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	<title>resti Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 13 Apr 2026 08:44:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Catanzaro, resti umani nei pressi di un&#8217;abitazione a Germaneto: indaga la Procura</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/catanzaro-resti-umani-nei-pressi-di-unabitazione-a-germaneto-indaga-la-procura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 07:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A seguito del ritrovamento dei resti di un corpo nei pressi di un&#8217;abitazione privata a Catanzaro, la Procura della Repubblica del capoluogo ha aperto un fascicolo d&#8217;indagine . La scoperta del cadavere è avvenuta nel quartiere Germaneto lo scorso venerdì. Gli agenti delle Squadre volanti della Questura di Catanzaro si trovavano in perlustrazione nell&#8217;area alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito del ritrovamento dei resti di un corpo nei pressi di un&#8217;abitazione privata a Catanzaro, la Procura della Repubblica del capoluogo ha aperto un fascicolo d&#8217;indagine . La scoperta del cadavere è avvenuta nel quartiere Germaneto lo scorso venerdì.</p>
<p id="ob">Gli agenti delle Squadre volanti della Questura di Catanzaro si trovavano in perlustrazione nell&#8217;area alla ricerca del proprietario della casa, di cui i familiari avevano denunciato la scomparsa, quando si sono imbattuti nei resti. Non è ancora chiaro se si tratti della stessa persona.</p>
<p>La Procura ha infatti aperto un fascicolo d&#8217;indagine, al momento contro ignoti e senza ipotesi di reato, per eseguire gli accertamenti tecnici irripetibili sul corpo. Le indagini, delegate alla Squadra mobile della Questura di Catanzaro, sono volte all&#8217;identificazione e a comprendere circostante e cause del decesso.</p>
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		<title>Sono del 43enne Antonio Strangio i resti carbonizzati trovati a novembre a San Luca</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sono-del-43enne-antonio-strangio-i-resti-carbonizzati-trovati-a-novembre-a-san-luca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 19:53:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Strangio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ormai non ci sono più dubbi: i resti carbonizzati ritrovati il 19 novembre all&#8217;interno di un fuoristrada sono di Antonio Strangio, 43 anni, allevatore di San Luca (RC), del quale non si avevano notizie dall&#8217;11 novembre. La conferma arriva a seguito degli accertamenti svolti dai Carabinieri del Ris di Messina. Le analisi del Dna hanno [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai non ci sono più dubbi: i resti carbonizzati ritrovati il 19 novembre all&#8217;interno di un fuoristrada sono di Antonio Strangio, 43 anni, allevatore di San Luca (RC), del quale non si avevano notizie dall&#8217;11  novembre. La conferma arriva a seguito degli accertamenti svolti dai Carabinieri del Ris di Messina. Le analisi del Dna hanno dissipato ogni dubbio: il profilo genetico estratto dalle ossa combacia perfettamente con quello di Antonio. La notizia da pochi giorni è stata comunicata ufficialmente ai parenti.</p>
<p>Strangio, sposato e padre di quattro figli, non ha alcun precedente per fatti di &#8216;ndrangheta. Il padre, Giuseppe, fu coinvolto nell&#8217;inchiesta sul sequestro di Cesare Casella, rapito a Pavia nel 1988 e rilasciato due anni dopo dietro pagamento di un riscatto. Le vicende si mescolano con quelle delle più importanti famiglie di ‘ndrangheta della Locride e di San Luca, sulle pendici d’Aspromonte, culla del «Crimine della ‘ndrangheta».</p>
<p>Si sapeva che l’uomo aveva precedenti per narcotraffico e un cognome particolare perchè Strangio appartiene ad una delle famiglie più note della ‘ndrangheta. Il ramo familiare non è legato direttamente ai Nirta-Strangio in guerra con i Pelle-Vottari. Antonio fa parte degli Strangio «Barbari», legati alla altrettanto storica famiglia dei Mammoliti (detti Fischiante).</p>
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		<title>San Luca, sono umani i resti ritrovati nel fuoristrada bruciato di Antonio Strangio</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/san-luca-sono-umani-i-resti-ritrovati-nel-fuoristrada-bruciato-di-antonio-strangio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Dec 2024 09:57:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si fa strada l&#8217;ipotesi secondo cui i resti rinvenuti all&#8217;interno dell&#8217;auto carbonizzata di proprietà di Antonio Strangio, allevatore 42enne di San Luca (Reggio Calabria), di cui non si hanno notizie da almeno 5 giorni, possano essere di natura umana e non animale, come ipotizzato in un primo momento. A sciogliere ogni dubbio saranno, tuttavia, gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa strada l&#8217;ipotesi secondo cui i resti rinvenuti all&#8217;interno dell&#8217;auto carbonizzata di proprietà di <strong>Antonio Strangio</strong>, allevatore 42enne di San Luca (Reggio Calabria), di cui non si hanno notizie da almeno 5 giorni, possano essere di natura umana e non animale, come ipotizzato in un primo momento. A sciogliere ogni dubbio saranno, tuttavia, gli accertamenti del Ris di Messina sul Dna, disposti dalla Procura di Locri dopo il sequestro della vettura. L&#8217;auto, un fuoristrada, era stata ritrovata nei giorni scorsi dai carabinieri della Compagnia di Bianco in una zona di campagna della Locride, completamente distrutta da un incendio. Al momento gli inquirenti non escludono alcuna pista.</p>
<p>La misteriosa sparizione di Strangio fa tornare lo spauracchio degli anni più bui nella Locride. L&#8217;uomo, infatti, è il figlio di Giuseppe Strangio, boss dell‘ndrangheta tra gli &#8216;specialisti dei sequestri&#8217; nella stagione dei rapimenti eccellenti che funestò la Locride tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90.</p>
<p>Peppe Strangio fu tra gli autori, tra gli altri, del rapimento di Cesare Casella, all&#8217;epoca poco più che 18enne, sequestrato a Pavia il 18 gennaio 1988 per essere portato sui monti dell&#8217;Aspromonte, e liberato soltanto a dicembre dell&#8217;anno successivo dietro il pagamento di un riscatto. Fu proprio Peppe Strangio, evaso dal carcere di Lecce dopo un permesso premio e rimasto ferito in un conflitto a fuoco con i carabinieri dei Gis prima di essere arrestato, a lanciare un appello dall&#8217;ospedale per il suo rilascio. Ora il giallo della sparizione del figlio Antonio turba la tranquillità dei paesi della Locride, facendo temere per un nuovo conflitto armato tra famiglie rivali dopo il periodo di relativa quiete seguito alla strage di Duisburg del 2007.</p>
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		<item>
		<title>Resti umani sulla spiaggia a Santa Maria di Ricadi, stesse calze e scarpa di quelli di Capaccio Paestum</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/resti-umani-sulla-spiaggia-a-santa-maria-di-ricadi-stesse-calze-e-scarpa-di-quelli-di-capaccio-paestum/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 19:46:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Capaccio Paestum]]></category>
		<category><![CDATA[resti]]></category>
		<category><![CDATA[Ricadi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ieri pomeriggio, sulla spiaggia Santa Maria di Ricadi, a sud del promontorio di Capo Vaticano in Calabria, sono state rinvenute ossa umane, restituite dalle onde del mare dopo il maltempo: si tratta, nello specifico, di un piede sinistro, ancora infilato in calzettone e scarpa, uguali a quelli ritrovati domenica mattina a Capaccio Paestum, sulla spiaggia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri pomeriggio, sulla spiaggia <strong>Santa Maria di Ricadi</strong>, a sud del promontorio di Capo Vaticano in <strong>Calabria</strong>, sono state rinvenute ossa umane, restituite dalle onde del mare dopo il maltempo: si tratta, nello specifico, di un piede sinistro, ancora infilato in calzettone e scarpa, uguali a quelli ritrovati domenica mattina a <strong>Capaccio Paestum</strong>, sulla spiaggia di Licinella (<em>nell&#8217;immagine</em>). Si tratta, dunque, con ogni probabilità dell&#8217;altro arto mutilato della stessa persona: sulla costa cilentana era stato infatti trovato il piede destro. Anche qui, i carabinieri di Spilinga hanno proceduto a prelevare i resti su ordine della Procura di Vibo Valentia.</p>
<p><strong>Capaccio Paestum, il giallo dei resti umani: si cerca tra gli scomparsi in attesa del dna</strong><br />
Si lavora su più fronti nella speranza che si possa arrivare in tempi brevi ad identificare la vittima. Al momento le ipotesi sono molteplici. Potrebbe trattarsi di una vittima di omicidio o di una persona annegata in altre circostanze.</p>
<p>La presenza di un calzino e di una scarpa sportiva relativamente ben conservati, nonostante l’azione del mare, suggerisce che i resti possano appartenere a una persona deceduta di recente. Non è esclusa l’ipotesi che si tratti di un migrante morto nel Mediterraneo durante una traversata verso l’Italia.</p>
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		<item>
		<title>I resti della Croma blindata della scorta di Giovanni Falcone fanno tappa in Calabria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/i-resti-della-croma-blindata-della-scorta-di-giovanni-falcone-fanno-tappa-in-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jan 2022 09:37:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[croma]]></category>
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		<category><![CDATA[resti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 26 gennaio alle 10:30 nell’aula magna dell’Istituto scolastico​ alberghiero di Villa San Giovanni,​​ intitolato​ ad Emanuela Loi​ morta​ nella strage di via D’Amelio, farà tappa la teca con i resti della “Quarto Savona​ 15”,​ il nome in codice della Croma blindata della scorta di Giovanni Falcone su cui viaggiavano gli agenti Antonio Montinaro, Vito [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mercoledì 26 gennaio alle 10:30</strong> nell’aula magna dell’Istituto scolastico​ alberghiero di Villa San Giovanni,​​ intitolato​ ad Emanuela Loi​ morta​ nella strage di via D’Amelio, farà tappa la teca con i resti della “<strong>Quarto Savona​ 15</strong>”,​ il <strong>nome in codice</strong> della Croma blindata della <strong>scorta di Giovanni Falcone</strong> su cui viaggiavano gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.</p>
<p>I resti dell’auto blindata della scorta di Falcone girano l’Italia per il trentennale della Dia &#8220;Direzione Investigativa Antimafia&#8221;; “<em>Per la​ bandiera, uomini nel coraggio​ e nella​ bandiera</em>” si chiama così la <strong>giornata del 26 gennaio</strong> dedicata alle<strong> donne e agli uomini delle scorte</strong>. «<em>Portiamo nel cuore non solo</em>​ – spiega Bruna Siviglia – <em>quanti hanno perso la vita ma​ ​ tutti coloro che quotidianamente​ fanno della loro missione un’opera di servizio fondamentale​ per la sicurezza della popolazione e del territorio.​ Per tale motivo, omaggeremo le varie rappresentanze degli uomini​ ​ e delle donne delle scorte​, servitori dello Stato​, ​ di cui si parla​ poco</em>».</p>
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		<item>
		<title>Shock al cimitero di Vibo: trovati 4 scheletri sul tetto di una cappella</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/shock-al-cimitero-di-vibo-trovati-4-scheletri-sul-tetto-di-una-cappella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Dec 2021 10:38:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
		<category><![CDATA[cimitero di vibo]]></category>
		<category><![CDATA[ossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Così come riporta il &#8220;Quotidiano del Sud&#8221; 4 scheletri sono stati ritrovati sopra il tetto di una cappella nel cimitero di Vibo Valentia. A quanto pare, alle dimensioni dei resti, apparterrebbero a dei ragazzini. La Procura di Vibo ha aperto un’indagine su segnalazione della Polizia municipale che da tempo sta eseguendo una serie di controlli [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Così come riporta il &#8220;Quotidiano del Sud&#8221; 4 scheletri sono stati ritrovati sopra il tetto di una cappella nel cimitero di Vibo Valentia. A quanto pare, alle dimensioni dei resti, apparterrebbero a dei ragazzini. La Procura di Vibo ha aperto un’indagine su segnalazione della Polizia municipale che da tempo sta eseguendo una serie di controlli nelle aree cimiteriali del capoluogo e delle frazioni. Nei mesi scorsi lo stesso cimitero era balzato alle cronache per il rinvenimento di resti umani sparsi in po’ ovunque, indumenti di defunti e bare, tre camere “fantasma” e 239 ossarietti completamente vuoti.</p>
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		<title>Resti umani trovati in un bosco di Oleggio: sono di un operaio scomparso 20 anni, ma il caso è ormai chiuso</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/resti-umani-trovati-in-un-bosco-di-oleggio-sono-di-un-operaio-scomparso-20-anni-ma-il-caso-e-ormai-chiuso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Nov 2021 11:27:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Rettura]]></category>
		<category><![CDATA[Mohamed Sow]]></category>
		<category><![CDATA[Oleggio]]></category>
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		<category><![CDATA[Rocco Fedele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono di Mohamed Sow, operaio senegalese scomparso 20 anni fa, i resti trovati ad aprile nei boschi di Oleggio, in provincia di Novara. Lo rende noto la Procura di Verbania. Per la scomparsa dell&#8217;operaio furono indagati i titolari della &#8216;Pulimetal&#8217;, dove lavorava. Accusati di omicidio, vennero assolti. La svolta, grazie alle analisi dei Laboratori di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono di Mohamed Sow, operaio senegalese scomparso 20 anni fa, i resti trovati ad aprile nei boschi di Oleggio, in provincia di Novara. Lo rende noto la Procura di Verbania. Per la scomparsa dell&#8217;operaio furono indagati i titolari della &#8216;Pulimetal&#8217;, dove lavorava. Accusati di omicidio, vennero assolti. La svolta, grazie alle analisi dei Laboratori di antropologia e odontologia forense dell&#8217;Università di Milano, non consentirà di riaprire il caso. L&#8217;imputato assolto o prosciolto con sentenza irrevocabile &#8211; ricorda la procura &#8211; non può &#8220;essere sottoposto a procedimento penale per il medesimo fatto, neppure diversamente qualificato o circostanziato&#8221;.</p>
<p>Il giovane, arrivato in Italia nel 1998, lavorava in un&#8217;azienda di pulitura metalli di proprietà di due calabresi di Taurianova, Rocco Fedele e Domenico Rettura. Proprio su di loro si erano concentrate le indagini.</p>
<p>Il pm di Verbania Fabrizio Argentieri li aveva accusati di omicidio e occultamento di cadavere, ma dopo ben 7 processi, nel 2014 arrivò l&#8217;assoluzione in via definitiva. Proprio il mancato ritrovamento del cadavere era stato decisivo per il mancato accoglimento dell&#8217;impianto accusatorio della procura, che sosteneva che i due datori di lavoro avessero ucciso il giovane che si sarebbe reso protagonista di una protesta per il mancato rispetto degli accordi sulla sua retribuzione.</p>
<p>Secondo gli inquirenti Rettura e Fedele avrebbero ucciso Sow e ne avrebbero fatto sparire il cadavere, che però non era stato mai ritrovato. La perizia giunta a conclusione conferma questa ipotesi, ma tutto questo non basterà a rendere giustizia al ragazzo africano: l&#8217;assoluzione definitiva rende impossibile la riapertura del processo. Nel frattempo i due imprenditori hanno chiuso l&#8217;azienda nel novarese e sono tornati in Calabria. Qui nel 2017 sono stati arrestati nell&#8217;ambito di una maxi operazione contro la &#8216;ndrangheta e sono rimasti ristretti ai domiciliari fino a pochi mesi fa.</p>
<p>(<strong>fonte: La Repubblica.it</strong>)</p>
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