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	<title>Molè Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 28 Mar 2026 19:04:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO-Gioia Tauro, blitz della GdiF: tre arresti, detenevano armi da guerra e clandestine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 09:06:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, con il supporto dello S.C.I.C.O. e della componente aerea del Corpo, ha dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti &#8211; di cui, due in carcere e uno agli arresti domiciliari &#8211; indagati per illecita detenzione e vendita di armi [&#8230;]</p>
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<p>Il Comando Provinciale della Guardia di finanza di Reggio Calabria, con il supporto dello S.C.I.C.O. e della componente aerea del Corpo, ha dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre soggetti &#8211; di cui, due in carcere e uno agli arresti domiciliari &#8211; indagati per illecita detenzione e vendita di armi da guerra, armi comuni, armi clandestine e ricettazione, in taluni casi, aggravate dal metodo mafioso. Tale provvedimento, emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, costituisce l’esito di un’indagine eseguita dal dipendente Nucleo PEF/GICO, con il coordinamento di questa Procura della Repubblica/Direzione Distrettuale Antimafia, che trae origine dallo sviluppo di comunicazioni cifrate riferite ad alcuni degli odierni destinatari della misura cautelare, da cui è emersa la disponibilità, in capo ai medesimi, di numerose armi comuni da sparo e da guerra.</p>
<p>Raffrontando le immagini veicolate tramite la suddetta piattaforma informatica criptata con quelle relative all’arsenale rinvenuto a Gioia Tauro e sottoposte a sequestro nel mese di gennaio 2025 dalla locale Compagnia Carabinieri, è stato possibile rilevare una sostanziale corrispondenza tra alcune delle armi comuni ai due contesti. Tali evidenze hanno trovato, altresì, un’importante conferma negli esiti degli accertamenti tecnici condotti dal R.I.S. di Messina sulle suddette armi sequestrate a inizio anno 2025 e che hanno permesso di individuare delle impronte riferibili agli odierni arrestati. Sulla base delle risultanze investigative, che dovranno comunque trovare conferma nelle successive fasi giudiziarie, nei confronti di uno dei tre indagati è stata riconosciuta l’aggravante mafiosa, in considerazione della finalità di agevolare, soprattutto in termini di “rafforzamento militare”, le attività di una cosca di ‘ndrangheta egemone nel mandamento tirrenico.</p>
<p>In tal senso, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità, convergono anche le dichiarazioni rese da collaboratori di giustizia e altri riscontri investigativi acquisiti nell’ambito di altre operazioni di polizia che vedono tale soggetto come ben inserito nell’ambito della predetta cosca. L’ingente numero di armi detenute, custodite e, in parte, sequestrate, sono risultate riconducibili, pertanto, a quest’ultima compagine criminale quale strumento indispensabile per il perseguimento delle finalità mafiose del medesimo sodalizio, incrementandone enormemente la “forza intimidatoria”.</p>
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		<title>VIDEO-Droga dal Sud America al porto di Catania: svelati legami con la &#8216;ndrina Molè di Gioia Tauro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 15:47:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-303390-2" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/03/GDF-Catania.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/03/GDF-Catania.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/03/GDF-Catania.mp4</a></video></div>
<p>Nell’ambito di complesse attività di indagine coordinate dalla Procura Distrettuale della Repubblica, i Finanzieri del Comando Provinciale di Catania hanno eseguito, con il supporto di unità della Compagnia Pronto impiego Catania (“Baschi Verdi” e unità cinofile) <strong>nonché del Nucleo PEF di Reggio Calabria e del Gruppo Locri (RC)</strong>, l’ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari presso il locale Tribunale ha disposto misure cautelari personali nei confronti di 6 persone, ritenute responsabili, in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, di un’intensa attività di narcotraffico con importazioni dall&#8217;estero e con l&#8217;aggravante dell&#8217;ingente quantitativo. Contestualmente, è stata data esecuzione a un decreto d’urgenza emesso dal Pubblico Ministero inquirente che ha disposto il sequestro preventivo di denaro e beni nella disponibilità degli indagati per un valore complessivo di circa 7,7 milioni di euro. Le investigazioni, svolte da unità specializzate del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Catania – Gruppo Operativo Antidroga del G.I.C.O., anche mediante attività tecniche, acquisizione di dati e notizie tramite banche dati in uso al Corpo, servizi di osservazione e riscontro, hanno riguardato un <strong>gruppo criminale dedito all’importazione dal Sudamerica via mare di ingenti partite di cocaina e alla successiva esfiltrazione dal porto etneo</strong>, grazie anche a collaudate tecniche di occultamento del narcotico e a consolidati metodi di recupero dello stesso. All’esito sono state acquisite molteplici evidenze che hanno permesso, per la prima volta, di fare piena luce sulle dinamiche criminali all’interno dello scalo portuale di Catania.</p>
<p>In particolare, è stata individuata la figura di un soggetto gravato da condanna del 2010 per narcotraffico e di suo figlio, entrambi operanti in quell’area in qualità di dipendenti della predetta società. È stato inoltre appurato che il primo avrebbe avuto rapporti con esponenti di spicco del <strong>clan PILLERA/PUNTINA</strong> e in particolare con un soggetto già condannato per associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti con sentenza del GIP di Catania del 2007. Nonostante le plurime cautele adottate quotidianamente dagli indagati, le attività captative e i servizi di pedinamento e di osservazione dei finanzieri etnei avrebbero consentito di accertare, ferma restando la presunzione d’innocenza valevole ora e fino alla condanna definitiva, la sistematica operatività di padre e figlio nel settore del narcotraffico e di individuare gli ulteriori soggetti che li avrebbero coadiuvati, definendone i rispettivi ruoli. A tal riguardo, sarebbero state acquisite gravi evidenze indiziarie con riferimento ad almeno tre episodi di importazione di ingenti quantitativi di cocaina, per un peso complessivo di oltre 215 kg, oltre ad iniziativa, non concretizzatasi, volta a introdurre una partita di droga di 300 kg. Il sistema, particolarmente oleato, si sarebbe caratterizzato per l’introduzione nel porto del narcotico mediante il suo occultamento in doppi fondi ricavati all’interno di container utilizzati per l’importazione di frutta dal Sudamerica. Una volta giunto in porto e scaricato sulla banchina, il container interessato sarebbe stato poi trasportato verso la sede/deposito della società di gestione dei servizi portuali, sita nella zona industriale di Catania, ove sarebbero state effettuate le operazioni di manipolazione necessarie a estrarre il narcotico, da consegnare ai relativi destinatari previo pagamento di una percentuale del 30/40% della quantità importata per il servizio reso.</p>
<p>Nel 2022, la guardia di finanza ha sequestrato 110 kg di cocaina occultata nel tetto di un container proveniente dal Sud America. In quel momento è emerso il coinvolgimento di <strong>Angelo Sanfilippo</strong>. Coinvolto anche <strong>Giuseppe Curciarello</strong> di <strong>Siderno</strong>, che “sarebbe stato l’organizzatore dell’importazione”. Emersi “elementi indiziari” anche a carico di <strong>Angelo Di Mauro e Antonino Vasta</strong>, indicato da un collaboratore di giustizia come “appartenente alla famiglia Cappello di Catania e nipote di Franco Egitto”. Entrambi, secondo le ipotesi investigative, “avrebbero operato per i Sanfilippo ai fini del tentativo di recupero del narcotico”. <strong>Coinvolto anche un affiliato alla ‘ndrina Molè di Gioia Tauro</strong> al quale Curciarello avrebbe chiesto un aiuto.</p>
<p>Sulla scorta di quanto ricostruito dal Nucleo PEF di Catania, il G.I.P. presso il Tribunale etneo, su richiesta della locale Procura, ha ritenuto dunque sussistente un grave quadro indiziario a carico degli indagati disponendo l’applicazione della custodia cautelare in carcere nei confronti di 6 indagati. Contestualmente, i finanzieri etnei hanno dato esecuzione a un decreto d’urgenza, emesso dal Pubblico Ministero inquirente, di sequestro preventivo, anche per equivalente, del denaro e, in subordine, dei beni mobili e immobili di proprietà o nella disponibilità dei principali indagati fino a concorrenza della somma di 7,7 milioni di euro, corrispondente al profitto o prodotto derivante dal traffico di sostanze stupefacenti. L’attività investigativa si colloca nel più ampio quadro delle attività poste in essere svolte dalla Procura della Repubblica e dalla Guardia di finanza di Catania volte al contrasto del traffico organizzato e dello spaccio di sostanze stupefacenti, a tutela della cittadinanza e, in particolar modo, delle fasce più deboli della popolazione.</p>
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		<title>La rivelazione shock in aula del pentito Ficarra: la cosca Molè voleva uccidere il pm Roberto Di Palma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 17:18:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La cosca di ‘ndrangheta Molé di Gioia Tauro aveva intenzione di attentare alla vita di <strong>Roberto Di Palma</strong>, oggi procuratore dei minori a Reggio Calabria ma fino a pochi anni fa sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia reggina. A rivelarlo, in un’udienza pubblica, è stato il collaboratore di giustizia <strong>Domenico Ficarra</strong>, detto “Corona”, sentito nel processo “<strong>Nuova narcos europea</strong>” che si sta celebrando, con il rito ordinario, davanti al Tribunale di Palmi. Si tratta di un processo nato da un’inchiesta della Dda sul traffico internazionale di cocaina per il quale, con il rito abbreviato, è stato condannato a 20 anni di carcere <strong>Rocco Molé</strong>, detto “Roccuccio”. Stando alle dichiarazioni di Ficarra, l’ipotesi di una ritorsione della cosca di Gioia Tauro nei confronti del magistrato troverebbe la sua origine in uno scontro verbale avvenuto nel 2018 tra il boss <strong>Mommo Molé</strong>, padre di Rocco, e il magistrato.</p>
<p>“<em>Vi piace vincere facile – aveva affermato il boss in aula durante l’udienza del suo processo – Sempre con noi ce l’avete, vi volete fare pubblicità sulle nostre spalle”. Di Palma allora rispose in maniera piccata: “Noi – aveva risposto il magistrato – la trattiamo per quello che è, signor Molè. Un mafioso. E trattiamo i suoi figli per quello che sono, mafiosi. Noi facciamo indagini e il nostro scopo non è certo farci pubblicità o acquisire notorietà. Se fosse vero, considerato che l’arresto ogni due mesi, dovrei essere procuratore nazionale e invece sono un semplice pubblico ministero. Lei, invece, signor Molè, non è nessuno. Come vede, qui non ci sono giornalisti, non ci sono telecamere perché lei, signor Molè, non conta più niente”.</em></p>
<p>Frasi queste che avrebbero provocato il disappunto di Rocco Molé il quale, stando al racconto del pentito Ficarra, reagì minacciando il pm davanti agli altri affiliati della cosca. <strong>“Adesso ti faccio vedere io chi sono i Molé”</strong> sarebbero state le parole del rampollo di ‘ndrangheta. Un’intenzione, quella della cosca Molé che, fortunatamente, non ha avuto un seguito e che, per la prima volta, è diventata pubblica durante un processo.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<item>
		<title>Due arresti per il tentato omicidio nel Vibonese di Domenic Signoretta mentre era ai domiciliari</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/due-arresti-per-il-tentato-omicidio-nel-vibonese-di-domenic-signoretta-mentre-era-ai-domiciliari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jan 2022 13:28:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due uomini Antonio Campisi, di 31 anni e Rocco Molè, di 26 sono stati arrestati in relazione al tentato omicidio di Domenic Signoretta, avvenuto a Nao di Ionadi, nel Vibonese nel maggio 2019, mentre lo stesso si trovava all&#8217;esterno dell&#8217;abitazione in cui era sottoposto agli arresti domiciliari. L&#8217;uomo è considerato dagli investigatori l&#8217;armiere del clan [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Due uomini Antonio Campisi, di 31 anni e Rocco Molè, di 26 sono stati arrestati in relazione al tentato omicidio di Domenic Signoretta, avvenuto a Nao di Ionadi, nel Vibonese nel maggio 2019, mentre lo stesso si trovava all&#8217;esterno dell&#8217;abitazione in cui era sottoposto agli arresti domiciliari. L&#8217;uomo è considerato dagli investigatori l&#8217;armiere del clan Mancuso di Limbadi e vicino al boss Pantaleone alias &#8220;L&#8217;ingegnere&#8221;.</p>
<p>I due uomini sono stati arrestati da personale della Squadra mobile di Vibo Valentia in esecuzione di un&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Catanzaro per tentato omicidio, aggravato dalla finalità mafiosa. L&#8217;agguato sarebbe stato compiuto, secondo gli investigatori, nel contesto di scontri per gli equilibri tra cosche di &#8216;ndrangheta.<br />
La misura cautelare è stata emessa dopo che, il 17 dicembre scorso, personale della Squadra mobile vibonese, con il Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e i finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro, Gruppo investigazione criminalità organizzata (Gico) del Nucleo di Polizia economico finanziaria, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) della Guardia di finanza, avevano dato esecuzione al fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Dda di Catanzaro, nei confronti di Antonio Campisi, di 32 anni, il tentato omicidio di Domenic Signoretta.<br />
Campisi era stato localizzato ad Ardore Marina (Reggio Calabria), dopo controlli sul territorio posti in essere dagli investigatori. </p>
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