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	<title>incidente probatorio Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 02 Oct 2020 17:29:52 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Barcone in fiamme nel Crotonese: oggi incidente probatorio, 4 finanzieri indagati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2020 17:29:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Crotone &#8211; E&#8217; durato quasi cinque ore l&#8217;incidente probatorio relativo all&#8217;indagine che coinvolge i 4 finanzieri di Crotone indagati dalla Procura per omicidio colposo plurimo e naufragio colposo in seguito alla morte di quattro migranti avvenuta il 30 agosto scorso nell&#8217;esplosione, al largo delle coste crotonesi, della barca a vela sulla quale si trovavano. Anche due dei finanzieri oggi indagati rimasero feriti. L&#8217;incidente probatorio ha avuto lo scopo di cristallizzare e acquisire agli atti le testimonianze di sette migranti che erano a bordo per ricavarne elementi utili a ricostruire la dinamica dell&#8217;incidente prima che gli stessi migranti si trasferiscano in altre città se non addirittura all&#8217;estero. </p>
<p>In aula sono comparsi sette migranti (due somali, un egiziano e quattro pakistani), di cui sei minori, che con l&#8217;aiuto degli interpreti hanno raccontato quei momenti. Le versioni fornite hanno concordato principalmente su due punti: che c&#8217;è stato un rabbocco di carburante prima dell&#8217;esplosione e che quest&#8217;ultima è avvenuta a centro barca. Tutti hanno sottolineato come i finanzieri si siano prodigati per salvare i migranti caduti in mare dopo l&#8217;esplosione. Dal racconto fatto in aula, rispondendo alle domande del pm Pasquale Festa, è emerso che dopo l&#8217;arrivo sulle coste calabresi, a Sellia Marina, la barca a vela &#8211; dalla quale erano sbarcati una ventina di migranti oltre agli scafisti &#8211; è stata scortata dai mezzi della Guardia di finanza e della Capitaneria di porto verso Crotone navigando a motore. Dopo quasi due ore di navigazione il motore si è spento all&#8217;altezza delle coste di Isola Capo Rizzuto. A quel punto, hanno raccontato i migranti, i due finanzieri che erano a bordo del veliero hanno provato a riaccenderlo ed hanno proceduto ad un rabbocco di carburante con l&#8217;aiuto di una persona dello Sri Lanka (che è uno dei migranti deceduti). </p>
<p>Dopo un primo tentativo andato a vuoto, si è deciso di trainare l&#8217;imbarcazione; durante il traino è stato fatto ripartire il motore, ma qualche minuto dopo c&#8217;è stata l&#8217;esplosione, avvenuta nella parte centrale della barca non quindi nella zona di poppa dove si trova il motore. Solo successivamente all&#8217;esplosione c&#8217;è stato l&#8217;incendio e una successiva esplosione. Un dato questo non secondario visto che le difese, rappresentate dagli avvocati Pasquale Carolei, Filly Pollinzi ed Emanuele D&#8217;Alessandro hanno evidenziato che il gasolio non è un carburante che esplode. I testimoni hanno anche riferito della presenza di taniche di carburante a bordo della barca ma non sono stati concordi sulla quantità (alcuni hanno parlato di 7 altri di 10), sulle capacità diverse (20 e 50 litri) e sulla ubicazione (sottocoperta o vicino al timone). Alcuni migranti hanno riferito di avere sentito, sottocoperta, odore di benzina ed altri hanno indicato la presenza di una bombola di gas e di un fornello da cucina. Il prossimo passo nell&#8217;indagine sarà il recupero del relitto dal cui esame si potrebbero avere dei dati tecnici rilevanti sulle cause dell&#8217;esplosione.</p>
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		<title>Domani incidente probatorio per la morte del bimbo calabrese di 2 anni con &#8220;pacemaker al contrario&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 09:17:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Francesco Saccomanno. Bambino Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[incidente probatorio]]></category>
		<category><![CDATA[pacemarker]]></category>
		<category><![CDATA[Polistena]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La verità sarà accertata nel corso del procedimento, ma la nostra consulenza tecnica di parte ravvisa queste responsabilità&#8221;. A dirlo all’AdnKronos è l’avvocato Domenico Naccari, che rappresenta la famiglia di Giacomo Francesco Saccomanno, il bimbo calabrese di 2 anni morto all’ospedale Bambin Gesù di Roma per un pacemaker, questa è l’ipotesi accusatoria, impiantato al contrario. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La verità sarà accertata nel corso del procedimento, ma la nostra consulenza tecnica di parte ravvisa queste responsabilità&#8221;. A dirlo all’AdnKronos è l’avvocato Domenico Naccari, che rappresenta la famiglia di Giacomo Francesco Saccomanno, il bimbo calabrese di 2 anni morto all’ospedale Bambin Gesù di Roma per un pacemaker, questa è l’ipotesi accusatoria, impiantato al contrario. Per la morte del bambino, sono 8 i medici indagati con l’accusa di omicidio in cooperazione colposa consistita da negligenza, imprudenza ed imperizia. Martedì si svolgerà davanti al gip di Roma l’incidente probatorio.<br />
&#8220;A nostro avviso – spiega il legale all’AdnKronos &#8211; le accuse sono fondate, poi ovviamente la nostra perizia sarà oggetto dei periti del tribunale. Riteniamo ci possa essere stata una concatenazione di responsabilità e di eventi, naturalmente nel corso dell’incidente probatorio dovrà essere accertato se effettivamente c’è stata davvero questa catena di responsabilità o se ci sono delle singole responsabilità&#8221;.<br />
La denuncia alle autorità giudiziarie è stata sporta dal nonno del bambino, l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno. Il bambino, di Rosarno (RC), era nato con un problema al cuore, un &#8220;blocco atrioventricolare completo congenito&#8221;, ragion per cui nel 2016 è stata operato a Taormina nel Centro cardiologico pediatrico Mediterraneo del Bambin Gesù. Stando alla perizia di parte, e come si legge nell’ordinanza di ammissione di incidente probatorio del Gip di Roma, i medici che hanno eseguito l’intervento avrebbero impiantano il pacemaker al contrario, in sostanza girato verso il basso.<br />
Sarebbe stato questo errore a provocare quello che viene definito un &#8220;cappio con progressivo strangolamento dell’arteria polmonare ed una compressione dell’anello mitralico, così concorrendo a cagionare la morte&#8221; del bambino, insieme a una serie di quelle che vengono definite colpe, negligenze, imprudenze e imperizie. Due anni dopo l’intervento, infatti, il bambino è stato ricoverato al Bambin Gesù di Roma, ma i cardiologi, sempre stando alla ricostruzione accusatoria, non si sarebbero resi conto della gravità del caso, circostanza che avrebbe portato a ritardare gli esami da fare.<br />
Nel mese di settembre del 2018, poi, il cardiologo, nel corso di un controllo, ha riscontrato problemi al cuore, ma la tac sarebbe stata fissata a novembre. Un mese più tardi le condizioni di salute del bambino si erano aggravate, tanto da rendere necessario un nuovo intervento chirurgico che però, stando sempre all’ipotesi accusatoria, avrebbe seguito una proceduta errata, e due giorni dopo il bambino è deceduto.<br />
&#8220;Il decesso del piccolo Giacomo Francesco Saccomanno, di appena 24 mesi, presso il Bambin Gesù di Roma, avvenuto il 03 gennaio 2019, ha destato sconforto e dolore nella famiglia e nella comunità calabrese, che tanto affidamento faceva in tale struttura sanitaria&#8221;, si legge in una nota dell’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, nonno del bambino che ha presentato la denuncia da cui è scaturita l’indagine. &#8220;La vicenda – afferma il nonno del bambino &#8211; si presenta di estrema gravità in quanto al piccolo è stato applicato, alla nascita, in modo errato, l’impianto di pacemaker presso l’ospedale di Taormina, facente parte della struttura romana, e poi, nel tempo, i medici del Bambin Gesù, che lo hanno visitato ogni tre mesi, hanno trattato il caso con molta leggerezza&#8221;. La presenza &#8220;di un qualcosa di strano – prosegue la nota &#8211; si era già palesata nell’aprile 2018, ma i medici negligentemente non l’hanno presa in debita considerazione. Poi, cosa ancora più grave, hanno ritardato nell’eseguire la Tac (prescritta a settembre ed eseguita a novembre) e, infine, hanno rinviato immotivatamente l’intervento chirurgico che avrebbe salvato la vita al paziente&#8221;.<br />
In sostanza, &#8220;la cattiva esecuzione dell’impianto ha creato un cappio attorno al cuoricino di Giacomo, più cresceva e più stringeva, ad aprile ci sono stati i primi evidenti segnali, a settembre è stata accertata l’anomalia, a novembre con la Tac si è avuta la certezza, l’intervento doveva avvenire nella immediatezza e, invece, è stato rinviato più volte, consentendo al piccolo di tornare in Calabria&#8221;. Il 31 dicembre del 2018, racconta il nonno, &#8220;il bambino si è sentito male ed è stato portato presso l’Ospedale di Polistena. Qui riscontrata la gravità, i medici si sono interfacciati con il Bambin Gesù e con la cardiochirurga dott.ssa Albanese, che lo aveva in cura, decidendo l’immediato trasferimento in codice rosso e con aereo militare. Giunto a Roma, intorno alle 21, veniva ricoverato, ma non trovava l’equipe per l’immediato intervento. Era Capodanno&#8221;.<br />
Durante la notte, aggiunge il nonno, &#8220;Giacomo è deceduto, ore 5.40 circa, per un arresto cardiaco dovuto al cappio. E&#8217; stato tenuto in vita artificialmente ed operato anche se oramai cerebralmente non più reattivo. Di ciò non sono stati informati i genitori che sino al 03 gennaio 2019 hanno sperato di poter riabbracciare il piccolo Giacomo&#8221;.<br />
Poi la nota conclude: &#8220;Solo la sera del 3 gennaio è stata comunicata la morte del bambino. Questi i fatti che sono ben descritti nella Ctp e che saranno alla base dell’incidente probatorio che dovrà far luce su tante negligenze, superficialità, colpe e indifferenza. E inutile, allo stato, rilevare altre sfaccettature molto inquietanti&#8221;.<br />
La direzione dell’ospedale in una nota di replica scrive: &#8220;La ricostruzione della vicenda è lontana dalla realtà. Non esiste nessun pacemaker “messo al contrario”. L’affermazione non ha alcun senso dal punto di vista clinico e non trova riscontro negli accertamenti finora effettuati finanche dai consulenti della famiglia. Vi è stata, invece, una complicanza prevista in letteratura che si registra in pochissimi casi e risolvibile chirurgicamente. L’intervento era stato già programmato. Ma il bambino purtroppo, in attesa di tornare a ricovero, ha contratto un virus e poi una polmonite che gli è risultata fatale. L’ospedale è vicino alla famiglia e fiducioso del lavoro della magistratura&#8221;.</p>
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		<title>Genesi, Procura Salerno chiede incidente probatorio con Petrini</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/genesi-procura-salerno-chiede-incidente-probatorio-con-giudice-petrini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2020 14:27:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[genesi]]></category>
		<category><![CDATA[incidente probatorio]]></category>
		<category><![CDATA[petrini]]></category>
		<category><![CDATA[Salerno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarà un incidente probatorio (confronto diretto) a stabilire le presunte responsabilità del giudice Marco Petrini nelle accuse di corruzione in favore del malavitoso cosentino Francesco Patitucci. E’ quanto chiede la Procura di Salerno, competente per territorio su quella di Catanzaro dove prestava servizio il magistrato di Corte d’Appello nell’inchiesta Genesi. Secondo le accuse Petrini avrebbe [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà un incidente probatorio (confronto diretto) a stabilire le presunte responsabilità del giudice Marco Petrini nelle accuse di corruzione in favore del malavitoso cosentino Francesco Patitucci.<br />
E’ quanto chiede la Procura di Salerno, competente per territorio su quella di Catanzaro dove prestava servizio il magistrato di Corte d’Appello nell’inchiesta Genesi.<br />
Secondo le accuse Petrini avrebbe ricevuto nel 2019 la somma di 7.500 euro in due tranche dagli avvocati Marcello Manna (attuale sindaco di Rende) e Fabio Gullo, difensori del presunto elemento appartenente alla cosca cosentina dei Lanzino.<br />
Dopo il processo che ne decretò l’assoluzione i legali del Patitucci avrebbero ‘saldato’ il favore con ulteriori 5000 euro.</p>
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