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	<title>sfruttati Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 22 Jul 2025 14:05:36 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Sfruttava i dipendenti costretti anche a restituire parte dello stipendio: imprenditore arrestato a Satriano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2025 09:10:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa mattina, a Satriano (CZ), i Carabinieri della Compagnia di Soverato unitamente a quelli del Nucleo Ispettorato del lavoro (NIL) di Catanzaro hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare applicativa degli arresti domiciliari, emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura, nei confronti di un soggetto legale rappresentante di un’impresa [&#8230;]</p>
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<p>Questa mattina, a Satriano (CZ), i Carabinieri della Compagnia di Soverato unitamente a quelli del Nucleo Ispettorato del lavoro (NIL) di Catanzaro hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare applicativa degli arresti domiciliari, emessa dal GIP del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura, nei confronti di un soggetto legale rappresentante di un’impresa operante nel settore del commercio, gravemente indiziato di avere commesso i reati di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro ed estorsione. </p>
<p>Contestualmente il Gip ha emesso decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca dell’intera azienda e dei beni strumentali all’esercizio dell’attività, con contestuale nomina di un custode e amministratore giudiziario dei beni</p>
<p>L’indagine, avviata nel gennaio 2024 a seguito delle dichiarazioni acquisite da due lavoratori che riferivano illegittime condotte del datore di lavoro, ha consentito di delineare l’esistenza di un’attività illecita di sfruttamento del lavoro posto in essere dall’indagato; nella fattispecie:<br />
	i dipendenti erano impiegati per 10 ore giornaliere a fronte delle 4 previste dal contratto di assunzione a tempo parziale;<br />
	le mansioni effettivamente svolte di cassiere e commessi risultavano diverse da quelle contrattuali (addetto alle pulizie);<br />
	ogni lavoratore poteva assentarsi per un massimo di tre giorni al mese e non erano concessi altri giorni di assenza;<br />
	i giorni di assenza venivano decurtati dallo stipendio;<br />
	omesso versamento dei contribuiti previdenziali in favore dei dipendenti pari a 166.6886.00 euro;<br />
	disvelare che i dipendenti erano costretti a restituire una parte dello stipendio in contanti, pena il loro licenziamento;<br />
	appurare le pessime condizioni di lavoro, ovvero anche il controllo attraverso sistemi di videosorveglianza dei dipendenti.</p>
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		<title>Sfruttamento dipendenti supermercati: imprenditore Paoletti sceglie rito abbreviato, 51 le parti civili</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sfruttamento-dipendenti-supermercati-imprenditore-paoletti-sceglie-rito-abbreviato-51-le-parti-civili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2025 11:20:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Paoletti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha scelto il rito abbreviato Paolo Paoletti, l&#8217;imprenditore accusato di avere vessato per anni i propri dipendenti dei cinque supermercati a lui riconducibili a distribuiti tra Montepaone, Soverato e Chiaravalle Centrale, nel catanzarese. La scelta è stata fatta oggi nel corso dell&#8217;udienza preliminare davanti al gup di Catanzaro che doveva decidere sul rinvio a giudizio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha scelto il rito abbreviato Paolo Paoletti, l&#8217;imprenditore accusato di avere vessato per anni i propri dipendenti dei cinque supermercati a lui riconducibili a distribuiti tra Montepaone, Soverato e Chiaravalle Centrale, nel catanzarese. La scelta è stata fatta oggi nel corso dell&#8217;udienza preliminare davanti al gup di Catanzaro che doveva decidere sul rinvio a giudizio dell&#8217;imprenditore e di altre nove persone. In virtù dell&#8217;affievolimento delle esigenze cautelari, avendo scelto Paoletti il rito abbreviato, è stata disposta la sua scarcerazione &#8211; era stato arrestato il 29 ottobre scorso &#8211; e il passaggio ai domiciliari. Nel corso dell&#8217;udienza Paoletti, difeso dagli avvocati Sergio Rotundo e Francesco Gambardella, ha reso dichiarazioni spontanee ammettendo le proprie responsabilità in merito a determinati addebiti che gli vengono contestati. In totale si sono costituite parti civili 51 persone, gran parte delle quali dipendenti.</p>
<p>Oltre a Paoletti hanno scelto il rito abbreviato tre collaboratori dell&#8217;imprenditore, Rosario Martinez Paoletti, Vittorio Fusto, Tiziana Nisticò e Vito Doria, conciliatore sindacale della Uila, accusato di aver stipulato &#8220;plurimi accordi transattivi &#8216;tombali&#8217; relativi alle posizioni dei lavoratori sottoposti a sfruttamento, così assicurando all&#8217;associazione a delinquere il profitto dei reati&#8221;. Per loro il procedimento proseguirà il prossimo 18 giugno. Non hanno chiesto riti alternativi Antonio Citriniti, Paolo Giordano, Maria Teresa Panariello, Giorgio Rizzuto, Anna Valentino, anche loro collaboratori di Paoletti. Nei loro confronti il pm Saverio Sapia ha chiesto il rinvio a giudizio. L&#8217;udienza preliminare proseguirà il prossimo 28 aprile per repliche del pm e decisione del gup Mario Santoemma.</p>
<p>Dall&#8217;inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Procura di Catanzaro, sarebbero emerse retribuzioni inadeguate, o comunque insufficienti rispetto alla quantità e qualità del lavoro svolto (4 euro all&#8217;ora, a fronte di una prestazione di attività lavorativa di oltre 50 ore a settimana), la sottrazione, con restituzione in contanti, di parte della retribuzione dietro la minaccia del licenziamento e facendo leva sullo stato di bisogno dei dipendenti.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<item>
		<title>Gip Milano: Dalla Calabria jonica operai sfruttati, sotto ricatto cosche e senza competenze</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/gip-milano-dalla-calabria-jonica-operai-sfruttati-sotto-ricatto-cosche-e-senza-competenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Nov 2023 19:28:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Emergono dettagli sconcertanti dall&#8217;ordinanza del Gip di Milano che oggi ha autorizzato la Guardia di Finanza di Milano a sequestrare oltre 10 milioni di euro per frode fiscale a carico di undici società coinvolte nell&#8217;inchiesta che già nel febbraio 2022 aveva portato a 15 arresti ipotizzando presunte infiltrazioni della &#8216;ndrangheta nei lavori sulla rete ferroviaria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Emergono dettagli sconcertanti dall&#8217;ordinanza del Gip di Milano che oggi ha autorizzato la Guardia di Finanza di Milano a sequestrare oltre 10 milioni di euro per frode fiscale a carico di undici società coinvolte nell&#8217;inchiesta che già nel febbraio 2022 aveva portato a 15 arresti ipotizzando presunte infiltrazioni della &#8216;ndrangheta nei lavori sulla rete ferroviaria italiana.<br />
Gli operai &#8211; scrive il Gip, Luca Milani &#8211; che venivano “distaccati dalle imprese di primo livello sui cantieri ferroviari” spesso non avevano “alcuna competenza professionale” e veniva pure falsificata la “documentazione attestante le necessarie abilitazioni”.<br />
Come emerso dalle indagini, Rfi, che è parte offesa, avrebbe commissionato lavori di manutenzione a grandi aziende, come appunto Gcf del Gruppo Rossi e Francesco Ventura Costruzioni Ferroviarie (tra le società indagate). E queste, a loro volta, avrebbero fatto ricorso, con la formula del “distacco della manodopera”, ad altre società (le ‘cartiere’ che emettevano fatture false) riconducibili alle famiglie Aloisio e Giardino legate, secondo l’accusa, alle cosche Nicoscia-Arena.</p>
<p>I lavoratori impiegati, riassume il gip, “venivano costretti a lavorare in condizioni di sfruttamento, essendo sottopagati, non godendo dei diritti spettanti ai lavoratori in regola (straordinari, ferie, riposi), in violazione delle norme in materia di sicurezza e igiene sul lavoro e senza poter avanzare alcuna rivendicazione, pena la perdita del posto di lavoro o la sottoposizione a violenze e minacce”. Operai che erano “in prevalenza originari di zone, come la Calabria jonica, in cui il reperimento di un’occupazione si presenta oltremodo difficile” e “risultavano beneficiari di una opportunità di lavoro, fattore in grado di creare consenso in favore delle famiglie mafiose”.<br />
Le grandi imprese del settore, nel frattempo, sarebbero riuscite ad “aggiudicarsi la maggior parte delle commesse da Rfi spa proprio grazie alla gran quantità di somministrazione di manodopera che l’impresa ‘tossica’ riesce a garantire, potendosi avvalere della manovalanza a basso costo ‘reclutata’, senza alcuna specializzazione” e “facendogliela avere ‘falsamente’, per lo più in Calabria, ad Isola Capo Rizzuto e Crotone”. Reclutata pure “tra ‘affiliati’ o pregiudicati anche con condanne” per associazione mafiosa.</p>
<p>Il gip riporta tutta una serie di intercettazioni che erano emerse nel primo filone dell’inchiesta e chiarisce che “il quadro delineato dalle conversazioni” è “quello di una espansione dell’area di azione delle imprese Aloisio, dovuta alla disponibilità che queste sono in grado di assicurare in termini di concessione di manodopera a condizioni vantaggiose per i sub-appaltanti”. Intercettazioni che risalgono al 2018-2019 e che dimostrano, stando agli atti, anche come gli indagati riuscissero a volte ad avere “informazioni fornite in maniera anticipata rispetto alle ispezioni svolte dalla committente Rfi spa, dirette a verificare il rispetto delle norme in materia di sicurezza e sui lavori”. Maurizio Aloisio, già condannato a 7 anni nella prima tranche, intercettato diceva: “gli operai ve li ho sempre mandati?… voi quando chiamate giorno notte Natale Capodanno, Ferragosto io sono sempre presente”.<br />
In particolare, scrive il gip, “tra i fratelli Aloisio e Armafer”, una delle imprese indagate, si è “instaurato negli anni uno stretto rapporto di collaborazione, che alimenta la pretesa di questa impresa di ricevere la manodopera dai primi solo per i suoi cantieri”. Come si legge nel decreto, alla Globalfer sono stati sequestrati poco meno di 500mila euro, oltre 1,3 milioni di euro, invece, a Gcf del Gruppo Rossi e poi ancora oltre 1,7 milioni alla Francesco Ventura Costruzioni Ferroviarie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/gip-milano-dalla-calabria-jonica-operai-sfruttati-sotto-ricatto-cosche-e-senza-competenze/">Gip Milano: Dalla Calabria jonica operai sfruttati, sotto ricatto cosche e senza competenze</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Caporalato, braccianti extracomunitari reclutati in Sicilia e sfruttati per raccolta agrumi: 4 arresti nel reggino</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/caporalato-braccianti-extracomunitari-reclutati-in-sicilia-e-sfruttati-per-raccolta-agrumi-4-arresti-nel-reggino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2022 13:45:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[braccianti]]></category>
		<category><![CDATA[gioia tauro]]></category>
		<category><![CDATA[sfruttati]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria ha arrestato e posto ai domiciliari un imprenditore agricolo della provincia di Siracusa e tre presunti caporali, due italiani e un tunisino. I quattro sono ritenuti responsabili dello sfruttamento di alcuni braccianti agricoli extracomunitari addetti alla raccolta di agrumi nella piana di Gioia Tauro. Sequestrata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria ha arrestato e posto ai domiciliari un imprenditore agricolo della provincia di Siracusa e tre presunti caporali, due italiani e un tunisino. I quattro sono ritenuti responsabili dello sfruttamento di alcuni braccianti agricoli extracomunitari addetti alla raccolta di agrumi nella piana di Gioia Tauro. Sequestrata anche l&#8217;azienda di cui è titolare l&#8217;imprenditore.</p>
<p>Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Palmi su richiesta della locale Procura diretta dal procuratore Emanuele Crescenti, rappresenta l&#8217;epilogo di un&#8217;attività investigativa avviata e condotta, nel mese di novembre 2020, dai militari del Nil di Reggio Calabria a seguito della denuncia di sei braccianti giunti in Calabria dalla Sicilia per raccogliere mandarini.</p>
<p>Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Davide Lucisano, hanno fatto seguito alla denuncia di uno dei braccianti consentendo di rassicurare gli altri lavoratori coinvolti e ottenerne la fiducia per accertare il ruolo di un &#8220;caporale&#8221; tunisino che reclutava, in Sicilia, i braccianti agricoli per destinarli alla raccolta dei mandarini nella piana di Gioia Tauro promettendo loro ottimi guadagni.<br />
I lavoratori, una volta giunti nel reggino, dovevano prestare la propria opera dall&#8217;alba fino a tarda sera sotto la stretta sorveglianza degli altri i due caporali siciliani e con la minaccia di licenziamento immediato qualora si fossero ribellati a quelle condizioni di lavoro. Il compenso era di un euro per ogni cassetta raccolta e a loro non venivano forniti dispositivi di protezione dalla pandemia da Covid 19 malgrado le norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro.</p>
<p>Denunciato, per omessa comunicazione, anche il gestore di una struttura ricettiva dove i braccianti erano alloggiati.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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