Tag: lettera

  • Ponte Stretto, Bonelli: nuova lettera Ue di chiarimenti per procedure attinenti ai vincoli ambientali

    Ponte Stretto, Bonelli: nuova lettera Ue di chiarimenti per procedure attinenti ai vincoli ambientali

    “Poche ore fa l’Unione europea ha trasmesso all’Italia una nuova lettera dura di chiarimenti riguardo al ponte sullo Stretto di Messina, per le procedure attinenti ai vincoli ambientali, e anche un’altra alcuni giorni fa anche in risposta a una mia richiesta in materia di appalti”. Lo ha annunciato stamani a Mestre (Venezia) Angelo Bonelli, di Avs, a margine di un incontro elettorale per le regionali venete.

    “Salvini aveva gridato vittoria – ha aggiunto Bonelli – ma io chiedo a Giorgia Meloni come è stato possibile approvare una delibera al Cipess quando il governo era a conoscenza che c’erano problemi legati ai vincoli ambientali europei”. Bonelli ha quindi precisato che “il Dipartimento Ambiente dell’Unione Europea ha chiesto all’Italia la ragione per la quale ha proceduto sul ponte sullo Stretto nonostante ci fossero dei vincoli ambientali europei. È una lettera che è stata trasmessa al governo italiano ieri insieme alla lettera di alcuni giorni fa, trasmessa sempre al governo italiano, per la violazione in materia di appalti pubblici. Siamo a una svolta: coloro i quali gridavano vittoria oggi devono spiegare agli italiani, in particolar modo la premier Meloni, la ragione per la quale sono andati avanti sapendo di violare le leggi e le direttive europee”.

    2Il Ponte sullo Stretto si sta infrangendo contro le norme europee- ha aggiunto Bonelli. E nonostante Salvini ne fosse pienamente consapevole, ha impegnato 13,5 miliardi di euro di soldi pubblici, azzerando i fondi per il trasporto pubblico sostenibile, tagliando 1,6 miliardi dal fondo per la manutenzione di strade e ponti e dirottando oltre 6 miliardi di fondi di sviluppo e coesione destinati a ferrovie, scuole e sanità. Il Ponte non si farà. È un’opera illegale, insostenibile e dannosa per l’Italia. Destiniamo 13,5 mld per sanità, trasporto pubblico e la casa”.

  • Lettera intimidatoria inviata a deputata M5S Vittoria Baldino

    Lettera intimidatoria inviata a deputata M5S Vittoria Baldino

    “Vittoria si è divertita coi vitalizi? Fra poco non si divertirà più”. Parole contenute in una lettera intimidatoria rivolta alla deputata del Movimento 5 Stelle Vittoria Baldino è stata inviata al Comune di Paludi (Cosenza) guidato dal padre della parlamentare.
    Baldino ha subito sporto denuncia ai carabinieri del Reparto territoriale di Corigliano-Rossano.

    “Questo tipo di gesti – ha detto all’ANSA Vittoria Baldino – qualifica chi li compie. Se qualcuno pensa che basti una minaccia per farci arretrare, sappia che non solo ha mancato il bersaglio, ma che ha ottenuto l’effetto opposto. Oggi sono ancora più convinta che siamo sulla strada giusta. Perché la Calabria ha bisogno di chi non abbassa la testa!”.

    Il nome della parlamentare figura nella rosa di quelli tra i quali potrebbe essere scelto il candidato alla presidenza della Regione Calabria per il campo largo di centrosinistra.

  • Mare sporco ed emergenza cinghiali, sindaco Vibo Valentia: necessaria un’azione coordinata e urgente

    Mare sporco ed emergenza cinghiali, sindaco Vibo Valentia: necessaria un’azione coordinata e urgente

    “L’amministrazione comunale non sta lasciando nulla di intentato, facendo tutto quanto in suo potere per fronteggiare, e risolvere nel più breve tempo possibile, le problematiche che si sono palesate nelle ultime settimane”. Ad affermarlo è il sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, che questa mattina ha firmato due distinte lettere per sottoporre all’attenzione degli organi competenti il caso del mare sporco, denunciato da molti cittadini specie nell’ultimo weekend, e quello dei cinghiali, che da settimane ormai vengono avvistati anche all’interno del centro abitato di Vibo Valentia.

    MARE SPORCO
    Sull’argomento, il sindaco ha indirizzato la sua lettera alla Prefettura, alla Regione Calabria – Dipartimento Ambiente, all’Arpacal e alla Guardia costiera, oltre che ai sindaci dei Comuni costieri: Pizzo, Briatico, Parghelia, Zambrone, Tropea, Ricadi, Nicotera. “Le condizioni del mare non possono diventare un freno allo sviluppo di questa stagione balneare – aggiunge il primo cittadino – ed è necessario inquadrare la problematica in una prospettiva più larga, che non può limitarsi ai semplici confini di un Comune. Dobbiamo agire tutti insieme, e per questo ho ritenuto opportuno convocare una conferenza programmatica coinvolgendo tutte le autorità interessate, in modo tale da concordare iniziative straordinarie atte a trovare soluzioni per la problematica denunciata”.

    EMERGENZA CINGHIALI
    Riguardo alla questione cinghiali, il sindaco Romeo ha inviato una missiva al presidente della Regione Roberto Occhiuto e al presidente della Provincia Corrado L’Andolina, mettendo al corrente anche la Prefettura, sollecitando un intervento urgente. Dopo aver ricordato come il fenomeno “abbia ormai assunto i caratteri dell’emergenza trasversale, costituendo un vero e proprio problema di sicurezza pubblica, sanitaria ed ambientale”, e sottolineato come gli ungulati si avvicinino pericolosamente anche ai cittadini e alle abitazioni, il sindaco di Vibo Valentia ha richiesto “azioni di contenimento che dovrebbero essere coordinate e programmate ad ampio raggio, quantomeno a livello provinciale, interessando l’ATC competente per territorio”.

  • La dottoressa Alessia Piperno scrive al capo dello Stato: nella sanità oggi in Calabria regna il caos

    La dottoressa Alessia Piperno scrive al capo dello Stato: nella sanità oggi in Calabria regna il caos

    Alessia Piperno è un medico del Servizio di Emergenza e urgenza della Asp di Vibo Valentia. Dopo aver rivolto un appello al commissario della sanità calabrese Occhiuto, e una una serie di interventi per denunciare lo stato critico della sanità calabrese, ha deciso di scrivere una lettera indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
    “Presidente, Le scrivo, e mentre lo faccio mi chiedo dove stia trovando il coraggio per farlo. E poi capisco che non si tratta nemmeno di coraggio, bensì di speranza e fiducia in uno Stato che fin dai tempi dei banchi di scuola ho visto come detentore di giustizia, legalità, democrazia. Qualità che ad oggi purtroppo sembrano non interessare la mia splendida terra.
    Mi chiamo Alessia Piperno, ho 38 anni e sono un medico dell’emergenza-urgenza territoriale (SUEM118). Lavoro a Tropea. Ma sono anche una donna nata e cresciuta in questa terra che per me ha sempre rappresentato, e sempre rappresenterà, “casa”. Sono un medico per scelta Presidente, si, perché prima di essere medico sono stata una paziente incastrata in una diagnosi difficile arrivata dopo 18 anni di dolore.
    Ed è stato proprio questo a spingermi tra le braccia di Ippocrate, perché potessi io essere capace di aiutare gli altri, perché nessuno merita, come purtroppo a me è successo, di rimanere solo nel proprio dolore, inascoltato. Oggi indosso la mia divisa con grande orgoglio e con orgoglio la indosso nella mia Calabria.

    Abito a Vibo Valentia, lavoro per un’ASP commissariata da 10 anni che invece di ‘riprendersi’ sta lentamente scivolando verso la chiusura, nella totale apatia di chi invece dovrebbe riportarla alla luce. Abbiamo avuto persino commissari ‘che non sapevano di esserlo’ ed arrivo a chiedermi cosa possano pensare di noi calabresi il resto degli italiani… La verità è che chiunque venga in Calabria respira aria di mare, di sole, di montagne innevate d’inverno ed inondate di fiori d’estate, di sorrisi offerti insieme ad un caffè perché ‘che fai scherzi? A casa mia il caffè lo offro io, piuttosto il cornetto come lo preferisci?”, di genuinità, Presidente.. ma quella vera che trova tra la gente comune che incontra per strada e che, purtroppo, spesso non appartiene a chi ha la possibilità di rendere ogni comune di ogni provincia di questa Calabria ‘straordinario’.
    Sono cresciuta in una città che poteva vantare 4 presidi ospedalieri di tutto rispetto, Vibo Valentia, Tropea, Soriano Calabro e Serra San Bruno. Avevamo tutto, compreso il centro grandi ustionati, un reparto di chirurgia generale ed uno di chirurgia d’urgenza, ortopedia, medicina generale, ginecologia, anche il reparto di otorinolaringoiatria e tanti altri. Avevamo tutti i servizi, Presidente, avevamo tutto, ora non è rimasto molto.

    Oggi in Calabria regna il caos, leggo articoli di testate giornalistiche completamente surreali. Reparti che chiudono, personale che manca, presidi inesistenti e la gente comune costretta ad emigrare al nord o a rivolgersi alla sanità privata per potersi curare, per poter fare diagnosi o peggio ancora per ‘tenere a bada qualche brutto male’. In questi mesi ho provato a chiedere aiuto, prima alla politica locale, poi regionale, ma nessuno ha voluto ascoltare. Troppe cose qui meritano chiarezza, troppe domande meritano una risposta.
    La sanità pubblica è un bene prezioso ed insurrogabile Presidente, un diritto fondamentale che non conosce differenze di genere nè colore politico o orientamento religioso. Oggi Le chiedo aiuto, a tutela dei pazienti e di noi sanitari tutti che, consapevoli che davanti a Dio niente possiamo, chiediamo solo le condizioni idonee per poter ben lavorare e lasciare a Lui e solo a Lui la scelta tra la vita e la morte.
    Le chiedo scusa se in qualche modo Le ho fatto perdere tempo. Abbiamo bisogno che qualcuno ci ascolti oltre ogni notizia riportata su qualsiasi testata giornalistica. Abbiamo bisogno di qualcuno che veda la realtà per quella che davvero è! Abbiamo bisogno di Lei Presidente, almeno Lei ci ascolti!”.

  • Papa Francesco e la lettera del 2016 a Mimmo Lucano: Ammiro la sua azione coraggiosa…per i rifugiati

    Papa Francesco e la lettera del 2016 a Mimmo Lucano: Ammiro la sua azione coraggiosa…per i rifugiati

    “Certo, quella lettera del Papa è stata per me incredibile, per la Chiesa, per Papa Francesco ero nel giusto, mentre per una parte della politica restavo un criminale…”. Mimmo Lucano, attivista pro-migranti, sindaco di Riace, non ha dimenticato quando nel comune della Locride, da lui guidato da primo cittadino, gli consegnarono quella missiva del Vaticano, datata 12 dicembre 2016, dove Papa Francesco gli esprimeva vicinanza, congratulandosi per il suo modello di accoglienza verso i migranti, il cosiddetto ‘modello Riace’.

    La lettera di Papa Francesco
    “Conosco le sue iniziative, lotte personali e sofferenze – si legge nel testo arrivato dal Vaticano – Le esprimo, perciò, la mia ammirazione e gratitudine per il suo operato intelligente e coraggioso a favore dei nostri fratelli e sorelle rifugiati”. Oggi Lucano, di nuovo sindaco a Riace, superate le vicissitudini giudiziarie del tempo, non dimentica quel gesto. “Quello di Bergoglio con i riacesi è un rapporto di lunga data -racconta all’AdnKronos – A Buenos Aires c’è pure una comunità di discendenti di nostri concittadini, c’è una fondazione, e si tiene la festa di San Cosma e Damiano. Nel 2012, ero lì per andare in Cattedrale, ci doveva essere anche Bergoglio, ma poi ci fu un contrattempo e arrivai troppo tardi”. “Del futuro Papa parlai con i miei parenti di là – prosegue Lucano – I miei cugini, erano convinti che Bergoglio fosse già dai tempi della dittatura argentina dalla parte dei desaparecidos, dei più deboli, ma si doveva muovere con cautela, c’erano rischi enormi”.

    Insomma: per chi era lì, la storia del ‘doppio’ Bergoglio, prima accondiscendente con i generali, poi da Papa vicino agli ultimi non regge: “No, erano tutti certi della sua battaglia per gli ultimi, mai rinnegata”, assicura l’attivista calabrese. Oggi lei piange anche da non credente la scomparsa di Bergoglio? “E’ una cosa più complicata, il mio impegno per i migranti inizia quando la chiesa, nel 1998 venne a chiedere aiuto a noi militanti per dare una mano ai migranti. Io mi sono innamorato della teologia della liberazione. Io penso oggi che il socialismo può essere cristiano, il neo-liberismo no”. Ora Lucano ripensa all’incoraggiamento arrivato quasi dieci anni fa dal Papa: “il 3 giugno -spiega- ci sarà un nuovo procedimento che mi riguarda, relativo alla decadenza prevista dalla legge Severino, se mi condannano restano le parole del Papa che mi danno coraggio…”.

  • Bonifica, sindaco e presidente Provincia Crotone: si revochi il Commissario straordinario Errigo

    Bonifica, sindaco e presidente Provincia Crotone: si revochi il Commissario straordinario Errigo

    Il sindaco di Crotone Vincenzo Voce e il presidente della Provincia Sergio Ferrari hanno inviato una lettera alla presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni e al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin con la quale, manifestando contrarietà alla recente ordinanza emessa dal Commissario Straordinario per la bonifica del SIN Crotone – Cassano – Cerchiara gen. Emilio Errigo, ne chiedono la revoca.
    “Ci rivolgiamo alle SS.VV. – scrivono – in qualità di primo cittadino e di presidente della Provincia di Crotone preoccupati per le gravi problematiche legate alla gestione della bonifica ambientale da parte del Commissario Straordinario delegato di Governo, a coordinare, accelerare e promuovere la realizzazione degli interventi di bonifica e riparazione del danno ambientale nel Sito contaminato di Interesse Nazionale di Crotone, Generale Emilio Errigo. Consideravamo il ruolo del Commissario Straordinario per le Bonifiche di fondamentale importanza nel garantire che le operazioni di bonifica fossero effettuate in modo efficace e soprattutto nel rispetto di quanto stabilito dal decreto ministeriale del 2020 che prevedeva che i rifiuti pericolosi fossero trasferiti fuori regione”.

    £Tuttavia- aggiungono -, è ormai evidente che il Commissario attualmente in carica non abbia adempiuto adeguatamente a questo compito emettendo una ordinanza che prevede che i rifiuti siano conferiti nella discarica privata di Crotone.
    Il Comune, la Provincia, la Regione, l’intera comunità cittadina e provinciale considerano che tale provvedimento non rispecchia quanto emerso nelle discussioni istituzionali, dove erano state sollevate numerose osservazioni e proposte volte a tutelare in modo efficace la salute, la sicurezza e gli interessi del nostro territorio”.

    Secondo Voce e Ferrari “Il mancato ascolto di queste voci, che rappresentano le realtà locali e le loro necessità, ha suscitato sconcerto e delusione. Noi siamo espressione democratica del popolo e lo Stato deve ascoltare i rappresentanti democraticamente eletti. Non abbiamo bisogno di un Commissario che non ascolta la volontà delle comunità”.

  • Morte Ilaria Mirabelli, lettera di Mario Molinari: mai stato violento con lei, confido nella magistratura

    Morte Ilaria Mirabelli, lettera di Mario Molinari: mai stato violento con lei, confido nella magistratura

    Mario Molinari, il 44enne compagno di Ilaria Mirabelli, attraverso una lettera al sito locale “Cosenza Channel“, rompe il silenzio sulla tragica morte della donna, il 25 agosto scorso a Lorica, e rende noto le sua valuzioni sulla vicenda.
    “Mi sono state fatte richieste di intervista onde consentirmi, a detta di chi mi ha contattato, di far conoscere la mia versione dei fatti. Personalmente ritengo doveroso, invece, chiarire che non intendo partecipare ad un ‘processo’ instaurato e celebrato dai mass media e alimentato da ‘pettegolezzi’, presunzioni e ricostruzioni fantasiose che non hanno nessuna valenza rispetto ai fatti così come si sono realmente verificati. I processi si celebrano nelle aule di giustizia e sono fiducioso, pur non essendo nemmeno indagato – è opportuno rammentarlo – che l’Autorità Giudiziaria, attraverso le indagini in corso, chiarirà come realmente si è consumata la tragedia che ha coinvolto me e Ilaria”.

    “Non sarò parte di una costruzione mediatica che mi ha dipinto come un soggetto ‘mostruoso’, come una persona violenta e inaffidabile e ciò perché mai ho maltrattato Ilaria, mai l’ho picchiata, mai sono stato violento in alcun modo con lei”. Il giorno in cui è accaduta la disgrazia, per come possono testimoniare i presenti, era per entrambi un giorno di felicità, vissuto serenamente, finché il mondo non ci è caduto addosso. Da allora io sto vivendo il momento più brutto della mia vita, chiuso in casa, privo di voglia fare qualunque cosa, e al dolore per quanto accaduto quel giorno, si aggiunge lo sgomento per quanto si sussegue. Ormai sui social vengo indicato con i peggiori epiteti, additato in ogni modo e rappresentato come un mostro”.
    “Come se ciò non bastasse questa rappresentazione ha ingiustamente coinvolto anche la mia famiglia, in particolare mio padre, descrivendolo come una losca figura che starebbe cercando di insabbiare le indagini grazie a presunti rapporti e poteri forti. Affermazioni ancora una volta fantasiose e diffamatorie, giacchè nessuno della mia famiglia né il sottoscritto ha interferito in alcun modo con le indagini in corso e, anzi, confidiamo in esse. Personalmente ho collaborato per come mi è stato chiesto alle indagini e sono ben disponibile a farlo ogni qualvolta sarà necessario”.
    “Mio padre è un uomo che dopo cinquant’anni di lavoro e di onesto e leale servizio nelle istituzioni pubbliche, vive onestamente e della sua pensione con uno stile e un tenore di vita assolutamente comune, altro che Cosenza bene! Voglio concludere chiedendo io per primo all’Autorità competente di intervenire al fine di far cessare questa campagna diffamatoria e non veritiera che viene quotidianamente fondata su illazioni, sulla manipolazione di circostanze che non si sa nemmeno come siano state apprese e, paradossalmente, proprio sulle dichiarazioni di chi dovrebbe conoscere e rispettare i principi della nostra costituzione e, invece, alla ricerca di pubblicità le infrange giornalmente. Chiedo, quindi, che si indaghi anche su possibili fughe di notizie che tendono a distorcere la realtà e orientare le indagini”.

    ”Mi rivolgo anche agli Ordini Professionali, che hanno l’obbligo di vigilare quotidianamente sulla condotta deontologica dei propri iscritti intervenendo sulla loro attività e ricordando loro che la sede del processo è l’aula giudiziaria e che il diritto di cronaca non consente e non autorizza elucubrazioni fantasiose ed ipotetiche totalmente sganciate dalla realtà dei fatti. Oggi vengo accusato sui media di una gamma alternativa di reati dolosi e colposi che vanno dall’omicidio volontario, allo stalking, all’omicidio stradale, con ciò rendendo evidente il tentativo di alimentare un circo mediatico fondato su teoremi tra loro addirittura incompatibili. Ribadisco che non sarò parte di questo circo e che confido che l’Autorità procedente riuscirà a ricostruire tutta la vicenda, dimostrando la totale assenza di responsabilità in capo al sottoscritto per quanto tragicamente accaduto”.

  • La lettera dei genitori di Davide Ferrerio: La magistratura calabrese ti ha ucciso ancora una volta

    La lettera dei genitori di Davide Ferrerio: La magistratura calabrese ti ha ucciso ancora una volta

    Una lettera sfogo di Giusy Orlando (nella foto) e Massimiliano Ferreri, genitori di Davide, dopo la sentenza di secondo grado che ha ridotto la pena di quasi 8 anni all’autore materiale del pestaggio del giovane bolognese, in coma irreversibile da quasi due anni.

    “Il Curto, il vero obiettivo della spedizione punitiva, nonostante sia stato colui che ha indirizzato l’azione dei criminali verso il mio Davide, è stato prosciolto. La Corte d’appello di Catanzaro, non ha colto la gravità né la spietatezza di questo individuo che si è sostituito a mio figlio per farlo ammazzare.”

    Passalacqua, pena ridotta a 12 anni – continua la lettera – Perugino pena 8 anni, Gajo assolto”.
    DAVIDE, 20 ANNI VITA DISTRUTTA PER SEMPRE, IN STATO VEGETATIVO. Questa è la giustizia (giusta per chi fa piccoli reati, ingiusta per chi ammazza). Vergogna!!!
    Siamo indignati e assieme a noi tutta la gente perbene che ha avuto l’onore di conoscere mio figlio Davide,
    Ciao amore mio.
    La magistratura calabrese, ti ha ulteriormente ucciso.”

  • Una lettera di minacce al sindaco di Catanzaro e al direttore generale di Amc Brancaccio

    Una lettera di minacce al sindaco di Catanzaro e al direttore generale di Amc Brancaccio

    Una busta contenente un messaggio minatorio indirizzato al direttore generale di Amc S.p.A, Luca Brancaccio, e’ stata inviata da anonimi. A darne notizia e’ la stessa azienda municipalizzata del capoluogo calabrese. La lettera, scritta a mano e del tutto anonima, contiene una serie di atti minatori nei confronti del vertice di Amc, della societa’, nonche’ nei confronti del Sindaco Nicola Fiorita. “Abbiamo gia’ provveduto – si legge in una nota – a denunciare l’accaduto alle autorita’ competenti e confidiamo che vengano effettuate le necessarie indagini per identificare il responsabile di questo gesto vile e inqualificabile”.

    Il vertice di Amc comunica inoltre: “Continueremo il nostro operato sul solco della legalita’ e trasparenza, in piena sinergia con l’Amministrazione Comunale senza farci intimidire”.

    “Continuiamo a lavorare serenamente – ha detto il Sindaco Nicola Fiorita – fiduciosi dell’operato delle autorita’ e non indietreggiando davanti a nessuna minaccia e davanti a nessun atto intimidatorio. Proseguiremo con il nostro operato amministrativo, esempio di coerenza e di buona politica”.

  • I dipendenti di Almaviva Contact di Rende scrivono al Presidente Mattarella: Non ci abbandoni

    I dipendenti di Almaviva Contact di Rende scrivono al Presidente Mattarella: Non ci abbandoni

    Riceviamo e pubblichiamo:
    Egregio Sig. Presidente Mattarella,
    a scrivere sono i dipendenti di Almaviva Contact Spa, azienda operante nei servizi di call center con sede a Rende. Almaviva, attualmente leader in Italia nel settore della tecnologia informatica e della digitalizzazione, è stata la nostra azienda sin dal 2012 e fino al 2022, anno in cui ha deciso di chiudere definitivamente i battenti e di metterci in cassa integrazione.
    Sono trascorsi 12 lunghi anni di lavoro, durante i quali ci siamo specializzati nei ruoli più disparati; da operatori back office, formatori, team leader. Abbiamo lavorato per commesse di grandi aziende a partecipazione statale quali Tim e Alitalia, per poi passare al servizio Millemiglia Alitalia, fiore all’occhiello della compagnia, per finire al numero 1500 del Ministero della Salute. Grazie ad un contratto a tempo indeterminato siamo riusciti finalmente a realizzare i nostri sogni, come acquistare una macchina, una casa e mettere su famiglia, convinti di aver trovato l’agognata stabilità lavorativa e di non dovere emigrare per trovare un lavoro dignitoso, come spesso accade qui in Calabria. In questo periodo abbiamo lavorato sodo, rendendo alti i livelli di profitto e di sviluppo dell’azienda Almaviva. Ciononostante, da un giorno all’altro, la stessa ci ha buttati fuori, considerati al pari di un fardello di cui liberarsi al più presto.

    In questa triste vicenda non siamo soli, perché ne fanno parte anche i colleghi delle sedi di Milano, Napoli, Palermo e Catania, per un totale di circa 700 lavoratori, oltre ai più vicini colleghi calabresi dell’Abramo Customer Care. Ma mentre nelle altre regioni, le istituzioni sono sempre state presenti, probabilmente dato l’alto numero di addetti coinvolti, e hanno partecipato attivamente a tutte le riunioni ministeriali sulla vertenza, facendo anche proposte di incentivi solidali ai lavoratori, qui in Calabria assistiamo ad un silenzio assordante da parte delle istituzioni, aggrappati alla sola speranza nelle azioni delle c.d. “politiche attive”. Inoltre siamo stati privati della c.d. “clausola sociale”, quella clausola di legge contrattuale che ha permesso alla maggior parte dei nostri colleghi di transitare nel frattempo in altre aziende solide restando nella nostra regione e di mantenere il lavoro. Durante la Pandemia, quando lavoravamo per il numero 1500 del Ministero della Salute, dichiarato temporaneo sin dall’inizio, non abbiamo mai perso la speranza di continuare a lavorare, credendo nella promessa del governo di renderlo un servizio strutturale, promessa che non si è mai avverata. Ed eccoci arrivati ad oggi, depredati del nostro lavoro e ridotti al lastrico con avanti ai nostri occhi lo spettro del licenziamento e della disoccupazione.

    Pochi giorni fa, siamo venuti a conoscenza attraverso i media, della vertenza aziendale di Abramo Customer Care e della possibilità di un progetto di riqualificazione professionale nel settore della pubblica amministrazione, per i suoi 1000 dipendenti; di questo comparto facciamo parte anche noi Egregio Presidente, e seppur pochi, abbiamo il sacrosanto diritto al lavoro, come recitano l’art.1 e art.4 della Costituzione Italiana. Comprendiamo che non è suo onere e neanche sua competenza, risolvere una crisi aziendale, ma noi siamo abituati a lavorare e non chiediamo altro se non di continuare a farlo, con lo stesso zelo e impegno che ci contraddistinguono. Siamo calabresi e vogliamo restare in Calabria. Caro Presidente, il momento è difficile e noi siamo pronti a tutto pur di difendere il nostro futuro e quello dei nostri figli. Intervenga Presidente, non lasciando che sentimenti di angoscia e rassegnazione prevalgano sulla speranza. Stiamo tenendo duro ogni giorno, cercando in tutti i modi di mantenere il sorriso, per i nostri figli e per la nostra famiglia. Il tempo stringe e solo lei, Presidente, può cambiarne stabilmente la rotta. Con lo stesso spirito di lotta e di coraggio che accompagna la nostra ormai sopravvivenza, confidiamo nella sua attenzione e nel suo sincero aiuto. Meritiamo dignità e rispetto, fiduciosi che non saremo abbandonati.
    I lavoratori Almaviva Contact Rende