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	<title>lettino Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Sanremo, l&#8217;analisi dei testi: le canzoni sul &#8216;lettino&#8217; dello psicologo</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sanremo-lanalisi-dei-testi-canzoni-sul-lettino-dello-psicologo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 08:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Bisogno di cura, sensi ci colpa, coazione a ripetere, vergogna del maschile, dolore e lutto. Nei testi delle canzoni presentate a Sanremo 2026 non c&#8217;è solo &#8216;amore e cuore&#8217; ma anche temi psicologici complessi. Lo psicologo Marco Piccolo ha voluto scegliere e analizzare alcune canzoni, proponendo una guida &#8216;psy&#8217; ai brani in gara. &#8220;Mi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/sanremo-lanalisi-dei-testi-canzoni-sul-lettino-dello-psicologo/">Sanremo, l&#8217;analisi dei testi: le canzoni sul &#8216;lettino&#8217; dello psicologo</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Bisogno di cura, sensi ci colpa, coazione a ripetere, vergogna del maschile, dolore e lutto. Nei testi delle canzoni presentate a Sanremo 2026 non c&#8217;è solo &#8216;amore e cuore&#8217; ma anche temi psicologici complessi. Lo psicologo Marco Piccolo ha voluto scegliere e analizzare alcune canzoni, proponendo una guida &#8216;psy&#8217; ai brani in gara. &#8220;Mi sono preso la briga di leggere testi e presentazioni dei 30 brani in gara. Non per fare il critico musicale né per stilare classifiche ma per accendere una piccola luce sull&#8217;inconscio. Molti testi di quest&#8217;anno, di primo acchito, sembrano semplici. A tratti persino banali. Ma in realtà alcuni brani che lasciano intravedere qualcosa di molto vero sulla nostra psiche: ferite, difese, paure&#8221;, evidenzia lo psicologo che ha scelto cinque canzoni, più alcune &#8216;menzioni&#8217;.<br />
Il primo è &#8216;Magica favola&#8217; di Arisa, &#8220;una canzone che mette a tema la regressione psicologica come richiesta di cura. Il testo è un viaggio a ritroso. Non per nostalgia estetica, ma per bisogno. Quando il presente diventa stancante, disordinato, confuso, la psiche cerca un luogo dove tornare. E quel luogo ha un nome antico: &#8216;tra le braccia di mia madre&#8217;. Qui la regressione non è infantile, ma una richiesta di contenimento. E c&#8217;è un altro dettaglio importante: la passione che si confonde con la sofferenza. In molte relazioni, il soggetto chiama &#8216;amore&#8217; ciò che in realtà è un impasto di bisogno e di ferite. La favola, allora, non è una fuga. È un modo di sopravvivere senza crollare&#8221;.</p>
<p>La seconda canzone scelta dallo psicologo cosentino è &#8216;Male necessario&#8217; di Fedez &amp; Masini &#8220;un brano che parla del padre, della colpa e dell&#8217;ombra. Questo è forse il brano più esplicitamente &#8216;clinico&#8217;. Non tanto per le parole forti, ma per la struttura interna: un Io che prova a separarsi da un Ego che lo imprigiona, e un &#8216;tribunale interiore&#8217; che continua a parlare. Il verso sul padre è centrale: &#8216;Ogni padre inizia come fosse un Dio, ma poi finisce che diventa un alibi&#8217;. Qui si sente il crollo dell&#8217;idealizzazione. Un punto delicato è anche il titolo: &#8216;male necessario&#8217;. È un&#8217;idea ambigua, e proprio per questo interessante. Per alcuni è trasformazione: attraversare il dolore per smettere di scappare. Per altri è condanna: restare attaccati alla sofferenza perché almeno quella fa sentire vivi&#8221;.<br />
Il terzo brano è &#8216;Avvoltoi&#8217; di Eddie Brock che parla dell&#8217;impulso irrefrenabile a scegliere l&#8217;oggetto che ferisce. &#8220;La canzone &#8211; evidenzia Piccolo &#8211; lo esprime con durezza: parla di chi &#8216;sceglie sempre quello che farà male&#8217;. Qui non siamo nel romanticismo. Siamo nella ripetizione. Freud la chiamerebbe &#8216;coazione a ripetere&#8217;: il soggetto torna, senza saperlo, nello stesso punto doloroso per tentare di controllarlo, di trasformarlo, di dominarlo. Ma finisce per riaprirlo. Gli &#8216;avvoltoi&#8217; diventano una bella immagine psichica: non solo nemici esterni, ma figure interne che si posano sulla nostra vulnerabilità e impediscono il gesto più semplice e più difficile: &#8216;spogliare il cuore&#8217;, cioè uscire dalla corazza. È una canzone sul masochismo relazionale, ma detta senza moralismi: come se il testo dicesse &#8216;lo so, eppure ci ricasco&#8217;&#8221;.</p>
<p>La canzone di Tredici Pietro &#8216;Uomo che cade&#8217; &#8220;è la quarta che ho scelto perché descrive la fragilità del Sé e la vergogna del maschile. Già il titolo è perfetto: l&#8217;uomo che cade. Non l&#8217;uomo che combatte, non l&#8217;uomo che vince. Cade. E nel testo compaiono immagini di buio interno, mancanza di rispetto per sé, &#8216;interni neri&#8217;. Qui sento un tema molto contemporaneo: la mascolinità che non riesce più a reggere l&#8217;obbligo culturale della prestazione. E forse è un bene. Perché quando il Sé è costretto a essere sempre &#8216;forte&#8217;, la fragilità non sparisce: diventa sintomo, dipendenza, anestesia. L&#8217;imbarazzo, la macchia, il fallimento diventano paradossalmente l&#8217;unica autenticità possibile.  Un quinto brano merita una riflessione, &#8216;Stella stellina&#8217; di Ermal Meta. &#8220;Qui il dolore non è un tema: è un ambiente. Il tempo si spezza, diventa irregolare, quasi irreale. È il lutto quando non scorre, quando non &#8216;passa&#8217; e ti cambia la percezione del mondo. Il testo oscilla tra due movimenti opposti: tenere vivo il legame e anestetizzare per non sentire&#8221;, spiega Piccolo.   Oltre a questi cinque, ci sono altri brani &#8216;psy&#8217; che per Piccolo vale la pena evidenziare. &#8216;Ossessione&#8217; di Samurai Jay descrive &#8220;quando l&#8217;altro diventa una sostanza; non una relazione ma un vero e proprio &#8216;craving&#8217; con picchi e sindrome di astinenza&#8221;. Mentre &#8216;Animali notturni&#8217; di Malika Ayane &#8220;parla della notte come luogo del legame clandestino, come se l&#8217;identità possa reggere solo al buio. &#8216;Prima che&#8217; di Nayt esprime il bisogno di esistere nello sguardo dell&#8217;altro – la fame di riconoscimento – prima dell&#8217;immagine e del ruolo. E infine &#8216;Le cose che non sai di me&#8217; di Mara Sattei è incentrata sul silenzio come forma di controllo: non ti dico tutto non perché non ti ami, ma perché ho paura di essere presa&#8221;.  In conclusione una diagnosi su questo Sanremo: &#8220;Parlerei di un&#8217;edizione nostalgica e un po&#8217; depressiva, ma con un dettaglio molto importante: il dolore non viene mascherato da eroismo, ma viene cantato. E quando il dolore viene cantato, a volte, smette di essere solo dolore e comincia a diventare simbolo. Come dico spesso alle persone che incontro: quando il dolore può essere pensato, cambia forma. Diventa energia e cambiamento&#8221;, conclude Piccolo.<br />
&#8212;spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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