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	<title>poveri Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 10 Nov 2025 15:09:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Guzzi (Unilavoro Pmi): politica combatte sintomi povertà e non le sue ragioni profonde</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/guzzi-unilavoro-pmi-politica-combatte-sintomi-poverta-non-sue-ragioni-profonde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Nov 2025 08:23:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[giornata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 10 al 16 Novembre 2025, si celebrerà un po&#8217; ovunque, La Giornata Mondiale dei Poveri. Innumerevoli incontri, mostre, eventi e iniziative per riflettere su una delicata piaga sociale, e per sensibilizzare, giovani, adulti e intere comunità sulla questione della povertà e delle fragilità sociali. A sottolinearlo, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;">Dal 10 al 16 Novembre 2025, si celebrerà un po&#8217; ovunque, La Giornata Mondiale dei Poveri. Innumerevoli incontri, mostre, eventi e iniziative per riflettere su una delicata piaga sociale, e per sensibilizzare, giovani, adulti e intere comunità sulla questione della povertà e delle fragilità sociali. A sottolinearlo, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;">, il quale ha delineato punti di riflessione molto importanti. L’obiettivo principale di queste iniziative, ha chiarito, è quello di mostrare lo spaccato di un contesto socio-economico segnato da crescenti tensioni commerciali e conflitti geopolitici che producono effetti incisivi sull’economia globale. La povertà, come riportato in un recente report della Caritas, continua a mantenersi su livelli record. </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;">Oggi si contano complessivamente 5 milioni e 694mila poveri assoluti, per un totale di 2milioni e 217mila famiglie che dispongono di risorse economiche insufficienti e perciò inadeguate ad uno stile di vita dignitoso. Viviamo in un’epoca in cui la politica è interessata a combattere i sintomi della povertà, piuttosto che curarne le ragioni profonde. Nonostante i numeri allarmanti, il nostro Paese non si dà come obiettivo quello di risolvere il problema in modo definitivo. La questione è molto seria perché investe una moltitudine di aspetti. Secondo le Nazioni Unite questo disagio non è solo un fatto economico, ma una negazione di scelte e di opportunità. Una violazione della dignità umana. Povertà significa insicurezza, impotenza, esclusioni, pregiudizi, stigmatizzazioni. Una condizione, sottolinea l’imprenditore lametino, che ha un suo risvolto sociale, profondamente evidente e preoccupante. Esso determina situazioni di disagio generale, in cui la povertà personale diventa fallimento sistemico. Una negazione della dignità e dei diritti umani. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;">Tutto questo diventa assolutamente inaccettabile e poco degno di una società civile. Non vogliamo, rimarca Guzzi, una società in cui le “differenze” di status economico diventino muri di pregiudizi, né vogliamo che “gli ultimi” siano considerati inutili, incapaci, inetti e poco determinati. Questi sono luoghi comuni inaccettabili. Uscire dalle spire della povertà senza averne reali potenzialità e risorse, è davvero impossibile poiché la condizione stessa di povertà consuma e inibisce le capacità di pensare a lungo termine. </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>George Orwell</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;">, scrittore, giornalista e saggista, ne tracciò una descrizione chiara e concisa nel suo memoriale </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;"><i><b>“Down and Out in Paris and London.” </b></i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;">Un viaggio nell’abisso dove descrisse i margini della miseria, i morsi della fame, la frustrazione, la pena. Egli parlò della povertà come una condizione estrema, capace di annullare il futuro. I</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;">l riferimento a quest’opera, spiega Guzzi, descrive lo status di chi vive ai margini. Siamo abituati a pensare alla povertà come un fattore puramente monetario, economico. Ma povertà non è solo mancanza di reddito, ma negazione di scelte e di opportunità e violazione della dignità umana. La Giornata Mondiale dei Poveri, che quest’anno coincide con il Giubileo dei Poveri, richiama le comunità cristiane a guardare la povertà non solo come un problema economico, ma anche sociale. Una presenza da accogliere, da condividere e da supportare.</span></span></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;allarme dello Spi Cgil Calabria: “In pensione sempre più tardi e sempre più poveri”</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lallarme-dello-spi-cgil-calabria-in-pensione-sempre-piu-tardi-e-sempre-piu-poveri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2025 07:38:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Nessuna risposta per giovani, donne, per coloro che svolgono lavori gravosi e usuranti e nessuna valorizzazione per il lavoro di cura. È ancora una volta deludente la riforma pensionistica del Governo. Si andrà in pensione sempre più tardi e sempre più poveri senza la previsione di alcuna strategia per il futuro, in un Paese che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Nessuna risposta per giovani, donne, per coloro che svolgono lavori gravosi e usuranti e nessuna valorizzazione per il lavoro di cura. È ancora una volta deludente la riforma pensionistica del Governo. Si andrà in pensione sempre più tardi e sempre più poveri senza la previsione di alcuna strategia per il futuro, in un Paese che guarda ai pensionati come bancomat da spremere, senza costruire le basi perché si vada in quiescenza dal lavoro ad un’età consona e con un adeguato trattamento pensionistico”. E&#8217; quanto si legge in una nota del Sindacato dei Pensionati della Cgil (SPI) Calabria che prosegue: “Se caliamo il tutto in un contesto fragile e povero di servizi, con una sanità annaspante che non garantisce né il diritto alla cura né quello alla prevenzione, quello che si prospetta è una regione di anziani, con difficoltà a potersi occupare della propria salute, molti dei quali senza riferimenti familiari vista la sempre più gravosa emigrazione giovanile, e costretti a lavorare fino ad età avanzata”.</p>
<p>“Al contrario di quanto annunciato con slogan e proclami – spiega il sindacato la legge Fornero non è stata affatto superata -. L’età pensionabile è stata posticipata ai 70 anni. La flessibilità in uscita azzerata nel 2024 (meno 15,7% delle pensioni anticipate rispetto al 2023), così come l’opzione donna (con un taglio del 70,92% delle domande del 2024 confrontate con quelle del 2023 (3.489 nel 2024 confrontate con 11.996 del 2023) e nel 2025 il taglio sarà ancora più alto). C’è poi il nodo della quota 103 (62 + 41 anni di contributi) che è stata prorogata con il ricalcolo contributivo, con un importante taglio sul calcolo della pensione. Per chi è già in pensione non va meglio: i tagli alla perequazione per il 2023 e il 2024 non saranno più recuperabili”.</p>
<p>“L’Italia –conclude lo Spi- è l’unico Paese in Europa dove i lavoratori subiscono un doppio svantaggio: età pensionabile sempre più alta e assegni sempre più bassi. Un vero e proprio paradosso visto l’inverno demografico che ci attende e viste le scarse politiche messe in campo dal governo per arginare il lavoro precario. Lavoro più stabile e più sicuro significa anche pensioni migliori. Per questo invitiamo tutti a sostenere i referendum per il lavoro proposti dalla Cgil che sono lo strumento per cambiare, in meglio, il Paese!”.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Italia secondo l&#8217;Istat: lavoratori dipendenti nuovi poveri, minimo storico nascite nel 2023</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/litalia-secondo-listat-lavoratori-dipendenti-nuovi-poveri-minimo-storico-nascite-nel-2023/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2024 10:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8221;Il 2023 ha fatto registrare l’ennesimo minimo storico in termini di nascite. Nonostante una riduzione dell’8 per cento dei decessi rispetto al 2022, il saldo naturale della popolazione resta fortemente negativo. Negli ultimi anni si è, inoltre, ridotto l’effetto positivo che la popolazione straniera ha esercitato sulle nascite a partire dai primi anni Duemila&#8221;. La diminuzione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="art-text">&#8221;Il <span id="U11441750002NdB">2023 ha fatto registrare l’ennesimo minimo storico in termini di nascite</span>. Nonostante una riduzione dell’8 per cento dei decessi rispetto al 2022, il saldo naturale della popolazione resta fortemente negativo. Negli ultimi anni si è, inoltre, ridotto l’effetto positivo che la popolazione straniera ha esercitato sulle nascite a partire dai primi anni Duemila&#8221;. La diminuzione delle nascite è legata a quello della fecondità: il numero medio di figli per donna scende da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023, avvicinandosi al minimo storico di 1,19 figli registrato nel 1995. La fecondità delle italiane è pari a 1,18 figli in media per donna (2022), stesso valore dell’anno precedente; quello delle straniere arriva a 1,86 (era 1,87 nel 2021). L&#8217;Istituto osserva che gli attuali giovani &#8220;hanno transizioni sempre più protratte verso l’età adulta&#8221;. Nel 2022, il 67,4 per cento dei 18-34enni vive in famiglia (59,7 per cento nel 2002), con valori intorno al 75 per cento in Campania e Puglia. Si posticipano anche la nuzialità e la procreazione. Nel 2022, l’età media al (primo) matrimonio è di 36,5 anni per lo sposo (31,7 nel 2002) e 33,6 per la sposa (28,9 nel 2002); quella della prima procreazione per le donne è salita a 31,6 anni, contro 29,7 nel 2002. <span id="U11441750002ks">In Italia mancano 200.000 bambini perché 30 anni fa non sono nati i potenziali &#8216;genitori&#8217;</span>. &#8221;Il consistente calo delle nascite degli anni più recenti ha radici profonde, ed è dovuto alle scelte di genitorialità (meno figli e sempre più tardi) da parte delle coppie italiane di oggi e di quelle di ieri&#8221;, rileva ancora l&#8217;Istat spiegando che la decisione di fare meno figli, 30 anni fa, oggi ha portato a un minor numero di potenziali genitori. A questo si aggiunge ovviamente le scelte delle famiglie di oggi, in linea con quelle di ieri. Inoltre, negli ultimi anni si è ridotto anche il contributo alle nascite da parte dei cittadini stranieri, che aveva prodotto una ripresa della natalità a partire dai primi anni Duemila.</p>
<h2 id="lavoratori-dipendenti-i-nuovi-poveri-40">Lavoratori dipendenti i nuovi poveri</h2>
<p class="art-text">Nel 2023 peggiorano gli indicatori di povertà assoluta, che ha colpito il 9,8% degli individui e l&#8217;8,5% delle famiglie. &#8221;Si raggiungono così livelli mai toccati negli ultimi 10 anni, per un totale di 2 milioni 235 mila famiglie e di 5 milioni 752 mila individui in povertà&#8221;. &#8221;L’incremento di povertà assoluta ha riguardato principalmente le fasce di popolazione in età lavorativa e i loro figli. Il reddito da lavoro, in particolare quello da lavoro dipendente, ha visto affievolirsi la sua capacità di proteggere individui e famiglie dal disagio economico&#8221;. Gli indicatori di povertà negli ultimi 10 anni mostrano una &#8221;convergenza territoriale tra le ripartizioni, ma verso una situazione di peggioramento&#8221;, aggiunge l&#8217;Istituto. Nell’arco del decennio considerato, l’incidenza della povertà assoluta a livello familiare è salita dal 6,2 all’8,5 per cento, e quella individuale dal 6,9 al 9,8 per cento. Rispetto al 2014 sono aumentate di 683 mila unità le famiglie in povertà (erano 1 milione e 552 mila) e di circa 1,6 milioni gli individui in povertà (erano 4 milioni e 149 mila). L’incidenza di povertà assoluta familiare è più bassa nel Centro (6,8 per cento) e nel Nord (8,0 per cento sia il Nord-ovest sia il Nord-est), e più alta nel Sud (10,2 per cento) e nelle Isole (10,3 per cento). Lo stesso accade per l’incidenza individuale: 8,0 per cento nel Centro, 8,7 nel Nord-est, 9,2 nel Nord-ovest e 12,1 per cento sia nel Sud sia nelle Isole. Tra il 2014 e il 2023, l’incidenza familiare aumenta molto nel Nord (nel Nord-ovest, dal 4,6 all’8 per cento; nel Nord-est, dal 3,6 all’8 per cento), sale in maniera più moderata nel Centro (dal 5,5 al 6,8 per cento) e nel Sud (dal 9,1 al 10,2 per cento) e rimane pressoché stabile nelle Isole (dal 10,6 al 10,3 per cento). L’incidenza individuale sale nel Nord-ovest dal 5,9 al 9,2 per cento; nel Nord-est da 4,5 a 8,7; nel Centro da 5,7 a 8,0; nel Sud da 8,9 a 12,1 e nelle Isole da 11,8 a 12,1. Tra il 2014 e il 2023 si registra quindi una convergenza territoriale tra le ripartizioni, ma verso una situazione di peggioramento. Si dimezza, infatti, lo scarto massimo tra le incidenze massime e minime.</p>
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<div id="google_ads_iframe_/5966054,21738307588/Adnkronos/Adnkronos_intext_2__container__"><span style="color: var(--td_text_color, #111111); font-family: Roboto, sans-serif; font-size: 27px;">Con Reddito cittadinanza &#8216;salvate&#8217; più di 400.000 famiglie</span></div>
</div>
</div>
<p class="art-text">Tra il 2020 e il 2022 l’erogazione del Reddito di cittadinanza ha permesso di uscire dalla povertà a 404 mila famiglie nel 2020, 484 mila nel 2021 e 451 mila nel 2022. Per quanto riguarda gli individui, l’uscita dalla povertà ha riguardato 876 mila persone nel 2020 e oltre un milione nel 2021 e nel 2022. Senza il rdc, l’incidenza di povertà assoluta familiare nel 2022 sarebbe stata superiore di 3,8 e 3,9 punti percentuali rispettivamente nel Sud e nelle Isole. Tra le famiglie in affitto, l’incidenza di povertà sarebbe stata 5 punti percentuali superiore. Tra le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione, l’incidenza avrebbe raggiunto il 36,2 per cento nel 2022, 13,8 punti percentuali in più. L’erogazione del Rdc ha portato il poverty gap a una riduzione da 9,1 a 5,2 miliardi nel 2020, da 9,5 a 5,2 miliardi nel 2021, e da 9,8 a 6,2 miliardi nel 2022.</p>
<h2 id="i-giovani-italiani-73">I giovani italiani</h2>
<p class="art-text">I giovani, tra 16 e 24 anni, negli ultimi 20 anni hanno ridotto il consumo di bevande alcoliche e l&#8217;abitudine al fumo ma aumenta l&#8217;eccesso di peso. Secondo il rapporto annuale dell&#8217;Istat l’eccesso di peso è passato dal 10,6 per cento del 2003 al 15,6 per cento del 2023, con un incremento più marcato a partire dal 2017. Tra il 2003 e il 2023 si riduce tra i giovani il consumo giornaliero di bevande alcoliche (dall’11,2 per cento al 4,8 per cento) ma si osserva l’aumento del consumo occasionale (dal 56,3 per cento al 59,1 per cento) e di quello fuori pasto (dal 35,5 per cento al 39,7 per cento). Anche l’abitudine al fumo si riduce tra i 16 e i 24 anni (dal 24,2 per cento del 2003 al 19,9 per cento del 2023), ma si registra un incremento di nuove tipologie di consumo di tabacco e nicotina. La sigaretta elettronica è passata dallo 0,8 per cento del 2014 all’8,6 per cento nel 2023. Il tabacco riscaldato non bruciato, monitorato a partire dal 2021, è passato dal 4,6 per cento all’8,4 per cento. Negli ultimi venti anni aumenta la pratica sportiva tra i giovani (dal 54,2 per cento del 2003 al 57,7 per cento del 2023). Parallelamente, si è osservato un lieve aumento dell’attività fisica (dal 18,7 per cento al 20,6 per cento). Queste dinamiche si riflettono in una riduzione della sedentarietà tra i giovani (dal 26,6 per cento del 2003 al 21,7 del 2023). Nel 2023 oltre la metà dei giovani di 16-24 anni esprime un voto tra 8 e 10 per la propria vita. Le dimensioni con i livelli di soddisfazione più elevata sono il tempo libero e la salute, ambiti in cui è massima la differenza con il resto della popolazione. Quanto alla soddisfazione economica, nel 2023 4 ragazzi su 10 di 16-24 anni si dichiarano poco o per niente soddisfatti.</p>
<p>(<strong>Adnkronos</strong>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/litalia-secondo-listat-lavoratori-dipendenti-nuovi-poveri-minimo-storico-nascite-nel-2023/">L&#8217;Italia secondo l&#8217;Istat: lavoratori dipendenti nuovi poveri, minimo storico nascite nel 2023</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Reddito di cittadinanza, Irto (PD): Ora i poveri sono più ricattabili dalle mafie</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/reddito-di-cittadinanza-irto-pd-ora-i-poveri-sono-piu-ricattabili-dalle-mafie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Jul 2023 13:02:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[errore]]></category>
		<category><![CDATA[imperdonabile]]></category>
		<category><![CDATA[Irto]]></category>
		<category><![CDATA[mafie]]></category>
		<category><![CDATA[Pd]]></category>
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		<category><![CDATA[reddito di cittadinanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Cancellare il Reddito di cittadinanza significa ferire i deboli, creare enormi divari sociali e impoverire le comunità, soprattutto del Sud, rendendole più penetrabili e ricattabili da parte delle mafie». Lo afferma, in una nota, il senatore Nicola Irto, segretario dei dem calabresi. «Nel merito Meloni e sodali &#8211; sottolinea Irto &#8211; hanno commesso un errore [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Cancellare il Reddito di cittadinanza significa ferire i deboli, creare enormi divari sociali e impoverire le comunità, soprattutto del Sud, rendendole più penetrabili e ricattabili da parte delle mafie». Lo afferma, in una nota, il senatore Nicola Irto, segretario dei dem calabresi.</p>
<p>«Nel merito Meloni e sodali &#8211; sottolinea Irto &#8211; hanno commesso un errore imperdonabile: hanno colpito il Mezzogiorno e confermato di volere un&#8217;Italia esclusiva, tutta a misura di ricchi. Secondo il governo attuale a trazione leghista, la povertà è un peso di cui liberarsi, un problema da nascondere e tenere lontano, una condizione da respingere, da punire in maniera esemplare».</p>
<p>«Privare centinaia di migliaia di famiglie dell&#8217;unica fonte di sostentamento – continua Irto – è disumano, è tutt&#8217;altro che cristiano e, insieme al folle progetto dell&#8217;autonomia differenziata, va ad aumentare le differenze tra il Nord e il Sud del Paese: economiche, sociali, culturali, di diritti e di servizi». «Nel contesto – conclude il senatore del Partito democratico – è inquietante il silenzio rassegnato e complice degli eletti del centrodestra nei vari territori meridionali».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/reddito-di-cittadinanza-irto-pd-ora-i-poveri-sono-piu-ricattabili-dalle-mafie/">Reddito di cittadinanza, Irto (PD): Ora i poveri sono più ricattabili dalle mafie</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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