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	<title>povertà Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 01 May 2026 15:16:58 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Osservatorio nuove povertà, Belmonte: &#8220;Salari compressi e diritti fondamentali spesso tralasciati&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 13:50:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione del Primo maggio l&#8217;Osservatorio regionale sulle nuove povertà &#8220;intende riaccendere la luce su una piaga sociale che in Calabria assume contorni d&#8217;emergenza: il lavoro povero. Avere un&#8217;occupazione non è più garanzia di autosufficienza economica. Nonostante le politiche governative abbiano portato a un significativo calo della disoccupazione nazionale, attestata al 5,2%, il dato giovanile [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione del Primo maggio l&#8217;Osservatorio regionale sulle nuove povertà <em>&#8220;intende riaccendere la luce su una piaga sociale che in Calabria assume contorni d&#8217;emergenza: il lavoro povero. Avere un&#8217;occupazione non è più garanzia di autosufficienza economica. Nonostante le politiche governative abbiano portato a un significativo calo della disoccupazione nazionale, attestata al 5,2%, il dato giovanile resta critico a causa delle fragilità intrinseche del mercato&#8221;</em>.</p>
<p>&#8220;S<em>ebbene in Italia &#8211; prosegue l&#8217;Osservatorio &#8211; vi sia una solida rappresentanza di &#8216;contratti buoni&#8217; e i salari crescano laddove vi è una sana contrattazione, la Calabria soffre per il precariato, i contratti &#8216;pirata</em>&#8216;, il dilagare del dumping contrattuale e il part-time involontario. Qui, per troppi giovani e donne, il lavoro rischia di trasformarsi da strumento di emancipazione a trappola di sussistenza. &#8220;<em>Non possiamo festeggiare pienamente &#8211; dichiara il direttore Antonio Belmonte &#8211; finché oltre il 13% dei lavoratori vive sotto la soglia di povertà. La Calabria è diventata un&#8217;isola dove i salari sono compressi e i diritti fondamentali spesso tralasciati. Il nostro monitoraggio parla chiaro: la povertà lavorativa è una realtà strutturale che genera nuove povertà, costringendo chi lavora a chiedere aiuto per i beni di prima necessità&#8221;</em>.</p>
<p>L&#8217;Osservatorio sottolinea, inoltre, &#8220;<em>il binomio inscindibile tra bassi salari e rischio sicurezza. La precarietà contrattuale si traduce spesso in una minore tutela della salute. Chi è povero e ricattabile ha meno forza contrattuale per pretendere standard di sicurezza adeguati, alimentando la tragica statistica degli infortuni lavorativi</em>&#8220;. L&#8217;Osservatorio regionale sulle nuove povertà &#8211; conclude una nota &#8211; <em>&#8220;in sinergia con la Regione Calabria e il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali rinnova l&#8217;impegno a vigilare e a dare voce a chi non ne ha, affinché il lavoro torni a essere, come recita la nostra Costituzione, il fondamento di una cittadinanza piena e dignitosa e non un&#8217;estensione della marginalità sociale e delle nuove povertà. Attendiamo con fiducia l&#8217;attuazione delle nuove norme, continuando uniti a contrastare il lavoro povero&#8221;</em>.<br />
(<em>Ansa)</em></p>
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		<title>Osservatorio nuove povertà, &#8216;baratro Isee 2025&#8217;: in Calabria è emergenza sociale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Feb 2026 08:45:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;I dati pubblicati dall&#8217;Osservatorio Inps sulle dichiarazioni Isee relative al 2025 non sono semplici statistiche: sono la certificazione di un fallimento sociale e di una frattura strutturale che sta spaccando in due l&#8217;Italia. I dati mostrano che la Calabria mantiene il reddito Isee più basso del Paese. Mentre le altre regioni tentano una ripresa, la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;I dati pubblicati dall&#8217;Osservatorio Inps sulle dichiarazioni Isee relative al 2025 non sono semplici statistiche: sono la certificazione di un fallimento sociale e di una frattura strutturale che sta spaccando in due l&#8217;Italia. I dati mostrano che la Calabria mantiene il reddito Isee più basso del Paese. Mentre le altre regioni tentano una ripresa, la Calabria scivola all&#8217;ultimo posto, segnando un divario economico con il Nord che ha ormai superato la soglia psicologica e materiale dei 10.000 euro&#8221;</em>. Lo afferma Antonio Belmonte, direttore dell&#8217;Osservatorio regionale sulle nuove povertà, rispetto al rapporto 2025 dell&#8217;Inps secondo cui il valore medio nazionale dell&#8217;Isee si attesta a 17.639 euro mentre in Calabria, la media è 13.141 euro.</p>
<p><em>&#8220;Il confronto con il Trentino Alto Adige, che supera i 23.000 euro &#8211; </em>prosegue Belmonte<em> &#8211; è impietoso. Siamo di fronte a una distanza di quasi 10.000 euro che non è solo numerica, ma rappresenta una differenza abissale nell&#8217;accesso ai diritti, alla salute, all&#8217;istruzione e al futuro. Se quasi una famiglia su quattro in Calabria vive con meno del minimo necessario, questi nuovi dati Isee ci dicono che anche chi lavora o possiede un minimo di patrimonio è comunque povero rispetto al resto d&#8217;Italia&#8221;.  Il rapporto, è scritto in una nota, evidenzia come il 43% delle dichiarazioni Isee nazionali provenga dal Sud e dalle Isole, &#8220;una quota sproporzionata rispetto alla popolazione residente, solo un terzo della popolazione italiana&#8221;. &#8220;Questa massiccia richiesta di certificazioni per accedere a bonus e agevolazioni &#8211; </em>afferma Belmonte <em>&#8211; non deve essere letta come una propensione all&#8217;assistenzialismo. È l&#8217;effetto diretto di un mercato del lavoro che non garantisce l&#8217;autosufficienza. In Calabria, il welfare è diventato l&#8217;unico ammortizzatore contro retribuzioni insufficienti, part-time involontario e una precarietà che colpisce migliaia di nuclei familiari, alimentando nuove e preoccupanti forme di povertà. Condividiamo l&#8217;allarme lanciato dalle parti sociali: questa è un&#8217;emergenza economica e occupazionale. Il basso valore Isee è lo specchio di un sistema produttivo locale vulnerabile, dove il lavoro sommerso e precario priva i cittadini della loro dignità e lo Stato delle risorse per i servizi&#8221;.</em></p>
<p><em>&#8220;Servono &#8211; </em>sottolinea il direttore dell&#8217;Osservatorio regionale sulle nuove povertà<em> &#8211; interventi immediati che vadano oltre il mero sussidio, puntando sulla creazione di occupazione stabile e regolare. In tal senso, va la proposta di legge regionale depositata dalla Lega, mirata a un utilizzo sistematico e coordinato delle graduatorie vigenti nei concorsi pubblici. È fondamentale valorizzare gli idonei di ogni comparto per dare stabilità al sistema, evitando bandi ripetuti, sovrapposti e dispendiosi&#8221;.  &#8220;La Calabria &#8211; </em>conclude Belmonte <em>&#8211; non chiede ulteriore assistenza, ma chiede dignità. Non possiamo accettare che la povertà diventi un destino ereditario. È necessario un Patto sociale che impegni Governo, Regione e imprese a invertire una rotta che, se confermata, condannerà la nostra terra a un&#8217;irrilevanza sociale ed economica irreversibile&#8221;.</em><br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Eurostat, rischio povertà: la Calabria tra le peggiori in Europa con il 37,2%</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/eurostat-rischio-poverta-la-calabria-tra-le-peggiori-in-europa-con-il-372/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 14:59:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2024, il 16,2% della popolazione dell&#8217;Ue &#8211; circa 72,1 milioni di persone &#8211; era a rischio povertà, in linea con la percentuale registrata l&#8217;anno precedente. Lo certificano i dati Eurostat, secondo cui con il 37,2% di popolazione a rischio, la Calabria è terzultima in Ue, dopo la Guyana francese (53,3%) e Ciudad de Melilla [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2024, il 16,2% della popolazione dell&#8217;Ue &#8211; circa 72,1 milioni di persone &#8211; era a rischio povertà, in linea con la percentuale registrata l&#8217;anno precedente. Lo certificano i dati Eurostat, secondo cui con il 37,2% di popolazione a rischio, <strong>la Calabria è terzultima in Ue</strong>, dopo la Guyana francese (53,3%) e Ciudad de Melilla (41,4%) in Spagna.</p>
<p>Su base nazionale, alla <strong>Calabria</strong> seguono Campania (35,5%) e Sicilia (35,3%). Poi ancora, Puglia (30,9%), Sardegna (25,7%), Molise (25%), Basilicata (23,6%), Lazio (21,8%), Abruzzo (15,5%), Umbria (12,3%), Toscana (12,8%), Lombardia (11,5%), Piemonte (11,1%), Liguria (10,8%), Veneto (10,3%), Friuli Venezia Giulia (10,1%), Marche (9,6%), Valle d&#8217;Aosta (9,2%), Emilia Romagna (7,3%), Trento (6,9%) e Bolzano (5,9%).</p>
<p>Quest&#8217;ultima provincia autonoma è tra le regioni in Europa ad aver registrato i tassi più bassi, dopo la regione rumena di Bucarest-Ilfov (3,7%) e la belga Provincie Oost-Vlaanderen (5,4%).<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<item>
		<title>Eurostat: Guyana francese, Calabria, Campania prime in Europa per rischio povertà</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/eurostat-guyana-francese-calabria-campania-prime-in-europa-per-rischio-poverta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Oct 2025 15:04:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge dai dati diffusi da Eurostat relativi al 2024, la Guyana francese, la Calabria e laCampania sono le regioni con i più alti tassi di rischio di povertà o esclusione sociale in Europa. Dopo la Guyana francese (59,5%), la Calabria registra un tasso di vulnerabilità del 48,8%, seguita dalla città autonoma spagnola di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge dai dati diffusi da Eurostat relativi al 2024, la Guyana francese, la <strong>Calabria</strong> e laCampania sono le regioni con i <strong>più alti tassi di rischio di povertà o esclusione sociale</strong> in Europa.</p>
<p>Dopo la Guyana francese (59,5%), l<strong>a Calabria registra un tasso di vulnerabilità del 48,8%,</strong> seguita dalla città autonoma spagnola di Melilla (44,5%) e dalla Campania (43,5%).</p>
<p>Il Mezzogiorno si conferma così tra le zone più fragili d&#8217;Europa: <strong>Calabria</strong> e Campania superano di <strong>oltre il doppio la media Ue</strong> del 21%; anche Sicilia (40,9%) e Puglia (37,7%) risultano ben oltre la soglia critica del 33%.</p>
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		<item>
		<title>Dati Inps, Filcams Cgil: la Calabria deve rompere il circolo vizioso della povertà lavorativa</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/dati-inps-filcams-cgil-la-calabria-deve-rompere-il-circolo-vizioso-della-poverta-lavorativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2025 15:03:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Valentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rendiconto sociale INPS 2024 racconta senza filtri la realtà del lavoro calabrese: una regione dove si lavora di più, ma si guadagna di meno. Secondo l&#8217;INPS, il tasso di occupazione è appena del 44,8%, la disoccupazione giovanile raggiunge il 31,4% e i NEET (giovani che non studiano né lavorano) sono il 26,2%, contro una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Rendiconto sociale INPS 2024 racconta senza filtri la realtà del lavoro calabrese: una regione dove si lavora di più, ma si guadagna di meno. Secondo l&#8217;INPS, il tasso di occupazione è appena del 44,8%, la disoccupazione giovanile raggiunge il 31,4% e i NEET (<em>giovani che non studiano né lavorano</em>) sono il 26,2%, contro una media italiana del 15,2%. Un dato che da solo spiega perché migliaia di ragazze e ragazzi continuano a lasciare la Calabria ogni anno.<br />
&#8220;Questi numeri non sono solo statistica. Sono la prova di un modello che vive sulla pelle di chi lavora, che usa la precarietà come strumento di profitto,&#8221; dichiara Giuseppe Valentino, Segretario Generale della Filcams CGIL Calabria.</p>
<p><strong>PRECARIETÀ E SALARI BASSI</strong><br />
Nel 2024 le assunzioni a tempo determinato sono cresciute a 87.032, mentre quelle a tempo indeterminato sono calate a 27.748.<br />
Aumentano anche i contratti part-time, che coinvolgono quasi la metà dei lavoratori dipendenti (<em>44,2%</em>), con un incremento del 9% rispetto al 2022.<br />
Nella fascia 30-50 anni, quella del lavoro adulto e stabile, il 43,5% lavora part-time, spesso non per scelta.<br />
Le retribuzioni giornaliere medie restano drammaticamente inferiori alla media nazionale: 77,9 euro per gli uomini e 58 euro per le donne, contro 107,5 e 79,8 euro in Italia.<br />
Significa che una lavoratrice calabrese guadagna in media 20 euro al giorno in meno rispetto a una collega del Nord.<br />
E chi lavora nel turismo o nella ristorazione spesso non supera i 50 euro giornalieri.<br />
&#8220;Questo non è lavoro flessibile: è lavoro povero. E il lavoro povero produce povertà collettiva. La Calabria non si salva abbassando il costo del lavoro, ma restituendo valore al lavoro stesso,&#8221; aggiunge Valentino.<br />
<strong>STAGIONALITÀ E CONTINUITÀ DI REDDITO</strong><br />
Sempre secondo l&#8217;INPS, nel 2024 i rapporti stagionali nel settore privato sono stati 9.882, in aumento rispetto ai 9.397 del 2023.<br />
Una cifra che non fotografa solo la stagionalità fisiologica del turismo, ma una discontinuità permanente, dove i lavoratori restano senza reddito e senza tutele per buona parte dell&#8217;anno.<br />
Per la Filcams CGIL Calabria, il primo passo per cambiare rotta è chiaro:<br />
introdurre integrazioni contrattuali aziendali per garantire continuità economica ai lavoratori stagionali;<br />
estendere queste tutele anche al commercio e ai servizi, dove la precarietà assume forme diverse ma ugualmente croniche.</p>
<p><strong>LEGALITÀ E RESPONSABILITÀ D&#8217;IMPRESA</strong><br />
Il 27,9% dei DURC in Calabria risulta irregolare (<em>quasi il doppio della media nazionale, 16,2%</em>).<br />
Nel 2024 l&#8217;INPS ha accertato 10 milioni di euro di evasione contributiva e 3.000 lavoratori irregolari.<br />
Numeri che raccontano un sistema produttivo che ancora oggi si regge su lavoro nero, false partite IVA e appalti al ribasso.<br />
&#8220;La nostra battaglia è chiara: basta incentivi a pioggia, basta chi sfrutta il bisogno.<br />
Le imprese che vogliono lavorare in Calabria devono rispettare i contratti e contribuire al benessere collettivo. Chiediamo contrattazione aziendale vera, che porti risorse ai lavoratori e non ai margini di profitto,&#8221; conclude Valentino.</p>
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		<title>Report Caritas su povertà in Italia, Guzzi (Unilavoro Pmi): E&#8217; emergenza</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/report-caritas-su-poverta-in-italia-guzzi-unilavoro-pmi-e-emergenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 09:58:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Unilavoro Pmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La povertà nel nostro paese registra dati estremamente preoccupanti. A sottolinearlo, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, il quale “si tratta di numeri importanti che tracciano un quadro particolarmente critico. L’ultimo report pubblicato da Caritas ci consegna dati allarmanti: nel 2024, si legge, oltre 277mila persone si sono rivolte ai servizi Caritas: mense, centri [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/report-caritas-su-poverta-in-italia-guzzi-unilavoro-pmi-e-emergenza/">Report Caritas su povertà in Italia, Guzzi (Unilavoro Pmi): E&#8217; emergenza</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La povertà nel nostro paese registra dati estremamente preoccupanti. A sottolinearlo, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</strong>, il quale “si tratta di numeri importanti che tracciano un quadro particolarmente critico. L’ultimo report pubblicato da Caritas ci consegna dati allarmanti: nel 2024, si legge, oltre 277mila persone si sono rivolte ai servizi Caritas: mense, centri d’ascolto, empori solidali. Numeri che destano apprensione e sollecitudine: il 3%rispetto all’anno precedente, e il 62,6% rispetto al 2014. Una situazione complessa che fa riflettere per la sua straordinaria e raccapricciante ambivalenza. Da un lato abbiamo un’economia che si espande, un’occupazione che sale (anche se a rilento), un potere d’acquisto che cresce parzialmente, e un’inflazione che diminuisce. Dall’altro lato, evidenzia Guzzi, abbiamo una povertà endemica che non si riesce a eradicare.</p>
<p>I dati allarmanti confermano il trend negativo degli ultimi anni non solo a livello nazionale, ma anche europeo. In un periodo segnato da crescenti tensioni commerciali e conflitti geopolitici, che sortiscono effetti significativi sull’economia globale, la povertà continua a mantenere lo stesso livello record. In Europa, si legge, il 21% della popolazione vive in una condizione di rischio povertà o esclusione sociale. L’Italia, rimarca Guzzi, è il settimo paese per incidenza di persone a rischio povertà o esclusione sociale (23,1% in aumento rispetto al 22,8% del 2023). A registrare valori più alti, la Bulgaria, la Romania, la Grecia, la Lituania, la Spagna e la Lettonia. Un’emergenza, quella italiana, estremamente preoccupante. Il Report statistico 2025 ha messo in luce una realtà complessa e mortificante. Sedici le regioni ecclesiastiche italiane che hanno partecipato alla raccolta dei dati, attraverso diversi tipi di servizi: centri d’ascolto, mense, centri di distribuzione, empori solidali.</p>
<p>I dati raccolti sono quelli rilevati all’interno della rete Caritas, dove, oltre agli operatori ed ai volontari che operano al suo interno, ruotano altre importantissime figure: gli stakeholders e i benefattori. In questa realtà umanitaria si concretizzano, quotidianamente, azioni animate da sentimenti di solidarietà, generosità e amore verso il prossimo, che mirano a migliorare le condizioni di vita dell’umanità, sia materialmente che moralmente. Tutto questo non basta. Per scongiurare, o arginare, situazioni di estremi rischi, servono, conclude Guzzi, azioni di monitoraggio comune tra governo e operatori del sociale. Resta significativa, e tristemente inquietante, la mancanza di supporto sociale ed economico nei confronti dei malati e degli anziani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/report-caritas-su-poverta-in-italia-guzzi-unilavoro-pmi-e-emergenza/">Report Caritas su povertà in Italia, Guzzi (Unilavoro Pmi): E&#8217; emergenza</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Studio Cgia, in Calabria la quota più elevata di popolazione a rischio povertà (48,8%)</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/studio-cgia-in-calabria-la-quota-piu-elevata-di-popolazione-a-rischio-poverta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Apr 2025 07:00:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In termini assoluti tutta la popolazione a rischio povertà o esclusione sociale presente in Italia è a pari a 13,5 milioni di persone (23,1 per cento del totale abitanti). Di questi, 7,7 milioni (pari al 57 per cento del totale) sono residenti nel Mezzogiorno. La regione che ne conta di più è la Campania con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In termini assoluti tutta la <strong>popolazione a rischio povertà o esclusione sociale</strong> presente in Italia è a pari a 13,5 milioni di persone (23,1 per cento del totale abitanti). Di questi, 7,7 milioni (pari al 57 per cento del totale) sono residenti nel Mezzogiorno. La regione che ne conta di più è la Campania con 2,4 milioni. Seguono la Sicilia con 1,9, il Lazio con quasi 1,5 e la Puglia con 1,46. Se, invece, prendiamo come riferimento la percentuale a rischio povertà sul totale abitanti, <strong>la regione con la quota più elevata è la Calabria (48,8 per cento)</strong>. Seguono la Campania (43,5), la Sicilia (40,9) e la Puglia (37,7). E&#8217; quanto riporta uno studio della Cgia su rischio povertà.</p>
<p>In linea generale tra tutti i nuclei che hanno come capofamiglia un lavoratore autonomo, il rischio povertà o esclusione sociale è al 22,7 per cento, mentre la quota riferita a tutte le famiglie con alla guida un lavoratore dipendente è decisamente inferiore e pari al 14,8 per cento. &#8220;In altre parole- si legge nello studio-, se negli ultimi decenni abbiamo assistito a una progressiva riduzione del potere d’acquisto dei salari che ha spinto verso l’area dell’indigenza molti operai/impiegati con bassi livelli di inquadramento contrattuale, ai lavoratori autonomi le cose sono andate molto peggio. I fatturati hanno subito delle forti contrazioni e, conseguentemente, la qualità della vita delle partite Iva ha subito un deciso aggravamento. La denuncia è sollevata dall’Ufficio studi CGIA che ha elaborato i dati dell’Istat. Qualcuno potrebbe obbiettare che i dati riferiti alla povertà dei lavoratori autonomi sarebbero condizionati da importi reddituali dichiarati non corrispondenti al vero. In realtà, il rischio povertà o esclusione sociale è un indicatore molto complesso che è dato dalla somma delle persone che si trovano in almeno una delle seguenti condizioni: vivono in famiglie a rischio povertà; vivono in famiglie in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale; vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro. Ovviamente, tra le categorie monitorate dall’Istat la più disagiata economicamente e socialmente è quella dei pensionati, dove il rischio povertà delle famiglie è addirittura al 33,1 per cento&#8221;.</p>
<p><strong>Oltre 5 milioni di partite Iva, metà sono forfettari</strong><br />
In Italia il numero dei lavoratori indipendenti è stimato in 5.170.000 unità. Di questi, poco meno della metà opera in regime dei minimi. Stiamo parlando di attività economiche senza dipendenti e senza alcuna organizzazione d’impresa con un fatturato annuo al di sotto degli 85 mila euro. Insomma, una pura e semplice partita Iva che fa dell’autoimprenditorialità la sua ragione lavorativa. E’ il caso di tanti giovani, di altrettante donne e di molte persone in età avanzata soprattutto del Mezzogiorno che sbarcano il lunario con piccoli lavori/consulenze senza disporre di alcun ammortizzatore sociale e/o sostegno pubblico. Soggetti che faticano a incassare le proprie spettanze e che, nella stragrande maggioranza dei casi, si trovano in condizioni economiche molto fragili e, quindi, a forte rischio di povertà o esclusione sociale.<br />
<strong>Rispetto al 2003, reddito autonomi – 30%</strong><br />
Negli ultimi 20 anni il reddito degli autonomi è sceso del 30 per cento, mentre quello dei lavoratori dipendenti è diminuito di “solo” l’8 per cento. Per i pensionati, invece, il dato è rimasto pressoché stabile. La debolezza economica di molte partite Iva, il crollo dei consumi interni – causato dalle crisi economiche che si sono succedute in questi due decenni – e alla concorrenza praticata dapprima dalla grande distribuzione e negli ultimi anni dal commercio elettronico, hanno fiaccato la tenuta reddituale di tantissime micro attività.</p>
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		<title>In Italia 71 miliardari, il 5% più ricco delle famiglie è titolare del 47,7% della ricchezza nazionale</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/in-italia-71-miliardari-il-5-piu-ricco-delle-famiglie-e-titolare-del-477-della-ricchezza-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 08:15:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[miliardari]]></category>
		<category><![CDATA[Oxfam Davos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 la ricchezza dei Paperoni italiani è aumentata di 61,1 miliardi di euro &#8211; a 166 milioni al giorno &#8211; raggiungendo un valore complessivo di 272,5 miliardi detenuto da 71 individui. Tutto ciò a fronte di un &#8220;quadro di grande preoccupazione&#8221; per la povertà assoluta, che nel 2023 era rimasta stabile rispetto all&#8217;anno precedente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2024 la ricchezza dei Paperoni italiani è aumentata di 61,1 miliardi di euro &#8211; a 166 milioni al giorno &#8211; raggiungendo un valore complessivo di 272,5 miliardi detenuto da 71 individui. Tutto ciò a fronte di un &#8220;quadro di grande preoccupazione&#8221; per la povertà assoluta, che nel 2023 era rimasta stabile rispetto all&#8217;anno precedente ma vedeva oltre 2,2 milioni di famiglie, per un totale di 5,7 milioni di persone, vivere in condizioni di povertà assoluta. Il 5% più ricco delle famiglie, è titolare del 47,7% della ricchezza nazionale. E&#8217; il quadro tratteggiato da Oxfam nel suo rapporto &#8216;Diseguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata&#8217; pubblicato in occasione del Forum economico mondiale di Davos, che dà conto di un&#8217;accelerazione, a livello mondiale, del gap fra le ricchezze dei miliardari e i poveri. La sezione italiana, intitolata &#8216;Disuguitalia&#8217;, parla di un Paese dove, a metà 2024, il 10% dei nuclei familiari più ricchi deteneva oltre otto volte la ricchezza della metà più povera delle famiglie, un rapporto che era pari a 6,3 solo 14 anni fa. Un divario crescente visto che fra dicembre 2010 e giugno 2024 la quota di ricchezza del top-10% delle famiglie sul totale è aumentata di oltre sette punti percentuali, passando dal 52,5% al 59,7%. Nello stesso periodo la quota detenuta dal 50% più povero si è contratta di quasi un punto percentuale passando dall&#8217;8,3 al 7,4%. </p>
<p>Oxfam nota che la diseguaglianza nella distribuzione dei redditi netti equivalenti in Italia ha registrato &#8220;un lieve miglioramento&#8221; nel 2022 rispetto al 2021, comunque &#8220;insufficiente&#8221; per migliorare la 20esima posizione dell&#8217;Italia fra i 27 Paesi Ue per il profilo meno egalitario nella distribuzione dei redditi. Peraltro &#8220;l&#8217;andamento positivo del mercato del lavoro nel 2023 non ha comportato una riduzione dell&#8217;incidenza della povertà assoluta, ostacolata dall&#8217;impatto dell&#8217;inflazione ancora elevata e con effetti più marcati sulle famiglie meno abbienti&#8221;, dice Mikhail Maslennikov, policy advisor sulla giustizia economica di Oxfam Italia.<br />
Secondo Oxfam, insomma, la ripresa dell&#8217;occupazione post-pandemia, con un tasso di occupazione al 62,4% trainato dall&#8217;occupazione over-50 e una disoccupazione ai minimi storici al 5,7% anche grazie all&#8217;aumento degli inattivi &#8211; &#8220;non devono distogliere l&#8217;attenzione dai problemi strutturali del mercato del lavoro nazionale&#8221; con forti squilibri territoriali, forti ritardi occupazionali nei confronti dell&#8217;Ue, giovani e donne che continua a soffrire di una marcata sotto-occupazione. A fare da contraltare alla dinamica occupazionale positiva è la questione salariale: il mercato del lavoro italiano è infatti contraddistinto da una moderazione salariale di lungo corso: il salario medio annuale reale è rimasto pressoché invariato negli ultimi trent&#8217;anni. </p>
<p>Oxfam chiede quindi &#8220;un cambio di rotta&#8221; in Italia a partire da politiche di contrasto alla povertà a vocazione universale, &#8220;garantendo la possibilità di accedere a uno schema di reddito minimo a chiunque si trovi in difficoltà&#8221;; maggiore equità del sistema fiscale, mettendo fine ai condoni e iniziando &#8220;una serrata lotta all&#8217;evasione fiscale&#8221;, e introducendo &#8220;una generale ricomposizione del prelievo&#8221;, &#8220;un&#8217;imposta progressiva sui grandi patrimoni&#8221; e aumentando il prelievo sulle grandi successioni e introducendo condizionalità nell&#8217;accesso delle imprese agli incentivi pubblici; politiche a sostegno del lavoro dignitoso, ad esempio disincentivando l&#8217;utilizzo dei contratti non standard e introducendo un salario minimo legale.</p>
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		<title>Eurostat, Sud Italia &#8216;maglia nera&#8217; in Europa per persone a rischio povertà: Calabria peggio di tutti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/eurostat-sud-italia-maglia-nera-in-europa-per-persone-a-rischio-poverta-calabria-peggio-di-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2024 08:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[eurostat]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<category><![CDATA[rischio]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo Eurostat il Sud Italia &#8216;maglia nera&#8217; in Ue per persone a rischio povertà. Ecco i dati impietosi nel 2023: Calabria (40,6%), Sicilia (38%) e Campania (36,1%) erano tra le regioni in Europa in cui la percentuale delle persone a rischio povertà erano le più elevate, a fare peggio solo la Guyana francese che superava [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/eurostat-sud-italia-maglia-nera-in-europa-per-persone-a-rischio-poverta-calabria-peggio-di-tutti/">Eurostat, Sud Italia &#8216;maglia nera&#8217; in Europa per persone a rischio povertà: Calabria peggio di tutti</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo Eurostat il Sud Italia &#8216;maglia nera&#8217; in Ue per <strong>persone a rischio povertà</strong>. Ecco i dati impietosi nel 2023: <strong>Calabria</strong> (40,6%), Sicilia (38%) e Campania (36,1%) erano tra le regioni in Europa in cui la percentuale delle persone a rischio povertà erano le più elevate, a fare peggio solo la Guyana francese che superava il 50% della popolazione.</p>
<p>Secondo l&#8217;ufficio statistico dell&#8217;Ue, lo scorso anno nel complesso il 16,2% della popolazione dell&#8217;Ue, ovvero circa 71,7 milioni di persone, era in questa condizione. Su base regionale, in Italia sotto la soglia del 30% ci sono Sardegna (29%), Abruzzo (24,9%), Basilicata e Puglia (24,5%), Lazio (21,7%) e Molise (20,6%).</p>
<p>Seguono poi Liguria (12,5%), Piemonte (11,9%), Friuli Venezia Giulia (11,7%), Veneto (11,2%), Marche (11,1%), Valle d&#8217;Aosta (10,8%), Umbria e Lombardia (10,6%), Toscana (10,2%) e Emilia Romagna (5,8%).</p>
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		<item>
		<title>Rischio povertà, il gruppo regionale Pd: Dati in netto peggioramento per la Calabria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/rischio-poverta-il-gruppo-regionale-pd-dati-in-netto-peggioramento-per-la-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 18:19:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[Pd]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“I dati inchiodano, ancora una volta, il governatore Occhiuto e il centrodestra. Il rapporto sulle condizioni di vita in Europa nel 2024 elaborato dall’Ufficio statistico dell’Ue, Eurostat, inquadra Calabria, Campania e Sicilia tra le regioni europee con il più alto tasso di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. La Calabria, in particolare, si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/rischio-poverta-il-gruppo-regionale-pd-dati-in-netto-peggioramento-per-la-calabria/">Rischio povertà, il gruppo regionale Pd: Dati in netto peggioramento per la Calabria</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“I dati inchiodano, ancora una volta, il governatore Occhiuto e il centrodestra. Il rapporto sulle condizioni di vita in Europa nel 2024 elaborato dall’Ufficio statistico dell’Ue, Eurostat, inquadra Calabria, Campania e Sicilia tra le regioni europee con il più alto tasso di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. La Calabria, in particolare, si piazza al penultimo posto con il 48,6%, preceduta solo dal dipartimento d’Oltremare francese della Guyana, in Sud America”.</p>
<p>A sostenerlo è il gruppo del Pd in Consiglio regionale tramite una nota stampa che così prosegue: “Ma il dato che più preoccupa è che la situazione calabrese è in netto peggioramento rispetto al 2022 con un calo del 42,8%. Praticamente negli anni di governo del centrodestra le condizioni di vita in Calabria sono peggiorate secondo tutti gli indicatori europei. </p>
<p>Segno evidente che la rivoluzione e il progresso di cui parla Occhiuto esistono soltanto nella sua testa. Siamo davanti al fallimento dei governi di centrodestra a tutti i livelli che, non paghi di quanto fatto fin qui, vogliono sferrare il colpo finale al Sud del Paese con l’autonomia differenziata. Invece di provvedere, con urgenza, a stanziare risorse e programmare investimenti realmente in grado di far recuperare questo profondo gap rispetto al resto dell’Italia e dell’Europa”– conclude il gruppo Pd di Palazzo Campanella.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/rischio-poverta-il-gruppo-regionale-pd-dati-in-netto-peggioramento-per-la-calabria/">Rischio povertà, il gruppo regionale Pd: Dati in netto peggioramento per la Calabria</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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