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	<title>italiani Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 21 Feb 2026 16:55:11 +0000</lastBuildDate>
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		<title>A Lamezia l&#8217;Assemblea Regionale dei Liberaldemocratici Italiani</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/a-lamezia-lassemblea-regionale-dei-liberaldemocratici-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2026 08:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Si è svolta a Lamezia Terme l’Assemblea Regionale dei Liberaldemocratici Italiani – Calabria, autorevole sede di confronto e di elaborazione politica, finalizzata a offrire un contributo qualificato alla definizione del Documento Politico Programmatico ed Elettorale del Partito a livello nazionale. L’incontro ha ribadito l’urgenza di raccogliere proposte concrete e istanze territoriali, con particolare attenzione al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Si è svolta a Lamezia Terme l’Assemblea Regionale dei Liberaldemocratici Italiani – Calabria, autorevole sede di confronto e di elaborazione politica, finalizzata a offrire un contributo qualificato alla definizione del Documento Politico Programmatico ed Elettorale del Partito a livello nazionale. L’incontro ha ribadito l’urgenza di raccogliere proposte concrete e istanze territoriali, con particolare attenzione al ruolo strategico del Mezzogiorno e della Calabria nel processo di rilancio del Paese. È emersa con chiarezza &#8211; </em>riporta una nota<em> &#8211; la necessità di politiche autenticamente liberali, orientate alla crescita economica, alla modernizzazione delle infrastrutture materiali e digitali, alla valorizzazione del capitale umano e al pieno rafforzamento dello Stato di diritto, attraverso una decisa semplificazione amministrativa e il superamento delle persistenti diseguaglianze territoriali. Per i Liberaldemocratici, la Calabria deve divenire protagonista di una stagione riformatrice capace di coniugare equità, competitività e responsabilità istituzionale. L’Assemblea ha altresì confermato la piena mobilitazione del Partito sui referendum in materia di Giustizia, riaffermando l’impegno per un sistema giudiziario più efficiente, garantista e rigorosamente conforme ai principi costituzionali. Contestualmente, è stata ribadita l’indifferibile esigenza di riforme costituzionali e istituzionali volte ad assicurare governabilità, certezza del diritto e tutela effettiva delle libertà individuali&#8221;</em>.</p>
<p>Ai lavori ha partecipato il Presidente nazionale dei Liberaldemocratici Italiani, Ciro Giovanni Palmieri (<em>nella foto</em>), che ha sottolineato il significato politico della tappa calabrese, anche alla luce del suo legame personale con la regione. Nel suo intervento &#8220;<em>ha espresso gratitudine a dirigenti, militanti e sostenitori per l’impegno coerente nella costruzione di una proposta liberale e riformatrice, saldamente ancorata ai valori della democrazia costituzionale. Ha inoltre auspicato il tempestivo rinnovo degli organi territoriali in Calabria, passaggio essenziale per consolidare l’organizzazione regionale, valorizzare le competenze presenti e rafforzare l’azione politica e programmatica del Partito&#8221;</em>. Nel corso dei lavori è stato dedicato un approfondito confronto alle imminenti elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, con eventuale turno di ballottaggio previsto per il 7 e 8 giugno. In Calabria saranno coinvolti oltre settanta Comuni, in una tornata di rilevante impatto per il futuro amministrativo e istituzionale dei territori. I Liberaldemocratici calabresi &#8220;<em>hanno sottolineato la necessità di affrontare tale appuntamento con senso di responsabilità, visione riformatrice e chiarezza programmatica, promuovendo candidature e progetti amministrativi improntati a buona governance, trasparenza, efficienza e tutela dell’interesse generale.</em></p>
<p><em>Le prossime amministrative costituiscono un banco di prova decisivo per riaffermare, anche a livello locale, un modello di governo fondato su competenza, legalità e sviluppo. Il Partito esprime la propria disponibilità a essere presente e protagonista, ove ne ricorrano le condizioni politiche e territoriali, contribuendo con serietà e coerenza a questa rilevante competizione elettorale&#8221;- </em>conclude la nota<em>.</em></p>
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		<title>Cartabellotta (Gimbe): &#8220;con il sistema sanitario in affanno quasi 5 milioni di italiani rinunciano alle cure&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 10:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Nel 2023 circa 4,5 milioni di persone hanno dovuto rinunciare a visite o esami diagnostici. Di queste, ben 2,5 milioni lo hanno fatto per ragioni economiche. Un dato in crescita di quasi 600.000 unità rispetto al 2022. È il segnale del progressivo indebolimento del principio di equità su cui si fonda il nostro sistema sanitario nazionale.&#8221; A [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<strong>Nel 2023 circa 4,5 milioni di persone hanno dovuto rinunciare a visite o esami diagnostici</strong>. Di queste, ben <strong>2,5 milioni lo hanno fatto per ragioni economiche</strong>. Un dato <strong>in crescita di quasi 600.000 unità rispetto al 2022</strong>. È il segnale del progressivo indebolimento del principio di equità su cui si fonda il nostro sistema sanitario nazionale.&#8221; A dirlo è <strong>Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, intervenuto al Cracking Cancer Forum di Bologna</strong>, l&#8217;evento organizzato da Koncept che riunisce medici, ricercatori, esperti, istituzioni impegnati nella lotta ai tumori. &#8220;Quando curarsi diventa un privilegio e non un diritto, non è solo la salute a essere in pericolo, ma la tenuta stessa del patto sociale – sottolinea Cartabellotta -. Il sistema sanitario è in forte affanno per la carenza cronica di professionisti sanitari: mancano all&#8217;appello oltre 5.500 medici di famiglia. Ogni anno circa 10.000 infermieri si cancellano dall&#8217;albo e i (sempre meno) giovani che scelgono questa professione non bastano neppure lontanamente a compensare l&#8217;emorragia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: meno servizi pubblici disponibili, liste d&#8217;attesa sempre più lunghe, pronto soccorso al collasso, crescente difficoltà a trovare un medico di famiglia. E così, chi può, si rivolge alla sanità privata. Gli altri, rinunciano alle cure.&#8221;</p>
<p>&#8220;Secondo la Legge di Bilancio 2025, il Fondo Sanitario Nazionale crescerà di 2.520 milioni (+1,9%), ma solo poco più della metà, 1,3 miliardi di euro, rappresenta nuovi stanziamenti; il resto, 1,2 miliardi, sono risorse già stanziate dalla manovra precedente. E il futuro non promette meglio: eccezion fatta per il 2026 (4 miliardi pari al +3%), gli incrementi per i successivi tre anni sono risibili – ricorda il presidente della Fondazione Gimbe -. In termini di percentuale di Pil, il Fondo Sanitario Nazionale scende dal 6,12% del 2024 al 6,05% nel 2025 e 2026, per poi precipitare al 5,9% nel 2027, al 5,8% nel 2028 e al 5,7% nel 2029. Tradotto: cambiando unità di misura (da valori assoluti a percentuale del Pil) gli &#8220;investimenti record&#8221; si trasformano in &#8220;minimo storico&#8221;.</p>
<p>&#8220;La sanità territoriale può aiutare ad allentare la pressione sui pronto soccorso e ad abbattere le liste d&#8217;attesa. Ma non basta costruire muri. La riforma territoriale disegnata dal decreto ministeriale 77/2022 va nella giusta direzione, ma senza un piano straordinario per il personale e senza un modello organizzativo chiaro, il rischio di fallimento è altissimo – dice Cartabellotta -. Case di comunità, centrali operative territoriali, ospedali di comunità rimarranno scatole &#8220;vuote&#8221; se non si colma il vuoto di personale: servono almeno da 20 a 27mila infermieri in più e un concreto coinvolgimento dei medici di famiglia.&#8221;</p>
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		<title>Sebastiano Guzzi (Unilavoro Pmi): il futuro degli italiani e le prospettive professionali all&#8217;estero</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sebastiano-guzzi-unilavoro-pmi-il-futuro-degli-italiani-e-le-prospettive-professionali-allestero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2025 10:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo lo stop pandemico l’Italia continua a crescere fuori dai confini. A sottolinearlo, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, il quale “nel post pandemia sono stati circa 100mila i giovani italiani che hanno salutato il bel paese. Non è stato un fatto nuovo, né imprevedibile.  In questi ultimi tredici anni infatti, dal 2011 al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo lo stop pandemico l’Italia continua a crescere fuori dai confini. A sottolinearlo, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi,</strong> il quale “nel post pandemia sono stati circa 100mila i giovani italiani che hanno salutato il bel paese. Non è stato un fatto nuovo, né imprevedibile.  In questi ultimi tredici anni infatti, dal 2011 al 2023, sono stati 550mila i giovani italiani emigrati all’estero. Un deflusso imponente che trova le sue motivazioni in diverse cause. I principali fattori di spinta, evidenzia l’imprenditore lametino sono tre, i fattori socio-politici, i fattori demografici, i fattori economici ed ambientali. La migrazione è spesso il risultato di problemi strutturali e di disuguaglianze socio-economiche che costringono a setacciare tutte le alternative possibili.</p>
<p>Nel 2022-2023 il flusso migratorio è stato incisivo: 100mila hanno lasciato il paese, e solo poco più di 37mila sono rientrati. Lo scorso anno, si legge ancora, sono espatriati 89.462 italiani, il 9,1% in più rispetto al 2022. A migrare, non solo i giovanissimi, ma anche gli over 65. Emerge tra altre cose, continua Guzzi, il fenomeno della propensione all’espatrio verso altri Paesi Europei dove vivono i nuovi italiani, che sono tutti gli immigrati che hanno acquisito la cittadinanza in Italia. Quali dunque le ragioni? Che cosa spinge i giovani ad emigrare? Perché l’estero? Le ragioni, come premesso, sono da ricercare in diversi fattori. Il mercato del lavoro continua ad essere poco attrattivo, gli stipendi sono bassi e sproporzionati rispetto alle proprie aspettative, e rispetto ai ruoli, tantissime sono inoltre le lacune strutturali, economiche e culturali. Un aspetto molto importante, che incide profondamente su queste scelte, è riscontrabile nelle opportunità di crescita professionale.</p>
<p>All’estero- prosegue Guzzi- la crescita è progressiva ed è dunque comune assistere a percorsi professionali non lineari, i noti avanzamenti di carriera. Molti sono infatti i giovani che, a distanza di poco tempo riescono a raggiungere importanti posizioni di leadership. Tutto questo nasce, conclude Guzzi da una fiducia maggiore nei confronti delle nuove generazioni e dalla presenza di un mercato sempre più ampio e più flessibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Sanità: per 1 italiano su 4 è principale priorità, seguono condizione economica e lavoro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sanita-per-1-italiano-su-4-e-principale-priorita-seguono-condizione-economica-e-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jan 2025 07:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[assoluta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si sono svolti a Roma gli Stati generali della Comunicazione per la Salute, promossi per il terzo anno consecutivo da Federsanità, in collaborazione con PA Social. Quest&#8217;anno l&#8217;evento si è tenuto presso l&#8217;Inmi Irccs Lazzaro Spallanzani. Gli spazi del Centro congressi dell&#8217;ospedale capitolino hanno ospitato più di 200 tra giornalisti, comunicatori pubblici, social media manager, creatori [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si sono svolti a Roma gli Stati generali della Comunicazione per la Salute, promossi per il terzo anno consecutivo da Federsanità, in collaborazione con PA Social. Quest&#8217;anno l&#8217;evento si è tenuto presso l&#8217;Inmi Irccs Lazzaro Spallanzani. Gli spazi del Centro congressi dell&#8217;ospedale capitolino hanno ospitato più di 200 tra giornalisti, comunicatori pubblici, social media manager, creatori digitali dell&#8217;informazione, la schiera dei professionisti della comunicazione che affianca le direzioni strategiche quotidianamente nell&#8217;azione di comunicazione verso i cittadini. Una giornata di confronto e dibattito sull&#8217;importanza dell&#8217;informazione, della partecipazione e della comunicazione trasparente con l&#8217;obiettivo di avviare una nuova narrazione del Servizio sanitario nazionale che vada oltre la superficie, che sia basata su fatti verificati, trasparenza e un approccio costruttivo che metta al centro la buona sanità, i progressi scientifici, la centralità della salute e valorizzi la rete dei professionisti che vi lavorano.</p>
<p>&#8216;Al centro di tutto ci sono la trasparenza, il dialogo e la fiducia: nella sanità pubblica, nelle terapie, nelle cure, nei medici, negli infermieri. Gli Stati generali della comunicazione per la Salute- le parole del ministro della Salute- rappresentano un&#8217;occasione preziosa per consolidare questi principi e per contribuire a costruire un sistema sanitario più forte e partecipato&#8217;. Da un&#8217;indagine dell&#8217;Istituto Piepoli, realizzata in occasione dell&#8217;evento, <strong>un italiano su quattro ritiene che la sanità sia la principale priorità (25%)</strong>, prima della condizione economica (20%) e del lavoro (18%). E, andando nello specifico, i ritardi nelle liste di attesa (50%), i finanziamenti insufficienti (35%), il sottodimensionamento del personale (29%) e le disparità regionali (13%) rappresentano le principali criticità percepite dai cittadini.</p>
<p>&#8216;<strong>Disuguaglianze territoriali e difficoltà di accesso alle cure</strong>&#8211; ha spiegato il presidente di Federsanità e Dg Aou Policlinico Umberto I, <strong>Fabrizio d&#8217;Alba</strong>&#8211; certamente sono aspetti che contribuiscono al deterioramento del rapporto di fiducia tra cittadini e strutture sanitarie e i dati sulle aggressioni ai nostri professionisti ne sono l&#8217;esempio lampante. La comunicazione non può che essere lo strumento maggiormente strategico per salvaguardare il valore pubblico e universale del nostro Servizio sanitario nazionale. In mancanza di una corretta informazione, i cittadini cercano le loro verità, si costruiscono le loro opinioni. Per questa ragione la governance della salute ha la responsabilità di riempire in modo corretto vuoti comunicativi per promuovere nei pazienti idee e, quindi, comportamenti a garanzia della propria salute e di quella degli altri. Perché scegliere di fare comunicazione per la salute significa scegliere la cultura della salute&#8217;.</p>
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		<item>
		<title>Primo premio al &#8216;Majorana&#8221; di Corigliano-Rossano quale miglior extravergine degli Istituti Agrari italiani</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/primo-premio-al-majorana-di-corigliano-rossano-quale-miglior-extravergine-degli-istituti-agrari-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2024 11:08:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; “Ci tenevo ad esprimervi la riconoscenza della Regione per il lavoro che avete fatto insieme ai vostri docenti. Io sono orgoglioso di voi e voi dovete essere orgogliosi di voi stessi e della vostra scuola per il riconoscimento importante che avete ottenuto. Avete dimostrato che noi calabresi quando ci impegniamo possiamo essere i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; “Ci tenevo ad esprimervi la riconoscenza della Regione per il lavoro che avete fatto insieme ai vostri docenti. Io sono orgoglioso di voi e voi dovete essere orgogliosi di voi stessi e della vostra scuola per il riconoscimento importante che avete ottenuto. Avete dimostrato che noi calabresi quando ci impegniamo possiamo essere i migliori d’Italia”. Lo ha detto il presidente della Regione Calabria accogliendo alla Cittadella, insieme all’assessore regionale all’agricoltura, gli studenti e i docenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Majorana” di Corigliano–Rossano che si sono aggiudicati il “Diploma d’Argento Pandolea 2024”, primo premio assegnato al migliore extravergine di oliva prodotto dagli Istituti Tecnici Agrari d&#8217;Italia. Il premio è promosso da Pandolea in collaborazione con Gambero Rosso e la Rete nazionale degli Istituti Agrari (Re.N.Is.A). Alla manifestazione, insieme ad una rappresentanza della comunità scolastica protagonista, sono intervenuti anche il dirigente dell’IIS Majorana, Saverio Madera, ed il responsabile comunicazione strategica dell’Istituto, Lenin Montesanto.</p>
<p>“Noi – ha affermato l’assessore all’agricoltura &#8211; stiamo chiedendo qualità alle nostre aziende e ai nostri giovani, chiediamo qualità nelle produzioni e nelle trasformazioni e devo dire che i giovani dell’istituto Majorana ci hanno ascoltato e sono stati orgogliosamente primi in Italia in questo concorso nazionale. Si tratta – ha rimarcato – di un risultato che inorgoglisce doppiamente perché testimonia sia l’impegno investito dal mondo della scuola nella promozione della cultura dell’extravergine di qualità, nella sensibilizzazione degli studenti nella valorizzazione della biodiversità e delle produzioni locali; sia perché fa il paio con gli investimenti che la Regione Calabria continua a portare avanti per promuovere non solo il comparto ma soprattutto quel processo culturale di riappropriazione delle consapevolezze identitarie e di sviluppo eco-sostenibile della nostra terra”.<br />
Il migliore extravergine che ha ricevuto l’ambito riconoscimento si chiama “Momena” e prende il nome dalla contrada che ospita i 18 ettari di terreno dell’azienda agricola speciale dell’Istituto Tecnico Agrario, nell’area urbana di Rossano. In particolare sono 4 gli ettari investiti ad uliveto, per un totale di 800 piante. Le varietà presenti sono Dolce di Rossano e Roggianella. L’esposizione dell&#8217;appezzamento è a nord est con clima mite, favorevolmente influenzato dal massiccio del Pollino e dalla brezza proveniente dal Mar Jonio.</p>
<p>Il dirigente Madera ha spiegato che “prodotto soltanto nel corso degli ultimi due anni dall’azienda agricola dell’Istituto (una delle più grandi ed estese del Sud Italia), Momena rappresenta il simbolo di una vera e propria rivoluzione culturale nella valorizzazione manageriale del proprio patrimonio agro-alimentare territoriale e dei percorsi di formazione ad esso collegati, avviata con consapevolezza e determinazione dalla nuova dirigenza scolastica. Il Majorana, con la sua attività e con questo importante riconoscimento proietta l’immagine più evidente di un nuovo orizzonte dato dall’importanza del Made in Italy dell’agroalimentare”.<br />
Montesanto ha messo in evidenza che “è la prima volta che la Calabria si aggiudica questo premio che rappresenta anche la vittoria del Sud dato che ad aggiudicarsi il secondo e terzo posto sono state le regioni Puglia e Campania”, ed ha, poi, riferito: “l’Its Majorana di Corigliano–Rossano conta una comunità scolastica di oltre 1000 studenti e circa 200 tra docenti e personale Ata, articolata in tre istituti, l’istituto professionale alberghiero Ipseoa, l’istituto tecnico alberghiero Ita e l’industriale, nel 2023 primo istituto in Calabria per complessità”.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone  wp-image-251334" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/05/OLIOWhatsApp-Image-2024-05-14-at-14.42.30-300x165.jpeg" alt="" width="635" height="349" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/05/OLIOWhatsApp-Image-2024-05-14-at-14.42.30-300x165.jpeg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/05/OLIOWhatsApp-Image-2024-05-14-at-14.42.30-768x422.jpeg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/05/OLIOWhatsApp-Image-2024-05-14-at-14.42.30-764x420.jpeg 764w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/05/OLIOWhatsApp-Image-2024-05-14-at-14.42.30-696x383.jpeg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/05/OLIOWhatsApp-Image-2024-05-14-at-14.42.30.jpeg 800w" sizes="(max-width: 635px) 100vw, 635px" /></p>
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		<title>Sanità, il 42% degli italiani rinuncia alle cure per problemi economici</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sanita-il-42-degli-italiani-rinuncia-alle-cure-per-problemi-economici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 11:00:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;accesso alla sanità è un diritto fondamentale, ma in Italia, come dimostrano i dati del 21° Rapporto &#8220;Ospedali &#038; Salute&#8220;, ci sono disuguaglianze economiche e sistemiche che minano questo principio. Nel 2023, il 42% dei pazienti con redditi più bassi, fino a 15 mila euro, ha dovuto rinunciare o procrastinare le cure a causa della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accesso alla sanità è un diritto fondamentale, ma in Italia, come dimostrano i dati del <strong>21° Rapporto &#8220;Ospedali &#038; Salute</strong>&#8220;, ci sono disuguaglianze economiche e sistemiche che minano questo principio. <strong>Nel 2023, il 42% dei pazienti con redditi più bassi, fino a 15 mila euro, ha dovuto rinunciare o procrastinare le cure a causa della difficoltà di accesso al Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) e delle difficoltà nel sostenere i costi della sanità privata</strong>. Un fenomeno allarmante, come evidenziato dall&#8217;Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop) e dal Centro Studi Investimenti Sociali (Censis). Le disparità emergono chiaramente dai dati. Mentre il 32,6% di chi ha un reddito tra i 15mila e i 30mila euro e solo il 14,7% di quelli oltre i 50 mila euro rinunciano alle cure, il 50,4% dei redditi più bassi è costretto a sacrificare altre spese per sostenere quelle sanitarie. Questo &#8220;effetto erosivo&#8221; sulla ricchezza colpisce in modo sproporzionato le fasce economiche più basse, con il 36,9% degli italiani che rinuncia ad altre spese per sostenere quelle sanitarie.</p>
<p><strong>L&#8217;accesso alla sanità pubblica è complicato dai tempi di attesa</strong>, che spesso risultano incongrui con la gravità delle condizioni mediche. Questo porta al rischio di avere a che fare con una &#8220;sanità per censo&#8221;, dove coloro che possono permetterselo si rivolgono al mercato privato, lasciando che rimangano indietro coloro che non hanno sufficienti risorse economiche. Il 34,4% dei redditi più bassi è infatti costretto a rivolgersi alla sanità a pagamento dopo tentativi falliti di accesso al Ssn.<br />
La cosiddetta <strong>&#8220;mobilità sanitaria&#8221;</strong> è un altro indicatore di disuguaglianza. Il 16,3% dei pazienti si sposta in altre regioni a causa delle lunghe liste di attesa, un problema che coinvolge il 31,6% di coloro che sono in cattiva salute. Molti altri sono costretti a viaggiare per più di 50 chilometri per accedere alle cure necessarie. Questa mobilità riflette la ricerca di quello che si ritiene un servizio migliore, oppure la necessità di un secondo parere o anche la mancanza di offerta nella propria regione.</p>
<p><strong>Le differenze territoriali</strong> sono evidenti anche nelle percezioni della sanità pubblica. Mentre il 47,7% degli utenti ha una visione positiva del Servizio Sanitario Regionale, solo il 29% degli abitanti del Sud e delle Isole dà un giudizio favorevole. Questo si traduce in un 35,2% di utenti del Sud e delle Isole che ritengono il loro Ssr insufficiente, rispetto al 9,4% del Nord-Est. L&#8217;eterogeneità nella qualità dei servizi sanitari è un problema di sistema. Ci sono differenze significative tra le strutture pubbliche e private, sia in termini di accesso che di qualità delle cure offerte. Mentre al Nord le strutture private sono spesso percepite come di alta qualità, al Centro è il contrario, con le strutture pubbliche che godono di maggior fiducia.</p>
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		<title>Italiani papà più vecchi d&#8217;Europa, primo figlio a 36 anni e oltre</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/italiani-papa-piu-vecchi-deuropa-primo-figlio-a-36-anni-e-oltre-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 08:37:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diventare papà per la prima volta è un&#8217;esperienza che gli uomini italiani spostano sempre più avanti nel tempo, più di quanto si faccia negli altri Paesi europei. I più recenti dati Istat indicano che in Italia si diventa papà mediamente a 35,8 anni, mentre in Francia a 33,9 anni, in Germania a 33,2, in Inghilterra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Diventare papà per la prima volta è un&#8217;esperienza che gli uomini italiani spostano sempre più avanti nel tempo, più di quanto si faccia negli altri Paesi europei. I più recenti dati Istat indicano che in Italia si diventa papà mediamente a 35,8 anni, mentre in Francia a 33,9 anni, in Germania a 33,2, in Inghilterra e Galles a 33,7 anni. Un fenomeno sempre più frequente rispetto al passato che riguarderebbe circa il 70% dei nuovi papà italiani: ciò significa che un uomo su 3 è ancora senza figli oltre i 36 anni d&#8217;età. A tracciare il quadro, alla vigila della Festa del papà, sono gli esperti della Società italiana di andrologia (Sia) che ricordano l&#8217;importanza di anticipare la paternità e, dove non possibile, di preservare la fertilità fin da giovani, soprattutto attraverso un sano stile di vita. La tendenza a ritardare la paternità, ricordano gli andrologi, non è priva di conseguenze: numerose evidenze scientifiche dimostrano che le caratteristiche funzionali dello spermatozoo, cioè motilità, morfologia e anche i danni al Dna, peggiorano con l&#8217;aumentare dell&#8217;età. A tutto questo si aggiunge al fatto che con l&#8217;avanzare dell&#8217;età aumenta il tempo di esposizione agli inquinanti ambientati esterni, come le microplastiche che negli ultimi anni hanno dimostrato essere un problema rilevante per la fertilità maschile. In più i cambiamenti climatici con l&#8217;aumento della temperatura globale hanno anch&#8217;essi un impatto negativo sulla fertilità maschile, dimostrato dalla riduzione volumetrica dei testicoli nella popolazione generale.</p>
<p>&#8220;In Italia &#8211; spiega Alessandro Palmieri, presidente Sia e docente di Urologia all&#8217;Università Federico II di Napoli &#8211; l&#8217;età in cui si fa il primo figlio è aumentata di 10 anni, passando dai 25 anni della fine degli anni &#8217;90 ai circa 36 attuali, che pongono il nostro Paese in cima alla classifica dell&#8217;età media del concepimento in Europa. Un fenomeno che riguarda quasi il 70% dei nuovi papà italiani. Ne consegue&#8221; appunto &#8220;che un uomo su 3, superata questa soglia, è ancora senza figli. Questo significa che nel giro di pochi decenni si è passati da una situazione nella quale solo una ridotta minoranza arrivava senza figli all&#8217;età di 35 anni a una nella quale la maggioranza della popolazione maschile rinvia oltre questa soglia anagrafica la prima esperienza di paternità&#8221;. La nostra società &#8220;sta assegnando alla riproduzione un ruolo tardivo, dimenticando che la fertilità, sia maschile che femminile, ha il suo picco massimo tra i 20 e i 30 anni e che la potenzialità fecondante del maschio è in netto declino&#8221;.</p>
<p>Con l&#8217;avanzare dell&#8217;età, sottolinea Palmieri, &#8220;la fertilità diminuisce perché anche gli spermatozoi &#8216;invecchiano&#8217; e bisogna insegnare alle giovani generazioni l&#8217;importanza di una fertilità sana al momento giusto che va preservata fin da giovani&#8221;. Per questo la Sia, in collaborazione con l&#8217;Istituto di Farmacologia clinica dell&#8217;Università degli studi di Catanzaro, ha sviluppato un nuovo integratore con effetti positivi sulla salute maschile in generale, compresa la fertilità.<br />
(<em>Adnkronos</em>)</p>
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		<title>Italiani sempre più celiaci, ecco le linee guida per diagnosi e terapia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/italiani-sempre-piu-celiaci-ecco-le-linee-guida-per-diagnosi-e-terapia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 10:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Aumentano gli italiani celiaci. Sono 224mila i casi diagnosticati, ma quelli stimati sono circa 600mila perché spesso la malattia è asintomatica. Per loro, ma soprattutto per i medici di famiglia e i pediatri, è in arrivo una roadmap per districarsi nella diagnosi e nella terapia. Questa mattina a Roma in Senato sono state [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Aumentano gli italiani celiaci. Sono 224mila i casi diagnosticati, ma quelli stimati sono circa 600mila perché spesso la malattia è asintomatica. Per loro, ma soprattutto per i medici di famiglia e i pediatri, è in arrivo una roadmap per districarsi nella diagnosi e nella terapia. Questa mattina a Roma in Senato sono state presentate le Linee guida nazionali per la diagnosi e la terapia e il follow-up della malattia celiaca e della dermatite erpetiforme, promosse dalla Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva (Sige) e pubblicate dall&#8217;Istituto superiore di sanità (Iss). Il documento punta ad aiutare i medici e gli specialisti ad intercettare e gestire i possibili pazienti celiaci che hanno necessità di una diagnosi e di iniziare una dieta senza glutine. &#8220;Le malattie dell&#8217;apparato digerente rappresentano la terza causa per ricovero ordinario in Italia &#8211; ha spiegato Luca Frulloni, presidente Sige e professore ordinario di Gastroenterologia dell&#8217;Università di Verona &#8211; e hanno un notevole impatto anche sull&#8217;attività di medicina generale. La stesura delle linee guida sulle malattie gastrointestinali più frequenti rappresenta un tentativo di fornire a tutti i medici uno strumento idoneo per migliorare la diagnosi e la cura dei pazienti e per contenere la spesa sanitaria&#8221;.  Tra i punti chiave evidenziati dagli esperti che hanno curato le linee guida: &#8220;Non iniziare la dieta priva di glutine prima di completare l&#8217;iter diagnostico&#8221; ed &#8220;eseguire la corretta sierologia degli anticorpi antitransglutaminasi IgA e IgA totali&#8221;, ma soprattutto &#8220;non fidarsi dei test delle intolleranze alimentari&#8221;. Questo documento presentato oggi &#8220;sarà utile per i medici di medicina generale e per i pediatri &#8211; ha sottolineato la senatrice Elena Murelli, componete della Commissione Affari sociali, sanità e lavoro pubblico e privato del Senato e promotrice dell&#8217;Intergruppo parlamentare su malattia celiaca e allergie alimentari &#8211; Serve fare informazione attraverso i media perché a rendere difficile la vita ai celiaci è ancora la discriminazione. Molti li guardano con sospetto, pensando che la dieta senza glutine serva solo a dimagrire&#8221;.  &#8220;In caso di sospetta malattia celiaca e quindi in presenza di sintomi, patologie autoimmuni associate o anche solo per familiarità, un prelievo di sangue per la ricerca degli anticorpi anti-transglutaminasi IgA, associato al dosaggio delle Immunoglobuline IgA totali, indicherà se eseguire la biopsia intestinale per la valutazione del danno atrofico intestinale”, continua Fabiana Zingone, docente associato di Gastroenterologia dell’Università di Padova e curatrice delle Linee guida insieme a Federico Biagi, docente ordinario di Gastroenterologia all’Università di Pavia. &#8220;Raccomandiamo &#8211; prosegue Zingone &#8211; di eseguire questi esami a dieta libera, quindi non iniziare la dieta priva di glutine prima di completare l’iter diagnostico. In ogni caso, è importante rivolgersi a un centro di riferimento regionale per la malattia celiaca per la corretta interpretazione degli esiti. Per i bambini è possibile, in caso di anticorpi molto elevati, evitare la biopsia intestinale, ma questa strategia deve essere decisa solo da pediatri dei centri di riferimento per la malattia celiaca.</p>
<p>Uno studio internazionale, coordinato dall’Italia e recentemente pubblicato, dimostra che la strategia di diagnosi senza biopsia è applicabile anche, in casi selezionati, alla popolazione adulta. In un prossimo futuro, è pertanto possibile che tale approccio verrà utilizzato anche in un sottogruppo di pazienti adulti”.  &#8220;Una volta diagnosticata la malattia celiaca &#8211; aggiunge la curatrice delle Linee guida &#8211; si raccomanda di continuare il follow-up in un centro dedicato. Nelle visite si valuterà la progressiva remissione dei sintomi, la negativizzazione degli anticorpi e la corretta aderenza alla dieta senza glutine. E&#8217; raccomandato, soprattutto nelle fasi iniziali, sottoporsi ad una valutazione dietistica per essere educati a una corretta dieta senza glutine. La biopsia intestinale non è sempre necessaria nel &#8216;follow-up&#8217;, viene in genere eseguita in caso di mancata risposta clinica e laboratoristica e nel sospetto di complicanze della malattia celiaca. Quest’ultime, seppur molto rare, richiedono una attenta valutazione in centri dedicati”.  &#8220;La dieta aglutinata, cioè priva di glutine, è il cardine della terapia della malattia celiaca. Tutti gli alimenti derivati da grano, orzo e segale contengono glutine. Il paziente celiaco va adeguatamente istruito per eliminare il glutine completamente e indefinitamente dalla dieta, senza sgarri o trasgressioni. Il rigore nella dieta non deve però diventare una ‘fobia delle contaminazioni’. Il paziente celiaco &#8211; sottolinea Biagi &#8211; ben informato e attento alla propria salute, non può ingerire involontariamente una dose tossica di glutine”. &#8220;Negli ultimi anni &#8211; illustra la Zingone &#8211; la ricerca ha individuato dei farmaci che possano bloccare in diversi punti la cascata patogenetica, causa della malattia celiaca. I target sono diversi: dalla digestione delle frazioni tossiche del glutine alla inibizione di alcune tappe della infiammazione glutine-correlata. Alcuni di questi studi sono in corso anche in centri italiani. I risultati sembrano promettenti per alcuni farmaci, ma bisognerà attendere ulteriori risultati al fine di definire la popolazione target e le modalità di utilizzo nella pratica clinica&#8221;.</p>
<p>&#8220;Le raccomandazioni sulla gestione della malattia celiaca, pubblicate nel sito web Sistema nazionale Linee guida dell’Istituto superiore di sanità, dopo un’accurata valutazione della qualità metodologica, rappresentano un punto di riferimento importante per i professionisti sanitari e i pazienti e i loro familiari, uno strumento utile per decisioni condivise e ponderate, basate sulle migliori prove di sicurezza, efficacia, efficienza ed equità, uno standard di qualità dell’assistenza&#8221;, conclude Antonello Napoletano, ricercatore dell&#8217;Istituto superiore di sanità.   &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>VIDEO-Ricerca su stili di guida: Il 10% degli italiani gira un video con il cellulare mentre è al volante</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-ricerca-su-stili-di-guida-il-10-degli-italiani-gira-un-video-con-il-cellulare-mentre-e-al-volante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Nov 2023 11:28:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fcalabrianews.it%2Fvideos%2F1061418258617551%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Il 10% degli italiani mentre è al volante gira un video con il cellulare. Tra questi, il 3,1% ha ammesso di averlo fatto in prima persona alla guida del proprio veicolo, mentre il 6,9% ha dichiarato di essere stato a bordo di un mezzo mentre il conducente filmava. È il dato che emerge dalla terza edizione della ricerca sugli stili di guida degli utenti, commissionata da Anas (Società del Polo Infrastrutture del Gruppo FS Italiane) e condotta da CSA Research &#8211; Centro Statistica Aziendale &#8211; con interviste su un campione di 4mila persone e con oltre 5mila osservazioni dirette su strada, presentata oggi nell&#8217;ambito del convegno &#8220;Sicurezza stradale: obiettivo zero vittime&#8221;. Il convegno è stato organizzato da Anas, Piarc (Associazione mondiale della strada) e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in occasione della Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada.<br />
Al convegno hanno partecipato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il Presidente di Anas e di Piarc Italia Edoardo Valente, l&#8217;Ad di Anas Aldo Isi, Paolo Crepet Psicologo e Sociologo, il giornalista Luca Valdiserri.</p>
<p>Del 3,1% che ha affermato di aver utilizzato il cellulare mentre guidava per fare riprese video, fanno parte in egual misura sia uomini sia donne in una fascia d&#8217;età compresa tra i 24 e i 44 anni, con punte più elevate tra i 25 e i 34 anni. Lo stesso vale per il 6,9% di utenti che ha sostenuto di essere stato a bordo mentre il guidatore filmava: la percentuale più elevata riguarda le donne tra i 25 e i 34 anni.<br />
&#8220;I dati preoccupanti evidenziati quest&#8217;anno dalla Ricerca Anas sugli stili di guida – ha dichiarato l&#8217;AD Aldo Isi – denotano come gran parte della responsabilità sia imputabile al fattore umano. Oltre al forte impegno nel continuare a sensibilizzare gli utenti sull&#8217;importanza di una guida prudente, sicura e senza distrazioni, Anas sta lavorando per potenziare ulteriormente gli standard di sicurezza della propria rete garantendo, come sempre, la manutenzione ordinaria delle infrastrutture e puntando anche sull&#8217;innovazione tecnologica. Un dato significativo della ricerca – ha concluso Isi – è la percezione di sé mentre si è alla guida, di gran lunga superiore a quella che si ha degli altri. Il giudizio sui propri comportamenti al volante, in una scala da 1 a 10, raggiunge un gradimento medio prossimo al 9. La percezione degli automobilisti italiani è quindi che gran parte degli altri guidatori vadano troppo veloce e utilizzino il cellulare mentre sono al volante&#8221;.<br />
&#8220;Emerge con particolare forza– ha spiegato Paolo Crepet, Psicologo e Sociologo – la matrice adolescenziale alla base dei comportamenti della maggior parte dei guidatori italiani. Questa colpisce ancora di più quando a mettere in atto determinati atteggiamenti sono gli adulti, anch&#8217;essi incapaci di resistere all&#8217;irrefrenabile necessità di dover seguire sempre tutto nel momento in cui accade e desiderosi di partecipare in tempo reale agli eventi, anche mentre si è alla guida, anche se questo può determinare rischi altissimi per la propria sicurezza e quella degli altri. Dobbiamo chiederci cosa porta un adulto a voler per forza rispondere ad un messaggio frivolo mentre guida sapendo che potrebbe benissimo farlo in un altro momento. La risposta è che in ognuno di noi c&#8217;è un aspetto fanciullesco, incurante di conseguenze e pericoli, su cui è assolutamente necessario lavorare ed intervenire soprattutto quando in gioco c&#8217;è la vita&#8221;.</p>
<p>Ecco alcuni dei dati più interessanti emersi dalla Ricerca.<br />
<strong>Il mancato rispetto delle regole</strong><br />
Maglia nera per il distanziamento minimo non rispettato. Su un totale di oltre 102 mila veicoli al giorno osservati lungo tre direttrici stradali in gestione ad Anas, nel 38,5% dei casi la distanza di sicurezza non è stata rispettata.<br />
Si confermano tra i comportamenti errati più diffusi, sia pure con un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno: il mancato utilizzo degli indicatori di segnalazione cambio corsia sia per la manovra di sorpasso (50,9%) sia per la manovra di rientro (50,7%) sia per l&#8217;entrata da rampa (32,9%). Da un&#8217;analisi più dettagliata sul tipo di veicolo con cui si commette l&#8217;infrazione è emerso che i più indisciplinati sono i conducenti delle berline: oltre il 64% non usa le frecce né per manovra di sorpasso né per quella di rientro. Si tratta di una percentuale ben superiore alla media globale pari al 50%.<br />
Ancora, tra i comportamenti scorretti spicca il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza da parte del conducente (10,6%) e soprattutto dei passeggeri posteriori (72,6%); il mancato uso dei seggiolini per i bambini (46,8%). Mancato rispetto delle norme del codice della strada anche per quanto riguarda il superamento del limite di velocità nel 12,9% delle situazioni osservate su strada.</p>
<p><strong>La percezione di sé e degli altri</strong><br />
Il trend emerso con la scorsa edizione della Ricerca, sulla percezione di sé e degli altri alla guida, risulta quest&#8217;anno in ulteriore crescita. Il voto che gli italiani danno a se stessi come guidatori è quasi 9, mentre il giudizio che hanno degli altri guidatori su strada è negativo e si attesta su una media di 5.4, quindi ben sotto la sufficienza.<br />
I due comportamenti più scorretti percepiti riguardano i limiti di velocità, che secondo gli intervistati vengono rispettati solo dal 40,3% degli altri guidatori, e l&#8217;uso del cellulare alla guida, solo nel 39,6% dei casi.<br />
<strong>Dispositivi di sicurezza</strong><br />
Agli intervistati è stato chiesto quanto ritenessero utile l&#8217;obbligatorietà di dispositivi di sicurezza a bordo, in particolare i sistemi safe-drive in grado di oscurare lo schermo del cellulare mentre si guida e disattivare chat, foto e video; i limitatori di velocità; e l&#8217;alcol lock. In media più dell&#8217;80% li ritiene utili e più della metà molto utili. I più favorevoli sono decisamente i patentati adulti (over 55) che si sono espressi con un voto che oscilla tra i 7.4 e i 7.6 (su un scala da 1 a 10).</p>
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		<title>Eurispes: nel 2023 oltre il 33% degli italiani sarà costretto a rinunciare alle cure</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2023 13:09:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un quarto delle famiglie italiane denuncia difficoltà economiche relativamente alle prestazioni sanitarie. Relativamente al 2022 questa difficoltà si conferma maggiore soprattutto per i cittadini delle regioni meridionali (28,5%) e delle Isole (30,5%). Inoltre un terzo dei cittadini (33,3%) afferma di aver dovuto rinunciare a prestazioni e/o interventi sanitari per indisponibilità delle strutture sanitarie e liste [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un quarto delle famiglie italiane denuncia difficoltà economiche relativamente alle prestazioni sanitarie. Relativamente al 2022 questa difficoltà si conferma maggiore soprattutto per i cittadini delle regioni meridionali (28,5%) e delle Isole (30,5%). Inoltre un terzo dei cittadini (33,3%) afferma di aver dovuto rinunciare a prestazioni e/o interventi sanitari per indisponibilità delle strutture sanitarie e liste di attesa. E questo andamento si conferma e aumenta anche nel 2023. E&#8217; il trend che emerge dal II Rapporto sul Sistema sanitario italiano &#8216;Il termometro della salute&#8217;, redatto da Eurispes ed Enpam.</p>
<p>Il Rapporto segnala inoltre che gli italiani spendono di tasca propria in salute per prestazioni e farmaci in tutto o in parte (pagamento di un ticket) non coperti dal Ssn annualmente quasi 40 miliardi di euro, raggiungendo una quota del Pil superiore al 2%. A ciò si aggiunge l&#8217;intensificarsi della mobilità sanitaria, generato dalla necessità di rivolgersi a strutture pubbliche di altre Regioni per ottenere prestazioni del Ssn di fatto non erogabili nel territorio di residenza a causa dei deficit. A questo proposito, gli importi versati dalle Regioni che &#8216;cedono&#8217; pazienti a quelle in grado di erogare le prestazioni, evidenzia Eurispes, &#8220;determinano una ulteriore difficoltà in budget sanitari già compressi dai piani di rientro. All&#8217;opposto, le Regioni che erogano molte prestazioni a cittadini non residenti possono contare su di un over-budget che rende possibile investimenti in strutture e personale, di cui beneficiano in primo luogo i cittadini residenti&#8221;.</p>
<p>In termini di efficienza la forbice tra alcune Regioni del Nord e quelle del Centro-Sud, dunque, inevitabilmente si allarga. Ai due estremi, nel 2018 la Regione Lombardia ha riscontrato un saldo positivo di quasi 809 milioni di euro, <strong>mentre la Regione Calabria un deficit di quasi 320 milioni di euro</strong> e la Regione Campania di più di 302 milioni. Oltre all&#8217;appesantimento dei conti economici delle singole sanità regionali, la mobilità sanitaria fa emergere il fenomeno rappresentato da quasi 1,5 milioni di cittadini che nel 2018 per curarsi hanno dovuto rivolgersi al di fuori della regione di residenza.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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