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	<title>Legambiente Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Incendio discarica Pianopoli, Legambiente chiede monitoraggi e accurate indagini sulle cause del rogo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 14:43:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;incendio divampato all&#8217;interno della discarica di Carratello, a Pianopoli, è stato domato dopo molte ore e i suoi effetti sono stati percepiti anche a livello olfattivo in diverse aree del Catanzarese. Legambiente &#8211; in una nota &#8211; &#8220;ringrazia i Vigili del Fuoco per il grande lavoro svolto, Arpacal, le Forze dell&#8217;Ordine e tutte le altre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">L&#8217;incendio divampato all&#8217;interno della discarica di Carratello, a Pianopoli, è stato domato dopo molte ore e i suoi effetti sono stati percepiti anche a livello olfattivo in diverse aree del Catanzarese. Legambiente &#8211; in una nota &#8211; &#8220;ringrazia i Vigili del Fuoco per il grande lavoro svolto, Arpacal, le Forze dell&#8217;Ordine e tutte le altre istituzioni intervenute tempestivamente. L&#8217;associazione monitorerà l&#8217;evolversi della situazione, chiedendo che vengano effettuate accurate indagini per accertare le cause del rogo e le eventuali responsabilità, nonché adeguati monitoraggi per verificare possibili contaminazioni dell&#8217;aria e del suolo. Quanto accaduto a Pianopoli si aggiunge a una serie di eventi che hanno interessato il territorio, tra cui l&#8217;incendio verificatosi lo scorso giugno in un impianto di raccolta di pneumatici nell&#8217;area ex Sir di Lamezia Terme, e impone una riflessione approfondita. Il ciclo dei rifiuti in Calabria presenta, infatti, gravi criticità che devono essere affrontate con urgenza, attraverso la necessaria transizione ecologica del sistema regionale. La normativa comunitaria prevede chiaramente la progressiva riduzione dei rifiuti urbani conferiti in discarica, che entro il 2035 dovranno rappresentare al massimo il 10% del totale prodotto. Le direttive europee fissano, inoltre, obiettivi di riciclaggio dei rifiuti domestici pari al 55% entro il 2025, una scadenza ormai trascorsa, al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035. Obiettivi elevati riguardano anche i rifiuti di imballaggio: il 65% entro il 2025, anch&#8217;esso scaduto, e il 70% entro il 2030 per tutti i tipi di imballaggio, con percentuali differenziate in base al materiale&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;La Calabria- stigmatizza Legambiente Calabruia e il Circolo di Lamezia Terme -è in forte ritardo rispetto ai nuovi obiettivi comunitari, pur registrando una crescita complessiva delle percentuali di raccolta differenziata, caratterizzata tuttavia da marcate disomogeneità territoriali. Un quadro che permane nonostante l&#8217;impegno dell&#8217;Amministrazione regionale e di molti Comuni nel tentativo di colmare le carenze esistenti, a partire da quelle, particolarmente gravi, del parco impiantistico calabrese. Il Piano regionale sui rifiuti, fondato sulla gerarchia comunitaria nella gestione dei rifiuti e successivamente adeguato negli anni, individua come prioritari, sin dal 2016, gli obiettivi della prevenzione e del riciclaggio, in linea con la Direttiva 2008/98/CE, la cosiddetta &#8220;Direttiva quadro sui rifiuti&#8221;, modificata dalla Direttiva 2018/851/UE. L&#8217;obiettivo è perseguire una gestione dei rifiuti orientata alla progressiva eliminazione del ricorso alla discarica, proteggendo l&#8217;ambiente e la salute umana attraverso la prevenzione degli effetti nocivi legati alla produzione e alla gestione dei rifiuti. Il sistema fondato sul ricorso prevalente alle discariche, oltre a risultare poco coerente con gli obiettivi europei di economia circolare, presenta profili di inefficienza, elevati costi ambientali ed economici e può rappresentare un contesto vulnerabile rispetto ai fenomeni di illegalità documentati da Legambiente nel rapporto Ecomafia. L&#8217;ultima edizione del rapporto, presentata a Roma nei giorni scorsi, rileva che nel 2025 sono tornati a crescere, su tutto il territorio nazionale, gli incendi negli impianti di stoccaggio e/o trattamento dei rifiuti, con un aumento del 24,7% rispetto all&#8217;anno precedente. Nel periodo compreso tra il 2013, anno in cui Legambiente ha iniziato a censire questo tipo di eventi, e aprile 2026, il numero complessivo degli incendi registrati a livello nazionale ammonta a 1.667, di cui 26 nei primi mesi del 2026. Ben 421 episodi si sono verificati nel Sud Italia&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per Legambiente &#8220;Si tratta di un fenomeno molto preoccupante che, secondo le risultanze investigative emerse in numerosi casi a livello nazionale, può essere collegato a tentativi di smaltimento illecito di materiali o ad altre condotte illegali, ferma restando la necessità di accertare caso per caso le specifiche circostanze. Un quadro che rende indispensabile rafforzare i controlli per contrastare le illegalità e garantire il rispetto della normativa. Ma c&#8217;è un altro aspetto, altrettanto importante: la Calabria deve concretizzare le &#8220;R&#8221; dell&#8217;economia circolare — ridurre, riusare, riciclare, riutilizzare e raccogliere — per costruire un nuovo paradigma di sostenibilità, innovazione e competitività, nel quale anche i rifiuti possano trasformarsi da problema in risorsa, generando nuove opportunità occupazionali. Un processo che deve necessariamente partire dalla fondamentale R della riduzione della quantità di rifiuti prodotti e che coinvolge tutti, dai cittadini alle istituzioni. Una strada indispensabile per rispondere agli obiettivi europei, liberare il territorio dalle discariche e dai rifiuti e tutelare gli ecosistemi e la salute pubblica. Se in futuro vogliamo ridurre il rischio di esposizione a emissioni potenzialmente nocive e tutelare l&#8217;ambiente, dobbiamo percorrere questa strada&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>VIDEO-Rapporto Ecomafia Legambiente: Calabria quarta in Italia per illegalità ambientali</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-rapporto-ecomafia-legambiente-calabria-quarta-in-italia-per-illegalita-ambientali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:27:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia nel 2025 calano, dopo due anni di crescita, i reati ambientali, ma le ecomafie continuano a lasciare il segno sull&#8217;ambiente e a incrementare il loro business. Quattro i segnali principali che indicano questo andamento fatto di luci e ombre. A confermarlo i dati del nuovo report di Legambiente &#8220;Ecomafia 2026. I numeri e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">In Italia nel 2025 calano, dopo due anni di crescita, i reati ambientali, ma le ecomafie continuano a lasciare il segno sull&#8217;ambiente e a incrementare il loro business. Quattro i segnali principali che indicano questo andamento fatto di luci e ombre. A confermarlo i <strong>dati del nuovo report di Legambiente </strong>&#8220;<em>Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia</em>&#8221; (Edizioni Ambiente). <strong>Nel 2025 nella Penisola scendono a 35.735 i reati ambientali accertati</strong>,<strong> –12% rispetto al 2024</strong>, <strong>a fronte di 1.460.611 controlli effettuati (+0,4%). </strong>Parliamo di una media di 98 reati al giorno, 4,1 ogni ora con un ritorno ai livelli del 2023. Al calo dei reati ambientali, su cui non bisogna abbassare la guardia, si affianca però l&#8217;aumento degli <strong>illeciti amministrativi che raggiungono quota 77.895,</strong> con un +11,4% rispetto al 2024. Sommati ai 35.735 reati ambientali si arriva ad un totale di 113.630 violazioni (alla media di 311 al giorno, 13 ogni ora). <strong>A questi due segnali, si aggiunge il primato dei reati nella gestione illecita dei rifiuti, </strong>su cui le ecomafie puntano nel 2025 mani e interessi. Sono <strong>10.914 gli illeciti (una media di quasi 30 al giorno) accertati in questa filiera che torna a guidare nel 2025 la classifica dei reati più commessi</strong>, non accadeva dal 2018. In forte crescita anche gli <strong>incendi agli impianti di gestione (76 nel 2025, +24,7%)</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Al secondo posto i <strong>reati nel ciclo cemento</strong> (abusivismo edilizio, violazioni penali in materia di urbanistica, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici) <strong>con 8.034 illeciti</strong> (-41% rispetto al 2024, con una flessione dovuta anche alla forte contrazione del mercato dell&#8217;edilizia) e quelli <strong>contro gli animali</strong> che confermano il terzo posto (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti) <strong>con 6.930 reati accertati</strong> (-4%). In crescita mel 2025 i reati degli incendi boschivi e di vegetazione (<strong>3.586, +10,7%</strong>), con oltre 90mila ettari andati in fumo. Diminuiscono i reati contro il patrimonio culturale (2.276 quelli accertati, -23%), una flessione che si ripercuote anche sui controlli (-8,5%) ma crescono in maniera esponenziale gli arresti per i traffici di opere d&#8217;arte e reperti archeologici (34 nel 2025 contro i 2 registrati nel 2024). In <strong>aumento l&#8217;illegalità nella filiera agroalimentare: 67.677 i reati e gli illeciti amministrativi (+46% rispetto al 2024), con una crescita del 109,1% del valore economico </strong>di sequestri e sanzioni, per 968 milioni di euro. <strong>Il quarto segnale riguarda il business illegale delle ecomafie, che nel 2025 vola a ben 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024, registrando un aumento del +2.2 miliardi</strong>, dovuto alla crescita della gestione illecita dei rifiuti, delle filiere agroalimentari e del mercato di specie protette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La Calabria quarta in Italia- </strong>Nella <strong>classifica regionale delle illegalità ambientali</strong>, la <strong>Calabria si colloca al quarto posto</strong>, dopo Campania, Sicilia e Puglia. Nel 2025 nella regione sono stati accertati <strong>2.862 reati ambientali</strong>, pari all&#8217;8% del totale nazionale. Sono <strong>2.144 le persone denunciate, 22 quelle arrestate e 467 i sequestri effettuati</strong>. Gli <strong>illeciti amministrativi</strong> sono stati 5.157, mentre le sanzioni amministrative hanno raggiunto quota 3.722. I controlli effettuati sono stati <strong>128.631</strong>. La provincia calabrese con il maggior numero di reati è <strong>Cosenza</strong>, che occupa il quinto posto nella classifica nazionale con <strong>1.092 reati</strong>, seguita da Reggio Calabria con 628, Crotone con 391, Vibo Valentia con 350 e Catanzaro con 276.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel dettaglio, nel <strong>ciclo illegale del cemento</strong>, la Calabria si colloca al <strong>quarto posto</strong> con <strong>588 reati</strong>, pari al 7,3% del totale nazionale di 8.034. La provincia con il maggior numero di reati è Cosenza, con 174, seguita da Reggio Calabria (121), Vibo Valentia (91), Catanzaro (69) e Crotone (45).</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel <strong>ciclo illegale dei rifiuti</strong>, la Calabria scende al <strong>sesto posto</strong>, con <strong>731 reati su 10.633 controlli</strong>, pari al 6,7% del totale nazionale dei reati commessi in Italia. La provincia con il maggior numero di reati è Cosenza (174), seguita da Reggio Calabria (151), Catanzaro (147), Vibo Valentia (119) e Crotone (103).</p>
<p style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda l&#8217;<strong>illegalità contro gli animali</strong>, la Calabria sale invece di diverse posizioni e si colloca al <strong>terzo posto</strong>, con <strong>659 reati</strong>, pari al 9,5% del totale nazionale. Di questi, 267 sono stati accertati a Reggio Calabria, 161 a Cosenza, 106 a Crotone, 106 a Vibo Valentia e 19 a Catanzaro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nella classifica dell&#8217;<strong>arte rubata</strong>, la Calabria sale in graduatoria, collocandosi al <strong>quarto posto insieme alla Puglia</strong>, con <strong>221 reati su 512 controlli</strong>, pari al 9,7% dei reati nazionali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una nota particolarmente dolente è rappresentata dal <strong>secondo posto della Calabria nella classifica regionale degli incendi boschivi e di vegetazione</strong>, con un totale di <strong>612 incendi e 16.951 ettari di superficie andati in fumo</strong>. La regione si attesta, quindi, tra le più colpite per estensione territoriale, con <strong>765 eventi investigati e oltre 16mila ettari percorsi dal fuoco</strong>, di cui circa 10mila boscati.</p>
<p style="font-weight: 400;">Su 765 roghi censiti, <strong>656 sono stati formalmente classificati come dolosi</strong> fin dalla prima informativa di reato inviata alle Procure della Repubblica. L&#8217;epicentro operativo è stato localizzato nelle province di Cosenza, con 393 eventi, e Reggio Calabria, con 98 eventi, colpendo pesantemente anche i Parchi nazionali del Pollino, della Sila e dell&#8217;Aspromonte.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le indagini hanno dimostrato l&#8217;infiltrazione della &#8216;ndrangheta, il cui obiettivo strategico è il monopolio economico rurale e l&#8217;estorsione ai danni delle aziende agricole locali. Il modus operandi prevede l&#8217;uso scientifico del fuoco per distruggere la copertura boschiva e forzare il successivo rinnovo del pascolo abusivo, agevolando il fenomeno criminoso delle mandrie vaganti, storicamente note come &#8220;vacche sacre&#8221;. Si registrano, inoltre, attacchi incendiari diretti contro i beni confiscati alla criminalità organizzata, intesi come atti ritorsivi volti a riaffermare il controllo del territorio dinanzi allo Stato.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>La Calabria resta stabile al quarto posto nella classifica delle illegalità ambientali, ma nel 2025, anno a cui si riferiscono i dati, in linea con il trend nazionale, registra un decremento complessivo dei reati ambientali, che passano da 3.215 a 2.862, a fronte di un aumento dei controlli, saliti dai 123.219 del 2024 ai 128.631 del 2025</em><em>&#8220;, </em><strong>commenta Anna Parretta, presidente regionale di Legambiente. </strong><em>&#8220;</em><em>Un</em><em> dato che desta particolare preoccupazione &#8211;</em> continua Parretta &#8211;<em> è quello relativo agli illeciti amministrativi, che aumentano significativamente, passando dai 3.898 del 2024 ai 5.157 del 2025. La Calabria scende di alcune posizioni nella gestione illecita dei rifiuti, ma in un quadro caratterizzato</em><em>,</em> <em>nello specifico settore, </em><em>da controlli dimezzati, mentre sale nella classifica del ciclo illegale del cemento, dell&#8217;arte rubata e delle illegalità contro gli animali</em><em>. </em><em>Resta gravissimo il fenomeno degli incendi boschivi e di vegetazione, che nella nostra regione registra anche la massima incidenza della matrice dolosa. Il nuovo report Ecomafia ci restituisce, ancora una volta, un&#8217;analisi importante delle attività illegali che arrecano danni all&#8217;ambiente e producono conseguenze enormi per l&#8217;intera collettività: un giogo dal quale tutti i cittadini onesti chiedono di essere liberati</em><em>&#8220;</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>Geografia dei reati, clan e corruzione:</strong> Questa fotografia piena di chiaroscuri scattata dal nuovo rapporto <strong>Ecomafia di Legambiente</strong>, presentato oggi a Roma presso la sede dell&#8217;associazione ambientalista, <strong>è frutto dell&#8217;elaborazione dei reati accertati dalle forze dell&#8217;ordine e dalle Capitanerie di porto nel 2025</strong>. A livello territoriale <strong>il Mezzogiorno si conferma l&#8217;area del Paese più colpita</strong>, con <strong>Campania, Puglia, Calabria e Sicilia le regioni più colpite. Qui, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, l&#8217;incidenza dei reati accertati nel 2025 sale al 44,3%. </strong>Preoccupa anche la crescita del numero dei clan mafiosi coinvolti e il fenomeno della corruzione. <strong>Sono 393 i clan censiti nella Penisola dal 1995 al 2025 da Legambiente in Italia.</strong> <strong>Riguardo la <em>green corruption</em>, dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026, l&#8217;associazione ambientalista ha censito 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale</strong>, 1.066 le persone denunciate, 307 gli arresti e 151 i sequestri. Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Legge 68 del 2015 sugli ecoreati:</strong> L&#8217;applicazione della legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale, continua a dare risultati significativi. Accanto a una riduzione complessiva del numero di reati si registra la crescita dei casi in cui viene contestato il delitto di inquinamento ambientale (303, pari al 35% di tutte le fattispecie) e quello di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (115 casi, pari al 13,3% del totale).</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dieci proposte:</strong> Oltre ai dati, il rapporto Ecomafia raccoglie anche <strong>10 proposte che Legambiente indirizza oggi al Governo</strong> Meloni per contrastare le illegalità ambientali e rafforzare norme e controlli. Tra le proposte avanzate l&#8217;associazione ambientalista chiede in primis che <strong>l&#8217;Italia completi il recepimento nel Codice penale dei quattro delitti </strong>(uccisione e commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette, il saccheggio delle acque superficiali o sotterranee, la commercializzazione di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione, la produzione e i commercio illegale di F-gas, quest&#8217;ultimo ora solo di natura contravvenzionale) <strong>previsti dalla Direttiva  europea per la tutela penale dell&#8217;ambiente</strong> ma non inseriti nel decreto legislativo n. 81 del 21 aprile 2026;<strong> l&#8217;estensione del delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti (art. 452 bis del Codice penale) ai fitofarmaci illegali</strong>; l&#8217;approvazione di <strong>un Piano nazionale di lotta all&#8217;abusivismo</strong> che preveda adeguate risorse dei Fondi presso il Ministero delle infrastrutture e la Cassa depositi e prestiti per gli abbattimenti degli immobili costruiti illegalmente, da destinare, oltre che ai Comuni, all&#8217;autorità giudiziaria e alle Prefetture e la modifica dell&#8217;art. 10-<em>bis </em>della legge 120/2020 per stabilire l&#8217;estensione del potere sostitutivo delle Prefetture alle ordinanze di demolizione emanate e non eseguite dai Comuni prima dell&#8217;approvazione della norma; approvare i decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale. Inoltre, tra gli altri interventi urgenti Legambiente chiedere di <strong>rivedere il meccanismo del cosiddetto subappalto &#8220;a cascata&#8221; e reintrodurre il delitto di abuso d&#8217;ufficio</strong>, come previsto dalla nuova Direttiva europea contro la corruzione, per contrastare l&#8217;illegalità negli appalti pubblici; e di <strong>estendere le pene previste per il reato di incendo boschivo a qualunque incendio di vegetazione</strong> e aggravare la fattispecie colposa.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Il 2025 – commenta <strong>Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente</strong> – è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell&#8217;ambiente che abbiamo giudicato positivamente come ad esempio l&#8217;inasprimento delle sanzioni previste per i reati nella gestione dei rifiuti, dalle discariche abusive alle spedizioni illegali, diventati delitti e l&#8217;introduzione di quelli contro gli animali nel Codice penale. Anche il decreto legislativo di recepimento della Direttiva europea per la tutela penale dell&#8217;ambiente, approvato dal governo nel mese di dicembre ed entrato in vigore lo scorso 2 giugno, contiene scelte importanti, come il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti; ma ci sono ancora molto norme che attendono di essere approvate e riviste, insieme al rafforzamento dei controlli ambientali e al contrasto all&#8217;abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno grave e diffuso. Per questo torniamo a ribadire l&#8217;urgenza di un Piano nazionale di lotta all&#8217;abusivismo edilizio non più rinviabile, il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;">Legambiente ricorda che secondo l&#8217;ultima stima sull&#8217;abusivismo elaborata dall&#8217;Istat, in collaborazione con il Cresme, che risale al 2022, nel Mezzogiorno d&#8217;Italia si costruiscono 42,1 case illegali ogni 100 realizzate rispettando la legalità. &#8220;I reiterati tentativi, finora fortunatamente falliti, di rilanciare nel nostro Paese una stagione di condoni edilizi  &#8211; <strong>commenta Enrico Fontana responsabile Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente (VIDEO)- </strong>non favoriscono l&#8217;indispensabile innalzamento delle attività preventive e repressive su un tema così delicato e annoso di tutela ambientale, che riguarda da vicino anche la sicurezza dei territori e delle comunità che li abitano e l&#8217;economia legale, incidendo pesantemente nelle regioni del Sud ma non solo. Per questo chiediamo con forza norme più efficaci, a cominciare dal potere sostitutivo dei Prefetti, più controlli e più risorse per le demolizioni. Lo stesso approccio deve caratterizzare la lotta agli incendi boschivi e di vegetazione, cresciti drammaticamente nel 2025 e nel 2026. Così come il contrasto del fenomeno della corruzione, l&#8217;altra piaga del nostro Paese. Urgente che l&#8217;Italia recepisca al più presto la Direttiva europea anticorruzione, reinserendo il delitto di abuso d&#8217;ufficio. Legambiente vigilerà perché sia coerente con le nuove regole dettate dell&#8217;Unione europea&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>Classifica corruzione green: </strong>La Campania si colloca al primo posto con 15 inchieste, seguita da Sicilia (13), Lombardia (9), dalla Puglia (7), Lazio (6), <strong>Calabria (5)</strong>. Il Mezzogiorno è l&#8217;area più colpita, con 27 inchieste.</p>
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		<title>Legambiente Calabria: Non emergenza ma crisi strutturale. Servono prevenzione e strategia per i boschi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 14:17:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Da giorni la Calabria è stretta nella morsa degli incendi. Centinaia di ettari di patrimonio boschivo e di macchia mediterranea sono andati distrutti, gli animali sono costretti alla fuga o restano senza via di scampo, mentre numerose famiglie si sono ritrovate intrappolate nelle proprie abitazioni o costrette ad abbandonarle. In molte aree è persino difficile [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>Da giorni la Calabria è stretta nella morsa degli incendi. Centinaia di ettari di patrimonio boschivo e di macchia mediterranea sono andati distrutti, gli animali sono costretti alla fuga o restano senza via di scampo, mentre numerose famiglie si sono ritrovate intrappolate nelle proprie abitazioni o costrette ad abbandonarle. In molte aree è persino difficile respirare a causa del fumo. Da nord a sud della regione, dalle montagne fino alle coste, si susseguono roghi che stanno devastando ecosistemi di straordinario valore e mettendo a dura prova il lavoro di vigili del fuoco, volontari e operatori impegnati nello spegnimento delle fiamme. Un fenomeno alimentato dalle altissime temperature, ma che continua ad avere, nella maggior parte dei casi, un&#8217;origine dolosa&#8221;</em>. Sono le valutazioni di Legambiente Calabria.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>I boschi coprono il 44,5% della superficie regionale, con 670.968 ettari di patrimonio forestale che comprendono gran parte dei parchi e delle riserve naturali della Calabria. Un patrimonio di enorme valore ambientale, paesaggistico e climatico che non può essere tutelato soltanto attraverso gli obblighi di legge, ma richiede una gestione strategica, fondata sulle conoscenze scientifiche e sulla valorizzazione della cultura forestale locale. Secondo l&#8217;elaborazione di Legambiente su dati EFFIS/Copernicus, dal primo gennaio al 15 luglio 2026 in Calabria erano già stati censiti 179 incendi che avevano percorso 1.940 ettari di territorio. A questo bilancio, purtroppo, si aggiungeranno i danni provocati dagli oltre 150 roghi che hanno colpito la regione negli ultimi giorni. La Calabria occupa inoltre i primi posti della drammatica classifica nazionale per superficie bruciata nei siti della Rete Natura 2000: è quarta dopo Sicilia, Toscana e Campania. Il report Italia in Fumo di Legambiente evidenzia inoltre come, nel 2025, gli incendi abbiano interessato 19 comuni del Parco nazionale del Pollino, 15 del Parco nazionale dell&#8217;Aspromonte e 7 del Parco nazionale della Sila&#8221;.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>Un altro dato significativo </em>&#8211; secondo Legambiente Calabria <em>&#8220;riguarda la concentrazione degli incendi negli stessi territori. L&#8217;indice di recidività comunale elaborato per la prima volta da Legambiente mostra infatti che tra i dieci comuni italiani top nel 2026, con il maggior numero di incendi, figurano anche Reggio Calabria e Papasidero. Ad aggravare il fenomeno contribuiscono la scarsa gestione forestale, l&#8217;abbandono delle aree agricole, la mancata manutenzione delle zone di interfaccia tra aree urbane e rurali, la fragilità degli ecosistemi mediterranei, la siccità e le temperature estreme. Ma il principale fattore resta la mano criminale. A fronte di 603 incendi che hanno mandato in fumo 16.971 ettari di territorio, in Calabria sono stati contestati soltanto 498 reati, con 19 denunce, un arresto, sei sequestri e 307 illeciti amministrativi. Per Legambiente è indispensabile rafforzare l&#8217;azione repressiva delle Forze dell&#8217;ordine contro gli incendiari e garantire la piena applicazione della legge 353 del 2000. Ciò significa completare il catasto delle aree percorse dal fuoco in tutti i comuni e applicare rigorosamente i vincoli previsti dalla normativa: divieto di edificazione e di caccia per dieci anni, vincolo di destinazione d&#8217;uso per quindici anni e divieto di rimboschimento per cinque anni. L&#8217;associazione chiede inoltre di conoscere quali misure siano state adottate dai 187 comuni calabresi interessati dagli incendi nel 2025 per rispettare tali obblighi, con particolare riferimento ai territori maggiormente colpiti, come Roccella Jonica, dove sono andati in fumo 1.872 ettari, Cutro con 1.606 ettari e Crotone con 962 ettari&#8221;.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Alla Regione Calabria Legambiente &#8220;<em>rivolge alcune domande precise: quali iniziative intende assumere nei confronti dei comuni inadempienti? È disponibile a sostituirsi agli enti che non hanno istituito il catasto delle aree percorse dal fuoco, anche attraverso la nomina di un commissario ad acta? Intende sostenere i piccoli comuni nell&#8217;adempimento degli obblighi di legge e introdurre meccanismi di premialità per gli enti virtuosi e misure penalizzanti per quelli che non rispettano la normativa, anche nell&#8217;accesso ai finanziamenti pubblici? Gli incendi boschivi non possono più essere considerati semplici emergenze. Sono un fenomeno ricorrente e strutturale che richiede una politica permanente di prevenzione, manutenzione e controllo del territorio, accompagnata da un&#8217;efficace azione di contrasto agli incendi dolosi. Allo stesso tempo, per limitare gli effetti della crisi climatica è indispensabile ridurre le emissioni climalteranti, accelerando la transizione dalle fonti fossili alle energie rinnovabili. La Calabria ha bisogno con urgenza di una strategia complessiva di pianificazione, salvaguardia e valorizzazione dei propri boschi e delle aree montane, che rappresentano il 42% del territorio regionale e comprendono circa il 37% dei comuni calabresi, nei quali vive quasi un quarto della popolazione. La tutela del patrimonio naturale richiede un presidio costante del territorio, capace di affiancare le comunità locali, prevenire i reati ambientali e sanzionare severamente ogni forma di illegalità. La tecnologia rappresenta un valido supporto- </em>conclude Legambiente Calabria <em>&#8211; , ma non può sostituire la presenza continua di personale sul territorio. La protezione dei boschi deve essere garantita prima, durante e dopo gli incendi, accompagnando anche il ripristino delle aree devastate dal fuoco&#8221;.</em></p>
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		<title>Catanzaro, Forum energia di Legambiente: “Ok, la bolletta è giusta, il prezzo zonale è giustizia sociale”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 15:37:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Parte dalla Calabria la campagna nazionale di Legambiente “Ok, la bolletta è giusta: il prezzo zonale è giustizia sociale”, lanciata questa mattina in occasione della seconda edizione del Forum “Energia per la Calabria”, che si è tenuta in Cittadella regionale. Nel corso dell’iniziativa, il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani e la presidente di Legambiente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Parte dalla Calabria la campagna nazionale di Legambiente <strong>“Ok, la bolletta è giusta: il prezzo zonale è giustizia sociale”,</strong> lanciata questa mattina in occasione della seconda edizione del Forum “Energia per la Calabria”, che si è tenuta in Cittadella regionale. Nel corso dell’iniziativa, il <strong>presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani e la presidente di Legambiente Calabria Anna Parretta</strong> hanno invitato il <strong>presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto</strong> ad aderire e sostenere la campagna, che punta a promuovere l’introduzione definitiva dei prezzi zonali dell’energia elettrica e hanno accolto l’invito del presidente della Regione ad accompagnare il percorso di scrittura per l’approvazione della legge regionale sulle aree idonee allo sviluppo delle fonti rinnovabili. L’obiettivo è duplice: riconoscere un beneficio concreto ai territori che contribuiscono alla produzione di energia pulita e garantire una pianificazione efficace della transizione energetica, capace di coniugare tutela ambientale, sviluppo economico ed occupazionale e certezza per imprese e comunità locali.</p>
<p>“<em>La richiesta del presidente Occhiuto di far partire i prezzi zonali per far pagare meno l’energia elettrica nelle regioni dove sono presenti più impianti a fonti rinnovabili è una proposta che condividiamo totalmente </em><strong>– ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani –.</strong><em> Per questo oggi partiamo dalla Calabria con una campagna nazionale che punta ad affermare un principio semplice: i territori che garantiscono al Paese più energia pulita e contribuiscono alla riduzione delle emissioni climalteranti devono poter beneficiare anche di un costo dell’elettricità più basso. Sarebbe un elemento di giustizia sociale, ma anche uno straordinario fattore di competitività, capace di attrarre nuovi investimenti produttivi e creare occupazione nel Mezzogiorno. Su questo tema Legambiente e Regione Calabria possono promuovere un’azione comune per coinvolgere le altre regioni del Centro-Sud e delle Isole e chiedere ad ARERA, l’Autorità nazionale sull’energia, di rendere operativa questa importante riforma</em>.” Secondo Legambiente, l’introduzione dei prezzi zonali consentirebbe di valorizzare il contributo delle aree che ospitano gli impianti di produzione da fonti rinnovabili, favorendo al tempo stesso lo sviluppo industriale e la competitività dei territori. “<em>La Calabria non può perdere il treno della transizione energetica </em><strong>– ha dichiarato la presidente di Legambiente Calabria Anna Parretta –.</strong><em> La nostra regione produce più energia di quella che consuma ed è un hub strategico per il sistema energetico nazionale, tuttavia continuiamo a dipendere troppo dal gas fossile ed è per questo che famiglie e imprese pagano bollette troppo elevate. La sfida non è se realizzare la transizione energetica, ma come governarla. Occorre sviluppare ulteriormente le fonti rinnovabili, investire nei sistemi di accumulo e nelle reti, introdurre i prezzi zonali e procedere rapidamente con la normativa regionale sulle aree idonee. Solo attraverso una pianificazione accurata sarà possibile dare certezza ai territori e agli investitori, limitare i conflitti locali e garantire benefici concreti in termini di sviluppo economico, occupazione e riduzione dei costi energetici. La Calabria ha bisogno di una strategia condivisa che le permetta di guidare il cambiamento e non di subirlo. Noi daremo il nostro contributo</em>.”</p>
<p>Sulla stessa linea <strong>il presidente della Regione, Roberto Occhiuto</strong>: “<em>Dal primo gennaio del 2025 i prezzi dell&#8217;energia dovrebbero essere definiti su base zonale da Arera. La Calabria produce molta energia da fonti rinnovabili ed è una zona a sé, quindi l&#8217;energia in Calabria dovrebbe costare molto di meno di quanto in verità costa. Se si desse luogo a questa riforma, purtroppo oggi strozzata e non eseguita fino alla fine, noi potremmo dare non solo ai calabresi e alle imprese calabresi un prezzo dell&#8217;energia minore, ma potremmo utilizzare questo prezzo più basso per attrarre investimenti. Questa è una battaglia che ho cominciato a svolgere a livello nazionale e che ho intenzione di continuare, magari con altri presidenti del Sud e con il supporto di Legambiente, perché non capisco come mai la perequazione in questo paese debba funzionare solo quando riguarda il trasferimento di risorse dal Sud al Nord e non viceversa. È un tema che sarà molto caldo nelle prossime settimane e non escludo di poter interessare la Corte Costituzionale anche su questo argomento</em>”. Il Forum “Energia per la Calabria” di Legambiente ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo scientifico, delle imprese, delle associazioni di categoria e della società civile per discutere di pianificazione delle energie rinnovabili, contrasto alla crisi climatica, sviluppo economico e nuove opportunità occupazionali.</p>
<p><strong>“Energie rinnovabili: l’importanza della pianificazione”</strong> è stato il tema della prima sessione alla presenza di diversi relatori: Marcello Minenna, Assessore della Regione Calabria con delega all’Energia; Simona De Iuliis, responsabile della Sezione Supporto Tecnico Strategico di ENEA; Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica); i senatori Nicola Irto (Pd) e Tilde Minasi (Lega), componenti Commissione Ambiente, Transizione Ecologica, Energia; e Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente nazionale. La seconda sessione, dedicata a “<strong>Sviluppo socio-economico della Calabria: green jobs e sviluppo agricolo e industriale”,</strong> ha visto invece la presenza di Giovanni Calabrese, Assessore regionale al Lavoro; Gianluca Gallo, Assessore regionale all’Agricoltura; Angelo Gentili, coordinatore del Centro Nazionale per l’Agroecologia di Legambiente; Francesco Luca Basile, professore ordinario dell’Università di Bologna e delegato italiano per Horizon Europe – Clima, Energia e Mobilità; Simone Togni, presidente di ANEV; Aldo Ferrara, presidente di Unindustria Calabria; Placido Requirez, titolare della Masseria Falvo; e Luigi Aloisio, sindaco di San Sostene. Tra i temi centrali emersi nel dibattito, la necessità di accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili, dotare la Calabria di una chiara disciplina sulle aree idonee, favorire la realizzazione dei sistemi di accumulo e introdurre strumenti capaci di tradurre i benefici della transizione energetica in vantaggi tangibili per cittadini e imprese. Presenti all’incontro, moderato dal giornalista de La Nuova Ecologia, Rocco Bellantone, anche il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Catanzaro uscente Gerlando Cuffaro ed il neo eletto, Francesco Dattilo. L’Ordine ha infatti accreditato l’evento per il riconoscimento dei crediti formativi per i tanti ingegneri che vi hanno partecipato. Con la campagna “Ok, la bolletta è giusta: il prezzo zonale è giustizia sociale”, Legambiente apre dunque una nuova fase di mobilitazione nazionale che parte dalla Calabria, riconoscendone il ruolo strategico nella produzione energetica e nella costruzione di un modello di sviluppo fondato sulla sostenibilità ambientale, sull’innovazione e sulla competitività dei territori.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-384973" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27.jpeg" alt="" width="701" height="462" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27.jpeg 1600w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-300x198.jpeg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-1024x675.jpeg 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-768x506.jpeg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-1536x1012.jpeg 1536w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-638x420.jpeg 638w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-696x458.jpeg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/06/WhatsApp-Image-2026-06-17-at-14.20.27-1068x704.jpeg 1068w" sizes="(max-width: 701px) 100vw, 701px" /></p>
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		<title>Legambiente Calabria ed Enci donano cucciolo per la pet therapy ad &#8220;Equipariamo&#8221; di Catanzaro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 09:25:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ha quattro zampe, il pelo dorato e uno sguardo curioso. Si chiama &#8220;Asso&#8221;, è un cucciolo di golden retriever ed è arrivato questa mattina da Grosseto per incontrare la sua nuova famiglia: l&#8217;Associazione Equipariamo Natural Therapy, guidata da Aldo Tassoni. Ha fatto un lungo viaggio, ma ne è valsa la pena: ad accoglierlo nella sede [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Ha quattro zampe, il pelo dorato e uno sguardo curioso. Si chiama &#8220;Asso&#8221;, è un cucciolo di golden retriever ed è arrivato questa mattina da Grosseto per incontrare la sua nuova famiglia: l&#8217;Associazione Equipariamo Natural Therapy, guidata da Aldo Tassoni. Ha fatto un lungo viaggio, ma ne è valsa la pena: ad accoglierlo nella sede dell&#8217;Associazione immersa nella natura, coccole e sorrisi. Tra i presenti la presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta, promotrice dell&#8217;iniziativa nata dopo il vile atto di crudeltà che lo scorso ottobre ha colpito l&#8217;associazione, con l&#8217;avvelenamento di quattro cani da pet therapy – Ciarly, Cloe, Jack e Johnny. Da qui il coinvolgimento dell&#8217;ENCI – Ente Nazionale della Cinofilia Italiana – che ha raccolto l&#8217;appello individuando, grazie alla disponibilità dell&#8217;allevamento toscano &#8220;Leonibus&#8221;, il cucciolo più idoneo per questo delicato percorso. Ad accompagnare Asso nel suo viaggio dalla Toscana, il presidente nazionale ENCI Dino Muto e la consulente e addestratrice ENCI Serena Donnini. &#8220;<em>Quando siamo venuti a conoscenza di quanto accaduto </em><strong>– racconta Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria – </strong><em>la prima reazione è stata di rabbia e indignazione. Ma non potevamo fermarci lì. Ci siamo chiesti cosa fare concretamente. Questo cucciolo è la risposta: un gesto che è simbolico, esprimendo solidarietà e rispetto per gli animali, ma anche profondamente pratico, perché restituisce all&#8217;associazione Equipariamo uno strumento fondamentale per continuare il suo importante lavoro con i bambini con bisogni speciali e con persone fragili, attraverso la pet therapy</em>&#8220;.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un lavoro che, come ricorda <strong>Aldo Tassoni</strong>, non si è mai fermato davvero, nonostante tutto: &#8220;<em>Quello che abbiamo vissuto è stato un colpo durissimo </em>– spiega &#8211; <em>perché quei cani non erano solo animali, ma parte integrante del nostro lavoro quotidiano e del percorso di tanti bambini e famiglie. Perdere Ciarly, Cloe, Jack e Johnny in quel modo ha significato perdere punti di riferimento importanti, relazioni costruite nel tempo. In quei giorni, però, abbiamo sentito una vicinanza straordinaria: associazioni, cittadini, realtà del territorio. Una solidarietà vera, che oggi prende forma concreta con l&#8217;arrivo di Asso&#8221;. &#8220;Per noi </em>– conclude Tassoni<em> &#8211; non è solo un nuovo cane: è una ripartenza. È la possibilità di continuare a fare quello che facciamo da anni, cioè portare un po&#8217; di serenità e supporto a chi ne ha più bisogno. E anche un segnale forte: non ci fermiamo, andiamo avanti</em>&#8220;. Una presenza che, per Enci, ha un valore che va oltre il singolo progetto. &#8220;<em>Abbiamo accolto subito l&#8217;invito di Legambiente – </em>sottolinea il <strong>presidente Dino Muto</strong><em> – perché sappiamo quanto i cani possano fare la differenza nella vita delle persone, soprattutto nei contesti più delicati. Episodi come quello avvenuto qui colpiscono tutti, ma è proprio da qui che deve nascere una risposta ancora più forte, fatta di collaborazione e impegno concreto</em>&#8220;.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dietro quella che può sembrare una semplice adozione, c&#8217;è invece un percorso preciso. &#8220;Asso&#8221; è stato selezionato e preparato con attenzione, come spiega <strong>Serena Donnini, consulente ENCI e addestratrice</strong>: &#8220;<em>Parliamo di un cucciolo che ha già un bagaglio importante. Il golden retriever è una razza naturalmente portata alla cooperazione con l&#8217;uomo, quello che noi chiamiamo &#8216;will to please&#8217;, il desiderio di collaborare. Ma non è solo genetica: è stato fatto un lavoro fondamentale di socializzazione nei primi mesi di vita. Questo significa che Asso ha tutte le basi per crescere in equilibrio e affrontare con serenità contesti complessi come quelli della terapia assistita</em>&#8220;. Presente questa mattina anche il <strong>presidente dell&#8217;Enci provinciale, Antonio Critelli</strong>. Resta, sullo sfondo, la richiesta di giustizia per quanto accaduto: l&#8217;avvelenamento dei cani non è stato un caso isolato, ma un atto deliberato che ha colpito più animali nella zona. Per questo Legambiente Calabria ha ribadito la necessità di rafforzare i controlli sul territorio, individuare i responsabili e attivare strumenti di prevenzione efficaci.</p>
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		<title>Ciclone Erminio: emergenza crisi climatica nel centro sud Italia, 794 eventi estremi in 15 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 17:20:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>l centro sud è sempre più vittima della crisi climatica. A denunciarlo è Legambiente che commenta quanto sta accadendo in questi giorni ed ore nel centro sud Italia partendo dai nuovi dati del suo Osservatorio Città Clima. Dal 2011 a fine marzo 2026 nelle regioni adriatiche &#8211; Marche Abruzzo, Molise e Puglia &#8211; e in quelle del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/ciclone-erminio-emergenza-crisi-climatica-nel-centro-sud-italia-794-eventi-estremi-in-15-anni/">Ciclone Erminio: emergenza crisi climatica nel centro sud Italia, 794 eventi estremi in 15 anni</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">l centro sud è sempre più vittima della crisi climatica. A denunciarlo è Legambiente che commenta quanto sta accadendo in questi giorni ed ore nel centro sud Italia partendo dai nuovi dati del suo Osservatorio Città Clima. Dal 2011 a fine marzo 2026 nelle regioni adriatiche &#8211; <strong>Marche Abruzzo, Molise e Puglia &#8211; </strong>e in quelle del sud – <strong>Calabria, Sicilia e Sardegna – </strong>ci<strong> </strong>sono stati in tutto <strong>794 gli eventi meteo estremi che hanno causato danni al territorio</strong>. Parliamo di <strong>danni da allagamenti, grandinate, vento, esondazioni, mareggiate, e danni al patrimonio storico. </strong>In queste regioni colpite, in questi giorni da forti perturbazioni dovute dal <strong>ciclone Erminio</strong>, secondo i dati dalla piattaforma IdroGEO di Ispra, la popolazione che abita in aree mappate ad elevato rischio idrogeologico (frane e alluvioni) ammonta a poco più di un milione di persone (1.161.061). Sono invece 420.880 gli edifici censiti in queste aree, 88 mila le imprese e 8.551 i beni culturali a rischio. <strong>Un quadro preoccupante che Legambiente Calabria commenta così.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> <em>&#8220;</em></strong><em>Lo stato di emergenza chiesto per l&#8217;Abruzzo e il Molise e la situazione critica anche in altre regioni della Penisola con fiumi in piena, nevicate record, frane e paesi isolati, il collasso del ponte sul Trigno avvenuto in queste ore e il cedimento di diverse strade in Puglia – dichiara <strong>Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente</strong> &#8211; ci dimostrano ancora una volta quanto l&#8217;Italia sia impreparata ad affrontare, gestire e prevenire la crisi climatica, che di anno in anno diventa sempre più intensa e con effetti sempre più impattanti sui territori, mettendo a rischio la vita delle persone e l&#8217;economia del Paese. Torniamo, dunque, a chiedere al Governo Meloni che si lavori per definire al più presto una <strong>strategia nazionale per la prevenzione </strong>con politiche di mitigazione e adattamento efficaci e non più rimandabili, a partire dallo stanziamento delle risorse per attuare il <strong>PNACC, che ad oggi continua a restare un piano solo sulla carta PNACC e di cui il Governo, dopo la sua approvazione, sembra essersene totalmente dimenticato. </strong>Il nostro Paese non può continuare a rincorrere le emergenze. La crisi climatica dimostra non solo una fragilità dei territori ma anche una crisi infrastrutturale preoccupante su cui bisogna riflettere e prendere delle contromisure. A proposito di ponti crollati, da quello dei Trigno agli altri casi che ci sono già stati nel Paese, chiediamo che venga fatta ricognizione delle infrastrutture del paese con relativo piano di messa in sicurezza recuperando le risorse da quelle stanziate per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina&#8221;.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Tornando ai dati dell&#8217;Osservatorio Città Clima, citati in apertura, Legambiente aggiunge che a livello territoriale le regioni del sud più colpite da eventi meteo estremi dal 2011 a fine marzo 2026 sono state: la <strong>Sicilia con 270</strong> eventi meteo registrati, seguita da <strong>Puglia con 168 </strong>e <strong>Calabria con 126</strong>. Seguono <strong>Marche con 107</strong> eventi meteo estremi,<strong> Sardegna con 70, Abruzzo</strong> <strong>con 42</strong> e <strong>Molise 11. </strong></p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Caro bollette e crisi climatica, Legambiente Calabria: &#8220;Regione acceleri su Piano Energia e Clima&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/caro-bollette-e-crisi-climatica-legambiente-calabria-regione-acceleri-su-piano-energia-e-clima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 17:16:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[bollette]]></category>
		<category><![CDATA[clima Roma]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diversi ormai gli eventi meteorologici estremi che hanno colpito pesantemente la Calabria, provocando danni, creando moltissimi disagi alla cittadinanza e rendendo sempre più evidente la fragilità del territorio calabrese. Negli ultimi mesi si è registrato un ulteriore aumento esponenziale di questi eventi, insieme all&#8217;accelerazione della crisi climatica nella nostra regione, dovuta anche alla sua posizione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Diversi ormai gli eventi meteorologici estremi che hanno colpito pesantemente la Calabria, provocando danni, creando moltissimi disagi alla cittadinanza e rendendo sempre più evidente la fragilità del territorio calabrese. Negli ultimi mesi si è registrato un ulteriore aumento esponenziale di questi eventi, insieme all&#8217;accelerazione della crisi climatica nella nostra regione, dovuta anche alla sua posizione al centro del bacino del Mediterraneo, una delle aree del pianeta soggette a riscaldamento più rapido. Dal 2010 fino alla scorsa settimana, Legambiente, attraverso l&#8217;Osservatorio Città Clima, ha censito in Calabria 133 eventi meteo estremi che hanno causato danni: 115 si sono verificati dal 2015 e ben 18 dall&#8217;inizio del 2026. La realtà calabrese vede già oggi — e vedrà sempre più — piogge molto intense, alluvioni, frane e cicloni o uragani mediterranei. A ciò si aggiunge, come altra faccia della medaglia, l&#8217;alternanza con periodi di grave siccità e carenza idrica. E&#8217; quanto si legge in una nota firmata da Anna Parretta, Presidente Legambiente Calabria.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;Accordo di Parigi, trattato internazionale giuridicamente vincolante sul clima adottato nel 2015 da 196 Paesi durante la COP21, con l&#8217;obiettivo principale di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, appare ormai, purtroppo, difficilmente raggiungibile. Alcune previsioni indicano che un ulteriore aumento delle temperature di 0,5 °C — superando quindi +1,5 °C fino a raggiungere +2 °C rispetto ai livelli preindustriali — potrebbe aumentare di dieci volte la frequenza degli eventi meteo estremi, con impatti enormi sulla salute, sulla conservazione della biodiversità e degli habitat, sugli ecosistemi marini e terrestri, sulla vita quotidiana delle persone e sulle attività economiche. Limitare l&#8217;ulteriore aumento della temperatura richiede, come sottolineato anche dai report dell&#8217;IPCC, azioni a livello globale e territoriale che comportano una trasformazione profonda delle società: occorre raggiungere zero emissioni di gas serra entro il 2040. Per farlo, è necessario ridurre la quantità di energia prodotta, utilizzarla in maniera più efficiente e uscire definitivamente dalla dipendenza dalle fonti fossili, realizzando sistemi energetici basati al 100% su fonti rinnovabili. Accanto alla crisi climatica, gli ultimi eventi internazionali dimostrano chiaramente come un Paese fortemente dipendente dal gas fossile e dalle sue importazioni abbia tutto da perdere. I costi energetici sempre più elevati ampliano le disuguaglianze sociali, aumentano il numero di famiglie in povertà energetica e mettono in difficoltà anche quelle a reddito medio. Già l&#8217;invasione della Russia in Ucraina avrebbe dovuto rappresentare una lezione importante, spingendo il nostro Paese verso politiche energetiche orientate alla decarbonizzazione, all&#8217;innovazione e al valore sociale. Invece, l&#8217;Italia ha rafforzato la propria dipendenza dal gas, che oggi copre quasi la metà dei consumi elettrici, importando oltre il 95% del combustibile utilizzato. Al contempo, non sono state adeguatamente rafforzate le politiche di sviluppo e accelerazione sulle fonti rinnovabili né sull&#8217;efficienza energetica. Il Paese è entrato in procedura di infrazione per la mancata presentazione della bozza di riqualificazione degli edifici residenziali, come richiesto dalla Direttiva europea &#8220;Case Green&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;">Non solo: mentre in Spagna, grazie a politiche mirate, il costo di un MWh di energia elettrica è circa un terzo rispetto a quello italiano, l&#8217;Italia continua a ricorrere a bonus in bolletta, tenta di modificare il sistema ETS e scarica sulle bollette elettriche la detassazione del gas. Il tutto senza aver ancora attuato il sistema dei prezzi zonali — che consentirebbe, soprattutto a regioni come la Calabria, di ridurre i costi dell&#8217;energia — né avviato un processo di separazione tra il prezzo del gas e quello delle rinnovabili. È essenziale che la Regione Calabria completi il nuovo Piano Regionale Energia e Clima (PRIEC), coordinato dal Dipartimento Unità per l&#8217;Efficienza energetica dell&#8217;ENEA, per definire strategie al 2030 e al 2040 in linea con gli obiettivi europei del pacchetto &#8220;Fit for 55&#8221;, favorendo la transizione energetica e rafforzando l&#8217;economia regionale a beneficio di cittadini e imprese- prosegue Legambiente Calabria.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le energie rinnovabili e l&#8217;efficienza energetica rappresentano una strategia chiave non solo per l&#8217;ambiente, ma anche per la pace: riducono la dipendenza dai combustibili fossili, limitano i conflitti legati all&#8217;accaparramento delle risorse e contribuiscono ad abbassare i costi, ormai insostenibili per molte famiglie e imprese. Allo stesso tempo, favoriscono uno sviluppo compatibile con l&#8217;ambiente e contrastano la crisi climatica. Servono, quindi, in Calabria risposte integrate a più livelli, adottando soluzioni già disponibili — dalle più semplici alle più complesse — e intervenendo in diversi ambiti per adattare i territori e mitigare gli effetti di fenomeni che non possono più essere considerati eccezionali, né affrontati con logiche emergenziali. Serve, soprattutto, la capacità — imprescindibile — di guardare non solo a ciò che accade nel presente, ma anche a ciò che accadrà nel prossimo futuro. Con lo slogan &#8220;<strong>Più rinnovabili più pace&#8221;</strong> anche Legambiente Calabria ha partecipato oggi al corteo No Kings Italia a Roma per la pace, l&#8217;ambiente e per la qualità della vita di tutti noi- conclude la nota di Anna Parretta.</p>
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<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Rapporto &#8220;Mal&#8217;Aria di città&#8221; di Legambiente: Capoluoghi calabresi rispettano i limiti di legge</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/rapporto-malaria-di-citta-di-legambiente-capoluoghi-calabresi-rispettano-i-limiti-di-legge/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Feb 2026 15:36:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per fare il punto sullo stato della qualità dell&#8217;aria nei capoluoghi di provincia italiani, è stato diffuso oggi il nuovo rapporto &#8220;Mal&#8217;Aria di città 2026&#8221; di Legambiente. Secondo quanto emerge i capoluoghi di provincia calabresi rispettano i limiti di legge sia per le polveri sottili (PM10 e PM2.5) che per il biossido di Azoto (NO2) [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per fare il punto sullo stato della qualità dell&#8217;aria nei capoluoghi di provincia italiani, è stato diffuso oggi il nuovo rapporto &#8220;Mal&#8217;Aria di città 2026&#8221; di Legambiente. Secondo quanto emerge i capoluoghi di provincia calabresi rispettano i limiti di legge sia per le polveri sottili (PM10 e PM2.5) che per il biossido di Azoto (NO2) (<em>vedi in fondo pagina</em>). &#8220;Il nuovo rapporto Mal&#8217;aria ci consegna due notizie positive &#8211; commenta Anna Parretta, presidente regionale dell&#8217;associazione -. Da un lato sono tornati disponibili, in Calabria, i dati ufficiali Arpacal che erano fermi a giugno 2022, sanando una circostanza che avevamo definito molto preoccupante non essendo garantita la trasparenza sull&#8217;effettivo funzionamento delle centraline di monitoraggio; dall&#8217;altro lato, soprattutto, la qualità dell&#8217;aria nei capoluoghi di provincia calabresi, non presenta criticità importanti a differenza di altre città d&#8217;Italia in cui le concentrazioni di sostanze inquinanti mettono a rischio il benessere e la salute dei cittadini&#8221;.</p>
<p>&#8220;Al momento &#8211; afferma Parretta &#8211; ci sono buone notizie ma se consideriamo la nuova normativa europea sulla qualità dell&#8217;aria (Direttiva 2024/2881) che fissa limiti più severi per il 2030, si profilano sforamenti anche in alcune città calabresi con conseguente necessità di riduzione delle concentrazioni in riferimento alle polveri sottili (PM10) senza considerare che le raccomandazioni dell&#8217;OMS al 2050 sono ancora più stringenti. Non si deve quindi abbassare la guardia: la qualità dell&#8217;aria è un grande valore da salvaguardare, con l&#8217;obiettivo di proteggere la salute umana e gli ecosistemi&#8221;.</p>
<p>A livello nazionale <b>Lo smog nelle città italiane diminuisce, ma non abbastanza da cambiare davvero rotta.</b> N<b>el 2025 scendono a 13 i capoluoghi di provincia che hanno superato i limiti giornalieri di PM10</b> (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all&#8217;anno), contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022. Si tratta di uno dei dati più positivi degli ultimi anni, ma che non deve far abbassare la guardia. Se si guarda al 2030, anno in cui entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell&#8217;aria (20 µg/m³ per il PM10, 20 µg/m³ per l&#8217;NO2, 10 µg/m³ per il PM2.5), <b>l&#8217;Italia resta ancora lontana dai parametri richiesti: applicandoli ad oggi, sarebbe fuorilegge il 53% delle città per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l&#8217;NO2. Un allert preoccupante a cui si aggiunge anche la nuova procedura di infrazione avviata a gennaio 2026 dalla Commissione europea nei confronti dell&#8217;Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell&#8217;inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NEC 2016. La quarta </b>che si aggiunge alle tre già aperte negli anni precedenti per il superamento dei valori limite degli inquinanti atmosferici stabiliti dalla Direttiva Quadro Aria (AQD).</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone  wp-image-364428" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-300x106.png" alt="" width="659" height="233" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-300x106.png 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-1024x361.png 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-768x271.png 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-1192x420.png 1192w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-696x245.png 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria-1068x376.png 1068w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/02/Regione-Calabria.png 1465w" sizes="(max-width: 659px) 100vw, 659px" /></p>
<p id="xtp">
<div id="piano-container"></div>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Indagine &#8220;Panta Rei&#8221; per sversamenti in mare, Legambiente: &#8220;Ci costituiremo parte civile&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/indagine-panta-rei-per-sversamenti-in-mare-legambiente-ci-costituiremo-parte-civile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jan 2026 14:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[depuratori]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[Panta rei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, e Daniele Cartisano, presidente del circolo di Legambiente Reggio Calabria, annunciano che l&#8217;Associazione del Cigno Verde si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario che scaturirà dall&#8217;indagine &#8220;Panta Rei&#8221;, condotta dai NOE di Reggio Calabria, che mira a fare luce su gravi criticità nella gestione del sistema di depurazione e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, e Daniele Cartisano, presidente del circolo di Legambiente Reggio Calabria, annunciano che l&#8217;Associazione del Cigno Verde si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario che scaturirà dall&#8217;indagine &#8220;Panta Rei&#8221;, condotta dai NOE di Reggio Calabria, che mira a fare luce su gravi criticità nella gestione del sistema di depurazione e sugli sversamenti a mare. &#8220;Da anni denunciamo la mala gestione dei depuratori – dichiarano Parretta e Cartisano – che continuano a riversare reflui non adeguatamente trattati in mare, compromettendo l&#8217;ambiente, la salute pubblica e l&#8217;economia dei territori costieri. Lo abbiamo fatto ripetutamente, anche e non solo nell&#8217;ambito delle campagne di Goletta Verde, segnalando ritardi, inefficienze e una grave mancanza di trasparenza nella gestione degli impianti. Negli ultimi anni – proseguono i due presidenti – i campionamenti effettuati in prossimità dei torrenti e dei canali in cui sfociano i depuratori hanno evidenziato valori costantemente oltre i limiti di legge, confermando come le criticità denunciate non siano episodiche ma strutturali. Una situazione che determina un inquinamento cronico delle acque, con gravi conseguenze sugli ecosistemi marini e costieri, sulla biodiversità e sulla salute dei cittadini&#8221;.</p>
<p>&#8220;Alla luce della recente indagine giudiziaria – continuano – riteniamo non più rinviabile un chiarimento pubblico sullo stato degli interventi annunciati e finanziati. Già lo scorso 19 agosto avevamo formalmente richiesto un incontro al commissario, senza ricevere alcun riscontro, per ottenere informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori e sull&#8217;utilizzo delle risorse disponibili. L&#8217;11 agosto 2025 è stato pubblicato il bando di gara per il depuratore di Gallico, per un importo complessivo di 19.851.983,65 euro, un investimento rilevante che avrebbe dovuto finalmente risolvere criticità storiche dell&#8217;impianto. Tuttavia, ad oggi, non è chiaro a che punto siano i lavori né quali siano i tempi reali di realizzazione. Che fine hanno fatto i fondi restanti? Oltre all&#8217;impianto di Gallico, infatti, risultavano risorse destinate agli altri depuratori della città di Reggio Calabria per un totale di 102.996.694,51 euro. Dove sono finiti questi soldi e come sono stati impiegati – o non impiegati – fino ad oggi?&#8221;</p>
<p>&#8220;La costituzione di parte civile &#8211; concludono Parretta e Cartisano &#8211; è un atto dovuto verso la città e verso l&#8217;ambiente, ma la trasparenza amministrativa sull&#8217;utilizzo dei fondi pubblici e sull&#8217;avanzamento dei lavori è un obbligo immediato, a cui le istituzioni preposte non possono più sottrarsi.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/indagine-panta-rei-per-sversamenti-in-mare-legambiente-ci-costituiremo-parte-civile/">Indagine &#8220;Panta Rei&#8221; per sversamenti in mare, Legambiente: &#8220;Ci costituiremo parte civile&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Dossier di Legambiente su 105 Comuni: dal 2004 in Calabria eseguito solo l&#8217;11% delle demolizioni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/dossier-di-legambiente-su-105-comuni-dal-2004-in-calabria-eseguito-solo-l11-delle-demolizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 11:52:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Abusivismo]]></category>
		<category><![CDATA[Cittadella]]></category>
		<category><![CDATA[demolizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.calabrianews.it/?p=359599</guid>

					<description><![CDATA[<p>Solo una minima parte delle ordinanze di demolizione emesse in Calabria viene effettivamente eseguita. È uno dei dati più significativi che emerge dal dossier &#8220;Abbatti l&#8217;abuso in Calabria&#8221;, presentato nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Verde della Cittadella regionale &#8220;Jole Santelli&#8221;, promossa da Legambiente e Regione Calabria. All&#8217;incontro hanno partecipato il Presidente della Giunta regionale Roberto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/dossier-di-legambiente-su-105-comuni-dal-2004-in-calabria-eseguito-solo-l11-delle-demolizioni/">Dossier di Legambiente su 105 Comuni: dal 2004 in Calabria eseguito solo l&#8217;11% delle demolizioni</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="gmail-xmsonormal">Solo una minima parte delle ordinanze di demolizione emesse in Calabria viene effettivamente eseguita. È uno dei dati più significativi che emerge dal dossier <b>&#8220;Abbatti l&#8217;abuso in Calabria&#8221;</b>, presentato nel corso di una conferenza stampa presso la <b>Sala Verde della Cittadella regionale &#8220;Jole Santelli&#8221;</b>, promossa da <b>Legambiente e Regione Calabria</b>. All&#8217;incontro hanno partecipato il <b>Presidente della Giunta regionale Roberto Occhiuto;</b> <b>l&#8217;assessore con delega all&#8217;ambiente, alla legalità e sicurezza, </b><b>Antonio Montuoro; il dirigente del settore Pianificazione urbanistica e rigenerazione urbana- contrasto all&#8217;abusivismo edilizio della Regione Calabria, Pasquale Celebre;</b> il <b>Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani;</b> la <b>Presidente di Legambiente Calabria Anna Parretta</b> ed <b>Enrico Fontana</b>, responsabile dell&#8217;<b>Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente</b>.</p>
<p class="gmail-xmsonormal">Il dossier è il risultato di una <b>collaborazione istituzionale inedita a livello nazionale</b>, formalizzata attraverso un Protocollo d&#8217;intesa tra Regione Calabria e Legambiente, approvato con Delibera di Giunta regionale n. 150 del 10 aprile 2024, rinnovato nel 2025, che ha consentito di monitorare in modo sistematico l&#8217;azione svolta dai Comuni calabresi in materia di vigilanza edilizia e urbanistica e di raccogliere dati anche dalle Prefetture e dalle Procure della Repubblica, ciascuna per le proprie competenze. Un lavoro che si inserisce nel più ampio impegno della Regione Calabria nel rafforzare negli ultimi anni l&#8217;azione di controllo sugli enti locali, anche attraverso diffide, la nomina di commissari ad acta e il coinvolgimento di Città Metropolitana e Province per garantire continuità agli interventi. L&#8217;indagine offre una fotografia dettagliata dell&#8217;abusivismo edilizio in Calabria, basata esclusivamente su <b>dati ufficiali forniti dagli enti locali</b>, e registra un elemento positivo rispetto alle precedenti edizioni del dossier: <b>è aumentato in modo significativo il numero dei Comuni che hanno risposto ai quesiti</b>, segnale di una maggiore attenzione e disponibilità alla trasparenza su un tema complesso e spesso sottovalutato. In questa edizione hanno risposto <b>105 Comuni</b>, pari al 26% del totale regionale (il doppio di quelli che avevano risposto a un precedente monitoraggio pubblicato da Legambiente nel 2023) ma rappresentativi di circa il 48% della popolazione calabrese. Dai dati emerge tuttavia un quadro critico: tra il 2004 e il 2023 nei Comuni che hanno risposto alla richiesta di informazioni sono state emesse <b>11.398 ordinanze di demolizione</b>, ma solo <b>1.273 sono state eseguite</b>, pari ad appena <b>l&#8217;11%</b>. Ancora più ridotto il numero degli immobili abusivi <b>acquisiti al patrimonio comunale</b>, appena <b>135</b>, ovvero <b>l&#8217;1,1%</b> del totale delle ordinanze emesse, nonostante l&#8217;acquisizione sia prevista automaticamente dalla legge. Il fenomeno risulta particolarmente concentrato nelle <b>aree costiere</b>, dove si registra il 77% delle ordinanze e delle demolizioni effettuate, confermando come il cemento illegale continui a esercitare una forte pressione su territori già fragili dal punto di vista ambientale e idrogeologico. Completano il quadro i dati relativi alle 1.029 sentenze di demolizione di immobili abusivi emesse dalle Procure che hanno partecipato al monitoraggio, di cui 244 eseguite, pari al 23,8% del totale e le 1.843 ordinanze di demolizione non eseguite e trasmesse alla Prefetture. Per quanto riguarda le diverse tipologie di reati contestati, sulla base dei dati trasmessi figurano al primo posto, con 3.808 casi, i provvedimenti di demolizione per mancanza di titolo edilizio, cioè case completamente illegali.</p>
<p class="gmail-xmsonormal">&#8220;<i>Questo dossier restituisce un quadro chiaro e documentato dell&#8217;abusivismo edilizio in Calabria, un fenomeno che incide sulla sicurezza dei territori, sulla tutela dell&#8217;ambiente e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni </i>– ha dichiarato <b>Anna Parretta</b>, presidente di Legambiente Calabria –.<i> I dati dimostrano che è necessario applicare le norme esistenti con continuità e responsabilità. L&#8217;intesa con la Regione Calabria rappresenta un passaggio importante, perché consente di superare approcci episodici e di costruire politiche strutturali basate su numeri reali. Contrastare l&#8217;abusivismo significa anche affermare un principio di giustizia verso i cittadini che rispettano le regole e non possono continuare a pagare il prezzo dell&#8217;illegalità</i>&#8220;. Sul piano nazionale, il dossier evidenzia come l&#8217;abusivismo edilizio rappresenti una criticità strutturale, legata più alla mancata applicazione delle norme che alla loro assenza. <i>&#8220;L&#8217;abusivismo edilizio è una delle grandi emergenze irrisolte del Paese e la Calabria ne rappresenta uno dei casi più emblematici </i>– ha sottolineato <b>Stefano Ciafani</b>, presidente nazionale di Legambiente –.<i> Questo lavoro dimostra che il problema non è la mancanza di regole, bensì la difficoltà nel renderle effettive. Servono continuità nell&#8217;azione amministrativa, risorse adeguate per le demolizioni e un quadro normativo chiaro che consenta a Comuni, Prefetture e Procure di intervenire senza ambiguità. Una collaborazione, quella con la Regione Calabria, senza precedenti in Italia, che indica una strada concreta e può diventare un modello anche per altre regioni&#8221;. </i>Dal punto di vista della legalità, il dossier mette in evidenza come la scarsa esecuzione delle demolizioni contribuisca a rafforzare un diffuso senso di impunità. &#8220;<i>Il proliferare del &#8220;mattone illegale&#8221; </i>– ha spiegato <b>Enrico Fontana</b>, responsabile dell&#8217;Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente –<i> moltiplica il consumo di suolo, degrada l&#8217;ambiente, aggrava il rischio idrogeologico dei territori e pregiudica le stesse possibilità di crescita delle imprese che operano nel mercato dell&#8217;edilizia sostenibile, orientato verso la rigenerazione urbana e il rispetto delle regole, come dimostrano anche i dati sui reati nel ciclo del cemento accertati dalle forze dell&#8217;ordine e dalle Capitanerie di porto. Quando gli abusi restano in piedi per anni, il messaggio che passa è che violare la legge conviene. Rafforzare il coordinamento tra Comuni, Prefetture e Procure e superare le attuali incertezze interpretative è indispensabile per rendere efficace il contrasto al cemento illegale e colpire anche gli interessi criminali che spesso vi ruotano attorno</i>&#8220;.</p>
<p class="gmail-xmsonormal"><b>Le proposte- </b>Accanto all&#8217;analisi dei dati, il dossier &#8220;Abbatti l&#8217;abuso in Calabria&#8221; avanza una serie di proposte operative, a livello regionale e nazionale, per rafforzare in modo strutturale il contrasto all&#8217;abusivismo edilizio. Tra le priorità indicate vi sono il monitoraggio costante dei procedimenti relativi agli abusi urbanistici ed edilizi, con particolare attenzione ai Comuni che presentano i numeri più elevati; il ricorso sistematico, da parte delle Amministrazioni provinciali delegate, a diffide e commissariamenti nei casi di inadempienza nell&#8217;emissione delle ordinanze di demolizione; l&#8217;individuazione dei territori più critici sui quali concentrare azioni mirate per sbloccare le pratiche ferme da anni. Il dossier sottolinea inoltre la necessità di prevedere, sulla base dei risultati del monitoraggio, risorse adeguate nei Fondi nazionali per consentire ai Comuni, alle Procure e alla Prefetture di dare esecuzione al maggior numero possibile di ordinanze di demolizione ancora inevase; rafforzare l&#8217;applicazione delle procedure di acquisizione degli immobili abusivi al patrimonio comunale; istituire un Tavolo regionale permanente di contrasto all&#8217;abusivismo edilizio, con il coinvolgimento di enti locali, Prefetture, Procure, Forze dell&#8217;Ordine, Capitanerie di porto, associazioni di categoria e ambientaliste, al fine di condividere informazioni e definire una strategia comune di prevenzione e repressione del fenomeno; estendere, di concerto con il ministero dell&#8217;Interno, il potere sostitutivo delle Prefetture alle ordinanze emesse e non eseguite dai Comuni prima dell&#8217;entrata in vigore delle norme previste dall&#8217;art. 10 bis delle legge 120 del 2020; attivare la Banca dati nazionale sull&#8217;abusivismo edilizio presso il ministero delle Infrastrutture.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/dossier-di-legambiente-su-105-comuni-dal-2004-in-calabria-eseguito-solo-l11-delle-demolizioni/">Dossier di Legambiente su 105 Comuni: dal 2004 in Calabria eseguito solo l&#8217;11% delle demolizioni</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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