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	<title>maschera Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 18 Jan 2025 14:45:31 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Perché l&#8217;amore finisce? L&#8217;esperta Alonzi: &#8220;Perché comincia con una maschera&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/perche-lamore-finisce-lesperta-alonzi-perche-comincia-con-una-maschera-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Jan 2025 08:15:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[esperta]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Beatrice Alonzi]]></category>
		<category><![CDATA[maschera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#8220;Perché le relazioni finiscono? Perché cominciano con delle maschere&#8221;. A parlare con l&#8217;Adnkronos è Maria Beatrice Alonzi, scrittrice, divulgatrice scientifica con un master in Tecniche e Metodi di Analisi comportamentale e Analisi scientifica del comportamento non-verbale internazionale e autrice di &#8216;Perché finisce. Impara ad amare e a lasciarti amare&#8217; (Sperling &#38; Kupfer, pp. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#8220;Perché le relazioni finiscono? Perché cominciano con delle maschere&#8221;. A parlare con l&#8217;Adnkronos è Maria Beatrice Alonzi, scrittrice, divulgatrice scientifica con un master in Tecniche e Metodi di Analisi comportamentale e Analisi scientifica del comportamento non-verbale internazionale e autrice di &#8216;Perché finisce. Impara ad amare e a lasciarti amare&#8217; (Sperling &amp; Kupfer, pp. 240). Al centro del testo l&#8217;analisi delle difficoltà nelle relazioni, che l&#8217;esperta spiega decodificando i comportamenti più frequenti. &#8220;Quando scegliamo un partner, un amico, un collega, in genere lo scegliamo in base ai cosiddetti cardini dell&#8217;attrazione &#8211; analizza Alonzi -. Per riparare alle dinamiche del passato, perché vogliamo migliorarci, e così via. Questo comporta che nella relazione non riusciamo ad essere davvero noi stessi, perché il nostro obiettivo non è costruire davvero qualcosa con quella persona, ma cercare di riparare qualcosa di noi attraverso quella persona. Una relazione con queste caratteristiche è destinata a finire perché noi non siamo mai davvero noi stessi&#8221;. L&#8217;autenticità è dunque uno dei segreti, da non confondere con la sincerità. &#8220;Non sono la stessa cosa -sottolinea l&#8217;esperta- Non bisogna dire la verità tutto il giorno tutti i giorni, è giusto avere dei segreti, delle zone d&#8217;ombra, è giusto non fidarsi subito. Essere autentici significa dire &#8216;io sono così&#8217;, ho compreso le mie emozioni, come funzionano, cosa degli altri mi fa del male. L&#8217;ho compreso così tanto che non posso compromettere la persona che sono nell&#8217;idea che solo coprendo determinate cose di me l&#8217;altro mi amerà&#8221;. Se si dovesse descrivere l&#8217;amore, come potremmo definirlo? &#8220;Se pensiamo alle storie di libri, film che ci hanno colpito di più, scopriamo che i personaggi che ci sono entrati di più nel cuore sono quelli che non sono compiuti, ma che hanno un destino da compiere -suggerisce l&#8217;autrice di &#8216;Perché finisce&#8217;- Vale sia per i buoni che per i cattivi. Questo perché noi stessi siamo incompiuti, siamo in divenire. Qual è l&#8217;aspirazione massima di tutti noi? Divenire. La differenza che c&#8217;è tra quando siamo da soli e quando siamo in coppia è che nella relazione si desidera divenire con qualcuno che ci osservi e che ne sia custode. Perché in fondo&#8230;chi vuole divenire la versione migliore di sé stesso senza che nessuno lo sappia?&#8221;.</p>
<p>Per far durare una relazione, &#8220;la parte più difficile è scegliere la persona giusta per noi e per la quale siamo giusti -spiega ancora Maria Beatrice Alonzi conversando con l&#8217;Adnkronos-. Quindi quello che si dovrebbe fare è cercare di capire quante maschere sta mettendo l&#8217;altro, concentrarsi anche sull&#8217;altro. Fino a che siamo concentrati solo su quanto siamo amati e quanto siamo visti non abbiamo grandi possibilità di riuscita&#8221;. Altra cosa importantissima &#8220;è che in una relazione duratura bisogna prendersi cura l&#8217;uno dell&#8217;altro, ma non è giusto che questa cosa sia sempre sbilanciata 90%-10%, perché questo non è amore, è dipendenza&#8221;. E a proposito di chi &#8216;sparisce&#8217; senza dare spiegazioni, fenomeno noto con il nome di &#8216;ghosting&#8217;, l&#8217;esperta dà una risposta non scontata: &#8220;Non dobbiamo condannare il ghosting perché, mettendo l&#8217;etica da parte, non possiamo condannare la modalità relazionale dell&#8217;altro. Quando incontriamo qualcuno che non soddisfa la nostra volontà di relazione e magari sparisce, non dobbiamo chiederci quanto sia brutta quella persona o quanto siamo sbagliati noi, dobbiamo capire che quella relazione non può funzionare perché magari, per qualcuno, andarsene senza lasciare traccia è semplicemente meno doloroso che affrontare un &#8216;no&#8217; o affrontare una chiusura. Eticamente è sbagliato? Certo. Ma non importa, importa che tu debba scegliere una persona con la quale trovarti e riuscire a comunicare&#8221;.</p>
<p>Ma quali sono i segnali di allarme da cui stare lontani? &#8220;Spesso quello che da fuori sembra evidente che sia un enorme pericolo, purtroppo per noi è un motore. Quando non abbiamo contezza di chi siamo, i nostri confini sono labili. Se non abbiamo avuto un amore genitoriale incondizionato, se non abbiamo imparato a rispettarci e ad amarci, le situazioni pericolose e problematiche, le persone da aggiustare, da riparare, da guarire, quelle che ci ispirano e delle quali siamo &#8216;conquiste&#8217; ci sembrano &#8216;premi&#8217;. Quindi il segreto è capire se per noi quel sentimento d&#8217;amore è un luogo accessibile e sicuro o è un luogo pericoloso, perché in realtà non vogliamo una storia d&#8217;amore, vogliamo l&#8217;adrenalina. Allora, dobbiamo starne alla larga&#8221;. &#8212;culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/perche-lamore-finisce-lesperta-alonzi-perche-comincia-con-una-maschera-2/">Perché l&#8217;amore finisce? L&#8217;esperta Alonzi: &#8220;Perché comincia con una maschera&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Perché l&#8217;amore finisce? L&#8217;esperta Alonzi: &#8220;Perché comincia con una maschera&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 17:12:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#8220;Perché le relazioni finiscono? Perché cominciano con delle maschere&#8221;. A parlare con l&#8217;Adnkronos è Maria Beatrice Alonzi, scrittrice, divulgatrice scientifica con un master in Tecniche e Metodi di Analisi comportamentale e Analisi scientifica del comportamento non-verbale internazionale e autrice di &#8216;Perché finisce. Impara ad amare e a lasciarti amare&#8217; (Sperling &amp; Kupfer, pp. 240). Al centro del testo l&#8217;analisi delle difficoltà nelle relazioni, che l&#8217;esperta spiega decodificando i comportamenti più frequenti. &#8220;Quando scegliamo un partner, un amico, un collega, in genere lo scegliamo in base ai cosiddetti cardini dell&#8217;attrazione &#8211; analizza Alonzi -. Per riparare alle dinamiche del passato, perché vogliamo migliorarci, e così via. Questo comporta che nella relazione non riusciamo ad essere davvero noi stessi, perché il nostro obiettivo non è costruire davvero qualcosa con quella persona, ma cercare di riparare qualcosa di noi attraverso quella persona. Una relazione con queste caratteristiche è destinata a finire perché noi non siamo mai davvero noi stessi&#8221;. L&#8217;autenticità è dunque uno dei segreti, da non confondere con la sincerità. &#8220;Non sono la stessa cosa -sottolinea l&#8217;esperta- Non bisogna dire la verità tutto il giorno tutti i giorni, è giusto avere dei segreti, delle zone d&#8217;ombra, è giusto non fidarsi subito. Essere autentici significa dire &#8216;io sono così&#8217;, ho compreso le mie emozioni, come funzionano, cosa degli altri mi fa del male. L&#8217;ho compreso così tanto che non posso compromettere la persona che sono nell&#8217;idea che solo coprendo determinate cose di me l&#8217;altro mi amerà&#8221;. Se si dovesse descrivere l&#8217;amore, come potremmo definirlo? &#8220;Se pensiamo alle storie di libri, film che ci hanno colpito di più, scopriamo che i personaggi che ci sono entrati di più nel cuore sono quelli che non sono compiuti, ma che hanno un destino da compiere -suggerisce l&#8217;autrice di &#8216;Perché finisce&#8217;- Vale sia per i buoni che per i cattivi. Questo perché noi stessi siamo incompiuti, siamo in divenire. Qual è l&#8217;aspirazione massima di tutti noi? Divenire. La differenza che c&#8217;è tra quando siamo da soli e quando siamo in coppia è che nella relazione si desidera divenire con qualcuno che ci osservi e che ne sia custode. Perché in fondo&#8230;chi vuole divenire la versione migliore di sé stesso senza che nessuno lo sappia?&#8221;. Per far durare una relazione, &#8220;la parte più difficile è scegliere la persona giusta per noi e per la quale siamo giusti -spiega ancora Maria Beatrice Alonzi conversando con l&#8217;Adnkronos-. Quindi quello che si dovrebbe fare è cercare di capire quante maschere sta mettendo l&#8217;altro, concentrarsi anche sull&#8217;altro. Fino a che siamo concentrati solo su quanto siamo amati e quanto siamo visti non abbiamo grandi possibilità di riuscita&#8221;. Altra cosa importantissima &#8220;è che in una relazione duratura bisogna prendersi cura l&#8217;uno dell&#8217;altro, ma non è giusto che questa cosa sia sempre sbilanciata 90%-10%, perché questo non è amore, è dipendenza&#8221;. E a proposito di chi &#8216;sparisce&#8217; senza dare spiegazioni, fenomeno noto con il nome di &#8216;ghosting&#8217;, l&#8217;esperta dà una risposta non scontata: &#8220;Non dobbiamo condannare il ghosting perché, mettendo l&#8217;etica da parte, non possiamo condannare la modalità relazionale dell&#8217;altro. Quando incontriamo qualcuno che non soddisfa la nostra volontà di relazione e magari sparisce, non dobbiamo chiederci quanto sia brutta quella persona o quanto siamo sbagliati noi, dobbiamo capire che quella relazione non può funzionare perché magari, per qualcuno, andarsene senza lasciare traccia è semplicemente meno doloroso che affrontare un &#8216;no&#8217; o affrontare una chiusura. Eticamente è sbagliato? Certo. Ma non importa, importa che tu debba scegliere una persona con la quale trovarti e riuscire a comunicare&#8221;. Ma quali sono i segnali di allarme da cui stare lontani? &#8220;Spesso quello che da fuori sembra evidente che sia un enorme pericolo, purtroppo per noi è un motore. Quando non abbiamo contezza di chi siamo, i nostri confini sono labili. Se non abbiamo avuto un amore genitoriale incondizionato, se non abbiamo imparato a rispettarci e ad amarci, le situazioni pericolose e problematiche, le persone da aggiustare, da riparare, da guarire, quelle che ci ispirano e delle quali siamo &#8216;conquiste&#8217; ci sembrano &#8216;premi&#8217;. Quindi il segreto è capire se per noi quel sentimento d&#8217;amore è un luogo accessibile e sicuro o è un luogo pericoloso, perché in realtà non vogliamo una storia d&#8217;amore, vogliamo l&#8217;adrenalina. Allora, dobbiamo starne alla larga&#8221;. &#8212;culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/perche-lamore-finisce-lesperta-alonzi-perche-comincia-con-una-maschera/">Perché l&#8217;amore finisce? L&#8217;esperta Alonzi: &#8220;Perché comincia con una maschera&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>La maschera di &#8220;Vacantiandu&#8221; donata al presidente del Tribunale e al Procuratore di Lamezia Terme</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/la-maschera-di-vacantiandu-donata-al-presidente-del-tribunale-e-al-procuratore-di-lamezia-terme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Dec 2024 09:50:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La maschera simbolo della rassegna teatrale &#8220;Vacantiandu&#8221; arriva in Tribunale e alla Procura della Repubblica di Lamezia Terme. L&#8217;Associazione culturale &#8220;I Vacantusi&#8221;, presieduta da Nico Morelli, ha infatti donato l&#8217;originale e prestigiosa maschera in ceramica al Presidente del Tribunale Giovanni Garofalo e al Procuratore della Repubblica Salvatore Curcio. Un segno di riconoscimento per il lavoro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La maschera simbolo della rassegna teatrale &#8220;Vacantiandu&#8221; arriva in Tribunale e alla Procura della Repubblica di Lamezia Terme. L&#8217;Associazione culturale &#8220;I Vacantusi&#8221;, presieduta da Nico Morelli, ha infatti donato l&#8217;originale e prestigiosa maschera in ceramica al Presidente del Tribunale Giovanni Garofalo e al Procuratore della Repubblica Salvatore Curcio. Un segno di riconoscimento per il lavoro quotidiano svolto dagli uffici giudiziari lametini e anche come augurio per la recente nomina di Salvatore Curcio a Procuratore capo della Repubblica di Catanzaro.</p>
<p>A consegnare la maschera di questa edizione 2024/2025, realizzata a mano dal maestro Alessandro Cavaliere, il direttore artistico della rassegna Nico Morelli che, per l&#8217;occasione ha illustrato le attività portate avanti dall&#8217;associazione, non solo nell&#8217;ambito culturale ma anche sociale, come il sostegno alla famiglia di Anàs, il bambino annegato in uno dei tanti viaggi della speranza e il cui corpo è stato rinvenuto lungo le coste lametine, o anche il laboratorio teatrale gratuito per gli studenti lametini realizzato da Alice De Andrè a cui hanno preso parte anche i ragazzi autistici che frequentano il centro riabilitativo della comunità Progetto Sud di don Giacomo Panizza.</p>
<p>L&#8217;associazione &#8220;I Vacantusi&#8221; da decenni ormai porta avanti numerose attività culturali, sociali e teatrali sia a Lamezia Terme che in altre province calabresi, diventando punto di riferimento nel panorama regionale. Da parte loro, sia il Presidente Garofalo c il Procuratore Curcio hanno manifestato apprezzamento e gratitudine per la preziosa attività che in questi anni l&#8217;associazione ha svolto e svolge sul territorio, portando avanti i valori della cultura, del teatro e della solidarietà, anche queste &#8220;armi&#8221; importanti per la &#8220;lotta&#8221; alla criminalità. </p>
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		<title>Massimo Troisi, 30 anni fa la morte: l&#8217;addio il 4 giugno 1994</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/massimo-troisi-30-anni-fa-la-morte-laddio-il-4-giugno-1994/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2024 09:02:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[30 anni]]></category>
		<category><![CDATA[maschera]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Trosi]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aveva appena 41 anni e un mondo ancora da raccontare Massimo Troisi quando il suo cuore cessò di battere la notte del 4 giugno 1994, nella casa della sorella Adriana all&#8217;Infernetto, vicino al lido di Ostia. Che la sua impronta sulla cultura napoletana, sull&#8217;immagine stessa di questa gente, sul cinema e il teatro italiano sia ancora [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/massimo-troisi-30-anni-fa-la-morte-laddio-il-4-giugno-1994/">Massimo Troisi, 30 anni fa la morte: l&#8217;addio il 4 giugno 1994</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Aveva appena 41 anni e un mondo ancora da raccontare <strong>Massimo Troisi</strong> quando il suo cuore cessò di battere la notte del <strong>4 giugno 1994</strong>, nella casa della sorella Adriana all&#8217;Infernetto, vicino al lido di Ostia. Che la sua impronta sulla cultura napoletana, sull&#8217;immagine stessa di questa gente, sul cinema e il teatro italiano sia ancora vivida e attuale è confermato dal successo mondiale del film-ritratto di Mario Martone &#8220;<strong>Laggiù qualcuno mi ama</strong>&#8220;, applaudito in anteprima mondiale al Festival di Berlino e poi premiato quest&#8217;anno con il David di Donatello. Tutta la sua vita ruotava intorno al tema del &#8220;cuore&#8221;, oggetto fisico che segnò la sua vita a causa di una forte degenerazione della valvola mitrale causata dalle febbri reumatiche infantili, ma anche simbolo della sua idea di vita e di creazione artistica. Pochi napoletani infatti avevano osato &#8211; prima di lui &#8211; mettere allo scoperto questo istintivo romanticismo che Troisi seppe filtrare attraverso una poetica personale e colta. Per questo la sua arte più che alla lezione di Eduardo De Filippo va riavvicinata alla segreta malinconia di Totò o al contrasto tra prepotenza fisica e timidezza segreta di Buster Keaton. Mimo istintivo, novellatore fluviale, appassionato cultore di una lingua del popolo che non è semplice dialetto partenopeo, Massimo Troisi impresse una svolta decisiva alla scena degli anni &#8217;70 e &#8217;80, dalle apparizioni cabarettistiche con gli amici de &#8220;<strong>La Smorfia&#8221;</strong> (Enzo Decaro e Lello Arena) in tv, fino al suo cinema fatto di sette regie, da &#8220;<strong>Ricomincio da tre</strong>&#8221; (1981) a &#8220;<strong>Il postino</strong>&#8221; (1994) firmato ufficialmente da Michael Radford, e altrettante collaborazioni come attore-autore tra cui spicca il memorabile &#8220;<strong>Non ci resta che piangere&#8221;</strong> con Roberto Benigni del 1984.</p>
<p>l primo &#8220;astro&#8221; nel cielo di Troisi era stato Pier Paolo Pasolini, poeta amatissimo nel cui nome vinse un premio giovanile di poesia e che imitò con gusto in qualche sketch agli esordi. Venne poi Antonio Petito, la cui vena vernacolare lo portò a rivisitare la commedia dell&#8217;arte e la tradizione napoletana. Ma guardando a Pulcinella, già negli anni &#8217;70 diceva: &#8220;A me questa figura pareva proprio stanca. Pensavo che bisognasse essere napoletano, ma senza maschera, mantenere la forza di Pulcinella: l&#8217;imbarazzo, la timidezza, il non sapere mai da che porta entrare e le sue frasi candide&#8221;. Così i suoi primi atti unici da autore calano le maschere comiche in un presente fitto di rimandi alle fatiche della gente comune della Napoli moderna.  Fin dalle apparizioni in teatro al Sancarluccio e poi nelle cantine dell&#8217;avanguardia romana era chiaro che l&#8217;afflato espressivo di Massimo oltrepassava la dimensione provinciale e, come tutta l&#8217;arte napoletana di quel periodo, parlava al mondo con un linguaggio sempre più &#8220;lavorato&#8221; e universale. A portarlo in tv insieme agli amici de &#8220;<strong>La smorfia</strong>&#8221; furono Enzo Trapani e Giancarlo Magalli per il varietà &#8220;<strong>No Stop</strong>&#8220;. Ma in quel nuovo mondo fu Bruno Voglino, inesauribile pigmalione di talenti, a fargli da guida. Dopo quattro anni di successi Troisi si liberò dal lavoro di gruppo (pur restando sempre amico e sodale di Lello Arena) per debuttare al cinema con &#8220;<strong>Ricomincio da tre</strong>&#8220;, grazie all&#8217;intuizione del produttore Mauro Berardi e al lavoro di sceneggiatura con Ottavio Jemma e la futura compagna Anna Pavignano. Fu un successo epocale, capace da solo di rilanciare il cinema italiano e portò all&#8217;autore due David di Donatello, tre Nastri d&#8217;argento, due Globi d&#8217;oro. Ma a partire dal successivo &#8220;<strong>Scusate il ritardo</strong>&#8221; del 1983 apparve chiaro che se da un lato l&#8217;autore-attore non si piegava alle leggi del mercato (non batteva il ferro finché era caldo), dall&#8217;altro aveva proprio il cuore al centro della sua ricerca poetica. Infatti il film ruota intorno ai dubbi dell&#8217;individuo e ai diversi tempi dell&#8217;amore, tematiche che avrebbe ripreso costantemente da &#8220;<strong>Le vie del Signore sono finite</strong>&#8221; a &#8220;<strong>Pensavo fosse amore&#8230; invece era un calesse&#8221;.</strong></p>
<p>Il Troisi attore trova a questo punto della carriera &#8211; forte del clamoroso successo di &#8220;<strong>Non ci resta che piangere</strong> &#8211; un fondamentale sodalizio umano e artistico con Marcello Mastroianni (in apparenza tanto diverso da lui) e Ettore Scola che lo chiamerà ben tre volte con se da &#8220;<strong>Splendor</strong>&#8221; a &#8220;Che ora è?&#8221; fino al molto autobiografico &#8220;<strong>Viaggio di Capitan Fracassa</strong>&#8220;, in cui riprendeva la maschera di Pulcinella con una folgorante miscela di vitalità e malinconia. Quanto a &#8220;Il postino&#8221; scritto con Furio Scarpelli sulle tracce del romanzo di Antonio Skarmeta e affidato per la regia all&#8217;amico Michael Radford si è detto ormai tantissimo. Dalla strenua volontà di finirne le riprese nonostante un aggravarsi delle condizioni del suo cuore (avrebbe dovuto sottoporsi a un trapianto fatalmente rimandato), fino alla totale identificazione coi due personaggi della storia (il poeta era interpretato da <strong>Philippe Noiret</strong>), tutto in questa storia tra Salina e Procida parla di Massimo. Cinque candidature all&#8217;Oscar (raro caso di nomination postuma per lui) e un&#8217;ovazione alla Mostra di Venezia del 1994 rimangono a suggellarne il valore e l&#8217;emozione. &#8220;Questo film lo voglio fare con il mio cuore&#8221;, diceva sul set e per lui, come per l&#8217;amico Pino Daniele, fu proprio il cuore ad accompagnarlo all&#8217;ultimo passo. Ripensandolo oggi viene in mente il titolo di un piccolo film francese degli anni &#8217;90: &#8220;La frattura del miocardio&#8221; in cui il piccolo Martin affronta la realtà della morte con la giocosa lucidità dell&#8217;infanzia. Massimo Troisi era così: un bambino in un corpo d&#8217;adulto che sapeva leggere se stesso e il mondo con quella lucidità che solo le favole sanno raccontare. E la sua vita rimane per noi una favola triste illuminata, alla fine, dalla consapevolezza che quando si dedica l&#8217;arte a raccontare le intermittenze del cuore si parla all&#8217;anima di ciascuno e per sempre.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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