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	<title>rapporto Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 18 Jun 2026 15:20:11 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Report Bankitalia, nel 2025 il Pil della Calabria in aumento dell’1,1%</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/report-bankitalia-nel-2025-il-pil-della-calabria-in-aumento-dell11/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:20:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2025 l’economia calabrese è cresciuta moderatamente. Sulla base dell’indicatore ITER della Banca d’Italia, nell’anno il prodotto sarebbe aumentato dell’1,1 per cento, un valore superiore a quello osservato nel Mezzogiorno e nel Paese. È quanto rileva il rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia regionale presentato nella filiale di Catanzaro dell’istituto. Le aspettative per il 2026 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nel 2025 l’economia calabrese è cresciuta moderatamente. Sulla base dell’indicatore ITER della Banca d’Italia, nell’anno il prodotto sarebbe aumentato dell’1,1 per cento</strong>, un valore superiore a quello osservato nel Mezzogiorno e nel Paese. È quanto rileva il rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia regionale presentato nella filiale di Catanzaro dell’istituto. Le aspettative per il 2026 risentono degli effetti derivanti dal conflitto in Medio Oriente, che ha già determinato un deterioramento della fiducia delle famiglie e delle imprese. Nell’industria in senso stretto le vendite sono aumentate in misura moderata; l’attività di investimento si è mantenuta sui livelli dell’anno precedente, ancora favorita dall’ampio ricorso agli incentivi fiscali, tra i quali quelli legati alla Zona economica speciale per il Mezzogiorno (ZES unica). Gli scambi con l’estero hanno continuato ad espandersi per il quinto anno consecutivo, superando il miliardo di euro; l’incidenza sul Pil, seppur in crescita, rimane contenuta. Il settore delle costruzioni ha evidenziato un miglioramento, beneficiando dell’avanzamento dei lavori pubblici, in parte connesso alla prosecuzione degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Le compravendite di abitazioni sono tornate a crescere; i prezzi sono saliti, proseguendo la tendenza in atto negli anni più recenti. Anche nel terziario l’attività è aumentata. Le presenze turistiche sono cresciute sensibilmente, principalmente nella componente straniera. Gli aeroporti regionali hanno superato i 4 milioni di passeggeri, grazie all’incremento dei voli, che restano maggiormente concentrati nella stagione estiva, soprattutto quelli internazionali. I traffici di container presso il porto di Gioia Tauro – fortemente specializzato nel transhipment – hanno raggiunto un nuovo picco storico.</p>
<p>La redditività è rimasta positiva per la maggior parte delle imprese, favorendo un ulteriore incremento della liquidità aziendale, che si collocava già su livelli storicamente elevati. Il settore produttivo regionale, pur avendo registrato negli ultimi anni un lieve rafforzamento della dimensione media delle imprese, resta ancora fortemente polarizzato su realtà di piccola scala. La capacità innovativa e l’intensità brevettuale regionale continuano ad essere tra le più basse del Paese.</p>
<p>Nel 2025 l’occupazione in Calabria è cresciuta più intensamente che nel Mezzogiorno e nella media nazionale, con un aumento sia dei lavoratori dipendenti sia, in misura più marcata, degli autonomi. Il miglioramento si colloca in un contesto caratterizzato da una dinamica salariale di lungo periodo meno favorevole rispetto al resto del Paese, anche legata alla perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni accumulata nel biennio 2022-23 e non ancora pienamente recuperata. La crescita dell’occupazione si è accompagnata a una riduzione delle persone in cerca di lavoro, a fronte di una quota di soggetti inattivi rimasta stabile su livelli elevati nel confronto con la media nazionale. Il reddito reale delle famiglie calabresi ha continuato a crescere, sostenuto dall’espansione dell’occupazione. Pur in presenza di una lieve ripresa dell’inflazione, i consumi hanno mostrato una dinamica positiva, in miglioramento rispetto al biennio precedente, beneficiando anche dell’incremento dei flussi turistici; è rimasto ampio il ricorso al credito al consumo.<br />
<em>(ITALPRESS</em>)</p>
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		<title>La Calabria e Gioia Tauro snodo centrale per i traffici criminali: ecco il rapporto di Libera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 09:14:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I porti confermano la loro centralità nello scenario criminale italiano. Gli scali marittimi sono sempre di più snodi strategici in cui si intrecciano economia legale e illegale, interessi globali e dinamiche locali, opportunità di sviluppo e rischi di infiltrazione mafiose. Nel corso del 2025 sono stati registrati 131 casi di criminalità nei porti italiani, con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I<strong> porti confermano la loro centralità nello scenario criminale italiano.</strong> Gli scali marittimi sono sempre di più snodi strategici in cui si intrecciano economia legale e illegale, interessi globali e dinamiche locali, opportunità di sviluppo e rischi di infiltrazione mafiose. Nel corso del <strong>2025 sono stati registrati 131 casi di criminalità</strong> nei porti italiani, con un incremento del <strong>14% </strong>rispetto al 2024. I <strong>porti coinvolti sono stati 38</strong> contro i 30 del 2024 con un incremento del 27%. Complessivamente <strong>nel quadriennio 2022-2025</strong> sono stati registrati <strong>496 eventi criminali nei porti italiani, uno ogni tre giorni</strong>. Tra il 1994 e il 2024, sono stati censiti <strong>113 clan attivi </strong>in attività illegali e legali, che operano su <strong>71 porti italiani</strong>, con una diffusione che coinvolge tutto il Paese, dal Nord al Sud. <strong>Libera</strong> ha presentato stamattina a Firenze la III Edizione del Rapporto <strong>“<em>Diario di Bordo. Storie, dati e meccanismi delle proiezioni criminali nei porti italiani e oltre</em></strong><em>.</em>” (<em>curato da Francesca Rispoli, Marco Antonelli e Peppe Ruggiero</em>) dove sono stati elaborati i dati provenienti dalla rassegna stampa Assoporti, dalle relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia, della DIA, della DNAA, dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanzia. I numeri che emergono da questo lavoro sono chiari non possono essere ignorati e confermano la gravita del fenomeno dove l’aumento delle attività investigative dimostra, da un lato, la continuità negli anni dell’azione criminale e, dall’altro, il lavoro rilevante svolto da forze dell’ordine, enti di controllo e magistratura. Il <strong>rapporto nazionale di Libera è stato dedicato al giornalista calabrese Michele Albanese</strong> recentemente scomparso, con un messaggio nella seconda di copertina dove si legge “<em>A </em><em>Michele Albanese</em><em>, compagno di viaggio e giornalista rigoroso, che ha scelto ogni giorno di stare dalla parte della verità, anche quando costava caro. La sua assenza pesa, ma il suo esempio resta.</em>”</p>
<p>“<em>Dentro questi numeri c’è una realtà precisa: i porti-<strong> commenta Francesca Rispoli, copresidente nazionale di Libera</strong>&#8211; sono oggi uno dei principali punti di accesso dei traffici illeciti, a partire dal narcotraffico, ma anche della contraffazione, del contrabbando, del riciclaggio. Non solo. Sono luoghi in cui si manifestano forme di corruzione, dove si giocano partite economiche e politiche rilevanti, dove si costruiscono relazioni e poteri. <strong>È per questo che, nel solco dell’impegno di Libera, questo lavoro non vuole criminalizzare, ma illuminare. </strong>Non vuole alimentare paure, ma costruire consapevolezza. Perché sappiamo che dove c’è opacità, dove mancano trasparenza e controllo, le mafie trovano spazio. <strong>Questo lavoro ci dice che la risposta non può essere solo repressiva.</strong> Serve una strategia più ampia: più trasparenza nei processi decisionali, più strumenti di prevenzione della corruzione, più cooperazione internazionale, più formazione e tutela per chi lavora nei porti. E serve soprattutto una cultura della legalità che coinvolga istituzioni, operatori economici e cittadini. Fare luce, oggi, significa assumersi una responsabilità collettiva. È questo il senso del Diario di bordo: trasformare dati e analisi in consapevolezza, e la consapevolezza in impegno. Perché i porti non siano più spazi opachi, ma luoghi vissuti secondo legalità, diritti e giustizia”</em></p>
<p><strong>Gli affari vanno in porto</strong>. In<strong> Calabria il porto di </strong><strong>Gioia Tauro</strong> consolida il proprio ruolo tra gli scali più esposti, con 13 eventi nel 2025 (<em>+62,5% rispetto lo scorso anno</em>). Gli altri due porti interessati sono <strong>Villa San Giovanni e Taureana di Palmi.</strong> A livello regionale l<strong>a Calabria con 15 casi di criminalità è la seconda regione dopo le Marche</strong>. Complessivamente nel quadriennio <strong>2022-2025 in </strong>n <strong>Calabria sono stati 34 casi</strong> di criminalità con <strong>Gioia Tauro leader regionale con 27 casi</strong>. Il porto di Gioia Tauro si conferma, uno dei principali snodi commerciali del Mediterraneo, come hub italiano per il traffico internazionale di cocaina. <strong>Negli ultimi dieci</strong><strong> anni sono stati sequestrati solo di cocaina più di 54 tonnellate. </strong>Le tecniche di occultamento risultano estremamente diversificate: bobine di carta, banane, sacchi di materiale combustibile, container interi, pannelli di ventilazione, container refrigerati contenenti polpo e gamberi surgelati, sacchi di pellet, autoveicoli usati, sacchi di sesamo e noccioline. Tale varietà evidenzia un alto grado di adattabilità delle organizzazioni criminali e la centralità del porto come snodo strutturale delle rotte transatlantiche della cocaina. L’attenzione delle <em><strong>‘ndrine</strong> </em>ai traffici commerciali marittimi e agli scali portuali nazionali continua ad essere pervasiva. Analizzando le relazioni della Direzione Nazionale Antimafia e della Direzione Investigativa Antimafia, pubblicate tra il <strong>1994 e il 2024,</strong> i<strong>n Calabria sono 56 clan censiti operanti in 10 porti calabresi e nei porti di Napoli, Salerno, Genova, Livorno, Trieste, La Spezia. È </strong><strong>opportuno sottolineare </strong>come gli interessi dei gruppi criminali, e in particolare di alcuni clan mafiosi, si sia manifestato anche nelle attività di business legale, talvolta anche in porti non primari da un punto di vista commerciale, ma che hanno comunque rappresentato una possibile occasione di sfruttamento economico e all&#8217;inserimento criminale. Alcuni esempi sono in questo senso paradigmatici. Se si guarda alla Calabria, <strong>il porto di Tropea </strong>è stato oggetto di interesse da parte del clan La Rosa in attività legate ai servizi connessi al trasporto marittimo e da parte del clan Mancuso per il trasporto marittimo di passeggeri; nel porto di <strong>Isola Capo Rizzuto</strong>, invece, si sono manifestate le infiltrazioni del clan Arena per quanto riguarda la preparazione del cantiere edile e sistemazione del terreno; a <strong>Corigliano Calabro</strong> il clan Straface si è interessato dei servizi di gestione di pubblici mercati.</p>
<p><em>“Se il 2025 è stato l’anno dei record per il porto di Gioia Tauro – conclude <strong>Giuseppe Borrello, Referente regionale di Libera in Calabria </strong>–  con 4,5 milioni di container movimentati e una crescita del 14%, è stato anche quello dove viene registrato un importante aumento dei casi di criminalità, confermandosi, come denunciato più volte da Michele Albaense, che proprio allo scalo della Piana ha dedicato molto della sua attività professionale, crocevia di opportunità e di contraddizioni, di ricchezza possibile e di infiltrazioni criminali, di lavoro onesto e di interessi oscuri”.</em></p>
<p><strong>Nel rapporto quest&#8217;anno si guarda oltre il territorio italiano</strong> con un <strong>focus sul Brasile</strong> e in particolar modo con il <strong>porto di Santos</strong>. Secondo i <strong>dati dell’</strong><strong>Ufficio delle Dogane di Santos</strong><strong>, tra l’inizio del </strong><strong>2016 </strong><strong>e la fine del </strong><strong>2025</strong><strong>,</strong> sono <strong>345 </strong>operazioni di sequestro di cocaina. <strong>L’</strong><strong>Italia </strong><strong>si colloca al sesto posto</strong> per numero di operazioni e al settimo per quantità sequestrate. Sono stati registrati <strong>18 sequestri</strong><strong>, per un totale di </strong><strong>5.428 kg di cocaina</strong><strong>, con 10 casi di spedizioni dirette principalmente verso il </strong><strong>porto di Gioia Tauro</strong>. Secondo le principali inchieste gli ’ndranghetisti operavano in larga misura in modo indipendente dal Primeiro Comando da Capital (PCC) – la più grande organizzazione criminale del Brasile, comunemente definita fazção, fondata a São Paulo oltre 30 anni fa e considerata l&#8217;autorità dominante nello Stato. E nei primi anni 2010 che i trafficanti del PCC entrano nel mercato all’ingrosso della cocaina, inviando le prime spedizioni attraverso il Porto di Santos. Intorno al 2014, l’organizzazione istituì un dipartimento interno per gestire tali schemi, consolidandosi come piattaforma capace di collegare venditori e acquirenti e fornire la logistica dei trasporti. <strong>Nel 2017 con l&#8217;arresto in Uruguay di </strong><strong>Rocco Morabito, gli scenari cambiano</strong>. Come emerso, Morabito si trovava in compagnia di Vincenzo Pasquino, anch’egli latitante. Pasquino era giunto in Brasile nello stesso anno dell’arresto di Morabito in Uruguay e aveva lavorato a stretto contatto con la famiglia Assisi, assumendo il ruolo di principale broker dopo l’arresto di padre e figlio. Una volta estradato in Italia nel 2024, <strong>Pasquino ha deciso di collaborare con la giustizia. e rivelando dettagli sulle attività della ’ndrangheta a Gioia Tauro</strong> e sul suo collegamento con il PCC a Santos, oltre ad altre operazioni criminali in Italia e Brasile.</p>
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		<title>Guzzi (Unilavoro Pmi): Il 59° Rapporto Censis fotografa un&#8217;Italia in crisi economica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 08:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 59esimo Rapporto Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), presentato il 5 Dicembre 2025, ha suscitato, come sempre, interesse, stupore e curiosità. Esso racconta le sfaccettature e i limiti di un’Italia divisa, e disegna il curioso spaccato di una società in continua evoluzione, in cui dimorano differenti realtà sociali. Due quelle predominanti. Una egemonica, che gode [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/guzzi-unilavoro-pmi-il-59-rapporto-censis-fotografa-unitalia-in-crisi-economica/">Guzzi (Unilavoro Pmi): Il 59° Rapporto Censis fotografa un&#8217;Italia in crisi economica</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 59esimo Rapporto Censis (<em>Centro Studi Investimenti Sociali</em>), presentato il 5 Dicembre 2025, ha suscitato, come sempre, interesse, stupore e curiosità. Esso racconta le sfaccettature e i limiti di un’Italia divisa, e disegna il curioso spaccato di una società in continua evoluzione, in cui dimorano differenti realtà sociali. Due quelle predominanti. Una egemonica, che gode di ricchezza e benessere, e l’altra abietta e subordinata. A sottolinearlo, con sdegno, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</strong>. La fotografia che viene fuori, è quella di un Paese sempre più povero, contraddistinto da altri aspetti significativi. Il quadro non lascia spazio alle incertezze e alle illusioni. C’è un ceto medio schiacciato e cittadini sempre più sfiduciati. </p>
<p>Le famiglie italiane sono sempre più povere e temono di non poter contare su servizi sanitari e assistenziali adeguati. Questa una delle ragioni che sta spingendo gli italiani a destinare un po&#8217; di soldi a polizze assicurative per tutelarsi dal rischio di non autosufficienza, dai danni legati al cambiamento climatico, o da altri eventi avversi. Il Rapporto, evidenzia Guzzi, mette in luce un’Italia vulnerabile e irresoluta. Lati oscuri e incoerenti che tracciano un quadro realistico e piuttosto preoccupante. L’età selvaggia, del ferro e del fuoco, di prede e di predatori. Si legge anche questo. Un’espressione che vuole disegnare un mondo a soqquadro in cui il vero motore non è l’economia, ma le pulsioni antropologiche più profonde. Il racconto che Censis fa dell’Italia, è a tinte decisamente cupe. Forti e realistiche. </p>
<p>Esso offre una lettura ampia dei comportamenti sociali e delle dinamiche che stanno cambiando il modo in cui gli italiani vivono il tempo libero, i viaggi, la mobilità, il territorio. Edonismo economy, giovani sempre più inattivi, mercato del lavoro sempre più senile, regimi autocratici, interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici. Italia al microscopio. Argomentazioni dettagliate, conclude Guzzi, che saranno approfondite nei prossimi articoli.</p>
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		<title>VIDEO-&#8220;Rapporto Ecomafia 2025&#8221; dedicato alla figura del Capitano Natale De Grazia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-rapporto-ecomafia-2025-dedicato-alla-figura-del-capitano-natale-de-grazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 14:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è conclusa con successo, nelle scorse, l&#8217;iniziativa organizzata da Legambiente Calabria e dal Circolo Legambiente Ricadi all&#8217;interno della Green Station di Santa Domenica di Ricadi (VV) nel corso del quale sono stati focalizzati i dati calabresi sulle illegalità nel ciclo dei rifiuti e ricordata la figura del capitano di Fregata, Natale De Grazia, di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/video-rapporto-ecomafia-2025-dedicato-alla-figura-del-capitano-natale-de-grazia/">VIDEO-&#8220;Rapporto Ecomafia 2025&#8221; dedicato alla figura del Capitano Natale De Grazia</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1165518382428924%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="font-weight: 400;">Si è conclusa con successo, nelle scorse, l&#8217;iniziativa organizzata da Legambiente Calabria e dal Circolo Legambiente Ricadi all&#8217;interno della Green Station di Santa Domenica di Ricadi (VV) nel corso del quale sono stati focalizzati i dati calabresi sulle illegalità nel ciclo dei rifiuti e ricordata la figura del capitano di Fregata, Natale De Grazia, di cui ricorre quest&#8217;anno il trentesimo anniversario della morte, alla cui memoria è dedicata l&#8217;edizione 2025 del Rapporto Ecomafia di Legambiente. L&#8217;incontro, moderato da <strong>Enrico Fontana,</strong> responsabile dell&#8217;Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente ed introdotto da <strong>Anna Parretta</strong>, presidente Legambiente Calabria, si è svolto con gli appassionati interventi di <strong>Franco Saragò</strong>, presidente del circolo Legambiente Ricadi; <strong>Antonino Morabito</strong>, dell&#8217;Ufficio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente; <strong>Andrea Carnì</strong>, dell&#8217;Università degli Studi di Milano, il <strong>colonnello Giovanni Misceo,</strong> Comandante del Comando regionale Carabinieri Forestale Calabria e Sicilia, <strong>Sebastiano Venneri</strong>, Responsabile Territorio di Legambiente Nazionale; <strong>Silvio Greco</strong>, biologo marino, ex Assessore all&#8217;Ambiente della Regione Calabria  e <strong>Camillo Falvo</strong>, Procuratore Capo della Repubblica di Vibo Valentia. Presenti in sala numerosi rappresentanti delle forze dell&#8217;Ordine e delle istituzioni e una numerosa cittadinanza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Hanno portato il loro saluto, il <strong>comandante</strong> della Capitaneria di porto-Guardia costiera di Vibo Valentia, <strong>Guido Avallone,</strong> il <strong>maggiore Matteo Raggio</strong>, della Stazione navale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia e <strong>Nicola Coturi</strong>, dirigente scolastico dell&#8217;Istituto superiore di Tropea. Ricadi ha costituito la prima tappa della carovana della giustizia e della memoria, in omaggio al Capitano Natale De Grazia, morto tra il 12 e il 13 dicembre del 1995 mentre indagava sugli affondamenti sospetti nel Mediterraneo di navi con il loro carico di rifiuti, che proseguirà nelle tappe di Massa Carrara, Policoro e La Spezia per poi concludersi il 12 e 13 dicembre a Reggio Calabria. Un&#8217;iniziativa che ha avuto l&#8217;obiettivo di ricordare, ma anche di gettare luce, attraverso la voce di alcuni dei protagonisti, su un periodo buio della storia italiana nel quale cominciavano i traffici di rifiuti anche tossici tra Nord e Sud e, in Calabria la &#8221;ndrangheta iniziava ad accumulare immense  fortune inquinando i nostri territori anche grazie all&#8217;impunità assicurata dall&#8217;assenza di adeguate sanzioni. Soltanto con l&#8217;approvazione della legge n. 68 del 19 maggio 2015 sono stati inseriti nel Codice penale i delitti contro l&#8217;ambiente. Anche grazie a questa riforma di civiltà, l&#8217;attività di contrasto è cresciuta, come dimostrano i dati del Rapporto Ecomafia 2025, superando a livello nazionale il muro dei 40mila illeciti penali. La Calabria rimane, purtroppo, al vertice delle classifiche dell&#8217;illegalità, registrando un preoccupante aumento in quasi tutte le filiere illegali. La regione resta stabile al quarto posto <strong>nella classifica complessiva dei reati ambientali</strong> (7,9% del totale nazionale), dopo Campania, Puglia e Sicilia, con 3. 215, reati, cresciuti in tre anni, <strong>dal 2022 al 2024 di circa il 45%.</strong> Particolarmente preoccupante, tra le filiere illegali è il <strong>ciclo illegale dei rifiuti,</strong> nella cui classifica la Calabria sale dal terzo al secondo posto, con ben 1. 137 reati, segnando un <strong>incremento record </strong><strong>sempre nel triennio 2022-2023-2024 del 230%.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Ai fenomeni criminali nella gestione dei rifiuti è stata dedicata l&#8217;ampia riflessione che ha accompagnato il ricordo delle inchieste costate la vita al Capitano De Grazia, avviate dalla Procura presso la Pretura di Reggio Calabria dopo la denuncia presentata nel 1994 da Enrico Fontana e Nuccio Barillà, all&#8217;epoca referente regionale di Legambiente, sull&#8217;incrocio di traffici illeciti di rifiuti radioattivi via terra e via mare verso zone non controllate in Calabria. Si sviluppò allora un&#8217;inchiesta sul traffico di rifiuti tossici e radioattivi e sulle navi affondate nel Mar Mediterraneo, anche al largo delle coste calabresi. Un fenomeno purtroppo diffuso: in un documento del 2001, della Direzione investigativa antimafia, si parla della scomparsa tra il 1995 al 2000 nei mari del mondo di ben 637 navi, di cui 52 nel Mediterraneo. Legambiente, comparando varie fonti, ha contato dal 1979 al 2001 almeno 88 navi che giacciono nei fondali del Mare Nostrum. L&#8217;inchiesta aveva nel Capitano di fregata Natale De Grazia un punto di riferimento essenziale. La sua morte, avvenuta mentre era in missione di lavoro verso La Spezia, è stata attribuita nel 2013 a una probabile &#8220;causa tossica&#8221;, come ha accertato una perizia disposta dalla Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sull&#8217;illegalità nel ciclo dei rifiuti e rimane ancora oggi avvolta nel mistero, insieme ai tanti interrogativi senza risposta sull&#8217;oggetto delle sue indagini.</p>
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		<title>Rapporto Meridiano, Calabria penultima in Italia per qualità della salute: Punteggio di 3,2 su 10</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 09:18:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[qualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo la classifica redatta da Meridiano Sanità Regional Index 2025 la Calabria si colloca al penultimo posto tra le regioni per qualità della salute con un punteggio di 3,2 su 10, ben al di sotto della media nazionale, che é il 6,1, e a distanza significativa dalle regioni del Nord. Dai dati contenuti nel rapporto, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo la classifica redatta da <strong>Meridiano Sanità Regional Index 2025 </strong> la Calabria si colloca al penultimo posto tra le regioni per qualità della salute con un punteggio di 3,2 su 10, ben al di sotto della media nazionale, che é il 6,1, e a distanza significativa dalle regioni del Nord. Dai dati contenuti nel rapporto, elaborato dal Teha Group, emerge che l&#8217;aspettativa di vita in buona salute è tra le più basse del Paese, con 53,4 anni, contro i 69,7 della provincia di Trento, prima in classifica.</p>
<p>L&#8217;aspettativa di vita alla nascita è pari a 82,3 anni, in lieve crescita rispetto al 2024 (82,0). Il tasso di mortalità infantile è di 3,6 decessi ogni mille nati, superiore alla media nazionale (2,5), mentre la mortalità standardizzata per età si attesta a 11,9 decessi ogni mille abitanti, in miglioramento rispetto al 12,2 dell&#8217;anno precedente.<br />
Sul fronte delle malattie croniche ad alto impatto (cardiovascolari, diabete, cancro, demenze, BPCO e disordini mentali), la Calabria registra un punteggio di 6,8 su 10, in aumento rispetto al 4,5 del 2024.<br />
La comorbidità, persone con almeno due malattie croniche, resta stabile al 23,8%.<br />
Persistono inoltre gravi disuguaglianze di accesso alle cure. La copertura degli screening oncologici organizzati resta in Calabria tra le più basse in Italia: 13,4% per lo screening mammografico, 6,3% per quello colorettale e 12,4% per il cervicale.</p>
<p>Sul piano organizzativo, la regione presenta anche forti flussi di mobilità sanitaria verso il centro-nord. Nel 2023 il saldo economico negativo è stato di -191,9 milioni di euro, con un Indice di soddisfazione della domanda interna (Isdi) pari a 0,81, che indica un sistema incapace di coprire pienamente il fabbisogno di cure dei residenti.<br />
Il rapporto conferma quindi il divario strutturale Nord-Sud: le regioni meridionali, e in particolare la Calabria, mostrano carenze in termini di prevenzione, infrastrutture sanitarie e capacità organizzativa, nonostante lievi segnali di miglioramento su alcuni indicatori demografici e di mortalità.</p>
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		<title>Rapporto Legambiente &#8216;Ecosistema Scuola 2025&#8217;: la Calabria sconta ancora troppi ritardi</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/rapporto-legambiente-ecosistema-scuola-2025-la-calabria-sconta-ancora-troppi-ritardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 15:03:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Calabri ritardi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Per la Calabria, come l&#8217;intero Sud Italia, i dati parlano chiaro: solo un terzo degli edifici scolastici ha il certificato di agibilità, meno della metà il collaudo statico. In una regione a elevato rischio sismico, appena il 15% delle scuole risulta progettato o adeguato secondo normativa antisismica, e oltre un terzo non ha mai effettuato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Per la Calabria, come l&#8217;intero Sud Italia, i dati parlano chiaro: solo un terzo degli edifici scolastici ha il certificato di agibilità, meno della metà il collaudo statico. In una regione a elevato rischio sismico, appena il 15% delle scuole risulta progettato o adeguato secondo normativa antisismica, e oltre un terzo non ha mai effettuato la verifica di vulnerabilità. Sul fronte energetico, il 37,6% degli edifici è in classe G e solo il 20,6% utilizza fonti rinnovabili. Mense, palestre e aree verdi restano insufficienti&#8221;. Parole di Evelina Viola, Referente regionale Legambiente Scuola e Formazione Calabria.</p>
<p>&#8220;Nella nostra regione esistono anche buone pratiche: Cosenza si distingue per aver realizzato interventi significativi di adeguamento sismico e di messa in sicurezza dei solai oltre ai servizi di pedibus, percorsi sicuri a piedi casa-scuola e per le piste ciclabili. Ma il quadro complessivo è chiaro: la Calabria resta indietro e le differenze territoriali si trasformano in disuguaglianze educative per i nostri bambini e ragazzi&#8221;.</p>
<p>Come Legambiente Calabria &#8211; aggiunge Viola &#8211; &#8220;ribadiamo: la sicurezza delle scuole non può dipendere da interventi frammentati ma da un piano nazionale strutturale che dia priorità al Sud. La transizione energetica deve diventare una leva sociale e non solo ambientale. Servizi essenziali come mense, palestre e spazi verdi devono essere garantiti ovunque, per contrastare dispersione e disuguaglianze. È tempo che la Calabria smetta di rincorrere e pretenda una strategia che metta la scuola pubblica al centro dello sviluppo regionale&#8221;.</p>
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		<title>Malattie del cuore, rapporto Iss: Sud meno cure e più anni di vita persi. Calabria maglia nera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 11:11:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia la mortalità per malattie cardiovascolari si è ridotta negli ultimi vent&#8217;anni, ma il miglioramento non ha coinvolto tutte le aree del Paese allo stesso modo. Il Sud è indietro in termini di ricoveri e prevenzione, e i residenti sono spesso costretti a spostarsi per le cure. Di conseguenza, nel Mezzogiorno sono di più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia la mortalità per malattie cardiovascolari si è ridotta negli ultimi vent&#8217;anni, ma il miglioramento non ha coinvolto tutte le aree del Paese allo stesso modo.<strong> Il Sud è indietro in termini di ricoveri e prevenzione</strong>, e i residenti sono spesso costretti a spostarsi per le cure. Di conseguenza, <strong>nel Mezzogiorno sono di più gli anni di vita persi per malattie cardiovascolari</strong>. Lo evidenzia il secondo rapporto del gruppo di lavoro su equità e salute nelle Regioni dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità (Iss).</p>
<p>Il tasso di ricovero per infarto è calato del 20% negli uomini (da 270 a 208 casi ogni 100mila abitanti) e del 34% nelle donne. Ma nel 2023 le Regioni del Sud registrano i valori più alti: 223 negli uomini e 78 nelle donne, contro valori inferiori nel Centro e nel Nord. Per l&#8217;ictus, negli ultimi anni, i tassi maggiori si osservano in Liguria, Bolzano e Umbria.<br />
Sul fronte della <strong>mobilità sanitaria</strong>, per l&#8217;intervento di <strong>bypass aortocoronarico</strong> il Nord ha un tasso stabile al 6%, mentre nel Sud si superano soglie del 25% e <strong>la Calabria è la maglia nera con un picco del 29,5% nel 2023</strong>. Per gli interventi alle valvole cardiache, il Sud ha toccato un picco del 27% di &#8216;fuga sanitaria&#8217;, con una flessione solo dopo la pandemia.</p>
<p>Quanto alla mortalità, si è scesi da 904 a 266 decessi per 100mila abitanti tra il 1980 e il 2021. Ma se il Nord registra valori sotto la media nazionale, <strong>al Sud si osservano ancora tassi più elevati</strong>. Le malattie del sistema circolatorio in termini di anni di vita persi contribuiscono al 20% negli uomini e al 16% nelle donne. <strong>Ma pesano di più nel Mezzogiorno</strong>. Preoccupano infine gli stili di vita: aumentano la sedentarietà (dal 23% al 28%) e l&#8217;obesità (10% obesi, 33% in sovrappeso), con comportamenti peggiori nelle Regioni meridionali.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Rapporto Anmil: nel primo trimestre 2025 in Calabria 757 infortuni sul lavoro per donne</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/rapporto-anmil-nel-primo-trimestre-2025-in-calabria-757-infortuni-sul-lavoro-per-donne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 May 2025 10:30:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro) in occasione della Festa della Mamma, in un rapporto, ha reso noto che in Calabria, nei primi tre mesi del 2025, sono stati denunciati 2.124 infortuni, di cui 757 riguardano donne. Un dato in lieve calo rispetto al 2024 quando furono 775, quello degli incidenti e delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Anmil (<em>Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro</em>) in occasione della Festa della Mamma, in un rapporto, ha reso noto che in Calabria, nei primi tre mesi del 2025, sono stati denunciati 2.124 infortuni, di cui 757 riguardano donne. Un dato in lieve calo rispetto al 2024 quando furono 775, quello degli incidenti e delle malattie professionali che riguardano le donne (-2,3% per le donne), ma che fotografa una realtà comunque preoccupante.</p>
<p>Gli infortuni mortali nella regione, secondo quanto riferisce il report di Anmil, sono stati complessivamente 7 di cui 3 hanno colpito lavoratrici. Un decesso in più rispetto ai 2 dello stesso periodo del 2024, quando furono sei gli incidenti mortali. Le malattie professionali denunciate dalle donne sono state 103. In provincia di Reggio Calabria le malattie professionali sono passate da 318 nel 2024 a 480 nel 2025 (+50,9%) mentre a Catanzaro sono praticamente raddoppiate passando da 26 a 49. Intanto però mentre il numero delle denunce di malattie professionali cresce in generale (+31,4%), quelle femminili scendono del 12%, lasciando intendere un possibile sotto-rilevamento o una mancata emersione del fenomeno tra le lavoratrici.</p>
<p>&#8220;L&#8217;approfondimento vuole mettere in luce come, nel contesto italiano &#8211; è scritto nel report &#8211; le donne lavoratrici e madri risultano in media le più sacrificabili e sacrificate a causa del peso della cura della casa e della famiglia che ricadono quasi interamente sulle loro spalle. Il Belpaese, non presentando un adeguato sistema di supporto finanziario alle famiglie e di servizi di sostegno alla maternità, tra l&#8217;altro, è andato incontro a quello che in termini tecnici viene definito &#8216;gelo demografico&#8217;: le donne sono state indotte a fare sempre meno figli e questo ha determinato un disequilibrio demografico tra nati e morti&#8221;.</p>
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		<title>X rapporto di Save the Children “Le Equilibriste&#8221;: madri italiane, sempre più sole e penalizzate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 May 2025 12:59:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[“Le Equilibriste"]]></category>
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		<category><![CDATA[Save the Children]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A pochi giorni dalla Festa della mamma – la seconda domenica di maggio -, arriva il X rapporto di Save the Children che fotografa la maternità in Italia nel 2025: “Le Equilibriste“. Un bilancio delle sfide e degli infiniti equilibrismi, appunto, che le donne in Italia devono affrontare quando scelgono di diventare mamme, accompagnato dai dati sulla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A pochi giorni dalla Festa</strong> della mamma – la seconda domenica di maggio -, arriva il X rapporto di Save the Children che fotografa la maternità in Italia nel 2025: “<a href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/le-equilibriste-la-maternita-italia-nel-2025">Le Equilibriste</a>“. Un bilancio delle sfide e degli infiniti equilibrismi, appunto, che le donne in Italia devono affrontare quando scelgono di diventare mamme, accompagnato dai dati sulla maternità nel nostro Paese. Diseguaglianze di genere nel mondo del lavoro, sbilanciamento tra carichi di cura e vita professionale a sfavore delle donne, insufficienza o assenza dei servizi per la prima infanzia: questi i fattori che condizionano la vita e il benessere delle madri. «Non sorprende se la natalità tocca il minimo storico con solo 1,18 figli per donna e che il 20% delle donne smette di lavorare dopo essere diventata madre», osservano da Save the Children. Lo dimostra il nuovo record negativo delle nascite nel 2024, con soli 370mila nuovi nati: una flessione del 2,6% rispetto all’anno precedente.</p>
<p><strong>La classifica delle regioni</strong> “mother friendly” elaborata dall’Istat – l’Indice delle Madri – vede ai primi posti la Provincia autonoma di Bolzano, l’Emilia-Romagna e la Toscana. <strong>All’ultimo posto</strong> la Basilicata, preceduta da Campania, Puglia e <strong>Calabria</strong>. Allargando lo sguardo oltre confine però su 146 Paesi nel mondo, l’Italia occupa il 96° posto per partecipazione femminile al mondo del lavoro. Se guardiamo invece il dato sul gender gap retributivo, ci troviamo alla 95ª posizione.</p>
<p><strong>In Italia, insomma,</strong> «le madri sono sempre più sole e penalizzate». Specie le mamme single: basti pensare che, tra quelle fra i 25 e i 34 anni, poco più di 1 su 2 lavora, rientrando quindi tra le categorie più a rischio di povertà. Più in generale, comunque, nel 2024 il divario occupazionale tra padri e madri con almeno un figlio minore è di quasi 29 punti percentuali. Significativi anche i dati sul divario salariale a sfavore delle donne, che preludono a una penalità ancora più netta quando queste decidono di mettere al mondo un figlio: la “child penalty”. Il 77,8% degli uomini senza figli è occupato, ma la percentuale sale al 91,5% tra i padri (92,1% per chi ha un figlio minore e 91,8% per chi ne ha due o più). Per le donne la situazione è molto diversa: lavora il 68,9% tra quelle senza figli, ma la quota scende al 62,3% tra le madri (65,6% per chi ha un figlio minore e 60,1% con due o più). Vale a dire che mentre gli uomini con figli sono più presenti nel mercato del lavoro degli uomini senza figli, per le donne avere figli è associato a una minore occupazione lavorativa, tanto che 20 su 100 smettono di lavorare dopo essere diventate madri.</p>
<p><strong>Sono comunque le mamme</strong> single a incontrare ancora più difficoltà. Negli anni, i nuclei monogenitoriali, cioè le famiglie composte da un solo genitore con figli, sono passati da circa 2 milioni 650mila nel 2011 a oltre 3 milioni 800mila nel 2021, segnando un incremento del 44%. Una tendenza opposta rispetto alle coppie con figli che, al contrario, sono calate nel tempo. Il 77,6% delle famiglie monogenitoriali è costituito da madri sole con i propri figli. Si stima, inoltre, che le madri sole saranno 2,3 milioni nel 2043. Attualmente sono una delle tipologie familiari più esposte al rischio di povertà.</p>
<p><strong>«Servono politiche strutturali,</strong> integrate e durature che garantiscano risorse e strumenti per sostenere le famiglie nella cura dei figli e nella conciliazione tra vita privata e professionale – commenta Giorgia D’Errico, direttrice Affari pubblici e Relazioni istituzionali di Save the Children -. È fondamentale, ad esempio, garantire a tutti i bambini e le bambine l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia, ampliando l’offerta in tutti i territori e assicurandone la sostenibilità nel lungo periodo, ed estendere la durata dei congedi di paternità, incentivandone l’utilizzo e riconoscendo il valore sociale della cura anche per i padri, in una logica di corresponsabilità. Solo così potremo costruire un futuro in cui la genitorialità, il lavoro e la vita privata non siano in conflitto, ma possano coesistere come parte di un progetto di benessere individuale e collettivo».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/x-rapporto-di-save-the-children-le-equilibriste-madri-italiane-sempre-piu-sole-e-penalizzate/">X rapporto di Save the Children “Le Equilibriste&#8221;: madri italiane, sempre più sole e penalizzate</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Rapporto Ministero salute: nel 2023 trend complessivamente in calo per vaccini in Calabria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2025 16:14:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l&#8217;ultimo rapporto &#8216;Coperture vaccinali dell&#8217;età pediatrica e dell&#8217;adolescente&#8216; del Ministero della salute vaccinazioni in calo in Calabria. E&#8217; scesa infatti dal 96,13 del 2022 al 93,40 del 2023, poco sotto il livello medio nazionale (94,76), la copertura ogni 100 abitanti per l&#8217;esavalente che comprende polio, difterite, tetano, pertosse, epatite B, emofilo dell&#8217;influenza tra i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l&#8217;ultimo rapporto &#8216;<strong>Coperture vaccinali dell&#8217;età pediatrica e dell&#8217;adolescente</strong>&#8216; del Ministero della salute vaccinazioni in calo in <strong>Calabria</strong>. E&#8217; scesa infatti dal 96,13 del 2022 al 93,40 del 2023, poco sotto il livello medio nazionale (94,76), la copertura ogni 100 abitanti per l&#8217;<strong>esavalente</strong> che comprende polio, difterite, tetano, pertosse, epatite B, emofilo dell&#8217;influenza tra i bambini entro i 24 mesi di età. In un anno guardando ai numeri sembra diminuita considerevolmente l&#8217;attenzione dei calabresi verso l&#8217;immunizzazione da malattie che rappresentano ancora pericolose insidie.</p>
<p>Una lievissima flessione si registra anche per il <strong>morbillo</strong>: da 92,96 a 92,43. Perdono punti anche le vaccinazioni contro il <strong>meningococco</strong> <strong>B</strong>, da 86,83 a 80,37 che si colloca in una posizione ancora poco più alta rispetto alla media nazionale (79,60) e quello di <strong>tipo ACYW</strong> coniugato da 91,28 a 84,36 (assai più alto del dato medio nazionale 57,33). Crollano, invece, le vaccinazioni per il <strong>Meningocco C</strong>: da 91,28 a 59,85. Tengono a quanto pare le barriere contro <strong>Parotite</strong> (da 92,96 a 92,43), <strong>Rosolia</strong> (da 92,96 a 92,43) e <strong>Varicella</strong> (da 92,87 a 92,03).</p>
<p>All&#8217;insegna della diminuzione anche i dati relativi alla <strong>vaccinazione dell&#8217;adolescente</strong> (al di sotto dei 18 anni) riferiti sempre al 2023. In calo i dati su morbillo prima e seconda dose: da 82,57 e 73,41 registrati nell&#8217;anno precedente a 66,66 e 63,18 del 2023; giù di oltre 10 punti il dato sulla difterite (da 67,48 a 54, 29); analogo discorso per tetano e pertosse: per entrambi da 67,48 a 54, 29; parotite dose 1 e 2: da 81,77 e 72,55 a 66,66 a 63,18; Rosolia 1 e 2: da 82,32 e 72,68 a 66,66 e 63,18. Anche per le vaccinazioni contro il Meningococco C e Meningococco ACYW tra le persone alla soglia della maggiore età si scende rispettivamente da 66,13 a 45,93 e da 57,77 a 46,36. .</p>
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