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	<title>salari Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>I salari calabresi tra i più poveri d&#8217;Italia. Trotta: &#8220;dignità ai lavoratori con il salario minimo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2025 17:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Salari al Sud sempre più poveri, segno di lavoro precario e malpagato. Lo dice un&#8217;indagine dell&#8217;Ufficio Economia della Cgil Nazionale elaborata su dati Inps. Nel 2024 un lavoratore dipendente del settore privato (esclusi l&#8217;ambito agricolo e domestico) ha avuto un salario medio lordo annuale a livello nazionale di 24.486 euro, contro i 15.880 di chi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Salari al Sud sempre più poveri, segno di lavoro precario e malpagato. Lo dice un&#8217;indagine dell&#8217;Ufficio Economia della Cgil Nazionale elaborata su dati Inps. Nel 2024 un lavoratore dipendente del settore privato (esclusi l&#8217;ambito agricolo e domestico) ha avuto un salario medio lordo annuale a livello nazionale di 24.486 euro, contro i 15.880 di chi lavora in Calabria. Se si prende, invece, come riferimento un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, full time, che abbia lavorato almeno un anno intero, il salario medio lordo nazionale sale a 39.563 euro, ma per i calabresi si ferma a 31.618.</p>
<p>&#8220;Dati preoccupanti ma che non ci meravigliano – afferma il Segretario Generale Cgil Calabria Gianfranco Trotta -. Nel Mezzogiorno le giornate medie retribuite sono di meno, c&#8217;è un&#8217;incidenza maggiore del lavoro atipico, un maggior peso delle attività economiche con retribuzione più bassa. Al Sud, infatti, il lavoro a termine riguarda il 34,5% dei lavoratori (contro il 26,7% a livello nazionale), il part-time il 43,6% (contro il 33,0% nazionale), il lavoro discontinuo il 56,5% (contro il 45,6% nazionale)&#8221;. &#8220;Da tempo – continua Trotta &#8211; sollecitiamo l&#8217;introduzione del salario minimo per garantire lavoro dignitoso e sano, contrastare i contratti pirata e le paghe troppo basse e, ancora, per allinearsi alle direttive europee&#8221;.</p>
<p>&#8220;La Calabria paga lo scotto di collegamenti e infrastrutture precari che disincentivano le aziende ad investire sul territorio. La Zes avrebbe potuto rivelarsi un&#8217;ottima carta per la nostra regione &#8211; fa notare il Segretario &#8211; ma il suo ampliamento a tutto il Meridione ci penalizza. A parità di agevolazioni fiscali, gli imprenditori vanno lì dove la logistica è migliore e dove è più facile spostarsi e non dove la rete infrastrutturale è un colabrodo&#8221;.<br />
Alla luce degli stop della Corte dei Conti sul progetto del Ponte sullo Stretto, che inducono riflessioni, chiediamo al governo che sia dia la giusta attenzione alle infrastrutture del Mezzogiorno&#8221;.</p>
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		<title>Guzzi (Unilavoro Pmi): salari bassi in Italia e divario retributivo di genere</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/guzzi-unilavoro-pmi-salari-bassi-in-italia-e-divario-retributivo-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 07:55:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[g 20]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[salari]]></category>
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		<category><![CDATA[Sebastiano Guzzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I salari reali in Italia sono inferiori di 8,7 punti rispetto a quelli del 2008. Lo si legge nel rapporto mondiale sui salari dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si preoccupa di promuovere la giustizia sociale e i diritti umani internazionalmente riconosciuti con particolare riferimento a quelli riguardanti il lavoro in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/guzzi-unilavoro-pmi-salari-bassi-in-italia-e-divario-retributivo-di-genere/">Guzzi (Unilavoro Pmi): salari bassi in Italia e divario retributivo di genere</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I salari reali in Italia sono <strong>inferiori di 8,7 punti </strong>rispetto a quelli del 2008. Lo si legge nel <strong>rapporto mondiale sui salari</strong> dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si preoccupa di promuovere la giustizia sociale e i diritti umani internazionalmente riconosciuti con particolare riferimento a quelli riguardanti il lavoro in tutti i suoi aspetti). L’Italia, si legge, si conferma il<strong> fanalino di coda del G20</strong> sul fronte salariale. Una condizione avversa che ci contraddistingue nel panorama internazionale, e che evidenzia un arretramento senza pari tra le economie avanzate ed emergenti. L’analisi evidenzia come l’Italia sia l’unico paese del G20 in cui i salari reali siano ancora sotto i livelli pre-crisi finanziaria del 2008. Infatti, si legge, anche se nel 2024 si è registrata una crescita salariale, questa non è stata sufficiente a recuperare le perdite accumulate negli anni di alta inflazione e crisi economiche successive. Un trend negativo e allarmante, che penalizza lavoratori e famiglie.</p>
<p>A sottolinearlo,<strong> Sebastiano Guzzi</strong>, <em>Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</em>, il quale affronta la complessa questione del divario retributivo di genere. In questo cataclisma generale, ad essere penalizzate sono sempre le donne. Il motivo è sempre lo stesso. Esse continuano ad essere sovrarappresentate nei lavori a bassa retribuzione con un divario di genere persistente. Nel 2018, si legge, nell’Unione Europea le donne hanno guadagnato il 14,8% in meno degli uomini, se si considera la retribuzione lorda oraria media. Le differenze più evidenti e più cospicue si osservano in Estonia, in Germania, nella Repubblica Ceca, in Austria, in Slovacchia. D’altra parte, evidenzia Guzzi, <strong>le minori differenze</strong> si registrano in Romania, in Lussemburgo, in Italia (nel 2017), e in Belgio. Il divario retributivo, continua l’imprenditore lametino, è legato a svariati fattori culturali, legali, sociali ed economici che vanno molto oltre la mera questione d’un uguale retribuzione per un uguale lavoro. Nel confronto sulla paga oraria delle diverse professioni, nel 2014 le donne hanno guadagnato in media meno degli uomini nell’Unione Europea in tutti i nove gruppi di professioni elencate: occupazioni elementari, lavoratori nei servizi e alla vendita, lavoratori nell’artigianato e in settori correlati, operatori e assemblatori nell’industria, impiegati, media, tecnici e professioni associate, professionisti, manager. Quest’ultima,<strong> la professione che ha registrato le differenze più ampie</strong> nella paga oraria.</p>
<p>Le differenze minori si sono osservate invece nei lavori impiegatizi e per i lavoratori dei servizi e del commercio. Questo è accaduto in tutti gli stati membri, con poche eccezioni. Come ridurre il divario retributivo di genere? Sarebbe necessario, conclude Guzzi, redigere un nuovo e ambizioso piano d’azione in grado di favorire la crescita, l’innovazione ed una maggiore equità sul lavoro. Sarebbe opportuno, inoltre, rendere più chiari i processi di selezione. Fondamentali, e sicuramente risolutive, politiche interne aziendali volte all’inclusività e alla valorizzazione del personale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/guzzi-unilavoro-pmi-salari-bassi-in-italia-e-divario-retributivo-di-genere/">Guzzi (Unilavoro Pmi): salari bassi in Italia e divario retributivo di genere</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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