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	<title>Marina di Gioiosa Jonica Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Cristina Pugliese trovata morta nella doccia di casa: «Mia figlia non può essersi ammazzata»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Dec 2024 15:43:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>«Mia figlia non può essersi ammazzata. L’hanno trovata in bagno con il tubo della doccia avvolto attorno al collo, ma lei non l’avrebbe mai fatta una cosa del genere». È sconvolta Rosa Sainato, mamma di Maria Cristina Pugliese, 27 anni, trovata morta nel tardo pomeriggio di domenica 1 dicembre nell’appartamento in cui da pochi mesi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«Mia figlia non può essersi ammazzata. L’hanno trovata in bagno con il tubo della doccia avvolto attorno al collo, ma lei non l’avrebbe mai fatta una cosa del genere». È sconvolta <strong>Rosa Sainato</strong>, mamma di <strong>Maria Cristina Pugliese</strong>, 27 anni, trovata morta nel tardo pomeriggio di domenica 1 dicembre nell’appartamento in cui da pochi mesi viveva con il compagno, in via Marinetti 34, a Caldiero, nel Veronese. «Perché non lo scrivete?», si chiede angosciata. Il suo appello giunge in redazione poche ore prima che i contorni della tragica vicenda che si è consumata tra sabato e domenica, in un quartiere di palazzine a due piani, prendessero forma, preceduti dalle voci di chi aveva sentito il via vai di sirene dei carabinieri e del 118, e in paese parlava dei litigi avvenuti in passato in quell’appartamento &#8211; anche quel sabato sera, vicino al bowling &#8211; tra Cristina e <strong>Marco Cristofori</strong>, 40enne, ora iscritto sul registro degli indagati della Procura della Repubblica di Verona per il delitto di omicidio volontario.</p>
<p><strong>I fatti</strong><br />
Una nota firmata dal procuratore della Repubblica di Verona, Raffaele Tito, e diffusa ieri pomeriggio, informa che nel tardo pomeriggio di domenica i militari della Stazione dei carabinieri di Trengago e della Aliquota radiomobile della Compagnia carabinieri di San Bonifacio sono intervenuti a Caldiero, dove il 40enne, residente in paese, aveva segnalato di aver rinvenuto il corpo esanime della compagna che si sarebbe suicidata in bagno, utilizzando il tubo flessibile della doccia. Dopo i primi accertamenti, continua la nota, i carabinieri hanno informato la Procura della Repubblica, che ha assunto la direzione delle indagini disponendo tutti i conseguenti accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’evento, alla presenza del sostituto di turno, dottoressa Elisabetta Labate, e avvalendosi anche del medico legale. Al termine è stato disposto il sequestro dell’abitazione e della salma, trasferita all’istituto di medicina legale di Borgo Roma. «Sentite alcune persone informate sui fatti», conclude la nota della Procura, «è stata disposta l’autopsia e al fine di consentire al compagno della donna deceduta di poter esercitare tutte le garanzie di legge il medesimo è stato iscritto sul registro degli indagati per il delitto di omicidio volontario».</p>
<p><strong>Il racconto del fratello</strong><br />
Appostato in via Marinetti, domenica dalle 21 e fino a dopo mezzanotte, è rimasto &#8211; frastornato dopo una giornata di preoccupazione crescente &#8211; anche <strong>Rocco Pugliese</strong>, 28 anni, fratello di Cristina, in attesa di dettagli che sembravano non arrivare mai. «Domenica mattina», racconta, «ho ricevuto un messaggio di Marco Cristofori, il compagno di mia sorella che io non avevo mai voluto conoscere: mi chiedeva se l’avevo vista. Mi è sembrato strano, non ci frequentavamo. Cristina di solito passava a trovarmi in officina qualche mattina, mai con Marco». Insieme a Rocco, davanti all’abitazione dove erano in corso gli accertamenti di carabinieri e scientifica, anche papà Natale, più tardi sentito in Stazione dai carabinieri.</p>
<p><strong>La vittima, il lavoro e l&#8217;amore con Marco</strong><br />
<strong>Cristina, che aveva una bambina di poco più di cinque anni</strong>, fino a qualche mese fa viveva a Soave con il fratello e il padre. <strong>Originaria della Locride</strong>, era arrivata nel Veronese ormai 24 anni fa. Svolgeva due lavori, come commessa alla Lidl di Arcole, in un paese dell’est veronese e saltuariamente come barista proprio a Caldiero. Sembra che l’amore con Marco fosse nato proprio così, al bancone del bar. Dopo alcuni momenti difficili, secondo i familiari aveva ritrovato energia, si stava dando da fare, anche per la sua piccola. Rocco riprende il racconto di domenica: «Marco quella mattina aveva mandato un messaggio anche all’ex compagno di Cristina, altrettanto inusuale. Così ho cominciato a preoccuparmi davvero. Ho cercato di contattarla varie volte durante la giornata e poi alla sera, dopo che non mi rispondeva più nessuno, nemmeno Marco, con papà siamo andati a cercarla a casa, a Caldiero.</p>
<p><strong>La terribile scoperta</strong><br />
«Ci siamo trovati davanti ai lampeggianti, ai militari. Non ci lasciavano entrare». Rocco chiedeva informazioni a chi usciva dall’abitazione, e un pezzo alla volta si è fatto un’idea. «Abbiamo saputo che c’era stata una lite davanti al bowling del paese quel sabato sera. Che la borsetta di Cristina è rimasta nell’auto di Marco. Che in casa c’era un tavolino rotto. <strong>E poi, mi domando, come ha fatto a strangolarsi da sola con il tubo della doccia? È impossibile. Oltretutto, davvero, lei un gesto simile non l’avrebbe mai compiuto»</strong>. Sullo sfondo l’impressione &#8211; riportata da mamma Rosa che vive a Varese e di recente con la figlia aveva avuto solo contatti telefonici &#8211; che il nuovo compagno stesse via via allontanando Cristina dal resto della famiglia. Il 40enne, operaio in una vetreria rimasto vittima di un infortunio alla mano, domenica avrebbe cercato notizie di Cristina anche in un bar del paese. Fino al tragico ritrovamento nel bagno di casa e all’allarme, partito verso le 18.</p>
<p><strong>Le indagini</strong><br />
Sulle anomalie emerse durante i primi accertamenti si concentrano ora le indagini. «Ci sono diverse incongruenze», afferma l’avvocato vicentino Davide Osti, nominato da Rocco e Natale Pugliese a rappresentarli, «lunedì pomeriggio è stato disposto l’esame autoptico, affidato al medico legale Francesco Ausonia, mentre i miei assistiti non hanno voluto un consulente di parte. Attendiamo gli esiti, poi vedremo. Sono state sentite delle persone, ci sono i tabulati telefonici». Anche Marco Cristofori ha nominato un proprio legale di fiducia, l’avvocato veronese Filippo Vicentini, il quale si limita a dire: «Nei confronti del mio assistito non è stata emessa nessuna misura». Ora si attende l’esito dell’autopsia.<br />
(<em>Fonte: larena.it</em>)</p>
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		<title>Detenevano un kalashnikov, 6 pistole e munizioni: Arrestati 2 insospettabili &#8211; VIDEO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 08:15:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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		<category><![CDATA[Marina di Gioiosa Jonica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’arma da guerra, sei pistole – alcune delle quali clandestine – e circa 300 munizioni di vario calibro e marca: è quanto rinvenuto dai Carabinieri nel corso di una perquisizione effettuata nell’impresa di un 43enne di Marina di Gioiosa Jonica. Ai militari della Compagnia di Roccella Jonica e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria”, entrati per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un’<strong>arma da guerra</strong>, sei<strong> pistole</strong> – alcune delle quali clandestine – e circa 300 munizioni di vario calibro e marca: è quanto rinvenuto dai Carabinieri nel corso di una perquisizione effettuata <strong>nell’impresa di un 43enne</strong> di Marina di Gioiosa Jonica. Ai militari della Compagnia di Roccella Jonica e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria”, entrati per un controllo, non era infatti sfuggita la tensione immediatamente evidenziata anche <strong>dal padre 76enne dell’uomo</strong> che, alla vista dei militari, aveva tentato di occultare frettolosamente un oggetto successivamente rivelatosi essere una pistola.</p>
<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-276616-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/10/Video-Roccella.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/10/Video-Roccella.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/10/Video-Roccella.mp4</a></video></div>
<p>Ne è scaturita, così, un’approfondita attività di ricerca che, condotta in più località nella disponibilità dei due uomini, ha progressivamente consentito di rinvenire quello che è apparso come<strong> un vero e proprio arsenale</strong>. Tra le numerose armi rinvenute, infatti, figura anche un kalashnikov, un fucile d’assalto <strong>destinato all’uso bellico</strong>. A conclusione delle operazioni, i due uomini sono stati arrestati in attesa delle valutazioni del giudice.</p>
<p>I provvedimenti adottati sono stati disposti in sede di indagini preliminari, pertanto, i destinatari degli stessi sono persone sottoposte ad indagini e, quindi, presunte innocenti fino ad eventuale sentenza di condanna definitiva.</p>
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		<title>VIDEO-Arrestata coppia per spaccio di droga: dalla Calabria a Catania con 4 kg di cocaina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Mar 2024 11:24:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-240199-2" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/03/Dalla-Calabria-a-Catania-con-4-kg-di-cocaina-calabrianews.it_.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/03/Dalla-Calabria-a-Catania-con-4-kg-di-cocaina-calabrianews.it_.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/03/Dalla-Calabria-a-Catania-con-4-kg-di-cocaina-calabrianews.it_.mp4</a></video></div>
<p>Dalla Calabria a Catania con 4 chili di cocaina. Altro colpo al traffico di droga, sferrato dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Catania Piazza Dante, che hanno arrestato due calabresi per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Al dettaglio la droga avrebbe fruttato circa 300 mila euro. Gli arrestati sono un 25 enne pregiudicato e una 30enne, entrambi residenti a Marina di Gioiosa Jonica, in provincia di Reggio Calabria. Nelle ultime due settimane i carabinieri hanno recuperato nel complesso oltre 6 chili di droghe pesanti: uno chilo di crack, 4,3 di cocaina e 900 grammi di hashish, operando 2 arresti e una denuncia. Nell’ambito di una serie di servizi di monitoraggio lungo la via Galermo, asse viario che congiunge la città all’omonimo quartiere, è stata notata una coppia non del luogo, a bordo di una Fiat Panda, intenta a parlare con 10 giovani, in sella a cinque moto, che avevano accerchiato l’auto, in atteggiamento estremamente guardingo.</p>
<p>Gli equipaggi sono riusciti a cogliere di sorpresa gli occupanti dell’utilitaria, provenienti da Marina di Gioiosa Jonica, in provincia di Reggio Calabria. La ragazza alla guida a un certo punto è scoppiata in un pianto isterico, convincendo ancor di più gli investigatori della necessità di andare a fondo, partendo col perquisire la vettura risultata noleggiata da un 58enne loro compaesano, gravato da precedenti di polizia. Nel vano portabagagli, nella parte interna del portellone era stato ricavato uno scomparto dove era stato ricavato un doppiofondo nel quale erano stipati 3 panetti di cocaina. </p>
<p>Nel giaccone indossato dal ragazzo, invece, i carabinieri hanno trovato 1.445 euro in banconote di vario taglio. I due sono stati arrestati e, su disposizione dell’autorità giudiziaria che ha convalidato l’arresto, condotti nel carcere di Catania Piazza Lanza.</p>
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		<title>Bruciato vivo in auto: ergastolo a compagna e amante di lei</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/bruciato-vivo-in-auto-ergastolo-a-compagna-e-amante-di-lei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2022 08:21:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[ergastolo]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Menniti]]></category>
		<category><![CDATA[Marina di Gioiosa Jonica]]></category>
		<category><![CDATA[Susanna Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Cordì]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; questa la pena inflitta dalla Corte d&#8217;assise di Locri a Susanna Brescia e al suo presunto amante Giuseppe Menniti, entrambi di Marina di Gioiosa Jonica. I due sono stati condannati perché ritenuti responsabili dell&#8217;omicidio di Vincenzo Cordì, di 42 anni, compagno di Susanna Brescia e padre di due bambini avuti con la donna, trovato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; questa la pena inflitta dalla <strong>Corte d&#8217;assise di Locri</strong> a <strong>Susanna Brescia</strong> e al suo presunto amante<strong> Giuseppe Menniti</strong>, entrambi di <strong>Marina di Gioiosa Jonica</strong>. I due sono stati condannati perché ritenuti responsabili dell&#8217;omicidio di <strong>Vincenzo Cordì, di 42 anni</strong>, compagno di Susanna Brescia e padre di due bambini avuti con la donna, trovato carbonizzato all&#8217;interno della propria autovettura il 13 novembre 2019, in una zona di montagna del comune di <strong>San Giovanni di Gerace</strong>, nella Locride. A rappresentare l&#8217;accusa in aula è stata il pm, Marzia Currao.</p>
<p>Il delitto, secondo l&#8217;accusa, si sarebbe consumato ad opera di Susanna Brescia, compagna di Cordì, Giuseppe Menniti, amante della donna, e Francesco Sfara, figlio della donna avuto da una precedente relazione, condannato oggi dalla Corte d&#8217;assise di Locri a 23 anni di carcere. L&#8217;allora procuratore di Locri, Luigi D&#8217;Alessio, aveva definito il delitto &#8220;uno degli omicidi più efferati degli ultimi anni nella Locride&#8221;. Vincenzo Cordì, che era scomparso due giorni prima del ritrovamento del cadavere carbonizzato &#8211; secondo le ricostruzioni degli inquirenti &#8211; è morto dopo essere stato tramortito e dato alle fiamme ancora vivo all&#8217;interno della sua auto la notte dell&#8217;11 novembre 2019. Da subito era stata esclusa l&#8217;ipotesi di suicidio, nonostante la compagna sostenesse proprio questa tesi.</p>
<p>A distanza di meno di 24 ore dall&#8217;omicidio era stata la stessa Susanna Brescia a denunciare alle forze dell&#8217;ordine la scomparsa del cameriere gioiosano Vincenzo Cordì: una messinscena, per l&#8217;accusa, per depistare le indagini dei carabinieri della compagnia di Roccella Ionica e della Procura di Locri. La donna sosteneva che Cordì fosse molto depresso e che facesse uso di antidepressivi. &#8220;Totalmente falso&#8221; secondo l&#8217;accusa.</p>
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