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	<title>Legambiente Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Legambiente Calabria: Non emergenza ma crisi strutturale. Servono prevenzione e strategia per i boschi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:17:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Da giorni la Calabria è stretta nella morsa degli incendi. Centinaia di ettari di patrimonio boschivo e di macchia mediterranea sono andati distrutti, gli animali sono costretti alla fuga o restano senza via di scampo, mentre numerose famiglie si sono ritrovate intrappolate nelle proprie abitazioni o costrette ad abbandonarle. In molte aree è persino difficile [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>Da giorni la Calabria è stretta nella morsa degli incendi. Centinaia di ettari di patrimonio boschivo e di macchia mediterranea sono andati distrutti, gli animali sono costretti alla fuga o restano senza via di scampo, mentre numerose famiglie si sono ritrovate intrappolate nelle proprie abitazioni o costrette ad abbandonarle. In molte aree è persino difficile respirare a causa del fumo. Da nord a sud della regione, dalle montagne fino alle coste, si susseguono roghi che stanno devastando ecosistemi di straordinario valore e mettendo a dura prova il lavoro di vigili del fuoco, volontari e operatori impegnati nello spegnimento delle fiamme. Un fenomeno alimentato dalle altissime temperature, ma che continua ad avere, nella maggior parte dei casi, un&#8217;origine dolosa&#8221;</em>. Sono le valutazioni di Legambiente Calabria.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>I boschi coprono il 44,5% della superficie regionale, con 670.968 ettari di patrimonio forestale che comprendono gran parte dei parchi e delle riserve naturali della Calabria. Un patrimonio di enorme valore ambientale, paesaggistico e climatico che non può essere tutelato soltanto attraverso gli obblighi di legge, ma richiede una gestione strategica, fondata sulle conoscenze scientifiche e sulla valorizzazione della cultura forestale locale. Secondo l&#8217;elaborazione di Legambiente su dati EFFIS/Copernicus, dal primo gennaio al 15 luglio 2026 in Calabria erano già stati censiti 179 incendi che avevano percorso 1.940 ettari di territorio. A questo bilancio, purtroppo, si aggiungeranno i danni provocati dagli oltre 150 roghi che hanno colpito la regione negli ultimi giorni. La Calabria occupa inoltre i primi posti della drammatica classifica nazionale per superficie bruciata nei siti della Rete Natura 2000: è quarta dopo Sicilia, Toscana e Campania. Il report Italia in Fumo di Legambiente evidenzia inoltre come, nel 2025, gli incendi abbiano interessato 19 comuni del Parco nazionale del Pollino, 15 del Parco nazionale dell&#8217;Aspromonte e 7 del Parco nazionale della Sila&#8221;.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>Un altro dato significativo </em>&#8211; secondo Legambiente Calabria <em>&#8220;riguarda la concentrazione degli incendi negli stessi territori. L&#8217;indice di recidività comunale elaborato per la prima volta da Legambiente mostra infatti che tra i dieci comuni italiani top nel 2026, con il maggior numero di incendi, figurano anche Reggio Calabria e Papasidero. Ad aggravare il fenomeno contribuiscono la scarsa gestione forestale, l&#8217;abbandono delle aree agricole, la mancata manutenzione delle zone di interfaccia tra aree urbane e rurali, la fragilità degli ecosistemi mediterranei, la siccità e le temperature estreme. Ma il principale fattore resta la mano criminale. A fronte di 603 incendi che hanno mandato in fumo 16.971 ettari di territorio, in Calabria sono stati contestati soltanto 498 reati, con 19 denunce, un arresto, sei sequestri e 307 illeciti amministrativi. Per Legambiente è indispensabile rafforzare l&#8217;azione repressiva delle Forze dell&#8217;ordine contro gli incendiari e garantire la piena applicazione della legge 353 del 2000. Ciò significa completare il catasto delle aree percorse dal fuoco in tutti i comuni e applicare rigorosamente i vincoli previsti dalla normativa: divieto di edificazione e di caccia per dieci anni, vincolo di destinazione d&#8217;uso per quindici anni e divieto di rimboschimento per cinque anni. L&#8217;associazione chiede inoltre di conoscere quali misure siano state adottate dai 187 comuni calabresi interessati dagli incendi nel 2025 per rispettare tali obblighi, con particolare riferimento ai territori maggiormente colpiti, come Roccella Jonica, dove sono andati in fumo 1.872 ettari, Cutro con 1.606 ettari e Crotone con 962 ettari&#8221;.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Alla Regione Calabria Legambiente &#8220;<em>rivolge alcune domande precise: quali iniziative intende assumere nei confronti dei comuni inadempienti? È disponibile a sostituirsi agli enti che non hanno istituito il catasto delle aree percorse dal fuoco, anche attraverso la nomina di un commissario ad acta? Intende sostenere i piccoli comuni nell&#8217;adempimento degli obblighi di legge e introdurre meccanismi di premialità per gli enti virtuosi e misure penalizzanti per quelli che non rispettano la normativa, anche nell&#8217;accesso ai finanziamenti pubblici? Gli incendi boschivi non possono più essere considerati semplici emergenze. Sono un fenomeno ricorrente e strutturale che richiede una politica permanente di prevenzione, manutenzione e controllo del territorio, accompagnata da un&#8217;efficace azione di contrasto agli incendi dolosi. Allo stesso tempo, per limitare gli effetti della crisi climatica è indispensabile ridurre le emissioni climalteranti, accelerando la transizione dalle fonti fossili alle energie rinnovabili. La Calabria ha bisogno con urgenza di una strategia complessiva di pianificazione, salvaguardia e valorizzazione dei propri boschi e delle aree montane, che rappresentano il 42% del territorio regionale e comprendono circa il 37% dei comuni calabresi, nei quali vive quasi un quarto della popolazione. La tutela del patrimonio naturale richiede un presidio costante del territorio, capace di affiancare le comunità locali, prevenire i reati ambientali e sanzionare severamente ogni forma di illegalità. La tecnologia rappresenta un valido supporto- </em>conclude Legambiente Calabria <em>&#8211; , ma non può sostituire la presenza continua di personale sul territorio. La protezione dei boschi deve essere garantita prima, durante e dopo gli incendi, accompagnando anche il ripristino delle aree devastate dal fuoco&#8221;.</em></p>
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		<title>Catanzaro, Forum energia di Legambiente: “Ok, la bolletta è giusta, il prezzo zonale è giustizia sociale”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:37:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Parte dalla Calabria la campagna nazionale di Legambiente “Ok, la bolletta è giusta: il prezzo zonale è giustizia sociale”, lanciata questa mattina in occasione della seconda edizione del Forum “Energia per la Calabria”, che si è tenuta in Cittadella regionale. Nel corso dell’iniziativa, il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani e la presidente di Legambiente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parte dalla Calabria la campagna nazionale di Legambiente <strong>“Ok, la bolletta è giusta: il prezzo zonale è giustizia sociale”,</strong> lanciata questa mattina in occasione della seconda edizione del Forum “Energia per la Calabria”, che si è tenuta in Cittadella regionale. Nel corso dell’iniziativa, il <strong>presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani e la presidente di Legambiente Calabria Anna Parretta</strong> hanno invitato il <strong>presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto</strong> ad aderire e sostenere la campagna, che punta a promuovere l’introduzione definitiva dei prezzi zonali dell’energia elettrica e hanno accolto l’invito del presidente della Regione ad accompagnare il percorso di scrittura per l’approvazione della legge regionale sulle aree idonee allo sviluppo delle fonti rinnovabili. L’obiettivo è duplice: riconoscere un beneficio concreto ai territori che contribuiscono alla produzione di energia pulita e garantire una pianificazione efficace della transizione energetica, capace di coniugare tutela ambientale, sviluppo economico ed occupazionale e certezza per imprese e comunità locali.</p>
<p>“<em>La richiesta del presidente Occhiuto di far partire i prezzi zonali per far pagare meno l’energia elettrica nelle regioni dove sono presenti più impianti a fonti rinnovabili è una proposta che condividiamo totalmente </em><strong>– ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani –.</strong><em> Per questo oggi partiamo dalla Calabria con una campagna nazionale che punta ad affermare un principio semplice: i territori che garantiscono al Paese più energia pulita e contribuiscono alla riduzione delle emissioni climalteranti devono poter beneficiare anche di un costo dell’elettricità più basso. Sarebbe un elemento di giustizia sociale, ma anche uno straordinario fattore di competitività, capace di attrarre nuovi investimenti produttivi e creare occupazione nel Mezzogiorno. Su questo tema Legambiente e Regione Calabria possono promuovere un’azione comune per coinvolgere le altre regioni del Centro-Sud e delle Isole e chiedere ad ARERA, l’Autorità nazionale sull’energia, di rendere operativa questa importante riforma</em>.” Secondo Legambiente, l’introduzione dei prezzi zonali consentirebbe di valorizzare il contributo delle aree che ospitano gli impianti di produzione da fonti rinnovabili, favorendo al tempo stesso lo sviluppo industriale e la competitività dei territori. “<em>La Calabria non può perdere il treno della transizione energetica </em><strong>– ha dichiarato la presidente di Legambiente Calabria Anna Parretta –.</strong><em> La nostra regione produce più energia di quella che consuma ed è un hub strategico per il sistema energetico nazionale, tuttavia continuiamo a dipendere troppo dal gas fossile ed è per questo che famiglie e imprese pagano bollette troppo elevate. La sfida non è se realizzare la transizione energetica, ma come governarla. Occorre sviluppare ulteriormente le fonti rinnovabili, investire nei sistemi di accumulo e nelle reti, introdurre i prezzi zonali e procedere rapidamente con la normativa regionale sulle aree idonee. Solo attraverso una pianificazione accurata sarà possibile dare certezza ai territori e agli investitori, limitare i conflitti locali e garantire benefici concreti in termini di sviluppo economico, occupazione e riduzione dei costi energetici. La Calabria ha bisogno di una strategia condivisa che le permetta di guidare il cambiamento e non di subirlo. Noi daremo il nostro contributo</em>.”</p>
<p>Sulla stessa linea <strong>il presidente della Regione, Roberto Occhiuto</strong>: “<em>Dal primo gennaio del 2025 i prezzi dell&#8217;energia dovrebbero essere definiti su base zonale da Arera. La Calabria produce molta energia da fonti rinnovabili ed è una zona a sé, quindi l&#8217;energia in Calabria dovrebbe costare molto di meno di quanto in verità costa. Se si desse luogo a questa riforma, purtroppo oggi strozzata e non eseguita fino alla fine, noi potremmo dare non solo ai calabresi e alle imprese calabresi un prezzo dell&#8217;energia minore, ma potremmo utilizzare questo prezzo più basso per attrarre investimenti. Questa è una battaglia che ho cominciato a svolgere a livello nazionale e che ho intenzione di continuare, magari con altri presidenti del Sud e con il supporto di Legambiente, perché non capisco come mai la perequazione in questo paese debba funzionare solo quando riguarda il trasferimento di risorse dal Sud al Nord e non viceversa. È un tema che sarà molto caldo nelle prossime settimane e non escludo di poter interessare la Corte Costituzionale anche su questo argomento</em>”. Il Forum “Energia per la Calabria” di Legambiente ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo scientifico, delle imprese, delle associazioni di categoria e della società civile per discutere di pianificazione delle energie rinnovabili, contrasto alla crisi climatica, sviluppo economico e nuove opportunità occupazionali.</p>
<p><strong>“Energie rinnovabili: l’importanza della pianificazione”</strong> è stato il tema della prima sessione alla presenza di diversi relatori: Marcello Minenna, Assessore della Regione Calabria con delega all’Energia; Simona De Iuliis, responsabile della Sezione Supporto Tecnico Strategico di ENEA; Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica); i senatori Nicola Irto (Pd) e Tilde Minasi (Lega), componenti Commissione Ambiente, Transizione Ecologica, Energia; e Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente nazionale. La seconda sessione, dedicata a “<strong>Sviluppo socio-economico della Calabria: green jobs e sviluppo agricolo e industriale”,</strong> ha visto invece la presenza di Giovanni Calabrese, Assessore regionale al Lavoro; Gianluca Gallo, Assessore regionale all’Agricoltura; Angelo Gentili, coordinatore del Centro Nazionale per l’Agroecologia di Legambiente; Francesco Luca Basile, professore ordinario dell’Università di Bologna e delegato italiano per Horizon Europe – Clima, Energia e Mobilità; Simone Togni, presidente di ANEV; Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria; Placido Requirez, titolare della Masseria Falvo; e Luigi Aloisio, sindaco di San Sostene. Tra i temi centrali emersi nel dibattito, la necessità di accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili, dotare la Calabria di una chiara disciplina sulle aree idonee, favorire la realizzazione dei sistemi di accumulo e introdurre strumenti capaci di tradurre i benefici della transizione energetica in vantaggi tangibili per cittadini e imprese. Presenti all’incontro, moderato dal giornalista de La Nuova Ecologia, Rocco Bellantone, anche il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catanzaro uscente Gerlando Cuffaro ed il neo eletto, Francesco Dattilo. L’Ordine ha infatti accreditato l’evento per il riconoscimento dei crediti formativi per i tanti ingegneri che vi hanno partecipato. Con la campagna “Ok, la bolletta è giusta: il prezzo zonale è giustizia sociale”, Legambiente apre dunque una nuova fase di mobilitazione nazionale che parte dalla Calabria, riconoscendone il ruolo strategico nella produzione energetica e nella costruzione di un modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità ambientale, sull’innovazione e sulla competitività dei territori.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-384973" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27.jpeg" alt="" width="701" height="462" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27.jpeg 1600w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-300x198.jpeg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-1024x675.jpeg 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-768x506.jpeg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-1536x1012.jpeg 1536w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-638x420.jpeg 638w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-696x458.jpeg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-1068x704.jpeg 1068w" sizes="(max-width: 701px) 100vw, 701px" /></p>
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		<title>Legambiente Calabria ed Enci donano cucciolo per la pet therapy ad &#8220;Equipariamo&#8221; di Catanzaro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 09:25:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ha quattro zampe, il pelo dorato e uno sguardo curioso. Si chiama &#8220;Asso&#8221;, è un cucciolo di golden retriever ed è arrivato questa mattina da Grosseto per incontrare la sua nuova famiglia: l&#8217;Associazione Equipariamo Natural Therapy, guidata da Aldo Tassoni. Ha fatto un lungo viaggio, ma ne è valsa la pena: ad accoglierlo nella sede [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Ha quattro zampe, il pelo dorato e uno sguardo curioso. Si chiama &#8220;Asso&#8221;, è un cucciolo di golden retriever ed è arrivato questa mattina da Grosseto per incontrare la sua nuova famiglia: l&#8217;Associazione Equipariamo Natural Therapy, guidata da Aldo Tassoni. Ha fatto un lungo viaggio, ma ne è valsa la pena: ad accoglierlo nella sede dell&#8217;Associazione immersa nella natura, coccole e sorrisi. Tra i presenti la presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta, promotrice dell&#8217;iniziativa nata dopo il vile atto di crudeltà che lo scorso ottobre ha colpito l&#8217;associazione, con l&#8217;avvelenamento di quattro cani da pet therapy – Ciarly, Cloe, Jack e Johnny. Da qui il coinvolgimento dell&#8217;ENCI – Ente Nazionale della Cinofilia Italiana – che ha raccolto l&#8217;appello individuando, grazie alla disponibilità dell&#8217;allevamento toscano &#8220;Leonibus&#8221;, il cucciolo più idoneo per questo delicato percorso. Ad accompagnare Asso nel suo viaggio dalla Toscana, il presidente nazionale ENCI Dino Muto e la consulente e addestratrice ENCI Serena Donnini. &#8220;<em>Quando siamo venuti a conoscenza di quanto accaduto </em><strong>– racconta Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – </strong><em>la prima reazione è stata di rabbia e indignazione. Ma non potevamo fermarci lì. Ci siamo chiesti cosa fare concretamente. Questo cucciolo è la risposta: un gesto che è simbolico, esprimendo solidarietà e rispetto per gli animali, ma anche profondamente pratico, perché restituisce all&#8217;associazione Equipariamo uno strumento fondamentale per continuare il suo importante lavoro con i bambini con bisogni speciali e con persone fragili, attraverso la pet therapy</em>&#8220;.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un lavoro che, come ricorda <strong>Aldo Tassoni</strong>, non si è mai fermato davvero, nonostante tutto: &#8220;<em>Quello che abbiamo vissuto è stato un colpo durissimo </em>– spiega &#8211; <em>perché quei cani non erano solo animali, ma parte integrante del nostro lavoro quotidiano e del percorso di tanti bambini e famiglie. Perdere Ciarly, Cloe, Jack e Johnny in quel modo ha significato perdere punti di riferimento importanti, relazioni costruite nel tempo. In quei giorni, però, abbiamo sentito una vicinanza straordinaria: associazioni, cittadini, realtà del territorio. Una solidarietà vera, che oggi prende forma concreta con l&#8217;arrivo di Asso&#8221;. &#8220;Per noi </em>– conclude Tassoni<em> &#8211; non è solo un nuovo cane: è una ripartenza. È la possibilità di continuare a fare quello che facciamo da anni, cioè portare un po&#8217; di serenità e supporto a chi ne ha più bisogno. E anche un segnale forte: non ci fermiamo, andiamo avanti</em>&#8220;. Una presenza che, per Enci, ha un valore che va oltre il singolo progetto. &#8220;<em>Abbiamo accolto subito l&#8217;invito di Legambiente – </em>sottolinea il <strong>presidente Dino Muto</strong><em> – perché sappiamo quanto i cani possano fare la differenza nella vita delle persone, soprattutto nei contesti più delicati. Episodi come quello avvenuto qui colpiscono tutti, ma è proprio da qui che deve nascere una risposta ancora più forte, fatta di collaborazione e impegno concreto</em>&#8220;.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dietro quella che può sembrare una semplice adozione, c&#8217;è invece un percorso preciso. &#8220;Asso&#8221; è stato selezionato e preparato con attenzione, come spiega <strong>Serena Donnini, consulente ENCI e addestratrice</strong>: &#8220;<em>Parliamo di un cucciolo che ha già un bagaglio importante. Il golden retriever è una razza naturalmente portata alla cooperazione con l&#8217;uomo, quello che noi chiamiamo &#8216;will to please&#8217;, il desiderio di collaborare. Ma non è solo genetica: è stato fatto un lavoro fondamentale di socializzazione nei primi mesi di vita. Questo significa che Asso ha tutte le basi per crescere in equilibrio e affrontare con serenità contesti complessi come quelli della terapia assistita</em>&#8220;. Presente questa mattina anche il <strong>presidente dell&#8217;Enci provinciale, Antonio Critelli</strong>. Resta, sullo sfondo, la richiesta di giustizia per quanto accaduto: l&#8217;avvelenamento dei cani non è stato un caso isolato, ma un atto deliberato che ha colpito più animali nella zona. Per questo Legambiente Calabria ha ribadito la necessità di rafforzare i controlli sul territorio, individuare i responsabili e attivare strumenti di prevenzione efficaci.</p>
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		<title>Ciclone Erminio: emergenza crisi climatica nel centro sud Italia, 794 eventi estremi in 15 anni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ciclone-erminio-emergenza-crisi-climatica-nel-centro-sud-italia-794-eventi-estremi-in-15-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 17:20:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>l centro sud è sempre più vittima della crisi climatica. A denunciarlo è Legambiente che commenta quanto sta accadendo in questi giorni ed ore nel centro sud Italia partendo dai nuovi dati del suo Osservatorio Città Clima. Dal 2011 a fine marzo 2026 nelle regioni adriatiche &#8211; Marche Abruzzo, Molise e Puglia &#8211; e in quelle del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/ciclone-erminio-emergenza-crisi-climatica-nel-centro-sud-italia-794-eventi-estremi-in-15-anni/">Ciclone Erminio: emergenza crisi climatica nel centro sud Italia, 794 eventi estremi in 15 anni</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">l centro sud è sempre più vittima della crisi climatica. A denunciarlo è Legambiente che commenta quanto sta accadendo in questi giorni ed ore nel centro sud Italia partendo dai nuovi dati del suo Osservatorio Città Clima. Dal 2011 a fine marzo 2026 nelle regioni adriatiche &#8211; <strong>Marche Abruzzo, Molise e Puglia &#8211; </strong>e in quelle del sud – <strong>Calabria, Sicilia e Sardegna – </strong>ci<strong> </strong>sono stati in tutto <strong>794 gli eventi meteo estremi che hanno causato danni al territorio</strong>. Parliamo di <strong>danni da allagamenti, grandinate, vento, esondazioni, mareggiate, e danni al patrimonio storico. </strong>In queste regioni colpite, in questi giorni da forti perturbazioni dovute dal <strong>ciclone Erminio</strong>, secondo i dati dalla piattaforma IdroGEO di Ispra, la popolazione che abita in aree mappate ad elevato rischio idrogeologico (frane e alluvioni) ammonta a poco più di un milione di persone (1.161.061). Sono invece 420.880 gli edifici censiti in queste aree, 88 mila le imprese e 8.551 i beni culturali a rischio. <strong>Un quadro preoccupante che Legambiente Calabria commenta così.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> <em>&#8220;</em></strong><em>Lo stato di emergenza chiesto per l&#8217;Abruzzo e il Molise e la situazione critica anche in altre regioni della Penisola con fiumi in piena, nevicate record, frane e paesi isolati, il collasso del ponte sul Trigno avvenuto in queste ore e il cedimento di diverse strade in Puglia – dichiara <strong>Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente</strong> &#8211; ci dimostrano ancora una volta quanto l&#8217;Italia sia impreparata ad affrontare, gestire e prevenire la crisi climatica, che di anno in anno diventa sempre più intensa e con effetti sempre più impattanti sui territori, mettendo a rischio la vita delle persone e l&#8217;economia del Paese. Torniamo, dunque, a chiedere al Governo Meloni che si lavori per definire al più presto una <strong>strategia nazionale per la prevenzione </strong>con politiche di mitigazione e adattamento efficaci e non più rimandabili, a partire dallo stanziamento delle risorse per attuare il <strong>PNACC, che ad oggi continua a restare un piano solo sulla carta PNACC e di cui il Governo, dopo la sua approvazione, sembra essersene totalmente dimenticato. </strong>Il nostro Paese non può continuare a rincorrere le emergenze. La crisi climatica dimostra non solo una fragilità dei territori ma anche una crisi infrastrutturale preoccupante su cui bisogna riflettere e prendere delle contromisure. A proposito di ponti crollati, da quello dei Trigno agli altri casi che ci sono già stati nel Paese, chiediamo che venga fatta ricognizione delle infrastrutture del paese con relativo piano di messa in sicurezza recuperando le risorse da quelle stanziate per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina&#8221;.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Tornando ai dati dell&#8217;Osservatorio Città Clima, citati in apertura, Legambiente aggiunge che a livello territoriale le regioni del sud più colpite da eventi meteo estremi dal 2011 a fine marzo 2026 sono state: la <strong>Sicilia con 270</strong> eventi meteo registrati, seguita da <strong>Puglia con 168 </strong>e <strong>Calabria con 126</strong>. Seguono <strong>Marche con 107</strong> eventi meteo estremi,<strong> Sardegna con 70, Abruzzo</strong> <strong>con 42</strong> e <strong>Molise 11. </strong></p>
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		<title>Caro bollette e crisi climatica, Legambiente Calabria: &#8220;Regione acceleri su Piano Energia e Clima&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 17:16:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[bollette]]></category>
		<category><![CDATA[clima Roma]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diversi ormai gli eventi meteorologici estremi che hanno colpito pesantemente la Calabria, provocando danni, creando moltissimi disagi alla cittadinanza e rendendo sempre più evidente la fragilità del territorio calabrese. Negli ultimi mesi si è registrato un ulteriore aumento esponenziale di questi eventi, insieme all&#8217;accelerazione della crisi climatica nella nostra regione, dovuta anche alla sua posizione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Diversi ormai gli eventi meteorologici estremi che hanno colpito pesantemente la Calabria, provocando danni, creando moltissimi disagi alla cittadinanza e rendendo sempre più evidente la fragilità del territorio calabrese. Negli ultimi mesi si è registrato un ulteriore aumento esponenziale di questi eventi, insieme all&#8217;accelerazione della crisi climatica nella nostra regione, dovuta anche alla sua posizione al centro del bacino del Mediterraneo, una delle aree del pianeta soggette a riscaldamento più rapido. Dal 2010 fino alla scorsa settimana, Legambiente, attraverso l&#8217;Osservatorio Città Clima, ha censito in Calabria 133 eventi meteo estremi che hanno causato danni: 115 si sono verificati dal 2015 e ben 18 dall&#8217;inizio del 2026. La realtà calabrese vede già oggi — e vedrà sempre più — piogge molto intense, alluvioni, frane e cicloni o uragani mediterranei. A ciò si aggiunge, come altra faccia della medaglia, l&#8217;alternanza con periodi di grave siccità e carenza idrica. E&#8217; quanto si legge in una nota firmata da Anna Parretta, Presidente Legambiente Calabria.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;Accordo di Parigi, trattato internazionale giuridicamente vincolante sul clima adottato nel 2015 da 196 Paesi durante la COP21, con l&#8217;obiettivo principale di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, appare ormai, purtroppo, difficilmente raggiungibile. Alcune previsioni indicano che un ulteriore aumento delle temperature di 0,5 °C — superando quindi +1,5 °C fino a raggiungere +2 °C rispetto ai livelli preindustriali — potrebbe aumentare di dieci volte la frequenza degli eventi meteo estremi, con impatti enormi sulla salute, sulla conservazione della biodiversità e degli habitat, sugli ecosistemi marini e terrestri, sulla vita quotidiana delle persone e sulle attività economiche. Limitare l&#8217;ulteriore aumento della temperatura richiede, come sottolineato anche dai report dell&#8217;IPCC, azioni a livello globale e territoriale che comportano una trasformazione profonda delle società: occorre raggiungere zero emissioni di gas serra entro il 2040. Per farlo, è necessario ridurre la quantità di energia prodotta, utilizzarla in maniera più efficiente e uscire definitivamente dalla dipendenza dalle fonti fossili, realizzando sistemi energetici basati al 100% su fonti rinnovabili. Accanto alla crisi climatica, gli ultimi eventi internazionali dimostrano chiaramente come un Paese fortemente dipendente dal gas fossile e dalle sue importazioni abbia tutto da perdere. I costi energetici sempre più elevati ampliano le disuguaglianze sociali, aumentano il numero di famiglie in povertà energetica e mettono in difficoltà anche quelle a reddito medio. Già l&#8217;invasione della Russia in Ucraina avrebbe dovuto rappresentare una lezione importante, spingendo il nostro Paese verso politiche energetiche orientate alla decarbonizzazione, all&#8217;innovazione e al valore sociale. Invece, l&#8217;Italia ha rafforzato la propria dipendenza dal gas, che oggi copre quasi la metà dei consumi elettrici, importando oltre il 95% del combustibile utilizzato. Al contempo, non sono state adeguatamente rafforzate le politiche di sviluppo e accelerazione sulle fonti rinnovabili né sull&#8217;efficienza energetica. Il Paese è entrato in procedura di infrazione per la mancata presentazione della bozza di riqualificazione degli edifici residenziali, come richiesto dalla Direttiva europea &#8220;Case Green&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non solo: mentre in Spagna, grazie a politiche mirate, il costo di un MWh di energia elettrica è circa un terzo rispetto a quello italiano, l&#8217;Italia continua a ricorrere a bonus in bolletta, tenta di modificare il sistema ETS e scarica sulle bollette elettriche la detassazione del gas. Il tutto senza aver ancora attuato il sistema dei prezzi zonali — che consentirebbe, soprattutto a regioni come la Calabria, di ridurre i costi dell&#8217;energia — né avviato un processo di separazione tra il prezzo del gas e quello delle rinnovabili. È essenziale che la Regione Calabria completi il nuovo Piano Regionale Energia e Clima (PRIEC), coordinato dal Dipartimento Unità per l&#8217;Efficienza energetica dell&#8217;ENEA, per definire strategie al 2030 e al 2040 in linea con gli obiettivi europei del pacchetto &#8220;Fit for 55&#8221;, favorendo la transizione energetica e rafforzando l&#8217;economia regionale a beneficio di cittadini e imprese- prosegue Legambiente Calabria.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le energie rinnovabili e l&#8217;efficienza energetica rappresentano una strategia chiave non solo per l&#8217;ambiente, ma anche per la pace: riducono la dipendenza dai combustibili fossili, limitano i conflitti legati all&#8217;accaparramento delle risorse e contribuiscono ad abbassare i costi, ormai insostenibili per molte famiglie e imprese. Allo stesso tempo, favoriscono uno sviluppo compatibile con l&#8217;ambiente e contrastano la crisi climatica. Servono, quindi, in Calabria risposte integrate a più livelli, adottando soluzioni già disponibili — dalle più semplici alle più complesse — e intervenendo in diversi ambiti per adattare i territori e mitigare gli effetti di fenomeni che non possono più essere considerati eccezionali, né affrontati con logiche emergenziali. Serve, soprattutto, la capacità — imprescindibile — di guardare non solo a ciò che accade nel presente, ma anche a ciò che accadrà nel prossimo futuro. Con lo slogan &#8220;<strong>Più rinnovabili più pace&#8221;</strong> anche Legambiente Calabria ha partecipato oggi al corteo No Kings Italia a Roma per la pace, l&#8217;ambiente e per la qualità della vita di tutti noi- conclude la nota di Anna Parretta.</p>
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		<title>Rapporto &#8220;Mal&#8217;Aria di città&#8221; di Legambiente: Capoluoghi calabresi rispettano i limiti di legge</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/rapporto-malaria-di-citta-di-legambiente-capoluoghi-calabresi-rispettano-i-limiti-di-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 15:36:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per fare il punto sullo stato della qualità dell&#8217;aria nei capoluoghi di provincia italiani, è stato diffuso oggi il nuovo rapporto &#8220;Mal&#8217;Aria di città 2026&#8221; di Legambiente. Secondo quanto emerge i capoluoghi di provincia calabresi rispettano i limiti di legge sia per le polveri sottili (PM10 e PM2.5) che per il biossido di Azoto (NO2) [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per fare il punto sullo stato della qualità dell&#8217;aria nei capoluoghi di provincia italiani, è stato diffuso oggi il nuovo rapporto &#8220;Mal&#8217;Aria di città 2026&#8221; di Legambiente. Secondo quanto emerge i capoluoghi di provincia calabresi rispettano i limiti di legge sia per le polveri sottili (PM10 e PM2.5) che per il biossido di Azoto (NO2) (<em>vedi in fondo pagina</em>). &#8220;Il nuovo rapporto Mal&#8217;aria ci consegna due notizie positive &#8211; commenta Anna Parretta, presidente regionale dell&#8217;associazione -. Da un lato sono tornati disponibili, in Calabria, i dati ufficiali Arpacal che erano fermi a giugno 2022, sanando una circostanza che avevamo definito molto preoccupante non essendo garantita la trasparenza sull&#8217;effettivo funzionamento delle centraline di monitoraggio; dall&#8217;altro lato, soprattutto, la qualità dell&#8217;aria nei capoluoghi di provincia calabresi, non presenta criticità importanti a differenza di altre città d&#8217;Italia in cui le concentrazioni di sostanze inquinanti mettono a rischio il benessere e la salute dei cittadini&#8221;.</p>
<p>&#8220;Al momento &#8211; afferma Parretta &#8211; ci sono buone notizie ma se consideriamo la nuova normativa europea sulla qualità dell&#8217;aria (Direttiva 2024/2881) che fissa limiti più severi per il 2030, si profilano sforamenti anche in alcune città calabresi con conseguente necessità di riduzione delle concentrazioni in riferimento alle polveri sottili (PM10) senza considerare che le raccomandazioni dell&#8217;OMS al 2050 sono ancora più stringenti. Non si deve quindi abbassare la guardia: la qualità dell&#8217;aria è un grande valore da salvaguardare, con l&#8217;obiettivo di proteggere la salute umana e gli ecosistemi&#8221;.</p>
<p>A livello nazionale <b>Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza da cambiare davvero rotta.</b> N<b>el 2025 scendono a 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di PM10</b> (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all&#8217;anno), contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022. Si tratta di uno dei dati più positivi degli ultimi anni, ma che non deve far abbassare la guardia. Se si guarda al 2030, anno in cui entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell&#8217;aria (20 µg/m³ per il PM10, 20 µg/m³ per l&#8217;NO2, 10 µg/m³ per il PM2.5), <b>l&#8217;Italia resta ancora lontana dai parametri richiesti: applicandoli ad oggi, sarebbe fuorilegge il 53% delle città per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l&#8217;NO2. Un allert preoccupante a cui si aggiunge anche la nuova procedura di infrazione avviata a gennaio 2026 dalla Commissione europea nei confronti dell&#8217;Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell&#8217;inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NEC 2016. La quarta </b>che si aggiunge alle tre già aperte negli anni precedenti per il superamento dei valori limite degli inquinanti atmosferici stabiliti dalla Direttiva Quadro Aria (AQD).</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone  wp-image-364428" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-300x106.png" alt="" width="659" height="233" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-300x106.png 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-1024x361.png 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-768x271.png 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-1192x420.png 1192w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-696x245.png 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-1068x376.png 1068w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria.png 1465w" sizes="(max-width: 659px) 100vw, 659px" /></p>
<p id="xtp">
<div id="piano-container"></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Indagine &#8220;Panta Rei&#8221; per sversamenti in mare, Legambiente: &#8220;Ci costituiremo parte civile&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/indagine-panta-rei-per-sversamenti-in-mare-legambiente-ci-costituiremo-parte-civile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 14:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[depuratori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, e Daniele Cartisano, presidente del circolo di Legambiente Reggio Calabria, annunciano che l&#8217;Associazione del Cigno Verde si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario che scaturirà dall&#8217;indagine &#8220;Panta Rei&#8221;, condotta dai NOE di Reggio Calabria, che mira a fare luce su gravi criticità nella gestione del sistema di depurazione e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, e Daniele Cartisano, presidente del circolo di Legambiente Reggio Calabria, annunciano che l&#8217;Associazione del Cigno Verde si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario che scaturirà dall&#8217;indagine &#8220;Panta Rei&#8221;, condotta dai NOE di Reggio Calabria, che mira a fare luce su gravi criticità nella gestione del sistema di depurazione e sugli sversamenti a mare. &#8220;Da anni denunciamo la mala gestione dei depuratori – dichiarano Parretta e Cartisano – che continuano a riversare reflui non adeguatamente trattati in mare, compromettendo l&#8217;ambiente, la salute pubblica e l&#8217;economia dei territori costieri. Lo abbiamo fatto ripetutamente, anche e non solo nell&#8217;ambito delle campagne di Goletta Verde, segnalando ritardi, inefficienze e una grave mancanza di trasparenza nella gestione degli impianti. Negli ultimi anni – proseguono i due presidenti – i campionamenti effettuati in prossimità dei torrenti e dei canali in cui sfociano i depuratori hanno evidenziato valori costantemente oltre i limiti di legge, confermando come le criticità denunciate non siano episodiche ma strutturali. Una situazione che determina un inquinamento cronico delle acque, con gravi conseguenze sugli ecosistemi marini e costieri, sulla biodiversità e sulla salute dei cittadini&#8221;.</p>
<p>&#8220;Alla luce della recente indagine giudiziaria – continuano – riteniamo non più rinviabile un chiarimento pubblico sullo stato degli interventi annunciati e finanziati. Già lo scorso 19 agosto avevamo formalmente richiesto un incontro al commissario, senza ricevere alcun riscontro, per ottenere informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori e sull&#8217;utilizzo delle risorse disponibili. L&#8217;11 agosto 2025 è stato pubblicato il bando di gara per il depuratore di Gallico, per un importo complessivo di 19.851.983,65 euro, un investimento rilevante che avrebbe dovuto finalmente risolvere criticità storiche dell&#8217;impianto. Tuttavia, ad oggi, non è chiaro a che punto siano i lavori né quali siano i tempi reali di realizzazione. Che fine hanno fatto i fondi restanti? Oltre all&#8217;impianto di Gallico, infatti, risultavano risorse destinate agli altri depuratori della città di Reggio Calabria per un totale di 102.996.694,51 euro. Dove sono finiti questi soldi e come sono stati impiegati – o non impiegati – fino ad oggi?&#8221;</p>
<p>&#8220;La costituzione di parte civile &#8211; concludono Parretta e Cartisano &#8211; è un atto dovuto verso la città e verso l&#8217;ambiente, ma la trasparenza amministrativa sull&#8217;utilizzo dei fondi pubblici e sull&#8217;avanzamento dei lavori è un obbligo immediato, a cui le istituzioni preposte non possono più sottrarsi.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/indagine-panta-rei-per-sversamenti-in-mare-legambiente-ci-costituiremo-parte-civile/">Indagine &#8220;Panta Rei&#8221; per sversamenti in mare, Legambiente: &#8220;Ci costituiremo parte civile&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Dossier di Legambiente su 105 Comuni: dal 2004 in Calabria eseguito solo l&#8217;11% delle demolizioni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/dossier-di-legambiente-su-105-comuni-dal-2004-in-calabria-eseguito-solo-l11-delle-demolizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 11:52:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Abusivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadella]]></category>
		<category><![CDATA[demolizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.calabrianews.it/?p=359599</guid>

					<description><![CDATA[<p>Solo una minima parte delle ordinanze di demolizione emesse in Calabria viene effettivamente eseguita. È uno dei dati più significativi che emerge dal dossier &#8220;Abbatti l&#8217;abuso in Calabria&#8221;, presentato nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Verde della Cittadella regionale &#8220;Jole Santelli&#8221;, promossa da Legambiente e Regione Calabria. All&#8217;incontro hanno partecipato il Presidente della Giunta regionale Roberto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="gmail-xmsonormal">Solo una minima parte delle ordinanze di demolizione emesse in Calabria viene effettivamente eseguita. È uno dei dati più significativi che emerge dal dossier <b>&#8220;Abbatti l&#8217;abuso in Calabria&#8221;</b>, presentato nel corso di una conferenza stampa presso la <b>Sala Verde della Cittadella regionale &#8220;Jole Santelli&#8221;</b>, promossa da <b>Legambiente e Regione Calabria</b>. All&#8217;incontro hanno partecipato il <b>Presidente della Giunta regionale Roberto Occhiuto;</b> <b>l&#8217;assessore con delega all&#8217;ambiente, alla legalità e sicurezza, </b><b>Antonio Montuoro; il dirigente del settore Pianificazione urbanistica e rigenerazione urbana- contrasto all&#8217;abusivismo edilizio della Regione Calabria, Pasquale Celebre;</b> il <b>Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani;</b> la <b>Presidente di Legambiente Calabria Anna Parretta</b> ed <b>Enrico Fontana</b>, responsabile dell&#8217;<b>Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente</b>.</p>
<p class="gmail-xmsonormal">Il dossier è il risultato di una <b>collaborazione istituzionale inedita a livello nazionale</b>, formalizzata attraverso un Protocollo d&#8217;intesa tra Regione Calabria e Legambiente, approvato con Delibera di Giunta regionale n. 150 del 10 aprile 2024, rinnovato nel 2025, che ha consentito di monitorare in modo sistematico l&#8217;azione svolta dai Comuni calabresi in materia di vigilanza edilizia e urbanistica e di raccogliere dati anche dalle Prefetture e dalle Procure della Repubblica, ciascuna per le proprie competenze. Un lavoro che si inserisce nel più ampio impegno della Regione Calabria nel rafforzare negli ultimi anni l&#8217;azione di controllo sugli enti locali, anche attraverso diffide, la nomina di commissari ad acta e il coinvolgimento di Città Metropolitana e Province per garantire continuità agli interventi. L&#8217;indagine offre una fotografia dettagliata dell&#8217;abusivismo edilizio in Calabria, basata esclusivamente su <b>dati ufficiali forniti dagli enti locali</b>, e registra un elemento positivo rispetto alle precedenti edizioni del dossier: <b>è aumentato in modo significativo il numero dei Comuni che hanno risposto ai quesiti</b>, segnale di una maggiore attenzione e disponibilità alla trasparenza su un tema complesso e spesso sottovalutato. In questa edizione hanno risposto <b>105 Comuni</b>, pari al 26% del totale regionale (il doppio di quelli che avevano risposto a un precedente monitoraggio pubblicato da Legambiente nel 2023) ma rappresentativi di circa il 48% della popolazione calabrese. Dai dati emerge tuttavia un quadro critico: tra il 2004 e il 2023 nei Comuni che hanno risposto alla richiesta di informazioni sono state emesse <b>11.398 ordinanze di demolizione</b>, ma solo <b>1.273 sono state eseguite</b>, pari ad appena <b>l&#8217;11%</b>. Ancora più ridotto il numero degli immobili abusivi <b>acquisiti al patrimonio comunale</b>, appena <b>135</b>, ovvero <b>l&#8217;1,1%</b> del totale delle ordinanze emesse, nonostante l&#8217;acquisizione sia prevista automaticamente dalla legge. Il fenomeno risulta particolarmente concentrato nelle <b>aree costiere</b>, dove si registra il 77% delle ordinanze e delle demolizioni effettuate, confermando come il cemento illegale continui a esercitare una forte pressione su territori già fragili dal punto di vista ambientale e idrogeologico. Completano il quadro i dati relativi alle 1.029 sentenze di demolizione di immobili abusivi emesse dalle Procure che hanno partecipato al monitoraggio, di cui 244 eseguite, pari al 23,8% del totale e le 1.843 ordinanze di demolizione non eseguite e trasmesse alla Prefetture. Per quanto riguarda le diverse tipologie di reati contestati, sulla base dei dati trasmessi figurano al primo posto, con 3.808 casi, i provvedimenti di demolizione per mancanza di titolo edilizio, cioè case completamente illegali.</p>
<p class="gmail-xmsonormal">&#8220;<i>Questo dossier restituisce un quadro chiaro e documentato dell&#8217;abusivismo edilizio in Calabria, un fenomeno che incide sulla sicurezza dei territori, sulla tutela dell&#8217;ambiente e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni </i>– ha dichiarato <b>Anna Parretta</b>, presidente di Legambiente Calabria –.<i> I dati dimostrano che è necessario applicare le norme esistenti con continuità e responsabilità. L&#8217;intesa con la Regione Calabria rappresenta un passaggio importante, perché consente di superare approcci episodici e di costruire politiche strutturali basate su numeri reali. Contrastare l&#8217;abusivismo significa anche affermare un principio di giustizia verso i cittadini che rispettano le regole e non possono continuare a pagare il prezzo dell&#8217;illegalità</i>&#8220;. Sul piano nazionale, il dossier evidenzia come l&#8217;abusivismo edilizio rappresenti una criticità strutturale, legata più alla mancata applicazione delle norme che alla loro assenza. <i>&#8220;L&#8217;abusivismo edilizio è una delle grandi emergenze irrisolte del Paese e la Calabria ne rappresenta uno dei casi più emblematici </i>– ha sottolineato <b>Stefano Ciafani</b>, presidente nazionale di Legambiente –.<i> Questo lavoro dimostra che il problema non è la mancanza di regole, bensì la difficoltà nel renderle effettive. Servono continuità nell&#8217;azione amministrativa, risorse adeguate per le demolizioni e un quadro normativo chiaro che consenta a Comuni, Prefetture e Procure di intervenire senza ambiguità. Una collaborazione, quella con la Regione Calabria, senza precedenti in Italia, che indica una strada concreta e può diventare un modello anche per altre regioni&#8221;. </i>Dal punto di vista della legalità, il dossier mette in evidenza come la scarsa esecuzione delle demolizioni contribuisca a rafforzare un diffuso senso di impunità. &#8220;<i>Il proliferare del &#8220;mattone illegale&#8221; </i>– ha spiegato <b>Enrico Fontana</b>, responsabile dell&#8217;Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente –<i> moltiplica il consumo di suolo, degrada l&#8217;ambiente, aggrava il rischio idrogeologico dei territori e pregiudica le stesse possibilità di crescita delle imprese che operano nel mercato dell&#8217;edilizia sostenibile, orientato verso la rigenerazione urbana e il rispetto delle regole, come dimostrano anche i dati sui reati nel ciclo del cemento accertati dalle forze dell&#8217;ordine e dalle Capitanerie di porto. Quando gli abusi restano in piedi per anni, il messaggio che passa è che violare la legge conviene. Rafforzare il coordinamento tra Comuni, Prefetture e Procure e superare le attuali incertezze interpretative è indispensabile per rendere efficace il contrasto al cemento illegale e colpire anche gli interessi criminali che spesso vi ruotano attorno</i>&#8220;.</p>
<p class="gmail-xmsonormal"><b>Le proposte- </b>Accanto all&#8217;analisi dei dati, il dossier &#8220;Abbatti l&#8217;abuso in Calabria&#8221; avanza una serie di proposte operative, a livello regionale e nazionale, per rafforzare in modo strutturale il contrasto all&#8217;abusivismo edilizio. Tra le priorità indicate vi sono il monitoraggio costante dei procedimenti relativi agli abusi urbanistici ed edilizi, con particolare attenzione ai Comuni che presentano i numeri più elevati; il ricorso sistematico, da parte delle Amministrazioni provinciali delegate, a diffide e commissariamenti nei casi di inadempienza nell&#8217;emissione delle ordinanze di demolizione; l&#8217;individuazione dei territori più critici sui quali concentrare azioni mirate per sbloccare le pratiche ferme da anni. Il dossier sottolinea inoltre la necessità di prevedere, sulla base dei risultati del monitoraggio, risorse adeguate nei Fondi nazionali per consentire ai Comuni, alle Procure e alla Prefetture di dare esecuzione al maggior numero possibile di ordinanze di demolizione ancora inevase; rafforzare l&#8217;applicazione delle procedure di acquisizione degli immobili abusivi al patrimonio comunale; istituire un Tavolo regionale permanente di contrasto all&#8217;abusivismo edilizio, con il coinvolgimento di enti locali, Prefetture, Procure, Forze dell&#8217;Ordine, Capitanerie di porto, associazioni di categoria e ambientaliste, al fine di condividere informazioni e definire una strategia comune di prevenzione e repressione del fenomeno; estendere, di concerto con il ministero dell&#8217;Interno, il potere sostitutivo delle Prefetture alle ordinanze emesse e non eseguite dai Comuni prima dell&#8217;entrata in vigore delle norme previste dall&#8217;art. 10 bis delle legge 120 del 2020; attivare la Banca dati nazionale sull&#8217;abusivismo edilizio presso il ministero delle Infrastrutture.</p>
<figure id="attachment_359620" aria-describedby="caption-attachment-359620" style="width: 649px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class=" wp-image-359620" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/01/foto-di-gruppo-300x166.jpg" alt="" width="649" height="359" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/01/foto-di-gruppo-300x166.jpg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/01/foto-di-gruppo-768x425.jpg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/01/foto-di-gruppo-759x420.jpg 759w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/01/foto-di-gruppo-696x385.jpg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/01/foto-di-gruppo.jpg 980w" sizes="(max-width: 649px) 100vw, 649px" /><figcaption id="caption-attachment-359620" class="wp-caption-text">Screenshot</figcaption></figure>
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		<title>VIDEO-&#8220;Rapporto Ecomafia 2025&#8221; dedicato alla figura del Capitano Natale De Grazia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-rapporto-ecomafia-2025-dedicato-alla-figura-del-capitano-natale-de-grazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 14:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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		<category><![CDATA[Natale De Grazia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1165518382428924%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="font-weight: 400;">Si è conclusa con successo, nelle scorse, l&#8217;iniziativa organizzata da Legambiente Calabria e dal Circolo Legambiente Ricadi all&#8217;interno della Green Station di Santa Domenica di Ricadi (VV) nel corso del quale sono stati focalizzati i dati calabresi sulle illegalità nel ciclo dei rifiuti e ricordata la figura del capitano di Fregata, Natale De Grazia, di cui ricorre quest&#8217;anno il trentesimo anniversario della morte, alla cui memoria è dedicata l&#8217;edizione 2025 del Rapporto Ecomafia di Legambiente. L&#8217;incontro, moderato da <strong>Enrico Fontana,</strong> responsabile dell&#8217;Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente ed introdotto da <strong>Anna Parretta</strong>, presidente Legambiente Calabria, si è svolto con gli appassionati interventi di <strong>Franco Saragò</strong>, presidente del circolo Legambiente Ricadi; <strong>Antonino Morabito</strong>, dell&#8217;Ufficio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente; <strong>Andrea Carnì</strong>, dell&#8217;Università degli Studi di Milano, il <strong>colonnello Giovanni Misceo,</strong> Comandante del Comando regionale Carabinieri Forestale Calabria e Sicilia, <strong>Sebastiano Venneri</strong>, Responsabile Territorio di Legambiente Nazionale; <strong>Silvio Greco</strong>, biologo marino, ex Assessore all&#8217;Ambiente della Regione Calabria  e <strong>Camillo Falvo</strong>, Procuratore Capo della Repubblica di Vibo Valentia. Presenti in sala numerosi rappresentanti delle forze dell&#8217;Ordine e delle istituzioni e una numerosa cittadinanza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Hanno portato il loro saluto, il <strong>comandante</strong> della Capitaneria di porto-Guardia costiera di Vibo Valentia, <strong>Guido Avallone,</strong> il <strong>maggiore Matteo Raggio</strong>, della Stazione navale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia e <strong>Nicola Coturi</strong>, dirigente scolastico dell&#8217;Istituto superiore di Tropea. Ricadi ha costituito la prima tappa della carovana della giustizia e della memoria, in omaggio al Capitano Natale De Grazia, morto tra il 12 e il 13 dicembre del 1995 mentre indagava sugli affondamenti sospetti nel Mediterraneo di navi con il loro carico di rifiuti, che proseguirà nelle tappe di Massa Carrara, Policoro e La Spezia per poi concludersi il 12 e 13 dicembre a Reggio Calabria. Un&#8217;iniziativa che ha avuto l&#8217;obiettivo di ricordare, ma anche di gettare luce, attraverso la voce di alcuni dei protagonisti, su un periodo buio della storia italiana nel quale cominciavano i traffici di rifiuti anche tossici tra Nord e Sud e, in Calabria la &#8221;ndrangheta iniziava ad accumulare immense  fortune inquinando i nostri territori anche grazie all&#8217;impunità assicurata dall&#8217;assenza di adeguate sanzioni. Soltanto con l&#8217;approvazione della legge n. 68 del 19 maggio 2015 sono stati inseriti nel Codice penale i delitti contro l&#8217;ambiente. Anche grazie a questa riforma di civiltà, l&#8217;attività di contrasto è cresciuta, come dimostrano i dati del Rapporto Ecomafia 2025, superando a livello nazionale il muro dei 40mila illeciti penali. La Calabria rimane, purtroppo, al vertice delle classifiche dell&#8217;illegalità, registrando un preoccupante aumento in quasi tutte le filiere illegali. La regione resta stabile al quarto posto <strong>nella classifica complessiva dei reati ambientali</strong> (7,9% del totale nazionale), dopo Campania, Puglia e Sicilia, con 3. 215, reati, cresciuti in tre anni, <strong>dal 2022 al 2024 di circa il 45%.</strong> Particolarmente preoccupante, tra le filiere illegali è il <strong>ciclo illegale dei rifiuti,</strong> nella cui classifica la Calabria sale dal terzo al secondo posto, con ben 1. 137 reati, segnando un <strong>incremento record </strong><strong>sempre nel triennio 2022-2023-2024 del 230%.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Ai fenomeni criminali nella gestione dei rifiuti è stata dedicata l&#8217;ampia riflessione che ha accompagnato il ricordo delle inchieste costate la vita al Capitano De Grazia, avviate dalla Procura presso la Pretura di Reggio Calabria dopo la denuncia presentata nel 1994 da Enrico Fontana e Nuccio Barillà, all&#8217;epoca referente regionale di Legambiente, sull&#8217;incrocio di traffici illeciti di rifiuti radioattivi via terra e via mare verso zone non controllate in Calabria. Si sviluppò allora un&#8217;inchiesta sul traffico di rifiuti tossici e radioattivi e sulle navi affondate nel Mar Mediterraneo, anche al largo delle coste calabresi. Un fenomeno purtroppo diffuso: in un documento del 2001, della Direzione investigativa antimafia, si parla della scomparsa tra il 1995 al 2000 nei mari del mondo di ben 637 navi, di cui 52 nel Mediterraneo. Legambiente, comparando varie fonti, ha contato dal 1979 al 2001 almeno 88 navi che giacciono nei fondali del Mare Nostrum. L&#8217;inchiesta aveva nel Capitano di fregata Natale De Grazia un punto di riferimento essenziale. La sua morte, avvenuta mentre era in missione di lavoro verso La Spezia, è stata attribuita nel 2013 a una probabile &#8220;causa tossica&#8221;, come ha accertato una perizia disposta dalla Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sull&#8217;illegalità nel ciclo dei rifiuti e rimane ancora oggi avvolta nel mistero, insieme ai tanti interrogativi senza risposta sull&#8217;oggetto delle sue indagini.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-353905" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-300x127.jpeg" alt="" width="645" height="273" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-300x127.jpeg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-1024x433.jpeg 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-768x325.jpeg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-1536x650.jpeg 1536w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-992x420.jpeg 992w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-696x295.jpeg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-1068x452.jpeg 1068w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi.jpeg 1576w" sizes="auto, (max-width: 645px) 100vw, 645px" /></p>
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		<title>Legambiente: Schifani e Occhiuto ritirino il sostegno al Ponte sullo Stretto di Messina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 10:08:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Occhiuto]]></category>
		<category><![CDATA[Ponte Stretto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da anni, attraverso il rapporto &#8216;Pendolaria&#8217;, Legambiente &#8220;denuncia come il Ponte sullo Stretto di Messina rappresenti un grande bluff: un&#8217;opera inutile, costosa e dannosa, che distoglie risorse e attenzione dalle vere urgenze del Sud, a partire dal potenziamento del sistema di trasporti ferroviari regionali e locali e per velocizzare e migliorare l&#8217;attraversamento dinamico dello Stretto. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da anni, attraverso il rapporto &#8216;Pendolaria&#8217;, Legambiente &#8220;denuncia come il Ponte sullo Stretto di Messina rappresenti un grande bluff: un&#8217;opera inutile, costosa e dannosa, che distoglie risorse e attenzione dalle vere urgenze del Sud, a partire dal potenziamento del sistema di trasporti ferroviari regionali e locali e per velocizzare e migliorare l&#8217;attraversamento dinamico dello Stretto. Basti pensare che in Calabria e in Sicilia circolano ancora treni a trazione diesel con oltre quarant&#8217;anni di servizio, su linee a binario unico e non elettrificate, con tempi di percorrenza indegni di un Paese moderno. Scomparsi, invece, in questi anni, i fondi già previsti per l&#8217;acquisto dei traghetti Ro-Ro, che ridurrebbero i tempi per l&#8217;imbarco dei treni veloci e per rinnovare e rendere più sostenibile la flotta dei traghetti&#8221;.</p>
<p>&#8220;Un bluff anche amministrativo e procedurale, smascherato dalla Corte dei Conti, &#8211; sottolinea il sodalizio &#8211; che ha recentemente ricusato il visto alla delibera CIPESS n. 41/2025, evidenziando le gravi lacune del progetto. Si tratta di una bocciatura pesante, che conferma quanto Legambiente e le altre associazioni ambientaliste denunciano da tempo nei ricorsi presentati al TAR, alla Corte dei Conti, al CIPESS e alla Commissione Europea. Il progetto del Ponte viola la Direttiva Habitat (92/43/CE) e la Direttiva Appalti (2014/24/UE), oltre a basarsi su un percorso progettuale approssimativo per un&#8217;opera di tale complessità. Un&#8217;infrastruttura che devasterebbe irreversibilmente il patrimonio naturalistico dell&#8217;area dello Stretto di Messina, costando circa 15 miliardi di euro – cifra destinata a crescere – di cui 1,6 miliardi sottratti ai fondi di coesione di Sicilia e Calabria. Un progetto insostenibile dal punto di vista ambientale, tecnico ed economico.<br />
Già nel 2001, il piano economico-finanziario del progetto si fondava su stime irrealistiche: prevedeva un aumento dei flussi di passeggeri da 12,6 a 24 milioni tra il 2001 e il 2019, mentre i dati reali mostrano una contrazione a 10,6 milioni. Se il Ponte fosse stato costruito allora, oggi i costi di gestione avrebbero gravemente compromesso i conti pubblici. L&#8217;attuale versione del progetto – sostanzialmente identica a quella del 2001 – prevede per il 2032 un incremento di oltre il 30% del flusso di passeggeri e merci e un traffico ferroviario di 200 treni al giorno su soli due binari: un&#8217;ipotesi del tutto infondata&#8221;.</p>
<p>Legambiente ribadisce che &#8220;Il Ponte avrebbe effetti devastanti su otto Siti di Interesse Comunitario (SIC) appartenenti alla rete Natura 2000, compromettendo habitat prioritari e danneggiando le Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e le Zone di Protezione Speciale (ZPS) ai due lati dello Stretto. L&#8217;opera metterebbe inoltre a rischio una delle aree con la più alta biodiversità del Mediterraneo e le rotte migratorie degli uccelli tra Eurasia e Africa.<br />
È paradossale che il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, da poco insignito del titolo di &#8220;ambasciatore dell&#8217;ambiente&#8221; dal suo stesso assessorato, abbia dichiarato che &#8220;la tutela dell&#8217;ambiente è un valore non negoziabile&#8221;, e che anche il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, si richiami agli stessi valori, mentre entrambi continuano a sostenere un&#8217;opera che viola le più importanti direttive ambientali europee.<br />
Alla luce delle recenti valutazioni della Corte dei Conti e delle evidenze ambientali ed economiche, Legambiente chiede ai presidenti Schifani e Occhiuto di ritirare ogni sostegno al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina e di orientare gli sforzi delle rispettive Regioni verso politiche realmente sostenibili, capaci di migliorare la mobilità, tutelare il territorio e garantire un futuro più giusto e vivibile per le comunità di Sicilia e Calabria&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/legambiente-schifani-e-occhiuto-ritirino-il-sostegno-al-ponte-sullo-stretto-di-messina/">Legambiente: Schifani e Occhiuto ritirino il sostegno al Ponte sullo Stretto di Messina</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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