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	<title>reperti Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 15 Apr 2026 16:19:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Carabinieri Tpc consegnano reperti a Parchi archeologici Crotone e Sibari</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/carabinieri-tpc-consegnano-reperti-a-parchi-archeologici-crotone-e-sibari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 16:19:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 15 aprile 2026, a Cosenza nella Sala Leone di Palazzo Arnone, i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno consegnato al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari 46 reperti archeologici recuperati in Italia e in Francia nel corso delle attività svolte nell&#8217;indagine denominata &#8220;ACHEI&#8221;, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone. L&#8217;evento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 15 aprile 2026, a Cosenza nella Sala Leone di Palazzo Arnone, i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno consegnato al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari 46 reperti archeologici recuperati in Italia e in Francia nel corso delle attività svolte nell&#8217;indagine denominata &#8220;ACHEI&#8221;, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Crotone. L&#8217;evento si è svolto alla presenza del Prefetto di Cosenza e del Comandante Provinciale Carabinieri di Cosenza, oltre alle Autorità civili, militari e religiose provinciali e cittadine. Gli straordinari reperti archeologici restituiti, di importante valore storico-culturale ed economico, sono stati rintracciati nel contesto di una complessa attività d&#8217;indagine svolta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza che ha acclarato l&#8217;esistenza di un vasto traffico su scala nazionale e internazionale con ramificazioni in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia — di reperti archeologici scavati clandestinamente sul territorio italiano.</p>
<p>Tra i beni consegnati figurano anche reperti sequestrati in Francia e rimpatriati lo scorso 16 ottobre su provvedimento dell&#8217;Autorità Giudiziaria francese che ne ha disposto la loro consegna allo Stato Italiano. Le indagini, svolte tra il 2017 e il 2018, hanno permesso di ricostruire i sistematici saccheggi operati da squadre di &#8220;tombaroli&#8221; che, con una articolata suddivisione di competenze e ruoli, garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di preziosi beni archeologici, venduti in articolati e complessi canali di ricettazione in Italia e all&#8217;estero. L&#8217;operazione si è conclusa con l&#8217;emissione di un&#8217;ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del GIP del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura che ha coordinato le indagini, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un&#8217;associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita, nonché l&#8217;esecuzione di 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà.</p>
<p>L&#8217;odierna restituzione al patrimonio dello Stato di beni culturali recuperati è frutto di azioni complesse, compiute in stretta sinergia con gli organi centrali e periferici del MiC, con l&#8217;impegno e la professionalità di donne e uomini, militari e civili specializzati nello specifico settore, che hanno permesso di salvare importanti testimonianze artistiche che appartengono alla collettività e che raccontano la storia e l&#8217;evoluzione della nostra civiltà.</p>
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		<title>A Venezia la consegna di 12 reperti assegnati al Museo archeologico di Vibo Valentia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/a-venezia-la-consegna-di-12-reperti-assegnati-al-museo-archeologico-di-vibo-valentia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 12:47:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il ritorno a casa: reperti archeologici riconsegnati allo Stato&#8221;. È questo il titolo della conferenza stampa in programma il 17 dicembre a Venezia, presso il Salone del Piovego di Palazzo Ducale. L’incontro è dedicato alla consegna di un gruppo di reperti archeologici di eccezionale pregio, recuperati dalla Soprintendenza di Venezia in collaborazione con il Comando [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il ritorno a casa: reperti archeologici riconsegnati allo Stato&#8221;. È questo il titolo della conferenza stampa in programma il 17 dicembre a Venezia, presso il Salone del Piovego di Palazzo Ducale. L’incontro è dedicato alla consegna di un gruppo di reperti archeologici di eccezionale pregio, recuperati dalla Soprintendenza di Venezia in collaborazione con il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio e la Procura della Repubblica. I dodici beni, provenienti da scavi clandestini, sono stati destinati al Museo archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, dove saranno valorizzati e resi fruibili al pubblico.<br />
«La consegna di questi importanti reperti al Museo di Vibo &#8211; sottolinea il direttore della Direzione regionale Musei nazionali Calabria, Fabrizio Sudano &#8211; è il frutto di una collaborazione virtuosa tra il Nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Venezia, la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, la nostra e altre istituzioni del Ministero della Cultura, che desidero ringraziare per la professionalità e la dedizione dimostrate in ogni fase del procedimento. Il lavoro costante del Nucleo Tpc nel recupero dei beni culturali, unito al supporto tecnico-scientifico delle realtà preposte, permette di restituire allo Stato manufatti di straordinario valore storico e identitario, assicurando che tornino a essere patrimonio condiviso della collettività. Tale operazione, tra l’altro, rappresenta l’ulteriore conferma che la tutela diventa davvero efficace quando le istituzioni<br />
collaborano in modo continuo e integrato tra loro».</p>
<p>«L’arrivo di questi reperti &#8211; afferma dal canto suo il direttore del “Capialbi”, Michele Mazza &#8211; rappresenta un’ulteriore opportunità per il percorso di valorizzazione che stiamo sviluppando nell’ambito del Grande progetto Beni Culturali, dove sarà possibile prevedere una sala appositamente dedicata ai reperti confiscati e restituiti allo Stato. Si tratterà di uno spazio pensato per raccontare non solo il valore storico e artistico dei manufatti, ma anche l’impegno quotidiano delle istituzioni nella lotta al traffico illecito e nella difesa del patrimonio culturale. L’assegnazione al nostro Museo conferma il ruolo che esso riveste come presidio di tutela, ricerca e memoria».</p>
<p>I reperti sono stati recuperati dai carabinieri in una casa e in un importante palazzo di Venezia e presso un antiquario di Torino. Tra i beni restituiti figura un &#8220;cratere a mascheroni&#8221; in ceramica apula a figure rosse, con sovra-dipinture in bianco e in giallo, risalente al IV secolo a. C.. La raccolta comprende, inoltre, un&#8217;hydria a figure rosse, una kylix a figure nere, un&#8217;oinochoe a figure rosse, una lekythos a figure nere, una testina fittile, una &#8220;tanagrina&#8221;, un askòs a forma umana in terracotta e uno in bronzo, una piccola kore in bronzo, uno specchio in osso con decorazione a sbalzo e un balsamario in vetro verde chiaro.</p>
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		<item>
		<title>I Carabinieri TPC restituiscono al Museo Archeologico dell&#8217;Umbria oltre 2mila reperti archeologici</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/i-carabinieri-tpc-restituiscono-al-museo-archeologico-dellumbria-oltre-2mila-reperti-archeologici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 13:22:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella mattinata odierna il Comandante del Gruppo Carabinieri TPC di Roma, unitamente al Comandante del Nucleo Carabinieri TPC di Cosenza, ha consegnato al Direttore del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria oltre duemila reperti archeologici di provenienza eterogenea e di eccezionale valore storico, tra i quali figurano oggetti italici, etruschi, greci e magnogreci recuperati nell’ambito dell’indagine convenzionalmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mattinata odierna il Comandante del Gruppo Carabinieri TPC di Roma, unitamente al Comandante del Nucleo Carabinieri TPC di Cosenza, ha consegnato al Direttore del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria oltre duemila reperti archeologici di provenienza eterogenea e di eccezionale valore storico, tra i quali figurano oggetti italici, etruschi, greci e magnogreci recuperati nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “ACHEI”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone. L’evento si è svolto alla presenza del Capo Dipartimento Tutela Patrimonio Culturale del Mic, del Direttore Generale Musei del Mic, del Comandante della Legione Carabinieri “Umbria”, del Comandante del Comando Provinciale Carabinieri di Perugia, del Direttore Regionale Musei Nazionali di Perugia Direzione Regionale Musei Nazionali Umbria e del Soprintendente ABAP per l’Umbria, nonché delle Autorità civili, militari e religiose provinciali e cittadine.</p>
<p>Gli straordinari reperti archeologici restituiti, riferiti all’Italia centrale e al territorio umbro, di ingentissimo valore storico-culturale ed economico, sono stati recuperasti nel contesto di una complessa attività d’indagine sviluppata dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza che hanno constatato, inequivocabilmente, l’esistenza di un vasto traffico di beni archeologici italiani su scala nazionale e internazionale, con ramificazioni all’estero tra Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia. Le indagini, svolte da maggio 2017 a luglio 2018, hanno consentito di accertare i sistematici saccheggi di più squadre di “tombaroli” che, con una articolata suddivisione di competenze e ruoli, garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di beni archeologici, di ingente valore economico, inseriti in complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero.<br />
L’operazione dello speciale reparto dell’Arma si è conclusa con l’emissione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del G.I.P. del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica che ha coordinato le indagini, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita, nonché l’esecuzione di 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà.</p>
<p>L’odierna restituzione al patrimonio dello Stato dei beni culturali recuperati è frutto di azioni complesse, compiute in stretta sinergia con gli organi centrali e periferici del Mic, nonché dell’impegno e la professionalità di donne e uomini, militari e civili, altamente specializzati nello specifico settore, che hanno consentito di salvare importanti testimonianze dell’identità collettività che raccontano la loro storia e, di riflesso, la nostra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/i-carabinieri-tpc-restituiscono-al-museo-archeologico-dellumbria-oltre-2mila-reperti-archeologici/">I Carabinieri TPC restituiscono al Museo Archeologico dell&#8217;Umbria oltre 2mila reperti archeologici</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Consegnati dai Carabinieri TPC a Soprintendenze Catanzaro e Crotone preziosi reperti archeologici</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/consegnati-dai-carabinieri-tpc-a-soprintendenze-catanzaro-e-crotone-preziosi-reperti-archeologici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 12:16:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella mattinata odierna il Comandante del Gruppo Carabinieri TPC di Roma, alla presenza del Comandante Provinciale Carabinieri di Crotone, ha consegnato alla Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone 42 preziosi reperti archeologici e 5 fedeli riproduzioni moderne di reperti antichi, recuperati in collaborazione con la Compagnia Carabinieri di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mattinata odierna il Comandante del Gruppo Carabinieri TPC di Roma, alla presenza del Comandante Provinciale Carabinieri di Crotone, ha consegnato alla Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone 42 preziosi reperti archeologici e 5 fedeli riproduzioni moderne di reperti antichi, recuperati in collaborazione con la Compagnia Carabinieri di Cirò Marina nel corso delle attività svolte nell’ambito dell’indagine convenzionalmente denominata “ACHEI”, coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone. L’evento si è svolto alla presenza del Prefetto di Crotone e delle Autorità civili, militari e religiose provinciali e cittadine. Gli straordinari reperti archeologici, di notevole valore storico-culturale ed economico, sono stati rintracciati nel contesto di una complessa attività d’indagine dei Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza che ha acclarato, inequivocabilmente, l’esistenza di un vasto traffico su scala nazionale e internazionale – con ramificazioni in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia – di reperti archeologici italiani.</p>
<p>Le indagini, avviate a maggio 2017 e concluse a luglio 2018, hanno consentito di accertare i sistematici saccheggi di più squadre di “tombaroli” che, con una articolata suddivisione di competenze e ruoli, garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di beni archeologici, di notevole valore economico, inseriti in articolati e complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero. L’operazione si è conclusa con l’emissione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del GIP del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica che ha coordinato le indagini, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di appartenere ad un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita. Contestualmente si è proceduto all’esecuzione di 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà. </p>
<p>L’odierna restituzione al patrimonio dello Stato dei beni culturali recuperati è frutto di azioni complesse, compiute in stretta sinergia con gli organi centrali e periferici del MiC, nonché dell’impegno e della professionalità di donne e uomini, militari e civili, altamente specializzati nello specifico settore, che hanno consentito di salvare importanti testimonianze dell’identità collettività che ci raccontano la loro storia e, di riflesso, la nostra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/consegnati-dai-carabinieri-tpc-a-soprintendenze-catanzaro-e-crotone-preziosi-reperti-archeologici/">Consegnati dai Carabinieri TPC a Soprintendenze Catanzaro e Crotone preziosi reperti archeologici</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Restituiti a museo Tarquinia 7 reperti etruschi sequestrati dopo indagine nel Regno Unito</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/restituiti-a-museo-tarquinia-7-reperti-etruschi-sequestrati-dopo-indagine-nel-regno-unito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jun 2024 10:52:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Tpc Cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comandante del Gruppo Carabinieri Tpc di Roma e il Comandante del Nucleo Carabinieri Tpc di Cosenza hanno consegnato al direttore del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia 7 preziosi reperti archeologici recuperati nel Regno Unito nel corso delle attività svolte nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine denominata &#8220;Achei&#8221;, coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone. L&#8217;evento si è svolto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/restituiti-a-museo-tarquinia-7-reperti-etruschi-sequestrati-dopo-indagine-nel-regno-unito/">Restituiti a museo Tarquinia 7 reperti etruschi sequestrati dopo indagine nel Regno Unito</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comandante del Gruppo Carabinieri Tpc di Roma e il <strong>Comandante del Nucleo Carabinieri Tpc di Cosenza</strong> hanno consegnato al direttore del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia 7 preziosi reperti archeologici recuperati nel Regno Unito nel corso delle attività svolte nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine denominata &#8220;Achei&#8221;, coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone.<br />
L&#8217;evento si è svolto alla presenza del prefetto di Viterbo, del Direttore Generale Musei del MiC, del Comandante del Comando Provinciale Carabinieri di Viterbo, del Direttore Regionale Musei Lazio e del Soprintendente A.b.a.p. per la provincia di Viterbo e per l&#8217;Etruria meridionale Marherita Eichberg.</p>
<p>I reperti riconsegnati, &#8220;di eccezionale valore archeologico&#8221;, sono stati rintracciati nel contesto di una complessa attività d&#8217;indagine dei <strong>Carabinieri del Nucleo T.P.C. di Cosenza</strong> che ha accertato l&#8217;esistenza di un vasto traffico su scala nazionale e internazionale, con ramificazioni in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia, di reperti archeologici italiani. Le indagini, condotte dal maggio 2017 e concluse nel luglio 2018, hanno consentito di accertare i sistematici saccheggi di più squadre di &#8220;tombaroli&#8221; che, con una articolata suddivisione di competenze e ruoli, garantivano al mercato clandestino un flusso continuo di beni archeologici, di ingente valore economico, inseriti in articolati e complessi canali di ricettazione in Italia e all&#8217;estero. </p>
<p>L&#8217;operazione si è conclusa con l&#8217;emissione di un&#8217;ordinanza di applicazione di misure cautelari da parte del Gip del Tribunale di Crotone, su richiesta della locale Procura della Repubblica che ha coordinato le indagini, nei confronti di 23 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di far parte di un&#8217;associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, possesso illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita, nonché l&#8217;esecuzione di 80 decreti di perquisizione nei confronti di altrettanti soggetti, indagati in stato di libertà.<br />
(<em>Ansa)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/restituiti-a-museo-tarquinia-7-reperti-etruschi-sequestrati-dopo-indagine-nel-regno-unito/">Restituiti a museo Tarquinia 7 reperti etruschi sequestrati dopo indagine nel Regno Unito</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vibo Valentia, scoperti reperti di epoca romana durante lavori ammodernamento di una scuola</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/vibo-valentia-scoperti-reperti-di-epoca-romana-durante-lavori-ammodernamento-di-una-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 11:02:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
		<category><![CDATA[epoca]]></category>
		<category><![CDATA[reperti]]></category>
		<category><![CDATA[romana]]></category>
		<category><![CDATA[scoperta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Importanti testimonianze archeologiche, riferibili alle fasi di frequentazione romana della città di Vibo Valentia, sono state scoperte nel quartiere di Sant&#8217;Aloe, all&#8217;interno del Parco archeologico urbano. Lo rende noto la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, di concerto con l&#8217;amministrazione comunale di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/vibo-valentia-scoperti-reperti-di-epoca-romana-durante-lavori-ammodernamento-di-una-scuola/">Vibo Valentia, scoperti reperti di epoca romana durante lavori ammodernamento di una scuola</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Importanti testimonianze archeologiche, riferibili alle fasi di frequentazione romana della città di Vibo Valentia, sono state scoperte nel quartiere di Sant&#8217;Aloe, all&#8217;interno del Parco archeologico urbano. Lo rende noto la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, di concerto con l&#8217;amministrazione comunale di Vibo. La scoperta è avvenuta durante i lavori di adeguamento sismico della scuola &#8220;Murmura&#8221;, condotti con la supervisione della Soprintendenza, sotto il coordinamento scientifico del funzionario archeologo Michele Mazza. Durante le operazioni di scavo, che si sono da poco concluse e che hanno interessato i livelli di fondazione dell&#8217;edifico, sono stati esplorati 32 vani al piano terra. Al di sotto del piano pavimentale, rende noto la Soprintendenza, &#8220;sono stati portati alla luce dei significativi riempimenti di terra, risparmiati dai cavi di fondazione dell&#8217;edificio, che in alcuni casi, hanno mantenuto intatta la stratigrafia archeologica dell&#8217;area. Di notevole interesse sono risultati tredici di questi vani, che hanno restituito una gran quantità di reperti e manufatti murari&#8221;.</p>
<p>Le indagini hanno rivelato resti di strutture attribuibili sia a domus (abitazioni private) che ad edifici di probabile destinazione pubblica, facenti parte di un importante settore urbano del Municipium di Vibo Valentia. Tra questi, di particolare importanza, risultano le strutture pertinenti ad un complesso termale, e nello specifico, ad una grande vasca per il bagno, forse una natatio (piscina). Questa era rivestita da preziosi marmi colorati ed inserita all&#8217;interno di un ambiente monumentale decorato da nicchie, colonne e statue in marmo, all&#8217;interno di uno strato di crollo, sul piano pavimentale. Dal vano provengono i reperti più significativi, di recente trasferiti nel Museo archeologico nazionale &#8220;Vito Capialbi&#8221; di Vibo Valentia, tra i quali spicca una pregevole statua in marmo della dea Artemide, già inserita all&#8217;interno di un percorso museale inaugurato pochi mesi fa. La stratigrafia indagata, i materiali raccolti e le tecniche murarie utilizzate, è scritto in una nota, permettono di datare le scoperte a un periodo compreso tra la tarda età repubblicana (II-I secolo a.C.) e quella imperiale (II-III secolo d.C.). I ritrovamenti sono localizzati in prossimità delle domus e degli edifici termali, noti per i mosaici scoperti a partire dagli anni &#8217;70 del secolo scorso. L&#8217;orientamento delle strutture rinvenute all&#8217;interno della scuola coincide con quello delle strutture già conosciute, trattandosi, verosimilmente, di una naturale prosecuzione del quartiere pubblico/residenziale già parzialmente indagato.</p>
<p>Le scoperte, conclude la nota, &#8220;sono il risultato della stretta collaborazione tra la Soprintendenza e l&#8217;Amministrazione comunale, che da anni caratterizza l&#8217;attività di tutela sul territorio. Una sinergia che ha permesso di condurre i lavori senza interruzioni, riuscendo a conciliare le esigenze di adeguamento strutturale della scuola con la tutela e la conservazione dei beni archeologici rinvenuti&#8221;.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Recuperati centinaia di reperti archeologici dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/recuperati-centinaia-di-reperti-archeologici-dai-carabinieri-del-nucleo-tutela-patrimonio-culturale-di-cosenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jul 2022 12:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[archeologici]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleo Tutela Patrimonio Culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, nonostante le difficoltà connesse alla grave situazione pandemica, hanno recentemente condotto, su tutto il territorio calabrese e nazionale, una serie di azioni investigative, che hanno consentito non solo il recupero di centinaia di reperti archeologici, frutto di scavi clandestini, ma anche il sequestro di numerosi beni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza, nonostante le difficoltà connesse alla grave situazione pandemica, hanno recentemente condotto, su tutto il territorio calabrese e nazionale, una serie di azioni investigative, che hanno consentito non solo il recupero di centinaia di reperti archeologici, frutto di scavi clandestini, ma anche il sequestro di numerosi beni d’antiquariato, tra cui importanti dipinti commercializzati  in  Calabria  e  provenienti  da  furti  in abitazione consumati in tutta Italia, nonché di diverse opere d’arte contemporanea false.</p>
<p>Particolarmente significativa è risultata l’attività investigativa che ha portato al recupero di una pisside in argento trafugata dalla Chiesa di San Nicola di Mileto (VV) nell’aprile del 1979, unitamente ad altri beni. Il recupero dell’importante bene culturale, opera di argenteria napoletana del XIX sec., a decorazione di tipo barocco, donata alla cattedrale da Mons. Vincenzo Maria Armentano, Vescovo di Mileto dal 1824, si è reso possibile grazie al costante monitoraggio delle vendite di tale particolare tipologia di beni eseguite tramite le diverse case d’asta nazionali ed estere. Nello specifico, l’immagine della pisside, riportata nel 2018 sul catalogo di una nota casa d’asta toscana, è stata comparata con quelle di altri analoghi beni da ricercare, e registrati nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Tale accertamento ha permesso di individuare la perfetta corrispondenza tra il bene posto all’asta e quello inserito nel suddetto data base, a seguito dell’evento delittuoso consumato ai danni della Chiesa di Mileto. </p>
<p>Di notevole interesse si è rivelato il rinvenimento, nelle acque dell’Area Marina di Capo Rizzuto, in località Secche di Capobianco, di nove cannoni in ghisa, una enorme ancora in ferro e, soprattutto, una campana in bronzo, riferibili ad una nave naufragata, tutti risalenti al periodo XV – XVI sec.. La stessa campana, che è l’unico pezzo recuperato, con il supporto del Nucleo Carabinieri Subacquei di Messina, e giudicato in “buono” stato di conversazione, sarà sottoposta a restauro al fine di poter risalire ad ulteriori informazioni utili per identificare la nave, tenuto conto che solitamente tale strumento recava l’anno di fusione e, talvolta, il marchio dell’artigiano che l’aveva realizzata, il nome della nave e l’emblema della Marina o dello Stato sotto la cui bandiera navigava.</p>
<p>Diversi, inoltre, sono stati i sequestri di immobili abusivamente costruiti all’interno di aree tutelate perché di interesse archeologico e paesaggistico.<br />
Il Nucleo di Cosenza ha proseguito, anche nel 2021, con una incisiva attività di prevenzione che, associata ad una collaterale e costante attività repressiva, ha consentito di contrastare, in modo efficace, le varie forme di aggressioni criminali poste in atto nei confronti del patrimonio culturale locale regionale.</p>
<p>In merito alle attività condotte, si riportano, di seguito, i risultati ottenuti:<br />
•	nr. 75 persone deferite in stato di libertà, alle Autorità Giudiziarie, di cui 38 per reati contro il paesaggio;<br />
•	nr. 3501 beni antiquariali recuperati;<br />
•	nr. 362 reperti archeologici recuperati;<br />
•	nr. 106 opere pittoriche false;<br />
•	nr. 5 controlli di sicurezza a musei, biblioteche ed archivi, finalizzati a prevenire i reati di furto e danneggiamento;<br />
•	nr. 34 controlli ad aree archeologiche finalizzati a prevenire le attività di scavo clandestino;<br />
•	nr. 37 controlli ad aree paesaggistiche e monumentali finalizzati a prevenire abusi edilizi;<br />
•	nr. 25 controlli ad attività antiquariali, fiere e mercatini di settore finalizzati a prevenire i reati di ricettazione e riciclaggio.</p>
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		<title>Archeologia, a Reggio in mostra da oggi 150 reperti trafugati e recuperati dai carabinieri</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/archeologia-a-reggio-in-mostra-da-oggi-150-reperti-trafugati-e-recuperati-dai-carabinieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2021 14:46:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[recuperati]]></category>
		<category><![CDATA[reperti]]></category>
		<category><![CDATA[trafugati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apre oggi al grande pubblico del MArRC, la mostra “Salvati dall’oblio. Tesori d’archeologia recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale”, curata dal Direttore Carmelo Malacrino, dal Capitano Bartolo Taglietti, Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza e dall’Archeologo Maurizio Cannatà. «Essere presente all’inaugurazione è un vero piacere – dichiara il Generale Roberto Riccardi, Comandante [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Apre oggi al grande pubblico del <strong>MArRC,</strong> la mostra <strong>“</strong><em><strong>Salvati dall’oblio. Tesori d’archeologia recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale</strong></em><strong>”</strong>, curata dal Direttore <strong>Carmelo Malacrino</strong>, dal Capitano Bartolo Taglietti, Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza e dall’Archeologo Maurizio Cannatà.</p>
<p>«Essere presente all’inaugurazione è un vero piacere – dichiara il Generale Roberto Riccardi, Comandante nazionale dei Carabinieri del TPC – la mostra, con il suo curato percorso espositivo, rende molto bene l’idea del grande lavoro svolto nel tempo dal Nucleo di Cosenza per la salvaguardia di un patrimonio straordinario, quello di una Regione ricca di storia e di cultura».</p>
<p>Il percorso, &#8211; è scritto in una nota &#8211; diviso in <strong>tre sezioni tematiche</strong>, presenta oltre <strong>150 preziosi reperti archeologici rinvenuti illecitamente o pronti per essere venduti sul mercato clandestino</strong>, e recuperati dal Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Cosenza.</p>
<p>«Siamo onorati di poter ospitare in Museo questi manufatti – commenta il Direttore del MArRC, Carmelo Malacrino – non soltanto per il contributo archeologico e di ricerca, ma soprattutto per il <strong>valore civile che essi testimoniano nei confronti della collettività per la tutela dello straordinario patrimonio culturale italiano e calabrese in particolare.</strong> L’obiettivo della mostra non è soltanto quello di esporre reperti archeologici che, diversamente, sarebbero rimasti sconosciuti in qualche vetrina di collezionisti privati, ma anche quello di <strong>descrivere e comunicare al pubblico l’eccezionale azione di contrasto alle attività illecite e ai reati contro il Patrimonio Culturale</strong> condotta con orgoglio dai Carabinieri in sinergia con il Ministero della Cultura e con le sue diramazioni regionali. Ringrazio quindi l’Arma per le sinergie proficue messe in campo per la realizzazione di questa esposizione.</p>
<p>Una mostra &#8211; prosegue la nota &#8211; che vede la luce dopo i<strong> mesi di chiusura al pubblico determinati dalla pandemia</strong> e della cui realizzazione siamo fieri. Sono certo – conclude Malacrino – che essa rappresenterà un valore aggiunto alla collezione permanente del Museo, entusiasmando gli animi e la vista dei calabresi e dei turisti che attendiamo numerosi». L’esposizione si avvale anche della collaborazione del <strong>Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria</strong> e della Direzione Regionale Musei Calabria.</p>
<p>«La prima sezione tematica della mostra evidenzia il <strong>valore identitario che il patrimonio culturale riveste per l’intera collettività</strong>, l’importanza della sua tutela e della sua valorizzazione come valori fondamentali della nostra Nazione, così come sanciti dall’art. 9 della nostra Costituzione – spiega il Funzionario Archeologo Cannatà. L’allestimento prosegue rimarcando il <strong>rapporto tra la Costituzione repubblicana e la moderna legislazione contenuta nel Codice dei Beni Culturali e del paesaggio</strong>, sottolineandone la lunga tradizione derivante dalla normativa vigente negli stati preunitari. Nella seconda sezione della mostra sono descritti <strong>i compiti, le funzioni, le attività operative del Comando TPC e del suo Nucleo calabrese</strong>, che hanno permesso di salvare dalla distruzione numerosi siti di interesse culturale e paesaggistico, nonché di recuperare migliaia di opere d’arte trafugate illecitamente. Una volta conclusi i procedimenti giudiziari scaturiti dalle attività investigative, il patrimonio culturale di proprietà statale recuperato dai Carabinieri TPC viene affidato al <strong>Ministero della Cultura</strong>. La terza sezione – conclude Cannatà – descrive <strong>l’intensa attività dei tecnici del Ministero, Archeologi, Architetti, Storici dell’Arte e Restauratori</strong>, finalizzata a recuperare il valore culturale e storico dei beni».</p>
<p>La mostra, &#8211; conclude la nota &#8211; allestita nel suggestivo spazio della Piazza Paolo Orsi, sarà visitabile fino <strong>al prossimo 9 gennaio 2022</strong>.</p>
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		<title>Cirò, in casa con 300 monete d&#8217;oro, d&#8217;argento e bronzo: denunciato dai Carabinieri</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ciro-in-casa-con-300-monete-doro-dargento-e-bronzo-denunciato-dai-carabinieri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 May 2021 08:01:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
		<category><![CDATA[Cirò]]></category>
		<category><![CDATA[monete preziose]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cirò &#8211; I carabinieri della Stazione di Cirò hanno denunciato in stato di libertà per detenzione illecita di beni culturali appartenenti allo Stato e ricettazione, un 80enne del posto. Nei giorni scorsi, i carabinieri hanno perquisito l’abitazione dell’uomo trovando oltre 300 monete di varie dimensioni, in bronzo, oro e argento. I militari, sentito personale del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Cirò &#8211; I carabinieri della Stazione di Cirò hanno denunciato in stato di libertà per detenzione illecita di beni culturali appartenenti allo Stato e ricettazione, un 80enne del posto.</p>
<p>Nei giorni scorsi, i carabinieri hanno perquisito l’abitazione dell’uomo trovando oltre 300 monete di varie dimensioni, in bronzo, oro e argento. I militari, sentito personale del competente Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Cosenza, hanno immediatamente sequestrato le monete per sottoporle all’esame ed alla classificazione dei funzionari della Soprintendenza di Crotone.<br />
Dagli accertamenti è emerso che esse sono di rilevante interesse storico e artistico in quanto risalenti ai periodi magno-greco, romano e medievale.  </p>
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		<item>
		<title>Scavi di Catanzaro: la necropoli di Germaneto esiste ma&#8230; non c&#8217;è</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/scavi-di-catanzaro-la-necropoli-di-germaneto-esiste-ma-non-ce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 05:30:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[germaneto]]></category>
		<category><![CDATA[necropoli]]></category>
		<category><![CDATA[reperti]]></category>
		<category><![CDATA[scavi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; I reperti e gli studi della necropoli di Germaneto devono essere mostrati e valorizzati di Nico De Luca &#8211;  La recente scoperta di una villa magno-greca durante gli scavi per la metro di Catanzaro, ha riaperto il dibattito sui ritrovamenti archeologici nel capoluogo di Regione calabrese. E c&#8217;è chi &#8211; come ha fatto la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><em>I reperti e gli studi della necropoli di Germaneto devono essere mostrati e valorizzati</em></p>
<p>di Nico De Luca &#8211;  <span style="color: #3366ff;"><a style="color: #3366ff;" href="https://www.calabrianews.it/catanzaro-scavi-della-metro-portano-alla-luce-villa-magno-greca/">La recente scoperta di una villa magno-greca durante gli scavi per la metro di Catanzaro</a>,</span> ha riaperto il dibattito sui ritrovamenti archeologici nel capoluogo di Regione calabrese.</p>
<p>E c&#8217;è chi &#8211; <span style="color: #ff6600;"><a style="color: #ff6600;" href="https://www.agi.it/cultura/news/2020-09-26/villa-magnogreca-storia-catanzaro-archeologia-9768183/">come ha fatto la sezione Cultura dell&#8217;Agenzia AGI</a></span> &#8211; pensa che tali scoperte potrebbero riscrivere nel prossimo futuro la storia della città</p>
<p>Il presente era la costruzione della Cittadella regionale, a Germaneto di Catanzaro. Il passato invece un bel &#8216;mucchio&#8217; di reperti che gli scavi delle fondamenta del mastodontico palazzo avevano portato alla luce.</p>
<p>Nel 2008 avevano promesso che il primo piano della struttura avrebbe ospitato e messo in mostra il materiale trovato e repertato dagli archeologi.</p>
<p>Un&#8217;idea per quanto semplice molto suggestiva e piena di aspettative. Ma, come ben sappiamo, a distanza di anni dall&#8217;inaugurazione della Cittadella regionale, nulla di tutto ciò si è concretizzato.</p>
<p>Nessuno, tranne pochi eletti, ha potuto vedere quello che gli scavi hanno prodotto.</p>
<p>Già nel 2013, però, un convegno di esperti tenutosi a Reggio Calabria, ha trattato con dovizia di particolari i ritrovamenti di Catanzaro.</p>
<h2>EPPURE IL CONVEGNO&#8230;</h2>
<p>Dagli atti di &#8220;<em>Ollus leto datus est</em>&#8221; &#8211; Architettura, topografia e rituali funerari nelle necropoli dell&#8217;Italia meridionale e della Sicilia tra antichità e Medioevo, a cura di Simonetta Bonomi e Carmelo Malacrino, un capitolo parla proprio di questi ritrovamenti.</p>
<p>Nove pagine, firmate da Roberto <strong>Spadea,</strong> Francesco <strong>Cristiano</strong> e Carmelo <strong>Colelli,</strong> trattano le &#8220;Indagini preventive in località Germaneto di Catanzaro: la necropoli (!) di contrada &#8220;Case Grimaldi&#8221;.</p>
<p>La zona sembrerebbe inserirsi nel comprensorio della chora di Skylletion e, più precisamente, della stretta fascia istmica che si approssima alla costa ionica gravitando sull’ultimo tratto del fiume Corace.</p>
<p>La particolare vocazione del comprensorio, dovuta principalmente all’esistenza di importanti nessi naturali – primo fra tutti l’alveo stesso del Corace – è ben nota alla ricerca archeologica.</p>
<p>La maggior parte dei dati fanno capo all’importante direttrice viaria istmica e al suo ruolo strategico di “cerniera” tra la Calabria settentrionale e la più ristretta penisola che si ritiene essere parte dell’Italìa antica.</p>
<p>La vitalità di tale asse viario, oltre che evidenziata dalla continuità di frequentazione del sito-fortezza di Tiriolo, è attestata dai manufatti rinvenuti nel fondovalle del Corace e sulle propaggini collinari del comune di Catanzaro.</p>
<p><strong>Gli archeologi parlano di una piccola necropoli risalente alla prima parte del V sec. Avanti Cristo.</strong></p>
<h2>IL SITO</h2>
<p><em>Ubicata in contrada Case Grimaldi di Germaneto (quartiere di Catanzaro), l’area – oggi completamente snaturata dalla realizzazione della imponente struttura – si presentava come una vasta superficie (circa m² 60.000) con acclività moderata da E a O a causa della conformazione naturale del paesaggio circostante. </em></p>
<p><em>Lo scavo ha messo in luce una realtà archeologica articolata e suggestiva fatta di strutture, piani d’uso e materiali che coprono un ampio arco cronologico che dal Neolitico Finale giunge all’età imperiale romana. Complessa è risultata anche la distribuzione nello spazio delle evidenze archeologiche (eterogenee per cronologia e funzione) individuate lungo le pendici meridionali e occidentali della collina di Case Grimaldi.</em></p>
<h3><strong>La tomba 1 </strong></h3>
<p>era una sepoltura del tipo a cappuccina che al momento del suo rinvenimento presentava la copertura collassata su sé stessa. Il corpo del defunto era deposto supino, la testa rivolta ad E. Le ossa, in buono stato di conservazione, sembrano pertinenti ad un individuo adulto di sesso maschile. All’interno non è stato rinvenuto corredo. All’esterno, nelle immediate vicinanze della sepoltura, sono stati recuperati una lekythos a vernice nera, mancante del piede e dell’orlo e fortemente deteriorata dall’acidità del terreno, e due skyphoi impilati l’uno nell’altro.</p>
<h3><strong>La tomba 2</strong></h3>
<p>era del tipo a cappuccina, con cornice di embrici coperti da coppi a sezione pentagonale posti sui giunti. Il defunto era orientato con i piedi rivolti verso<br />
N-O e deposto supino su di un letto costituito da tre embrici disposti in orizzontale con il lato lungo a contatto.<br />
(Il carattere di urgenza imposto dalla committenza ha condizionato le operazioni di scavo a partire dal mese di luglio 2008: non si può escludere, pertanto, che altre deposizioni funerarie siano state sottratte all’indagine)<br />
Accanto ai piedi era sistemato un corredo costituito da tre lekythoi, una glaux e un’oinochoe. In prossimità della clavicola erano due vaghi di collana in ambra e uno in<br />
pasta vitrea.</p>
<h3><strong>La tomba 3</strong></h3>
<p>del tipo a cassetta, era disturbata sul lato lungo occidentale, con embrici fortemente inclinati, e copertura in parte sfondata. All’interno sono stati rinvenuti pochi resti relativi al cranio e a parte degli arti inferiori dello scheletro. Il corredo era costituito da una lekythos a figure nere deposta tra i femori del defunto in posizione orizzontale e con il piede spezzato.</p>
<h3><strong>La tomba 4</strong></h3>
<p>era del tipo a cappuccina. Infiltrazioni di acqua e terriccio devono aver alterato la disposizione originaria dello scheletro con l’esito di una giacitura caotica delle ossa lunghe degli arti maggiori. Il fondo era rivestito da tegole affiancate per il lato breve. Non sono stati rinvenuti oggetti di corredo al suo interno.</p>
<h3><strong>La tomba 5</strong></h3>
<p>del tipo a cassetta, era di piccole dimensioni, con copertura e lato lungo occidentale in stato di crollo. All’interno nessuna traccia dello scheletro; come elemento di corredo era una kylix a vernice nera collocata sull’estremità occidentale dell’unico embrice di fondo disposto con le alette rivolte verso il basso. Le dimensioni ridotte della tomba (cm 60 x 85 circa) farebbero pensare ad una sepoltura infantile.</p>
<h3><strong>La tomba 6</strong></h3>
<p>era del tipo a cappuccina. Lo scheletro aveva cranio dislocato a sinistra e piedi rivolti ad O. Le dimensioni della struttura (cm 65 x 170 ca.) e i resti ossei conservati, lascerebbero pensare a un defunto di giovane età. Dalla presenza di alcuni denti da latte è possibile ipotizzare che avesse meno di 10 anni. Nessun oggetto di corredo all’interno.</p>
<h3><strong>La tomba 7</strong></h3>
<p>era una sepoltura in fossa terragna orientata in senso E-O. I resti scheletrici, che si presentavano in uno stato di conservazione molto lacunoso, lasciano ipotizzare<br />
che il defunto non dovesse essere un adulto. La sepoltura è risultata priva di corredo</p>
<p>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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