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	<title>pena Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 26 May 2026 15:51:56 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Omicidio &#8220;Bergamini&#8221;, in appello chiesto aumento di pena a 23 anni per Isabella Internò</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/omicidio-bergamini-in-appello-chiesto-aumento-di-pena-a-23-anni-per-isabella-interno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 06:35:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un aggravamento della pena dai 16 anni inflitti dalla Corte d&#8217;assise di Cosenza a 23 &#8211; gli stessi chiesti dall&#8217;accusa in primo grado &#8211; è stata chiesta dal pm di Castrovillari Luca Primicerio, applicato come sostituto procuratore generale in Corte d&#8217;assise d&#8217;appello a Catanzaro, nei confronti di Isabella Internò, imputata quale istigatrice e partecipe nell&#8217;omicidio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un aggravamento della pena dai 16 anni inflitti dalla Corte d&#8217;assise di Cosenza a 23 &#8211; gli stessi chiesti dall&#8217;accusa in primo grado &#8211; è stata chiesta dal pm di Castrovillari Luca Primicerio, applicato come sostituto procuratore generale in Corte d&#8217;assise d&#8217;appello a Catanzaro, nei confronti di Isabella Internò, imputata quale istigatrice e partecipe nell&#8217;omicidio di Donato &#8220;Denis&#8221; Bergamini, giocatore nel Cosenza Calcio morto il 18 novembre 1989 lungo la Statale a Roseto Capo Spulico. Isabella Internò, all&#8217;epoca ex fidanzata di Bergamini, è stata condannata dalla corte d&#8217;assise di Cosenza a ottobre 2024.</p>
<p>Secondo l&#8217;accusa esiste un solo movente che ha determinato l&#8217;omicidio del calciatore originario di Argenta (Ferrara), quello passionale: il matrimonio mancato dopo l&#8217;aborto della donna. <em>&#8220;Non ci sono altri moventi &#8211; ha detto Primicerio &#8211; se non quello passionale&#8221;</em>. Il pm ha chiesto il riconoscimento della premeditazione e che le circostanze aggravanti prevalgano sulle attenuanti generiche. Secondo l&#8217;accusa, Bergamini fu soffocato e poi il corpo adagiato lungo la statale dove fu travolto da un camion e non si suicidò gettandosi sotto al mezzo come aveva detto all&#8217;epoca e ripetuto nel corso degli anni Isabella Internò che era con lui al momento della morte.</p>
<p>Una tesi, quella del suicidio, presa per buona dalla prima inchiesta. La famiglia Bergamini, non avendo mai creduto a questa tesi, era riuscita a produrre atti che portarono la Procura della Repubblica di Castrovillari, allora diretta da Eugenio Facciolla, ad aprire una nuova inchiesta che ha portato alla condanna della donna.<br />
<em>(Ansa</em>)</p>
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		<title>Operazione &#8216;Sartoria: docente dell&#8217;Università di Catanzaro patteggia condanna a due anni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/operazione-sartoria-docente-delluniversita-di-catanzaro-patteggia-condanna-a-due-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Apr 2025 10:07:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro ha disposto l’applicazione della pena su richiesta delle parti (“patteggiamento”), pari a 2 anni di reclusione (pena sospesa), nei confronti di un docente universitario dell’Università degli studi “Magna Graecia” di Catanzaro, nonché dirigente medico dell’A.O.U. “Renato Dulbecco”, coinvolto nell’operazione denominata “Sartoria”. Nei confronti dello stesso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro ha disposto l’applicazione della pena su richiesta delle parti (“patteggiamento”), pari a 2 anni di reclusione (pena sospesa), nei confronti di un docente universitario dell’Università degli studi “Magna Graecia” di Catanzaro, nonché dirigente medico dell’A.O.U. “Renato Dulbecco”, coinvolto nell’operazione denominata “Sartoria”. Nei confronti dello stesso è stata, altresì, disposta la confisca delle somme già sequestrate in data 3 luglio 2024, in quanto ritenute prezzo di alcuni dei reati a lui ascritti, per un ammontare complessivo pari a 215.095,07 euro.</p>
<p>In particolare, con il citato provvedimento il giudice ha applicato la pena richiesta dall’imputato, con il consenso dell’Ufficio del Pubblico Ministero, in relazione ai reati di turbata libertà degli incanti, corruzione, truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità del pubblico ufficiale in atti pubblici, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.</p>
<p>La vicenda processuale trae origine dalla complessa attività di indagine svolta, su delega della Procura della Repubblica di Catanzaro, dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Catanzaro della Guardia di Finanza, nell’ambito della costante attività<br />
di tutela della spesa pubblica, con particolare riguardo al settore sanitario, finalizzata al contrasto delle forme di illecita gestione delle risorse erariali e delle frodi ai danni dello Stato.</p>
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		<item>
		<title>Investì e uccise bimba di 5 anni: da omicidio volontario a colposo, condanna ridotta da 18 a 4 anni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/investi-e-uccise-bimba-di-5-anni-da-omicidio-volontario-a-colposo-condanna-ridotta-da-18-a-4-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 07:40:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
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		<category><![CDATA[pena]]></category>
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		<category><![CDATA[Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Corte d&#8217;assise d&#8217;appello di Catanzaro ha derubricato in omicidio stradale colposo il reato di omicidio volontario e lesioni personali contestato a Giuseppe Pio De Fazio, il giovane di 20 anni che nel marzo del 2022, in località &#8220;Cantorato&#8221; di Crotone, investì col proprio furgone una bambina ucraina di cinque anni, provocandone la morte, e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte d&#8217;assise d&#8217;appello di Catanzaro ha derubricato in omicidio stradale colposo il reato di omicidio volontario e lesioni personali contestato a Giuseppe Pio De Fazio, il giovane di 20 anni che nel marzo del 2022, in località &#8220;Cantorato&#8221; di Crotone, investì col proprio furgone una bambina ucraina di cinque anni, provocandone la morte, e ferì gravemente un giovane di 17 anni. Sulla base di tale motivazione ha ridotto da 18 a quattro anni di reclusione la condanna inflitta al giovane in primo grado nel mese di ottobre del 2023 dal Gup di Crotone a conclusione del processo con rito abbreviato.</p>
<p>Il giudice aveva accolto la tesi della pubblica accusa, secondo la quale l&#8217;imputato aveva investito volontariamente un gruppo di pedoni tra i quali c&#8217;erano la piccola Taisiia Martseniuk, arrivata a Crotone insieme ai genitori in fuga dalla guerra in Ucraina, e il giovane che la portava sulle spalle, Francesco Pio Macrì. Secondo l&#8217;accusa, il vero scopo di De Fazio era di investire Macrì, del quale voleva vendicarsi per il fatto che era legato sentimentalmente ad una ragazza ucraina di cui l&#8217;imputato si era invaghito.<br />
In appello, su richiesta dei difensori di De Fazio, gli avvocati Aldo Truncé e Salvatore Iannone, è stata riaperta l&#8217;istruttoria dibattimentale nel corso della quale i legali dell&#8217;imputato hanno contestato la tesi della volontarietà sostenuta dall&#8217;accusa.</p>
<p>Secondo i difensori, l&#8217;incidente sarebbe stato provocato in realtà da una distrazione di De Fazio, che nel momento dell&#8217;impatto, a loro dire, stava utilizzando il suo smartphone, chattando e inviando foto sui social. Anche il Procuratore generale, Alba Sammarco, aveva chiesto la riqualificazione del reato contestato a De Fazio, chiedendone la condanna a dieci anni.</p>
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		<title>Sequestrarono ragazza minorenne per minacciare il padre, autori chiedono patteggiamento pena</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sequestrarono-ragazza-minorenne-per-minacciare-il-padre-autori-chiedono-patteggiamento-pena/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2024 15:50:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il prossimo 27 febbraio il Gip del tribunale di Catanzaro stabilirà se accogliere o meno la richiesta di patteggiamento della pena avanzata da Aniello Agnello, di 36 anni, e Francesco Izzo, di 29, entrambi di Torre Annunziata (NA), accusati di sequestro di persona ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone.  I fatti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo 27 febbraio il Gip del tribunale di Catanzaro stabilirà se accogliere o meno la richiesta di patteggiamento della pena avanzata da Aniello Agnello, di 36 anni, e Francesco Izzo, di 29, entrambi di Torre Annunziata (NA), accusati di sequestro di persona ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone.  I fatti risalgono al 10 settembre 2023 quando i due, intorno alle 21 hanno aggredita una ragazza minorenne a Catanzaro, sotto casa della nonna, infrangendo il vetro della sua minicar, trascinandola con forza nella loro auto e rubandole il cullare per evitare che potesse chiedere aiuto. La ragazza è stata trasportata fino a Marcellinara dove è stata tenuta chiusa in auto fino al momento della liberazione, avvenuta alle 22 circa. La ragazza è stata ritrovata in compagnia di un signore che l&#8217;aveva soccorsa, trovandola impaurita e sola, dopo che i rapitori l&#8217;avevano abbandonata. La minorenne è stata rintracciata anche grazie all&#8217;applicazione &#8220;Dov&#8217;è&#8221; che si trova sul suo telefonino.</p>
<p>Izzo e Agnello, noti alle forze dell&#8217;ordine, sono stati fermati a Torre Annunziata grazie alla collaborazione tra il commissariato locale e la Questura di Catanzaro. Hanno confessato le ragioni alla base del sequestro. Il gesto sarebbe stato compiuto perché i due avrebbero voluto far valere le proprie ragioni sul padre della ragazza. Izzo, infatti, dopo aver effettuato investimenti finanziari, con proprio denaro, per il tramite del padre della giovane, avrebbe voluto esercitare il diritto di ottenere dall&#8217;uomo il pagamento di ulteriori utili che asseriva gli spettassero. Per questo motivo, secondo la Procura di Catanzaro, il 36enne, con la complicità di Agnello, avrebbe sequestrato la ragazza quale atto dimostrativo.</p>
<p>Lo scorso 14 dicembre l&#8217;accusa aveva ottenuto il giudizio immediato nei confronti dei due imputati. Ma, prima che l&#8217;udienza avesse luogo, gli imputati hanno avanzato richiesta di patteggiamento. Una richiesta accolta dall&#8217;accusa. </p>
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		<item>
		<title>VIDEO-Gratteri: &#8220;Le mafie rischiano pochissimo con queste norme. La colpa? Della politica”</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-gratteri-le-mafie-rischiano-pochissimo-con-queste-norme-la-colpa-della-politica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2022 16:52:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[conviene]]></category>
		<category><![CDATA[delinquere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro e della Distrettuale antimafia, a &#8216;diMartedì&#8217; il programma condotto da Giovanni Floris su La7: &#8220;La responsabilità principale dei problemi della giustizia è della politica e dei governi che non creano norme proporzionali alle realtà criminali. A fronte di milioni di euro di una truffa aggravata, rischiare 2-3 anni di carcere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-182726-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/02/La7-intervistaFloris-Gratteri-calabrianews.ir_.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/02/La7-intervistaFloris-Gratteri-calabrianews.ir_.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2022/02/La7-intervistaFloris-Gratteri-calabrianews.ir_.mp4</a></video></div>
<p>Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro e della Distrettuale antimafia, a &#8216;diMartedì&#8217; il programma condotto da Giovanni Floris su La7: &#8220;La responsabilità principale dei problemi della giustizia è della politica e dei governi che non creano norme proporzionali alle realtà criminali. A fronte di milioni di euro di una truffa aggravata, rischiare 2-3 anni di carcere spesso conviene. Fino a quando sarà conveniente delinquere, certi reati si faranno, perché la sanzione è minima&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/video-gratteri-le-mafie-rischiano-pochissimo-con-queste-norme-la-colpa-della-politica/">VIDEO-Gratteri: &#8220;Le mafie rischiano pochissimo con queste norme. La colpa? Della politica”</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Condanna Mimmo Lucano: ecco come si è arrivati alla pena e non c&#8217;entra l&#8217;immigrazione clandestina</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/condanna-mimmo-lucano-come-si-e-arrivati-alla-pena-e-non-centra-limmigrazione-clandestina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Oct 2021 17:43:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Condanna]]></category>
		<category><![CDATA[Mimmo Lucano]]></category>
		<category><![CDATA[pena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una sentenza pesantissima, che appare addirittura abnorme se la si paragona ad altri casi. Il Tribunale di Locri ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di carcere, raddoppiando la richiesta dei pubblici ministeri Michele Permunian e Marzia Currao (7 anni e 11 mesi). Ma di cosa è stato ritenuto responsabile l’ex sindaco [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una sentenza pesantissima, che appare addirittura abnorme se la si paragona ad altri casi. Il Tribunale di Locri ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di carcere, raddoppiando la richiesta dei pubblici ministeri Michele Permunian e Marzia Currao (7 anni e 11 mesi). Ma di cosa è stato ritenuto responsabile l’ex sindaco di Riace? E com’è stato possibile arrivare a una pena così alta? In attesa delle motivazioni – saranno depositate tra 90 giorni – il dispositivo insieme ai capi d’imputazione può aiutare a fare qualche ipotesi. E a tracciare alcuni punti fermi. Ad esempio, Lucano non ha favorito l’immigrazione clandestina: quell’accusa, in cui si insinuava che avesse organizzato “matrimoni di comodo tra cittadini riacesi e donne straniere al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano”, è stata ritirata dai pm ancor prima di arrivare a sentenza. Le condanne invece sono per un lungo elenco di reati contro la pubblica amministrazione, la pubblica fede e il patrimonio: associazione per delinquere finalizzata a “commettere un numero indeterminato di delitti”, falso in atto pubblico e in certificato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, abuso d’ufficio e peculato.</p>
<p>Nella loro richiesta, i pubblici ministeri li consideravano tutti uniti dal vincolo della continuazione, cioè “esecutivi di un medesimo disegno criminoso“: in questi casi, per calcolare la pena, si prende quella inflitta per il reato più grave (pena base) e la si aumenta fino al triplo. Il reato più grave è il peculato, punito da quattro a dieci anni: l’accusa chiedeva di partire dal minimo, quattro anni, raddoppiandolo fino a quasi otto. I giudici invece hanno fatto una scelta diversa: hanno separato due “disegni criminosi”, raddoppiando le pene base e aumentando di conseguenza l’entità della condanna. Il primo – il più grave – include associazione a delinquere, falso in atto pubblico, peculato e dieci diverse truffe aggravate, e da solo ha prodotto una pena di 10 anni e 4 mesi di carcere. Come ci si è arrivati? Evidentemente – è il pensiero di molti addetti ai lavori – non partendo dalla pena di quattro anni, come chiesto dai pm, ma da una più alta. Perché? La ragione può trovarsi nel fatto che il peculato per cui è stato condannato Lucano riguarda una somma altissima, quasi 800mila euro, che difficilmente giustifica una pena ridotta al minimo.</p>
<p>A questi 10 anni e 4 mesi vanno aggiunti altri 2 anni e 10 mesi per il secondo gruppo di reati, che comprende tre diverse condotte di abuso d’ufficio (reato più grave) e il falso in certificato per aver rilasciato una carta d’identità a una cittadina nigeriana che non era residente a Riace. Così si arriva ai 13 anni e 2 mesi inflitti all’ex sindaco. A pesare è stato anche un altro fattore: la riqualificazione – fatta d’ufficio dai giudici – di uno degli abusi d’ufficio in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Inoltre, né a Lucano né a nessun altro dei 26 imputati sono state concesse le attenuanti generiche, neanche avrebbero potuto essere motivate con l’assenza di precedenti penali. “È una sentenza sconcertante che dimostra una volontà repressiva difficilmente spiegabile nei confronti del modello Riace”, dice al fattoquotidiano.it Lorenzo Trucco, difensore di tre imputati (tra cui Lemlem Tesfahun, compagna dell’ex primo cittadino) e presidente dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione. “In quarant’anni di carriera non ho mai visto infliggere il doppio della pena chiesta dall’accusa. E quel peculato da centinaia di migliaia di euro è assurdo, considerato che Lucano non ha in tasca un soldo”.</p>
<p>Già, perché nel capo d’imputazione si legge che l’ex sindaco e altri imputati si sono “appropriati in modo sistematico” di “ingenti fondi pubblici destinati alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati”. L’episodio più importante alla base della condanna consiste nell’utilizzo di 251.842,78 euro per “acquisto, arredo e ristrutturazione di tre case e un frantoio non rendicontati nei summenzionati progetti e utilizzati per finalità privatistiche“. Si afferma inoltre che Lucano ha “prelevato e/o comunque gestito denaro contante, attinto dai conti correnti dell’associazione, senza alcuna giustificazione (documenti, ricevute, note ecc) nelle rendicontazioni e nella contabilità” per un totale di 92.856,90 euro, nonché “addebitato allo Sprar i costi generati dall’utenza telefonica in uso esclusivo” alla compagna per 2.209 euro. E ciò nonostante il gip di Locri, nell’ordinanza con cui aveva messo l’allora primo cittadino ai domiciliari, avesse parlato di “marchiane inesattezze” e “congetture” proprio sulla distrazione dei fondi, sottolineando che Lucano non aveva mai guadagnato un euro dalle condotte di cui veniva accusato. “Peculato? È come accusare di omicidio un cadavere“, ha detto il suo avvocato Andrea D’Aqua subito dopo la lettura del dispositivo. Restano altri due gradi di giudizio per sapere se è vero.</p>
<p><em>Paolo Frosina<br />
(Il Fatto quotidiano.it)</em></p>
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