo Giudice</strong> e <strong>Consolati Villani</strong>. &#8220;Già il solo raffronto tra i verbali delle dichiarazioni (per la parte di interesse trasfusi nella sentenza) rese da Consolato Villani e da Antonino Lo Giudice quanto alla individuazione della loro &#8220;fonte di conoscenza&#8221; mette a nudo un insanabile contrasto: entrambi dicono di avere appreso dall&#8217;altro le informazioni in oggetto&#8221;). Secondo i giudici si crea così un &#8220;corto circuito&#8221; su cui la Corte d&#8217;assise d&#8217;appello non è intervenuta. Per &#8220;sanare&#8221; il contrasto, scrivono i giudici &#8220;La Corte di appello, nei limiti che saranno indicati, dovrà procedere ad un nuovo giudizio e, in particolare, dovrà valutare se, rispetto alle lacune del ragionamento probatorio e dell&#8217;argomentazione della motivazione della sentenza impugnata (che in seguito saranno evidenziate), il &#8220;riascolto&#8221; ed eventualmente il &#8216;confronto&#8217; tra i collaboratori,<strong> Consolato Villani</strong> e <strong>Antonino Lo Giudice</strong>, possa avere rilievo&#8221;.<br />
(<em>Fonte: antimafiaduemila</em>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/corte-di-cassazione-la-ndrangheta-ha-partecipato-alle-stragi-che-hanno-insanguinato-litalia/">Corte di Cassazione: la &#8216;ndrangheta ha partecipato alle stragi che hanno insanguinato l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Lamezia, a Trame12 &#8220;Dalle stragi alla finanza, la mafia cambia pelle&#8221;: parla Luca Tescaroli</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lamezia-a-trame12-dalle-stragi-alla-finanza-la-mafia-cambia-pelle-parla-luca-tescaroli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Jun 2023 10:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; Il penultimo appuntamento della terza giornata della dodicesima edizione del festival ha visto ospite sul palco di Trame il Procuratore aggiunto di Firenze Luca Tescaroli che ben conosce le mafie italiane e internazionali con la moderazione della giornalista Floriana Bulfon. La prima domanda posta al Procuratore rompe il ghiaccio in maniera ferma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/lamezia-a-trame12-dalle-stragi-alla-finanza-la-mafia-cambia-pelle-parla-luca-tescaroli/">Lamezia, a Trame12 &#8220;Dalle stragi alla finanza, la mafia cambia pelle&#8221;: parla Luca Tescaroli</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; Il penultimo appuntamento della terza giornata della dodicesima edizione del festival ha visto ospite sul palco di Trame il Procuratore aggiunto di Firenze Luca Tescaroli che ben conosce le mafie italiane e internazionali con la moderazione della giornalista Floriana Bulfon. La prima domanda posta al Procuratore rompe il ghiaccio in maniera ferma e precisa, &#8220;ma un procuratore, può parlare?&#8221;, la risposta è altrettanto chiara e definita e rimanda alle parole di Rocco Chinnici, il magistrato che quarant&#8217;anni fa rimane ucciso nell&#8217;esplosione della sua auto, una Fiat 127 imbottita di esplosivo, che parafrasandole sottolineano l&#8217;importanza di parlare alla gente e soprattutto ai giovani su come la mafia si arricchisca. L&#8217;unico modo per contrastare la criminalità è che la collettività sia spinta dal senso civico e reagisca e questo perché di fianco alle organizzazioni criminali tradizionali si affiancano organizzazioni che si sono adattate ai tempi e che si sono infiltrate sia nell&#8217;imprenditoria che nella pubblica amministrazione.</p>
<p>Alla domanda relativa ai rapporti tra mafia e zona grigia e su chi tra i due nella società odierna abbia la meglio, il procuratore continua con notevole lucidità a delineare un quadro preciso della situazione, che vuole la contrapposizione tra bene e male, e quindi tra Stato e mafia. In una situazione idilliaca, lo Stato dotato di ogni genere di forza a disposizione dovrebbe prevaricare sulla seconda, ma non è così. Questo perché, come già ribadito, l&#8217;organizzazione criminale odierna affonda i propri tentacoli fino alla pubblica amministrazione attraverso un processo innovativo che è la corruttibilità che mette da parte la violenza spregiudicata che ha caratterizzato il periodo stragista passato.<br />
E come mai oggi si assiste ad una quiete così surreale da parte delle organizzazioni mafiose, e non si assiste più alle grandi stragi a cui il nostro paese ha assistito qualche decennio fa? Per il semplice motivo che appare più efficace controllare lo Stato infiltrandosi senza l&#8217;utilizzo della forza bruta. I risultati sono più risolutivi e garantiscono rapporti duraturi e sempre disponibili.<br />
La conversazione prosegue ricordando come solo pochi giorni fa il procuratore sia stato oggetto di un possibile atto intimidatorio e di come si ripresenti lo stesso modus operandi di personaggi che hanno lottato contro la mafia puntando su una azione di screditamento, quasi a giustificare l&#8217;azione punitiva nei suoi confronti; un esempio è stato il primo fallito attentato contro Falcone preceduto dalla diffusione di lettere anonime circa l&#8217;uso dei collaboratori di giustizia perché si ovviasse alla punizione dei criminali servendosi di killer interni alle organizzazioni stesse per farsi giustizia privatamente.</p>
<p>Un binomio quello della delegittimazione/eliminazione che riassume le attività portate avanti dalle organizzazioni mafiose nei confronti di chi si impegna a contrastarla.<br />
Un accenno viene fatto anche in riferimento alla possibile attuazione della riforma Nordio e di come questo possa influire nel contrasto alla criminalità organizzata, legittimando azioni ad oggi punibili.<br />
In chiusura un pensiero sulla possibilità che la lotta alla mafia stia andando scemando, proprio sulla scia dell&#8217;abolizione dell&#8217;abuso d&#8217;ufficio, per esempio. Di certo, però, se taluni personaggi politici si ritrovano a ricoprire nuovamente cariche politiche dopo aver scontato le proprie condanne a seguito di contatti e collaborazioni con la criminalità organizzata, la colpa è da ricercare nella scelta dei cittadini e nella loro volontà. Questo perché manca l&#8217;educazione alla legalità e la responsabilità civica perché si opti per una variazione nella rotta di tendenza.<br />
(<em>c.s.</em>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/lamezia-a-trame12-dalle-stragi-alla-finanza-la-mafia-cambia-pelle-parla-luca-tescaroli/">Lamezia, a Trame12 &#8220;Dalle stragi alla finanza, la mafia cambia pelle&#8221;: parla Luca Tescaroli</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Contrasto alle &#8220;Stragi del sabato sera&#8221;: Polizia aumenta nel catanzarese le attività di prevenzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 10:57:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’avvio della stagione turistica, la Polizia di Stato ha implementato le attività di prevenzione del fenomeno infortunistico sulle strade connesso, in particolare, all’assunzione di alcool e/o sostanze stupefacenti o psicotrope, con l’impiego sul territorio catanzarese di equipaggi della Polizia Stradale. In particolare, nella nottata di sabato scorso, sulla SS 106, nell’area ricadente nel territorio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’avvio della stagione turistica, la Polizia di Stato ha implementato le attività di prevenzione del fenomeno infortunistico sulle strade connesso, in particolare, all’assunzione di alcool e/o sostanze stupefacenti o psicotrope, con l’impiego sul territorio catanzarese di equipaggi della Polizia Stradale. In particolare, nella nottata di sabato scorso, sulla SS 106, nell’area ricadente nel territorio provinciale, è stato effettuato un servizio di controllo del territorio per il contrasto delle cosiddette “Stragi del sabato sera” orientato alla verifica delle condizioni psicofisiche dei conducenti di veicoli, alterate dall’uso di sostanze stupefacenti, psicotrope o sotto l’influenza dell’alcool che ha visto impegnate quattro pattuglie appartenenti della Sezione Polizia Stradale di Catanzaro e del  Distaccamento Polstrada di Soverato, con l’ausilio di un laboratorio mobile, messo a disposizione dalla società “Forensic Lab Service s.r.l.”.</p>
<p>L’attività, inserita in un calendario nazionale redatto dal Servizio Polizia Stradale e organizzata localmente in collaborazione con la Questura di Catanzaro, ha visto la presenza di personale del Compartimento ANAS di Catanzaro che ha provveduto a creare un restringimento di carreggiata all’altezza del posto di controllo garantendo agli utenti in transito ed agli operatori impegnati di operare in assoluta sicurezza. Contestualmente al controllo dei veicoli e dei relativi occupanti, venivano effettuati ai conducenti esami di laboratorio, a cura del personale medico e paramedico presente sul posto insieme ad un chimico analitico di laboratorio e ad un coordinatore della logistica, tutti facenti parte del team a bordo del laboratorio mobile, con esiti pressoché immediati.<br />
I risultati relativi alle 29 persone controllate, portavano alla denuncia alla Procura della Repubblica di Catanzaro di 3 soggetti conducenti di altrettanti veicoli, di cui due per il reato di guida in stato di ebbrezza alcolica ed uno per il reato di guida sotto l’influenza di sostanza stupefacente. Agli stessi venivano immediatamente ritirati i documenti di guida e, per ognuno, decurtati 10 punti sulla patente. </p>
<p>Nei confronti di un automobilista, si è proceduto con sanzioni amministrative con conseguente sequestro di un veicolo ai fini della confisca, nonché alla segnalazione all’Autorità Amministrativa competente, attività tesa alla verifica della sussistenza dei requisiti fisici e psichici dello stesso, giusto art. 128 del Codice della Strada (revisione della patente).<br />
Nel complesso, in quest’ultimo fine settimana, l’attività di controllo del territorio in ambito provinciale sulla viabilità extraurbana principale ed autostradale svolta dalla Polizia Stradale di Catanzaro, ha portato ai seguenti risultati: 176 i veicoli controllati, 240 persone identificate di cui 39 sottoposte a controllo con etilometro, rilevate 41 violazioni al Codice della Strada e contestualmente ritirati 3 documenti di guida con la decurtazione di 53 punti sulle patenti dei conducenti contravvenzionati.<br />
L’attività di prevenzione prosegue, in maniera incessante, con particolare attenzione alle località della cosiddetta movida nella provincia, dove nel corso dei prossimi fine settimana verranno organizzati mirati servizi, atteso che la stagione estiva appena iniziata ha visto già un incremento del flusso di turisti e di conseguenza di traffico veicolare.</p>
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		<title>Legalità, Sottosegretario Sicurezza Franco Gabrielli a Diamante in ricordo stragi di mafia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2022 14:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Diamante]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“L&#8217;indifferenza è l’atteggiamento peggiore che ci possa essere; se noi rimaniamo indifferenti noi creiamo i presupposti della nostra fine ”, ha  parlato così, in maniera diretta e coinvolgente, ai numerosi studenti del Tirreno cosentino presenti, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio (Autorità delegata per la Sicurezza della Repubblica), Franco Gabrielli, nel corso Giornata per la legalità nel ricordo dei 30 anni delle stragi di mafia, incontro tenutosi al Teatro dei Ruderi di Cirella (CS). </p>
<p>Proprio sul tema del contrasto all’illegalità e all’indifferenza Gabrielli ha ricordato le storie esemplari di Giuseppe Letizia, Roberto Antiochia e Emanuela Loi. Intervistato dal giornalista del Corriere della Sera, Francesco Verderami ha incalzato i ragazzi invitandoli allo studio e alla conoscenza e ad essere ancora più protagonisti del presente: “Non dovete aspettatale il testimone ma dovete prendervelo, e prendere il testimone significa anche rischiare”. </p>
<p>L’intervista al Sottosegretario Gabrielli è stata preceduta dai saluti del Questore Giovanna Petrocca; del Sindaco di Diamante, il Sen. Ernesto Magorno;  del Prefetto di Cosenza, Vittoria Ciaramella;  del Direttore dell&#8217;Ufficio Scolastico Regionale, Antonella Iunti;  del Vescovo della Diocesi di San Marco, Mons. Leonardo Bonanno. In particolare il Sindaco, Sen. Ernesto Magorno, ha ringraziato il Sottosegretario Gabrielli, e rivolgendosi ai ragazzi ha detto: “La legalità è una strada difficile da percorrere ma se percorriamo tutti insieme diventa tutto più semplice A termine il Sottosegretario Gabrielli e il giornalista Verdirami sono stati omaggiati da due bellissimi creazioni del Maestro Orafo Gerardo Sacco, giunto a Diamante per l’occasione.   </p>
<p>Ma la mattinata dedicata alla legalità, presentata dalla giornalista Mariella Perrone, è stata caratterizzata anche dai numerosi e interessanti contributi, attraverso, testi, musiche e brani recitati, presentati dagli alunni e dagli studenti dalle scuole presenti: l’Istituto Comprensivo di Diamante, l’Istituto d’Istruzione Superiore di Diamante, l&#8217; Istituto Comprensivo G. Caloprese di Scalea, il Liceo scientifico Metastasio di Scalea, il  Liceo Musicale Campanella di Belvedere Marittimo. L’iniziativa al Teatro dei Ruderi è stata preceduta da una visita del Sottosegretario al Murale in Piazza Mancini dedicato al Commissario Mascherpa, il noto fumetto pubblicato da Polizia Moderna. Prima di ripartire Gabrielli ha visitato ed è stato ospite dell’IISS di Diamante. </p>
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		<title>Morti sul lavoro, a Reggio sit-in davanti al poster del vigile del fuoco ucciso in esplosione</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/morti-sul-lavoro-a-reggio-sit-in-davanti-al-poster-del-vigile-del-fuoco-ucciso-in-esplosione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 15:36:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e attività produttive]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cgil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I sindacati continuano a promuovere il loro patto congiunto per la salute e la sicurezza sul lavoro. Dopo il grande evento di Lamezia, tra le manifestazioni in corso in queste settimane in Calabria per protestare contro gli episodi di &#8220;morti bianche&#8221;, questa mattina a Reggio un&#8217;iniziativa ha avuto un significato speciale. I segretari calabresi Gregorio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I sindacati continuano a promuovere il loro patto congiunto per la salute e la sicurezza sul lavoro.</strong> Dopo il grande evento di Lamezia, tra le manifestazioni in corso in queste settimane in Calabria per protestare contro gli episodi di &#8220;morti bianche&#8221;, questa mattina <strong>a Reggio un&#8217;iniziativa ha avuto un significato speciale. I segretari calabresi Gregorio Pititto e Celeste Logiacco per la Cgil, Rosy Perrone per la Cisl e Nuccio Azzarà per la Uil hanno voluto ribadire i temi della sicurezza e della prevenzione</strong> in un luogo simbolico, il comando provinciale dei vigili del fuoco. Qui è stato deposto u<strong>n mazzo di fiori ai piedi del poster che, all’interno della sede reggina, ricorda i vigili Nino Candido, Matteo Gastaldo <em>e</em> Marco Triches.</strong> Tre vittime che hanno perso tragicamente la vita mentre erano in servizio e onoravano la loro divisa intervenendo in un incendio (poi rivelatosi doloso) in una cascina in provincia di Alessandria.<br />
Dopo il solenne momento, c&#8217;è stata <strong>una riflessione sulle stragi sul lavoro e sul modo in cui possono essere evitate sia con maggiori investimenti sulla sicurezza da parte delle imprese e sia con maggiori controlli da parte di istituzioni e sindacati</strong>. Terminata la sobria manifestazione, i sindacalisti hanno consegnato anche in Prefettura il documento congiunto dove Cgil, Cisl e Uil sollecitano Governo, Istituzioni, Conferenza Stato-Regioni, Enti preposti, parti sociali a stipulare un <strong>Patto per la salute e per la sicurezza sul lavoro.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8216;Rinascita-Scott&#8217;, il pentito conferma: sinergia stragista tra &#8216;ndrangheta e &#8216;cosa nostra&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 15:32:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[cosa nostra]]></category>
		<category><![CDATA[Rinascita-Scott]]></category>
		<category><![CDATA[Spatuzza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; «Sinergia stragista tra Cosa Nostra e la &#8216;ndrangheta». Così il pentito Gaspare Spatuzza al processo “Rinascita – Scott” che si sta tenendo nell&#8217;aula bunker di Lamezia. C&#8217;era attesa per la deposizione dell&#8217;ex boss di Cosa Nostra, il quale ha riferito che sia «calabresi e napoletani erano coinvolti nelle stragi», rispondendo alle domande [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/rinascita-scott-il-pentito-conferma-sinergia-stragista-tra-ndrangheta-e-cosa-nostra/">&#8216;Rinascita-Scott&#8217;, il pentito conferma: sinergia stragista tra &#8216;ndrangheta e &#8216;cosa nostra&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; «Sinergia stragista tra Cosa Nostra e la &#8216;ndrangheta». Così il pentito Gaspare Spatuzza al processo “Rinascita – Scott” che si sta tenendo nell&#8217;aula bunker di Lamezia. C&#8217;era attesa per la deposizione dell&#8217;ex boss di Cosa Nostra, il quale ha riferito che sia «calabresi e napoletani erano coinvolti nelle stragi», rispondendo alle domande del pm Anna Maria Frustaci a proposito dei tre attentati compiuti in Calabria tra dicembre e gennaio 1993/1994, ai danni di tre pattuglie dei carabinieri, in uno dei quali morì un carabiniere, puntualizzando che «anche a Napoli c&#8217;era un progetto stragista perché era stato mandato dell’esplosivo».<br />
E sul fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma contro i carabinieri, ha spiegato che «aspettavamo il via di Giuseppe Graviano per agire e Graviano in quell&#8217;occasione disse che dovevamo sbrigarci a fare l’attentato perché i calabresi si erano mossi» L’attentato fallì a causa di un guasto al telecomando che doveva azionare autobomba pronta a esplodere al passaggio dei mezzi dei carabinieri. E sui rapporti tra Cosa Nostra e la &#8216;ndrangheta ricorda che negli anni &#8217;80 i fratelli Notargiacomo vennero ospitati all’interno del villaggio turistico Euromare di proprietà dei Graviano e che «i Notargiacomo erano amici di Antonio Marchese, cognato di Leoluca Bagarella».<br />
Ha parlato anche dei legami tra le cosche calabresi Molè-Piromalli con i Graviano e con «Mariano Agate, capo della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, al quale Giuseppe Graviano aveva dato 500 milioni delle vecchie lire per aggiustare un processo». «A Roma  abbiamo incontrato un Nirta, con i fratelli Nirta abbiamo fatto un traffico di hashish e acquistato attraverso loro delle armi per la famiglia di Brancaccio».<br />
<em>p.r.</em></p>
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