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	<title>sfruttamento Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 02 Sep 2026 13:23:10 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO-Caporalato: eseguite 20 misure cautelari per sfruttamento e traffico di migranti in diverse regioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 13:23:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Colpite due associazioni per delinquere finalizzate alla riduzione in schiavitù, all’illecita intermediazione e allo sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli nonché al traffico di migranti. Eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 20 persone. Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, i militari del Comando Carabinieri per la Tutela [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-396379-1" width="640" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/videoplayback.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/videoplayback.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/videoplayback.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Colpite due associazioni per delinquere finalizzate alla riduzione in schiavitù, all’illecita intermediazione e allo sfruttamento lavorativo di braccianti agricoli nonché al traffico di migranti. Eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 20 persone. Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, i militari del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro (attraverso le proprie articolazioni: Reparto Operativo, Gruppi Tutela Lavoro e N.I.L.- Nucleo Ispettorato del Lavoro), con il supporto dei reparti territoriali dell’Arma, nelle province di Cosenza, Napoli, Bologna, Sassari e Mantova,  hanno dato esecuzione a un Decreto di Fermo di indiziato di delitto nei confronti di 20 cittadini stranieri (18 pakistani, 1 indiano ed 1 cittadino del Bangladesh).  Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere (art. 416 c.p.) finalizzata all’intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro (art. 603 bis c.p., c.d. “caporalato”), riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.), estorsione (art. 629 c.p.), nonché favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (art. 12 del D.Lgs. 286/1998, c.d. “tratta di migranti”).</p>
<p>L’operazione costituisce l’esito di una complessa e prolungata attività investigativa che ha consentito di fare piena luce su gravissimi fenomeni di devianza criminale radicati nella Piana di Sibari, svelando la stretta, drammatica interconnessione tra il traffico illecito di esseri umani e il loro sistematico sfruttamento nei campi. L’attività investigativa è stata avviata nel 2020 a seguito di una singolare vicenda di “ritorsione” denunciata da due “caporali”, oggi indagati. Costoro si presentarono spontaneamente presso i Carabinieri per sporgere denuncia contro ignoti, lamentando il danneggiamento degli pneumatici delle proprie vetture e indicando quali sospettati tre giovani migranti di origine africana che lavoravano per loro. Tuttavia, anziché subire passivamente l&#8217;intimidazione, i predetti lavoratori scelsero di rompere il muro del silenzio e si presentarono dai Carabinieri per sporgere una dettagliata contro-denuncia. I braccianti rivelarono che il taglio degli pneumatici era l’epilogo di aspri dissidi scaturiti dalle loro legittime richieste di regolarizzazione contrattuale e dal sistematico mancato pagamento di mesi di lavoro da parte dei caporali, descrivendo per la prima volta l’inferno dello sfruttamento e delle gravi minacce subito sul territorio. Queste dichiarazioni, ritenute immediatamente coerenti e genuine, hanno consentito al Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Roma di avviare le indagini.<br />
Le  conseguenti attività investigative hanno consentito di fare piena luce su due distinte e ramificate associazioni per delinquere, profondamente interconnesse sul piano operativo nella Piana di Sibari. La prima associazione a delinquere, di matrice prevalentemente etnica e guidata da cittadini stranieri, esercitava un vero e proprio controllo monopolistico sulla manodopera agricola dell’intera area. Il sodalizio, composto da 14 cittadini pakistani, non si limitava alla mera intermediazione illecita, ma riduceva i braccianti in uno stato di soggezione e servitù continuativa, annullandone la capacità di autodeterminazione.  Le vittime, in maggioranza giovanissimi cittadini di origine pakistana e sub-sahariana in situazione di assoluta indigenza, venivano reclutate approfittando della loro irregolarità sul territorio, della mancanza di alternative e della non conoscenza della lingua italiana. I lavoratori venivano costretti a coabitare (fino a 20 persone contemporaneamente) in alloggi fatiscenti, degradati, privi di riscaldamento, luce e gas nel centro storico di un comune locale, per i quali l’organizzazione tratteneva forzosamente dai salari quote di 50-60 euro al mese. Quotidianamente, venivano stipati a bordo di auto e furgoni in numero enormemente superiore alla capienza consentita (finanche stipati nel bagagliaio posteriore) per essere condotti nei campi, subendo un’ulteriore decurtazione arbitraria di 5 euro al giorno per il viaggio. Gli stessi braccianti venivano sottoposti a turni massacranti di 8-10 ore continuative, privi di riposo settimanale, ferie o tutele assicurative e sanitarie. Sotto la sorveglianza vessatoria di “capi-squadra” che imponevano ritmi di raccolta asfissianti, ricevevano una retribuzione reale compresa tra i 2,70 e i 3 euro all’ora (pari a giornate da 23-27 euro complessivi), a fronte di tariffe di circa 40 euro corrisposte dagli imprenditori ai caporali. Per impedire qualsiasi via di fuga, l’organizzazione tratteneva sistematicamente e parzialmente i salari dovuti, minacciando le vittime di cacciarle di casa, far perdere loro il permesso di soggiorno o aggredirle fisicamente qualora avessero protestato.</p>
<p>Un aspetto di eccezionale e odioso rilievo emerso nel corso delle indagini riguarda l&#8217;applicazione sistematica di una ponderata discriminazione salariale applicata dai caporali in base alla provenienza geografica ed etnica dei braccianti sfruttati, a parità di mansioni svolte e di estenuanti turni lavorativi (spesso protratti dalle 8 alle 10 ore continuative nei campi): i braccianti di origine sub-sahariana (nigeriani, gambiani, senegalesi, ecc.) venivano sottoposti alle condizioni economiche più penalizzanti e umilianti. Ad essi veniva corrisposta una retribuzione giornaliera di appena 23-27 euro (pari a circa 2,70 &#8211; 3,00 euro all’ora); quelli di origine pakistana ed afghana, invece, beneficiavano di un trattamento leggermente superiore, con retribuzioni giornaliere stabilite tra i 30 e i 35 euro (pari a circa 3,30 &#8211; 4,00 euro all’ora). Tale disparità salariale era frutto di una precisa scelta strategica del sodalizio pakistano. Nei confronti dei propri connazionali, infatti, l’organizzazione faceva leva sul forte vincolo etnico, territoriale e religioso di appartenenza, premiandone la “sottomissione fedele” con compensi marginalmente superiori al fine di blindare l’omertà e prevenire qualsiasi forma di collaborazione con le autorità statali. Al contrario, nei confronti dei braccianti africani, considerati “inaffidabili” e privi di tale legame culturale, veniva esercitata una sopraffazione pura e asfissiante basata sul costante ricatto: la minaccia di allontanamento immediato dagli alloggi gestiti dal gruppo, la revoca della possibilità di lavorare e il mancato pagamento delle spettanze arretrate. La disperazione e lo stato di bisogno di questi giovani migranti sub-sahariani era tale da costringerli, in diverse occasioni documentate dalle intercettazioni, a implorare umilmente il proprio caporale anche solo per ottenere la dazione di 10 euro per poter acquistare cibo e sopravvivere.<br />
 La seconda associazione a delinquere, promossa, organizzata e composta da soggetti italiani, era finalizzata in via esclusiva al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina su scala industriale. Il programma criminoso si fondava sul sistematico aggiramento delle procedure governative connesse ai “Decreti Flussi” e “Decreto Rilancio”.</p>
<p>L’organizzazione contava sulla consapevole e attiva connivenza di un gruppo di professionisti compiacenti (commercialisti) e sull’abuso delle pubbliche funzioni esercitate da operatori di CAF e Patronati operanti in Calabria e in Basilicata. Abusando delle loro credenziali d’accesso ai sistemi ministeriali, costoro predisponevano e inoltravano telematicamente migliaia di istanze di assunzione fittizie nei cosiddetti click day. Le istanze venivano presentate per conto di ditte agricole e commerciali compiacenti, fittiziamente intestate a prestanome o completamente improduttive (prive di terreni, dipendenti e fatturati reali). I professionisti del sodalizio provvedevano a “gonfiare” ad arte i requisiti patrimoniali e i bilanci aziendali tramite la creazione di false fatture di acquisto e vendita, inducendo in errore gli uffici della Prefettura e dell’Ispettorato del Lavoro. Per ogni pratica finalizzata all’ottenimento del visto di ingresso o della regolarizzazione temporanea, l’organizzazione pretendeva dai migranti somme oscillanti tra i 6.500 e i 10.000 euro per singola pratica. Questo illecito e sofisticato commercio di visti – definito dagli stessi sodali nelle intercettazioni come la “gallina dalle uova d’oro” – generava profitti illeciti milionari e fungeva da vero e proprio serbatoio per il mercato nero: una volta giunti sul territorio nazionale, i migranti, privi di reale impiego presso le ditte fittizie e gravati dai debiti contratti per pagare il visto, venivano inevitabilmente assorbiti e sfruttati nei campi dal sodalizio del caporalato. Per celare la propria identità e aggirare i limiti numerici imposti alle domande private, i membri del sodalizio hanno finanche carpito e utilizzato abusivamente l’identità digitale (SPID) e le credenziali telematiche di ignari cittadini extracomunitari precedentemente regolarizzati.</p>
<p>Le indagini del Reparto Operativo dei Carabinieri Tutela del Lavoro hanno svelato uno scenario ancor più inquietante, caratterizzato dal diretto coinvolgimento di esponenti delle storiche cosche di ‘ndrangheta operanti nella Sibaritide. È emerso come alcune delle ditte agricole utilizzate per lo sfruttamento intensivo della manodopera in nero fossero fittiziamente intestate a prestanome ma gestite direttamente per conto dei clan mafiosi locali. Quando i braccianti osavano protestare contro le condizioni alloggiative disumane e le decurtazioni salariali, venivano brutalmente zittiti con minacce di morte esplicite, facendo leva sull’appartenenza all’organizzazione mafiosa. L’operazione odierna rappresenta il parziale epilogo di una complessa e prolungata attività investigativa avviata nel 2020 dal Reparto Operativo del Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro. I militari dell’Arma hanno dispiegato un dispositivo investigativo di eccezionale modernità e tenacia, dimostrando un’altissima specializzazione nel contrasto alle forme più odiose di sfruttamento del lavoro e di traffico di migranti. Le indagini si sono sviluppate attraverso:<br />
&#8211; serrate attività di osservazione, controllo e pedinamento (O.C.P.), condotte spesso all’alba e in condizioni di estrema difficoltà logistica tra le campagne della Piana di Sibari, monitorando i movimenti dei caporali e dei braccianti sfruttati.<br />
&#8211; Sofisticate attività tecniche, tra cui intercettazioni telefoniche, ambientali e l’installazione di dispositivi di localizzazione satellitare GPS sui veicoli utilizzati dai sodali. Attraverso telecamere nascoste posizionate presso i punti strategici di raccolta dei braccianti (come la piazza adiacente all’ufficio postale di un comune del cassanese), i Carabinieri hanno documentato quotidianamente il drammatico &#8220;smistamento&#8221; e carico dei lavoratori sui furgoni.<br />
&#8211; Decisivi accessi ispettivi sul campo: la vera chiave di volta dell’indagine è stata l’integrazione delle intercettazioni in tempo reale con tempestivi controlli sul posto effettuati dai militari del N.I.L. di Cosenza direttamente nei campi agricoli durante le stagioni di raccolta di agrumi e olive. Questi accessi hanno consentito di cogliere la flagranza delle violazioni giuslavoristiche, identificando decine di lavoratori “in nero”, riscontrando l’assenza di dispositivi di protezione e sicurezza, e sequestrando prove documentali inconfutabili.</p>
<p>I Carabinieri per la Tutela del Lavoro hanno operato con straordinaria sensibilità umana, lavorando a stretto contatto con personale dell’O.I.M. (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e dell’associazione onlus “Comunità Progetto sud”, facenti parte della rete antitratta. Questo approccio ha permesso di rassicurare le vittime – terrorizzate dalle continue minacce di ritorsione ed espulsione – offrendo loro immediata protezione e raccogliendo le loro genuine denunce-querele, rivelatesi pilastri insostituibili dell’impianto accusatorio. Numerosi braccianti sfruttati e rintracciati sul territorio sono stati immediatamente sottratti alla disponibilità dell’organizzazione, inseriti in programmi di assistenza alloggiativa e avviati ai percorsi di tutela umanitaria e regolarizzazione previsti dalla legge.</p>
<p>La fase esecutiva scattata in data odierna ha visto l’impiego coordinato di centinaia di militari e ha portato al conseguimento dei seguenti risultati:<br />
&#8211; fermo di indiziato di delitto nei confronti di 20 indagati, nei cui confronti sussiste in concreto il pericolo di fuga, ritenuti i capi, organizzatori e intermediari principali di entrambi i sodalizi criminali, ristretti presso diversi istituti carcerari;<br />
&#8211; perquisizioni locali e personali nei confronti di diversi indagati;<br />
&#8211; sequestro probatorio, nel corso delle indagini, di cospicuo materiale cartaceo ed elettronico, tra cui i “libri neri” della contabilità occulta tenuti dai caporali per registrare le ore effettuate e le somme sottratte forzosamente ai lavoratori nonché il sequestro di telefoni cellulari e supporti informatici, destinati ad essere sottoposti a copia forense per estrarre ulteriori elementi di prova in ordine alla rete di compravendita dei visti d’ingresso.</p>
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		<title>VIDEO-Gioia Tauro: favoreggiamento e sfruttamento prostituzione: arrestata responsabile centro massaggi</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-gioia-tauro-favoreggiamento-e-sfruttamento-prostituzione-arrestata-responsabile-centro-massaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 09:49:08 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-346881-2" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/11/GDF-Goia-Tauro.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/11/GDF-Goia-Tauro.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/11/GDF-Goia-Tauro.mp4</a></video></div>
<p>II Comando Provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria ha eseguito nei confronti di una cittadina cinese un&#8217;ordinanza di custodia cautelare che dispone gli arresti domiciliari per il reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Palmi, su richiesta della locale Procura della Repubblica, diretta dal Procuratore, Emanuele Crescenti. La donna era destinataria di un provvedimento restrittivo della libertà personale emesso dalla stessa Autorità Giudiziaria.</p>
<p>L&#8217;operazione rappresenta l&#8217;epilogo di una complessa attività investigativa anche di natura tecnica condotta dai militari del Gruppo di Gioia Tauro e delegata dalla Procura della Repubblica di Palmi, che ha permesso di acquisire gravi indizi con riferimento al reato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. In particolare, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all&#8217;effettivo e definitivo accertamento della responsabilità, l’indagata avrebbe gestito un apparente &#8220;centro massaggi&#8221; ubicato nella città dell&#8217;omonima Piana, che in realtà era adibito quale luogo di prestazioni sessuali a pagamento, da parte di talune donne orientali, nei confronti di clienti reclutati attraverso la pubblicazione su internet di specifici annunci.</p>
<p>Nel dettaglio, oltre a mettere a disposizione delle meretrici l&#8217;appartamento condotto in locazione per incontrare i clienti, l’indagata rispondeva al telefono, forniva le indicazioni su come accedere e trovare l&#8217;appartamento.<br />
Inoltre, accoglieva gli &#8220;avventori&#8221; all&#8217;ingresso, indicava loro la camera dedicata alla consumazione dei rapporti, si occupava della pubblicazione degli annunci sul web e, infine, riceveva il denaro costituente il corrispettivo delle prestazioni rese.<br />
A seguito del provvedimento cautelare, i finanzieri si sono messi immediatamente sulle tracce dell’indagata e grazie a mirati approfondimenti investigativi, anche di natura tecnica, e incroci di dati nelle banche dati in uso al Corpo, sono riusciti a localizzare l&#8217;arrestata presso una struttura ricettiva di Roma.</p>
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		<title>Sfruttamento dipendenti, chiesti 14 anni per titolare supermercati Paoletti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sfruttamento-dipendenti-chiesti-14-anni-per-titolare-supermercati-paoletti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 18:40:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[chiesta]]></category>
		<category><![CDATA[Condanna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>14 anni di reclusione insieme alla confisca del compendio aziendale, é stata questa la richiesta dal sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Saverio Sapia, a carico del titolare dei supermercati, Paolo Paoletti. Il pm, inoltre, ha anche chiesto la condanna di tutte e sei le persone che hanno scelto il rito abbreviato nel procedimento sul [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>14 anni di reclusione insieme alla confisca del compendio aziendale, é stata questa la richiesta dal sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Saverio Sapia, a carico del titolare dei supermercati, <strong>Paolo Paoletti</strong>. Il pm, inoltre, ha anche chiesto la condanna di tutte e sei le persone che hanno scelto il rito abbreviato nel procedimento sul presunto sfruttamento dei lavoratori nei supermercati del gruppo Paoletti, distribuiti tra Montepaone, Soverato e Chiaravalle Centrale.</p>
<p>Per quanto riguarda gli altri imputati, 9 anni e 2 mesi sono stati chiesti per la moglie di Paoletti, Anna Valentino; 7 anni e 11 mesi per Vittorio Fusto, dipendente di Paoletti; 4 anni e 11 mesi per la collaboratrice Tiziana Nisticò; un anno e 4 mesi per il figlio di Paoletti, Rosario Martinez, e 2 anni per Vito Doria, conciliatore sindacale della Uila. Dall&#8217;indagine sulla quale s&#8217;incardina il processo, condotta dalla Guardia di finanza di Catanzaro, sono emerse le retribuzioni inadeguate, o comunque insufficienti rispetto alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto, e cioè quattro euro l&#8217;ora a fronte di una prestazione lavorativa di oltre 50 ore a settimana.</p>
<p>Alcuni dipendenti, secondo l&#8217;accusa, sarebbero stati costretti inoltre a restituire in contanti ai datori di lavoro parte delle retribuzioni ricevute, con minaccia di licenziamento e facendo leva sul loro stato di bisogno. Nel processo si sono costituite parte civile 51 persone, la maggior parte delle quali é composta da dipendenti dei supermercati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/sfruttamento-dipendenti-chiesti-14-anni-per-titolare-supermercati-paoletti/">Sfruttamento dipendenti, chiesti 14 anni per titolare supermercati Paoletti</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sfruttamento dipendenti supermercati Paoletti, Gup Catanzaro manda a processo 4 persone</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sfruttamento-dipendenti-supermercati-paoletti-gup-catanzaro-manda-a-processo-4-persone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 10:50:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[processo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Giudice dell&#8217;udienza preliminare di Catanzaro Mario Santoemma ha rinviato a giudizio quattro persone fisiche e due società nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta della Procura di Catanzaro che mira a far luce sul presunto sfruttamento dei lavoratori nei supermercati del gruppo riconducibile a Paolo Paoletti, operanti nel Catanzarese. Avrà inizio il prossimo 10 giugno, come riporta la stampa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/sfruttamento-dipendenti-supermercati-paoletti-gup-catanzaro-manda-a-processo-4-persone/">Sfruttamento dipendenti supermercati Paoletti, Gup Catanzaro manda a processo 4 persone</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Giudice dell&#8217;udienza preliminare di Catanzaro Mario Santoemma ha rinviato a giudizio quattro persone fisiche e due società nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta della Procura di Catanzaro che mira a far luce sul presunto sfruttamento dei lavoratori nei supermercati del gruppo riconducibile a Paolo Paoletti, operanti nel Catanzarese. Avrà inizio il prossimo 10 giugno, come riporta la stampa locale, il processo davanti al Tribunale collegiale di Catanzaro nei confronti di Antonio Citriniti, Paolo Giordano, Maria Teresa Panariello, Giorgio Rizzuto &#8211; in qualità di collaboratori di Paoletti &#8211; e di due società coinvolte, Food &#038; More srl e Paoletti spa.</p>
<p>Il rito abbreviato proseguirà davanti al gup il 18 giugno, giorno in cui è prevista la requisitoria del pm Saverio Sapia nei confronti di Paolo Paoletti dei suoi collaboratori Anna Valentino, Rosario Martinez Paoletti, Vittorio Fusto, Tiziana Nisticò.<br />
Rito abbreviato anche per anche per Vito Doria, conciliatore sindacale della Uila.</p>
<p>Nel processo sono costituite 51 parti civili: 47 dipendenti dei supermercati e Cgil, la Filcams Cgil Calabria, la Filcams Cgil nazionale. Secondo l&#8217;accusa, i lavoratori avrebbero ricevuto compensi inadeguati rispetto alle ore di lavoro e, in alcuni casi, parte delle retribuzioni sarebbero state sottratte dietro la minaccia di licenziamento.</p>
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		<title>VIDEO-NOMI-Caporalato, 12 indagati per sfruttamento di clandestini in Emilia Romagna e Marche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2024 16:38:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Giuseppe Troiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle province di Rimini, Bologna, Forlì-Cesena, Reggio Emilia e Pesaro-Urbino i Carabinieri del Nucleo Informativo-Reparto Operativo del Comando Provinciale di Rimini e del locale Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, collaborati in fase esecutiva dai militari dei Comandi Provinciali interessati e dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela del Lavoro di Venezia, con il supporto della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-287885-3" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/12/Rimini-CC-caporalato-prostituzione.mp4?_=3" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/12/Rimini-CC-caporalato-prostituzione.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/12/Rimini-CC-caporalato-prostituzione.mp4</a></video></div>
<p>Nelle province di Rimini, Bologna, Forlì-Cesena, Reggio Emilia e Pesaro-Urbino i Carabinieri del Nucleo Informativo-Reparto Operativo del Comando Provinciale di Rimini e del locale Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, collaborati in fase esecutiva dai militari dei Comandi Provinciali interessati e dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela del Lavoro di Venezia, con il supporto della componente aerea del 13° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Forlì hanno dato esecuzione a una ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Rimini su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 12 soggetti ritenuti presunti responsabili, a vario titolo, di aver organizzato una rete operante nell’ambito di un traffico illecito di migranti attiva nelle province di cui sopra, dal 2017 al 2020. In quattro sono finiti in cella: Il calabrese <strong>Giuseppe Troiano</strong>, il presunto capo, a carico del quale sono emersi contatti con la criminalità organizzata, suo cognato <strong>Pietro Briamonte</strong> e due marocchini che fungevano da intermediari. Altre 7 persone ai domiciliari: tra loro un dipendente dell’Inps di Rimini, che favoriva le pratiche illegali, ma anche <strong>Gabriele Lucarini</strong>, commercialista con studi a Rimini e a Pesaro, la responsabile di un patronato, i referenti italiani e stranieri a Reggio Emilia, dove il gruppo era particolarmente attivo. Per uno degli indagati invece c&#8217;è l’obbligo di firma.<br />
Sono tuttora in corso le ricerche di uno dei soggetti destinatari di misura. L’articolata e complessa attività investigativa prendeva avvio dalla denuncia sporta da un cittadino egiziano il quale riferiva di aver pagato la somma di 6.000 € per l’ottenimento di una fittizia assunzione finalizzata al rilascio del nulla osta d’ingresso sul territorio nazionale propedeutico all’ottenimento del successivo permesso di soggiorno.</p>
<p>Gli approfondimenti condotti attraverso attività tecniche, accertamenti documentali, servizi di osservazione e pedinamento, analisi di tabulati telefonici e telematici hanno consentito di evidenziare come gli indagati, in concorso tra loro, avrebbero costituito un sistema consorziale di aziende, datori di lavoro e intermediari collocati anche in organizzazioni specificatamente preposte alla tutela dei diritti sociali e previdenziali dei lavoratori finalizzato a ottenere illeciti profitti; le indagini, in particolare, hanno interessato un dipendente dell’INPS, un addetto a un patronato romagnolo e un dottore commercialista di altra regione.<br />
Davvero rilevanti le somme del giro d’affari che avrebbe fruttato agli indagati centinaia di migliaia di euro ai danni di oltre cento di vittime accertate.<br />
L’attività avrebbe evidenziato un modus operandi ben collaudato e adattabile alle specifiche richieste normate di anno in anno dal legislatore per la regolazione dei flussi migratori, consistente:<br />
&#8211; nel reperimento degli extracomunitari, tutti di origine nordafricana, disposti a pagare per ottenere il permesso di soggiorno;<br />
&#8211; nell’individuazione previo compenso, di imprenditori conniventi per la stipula di assunzioni fittizie (in prevalenza come colf e badanti) e soggetti pronti a fornire, sempre dietro pagamento, domicili fasulli necessari al rilascio del documento di soggiorno;<br />
&#8211; nel rintracciare cittadini comunitari con cui organizzare matrimoni fittizi;<br />
&#8211; nelle richieste d’indennità di disoccupazione conseguenti alle false assunzioni.</p>
<p>L’iter si sarebbe concretizzato nel presunto sfruttamento dei cittadini extracomunitari costretti a massacranti turni di lavoro e posti in condizione di sudditanza psicologica legata all’ottenimento del permesso di soggiorno. Alcune giovani vittime sono state perfino costrette ad avere rapporti sessuali con taluni degli indagati o con clienti occasionali dagli stessi procurati.<br />
Tra i reati contestati si evidenziano: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento del lavoro e prostituzione, corruzione continuata, false dichiarazioni in atti destinati all’Autorità Giudiziaria, favoreggiamento continuato della permanenza di cittadino straniero irregolare, ricettazione e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico.<br />
Sono tuttora in corso le ricerche di uno dei soggetti destinatari di misura.</p>
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		<title>Iniziativa Cgil davanti ai punti vendita Conad finiti sotto inchiesta: &#8220;lavoro non è merce da svendere&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2024 16:18:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel primo giorno di festa che anticipa il clima natalizio, la FILCAMS CGIL Calabria, in occasione dello Sciopero generale proclamato per il settore commercio e distribuzione moderna organizzata, si è mobilitata ed ha tenuto un’iniziativa a Soverato davanti ai punti vendita Conad interessati all’inchiesta che ha visto nei giorni precedenti l’arresto dei titolari ed il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel primo giorno di festa che anticipa il clima natalizio, la FILCAMS CGIL Calabria, in occasione dello Sciopero generale proclamato per il settore commercio e distribuzione moderna organizzata, si è mobilitata ed ha tenuto un’iniziativa a Soverato davanti ai punti vendita Conad interessati all’inchiesta che ha visto nei giorni precedenti l’arresto dei titolari ed il commissariamento dell’azienda. Lavoratori e dirigenti sindacali si sono interfacciati con lavoratori e lavoratrici del Commercio ed in generale con i cittadini che godevano del meritato riposo e del tempo libero, cose che sono diventate un lusso per chi lavora nei nostri settori.</p>
<p>&#8220;Il lavoro non è merce da svendere. Il lavoro – il nostro lavoro – è un bene prezioso che sostiene il Paese, garantendo servizi essenziali come salute, istruzione e trasporti. Dalle nostre buste paga derivano le tasse che fanno vivere lo Stato. Rispettare chi lavora significa onorare la Costituzione, la Repubblica e la “Patria”. Lo si legge in un volantino distribuito.<br />
&#8220;Oggi in Italia chi lavora non viene rispettato. Calpestare i diritti conquistati nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro è diventato una pessima abitudine. Le recenti inchieste hanno rivelato una verità amara: chi ha bisogno di lavorare spesso affronta sfruttamento e disumanità. Per molti di noi- si legge ancora -, la realtà è quella di essere considerati solo come forza produttiva, mentre i profitti e i guadagni derivanti dal nostro impegno vengono intascati dalle aziende. Aziende che, soprattutto in Calabria, si rifiutano di reinvestire nelle persone che hanno generato quella ricchezza, ignorando qualsiasi forma di contrattazione territoriale o aziendale. Così facendo, contribuiscono a impoverire ulteriormente i nostri territori e a spingere migliaia di giovani e lavoratori a cercare altrove condizioni migliori e una vita dignitosa. Nei supermercati, nei negozi, nella ristorazione, là dove i lavoratori si sono uniti nel sindacato, siamo riusciti a imporre condizioni dignitose&#8221;.</p>
<p>&#8220;Essere nel sindacato &#8211; sottolinea la FILCAMS CGIL Calabria &#8211; significa non essere soli, avere accanto altre lavoratrici e lavoratori, poter far rispettare diritti e leggi sanciti nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro. Nei giorni di festa per difendere il diritto di chi lavora nel commercio a scegliere se lavorare o dedicarsi ai propri cari, alle proprie passioni o interessi siamo di nuovo costretti a scioperare. Sostenere questa battaglia significa migliorare la nostra società e costruire un mondo del lavoro più giusto, dove le esigenze delle persone vengano prima dei profitti. Vogliamo rispetto, dignità e umanità per chi lavora&#8221;.</p>
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		<title>VIDEO-Sfruttamento nei supermercati del Catanzarese, 5 misure e sequestro di 6 attività commerciali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 06:55:30 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-279783-4" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/10/GDF-Catanzaro.mp4?_=4" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/10/GDF-Catanzaro.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/10/GDF-Catanzaro.mp4</a></video></div>
<p>Nella mattinata odierna, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno dato esecuzione ad un’ordinanza con la quale il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta della locale Procura, ha disposto l’applicazione di misure cautelari nei confronti di 5 soggetti, per la ritenuta sussistenza di gravi indizi in ordine ai delitti, a vario titolo ipotizzati nei loro confronti, rispettivamente, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro, alle estorsioni e ai reati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Nei confronti del titolare delle aziende è stata disposta l’applicazione della custodia cautelare in carcere; nei confronti del consulente del lavoro e di una responsabile amministrativa dell’azienda quella degli arresti domiciliari; per due responsabili dei punti vendita la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza. Contestualmente è stata data esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Giudice per le indagini preliminari, di due società di capitali che gestivano le attività commerciali, con affidamento della loro gestione ad amministratori giudiziari nominati con lo stesso provvedimento.</p>
<p>I provvedimenti cautelari, emessi su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, scaturiscono dall’attività di indagine svolta dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata (G.I.C.O.) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Catanzaro che ha riguardato le condizioni di impiego dei lavoratori di cinque supermercati di Montepaone, Soverato e Chiaravalle Centrale, in provincia di Catanzaro. La complessa attività investigativa (che si è articolata in attività di intercettazione e di perquisizioni)<br />
ha consentito di delineare &#8211; nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa &#8211; la gravità indiziaria circa la sussistenza di un’associazione per delinquere e di plurimi episodi di sfruttamento del lavoro, estorsivi e di falsità ideologica del privato in atto pubblico. Gli elementi acquisiti hanno consentito di ricostruire, sul piano della gravità indiziaria che componenti dell’associazione a delinquere, sotto le direttive del titolare delle imprese ed approfittando della condizione di necessità e vulnerabilità derivante da precarietà economica, avevano imposto condizioni di lavoro degradanti e pericolose sul luogo di lavoro ad oltre 60 dipendenti, violando sistematicamente la normativa sull’orario di lavoro; corrispondendo una retribuzione palesemente inadeguata o comunque insufficiente rispetto alla quantità e qualità del<br />
lavoro svolto (4,00 euro all’ora, a fronte di una prestazione di attività lavorativa di oltre 50 ore a settimana) o sottraendo parte della retribuzione (con restituzione in contanti); limitando il godimento dei giorni di riposo settimanale e delle ferie annuali, garantiti dalla legge, con fruizione di sole due settimane di ferie all’anno; costringendo i lavoratori ad operare in ambienti che non rispettavano le norme di sicurezza ed a falsificare la natura dell’infortunio, non dichiarando gli infortuni sul lavoro come tali, ma indicandoli come incidente domestico, impedendo così di ottenere le necessarie tutele previdenziali e risarcitorie previste dalla legge.</p>
<p>Il consulente del lavoro e la responsabile amministrativa, che coadiuvavano attivamente l’imprenditore, avevano il compito, rispettivamente, di redigere contratti di lavoro apparentemente part-time e false buste paga non riportanti le reali ore lavorate e di occuparsi della gestione contabile delle attività, collaborando nella redazione dei contratti di lavoro; i responsabili dei punti vendita erano delegati al controllo dei dipendenti, cui richiedevano l’effettuazione di turni massacranti negando la possibilità di usufruire di parte delle ferie cui avevano diritto e, in occasione della verificazione di infortuni sul lavoro, accompagnavano i lavoratori in ospedale per costringerli a rendere dichiarazioni false in merito alla dinamica dell’incidente.</p>
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		<title>VIDEO-Sfruttamento prostituzione, blitz in Italia: 7 arresti. Controlli anche a Cosenza e Vibo Valentia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sfruttamento-prostituzione-blitz-27-province-7-arresti-controlli-anche-a-cosenza-e-vibo-valentia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 09:19:29 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-260759-5" width="640" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/07/Operazione-contro-lo-sfruttamento-della-prostituzione-calabrianews.it_.mp4?_=5" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/07/Operazione-contro-lo-sfruttamento-della-prostituzione-calabrianews.it_.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/07/Operazione-contro-lo-sfruttamento-della-prostituzione-calabrianews.it_.mp4</a></video></div>
<p>Una vasta operazione della Polizia di Stato per il contrasto al fenomeno dello sfruttamento della prostituzione si è conclusa nella notte in 27 province. E ha portato all&#8217;arresto di 7 persone e a 71 denunce. Ad Alessandria, Ancona, Aosta, Bari, Benevento, Catania, <strong>Cosenza</strong>, Cremona, Imperia, L&#8217;Aquila, Latina, Lecco, Lodi, Lucca, Mantova, Massa Carrara, Milano, Modena, Napoli, Oristano, Parma, Pisa, Prato, Roma, Savona, Teramo e <strong>Vibo Valentia</strong>, sono stati intensificati i controlli di polizia sui principali luoghi utilizzati soprattutto da soggetti appartenenti alla criminalità straniera, in particolare cinese, dediti al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, talvolta anche minorile.Ad eseguirli oltre 400 operatori delle squadre mobili della polizia di Stato coordinati dallo Sco (Servizio Centrale Operativo). Controlli e perquisizioni hanno riguardato anche appartamenti ed esercizi pubblici in cui le prestazioni sessuali a pagamento erano dissimulate con inesistenti attività professionali (in particolare riferibili al settore estetico e del benessere) pubblicizzate anche online attraverso siti e piattaforme di messaggistica dedicate.</p>
<p>Alle sette persone arrestate, così come ai 71 denunciati, sono contestati reati in materia di immigrazione, sfruttamento della prostituzione, stupefacenti e reati contro la persona. Nel corso delle perquisizioni sono state trovate anche numerose dosi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, hashish ed eroina. Sono stati anche adottati provvedimenti amministrativi nei confronti di 51 persone straniere, irregolari sul territorio nazionale (26 delle quali destinatarie del provvedimento di espulsione). E inoltre sono stati sequestrati un fucile illecitamente detenuto, la somma di oltre 10.000 euro provento dell&#8217;attività illecite, tre immobili dove abusivamente veniva esercitata l&#8217;attività di prostituzione .</p>
<p>Complessivamente sono state elevate 82 sanzioni ammnistrative per decine di migliaia di euro per esercizio abusivo dell&#8217;attività commerciale, violazione della normativa sull&#8217;immigrazione e sugli stupefacenti, irregolarità in materia di assunzione di lavoratori, violazione in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, violazione della normativa in materia di igiene e conservazione degli alimenti, infine in alcuni locali sono state riscontrate gravi carenze igienico &#8211; sanitarie. A supporto degli Uffici investigativi hanno operato 60 equipaggi dei reparti prevenzione crimine e numerose unità cinofile.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/sfruttamento-prostituzione-blitz-27-province-7-arresti-controlli-anche-a-cosenza-e-vibo-valentia/">VIDEO-Sfruttamento prostituzione, blitz in Italia: 7 arresti. Controlli anche a Cosenza e Vibo Valentia</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Reggio, dipendenti casa riposo sfruttati e minacciati: sequestrati 230mila euro a 4 soci di una cooperativa</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/reggio-dipendenti-casa-riposo-sfruttati-e-minacciati-sequestrati-230mila-euro-a-4-soci-di-una-cooperativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2024 15:50:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, hanno dato esecuzione a un provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale, che dispone l’applicazione della misura cautelare della presentazione alla Polizia Giudiziaria nei confronti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, hanno dato esecuzione a un provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale, che dispone l’applicazione della misura cautelare della presentazione alla Polizia Giudiziaria nei confronti della legale rappresentante di una Società Cooperativa, accreditata presso il Comune anche per l’assistenza domiciliare, e il sequestro di liquidità e beni immobili – per un importo di circa 230.000 euro – di proprietà dei quattro soci del citato ente, tutti ritenuti responsabili dello sfruttamento, estorsione e minaccia nei confronti delle lavoratrici addette all’assistenza degli anziani ospitati all’interno di una nota struttura della città dello Stretto.<br />
Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura, trae origine da un’attività investigativa delegata ai militari del N.I.L. di Reggio Calabria a seguito delle denunce di diverse lavoratrici che stanche delle condizioni di lavoro insostenibili cui erano sottoposte da parte dei soci della citata cooperativa, che si approfittavano del loro stato di bisogno, si sono rivolte ai militari del N.I.L. confidando nelle istituzioni.</p>
<p>Le indagini consentivano di accertare a carico degli indagati concreti elementi circa lo sfruttamento lavorativo cui erano sottoposti, in particolare la:<br />
 reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dal CCNL di riferimento e comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato, consistente nel pagamento di un compenso orario pari a poco più di € 3,50 per ora;<br />
 violazione della normativa relativa ai riposi settimanali e alle ferie, consistente nella mancata retribuzione dei giorni di riposo e/o di ferie spettanti alle lavoratrici;<br />
 violazione delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro e degli obblighi del datore del lavoro consistenti nell’accertamento dell’idoneità delle lavoratrici e l’omessa informazione e formazione sui rischi connessi alla loro attività.<br />
È stato denunciato all’Autorità Giudiziaria anche il legale rappresentante di un ente di formazione, accreditato presso la Regione Calabria, che aveva falsamente attestato la frequenza delle lavoratrici a corsi di formazione in materia di salute e sicurezza in realtà mai effettuati.</p>
<p>L’attività di servizio in rassegna testimonia, ancora una volta, la costante azione del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro, specialità dell’Arma dei Carabinieri che opera alle dipendenze funzionali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, rivolta all’individuazione dei fenomeni di sfruttamento dei lavoratori e del lavoro sommerso, che danneggia i lavoratori, ai quali vengono negati i diritti assistenziali e previdenziali, e le aziende che rispettano le regole costrette a fronteggiare la concorrenza sleale degli operatori che intendono abbattere illegalmente i costi di gestione del personale.<br />
Il procedimento è attualmente pendente in fase di indagini e l’effettiva responsabilità delle persone destinatarie della misura cautelare, in uno con la fondatezza delle ipotesi d’accusa mosse a loro carico, saranno vagliate nel corso del successivo processo. Non si escludono ulteriori sviluppi investigativi e probatori, anche in favore delle persone sottoposte ad indagini.</p>
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		<title>Lavoratori in nero a Soverato, Valentino (Cgil): E&#8217; barbarie del lavoro e della democrazia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lavoratori-in-nero-a-soverato-valentino-cgil-e-barbarie-del-lavoro-e-della-democrazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 09:46:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le notizie sulle brillanti operazioni che le task force ispettive stanno conducendo in giro per la Calabria rappresentano la conferma di quanto la Filcams Cgil sta affermando da anni, nell&#8217;indifferenza della politica, delle Istituzioni e delle imprese. Se nemmeno in presenza di un bando regionale che incentiva le assunzioni nel lavoro stagionale e ordinario nel [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Le notizie sulle brillanti operazioni che le task force ispettive stanno conducendo in giro per la Calabria rappresentano la conferma di quanto la Filcams Cgil sta affermando da anni, nell&#8217;indifferenza della politica, delle Istituzioni e delle imprese. Se nemmeno in presenza di un bando regionale che incentiva le assunzioni nel lavoro stagionale e ordinario nel Turismo &#8211; risultato della contrattazione tra i sindacati e l&#8217;assessorato al Lavoro &#8211; si riesce ad invertire la tendenza rispetto ad illegalità e lavoro nero in questa Regione siamo davanti ad un baratro&#8221;. Lo scrive in una nota Giuseppe Valentino, Segretario Generale Filcams Cgil Calabria.</p>
<p>&#8220;Le responsabilità sono diffuse, a partire dalla mancanza di cultura del lavoro tra questi falsi imprenditori senza alcuna responsabilità sociale e civile, per finire all&#8217;apice della politica regionale, cioè il Presidente Occhiuto che sul Turismo non intende aprire un confronto, più volte richiesto, sentendosi evidentemente soddisfatto di come si sfrutta il lavoro e si alimenta l&#8217;illegalità. Come Filcams Cgil &#8211; aggiunge &#8211; abbiamo pubblicamente denunciato le storture, che si consumano su spazi e concessioni pubbliche senza che vi sia un controllo preventivo sulla qualità del lavoro e il rispetto delle leggi. A nulla sono valse le morti di lavoratori, consumate sulle strade calabresi, come ogni stagione turistica estiva, nell&#8217;indifferenza generale&#8221;. </p>
<p>Secondo Giuseppe Valentino &#8220;Quando un Paese, la tua Terra, ti offre solo sfruttamento e pene, sofferenza e violenza è tutto il tessuto democratico a soffrirne ed ad indebolirsi, imbarbarendo la convivenza tra cittadini che diventano esclusi per colpa di una società che tollera e non si indigna, non reagisce di fronte a queste barbarie. La Filcams CGIL Calabria continua nella sua azione di denuncia e rappresentanza delle istanze e delle ragioni di chi lavora attraverso la campagna mettiamo il Turismo Sottosopra e continuerà a battere alle sorde porte del Presidente della Regione che sarà chiamato come è giusto alle sue responsabilità ed irresponsabilità nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici fragili della nostra regione&#8221;- conclude il Segretario Generale Filcams Cgil Calabria.</p>
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