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	<title>ndrangheta stragista Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Processo &#8216;ndrangheta stragista, procuratore Lombardo: Ecco perchè il pentito Romeo scelse di ritrattare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jun 2022 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; Nel processo «&#8217;Ndrangheta stragista», il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo (nella foto) ha depositato una nota dei carabinieri da cui emerge che il collaboratore di giustizia Annunziato Romeo, nella precedente udienza, ha ritrattato le sue dichiarazioni perché minacciato dagli esponenti di vertice delle cosche di Platì. È quanto emerso in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; Nel processo «&#8217;Ndrangheta stragista», il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo (<em>nella foto</em>) ha depositato una nota dei carabinieri da cui emerge che il collaboratore di giustizia Annunziato Romeo, nella precedente udienza, ha ritrattato le sue dichiarazioni perché minacciato dagli esponenti di vertice delle cosche di Platì. È quanto emerso in aula nel processo che si sta celebrando davanti alla Corte d’Assise d’Appello e che vede imputati Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone condannati in primo grado all’ergastolo per l’omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo avvenuto nel 1994.</p>
<p>Nell’informativa, redatta dal colonnello Massimiliano Galasso comandante del Reparto operativo dei carabinieri, emerge che «il comportamento reticente del Romeo durante l’esame dibattimentale del primo giugno 2022 sia certamente collegato ad una convocazione di quest’ultimo da parte di esponenti del mandamento jonico, in particolare del territorio di Platì». Una convocazione che sarebbe avvenuta dopo che Romeo, a volto coperto, ha rilasciato un’intervista a una trasmissione andata in onda nel maggio 2021 su «Sky-Tv8».<br />
Secondo gli inquirenti, il pentito sarebbe stato riconosciuto grazie al «tratto finale dell’orecchio sinistro». Sono emersi, inoltre, «elementi di convergenza» tra l’intervista rilasciata da Romeo e le dichiarazioni dello stesso in un interrogatorio del 16 maggio 1996 all’allora sostituto procuratore della Dda Roberto Pennisi e all’ex dirigente della Squadra mobile Mari Blasco.</p>
<p>Interrogatorio il cui verbale, «debitamente sottoscritto», non è in possesso dei carabinieri che hanno recuperato il «solo file in formato elettronico acquisito dalla banca dati Sidda-Sidna presso gli uffici della Procura». Sia nell’intervista che in quell&#8217;interrogatorio, Romeo ha riferito sull&#8217;esistenza «di una componente apicale della &#8216;ndrangheta, all’interno della quale &#8211; si legge nell’informativa &#8211; operano, in maniera occulta, figure professionali di altissimo livello, legate ad apparati deviati delle istituzioni, massoneria e servizi di sicurezza».</p>
<p>Palesando «le proprie preoccupazioni su quanto emerso dalla trasmissione», dopo la messa in onda dell’intervista, Romeo ha contattato uno dei due giornalisti il quale ha avvertito la Procura circa le confidenze ricevute dal collaboratore secondo cui «le consorterie criminali della piana di Gioia Tauro si sono adirate le per suo compromettenti dichiarazioni, precisando che le famiglie sono state allertate da un professionista (avvocato) originario di Milano il quale avrebbe preso contatti con un legale di Palmi, affinché quest’ultimo interessasse, tramite i canali di &#8216;ndrangheta, gli esponenti della consorteria di Platì».<br />
Nunziatino Romeo, inoltre, avrebbe detto alla giornalista di aver incontrato «il sedicente avvocato di Palmi il quale gli ha riferito di aver interloquito sul punto con l’avvocato Romeo di Reggio Calabria», identificato secondo i carabinieri in «Paolo Romeo, recentemente condannato in primo grado nel processo &#8216;Gothà a 25 anni di reclusione perché ritenuto elemento di vertice della componente &#8216;riservata&#8217; della &#8216;ndrangheta». Il processo è stato poi rinviato al 4 luglio.</p>
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		<title>&#8220;&#8216;Ndrangheta stragista&#8221;, iniziato processo d&#8217;Appello e subito rinviato</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-stragista-iniziato-processo-dappello-e-subito-rinviato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2021 13:20:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[ndrangheta stragista]]></category>
		<category><![CDATA[rinviato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È iniziato ed è stato subito rinviato al prossimo 27 ottobre, il processo “‘Ndrangheta stragista”, conclusosi in primo grado nel luglio 2020 con la condanna all’ergastolo del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e di Rocco Santo Filippone. Entrambi sono accusati di essere i mandanti degli attentati ai carabinieri compiuti in Calabria tra il 1993 e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È iniziato ed è stato subito rinviato al prossimo 27 ottobre, il processo “‘Ndrangheta stragista”, conclusosi in primo grado nel luglio 2020 con la condanna all’ergastolo del boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e di Rocco Santo Filippone</strong>. Entrambi sono accusati di essere i mandanti degli attentati ai carabinieri compiuti in Calabria tra il 1993 e il 1994 in uno dei quali, il 18 gennaio 1994, nei pressi dello svincolo di Scilla dell’autostrada A3, morirono i militari Antonino Fava e Vincenzo Garofalo.</p>
<p>La prima udienza del processo di secondo grado si è celebrata davanti al presidente della Corte d’Assise d’Appello, Bruno Muscolo. Dopo la costituzione delle parti, il difensore di Graviano, l’avvocato Giuseppe Aloisio, ha sollevato un problema di lesione dei diritti difensivi chiedendo alla Corte di riaprire i termini per la presentazione dei motivi aggiunti di appello. Questo perché Graviano, secondo l’avvocato, ha avuto solo negli ultimi giorni la possibilità di accesso agli atti processuali e in particolare alla sentenza di primo grado. Un problema che Graviano aveva già sottoposto in una recente lettera. Oggi in aula ha comunicato di aver chiesto chiarimenti al Dap. Che dalla casa circondariale di Terni, dove Graviano è detenuto al 41-bis, ancora non sono arrivati. Dopo al relazione del Dap, il presidente Muscolo deciderà se riaprire i termini per la presentazione dei motivi aggiunti di appello.</p>
<p>Così come in primo grado, l’accusa è stata rappresenta dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo e dal sostituto Walter Ignazitto applicato alla Procura generale per questo processo nato da un’inchiesta della Dda, guidata da Giovanni Bombardieri, che è riuscita a dimostrare come gli agguati ai carabinieri nella provincia reggina, rientrassero nella strategia stragista di Cosa nostra e ‘Ndrangheta nei primi anni ’90. Nella sentenza di primo grado è emerso che «dietro tutto non vi sono state soltanto le organizzazioni criminali, ma anche tutta una serie di soggetti provenienti da differenti contesti (politici, massonici, servizi segreti), che hanno agito al fine di destabilizzare lo Stato per ottenere anch’essi vantaggi di vario genere, approfittando anche di un momento di crisi dei partiti tradizionali». Il riferimento è anche ai «mandanti politici» rimasti impuniti di cui ha scritto la Corte d’Assise di Reggio che ha condannato al carcere a vita Graviano e Filippone.</p>
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		<title>Processo &#8220;&#8216;ndrangheta stragista&#8221;. La sentenza: &#8220;Forza Italia referente politico delle mafie&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/processo-ndrangheta-stragista-la-sentenza-forza-italia-referente-politico-delle-mafie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2021 09:12:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Italia]]></category>
		<category><![CDATA[ndrangheta stragista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria – E’ una verità scomoda quella che emerge dal processo a carico della cosiddetta “Ndrangheta stragista” che nei primi anni ’90 si rese autrice di pericolosi episodi criminosi. L&#8217;attentato ai carabinieri in Calabria e la tentata strage dell&#8217;Olimpico sarebbero avvenuti “in un momento in cui le organizzazioni erano alla ricerca di nuovi e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/processo-ndrangheta-stragista-la-sentenza-forza-italia-referente-politico-delle-mafie/">Processo &#8220;&#8216;ndrangheta stragista&#8221;. La sentenza: &#8220;Forza Italia referente politico delle mafie&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria – E’ una verità scomoda quella che emerge dal processo a carico della cosiddetta “Ndrangheta stragista” che nei primi anni ’90 si rese autrice di pericolosi episodi criminosi.<br />
L&#8217;attentato ai carabinieri in Calabria e la tentata strage dell&#8217;Olimpico sarebbero avvenuti “in un momento in cui le organizzazioni erano alla ricerca di nuovi e più affidabili referenti politici, disposti a scendere a patti con la mafia, che furono individuati nel neopartito Forza Italia di Silvio Berlusconi in cui erano confluiti i movimenti separatisti nati in quegli anni come risposta alle spinte<br />
autonomistiche in Sicilia e Calabria&#8217;&#8221;.<br />
È quanto si legge nella sentenza del processo &#8220;&#8216;Ndrangheta stragista&#8221; in cui sono stati condannati all&#8217;ergastolo il boss di Brancaccio Giuseppe Graviano e il referente della cosca Piromalli, Rocco Santo Filippone accusati di essere i mandanti del duplice omicidio in cui persero la vita i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo.<br />
Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, la Corte d&#8217;Assise di Reggio Calabria affronta pure il tema dell&#8217;incontro che, secondo il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, sarebbe avvenuto nel gennaio 1994 tra Graviano e Marcello Dell&#8217;Utri in via Veneto a Roma.<br />
I due avrebbero discusso &#8220;del nuovo partito politico che stava per nascere, Forza Italia&#8221;.<br />
&#8220;Può ragionevolmente ritenersi &#8211; scrivono i giudici &#8211; che il Graviano il 21 gennaio 1994, prima di incontrare lo Spatuzza per discutere degli ultimi dettagli riguardanti l&#8217;attentato allo stadio Olimpico, avesse avuto modo di colloquiare con il Dell&#8217;Utri che nello stesso giorno si trovava a Roma poco<br />
distante dal bar Doney&#8221;.</p>
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