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	<title>pesci Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Pesci alieni e meduse pericolose: il Circolo Ibis realizza due schede informative per la sicurezza in mare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 14:42:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Circolo per l&#8217;Ambiente IBIS ODV di Crotone presenta due nuove schede informative dedicate alle specie marine potenzialmente pericolose presenti nei mari italiani, con l&#8217;obiettivo di aumentare la consapevolezza e la sicurezza di operatori del mare, diportisti, pescatori, subacquei, stabilimenti balneari e bagnanti. Le locandine, realizzate con un linguaggio semplice ma rigorosamente scientifico, illustrano le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Circolo per l&#8217;Ambiente IBIS ODV di Crotone presenta due nuove schede informative dedicate alle specie marine potenzialmente pericolose presenti nei mari italiani, con l&#8217;obiettivo di aumentare la consapevolezza e la sicurezza di operatori del mare, diportisti, pescatori, subacquei, stabilimenti balneari e bagnanti. Le locandine, realizzate con un linguaggio semplice ma rigorosamente scientifico, illustrano le principali caratteristiche per riconoscere le specie, i rischi associati al contatto e le corrette procedure di primo intervento in caso di puntura o avvelenamento, riportando anche i riferimenti dei principali Centri Antiveleni italiani.</p>
<p>Tra le specie trattate figurano i quattro principali <strong>pesci alieni</strong> invasivi ormai stabilmente presenti nel Mediterraneo: il <strong>pesce palla</strong> maculato (Lagocephalus sceleratus), contenente la pericolosa tetrodotossina, una delle tossine naturali più potenti e<br />
potenzialmente letali se il pesce viene consumato; il <strong>pesce scorpione</strong> (Pterois miles), dotato di spine velenose che possono provocare dolore molto intenso, edema e importanti reazioni infiammatorie; il <strong>pesce coniglio scuro</strong> (Siganus luridus) e il <strong>pesce coniglio striato</strong> (Siganus rivulatus), anch&#8217;essi provvisti di spine velenose che possono causare ferite dolorose e reazioni locali. La seconda scheda è dedicata alle <strong>meduse</strong> più pericolose del Mediterraneo, tra cui la <strong>Pelagia noctiluca</strong>, responsabile della maggior parte delle punture lungo le coste italiane, la <strong>Carukia barnes</strong>i, recentemente segnalata anche nel Mediterraneo, e la <strong>caravella portoghese</strong> (Physalia physalis), che anche se non essendo propriamente una medusa è un organismo altamente urticante i cui tentacoli possono provocare violente reazioni dolorose e, nei casi più gravi, complicanze sistemiche che richiedono un immediato intervento medico.<br />
L&#8217;espansione di molte di queste specie è strettamente collegata ai cambiamenti climatici, all&#8217;aumento della temperatura delle acque marine e al progressivo ingresso di specie tropicali nel Mediterraneo attraverso il Canale di Suez. Una situazione che rende sempre più importante la corretta informazione di chi frequenta il mare.</p>
<p>«La prevenzione è il più efficace strumento di sicurezza – dichiara il presidente del Circolo per l&#8217;Ambiente IBIS, Girolamo Parretta –. Con queste schede abbiamo voluto mettere a disposizione uno strumento pratico, facilmente consultabile e scientificamente corretto, affinché chiunque possa riconoscere queste specie ed evitare comportamenti rischiosi. Conoscere significa proteggere sé stessi e contribuire anche al monitoraggio della diffusione di questi organismi nei nostri mari.»</p>
<p>Il Circolo IBIS invita pertanto Comuni costieri, associazioni, circoli nautici, cooperative di pescatori, diving center, stabilimenti<br />
balneari, operatori turistici e tutti i cittadini a conservare, stampare e diffondere le schede informative, affinché raggiungano il<br />
maggior numero possibile di persone. Una corretta informazione rappresenta infatti uno strumento fondamentale per tutelare la salute pubblica, migliorare la sicurezza in mare e favorire la raccolta di segnalazioni utili alla comunità scientifica per monitorare l&#8217;espansione delle specie aliene e delle meduse potenzialmente pericolose.</p>
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		<title>Greenpeace: Pfas nei pesci lungo le coste della Toscana e anche nel Tirreno e nello Ionio calabrese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 15:50:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Greenpeace]]></category>
		<category><![CDATA[pesci]]></category>
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		<category><![CDATA[rapporto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo il rapporto “Pescato al sapore di PFAS &#8211; Quando il pericolo viene dal mare”, pubblicato da Greenpeace Italia grazie ai dati ricevuti da ARPAT, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, e da ARPA Calabria, dopo una richiesta di accesso agli atti, «Circa il 60% del pescato delle acque, lungo la costa della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/greenpeace-pfas-pesci-lungo-le-coste-della-toscana-e-anche-nel-tirreno-e-nello-ionio-calabrese/">Greenpeace: Pfas nei pesci lungo le coste della Toscana e anche nel Tirreno e nello Ionio calabrese</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo il rapporto “<strong>Pescato al sapore di  PFAS &#8211; Quando il pericolo viene dal mare</strong>”, pubblicato da Greenpeace Italia grazie ai dati ricevuti da ARPAT, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, e <strong>da ARPA Calabria</strong>, dopo una richiesta di accesso agli atti, «<strong>Circa il 60% del pescato delle acque</strong>, lungo la costa della Toscana, è contaminato da PFOS (acido perfluorottansolfonico), un composto classificato come possibile cancerogeno appartenente al gruppo dei PFAS (composti poli e perfluoroalchilici, pericolosi per la salute umana). <strong>La stessa contaminazione non risparmia pesci e crostacei pescati nei mari della Calabria, sia nel versante del Tirreno che in quello ionico</strong>».</p>
<p>L’organizzazione ambientalista avverte che «Queste evidenze, seppur relative a una sola molecola delle oltre diecimila appartenenti al gruppo dei PFAS, indicano una contaminazione fuori controllo che espone i consumatori a queste pericolose sostanze attraverso il consumo di pescato. Dalle analisi effettuate in Toscana tra il 2018 e il 2023 sui pesci nelle acque marino-costiere e di transizione, principalmente cefali, in alcuni casi sono infatti emersi valori molto elevati. In un cefalo alla foce del fiume Bruna a Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto, è stata trovata la concentrazione record di 14,7 microgrammi per chilogrammo. Livelli molto alti sono stati rilevati nei pesci lungo la costa pisana, alle foci dell’Arno e del Fiume Morto (5,99 e 5,65 microgrammi per chilogrammo). Si tratta di contaminazioni di gran lunga superiori alla soglia settimanale tollerabile per il consumo umano fissata dall’EFSA a pari 4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo per la somma di quattro molecole (non solo PFOS ma anche PFOA, PFNA e PFHxS). <strong>Anche le indagini effettuate da ARPA Calabria tra il 2021 e il 2023 evidenziano notevoli livelli di contaminazione di PFOS in triglie, naselli e cicale di mare prelevati lungo la costa ionica e tirrenica. Alcune cicale di mare superavano il limite di 3 microgrammi per chilogrammo considerato sicuro per il consumo umano previsto dal Regolamento europeo 2022/2388».</strong></p>
<p>Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, sottolinea che «<strong>I monitoraggi effettuati sul pescato in Toscana e Calabria dimostrano che i PFAS arrivano sulle nostre tavola anche attraverso il consumo di pesci e crostacei</strong>. Pur trattandosi di dati parziali e limitati a una sola delle oltre diecimila molecole appartenenti al gruppo dei PFAS, il quadro che emerge è grave e potenzialmente espone al rischio migliaia di persone. Questi risultati confermano, ancora una volta, l’urgenza di vietare l’uso e la produzione dei PFAS per proteggere l’ambiente e la nostra salute. Per quanto tempo il governo continuerà a ignorare il problema?». Greenpeace Italia conclude: «<strong>Sebbene il quadro della contaminazione del pescato sia limitato a un numero ristretto di Regioni e a una sola molecola, ormai è palese che l’accumulo di PFAS incide sul suolo, sull’acqua e sulla nostra catena alimentare, con gravi rischi per la salute umana</strong>. I PFAS sono associati a disturbi alla tiroide, danni al fegato e al sistema immunitario oltre che all’insorgenza di alcune forme di tumore come quello ai reni e ai testicoli. A causa di queste preoccupanti evidenze numerose nazioni stanno introducendo norme che limiteranno l’uso e la produzione di queste molecole».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/greenpeace-pfas-pesci-lungo-le-coste-della-toscana-e-anche-nel-tirreno-e-nello-ionio-calabrese/">Greenpeace: Pfas nei pesci lungo le coste della Toscana e anche nel Tirreno e nello Ionio calabrese</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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