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	<title>Lenin Montesanto Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 06 Sep 2023 16:27:26 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Marcatori Identitari Distintivi, Montesanto replica a Stumpo: Progetto regionale MID mai partito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Sep 2023 11:14:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Lenin Montesanto]]></category>
		<category><![CDATA[Marcatori Identitari Distintivi]]></category>
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		<category><![CDATA[Sergio Stumpo]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; &#8220;Se Sergio Stumpo (<em>foto a destra</em>) è da considerarsi uno tra i maggiori esperti di pianificazione dei sistemi turistici italiani o è stato indotto in errore o si è distratto da solo oppure non sa minimamente di cosa parla nell’ultima intervista rilasciata. Se da una parte, infatti, egli riconosce il fallimento attuale ed in atto di eventuali strategie di promozione e comunicazione e l’assenza di coordinamento, parlando di fatturati bassi e di crolli dei consumi turistici (<em>analisi e dati che condividiamo in toto</em>), dall’altra sembra attribuisca paradossalmente queste conseguenze e queste evidenze ad un progetto futuro, quello dei Marcatori Identitari Distintivi (MID), di cui molto semplicemente non vi è alcuna traccia attuale nelle azioni ed iniziative turistiche della Regione Calabria. Di cosa parli dunque Stumpo non è dato sapere. E sarebbe un raro caso di studio in cui un esperto si cimenta ad analizzare il presente ed anche il passato sulla base di ciò che deve ancora avvenire o essere messo in atto. Più che esperto saremmo di fronte ad un cartomante all’inverso!&#8221;. È quanto dichiara Lenin Montesanto (<em>foto a sinistra</em>), Program Manager della Cabina di Regia regionale sui Mid, istituita presso la Fondazione Calabria Film Commission e che nei mesi scorsi, dopo un anno di analisi e studio, ha consegnato una proposta ufficiale di mappatura dei 100 MID dei quali e per i quali, ad oggi, pur in presenza importanti risorse già stanziate (oltre 3 milioni di euro), non è stato fatto nulla. </p>
<p>&#8220;Come si fa sostenere- aggiunge -, da esperto dichiarato, che i MID non avrebbero portato alcun beneficio al sistema turistico calabrese se – continua – tutto lo sviluppo dei MID, pur basato su un Manuale ufficiale presentato nel 2021 e pur dovendo essere da anni alla base del progetto Calabria Straordinaria, non ha mai visto ancora la luce? Stumpo sostiene che per chi fa seriamente turismo quest’anno il problema in Calabria è stato ed è serissimo: ci sarebbe stato un tuffo nel passato, quando – ha detto nell’intervista – chi veniva qui in Calabria al mare arrivava con la macchina piena e se ne andava con la macchina vuota senza portare valore aggiunto. Perfetto. Siamo più che d’accordo. Solo che quanto accaduto non ha nulla a che vedere con i MID, semplicemente perché non è stata mai attuata nei mesi scorsi alcuna strategia di comunicazione internazionale e di posizionamento con al centro i MID, essendosi al contrario limitati a continuare a raccontarsi addosso di essere la terra più bella del mondo, con albe e tramonti che tutto il pianeta ci invidierebbe, ma non è ovviamente così&#8221;.</p>
<p>&#8220;Se avesse studiato ed approfondito meglio l’argomento- prosegue Montesanto -, l’esperto avrebbe colto subito che è proprio da questa stessa sua analisi di fondo che parte la premessa metodologica dei Marcatori Identitari Distintivi, progetto regionale ad oggi non applicato ma – attenzione – che non ha nulla a che vedere, nella sua impostazione e prospettiva, né con l’overtourism citato come orizzonte mancato, né col riempimento dei villaggi, segmento stagionale. Quello dei MID è semmai il futuro del turismo, anzi dei turismi per la destinazione esperenziale Calabria; quel di più rispetto al paesaggio che gli altri forse non hanno. Ed in questa ottica il progetto dei MID dovrà essere, nei prossimi mesi ed anni, la chiave di riscrittura e di rilettura della Calabria extra-ordinaria, quella che – come sostiene il Presidente Occhiuto – l’Italia ed il mondo non si aspettano; quella non ordinaria di mari e montagne, colline e spiagge, albe e tramonti che tutti hanno; e non è neppure – siamo d’accordissimo con Stumpo – quella dei grandi concerti spot, senza continuità e che non determinano alcun posizionamento specifico per la destinazione. </p>
<p>&#8220;Se l’esperto avesse letto una pagina soltanto dei documenti ufficiali sui MID, ripeto ad oggi inapplicati nel loro sviluppo, si sarebbe accorto da solo – conclude Montesanto – delle tante cantonate nelle quali è incorso o è stato indotto, tra le quali ad esempio: 1) che l’obiettivo del Progetto MID era ed è esattamente quello di costruire, attorno alla mappatura dei marcatori identitari semplici e distintivi (MID/MIS) e degli attrattori regionali, degli specifici pacchetti turistici da vendere, così come hanno fatto da decenni a Loch Ness, a Malaga, a Verona, in Transilvania ma non solo lì; 2) che tutto il progetto del quale egli parla purtroppo frettolosamente è ontologicamente di marketing territoriale ed economico, il contrario dell’accademia, della letteratura e dell’inutile esercizio teorico al quale ha fatto riferimento non si capisce su quali basi; 3) che la prima linea di intervento del Progetto MID era ed è di comunicazione interna, finalizzata cioè a ridurre l’ereditato vuoto di conoscenza e consapevolezza da parte degli stessi calabresi rispetto ai MID mappati, come Pitagora ed il Codex Purpureus Rossanensis citati, stimolando appunto l’adesione e l’investimento dell’ecosistema imprenditoriale e produttivo; 4) che l’obiettivo del Progetto MID non è quello di riempire appunto i villaggi ad agosto ma di destagionalizzare ed internazionalizzare un posizionamento turistico della Calabria diverso da quello prevalso fino ad oggi e che Stumpo (già Project Manager nel 2014 di un progetto interregionale per la realizzazione di Itinerari Naturalistici e Culturali degli esiti della cui promozione non si è saputo più nulla) ha giustamente fotografato, seppure attribuendolo con una alchimia degna di essere analizzata in altre sedi a ciò che ancora non è mai stat&#8221;. attuato.</p>
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		<title>Alimentazione: la Calabria non è terra per bambini, solo patatine scongelate e fritte in pessimi oli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2022 08:58:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Lenin Montesanto]]></category>
		<category><![CDATA[menù bimbi]]></category>
		<category><![CDATA[Otto torri sullo Jonio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella Calabria oicofobica il menu per bambini sistematicamente proposto dalla quasi totalità della ristorazione prevede solo pessime patatine (non quelle della Sila Igp!) scongelate e fritte in pessimi oli pseudo-vegetali e dubbie cotolette pre-impanate e surgelate nei supermercati globalizzati. Non c’è altro. Ecco perché la Calabria, tragicamente vittima e carnefice della sua oicofobia, non è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella Calabria oicofobica il menu per bambini sistematicamente proposto dalla quasi totalità della ristorazione prevede solo pessime patatine (non quelle della Sila Igp!) scongelate e fritte in pessimi oli pseudo-vegetali e dubbie cotolette pre-impanate e surgelate nei supermercati globalizzati. Non c’è altro. Ecco perché la Calabria, tragicamente vittima e carnefice della sua oicofobia, non è sicuramente una terra per bambini. Ed ecco perché è tra le prime in Europa per obesità infantile (così come ultima in Italia per risultati dei test Invalsi nelle scuole e prima per analfabetismo funzionale), purtroppo con la triste complicità di scuola, genitori e nonni che dovrebbero invece insegnare e tramandare altro, quanto meno a tavola. Perché l’oicofobia, che fa più danni della ‘ndrangheta, perché condanna tutto il Sud ad emigrare a prescindere e per continuare a piangersi addosso, resta anzi tutto una questione culturale e di formazione. È quanto dichiara Lenin Montesanto, direttore di Otto Torri sullo Jonio commentando i risultati dell’ennesima campagna provocatoria e di sensibilizzazione promossa quest’estate dall’associazione europea, questa volta sull’oicofobia della ristorazione regionale, inserita nella cornice delle diverse iniziative partite nei primi mesi del 2022 per il 25esimno anniversario dell’associazione europea; tra i tanti l’importante evento artistico internazionale denominato appunto Oicofobia, partito a luglio scorso nella Fabbrica di Liquirizia Amarelli di Corigliano-Rossano, sostenuto da Enel Italia Spa, sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo e con i patrocini, tra gli altri, della Regione Calabria, dell’Ambasciata di Spagna in Italia, dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, del Ministero del Turismo e del Ministero delle Politiche Giovanili e che si concluderà a fine ottobre alla presenza del Governatore Occhiuto e del Presidente della Giunta regionale spagnola dell’Andalusia Juan Manuel Moreno Bonilla.</p>
<p><strong>MENÙ OICOFOBICI A FERRAGOSTO, SEGNALAZIONI DA TUTTA LA REGIONE</strong> &#8211; Ha riscosso, infatti, grande successo di partecipazione da tutte le province l’invito social promosso nelle scorse settimane da Otto Torri a segnalare i menu più oicofobici, quelli lontani mille miglia dall’identità enogastronomica regionale e che, così come poi capitato, sarebbero stati proposti al turista per la giornata tradizionalmente più oicofobica dell’estate calabrese: Ferragosto. La prossima iniziativa sarà sugli extravergini, ma al contrario: invitando a segnalare i pochi ristoranti e trattorie che propongono extravergine calabrese in bottiglia, con etichetta, autentico, sicuro e di qualità. Li conteremo – aggiunge Montesanto.</p>
<p><strong>OVUNQUE TI ACCOLGONO CON PANE ED EVO. TRANNE IN CALABRIA</strong> &#8211; Dalla Lombardia (che ormai propone ed esalta l’extravergine pugliese, senza se e senza ma), alla Toscana (che da sempre si promuove nel mondo come terra extravergini ma che in realtà trasforma le olive degli altri, calabresi in primis, svendute dai nostri produttori come le clementine) alla Sicilia (che in ogni provincia decanta il suo extravergine locale): ovunque, all’ospite, anche e soprattutto ai bambini – continua il direttore di Otto Torri – presentano pane ed extravergine (l’antichissimo pane e olio); e ciò accade appena ti siedi, appena entri, senza necessità di richiederlo, così per salutarti ed accoglierti col sorriso dell’identità, perfino quella di altre regioni se non vi è produzione regionale.</p>
<p><strong>DA NOI SOLO BUSTINE DI FINTI OLI, DA OLIVE NON ITALIANE</strong><br />
Nella Calabria oicofobica, no. Nella seconda regione italiana per produzione olivicola, se al ristorante o addirittura in trattoria o in una pescheria con cottura lo chiedi o richiedi, perché nessuno ti porta nulla appena entri ed il sorriso spesso te lo scordi come il tempo di attesa, salvo rarissime eccezioni territoriali ti consegnano – scandisce – solo bustine di finto olio prodotto da olive dell’UE (= non italiane), confezionate a centinaia di km nel centro nord o al massimo oscuri ed impresentabili dosatori, ovviamente privi di qualsiasi obbligatorio tappo anti-rabbocco o, ancora, bottiglie anonime, senza storia e senza identità, senza nome e senza faccia, contenenti oli privi di ogni qualità.</p>
<p><strong>MANCA L’EXTRAVERGINE PERFINO NEI SOTT’OLI DELL’ORTOLANO</strong><br />
Il termometro dell’oicofobia raggiunge il picco quando ti capita di andare dall’antico ortolano, perfino nei centri storici dell’entroterra, che ti presenta e propone i suoi migliori cosiddetti sott’oli, fatti a suo dire secondo tradizione e scopri però (se lo chiedi e va chiesto sempre) che invece dell’extravergine della loro terra usano bidoni commercialissimi di misteriosi oli di semi di altri mondi e di altre tradizioni (sempre che abbiano tradizioni di conserve sott’olio analoghe alle nostre); e la fotografia diventa tragicomica – aggiunge – quando ciò accade addirittura in terre che vantano, spesso solo sulle etichette e non all’interno delle bottiglie (che andrebbero controllate meglio da chi ne ha competenza), cultivar così distintive da essere considerate marcatori identitari, come la Dolce di Rossano, più social che reale.</p>
<p><strong>MA QUALE PECORINO? CALABRIA TERRA D’ELEZIONE DEL PARMIGIANO</strong><br />
Per non parlare poi – prosegue – dell’antica ricotta salata o dei pecorini locali di cui si vanta ogni regione, tranne la Calabria oicofobica, divenuta da decenni ormai terra d’elezione esclusiva del Parmigiano, ovviamente sempre quello della grande distribuzione organizzata o discount: c’è solo questo nella ristorazione, non trovi altro. Drammatico!</p>
<p><strong>MIELE E FRUTTA LOCALE QUESTI SCONOSCIUTI. SOLO BIBITE CHIMICHE</strong><br />
Stesso sconforto, da residente o da viaggiatore, ti assale, neppure a dirlo, se per avventura nella Calabria oicofobica dovessi richiedere per i tuoi figli, del miele regionale a colazione (ne siamo pieni e di elevata qualità), spremute o frutta di stagione o addirittura carne della nostra vacca podolica o del nostro suino nero allo stato brado: sarai accolto, come è accaduto anche questa estate sulle nostre coste e così come ci hanno segnalato in tantissimi, solo con bustine o prodotti delle multinazionali del cibo spazzatura (le stesse che in Unione Europea vorrebbero imporre il cosiddetto e falso Nutriscore), con frutta esotica o bibite chimiche senza frutta e carni di tutto il globo, tutte, tranne quelle calabresi.</p>
<p><strong>NELLE MENSE DEGLI ALBEGHIERI SOLO CIBO DELLE MULTINAZIONALI</strong><br />
Che poi è esattamente tutto quello che si trova – e qui siamo alla disfatta pedagogica totale – nelle mense degli istituti alberghieri di questa regione: solo cibo spazzatura, anonime etichette globali e zero territorio. Cosa si insegna agli aspiranti ristoratori ed albergatori? L’emigrazione.</p>
<p><strong>NON È UNA QUESTIONE ECONOMICA. MA CULTURALE E DI FORMAZIONE</strong><br />
Non è affatto una questione economica – spiega il direttore di Otto Torri – così come ci si continua a giustificare, nascondendo a se stessi di essere vittime di una grave patologia anti-identitaria. Ma quale aggravio di costo può rappresentare per una qualsiasi attività di ristorazione far trovare all’ospite a tavola monodosi o mini bottiglie da 100ml a salire di sano ed autentico extravergine di qualità dei propri territori? Stesso discorso vale per i cornetti sani di pasticceria. Latitanti.</p>
<p><strong>COMBATTERE L’OICOFOBIA SIGNIFICA FAR GIRARE L’ECONOMIA LOCALE</strong><br />
Semmai è l’esatto contrario. Combattere l’oicofobia a partire dalla ristorazione non significa soltanto fare educazione alimentare (andrebbe imposta nelle nostre scuole), avvelenare di meno i bambini e ridurre il gravissimo rischio sovrappeso e obesità infantile. Significa soprattutto far girare l’economia locale, l’economia circolare. Significa privilegiare e premiare i produttori locali, soprattutto le piccole aziende di qualità dei territori. Significa incentivare la trasformazione delle materie prime di qualità di una delle regioni con la maggiore biodiversità d’Europa. Significa generare reddito locale e regionale. Combattere l’oicofobia – conclude Montesanto – significa soprattutto evitare di piangersi addosso e di far emigrare centinaia e centinaia di giovani ad ogni stagione, strappandoli dalla ricchezza della loro terra per trasformarli in mantenuti a vita, incrementando il Pil di altre regioni (del centro nord), parcheggiati in massa in università dalle quali usciranno più vecchi, senza fantasia, viziati, con titoli di studio senza mercato e meno competitivi di tutti i loro connazionali e coetanei europei. La Politica se ne occupi, perché mangiare è un atto agricolo e perché il cibo è Politica.– (Fonte Otto Torri sullo Jonio)</p>
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		<title>Montesanto (Otto Torri sullo Jonio): calabresi auto-lesionisti, ristoratori &#8216;disdegnano&#8217; nostro olio e clementine</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/montesanto-otto-torri-sullo-jonio-calabresi-auto-lesionisti-ristoratori-disdegnano-nostro-olio-e-clementine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Nov 2021 08:58:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[clementine]]></category>
		<category><![CDATA[Lenin Montesanto]]></category>
		<category><![CDATA[OLIO]]></category>
		<category><![CDATA[Otto torri sullo Jonio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Corigliano Rossano (CS) &#8211; Una regione che si conferma seconda per produzione olivicola in Italia ma nella cui ristorazione locale, a tutti i livelli e nella stragrande maggioranza dei casi, non vengono privilegiati i numerosi extravergine di qualità prodotti nei territori, imbottigliati ed esportati altrove, non ha alcun diritto di lamentarsi di nulla; tanto più [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Corigliano Rossano (CS) &#8211; Una regione che si conferma seconda per produzione olivicola in Italia ma nella cui ristorazione locale, a tutti i livelli e nella stragrande maggioranza dei casi, non vengono privilegiati i numerosi extravergine di qualità prodotti nei territori, imbottigliati ed esportati altrove, non ha alcun diritto di lamentarsi di nulla; tanto più nel mese principe dello straordinario olio novello che esce dai frantoi di tutte e cinque le province.</p>
<p>Una terra che in autunno diventa una distesa gialla e profumata per la quantità e qualità di clementine nelle sue campagne, miseramente svendute per altri mercati più capaci o lasciate marcire a terra ma del tutto latitanti nella ristorazione, nelle pizzerie, negli eventi, nei bar o addirittura nelle mense scolastiche, non ha alcun diritto di protestare per ciò che non ha (o non avrebbe).</p>
<p>Un popolo che da millenni produce vino e che da meno di mezzo secolo lo esporta pure nel resto del mondo ma che, sempre in questa bella stagione produttiva e sempre nella stragrande maggior parte dei casi, non è capace né di aprire e promuovere le porte delle proprie cantine agli enormi flussi economici dell&#8217;enoturismo internazionale; ed un popolo che non sa o non vuole raccontare e far rivivere la magia ancestrale della vinificazione nei propri asili ed ai giovani ai quali domani però si teorizzerà che bisogna emigrare a prescindere, non ha alcuna credibilità nel suo ritornello stantio di rivendicazioni di sviluppo mancato e retorico riscatto. Che del resto non commuove nessuno.</p>
<p>Una Calabria così, che sistematicamente rifiuta se stessa di cui si vergogna quotidianamente a tavola, nei frigo di casa, nei supermercati, nella ristorazione e nei luoghi di formazione, non può avanzare alcuna pretesa, manco di continuare a piangersi addosso, così come comunque fa ad ogni stagione.</p>
<p>È quanto dichiara Lenin Montesanto, direttore di Otto Torri sullo Jonio, associazione europea che da 25 anni fa della necessità di riappropriazione del patrimonio identitario e della sovranità alimentare regionale una delle sfide economiche principali per il riequilibrio di tutti gli altri gap, che ritorna sull&#8217;assurda e paradossale fotografia di una Calabria pubblica e commerciale che ignora e si vergogna dei propri vini, dei propri extravergine e delle proprie clementine (idem per, arance, castagne, etc).<br />
Altro che pianti e rimpianti sul cosiddetto Piano Nazionale di Resilienza e Ripartenza (PNRR) e sul presunto taglio di risorse comunitarie destinate al Sud! Che tuttavia non rattristano nessuno.<br />
Il vero taglio auto-lesionista che i calabresi fanno a se stessi, mentre i frantoi sono a pieno regime come in questo periodo, è quello che si realizza negli scaffali della piccola e grande distribuzione nei quali latitano solo le bottiglie del nostro extravergine a vantaggio degli oli-truffa; e sulle tavole delle nostre trattorie e dei nostri ristoranti nei quali ancora dominano oli di dubbia o incerta qualità, presentati in bustine di plastica o sostituiti da dosatori illegali, privi del prescritto tappo anti-rabbocco.<br />
La vera decurtazione di risorse potenziali, economiche ed umane che i calabresi praticano a se stessi è quella che si materializza sia nella totale assenza di clementine, in questo periodo di grande raccolta e svendita, non tanto o non soltanto nei menù ma anche soltanto liberamente esposte e proposte in tutta la rete commerciale regionale; sia quando alla richiesta di una spremuta naturale di questo frutto abbondante, nutriente e prezioso che dovrebbe essere tra le icone distintive di questa terra, nei bar si risponde e presenta serenamente una bibita gasata in lattina, senza frutto, senza succo, piena di conservanti e buona solo per le multinazionali del cibo spazzatura e del Nutriscore europeo.<br />
Il vero danno culturale ed economico che questa regione e anzi tutto la sua rete di impresa agricola, commerciale e distributiva continua a fare a se stessa, più di ogni eventuale disattenzione dei governi nazionale ed europeo, è quello di non trasformare vigneti e uliveti in sicuri attrattori turistici e ricettivi eco-sostenibili (così come accade altrove, anche ai nostri confini) e nel non spiegare alle proprie figlie ed ai propri figli come, che significa e quanto vale avere ancora terra fertile per vinificare, molire e spremere.  </p>
<p>(<em>fonte: Otto Torri sullo Jonio</em>)</p>
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