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	<title>Lecce Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 08 Jun 2026 10:51:34 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Tentato omicidio e sim illegali scambiate con un bacio: quattro arresti della DDA tra Puglia e Calabria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 09:53:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Minacce e agguati per costringere un imprenditore di Palo del Colle (Bari) a consegnare auto a noleggio senza ottenere alcun pagamento. E per chiarire chi comandava, un&#8217;auto noleggiata sarebbe stata data alle fiamme. Gli ordini spesso arrivavano dal carcere attraverso telefonate fatte utilizzando schede sim introdotte grazie a un bacio appassionato scambiato tra un detenuto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Minacce e agguati per costringere un imprenditore di Palo del Colle (Bari) a consegnare auto a noleggio senza ottenere alcun pagamento. E per chiarire chi comandava, un&#8217;auto noleggiata sarebbe stata data alle fiamme. Gli ordini spesso arrivavano dal carcere attraverso telefonate fatte utilizzando schede sim introdotte grazie a un bacio appassionato scambiato tra un detenuto vicino al clan mafioso Strisciuglio e la fidanzata durante un colloquio. Sono alcuni dei dettagli dell&#8217;operazione che i carabinieri della compagnia di Modugno (Bari) ha eseguito a Palo del Colle e nelle carceri di Lecce e <strong>Paola (Cosenza)</strong> dove due degli indagati erano già reclusi.</p>
<p>Complessivamente gli arrestati sono quattro: due già detenuti, uno finito in cella oggi, un altro ai domiciliari. Per un altro indagato. il gip ha respinto la richiesta di arresto del pm non ritenendo attuali le esigenze cautelari. Le accuse, contestate a vario titolo, sono tentato omicidio, estorsione, porto illegale di armi, ricettazione, furto e incendio di auto, favoreggiamento personale e introduzione illegale di dispositivi di comunicazione in carcere. Il giudice ha riconosciuto l&#8217;aggravante del metodo mafioso.</p>
<p>Le misure sono state disposte dopo l&#8217;inchiesta della Dda di Bari denominata &#8216;<em>Re nero</em>&#8216; che tra il 2023 e il 2024 ha accertato movente e presunti responsabili di un tentato omicidio avvenuto il 16 novembre di tre anni fa a Palo del Colle. Il delitto sarebbe avvenuto dopo le &#8220;<em>ripetute estorsioni subìte da un imprenditore locale</em>&#8221; attivo nel noleggio di auto da parte di un presunto affiliato al clan mafioso Strisciuglio di Bari.  Inoltre, nel bar di cui la vittima è titolare nella zona 167 di Palo, furono esplosi quindici colpi di pistola calibro 9 contro l&#8217;ingresso &#8220;<em>con l&#8217;intento di colpire i presenti</em>&#8220;, annotano gli investigatori.</p>
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		<title>VIDEO-Maxi-operazione antidroga nel Leccese: 95 indagati, rapporti con trafficanti droga calabresi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2024 16:49:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-284498-1" width="640" height="336" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Polizia-Gdf_Lecce.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Polizia-Gdf_Lecce.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Polizia-Gdf_Lecce.mp4</a></video></div>
<p>Oggi, su delega della Procura della Repubblica di Lecce – Direzione Distrettuale Antimafia, la Squadra Mobile di Lecce ed il Nucleo P.E.F. (G.I.C.O.) della Guardia di Finanza, con il supporto dei Reparti Prevenzione Crimine e dei Baschi Verdi, hanno eseguito nello stesso capoluogo e in alcuni comuni limitrofi, un’ordinanza di custodia cautelare con cui il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Lecce ha disposto gli arresti in carcere nei confronti di 33 indagati e di n. 2 soggetti agli arresti domiciliari, gravemente indiziati a vario titolo di aver fatto parte di due distinte associazioni finalizzate al traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti nonché al riciclaggio, autoriciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori, emissione di fatture per operazioni inesistenti. Le attività hanno visto l’impiego di 90 militari della Guardia di Finanza e di circa 120 uomini della Polizia di Stato, supportati dallo SCICO della Guardia di Finanza, e dalle rispettive unità cinofile (G.di F. e P.S.) oltre che da un elicottero del Reparto Volo di Bari della Polizia di Stato.<br />
L’odierna operazione di servizio ha interessato, tra i principali indagati di rango apicale, anche alcuni esponenti della criminalità organizzata, già condannati per aver fatto parte di un’organizzazione criminale di stampo mafioso, più nota come Sacra Corona Unita (clan Pepe – Briganti, Gruppo Penza), storicamente radicata nel capoluogo salentino, ma con ramificazioni in diversi centri della provincia.</p>
<p>Le indagini preliminari hanno consentito di acquisire un solido impianto indiziario in ordine alla esistenza ed operatività di due associazioni, radicate nei comuni di Lecce e nel basso salento, guidate rispettivamente da P.A.M. e G.S. la prima e da C.G e R.C. l’altra, tutti pregiudicati, dedite al traffico e commercio in forma strutturata ed organizzata di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti di diversa tipologia. Le attività investigative hanno avuto origine da una intensa attività di cooperazione internazionale graziealla quale sonostati acquisiti -per mezzo di Ordini Europei d’Indagine &#8211; una serie di chat scambiate dagli indagati attraverso l’utilizzo di piattaforme cripate di comunicazione quali “ENCROCHAT” e “SKY ECC”, che consentivano lo scambio di messaggi o conversazioni utilizzando criptofonini in grado di cifrare i dati trasmessi ed impedire qualsiasi intercettazione o captazione. Gli investigatori hanno disvelato la presenza di una strutturazione capillare, in cui vi era una precisa ripartizione di compiti tra i sodali, una disponibilità di enormi quantità di denaro contante, telefonini criptati, veicoli dotati di appositi nascondigli oltre che depositi sicuri in cui occultare il materiale illecito. La caratura degli indagati si è altresì espressa attraverso la <strong>capacità di curare rapporti con trafficanti di droga calabresi</strong> e altri sodalizi criminali operativi sul territorio nazionale ed all’estero (tra cui albanesi e spagnoli). Due tra le persone interessate dalla misura restrittiva si sarebbero trasferite stabilmente in Spagna. Di particolare rilevo la rete di contatti abilmente sviluppata da G.S., il quale è stato in grado di tessere tali rapporti anche in costanza di un periodo di latitanza così come P.A.M., in grado di dare direttive ai propri sodali contando su una fitta rete di supporto grazie all’intermediazione di altri detenuti e/o persone &#8211; dentro e fuori dal carcere &#8211; nonostante lo stato di detenzione cui era sottoposto. Di assoluto rilievo come le due organizzazioni investigate, abbiano sistematicamente fatto ricorso all’uso della violenza, anche con l’utilizzo di armi e ordigni esplosivi, per imporre il proprio controllo del territorio, nonché per dirimere eventuali conflittualità “interne” o indirizzare “azioni punitive” verso coloro che sconfinavano nelle piazze di spaccio controllate dall’associazione. Numerosi e ingenti sono stati i sequestri di sostanze stupefacenti in costanza di indagine. A tal riguardo si segnala l’arresto avvenuto in data 7 agosto 2020 di due soggetti intenti a trasportare su un natante, bloccato a ridosso dell’area di Castro, oltre 150 kg di marijuana e 25 kg di hashish provenienti dall’Albania; in data 10 giugno 2021, a Napoli, veniva tratto in arresto altro soggetto trovato in possesso di circa 45 kg di cocaina occultata in un doppio fondo di un autocarro specializzato strutturalmente modificato; in data 4.6.2021 a Lecce veniva tratto in arresto altro sodale trovato in possesso di 11 kg di eroina occultati in un doppio fondo dell’autovettura ed una pistola. Centinaia di migliaia di euro le somme movimentate in contanti.</p>
<p>Il sodalizio criminale ha così sviluppato non solo un’egemonia territoriale nel traffico degli stupefacenti ma anche un progressivo dominio sotto il profilo economico-finanziario attraverso l’acquisizione nel tempo di una serie di locali pubblici (pub e ristoranti) ed alcuni esercizi commerciali nel territorio salentino, con la connivenza e fattiva collaborazione di un noto commercialista salentino. Una pluralità di imprese, infatti, sotto forma di cooperative, risultavano formalmente affidate a soci e/o a soggetti prestanome ma in realtà erano asservite agli scopi del gruppo criminale per reinvestire il denaro di provenienza illecita (anche all’estero), e per garantire ai familiari degli associati assunzioni e retribuzioni, onde legittimare la provenienza (di facciata) dei guadagni. Ma in realtà nessuna attività lavorativa è stata riscontrata nel corso delle indagini. In particolare, alle citate cooperative, giungevano per mano degli adepti somme di denaro contante di volta in volta versate sui rispettivi conti correnti societari (anche per diverse decine di migliaia di euro), da impiegarsi in un secondo momento per corrispondere gli stipendi (anche pari a 2.500 euro al mese) a mogli o parenti diretti dei soggetti detenuti ovvero da utilizzarsi per il sostentamento di quest’ultimi in carcere. Somme di denaro contante venivano altresì elargite ad altre “imprese” compiacenti che, poi, provvedevano ad acquistare autovetture di lusso date in uso (di fatto) ai medesimi pregiudicati oppure ai familiari di questi.<br />
Il professionista attinto dalla misura restrittiva provvedeva ad “amministrare” gli interessi economico-finanziari in prima persona, o attraverso teste di legno, offrendo la propria opera per trasferire all’estero ingenti somme di denaro con bonifici in partenza dalle solite società cooperative compiacenti, eludendo le normali procedure di controllo in materia antiriciclaggio.<br />
L’imponente attività investigativa, articolata in intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, nonché numerose riprese video, puntualmente riscontrate da meticolosi servizi di osservazione e pedinamento mediante le più classiche metodologie, ha consentito di acquisire un quadro gravemente indiziario nei confronti di ciascun indagato attinto.</p>
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		<title>FOTO-Si perdono nel Parco del Pollino: 9 escursionisti di Lecce salvati dal Soccorso Alpino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 11:11:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Soccorso Alpino e Speleologico Calabria – CNSAS, allertato intorno alle ore 20:00 di sabato 2 novembre, dai Vigili del Fuoco del Comando di Potenza, è intervenuto, con tecnici appartenenti alla Stazione Alpina Pollino, nella zona del Varco del Pollinello (Parco Nazionale del Pollino) per recuperare nove escursionisti dispersi. I malcapitati, dai 15 ai 21 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Soccorso Alpino e Speleologico Calabria – CNSAS, allertato intorno alle ore 20:00 di sabato 2 novembre, dai Vigili del Fuoco del Comando di Potenza, è intervenuto, con tecnici appartenenti alla Stazione Alpina Pollino, nella zona del Varco del Pollinello (Parco Nazionale del Pollino) per recuperare nove escursionisti dispersi. I malcapitati, dai 15 ai 21 anni di Lecce, erano partiti da Colle dell&#8217;Impiso, con l&#8217;intenzione di raggiungere la zona del Pollinello. Durante il tragitto di ritorno hanno perso l&#8217;orientamento e, non riuscendo più a proseguire autonomamente, si è reso necessario l&#8217;intervento dei soccorsi.</p>
<p>Localizzata la posizione degli escursionisti attraverso le coordinate GPS fornite da uno degli escursionisti, i tecnici del CNSAS Calabria congiuntamente ai tecnici del CNSAS Basilicata, sopraggiunti intanto a Colle dell&#8217;Impiso, ed una squadra di Vigili del Fuoco, si sono messi in marcia per raggiungere il gruppo disperso. Dopo un primo tratto percorso in fuoristrada fino al Piano di Gaudolino, i soccorritori hanno proseguito a piedi per circa un&#8217;ora fino ad un canalone a valle del Varco del Pollinello, dove hanno trovato gli escursionisti, affaticati e infreddoliti, ma in buone condizioni fisiche.</p>
<p>Una volta rifocillati, gli escursionisti sono stati riaccompagnati, in sicurezza, fino alle loro autovetture parcheggiate a Colle dell&#8217;Impiso. Durante l&#8217;intervento è stato attivato l&#8217;SMS Locator (sistema di geolocalizzazione in dotazione al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) in modo da poter monitorare costantemente la posizione dei dispersi.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone  wp-image-280768" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Photo_1730587222459-300x179.png" alt="" width="639" height="381" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Photo_1730587222459-300x179.png 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Photo_1730587222459-768x458.png 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Photo_1730587222459-704x420.png 704w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Photo_1730587222459-696x415.png 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Photo_1730587222459.png 800w" sizes="(max-width: 639px) 100vw, 639px" /></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Commercializzazione di apparati elettromedicali: sequestro preventivo d’urgenza a Lecce</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/commercializzazione-di-apparati-elettromedicali-sequestro-preventivo-durgenza-a-lecce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2022 07:36:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella giornata di ieri, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, emesso da questa Procura della Repubblica, avente per oggetto, in via diretta, le disponibilità finanziarie di una società con sede a Lecce e, per equivalente, i beni del suo rappresentante, per un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella giornata di ieri, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza, emesso da questa Procura della Repubblica, avente per oggetto, in via diretta, le disponibilità finanziarie di una <strong>società con sede a Lecce</strong> e, per equivalente, i beni del suo rappresentante, per un valore complessivo di circa 2,3 milioni di euro, quale profitto delle<strong> ipotesi di reato di riciclaggio</strong> nonché di impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. Le indagini sinora svolte dalle Fiamme Gialle baresi (accertamento compiuto nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa) &#8211; con il coordinamento di questo Ufficio giudiziario &#8211; avrebbero fatto emergere l’esistenza di un circuito fraudolento volto alla creazione, circolazione, monetizzazione e/o utilizzo in compensazione di crediti d’imposta inesistenti.</p>
<p>Tale presunto sistema illecito graviterebbe principalmente intorno alla figura di un <strong>imprenditore barese titolare di una s.r.l</strong>., attiva nel settore edile, destinatario &#8211; lo scorso 9 giugno &#8211; di un sequestro avente per oggetto beni e crediti di imposta per un valore di oltre 140 milioni di euro costituenti il profitto e il prodotto dei reati di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indebita compensazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita. I successivi approfondimenti investigativi avrebbero consentito di accertare che la ex moglie del predetto imprenditore barese avrebbe ricevuto denaro proveniente dalla monetizzazione di parte dei suddetti crediti inesistenti, impiegando talune delle liquidità così ottenute nell’attività economica di una s.r.l. con sede a Lecce, avente per oggetto la fabbricazione di articoli elettromedicali, di cui è amministratore unico. In tale contesto sarebbe, inoltre, emerso che la <strong>società calcistica REGGINA1914 s.r.l.</strong> avrebbe ricevuto dalla predetta s.r.l. barese &#8211; a titolo di permuta, quale pagamento di una sponsorizzazione &#8211; un credito fiscale<strong> ritenuto fittizio</strong> (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), pari ad euro 703.913,40 oltre I.V.A., utilizzato, nell’aprile 2022, per compensare debiti tributari e previdenziali relativi ai periodi di imposta dal 2016 al 2020.</p>
<p>Tale circostanza è stata segnalata da questa Procura della Repubblica &#8211; per le valutazioni di competenza &#8211; alla COVISOC (Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio) della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). I militari del Nucleo PEF Bari hanno, altresì, eseguito &#8211; su disposizione di questa Procura della Repubblica &#8211; decreti di perquisizione presso le sedi legali e operative della menzionata società leccese e della REGGINA1914 s.r.l., al fine di reperire documentazione utile allo sviluppo delle indagini.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Scossa di terremoto nel Mar Ionio: avvertita anche in Calabria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/scossa-di-terremoto-nel-mar-ionio-avvertita-anche-in-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Sep 2022 09:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[Lecce]]></category>
		<category><![CDATA[magnitudo 5.6]]></category>
		<category><![CDATA[mar ionio]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto zante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; stata registrata, questa mattina, al largo dell&#8217;isola greca di Zante, una forte scossa di terremoto. Il sisma è stato di magnitudo 5.6 a profondità di dieci chilometri, come riporta il sito dell&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Il terremoto è stato avvertito chiaramente, nonostante la distanza, sulle coste calabresi e pugliesi, in modo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata registrata, questa mattina, al largo dell&#8217;isola greca di Zante, una forte scossa di terremoto. Il sisma è stato di magnitudo 5.6 a profondità di dieci chilometri, come riporta il sito dell&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).</p>
<p>Il terremoto è stato avvertito chiaramente, nonostante la distanza, sulle coste calabresi e pugliesi, in modo particolare nel Leccese e a Crotone, come testimoniano numerosi post condivisi sui social network, come Twitter.</p>
<p>Non si registrano, al momento, danni a cose o persone.</p>
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		<title>Corte d&#8217;Appello di Lecce assolve l&#8217;imprenditore calabrese Domenico Azzarito della Gatim srl</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 12:47:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[assoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Azzarito]]></category>
		<category><![CDATA[Gatim]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è conclusa positivamente l’odissea giudiziaria di un noto imprenditore del Lametino e della fabbrica da lui amministrata. La Corte d’Appello di Lecce ha definitivamente assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”, Domenico Azzarito (53 anni) di San Pietro a Maida (CZ) e la Gatim s.r.l., che ha sede e stabilimento nella Zona [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è conclusa positivamente l’odissea giudiziaria di un noto imprenditore del Lametino e della fabbrica da lui amministrata. La Corte d’Appello di Lecce ha definitivamente assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”, Domenico Azzarito (53 anni) di San Pietro a Maida (CZ) e la Gatim s.r.l., che ha sede e stabilimento nella Zona Industriale Benedetto XVI di Lamezia Terme, dopo l’arresto, il sequestro e la successiva confisca dei beni aziendali, dopo quattro processi (compresa la Cassazione).<br />
Azzarito – che era difeso dagli avvocati Francesco Bevilacqua e Mario Murone – era stato tratto in arresto all’alba del 6 dicembre 2011 dagli agenti della Guardia di Finanza nell’ambito di un’operazione della Procura della Repubblica di Lecce volta a reprimere quella che era parsa agli inquirenti una vasta associazione per delinquere in cui erano coinvolti imprenditori, aziende (sulla base della L. 231/2001 sulla responsabilità penale degli enti), spedizionieri e doganieri di tutt’Italia, volta, secondo l’accusa, all’esportazione illecita di rifiuti verso stati esteri non autorizzati a riceverli, fra cui il Vietnam, da vari porti italiani.<br />
In particolare all’Azzarito erano contestate una serie di spedizioni via nave di triturato di gomma, la materia che la Gatim ricava – fra le poche aziende ecologiche della filiera del riciclo nel Sud Italia &#8211; dalla lavorazione dei pneumatici fuori uso e che viene utilizzata sia come combustibile nei cementifici che come componente di pavimentazioni stradali e molto altro ancora. L’accusa era risultata altamente infamante per l’Azzarito e la Gatim proprio per la loro qualità di soggetti economici impegnati in uno dei settori chiavi dello sviluppo sostenibile che oggi abbiamo imparato a definire “transizione ecologica” per via dell’apposito super-ministero che il presidente del consiglio incaricato pare si appresti ad istituire.<br />
Il 24 dicembre dello stesso anno, l’incensurato imprenditore fu scarcerato per ordine del Tribunale del Riesame di Lecce che riconobbe insussistenti i gravi indizi di colpevolezza rivolti all’Azzarito ed alla Gatim s.r.l. Nonostante ciò, il GIP (in sede di giudizio abbreviato), prima e la Corte d’Appello poi, ribaltando nuovamente l’interpretazione dei fatti fornita dal Tribunale del Riesame, condannarono l’Azzarito e la Gatim procedendo alla confisca dei beni aziendali (che però ha potuto continuare ad operare). Sino a che la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza, rinviando alla Corte d’Appello per una nuova valutazione dei fatti, ma tracciando con chiarezza la via che ha infine portato alla completa assoluzione degli imputati.<br />
Dell’originario impianto accusatorio della procura nell’intera operazione è rimasto in piedi ben poco e quel poco riguarda solo gli spedizionieri e le autorità doganali che “dirottavano”, all’insaputa e contro la volontà di gran parte degli imprenditori coinvolti, i rifiuti dalle destinazioni lecite a quelle illecite. Nel caso specifico dell’Azzarito e della Gatim, fin dalla sentenza della Cassazione è apparso chiaro che l’azienda era in possesso di tutte le autorizzazioni del caso, che l’Azzarito aveva puntualmente chiesto ed ottenuto i permessi per le esportazioni e rispettato le stringenti norme del settore e finanche che l’imprenditore, in diverse intercettazioni telefoniche – mai valorizzate né dalla Procura, benché da essa stesse raccolte, né dai giudici delle prime due sentenze di condanna – si era dichiarato assolutamente indisponibile ad inviare il triturato di gomma prodotto dalla Gatim verso destinazioni illecite.</p>
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