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	<title>starnuto Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Allarme allergie, con la crisi climatica durano 45 giorni in più. Ecco il decalogo anti starnuto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Mar 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Allarme allergie nell&#8217;era del riscaldamento globale. Bastano 10 giorni in più senza gelo d&#8217;inverno per allungare di oltre 1 mese e mezzo la stagione dei pollini: inizia 25 giorni prima in primavera e si allunga di altri 20 in autunno. Totale 45 giorni in più di occhi rossi, naso che cola, starnuti e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Allarme allergie nell&#8217;era del riscaldamento globale. Bastano 10 giorni in più senza gelo d&#8217;inverno per allungare di oltre 1 mese e mezzo la stagione dei pollini: inizia 25 giorni prima in primavera e si allunga di altri 20 in autunno. Totale 45 giorni in più di occhi rossi, naso che cola, starnuti e infiammazione. Sintomi che si prospettano più duraturi e peggiori per gli oltre 10 milioni di italiani allergici e in particolare per bambini asmatici, che in Italia sono 1 su 5, e per gli anziani con problemi respiratori che sono quasi altrettanti (il 17% degli over 65). Tra questi senior più fragili si rischia addirittura un raddoppio della mortalità, fino a un +116%. Invitano a prepararsi gli esperti della Società italiana di allergologia e immunologia clinica (Siaaic), in occasione del congresso &#8216;Libero respiro&#8217; in corso a Cetara, Salerno, e alla vigilia della 18esima Giornata nazionale del polline promossa dalla Società italiana di aerobiologia, medicina e ambiente (Siama), in calendario il 21 marzo.  Nel 2023 &#8211; spiegano gli allergologi Siaaic &#8211; in Italia si sono registrati 10 giorni senza gelo in più rispetto alla media del trentennio 1991-2020, un dato che colloca il 2023 al terzo posto tra gli anni con il minor numero medio di giorni di gelo dell&#8217;intera serie storica. A evidenziare il valore è l&#8217;indicatore &#8216;Giorni con gelo&#8217; della banca dati Indicatori ambientali dell&#8217;Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che misura il numero dei giorni in cui la temperatura minima dell&#8217;aria scende sotto gli 0°C, un parametro chiaro per monitorare l&#8217;evoluzione del clima e i suoi effetti, soprattutto per la salute respiratoria. &#8220;Alla luce dell&#8217;aumento delle giornate senza gelo, che sottolinea l&#8217;impatto crescente del riscaldamento climatico, si registra un trend tutt&#8217;altro che rassicurante di stravolgimento del calendario dei pollini &#8211; afferma Vincenzo Patella, presidente della Siaaic e direttore dell&#8217;Uoc di Medicina interna dell&#8217;azienda sanitaria di Salerno &#8211; Meno giorni con temperature sottozero danno più tempo alle piante di crescere e rilasciare i pollini che provocano allergie. Non solo anticipando la pollinazione primaverile di 25 giorni, ma anche prolungando quella autunnale di quasi 3 settimane, con un aumento complessivo della durata della stagione dei pollini di oltre 1 mese e mezzo e un rilascio di carico pollinico sempre più abbondante&#8221;.</p>
<p>&#8220;A causa del riscaldamento globale &#8211; prosegue lo specialista &#8211; la stagione critica per le allergie è dunque destinata a diventare sempre più lunga e massiccia, con il risultato che i sintomi sono peggiori e più duraturi per gli oltre 10 milioni di italiani che soffrono di allergie, costretti a protrarre le terapie nel tempo&#8221;. Lo conferma anche un&#8217;analisi diffusa 2 settimane fa negli Usa dall&#8217;organizzazione Climate Central, che ha valutato l&#8217;andamento delle temperature in 198 città americane per vedere come è cambiata la durata della stagione senza gelo dal 1970 al 2024. L&#8217;indagine ha rilevato che 172 città hanno registrato una media di 20 giorni in meno senza gelo rispetto al 1970, contribuendo ad anticipare e allungare la stagione dei pollini, con conseguenze più gravi per milioni di statunitensi. &#8220;Il cambiamento climatico rende la stagione dei pollini non solo più lunga, ma anche più intensa a causa dell&#8217;inquinamento che intrappola il calore &#8211; illustra Patella -. Livelli più elevati di CO2 nell&#8217;aria possono aumentare la produzione di pollini nelle piante, in particolare nelle graminacee e nell&#8217;ambrosia. A causa dei persistenti elevati tassi di inquinamento da anidride carbonica, secondo una ricerca americana del 2022, alla fine del secolo l&#8217;aumento della produzione di pollini potrebbe arrivare fino al 200%&#8221;. Stagioni polliniche più lunghe e intense &#8211; avverte la Siaaic &#8211; possono avere gravi conseguenze per le persone più vulnerabili, soprattutto i bambini affetti da asma, ma soprattutto gli anziani con malattie respiratorie, in costante aumento. E&#8217; quanto emerge da uno studio pubblicato a metà gennaio su &#8216;BMC Public Health&#8217;, che ha analizzato il legame tra pollini e mortalità tra gli anziani correlata a problemi respiratori. Valutando oltre 127mila decessi registrati in Michigan tra gennaio 2006 e dicembre 2017, i ricercatori hanno esaminato 4 tipi di polline: di alberi decidui (cioè che perdono le foglie, come acero, betulla e pioppo), di sempreverdi, di graminacee e di ambrosia. &#8220;Utilizzando modelli informatici avanzati &#8211; riferisce Patella &#8211; gli autori hanno osservato come livelli elevati di polline, dopo 7 giorni di esposizione, fossero correlati a un aumento dei tassi di mortalità negli anziani con problemi respiratori preesistenti. I risultati della ricerca hanno mostrato infatti che alti livelli di polline di alberi decidui e graminacee si associano a un rischio dell&#8217;81% più alto di mortalità per tutte le cause respiratorie croniche, dopo 7 giorni di esposizione. Gli autori hanno inoltre rilevato che livelli elevati di polline di ambrosia sono collegati, dopo una settimana di esposizione, a un forte aumento, pari al 107%, della mortalità per Bpco (broncopneumopatia cronica ostruttiva) e del 116% per tutte le altre malattie respiratorie croniche. Non è stato osservato invece alcun collegamento tra i vari tipi di polline e la mortalità per cause respiratorie infettive&#8221;.</p>
<p>&#8220;Questi dati &#8211; conclude il presidente Siaaic &#8211; suggeriscono che l&#8217;aumento delle temperature e l&#8217;allungamento della stagione dei pollini potrebbe avere un peso sempre maggiore per la mortalità respiratoria tra gli over 65&#8221;. I benefici del verde pubblico per la salute sono tanti e dimostrati dalla scienza. Aiuole e giardini, però, hanno anche un &#8216;effetto collaterale&#8217; che con il cambiamento climatico esplode prima in primavera e prosegue più a lungo in autunno: le allergie. Ma avere città verdi a prova di starnuti è possibile, assicurano ancora gli esperti della Società italiana di allergologia e immunologia clinica. In occasione del congresso &#8216;Libero respiro&#8217;, gli allergologi hanno quindi messo a punto un decalogo per parchi &#8216;anallergici&#8217;.  &#8220;Oltre a ridurre al minimo l&#8217;esposizione, controllando i report locali sulla qualità dell&#8217;aria prima di uscire e limitando il tempo trascorso all&#8217;aperto, e a utilizzare filtri per purificare l&#8217;aria negli spazi abitativi, fondamentale è anche la gestione del verde pubblico per la riduzione della quantità dei pollini&#8221;, afferma Vincenzo Patella, direttore dell&#8217;Uoc di Medicina interna dell&#8217;azienda sanitaria di Salerno e presidente della Siaaic. Per questo la società scientifica ha redatto il decalogo &#8216;Allergy safe tree&#8217;, nell&#8217;ambito di una campagna di prevenzione per la riduzione della quantità di polline nell&#8217;aria senza rinunciare al verde pubblico. &#8220;Tra i punti chiave &#8211; rimarca Patella &#8211; preferire piante che affidano agli insetti l&#8217;impollinazione e producono minori quantità di polline, ed evitare alberi come betulla, cipresso e ulivo; predisporre la falciatura e gestione del verde nelle ore notturne e nelle giornate poco ventilate; effettuare la potatura delle siepi prima della fioritura e prima del rilascio del polline&#8221;. Esistono piante più a rischio allergia? In Italia sono betulla, graminacee, artemisia, nocciolo, cipresso, ulivo, ambrosia e parietaria, elenca la Siaaic che suggerisce alle amministrazioni pubbliche &#8220;10 semplici soluzioni per difendere la popolazione dalle allergie da pollinosi come l&#8217;asma, la rinite e la congiuntivite&#8221;. Eccole: 1) Preferire piante entomofile, che affidano agli insetti l&#8217;impollinazione e producono minori quantità di polline, a quelle anemofile che affidano al vento la propagazione del polline (evitare alberi come betulla, cipresso e ulivo); 2) Mettere a dimora alberi e arbusti che fioriscono in estate o inverno e non in primavera per avere un impatto minore (ad esempio gelsomino nudiflorum, camelia, erica, liburno); 3) Effettuare la potatura delle siepi prima della fioritura e prima della emissione del polline; 4) Falciare i prati prima della fioritura e della emissione del polline; 5) Seguire il calendario pollinico per praticare gli sfalci delle graminacee che sono altamente allergeniche; 6) Diserbare le aree endemiche per l&#8217;ambrosia (area padana); 7) Predisporre la falciatura e gestione del verde nelle ore notturne e nelle giornate poco ventilate; 8) Bonificare i luoghi di aggregazione da specie arboree, arbustive e prative allergizzanti; 9) Bonificare i luoghi pubblici da piante responsabili di dermatiti allergiche (asteracee tipo margherite e crisantemi, piante urticacee tipo ortica e parietaria, piante euforbiacee tipo stelle di natale); 10) consultare le mappe delle aree climatiche per il monitoraggio delle concentrazioni dei pollini prima di predisporre eventi pubblici.  &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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