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	<title>legame Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>VIDEO-Legame demenza-diabete: importante scoperta del team del Prof. Antonio Brunetti dell&#8217;UMG</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2025 10:58:27 +0000</pubDate>
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<p>Un&#8217;importante scoperta scientifica del gruppo di ricerca guidato dal prof. Antonio Brunetti, docente ordinario di Endocrinologia dell&#8217;Università Magna Græcia di Catanzaro, è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Lancet eBioMedicine. Lo studio svela un nuovo meccanismo molecolare che collega le malattie neurodegenerative, come la malattia di Alzheimer, alla resistenza insulinica e al diabete mellito di tipo 2. Le tauopatie, tra cui l&#8217;Alzheimer, sono caratterizzate dall&#8217;accumulo della proteina tau nei neuroni, un processo che conduce al progressivo declino delle funzioni cognitive. Diverse evidenze scientifiche hanno già suggerito una correlazione tra queste patologie e condizioni metaboliche come il diabete di tipo 2, ipotizzando l&#8217;esistenza di basi genetiche condivise. Il team del prof. Brunetti ha approfondito il ruolo della proteina nucleare HMGA1, definita un vero e proprio &#8220;interruttore biologico&#8221;, per la sua capacità di regolare l&#8217;espressione del gene del recettore dell&#8217;insulina. Studi precedenti dello stesso gruppo di ricerca avevano già identificato una variante genetica specifica, denominata rs146052672, associata a una ridotta produzione di HMGA1 e a un aumento del rischio di diabete e disturbi metabolici.</p>
<p>Nel nuovo studio i ricercatori dimostrano che bassi livelli di HMGA1 portano a una eccessiva produzione della proteina tau. Questo effetto è stato osservato in modelli sperimentali in vitro, in vivo e in una coorte di pazienti affetti da demenza. In assenza di HMGA1, infatti, la proteina tau tende ad accumularsi nel cervello, contribuendo alla neurodegenerazione. «Questi risultati – ha dichiarato il prof. Brunetti &#8211; ci portano a un nuovo modello patogenetico che chiarisce non solo il legame tra diabete e Alzheimer ma anche le basi molecolari comuni che uniscono queste due malattie. Comprendere il ruolo di HMGA1– ha sottolineato Brunetti &#8211;  potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche, utili tanto nel trattamento del diabete quanto nella lotta contro le malattie neurodegenerative».</p>
<p>Lo studio è il frutto di una collaborazione multidisciplinare tra ricercatori dell&#8217;Università Magna Græcia di Catanzaro e altri centri di ricerca italiani ed europei, e rappresenta un importante passo avanti nella comprensione dei complessi intrecci tra metabolismo e neurodegenerazione.</p>
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		<title>Covdi, Cnr-Iac: c&#8217;è legame diretto fra ricoveri terapia intensiva e apertura scuole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2021 16:12:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
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		<category><![CDATA[legame]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rpma &#8211; C&#8217;è un legame diretto fra l&#8217;aumento dei ricoveri per Covid-19 nelle unità di terapia intensiva e la riapertura delle scuole: &#8220;l&#8217;analisi delle curve del numero dei ricoverati nei reparti di terapia intensiva in Italia indica che il ritorno all&#8217;attività didattica in presenza dopo le vacanze di Natale sta veicolando l&#8217;attuale aumento della diffusione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Rpma &#8211; C&#8217;è un legame diretto fra l&#8217;aumento dei ricoveri per Covid-19 nelle unità di terapia intensiva e la riapertura delle scuole: &#8220;<strong>l&#8217;analisi delle curve del numero dei ricoverati nei reparti di terapia intensiva in Italia indica che il ritorno all&#8217;attività didattica in presenza dopo le vacanze di Natale sta veicolando l&#8217;attuale aumento della diffusione dell&#8217;epidemia di SarsCov2 in Italia</strong>&#8220;, rileva il matematico Giovanni Sebastiani, dell&#8217;Istituto per le Applicazioni del Calcolo &#8216;Mauro Picone&#8217; del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac).<br />
&#8220;Allo scopo di limitare la diffusione dell&#8217;epidemia nel nostro Paese, penso &#8211; rileva il matematico &#8211; che sia importante interrompere quanto prima l&#8217;attività didattica in presenza in tutte le scuole, indipendentemente dalla fascia d&#8217;età, e nelle università. L&#8217;analisi indica che &#8220;la curva delle terapie intensive a livello nazionale in Italia è in aumento da circa due settimane&#8221; e che &#8220;la situazione a livello regionale è eterogenea sia a livello qualitativo che quantitativo&#8221;, osserva Sebastiani. Considerando la data di inizio delle lezioni in presenza, avvenuto in momenti diversi per le regioni-province, queste ultime possono essere divise in quattro gruppi: il primo comprende Trentino Alto Adige (dove le scuole sono inziate il 7 gennaio) con Abruzzo, Toscana e Valle D&#8217;Aosta (11 gennaio); il secondo Emilia Romagna, Lazio, Molise e Piemonte (18 gennaio); il terzo Liguria, Lombardia, Marche e Umbria (25 gennaio); il quarto Basilicata, <strong>Calabria</strong>, Campania, Friuli Venezia Giulia, Puglia, Sardegna, Veneto (inizio 1 febbraio) e Sicilia (inizio 8 febbraio).<br />
Per ognuno dei quattro gruppi Sebastiani ha analizzato l&#8217;andamento dei ricoveri nelle unità di terapia intensiva ed è emerso così che &#8220;<strong>l&#8217;aumento percentuale dei ricoveri in una settimana diminuisce in modo lineare al ritardare dell&#8217;inizio dell&#8217;attività didattica</strong>&#8220;. I valori in ciascuno dei quattri gruppi di regioni-province autonome sono rispettivamente del 15%, 12%, 4% e 1%. Il risultato, rileva il matematico &#8220;fornisce una chiara evidenza a supporto dell&#8217;ipotesi che l&#8217;attività didattica in presenza stia veicolando l&#8217;attuale aumento della diffusione del coronavirus nel nostro Paese.<strong> Ciò è avvalorato dal fatto che il valore mediano dell&#8217;età dei positivi registrati è in diminuzione ed è pari a 44 anni</strong>, secondo i dati dell&#8217;ultimo monitoraggio dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità. Sebastiani rileva infine che, &#8220;sebbene al momento non siano pubblicati dati quantitativi, la presenza documentata di numerosi focolai nelle scuole elementari e medie inferiori suggerisce che l&#8217;aumento della diffusione coinvolga le nuove varianti del virus, riscontrate anche in Italia, e trasmesse in modo significativo anche in questa fascia d&#8217;età&#8221;.</p>
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