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	<title>Scopelliti Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Jun 2025 18:33:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Omicidio giudice Scopelliti: &#8220;Sentiamo il pentito Avola in aula&#8221;, la richiesta dei legali al Gip</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 18:33:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un incidente probatorio per sentire il collaboratore di giustizia Maurizio Avola (nella foto). A chiederlo al giudice per le indagini preliminari, nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del magistrato Antonino Scopelliti, sono stati i difensori dello stesso pentito, gli avvocati Ugo Colonna e Massimo Alosi. Una volta sentito il parere della Dda di Reggio Calabria, se il gip [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un incidente probatorio per sentire il collaboratore di giustizia Maurizio Avola (<em>nella foto</em>). A chiederlo al giudice per le indagini preliminari, nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del magistrato Antonino Scopelliti, sono stati i difensori dello stesso pentito, gli avvocati Ugo Colonna e Massimo Alosi. Una volta sentito il parere della Dda di Reggio Calabria, se il gip dovesse accogliere la richiesta dei due legali, il pentito Avola potrebbe essere interrogato in aula in merito alla sua partecipazione al delitto e dovrebbe rispondere non solo alle domande del procuratore Giuseppe Lombardo e del pm Sara Parezzan ma anche a quelle degli avvocati degli altri 20 indagati ritenuti i vertici di Cosa nostra catanese e il gotha della &#8216;Ndrangheta reggina.</p>
<p>L&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti si è consumato il 9 agosto 1991 a Villa San Giovanni, nella frazione di Piale. Stando alle dichiarazioni di Avola, quest&#8217;ultimo avrebbe guidato la moto che ha affiancato il sostituto procuratore della Cassazione mentre era alla guida della sua auto. A fare fuoco sarebbe stato Vincenzo Salvatore Santapaola con un fucile che il pentito avrebbe poi seppellito a Belpasso, in provincia di Catania, e fatto ritrovare alla squadra mobile nel 2019. Inizialmente gli indagati erano 24 ma negli ultimi anni tre di loro sono morti:, il boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, il boss di Archi Giovanni Tegano e Francesco Romeo, cognato di uno dei capi di Cosa nostra, Benedetto Santapaola detto &#8220;Nitto&#8221;. Nei confronti di quest&#8217;ultimo, padre del presunto esecutore materiale, non si può però procedere perché, per l&#8217;omicidio Scopelliti, è stato assolto in un precedente processo.</p>
<p>La richiesta di incidente probatorio dei legali di Avola riguarda anche un altro collaboratore di giustizia siciliano, Fabio Tranchina che avrebbe accompagnato Giuseppe Graviano, non indagato in quest&#8217;inchiesta, a Giardini Naxos dove ha trascorso un periodo di latitanza in un alloggio procuratogli dai &#8220;catanesi&#8221;.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Omicidio Scopelliti, Dda conferisce incarico a scientifica: accertamenti su autoradio del magistrato</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/omicidio-scopelliti-dda-conferisce-incarico-a-scientifica-accertamenti-su-autoradio-del-magistrato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 13:52:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono stati affidati stamani gli accertamenti tecnici irripetibili di tipo biologico disposti dalla Dda di Reggio Calabria nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti. In particolare, gli accertamenti riguardano l&#8217;autoradio della Bmw sulla quale viaggiava il magistrato di Cassazione quando è stato assassinato. È quanto emerso oggi durante il conferimento dell&#8217;incarico alla polizia scientifica di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati affidati stamani gli accertamenti tecnici irripetibili di tipo biologico disposti dalla Dda di Reggio Calabria nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti. In particolare, gli accertamenti riguardano l&#8217;autoradio della Bmw sulla quale viaggiava il magistrato di Cassazione quando è stato assassinato. È quanto emerso oggi durante il conferimento dell&#8217;incarico alla polizia scientifica di Reggio Calabria da parte del procuratore Giuseppe Lombardo e del sostituto della Dda Sara Parezzan che stanno coordinando le indagini sul delitto consumato 34 anni fa, il 9 agosto 1991 a Piale, una frazione di Villa San Giovanni.</p>
<p>Al perito nominato dalla Procura è stato chiesto di &#8220;verificare &#8211; si legge nel quesito &#8211; la presenza di eventuali tracce biologiche e procedere ai conseguenti ed eventuali rilievi sulle tracce presenti sull&#8217;autoradio in sequestro, utili sia per la determinazione del profilo del Dna e ai fini balistici, per ricostruire la direzione dei colpi esplosi&#8221;. L&#8217;accertamento sull&#8217;autoradio inizierà materialmente domani. Quando la polizia scientifica completerà le operazione e depositerà l&#8217;informativa con i risultati, la Direzione distrettuale antimafia li dovrà confrontare &#8220;con gli ulteriori accertamenti in corso &#8211; scrivono i pm &#8211; al fine di effettuare una ricostruzione tridimensionale della scena del crimine, determinare la dinamica dell&#8217;azione omicidiaria e ricostruire la traiettoria dei proiettili esplosi&#8221;.</p>
<p>Nell&#8217;avviso notificato nei giorni scorsi agli avvocati è emerso che gli indagati inizialmente erano 24 ma negli ultimi anni tre di loro sono morti, il boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, il boss di Archi Giovanni Tegano e Francesco Romeo, cognato di uno dei capi di Cosa nostra, Benedetto Santapaola detto &#8220;Nitto&#8221;. Nei confronti di quest&#8217;ultimo, però, non si può procedere perché, per l&#8217;omicidio Scopelliti, è stato assolto in un precedente processo. Suo figlio, Vincenzo Salvatore Santapaola, compare tra i 20 soggetti indagati assieme ai vertici di Cosa nostra catanese e al gotha della &#8216;ndrangheta. Stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola, proprio Vincenzo Salvatore Santapaola avrebbe ucciso il magistrato con un fucile che il pentito avrebbe poi seppellito a Belpasso, in provincia di Catania.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/omicidio-scopelliti-dda-conferisce-incarico-a-scientifica-accertamenti-su-autoradio-del-magistrato/">Omicidio Scopelliti, Dda conferisce incarico a scientifica: accertamenti su autoradio del magistrato</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Omicidio giudice Scopelliti, DDA dispone accertamenti tecnici non ripetibili di tipo biologico</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/omicidio-giudice-scopelliti-dda-dispone-accertamenti-tecnici-non-ripetibili-di-tipo-biologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2025 11:00:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Dda di Reggio Calabria, a firma del procuratore Giuseppe Lombardo e dal sostituto Sara Parezzan, ha disposto &#8220;accertamenti tecnici non ripetibili di tipo biologico&#8221; nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti, assassinato il 9 agosto 1991 a Piale, una frazione di Villa San Giovanni. L&#8217;avviso è stato notificato nei giorni scorsi dalla squadra mobile [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Dda di Reggio Calabria, a firma del procuratore Giuseppe Lombardo e dal sostituto Sara Parezzan, ha disposto &#8220;accertamenti tecnici non ripetibili di tipo biologico&#8221; nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti, assassinato il 9 agosto 1991 a Piale, una frazione di Villa San Giovanni. L&#8217;avviso è stato notificato nei giorni scorsi dalla squadra mobile ai 21 indagati, molti dei quali detenuti. Inizialmente erano 24 gli indagati ma negli ultimi anni tre di loro sono morti, il boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, il boss di Archi Giovanni Tegano e Francesco Romeo, cognato di uno dei capi di Cosa nostra Benedetto Santapaola. Anche quest&#8217;ultimo compare nella lista degli indagati ma nei suoi confronti non si può procedere perché, per l&#8217;omicidio Scopelliti, è stato assolto in un precedente processo. Gli altri 20 soggetti sui quali la Procura di Reggio Calabria sta indagato con l&#8217;accusa di omicidio sono i vertici di Cosa nostra catanese e il gotha della &#8216;Ndrangheta.</p>
<p>Dopo gli accertamenti tecnici del 21 marzo 2019 sul fucile seppellito a Belpasso, in provincia di Catania, e fatto ritrovare dal collaboratore di giustizia Maurizio Avola, e dopo l&#8217;esperimento giudiziale eseguito l&#8217;8 e il 9 aprile scorsi sul luogo del delitto dove la polizia ha riportato la macchina del magistrato per ricostruire, a distanza di 34 anni, la dinamica dell&#8217;agguato, la Direzione distrettuale antimafia deve procedere &#8220;ad accertamenti tecnici non ripetibili di tipo biologico e utili al confronto con i risultati degli ulteriori accertamenti esperiti sulle parti dell&#8217;autovettura Bmw, condotta dal dottore Antonino Scopelliti in occasione dell&#8217;evento delittuoso&#8221;.</p>
<p>Le tracce trovate sul mezzo, conservato in questi anni dalla famiglia e oggi &#8220;in sequestro&#8221;, quindi dovranno essere confrontate con altri elementi per i quali si richiede un accertamento di tipo biologico. L&#8217;esame sui reperti inizierà il 30 maggio e sarà eseguito nei laboratori del Gabinetto regionale di polizia scientifica di Reggio Calabria. Non essendo ripetibili, gli indagati avranno la possibilità di nominare propri consulenti tecnici per partecipare alle operazioni.</p>
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		<title>Omicidio giudice Scopelliti, salgono a 20 gli indagati: occhi puntati su diversi boss di &#8216;ndrangheta</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/omicidio-giudice-scopelliti-salgono-a-20-gli-indagati-occhi-puntati-su-diversi-boss-di-ndrangheta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 18:13:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Svolta nell’inchiesta della procura di Reggio Calabria sul delitto del giudice Antonino Scopelliti (ucciso a Villa San Giovanni nel 1991). Ora il numero degli indagati è salito a 20. Oltre ai primi 17 ai quali fu notificato l&#8217;avviso di garanzia nel 2019 quando la Dda di Reggio Calabria aveva ritrovato il fucile grazie alle dichiarazioni del collaboratore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Svolta nell’inchiesta della procura di Reggio Calabria sul delitto del giudice <b>Antonino Scopelliti</b> (ucciso a Villa San Giovanni nel 1991). Ora il numero degli indagati è salito a 20. Oltre ai primi 17 ai quali fu notificato l&#8217;avviso di garanzia nel 2019 quando la Dda di Reggio Calabria aveva ritrovato il fucile grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia <b>Maurizio</b><b>Avola</b>, sono indagati adesso anche altri esponenti di primi primissimo livello della &#8216;ndrangheta di Reggio come <b>Pasquale </b><b>Condello</b>, <b>Giuseppe </b><b>De </b><b>Stefano</b>, <b>Giuseppe </b><b>Morabito</b>, <b>Luigi </b><b>Mancuso</b>, <b>Giuseppe </b><b>Zito</b> ed il boss delle cosche &#8220;milanesi&#8221; <b>Franco Coco </b><b>Trovato</b>. I nuovi nomi sono contenuti nel decreto di perquisizione eseguito nelle settimane scorse dalla Squadra mobile a Messina. Tra i nomi indicati nel documento, compare anche quello del boss di Cosa nostra catanese <b>Nitto </b><b>Santapaola</b> nei confronti del quale, però, non si può procedere per “ni bis in idem”, in quanto “già assolto per l&#8217;omicidio Scopelliti&#8221;.</p>
<p>Nell&#8217;inchiesta risultano indagati anche alcuni boss che nel frattempo sono deceduti, il boss stragista di Castelvetrano <b>Matteo Messina Denaro</b>, il calabrese <b>Giovanni </b><b>Tegano</b> e il messinese <b>Francesco </b><b>Romeo</b>. Nel provvedimento, firmato dal procuratore di Reggio Calabria facente funzione <b>Giuseppe </b><b>Lombardo</b> e dal sostituto della Dda <b>Sara </b><b>Parezzan</b>, c&#8217;è ancora <b>Matteo Messina Denaro </b>che, stando alle dichiarazioni di Avola, avrebbe partecipato alla fase esecutiva del delitto che sarebbe stato deciso &#8220;<i>nel corso di una riunione svoltasi a Trapani nella primavera del 1991</i>&#8220;.</p>
<p>Secondo i pm, &#8220;<i>il mandato omicidiario proveniva direttamente da </i><b><i>Totò Riina</i></b>&#8221; che ha incaricato Messina Denaro il quale, a sua volta, &#8220;<i>riceveva le informazioni operative relative alle abitudini di vita del magistrato da </i><b><i>Salvo Lima</i></b>&#8220;, l&#8217;europarlamentare della Dc ucciso in un agguato a Palermo il 12 marzo 1992. Il boss di Castelvetrano, infine, stando alla ricostruzione della Procura, avrebbe curato &#8220;<i>i contatti con un informatore locale rimasto ignoto che avvisava il gruppo incaricato dell&#8217;omicidio in ordine agli spostamenti del magistrato</i>&#8220;.<br />
<em>(Fonte: antimafiaduemila)</em></p>
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		<title>Omicidio giudice Scopelliti: perquisizioni a Messina, in città forse la base logistica</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/omicidio-giudice-scopelliti-perquisizioni-a-messina-citta-forse-la-base-logistica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 10:16:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti la Polizia ha eseguito una serie di perquisizioni a Messina. Lo scrive oggi la Gazzetta del Sud. L&#8217;ipotesi degli inquirenti è che a Messina vi possa essere stata la base logistica in cui fu pianificato il delitto dopo l&#8217;accordo tra boss siciliani e calabresi. I provvedimenti rientrano nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti la Polizia ha eseguito una serie di perquisizioni a Messina. Lo scrive oggi la Gazzetta del Sud. L&#8217;ipotesi degli inquirenti è che a Messina vi possa essere stata la base logistica in cui fu pianificato il delitto dopo l&#8217;accordo tra boss siciliani e calabresi.</p>
<p>I provvedimenti rientrano nella nuova inchiesta sul delitto aperta dalla Dda di Reggio Calabria guidata da Giuseppe Lombardo e nell&#8217;ambito della quale, anni fa sono stati notificati 18 avvisi di garanzia a boss della mafia e della &#8216;ndrangheta tra i quali figurava anche Matteo Messina Denaro. Le perquisizioni seguono la ricostruzione effettuata all&#8217;inizio di aprile sul luogo del delitto, in base alle dichiarazioni fornite dal collaboratore di giustizia Maurizio Avola &#8211; che si è accusato di essere uno dei due autori dell&#8217;agguato &#8211; e che negli anni scorsi ha fatto ritrovare il fucile che sarebbe stato usato per l&#8217;agguato. Le perquisizioni, scrive il quotidiano, hanno riguardato &#8220;abitazioni, capannoni e terreni che in passato sono appartenuti alla cellula messinese del gruppo Romeo-Santapaola&#8221;, una &#8220;filiazione diretta del clan etneo che mantenne sempre forti legami familiari con il capostipite, quel don Nitto che si sedeva da protagonista nella commissione regionale di Cosa nostra e fu imputato come mandante proprio nel processo per l&#8217;uccisione di Scopelliti. Un processo che dopo le condanne di primo grado si concluse in appello con una lunga serie di clamorose assoluzioni&#8221;.</p>
<p>Antonino Scopelliti, il sostituto procuratore generale della Cassazione che avrebbe dovuto sostenere l&#8217;accusa nel maxiprocesso a Cosa nostra, venne ucciso il 9 agosto del 1991, mentre sulla sua Bmw, percorreva la strada tra la frazione Ferrito di Villa San Giovanni e Piale di Campo Calabro, il suo paese d&#8217;origine, nel reggino.</p>
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		<item>
		<title>Omicidio giudice Scopelliti: a 34 anni di distanza nuovi esami della Polizia scientifica sulla sua auto</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/omicidio-giudice-scopelliti-a-34-anni-di-distanza-nuovi-esami-della-polizia-scientifica-sulla-sua-auto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 11:01:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quasi 34 anni da quel 9 agosto 1991, quando il giudice Antonino Scopelliti fu assassinato nella sua auto a Villa San Giovanni, in Calabria, la Polizia torna sul luogo del delitto per nuovi rilievi scientifici. La svolta arriva grazie ad una serie di verifiche su documenti e di accertamenti balistici effettuati sull&#8217;arma sequestrata a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A quasi 34 anni da quel 9 agosto 1991, quando il giudice Antonino Scopelliti fu assassinato nella sua auto a Villa San Giovanni, in Calabria, la Polizia torna sul luogo del delitto per nuovi rilievi scientifici. La svolta arriva grazie ad una serie di verifiche su documenti e di accertamenti balistici effettuati sull&#8217;arma sequestrata a luglio del 2018. Per effettuare i rilievi, la polizia scientifica ha riportato sul luogo del delitto &#8211; la frazione Ferrito di Villa San Giovanni a Piale di Campo Calabro &#8211; la Bmw 318i del giudice, custodita in tutti questi anni dai familiari. Era il 9 agosto 1991 quando il giudice Antonino Scopelliti, 56 anni, all’epoca sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte di Cassazione, venne brutalmente ucciso mentre, alla guida della propria autovettura Bmw 318i, percorreva la strada che collega la frazione Ferrito di Villa San Giovanni a Piale di Campo Calabro, suo paese d’origine in provincia di Reggio Calabria, dove era tornato per trascorrere le vacanze estive. Entrato in magistratura a soli 24 anni, Scopelliti esordì nella carriera di magistrato requirente come pubblico ministero presso le procure di Roma e Milano, assumendo poi l’incarico di procuratore generale presso la Corte d’Appello e rappresentando, infine, la pubblica accusa presso la Corte di Cassazione.</p>
<p>Nella sua carriera, il giudice Scopelliti si è occupato di vari maxi processi di mafia e di terrorismo, rappresentando la pubblica accusa nel primo processo sul caso Moro, nel sequestro dell’Achille Lauro, nella Strage di Piazza Fontana e in quella del Rapido 904. A ucciderlo furono almeno due persone a bordo di una moto, appostate lungo la strada, che gli spararono con fucili calibro 12 caricati a pallettoni. Il magistrato, colpito alla testa, morì sul colpo e l’automobile, priva di controllo, finì in un terrapieno, per questo in un primo momento si pensò a un incidente stradale. Quando fu ucciso stava preparando il rigetto dei ricorsi per Cassazione avanzati dalle difese dei più pericolosi esponenti mafiosi condannati nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Secondo il racconto dei pentiti di ‘ndrangheta Giacomo Lauro e Filippo Barreca, sarebbe stata la cupola di Cosa Nostra siciliana a chiedere alla ‘ndrangheta di uccidere Scopelliti e, in cambio del ‘favore’ ricevuto, sarebbe intervenuta per far cessare la ‘guerra di mafia’ in corso a a Reggio Calabria. Ad aprile 1993 furono, quindi, arrestati, in concorso con i maggiorenti della Cupola palermitana, anche i calabresi Antonino, Antonio e Giuseppe Garonfolo, esponenti di vertice dell’omonima consorteria di Campo Calabro, collegata ai De Stefano), nonché il noto killer della ‘ndrangheta Gino Molinetti. Per la sua uccisione furono istruiti e celebrati presso il Tribunale di Reggio Calabria ben due processi, uno contro Salvatore Riina e sette boss della ‘Commissione’ di Cosa Nostra, e un secondo procedimento contro Bernardo Provenzano ed altri sei boss, tra i quali Filippo Graviano e Nitto Santapaola.</p>
<p>Furono tutti condannati in primo grado nel 1996 e nel 1998 e, successivamente, assolti in Corte d’Appello nel 1998 e nel 2000 perché le accuse vennero giudicate discordanti. Dopo anni di stasi giudiziaria, nel 2012, nel corso di un’udienza del processo ‘Meta’ contro la ‘ndrangheta a Reggio Calabria, il pentito della cosca De Stefano, Antonino Fiume, dichiarò che a uccidere il giudice sarebbero stati due reggini su richiesta di Cosa Nostra, senza però fare i nomi dei presunti killer. Una svolta significativa nelle indagini sulla morte del giudice si registrò nel 2018, quando il collaboratore di giustizia Maurizio Avola si autoaccusò dell’omicidio, dichiarandosi parte del commando di fuoco che operò a Piale di Campo Calabro e facendo rinvenire agli inquirenti la presunta arma del delitto: un fucile calibro 12 di fabbricazione spagnola sotterrato nel giardino di una villetta situata nel Comune di Belpasso, in provincia di Catania. Sulla scorta di tali rivelazioni, nel 2019 il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo riaprì l’inchiesta e 17 persone furono iscritte nel registro degli indagati, tra cui anche l’ex boss Matteo Messina Denaro.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta stragista: &#8220;Dietro &#8216;Falange armata&#8217; mafie e servizi deviati, sigla usata per omicidio del giudice Scopelliti&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-stragista-dietro-falange-armata-mafie-e-servizi-deviati-sigla-usata-per-omicidio-del-giudice-scopelliti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 15:15:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Fu Totò Riina, durante il vertice di Enna , tra il 1991 e il 1992, a comunicare ai presenti che ogni attentato attuato da Cosa Nostra doveva essere segnalato con la sigla Falange Armata, sigla utilizzata in Calabria per la prima volta il 9 agosto 1991 con l&#8217;omicidio del sostituto procuratore della Cassazione, Antonino Scopelliti&#8221;. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Fu Totò Riina, durante il vertice di Enna , tra il 1991 e il 1992, a comunicare ai presenti che ogni attentato attuato da Cosa Nostra doveva essere segnalato con la sigla Falange Armata, sigla utilizzata in Calabria per la prima volta il 9 agosto 1991 con l&#8217;omicidio del sostituto procuratore della Cassazione, Antonino Scopelliti&#8221;. Lo ha detto il Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, nel corso del dibattimento di appello in cui sono imputati il boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, e Rocco Santo Filippone, individuato dagli investigatori come &#8216;uomo di fiducia&#8217; dei Piromalli di Gioia Tauro, già condannati in primo grado all&#8217;ergastolo per il duplice omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo.</p>
<p>Il processo è in corso a Reggio Calabria. Secondo il magistrato, &#8220;un&#8217;entità dei servizi deviati autorizzò &#8216;ndrangheta e Cosa nostra a utilizzare la sigla&#8221;. Lombardo ha approfondito, alla luce dei verbali dei collaboratori di giustizia Antonio Schettini, &#8220;uomo di fiducia per il narcotraffico del clan Papalia&#8221;, Annunziatino Romeo e Antonino Fiume, la cointeressenza tra &#8216;ndrangheta e Cosa Nostra in ordine al periodo delle stragi, e l&#8217;origine della sigla &#8216;falange armata&#8217;, &#8220;nota come Falarm &#8211; ha detto Lombardo &#8211; che insieme al Gos (gruppi operativi speciali) e Nac (Nucleo azioni coperte), costituiva la sezione K della settima divisione del Sismi e la Gladio&#8221;. Il rappresentante della pubblica accusa, &#8220;a seguito della deposizione dell&#8217;ex ambasciatore Francesco Paolo Fulci nel corso del processo di primo grado ed all&#8217;approfondimento delle dichiarazioni dei collaboratori&#8221;, ha comunicato che saranno resi a disposizione della Corte d&#8217;Appello, presieduta da Bruno Muscolo, &#8220;i sedici nomi che ne gestivano le attività. Qui non si tratta di responsabilità istituzionali &#8211; ha sottolineato Giuseppe Lombardo &#8211; ma di precise responsabilità individuali&#8221;. </p>
<p>La pubblica accusa, inoltre, ha tratteggiato il legame strategico della &#8216;componente riservata&#8217; della &#8216;ndrangheta, costituito &#8220;dai Piromalli, i De Stefano, i Mancuso e i Papalia&#8221;, che a Nicotera (VV), in un villaggio turistico &#8211; secondo quanto riferito dal pentito Franco Pino &#8211; si incontrarono nel 1992, per valutare la richiesta di Cosa Nostra di partecipare alle stragi di quegli anni. &#8220;Falange Armata &#8211; ha detto Lombardo &#8211; è la sigla usata anche per confondere le ragioni vere dell&#8217;omicidio dell&#8217;operatore carcerario Umberto Mormile, assassinato su mandato del boss di Platì, Domenico Papalia&#8221;. Mormile, ha detto il magistrato, &#8220;si rifiutava di rilasciare relazioni di servizio in favore della condotta di Papalia&#8221;. Lombardo ha dedicato un capitolo della sua relazione &#8211; riporta l&#8217;Agi &#8211; anche al doloroso periodo dei sequestri di persona. &#8220;I proventi di quella attività criminosa &#8211; ha affermato &#8211; venivano divisi al 50% tra la &#8216;ndrangheta e i così detti &#8216;poteri occulti&#8217;, fino a che non fu deciso di rinunciare definitivamente a quel tipo di reato per &#8216;disposizioni dall&#8217;alto'&#8221;.</p>
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		<title>Nuove accuse per Pittelli: &#8220;portavoce esigenze cosca Piromalli&#8221; nell&#8217;inchiesta su omicidio giudice Scopelliti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2021 12:44:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Pittelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giancarlo Pittelli, l’avvocato penalista ed ex parlamentare di Forza Italia arrestato stamani nell’ambito dell’inchiesta “Mala pigna” su un traffico illecito di rifiuti coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, secondo l’accusa avrebbe anche svolto, è scritto nel capo di imputazione, un ruolo “da ‘postino’ per conto dei capi della cosca Piromalli, nella perizia balistica relativa all’omicidio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Giancarlo Pittelli, l’avvocato penalista ed ex parlamentare di Forza Italia arrestato stamani nell’ambito dell’inchiesta “Mala pigna” su un traffico illecito di rifiuti coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, secondo l’accusa avrebbe anche svolto, è scritto nel capo di imputazione, un ruolo “da ‘postino’ per conto dei capi della cosca Piromalli, nella perizia balistica relativa all’omicidio del giudice Antonino Scopelliti“, il sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione ucciso il 9 agosto del 1991 in un agguato a Campo Calabro, nel reggino, mentre rientrava a casa a bordo della sua autovettura.</p>
<p>In particolare, l’ex parlamentare, secondo l’accusa, avrebbe sottoposto all’attenzione di un indagato, ritenuto “soggetto di estrema fiducia” della famiglia mafiosa Piromalli di Gioia Tauro, “una missiva proveniente da Antonio Piromalli finalizzata a far risultare un pagamento tracciato e quietanzato per il consulente tecnico che avrebbe dovuto redigere la consulenza per conto di Giuseppe Piromalli detto ‘Facciazza’ indagato quale mandante, in concorso con altri capi di cosche di ‘ndrangheta e di Cosa nostra siciliana, dell’omicidio del giudice Scopelliti facendosi portavoce delle esigenze della cosca”. In sostanza, per la Dda reggina, avrebbe pianificato “un sistema al fine di eludere la tracciabilità del denaro necessario alle strategie difensive, proveniente da profitti criminali”. </p>
<p>(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Rinascita-Scott, &#8216;ndrangheta si sarebbe mossa per Scopelliti alle regionali 2010</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 May 2021 13:24:19 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[2010]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni regionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La &#8216;ndrangheta, a livello unitario, si sarebbe mossa per sostenere alle elezioni regionali, nel 2010, Giuseppe Scopelliti, poi eletto alla guida della Regione Calabria. E’ quanto svelato oggi nel corso del maxiprocesso Rinascita-Scott, in corso a Lamezia Terme, dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, dal collaboratore di giustizia Andrea Mantella, principale teste dell’accusa rappresentata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La &#8216;ndrangheta, a livello unitario, si sarebbe mossa per sostenere alle elezioni regionali, nel 2010, Giuseppe Scopelliti, poi eletto alla guida della Regione Calabria. E’ quanto svelato oggi nel corso del maxiprocesso Rinascita-Scott, in corso a Lamezia Terme</strong>, dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, <strong>dal collaboratore di giustizia Andrea Mantella</strong>, principale teste dell’accusa rappresentata dal pm della Dda di Catanzaro.</p>
<p>Il collaboratore ha svelato che un emissario del boss di Nicotera e Limbadi, Pantaleone Mancuso, detto &#8220;Scarpuni&#8221;, portò a Vibo una somma di denaro da parte della ‘ndrangheta reggina per comprare voti in favore di Scopelliti anche a Vibo Valentia. Mantella avrebbe trattenuto per sé una parte dei soldi, mentre altre diecimila euro le avrebbe girate a Domenico Camillò (imputato del processo), presunto capo della ‘ndrina dei Pardea di Vibo Valentia, per comprare un centinaio di voti fra gli affiliati al clan ed i loro familiari.</p>
<p><strong>L’ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti (già condannato per altre vicende a Reggio Calabria) non figura, comunque, fra gli imputati del maxiprocesso Rinascita-Scott.</strong></p>
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		<title>Parla il nuovo pentito: Scopelliti e Sarra davano garanzia a cosche di &#8216;ndrangheta</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/parla-il-nuovo-pentito-scopelliti-e-sarra-davano-garanzia-a-cosche-di-ndrangheta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 12:24:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; L&#8217;ex sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti e l&#8217;ex sottosegretario regionale Alberto Sarra &#8211; il primo indagato e l&#8217;altro imputato nell&#8217;inchiesta Gotha &#8211; avrebbero dato garanzie alla &#8216;ndrangheta. Lo ha detto il neo-pentito Seby Vecchio, l&#8217;ex assessore comunale e poliziotto che, dopo essere stato arrestato nell&#8217;inchiesta &#8220;Pedigree 2&#8221;, ha deciso di collaborare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; L&#8217;ex sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti e l&#8217;ex sottosegretario regionale Alberto Sarra &#8211; il primo indagato e l&#8217;altro imputato nell&#8217;inchiesta Gotha &#8211; avrebbero dato garanzie alla &#8216;ndrangheta. Lo ha detto il neo-pentito Seby Vecchio, l&#8217;ex assessore comunale e poliziotto che, dopo essere stato arrestato nell&#8217;inchiesta &#8220;Pedigree 2&#8221;, ha deciso di collaborare con la giustizia. Ai pm della Dda di Reggio Calabria Stefano Musolino e Walter Ignazitto, Vecchio ha raccontato i rapporti della politica reggina con esponenti di &#8216;ndrangheta come Leo Caridi, fratello del boss Nino Caridi, e Mimì Sconti da poco arrestato per mafia.<br />
Stando al racconto del pentito, Scopelliti &#8220;garantiva a Mimì Sconti, a Leo Caridi, di stare tranquillo che c&#8217;era Sarra che faceva da equilibrio, non si dimenticava di loro, insomma. Gli interessi, parliamo sempre dei dati economici, degli appalti, soldi, dove .. posti di lavoro, tutto quello che la politica può fornire&#8221;. Erano gli anni della prima consiliatura di Scopelliti a Palazzo San Giorgio. Tra il 2002 e il 2007, &#8220;Peppe Scopelliti fa un rodaggio al Comune di Reggio &#8211; dice il pentito &#8211; dove si, i De Stefano erano vicino a Peppe e lo si sa, lo sanno pure ormai i ragazzi dell&#8217;asilo. Ma c&#8217;è stato un momento che è stato fischiato in un pubblico comizio Peppe Scopelliti, .. forse gli hanno tirato un pochettino le orecchie anche l&#8217;altro schieramento, cioè i Condello&#8221;. A proposito di &#8216;ndrangheta, il collaboratore ha raccontato di quando, con Alberto Sarra, andò a Roma: &#8220;Al Caffè De Paris mi presentarono il gestore, il proprietario, adesso non ricordo che ruolo aveva, che mi sono messo a ridere perché mì ha detto che lui era prima barbiere a Sinopoli, e invece là è arrivato col Porsche Cayenne. Alberto si incontrava con questi degli Alvaro, poi alla fine me li hanno presentati come quelli degli Alvaro&#8221;.<br />
Sarra, inoltre, secondo il pentito, si sarebbe incontrato con il boss Paolo Martino a Roma per discutere su &#8220;come aggiustare le cose a Reggio&#8221; visto che Peppe Scopelliti &#8220;deve darsi una regolata&#8221; perché &#8220;dà troppo verso i De Stefano. Un giorno abbiamo preso un taxi e siamo andati su una collinetta. Alberto scese e io e Mimmo Morabito abbiamo aspettato fuori… è passato un signore e Mimmo mi ha detto: &#8216;Sai chi è quello?&#8217;. Io, sinceramente dissi: &#8216;No, non so chi è&#8217;, ed era Paolo Martino. Non lo conoscevo &#8211; prosegue Vecchio &#8211; lui mi spiegò la figura carismatica, &#8216;ndranghetistica di Paolo Martino&#8221;. Ai magistrati Vecchio parla anche degli attentati compiuti una decina d&#8217;anni fa alla Leonia, la società mista che gestiva per conto del Comune la raccolta dei rifiuti.<br />
&#8220;Gli hanno sparato il camion &#8211; dice il collaboratore &#8211; hanno fatto qualche piccolo danno, che per chi non sa non si riusciva a capire, però Mimmo mi confermava invece che era tutto in virtù di questa spartizione economica da parte di Scopelliti troppo verso i De Stefano e non a parificazione con le altre famiglie di un certo peso&#8221;.<br />
&#8220;Altro che modello Reggio, modello di cartone&#8221;. A dirlo il nuovo collaboratore di giustizia Seby Vecchio, l&#8217;ex assessore comunale della città dello Stretto e poliziotto arrestato lo scorso ottobre nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Pedigree 2&#8221; contro la cosca Serraino. Tre sono i verbali depositati dai pm Stefano Musolino e Walter Ignazitto nel fascicolo del processo &#8220;Gotha&#8221;. In sostanza, ai magistrati guidati dal procuratore Giovanni Bombardieri il neo-pentito fa i nomi dell&#8217;ex sindaco di Reggio e governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti e dell&#8217;ex sottosegretario regionale Alberto Sarra. Su quest&#8217;ultimo, in particolare, Vecchio racconta un episodio avvenuto quando è diventato assessore all&#8217;istruzione nella giunta comunale guidata da Scopelliti: &#8220;L&#8217;unico passaggio strano che c&#8217;è stato &#8211; dice &#8211; è che, non appena mi hanno nominato assessore, Alberto Sarra ci ha tenuto tantissimo a portarmi da Paolo Romeo. Non è stato esplicito nello spiegarmi il perché, però era tipo come una presentazione, tipo… &#8216;togliere il cappello a qualcuno'&#8221;. &#8220;Fare giunta con Scopelliti&#8221;, in sostanza, era &#8220;una gran presa per in giro&#8221;.<br />
Seby Vecchio ricostruisce gli anni del centrodestra reggino distinguendo &#8220;l&#8217;area Sarra&#8221; e &#8220;l&#8217;area Scopelliti&#8221; e spiegando pure i rapporti che la politica aveva con la &#8216;ndrangheta. Nei suoi verbali, inoltre, fa riferimento al &#8220;cerchio magico&#8221; di Scopelliti di cui lui non faceva parte: &#8220;La mia presenza in giunta non era così forte da poter gestire Scopelliti, eppure Sarra sicuramente se ne è accorto, gliel&#8217;ho fatto capire. Cioè ci sedevamo qualcuno ogni tanto dei suoi, del cerchio magico faceva qualche parte, ma non c&#8217;era considerazione, era già tutto fatto, preconfezionato e via, se volevi era così sennò era lo stesso, o te ne andavi a casa&#8221;.</p>
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