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	<title>penale Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 08 Jan 2026 14:52:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Strage migranti Cutro, diverse Ong (SAR) parti civili per prima udienza processo penale</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/strage-migranti-cutro-diverse-ong-sar-parti-civili-per-prima-udienza-processo-penale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 14:52:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) che lo scorso anno si era costituita parte civile, sarà formalmente parte nel processo penale sul naufragio di Cutro, la cui prima udienza è fissata per il 14 gennaio a Crotone. &#8220;Da tempo &#8211; si legge in una nota -le ONG mirano ad ottenere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Una coalizione di organizzazioni di ricerca e soccorso in mare (SAR) che lo scorso anno si era costituita parte civile, sarà formalmente parte nel processo penale sul naufragio di Cutro, la cui prima udienza è fissata per il 14 gennaio a Crotone. &#8220;Da tempo &#8211; si legge in una nota -le ONG mirano ad ottenere verità e giustizia per la catena di eventi, decisioni ed omissioni che hanno portato a uno dei più tragici naufragi della storia italiana: quello avvenuto al largo di Steccato di Cutro nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un&#8217;imbarcazione è affondata provocando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi. Di tutte le persone che erano a bordo solo 80 sono sopravvissute.  Nel processo sono accusati di naufragio colposo e di omicidio colposo plurimo sei ufficiali della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>Come la tempestività è fondamentale nei soccorsi, così i ritardi nell&#8217;attivare interventi di salvataggio non sono un semplice incidente ma una negligenza da sanzionare&#8221; </em> commentano le ONG. In questo caso specifico, le autorità italiane hanno prima dato priorità all&#8217;operazione di polizia e poi ignorato il loro dovere di soccorso; come noto, quella gestione ha avuto conseguenze drammatiche. &#8220;Le organizzazioni SAR attive nel Mediterraneo &#8211; si legge ancora &#8211; hanno ampiamente documentato come i ritardi nell&#8217;avvio di operazioni di soccorso abbiano portato a tante evitabili stragi. Pertanto il giudizio non può fermarsi ai funzionari di grado inferiore e ogni decisione, anche quelle delle autorità superiori, deve essere presa in considerazione risalendo la catena di comando&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>Il diritto internazionale, la tutela della vita e il dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare devono essere la priorità e vanno rispettati sempre. È inaccettabile che le persone continuino ad annegare nel Mediterraneo e non si deve più consentire che i responsabili, a tutti i livelli, di questo come di altri naufragi restino impuniti</em>&#8221; – dichiarano ancora le ONG. <strong>EMERGENCY, Louise Michel, Mediterranea Saving Humans, Sea-Watch, SOS Humanity e SOS MEDITERRANEE </strong>si sono costituite parte civile per chiedere giustizia e supportare le famiglie delle vittime nella loro richiesta di giustizia. Alla prima udienza che si terrà il prossimo 14 gennaio presso il Tribunale di Crotone saranno presenti rappresentanti di tutte le ONG, che, nel corso del processo, saranno ascoltati insieme ai consulenti tecnici individuati nelle liste testi delle Organizzazioni. Sarà presente anche <strong>Amnesty International Italia</strong> in qualità di osservatore.</p>
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		<title>Il software per il processo penale telematico è un flop: Tribunali Catanzaro e Reggio lo sospendono</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/il-software-per-il-processo-penale-telematico-e-un-flop-tribunali-catanzaro-e-reggio-lo-sospendono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 20:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’app che dal primo gennaio avrebbe dovuto garantire processi rapidi e telematici fa flop. Tribunali e procure di tutta Italia corrono ai ripari sospendendola. Il bilancio del primo giorno dell’app per il processo penale telematico è disastroso. Il Tribunale di Catanzaro, come molti altri in Italia, ne ha sospeso l&#8217;uso fino al 31 marzo. Lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’app che dal primo gennaio avrebbe dovuto garantire processi rapidi e telematici fa flop. Tribunali e procure di tutta Italia corrono ai ripari sospendendola. Il bilancio del primo giorno dell’app per il processo penale telematico è disastroso. Il Tribunale di Catanzaro, come molti altri in Italia, ne ha sospeso l&#8217;uso fino al 31 marzo. Lo stesso ha fatto il Tribunale di Reggio Calabria. Anche nei due distretti giudiziari calabresi, dunque, si torna al cartaceo per quel che riguarda, al momento, gli atti interni, ovvero quelli depositati dai magistrati.</p>
<p>Come si ricorderà il software per il processo penale telematico, App 2.0, è diventato obbligatorio per molti atti a partire dal 2025. Subito si sono susseguite però segnalazioni di errori, veri e propri blocchi e rallentamenti non compatibili con la necessità di svolgere e addirittura velocizzare – come era negli intenti iniziali – le attività giudiziarie. In alcuni casi il sistema non riconosce neppure i magistrati e non permette di visionare gli atti. Lo stallo ha spinto molti tribunali a bloccare il processo penale telematico, aggirando di fatto l’obbligo di caricare sulla piattaforma dei documenti fondamentali, come per esempio quelli dell’udienza preliminare, del dibattimento di primo grado e di alcuni riti speciali.</p>
<p>&#8220;Avevamo lanciato un allarme pochi giorni fa e ora purtroppo vediamo i risultati in praticamente tutti i tribunali italiani: disagi e rinvii che pesano sempre sui cittadini&#8221;, sintetizza la vicepresidente dell’Associazione nazionale magistrati, Alessandra Maddalena, facendo un bilancio delle criticità riscontrate. I penalisti parlano di inefficienze di un sistema che &#8220;lungi dal semplificare il processo, lo complica allungando i tempi delle procedure&#8221;.</p>
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		<title>Suicidio di un 28enne nel carcere di Catanzaro, Camera Penale: Strutture come &#8220;Cimiteri dei vivi&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Nov 2024 08:45:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Soltanto pochi giorni fa un giovane detenuto di 28 anni si è tolto la vita nella casa di reclusione di Catanzaro. La notizia, diffusa dalla stampa, suscita tristezza e rinnova il sentimento di sgomento, ci tocca da vicino, perché si tratta di un suicidio avvenuto nelle carceri cittadine e perché questo estremo gesto di disperazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Soltanto pochi giorni fa un giovane detenuto di 28 anni si è tolto la vita nella casa di reclusione di Catanzaro. La notizia, diffusa dalla stampa, suscita tristezza e rinnova il sentimento di sgomento, ci tocca da vicino, perché si tratta di un suicidio avvenuto nelle carceri cittadine e perché questo estremo gesto di disperazione denuncia ancora una volta, ove ve ne fosse la necessità, le gravi inadeguatezze che accompagnano la detenzione. Non si tratta soltanto di rimarcare le condizioni di sovraffollamento, con le ricadute sulla salubrità dei luoghi, sull’assistenza sanitaria, sulla sicurezza e sui percorsi rieducativi, che non sono carenze di poco momento, ma di prendere coscienza che in carcere sono detenuti anche cittadini estremamente fragili, per condizioni di dipendenza dalle sostanze stupefacenti o per via di patologie psichiatriche. È’ il caso del giovane che ha deciso di togliersi la vita a Catanzaro, il quale sommava in sé le due fragilità e che aveva chiesto di poter essere allocato in una struttura più prossima alla residenza dei familiari e la fruizione di cure psichiatriche aggiuntive, a quanto pare senza esito, per come riportato dalla stampa.</em></p>
<p>Sono note le molte iniziative assunte dalla società civile e dalle associazioni impegnate in questo campo, tra cui – in prima linea – l’Unione delle Camere Penali Italiane e le Camere penali territoriali che, ormai da lungo tempo, denunciano le difficili ed inaccettabili condizioni della detenzione nelle carceri italiane. Tuttavia, l’impegno profuso, pur alimentando il dibattito nel discorso pubblico e sollecitando la coscienza sociale ad occuparsi delle drammatiche condizioni dei “<em>cimiteri dei vivi</em>” (come li definì Filippo Turati in un Suo celebre discorso), non riesce a scuotere i palazzi della politica, nei quali il tema è volontariamente trascurato, chiusi, come sono, in una sorda indifferenza. A rendere più amara la distanza dalla vita reale, la presa d’atto che al Governo si è piuttosto impegnati a compiacersi del disagio, se non anche della sofferenza inferta ai detenuti nei trasferimenti sui blindati della Polizia Penitenziaria; o, ancora, si avverte il senso della sconfitta solo a ipotizzare l’adozione di procedure premiali che, senza automatismi e con adeguate garanzie, potrebbero nel breve periodo ridurre la popolazione carceraria, determinando così il miglioramento  delle condizioni di vita all’interno degli Istituti di pena e la fruizione di percorsi di risocializzazione e sanitari almeno sufficienti, se non anche efficaci.</p>
<p>Senza entrare nel merito della vicenda particolare e lontano dall’esprimere giudizi che non competono, si tratta però e una volta per tutte di prendere coscienza che lo Stato, quando assume la custodia dei cittadini detenuti, ha degli <strong>obblighi</strong> che non può disattendere, così come nessuno di noi può tollerare che le condizioni di vita nelle carceri possano incidere sulla scelta di smettere di vivere. Non si pensi, allora, che <em>l’Ultimo dei Molti</em> che si sono tolti la vita era un tossicodipendente o un paziente psichiatrico e che l’epilogo era inevitabile, perché l’Ultimo ed i Molti hanno smesso di vivere mentre erano in carcere e non altrove, in una condizione nella quale lo Stato se ne era assunto la custodia, e per cui era tenuto a curarli e a salvaguardarli anche da se stessi. Rinnoviamo la nostra denuncia auspicando “<strong>se non ora quando</strong>” che la Politica nazionale voglia farsi carico dell’adempimento dei doveri dello Stato verso i cittadini detenuti e tra questi con priorità verso i più fragili&#8221;.<br />
<strong>Il Consiglio Direttivo e l’Osservatorio Carcere della Camera Penale di Catanzaro “Alfredo Cantàfora”</strong></p>
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		<title>Il nuovo processo penale è legge: anche il Senato dice sì, 177 favorevoli e 24 contrari</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/il-nuovo-processo-penale-e-legge-anche-il-senato-dice-si-177-favorevoli-e-24-contrari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Sep 2021 10:12:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Ministro Cartabia]]></category>
		<category><![CDATA[penale]]></category>
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		<category><![CDATA[riforma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Senato ha approvato la riforma del processo penale con 177 sì, 24 no. Il testo, già licenziato dalla Camera prima della pausa estiva, è quindi legge. L&#8217;approvazione della riforma del processo penale, come quella del processo civile, sono tra le condizioni poste dall&#8217;Ue per erogare i fondi del Recovery Plan. Il ddl introduce il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/il-nuovo-processo-penale-e-legge-anche-il-senato-dice-si-177-favorevoli-e-24-contrari/">Il nuovo processo penale è legge: anche il Senato dice sì, 177 favorevoli e 24 contrari</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Senato ha approvato la riforma del processo penale con 177 sì, 24 no. Il testo, già licenziato dalla Camera prima della pausa estiva, è quindi legge. L&#8217;approvazione della riforma del processo penale, come quella del processo civile, sono tra le condizioni poste dall&#8217;Ue per erogare i fondi del Recovery Plan.</p>
<p>Il ddl introduce il controverso meccanismo dell’improcedibilità, per cui il processo si estingue alla scadenza di determinati termini di fase: due anni per l’Appello e uno per la Cassazione, prolungabili rispettivamente di un anno e di sei mesi per fascicoli di particolare complessità. Attribuisce inoltre al Parlamento la facoltà di dettare i “criteri generali” per l’esercizio dell’azione penale.</p>
<p>Dopo una lunga trattativa con il Movimento 5 stelle – con il leader Giuseppe Conte e l’ex ministro Alfonso Bonafede in prima fila – a luglio il testo è stato profondamente modificato dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri. Si tratta – per gran parte – di una legge delega, che il governo dovrà attuare con uno o più decreti legislativi entro un anno dall’entrata in vigore. Il disegno di legge, voluto dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia introduce l’improcedibilità: il processo si estingue in Appello e in Cassazione alla scadenza di determinati termini, prolungabili rispettivamente di un anno e di sei mesi per fascicoli di particolare complessità.</p>
<p>Le proroghe possono essere concesse dal giudice all’infinito nei processi per particolari categorie di reati – mafia, terrorismo, violenze sessuali, traffico di stupefacenti – e per due volte nei processi per i reati ad aggravante mafiosa, disciplinati dall’articolo 416-bis.1 del codice penale. Per le impugnazioni proposte fino a fine 2024 è previsto un regime transitorio che allunga ulteriormente i termini base a tre anni (in Appello) e un anno e mezzo (in Cassazione). Proprio le proroghe, per evitare che il meccanismo di improcedibilità facesse saltare i processi, sono state ottenute dai 5 stelle (poi appoggiati anche dal Pd) nelle scorse settimane dopo giorni di scontri e ultimatum al loro stesso governo.</p>
<p>Tra le altre cose la riforma, attribuisce al Parlamento la facoltà di individuare “criteri generali” per garantire “l’efficace e uniforme esercizio dell’azione penale”, criteri che gli uffici di Procura dovranno recepire nei propri progetti organizzativi “al fine di selezionare le notizie di reato da trattare con precedenza rispetto alle altre”. Una previsione, quest’ultima, su cui si è espresso in modo nettamente critico il Consiglio superiore della magistratura: la norma, ha scritto l’organo nel parere licenziato lo scorso luglio, si pone in “possibile contrasto con l’attuale assetto dei rapporti tra i poteri dello Stato”, perché l’individuazione dei criteri “rispecchierà, inevitabilmente e fisiologicamente, le maggioranze politiche del momento”.</p>
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