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	<title>imprenditori Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>VIDEO-Bancarotta di una società di calcestruzzi, due imprenditori finiscono ai domiciliari nel Crotonese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 10:08:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Nella mattinata odierna, i finanzieri del Comando Provinciale di Crotone hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare personale e reale, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Crotone, su richiesta della Procura della Repubblica pitagorica guidata dal dott. Domenico Guarascio, sottoponendo agli arresti domiciliari due imprenditori, in quanto ritenuti responsabili della [&#8230;]</p>
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<p>Nella mattinata odierna, i finanzieri del Comando Provinciale di Crotone hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare personale e reale, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Crotone, su richiesta della Procura della Repubblica pitagorica guidata dal dott. Domenico Guarascio, sottoponendo agli arresti domiciliari due imprenditori, in quanto ritenuti responsabili della bancarotta di una società, operante nel settore della produzione del calcestruzzo. La società era stata portata al dissesto dopo aver accumulato, tra gli anni 2012 e 2024, debiti erariali per oltre 650 mila euro, mentre il suo patrimonio era stato depauperato e privato delle risorse finanziarie necessarie alla prosecuzione dell’attività d’impresa. Gli indagati, infatti, avevano distratto denaro e beni aziendali trasferendoli a due nuove società costituite ad hoc, determinando un passivo fallimentare pari a circa 1 milione di euro.</p>
<p>In esecuzione del citato provvedimento cautelare, sono state, inoltre, sottoposte a sequestro, per un valore complessivo pari a circa 400 mila euro, anche le quote delle tre società coinvolte, nonché i compendi aziendali delle due nuove società, con sede in Roccabernarda (KR) ed operanti nel medesimo settore commerciale della fallita, poiché ritenute meri veicoli strumentali alla reiterazione dell’attività illecita posta in essere dai due imprenditori a discapito dell’erario e dei creditori. Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno dato conto di come gli indagati, avvalendosi della collaborazione dei propri familiari, avevano cagionato il dissesto della società autofinanziandosi attraverso la dolosa, sistematica e pluriennale evasione dei tributi fiscali e degli oneri previdenziali. Non solo, tale schema comportamentale si era accompagnato ad un progressivo depauperamento della società, realizzato attraverso inequivocabili condotte distrattive: tutti gli asset posseduti dalla società fallita &#8211; compresi anche i relativi beni mobili &#8211; erano stati ceduti a condizioni inique o addirittura senza il pagamento di alcun corrispettivo a beneficio delle nuove società riconducibili ai medesimi imprenditori.</p>
<p>Infine, a completamento del disegno criminoso, le indagini hanno consentito di accertare lo svuotamento dei conti correnti della fallita mediante prelevamenti e bonifici privi di giustificazione economica e volti al solo soddisfacimento di benefici personali non inerenti all’attività di impresa.</p>
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		<title>Reggio, incendio furgone imprenditori antiracket: arrestato Diego Rosmini, contestato metodo mafioso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 16:06:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Saverio Santagati &#8211; su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, rappresentata dal procuratore Giuseppe Borrelli e dai sostituti Sara Amerio e Marco Antonio De Pasquale- ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Diego Rosmini, 54 anni, noto negli ambienti cittadini con il soprannome di “<em>Dieguccio ricarica</em>”.  L’uomo è accusato di essere il responsabile dell’incendio che, nella notte del 7 ottobre 2025, distrusse un furgone appartenente al caseificio “<em>Delizie della Natura”</em>, azienda riconducibile agli imprenditori Demetrio e Pasquale Praticò, aderenti all’associazione antiracket “<em>Reggio Libera Reggio</em>”. Nell’inchiesta viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.</p>
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<div id="vr-uad04ru6kkg-responsive">Secondo la ricostruzione degli investigatori, il rogo sarebbe stato appiccato in via Fra’ Gesualdo Melacrinò, nel cuore del centro storico reggino. Le fiamme, partite da un Peugeot Boxer dell’azienda, si sarebbero successivamente estese ad altri veicoli parcheggiati nelle vicinanze, danneggiando una Fiat 500, un Renault Master e parte di un edificio adiacente, compresi il portone d’ingresso e la facciata. L’incendio avrebbe inoltre messo a rischio l’incolumità dei residenti dello stabile.</div>
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<p>L’identificazione del presunto autore sarebbe stata possibile grazie all’attività della Squadra mobile di Reggio Calabria, che avrebbe ricostruito con precisione i movimenti dell’uomo attraverso le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti nella zona. I filmati avrebbero immortalato una persona arrivare sul posto in bicicletta, avvicinarsi al mezzo, versare liquido infiammabile e appiccare il fuoco prima di allontanarsi. Le successive verifiche investigative avrebbero consentito di collegare quel percorso a Rosmini, anche grazie all’individuazione di una bicicletta ritenuta compatibile con quella ripresa dalle telecamere e alla ricostruzione del tragitto seguito fino all’area in cui risiede l’indagato. Pur non avendo riportato condanne definitive per associazione mafiosa, Rosmini viene indicato dagli inquirenti come figura di rilievo all’interno dell’omonima cosca. Nell’ordinanza cautelare viene infatti descritto come “esponente di spicco dell’omonima cosca”, mentre alcuni collaboratori di giustizia lo avrebbero definito “<em>una delle colonne portanti del sodalizio</em>”.</p>
<p>Nel motivare la misura cautelare, il Gip evidenzia che “<em>sussistono i gravi indizi di colpevolezza</em>” nei confronti dell’indagato, sottolineando inoltre il rischio di reiterazione del reato e di possibile inquinamento delle prove. Sebbene il movente dell’episodio non sia stato ancora completamente chiarito, il giudice attribuisce all’azione un preciso significato intimidatorio. Nell’ordinanza si legge infatti che l’incendio avrebbe avuto “<em>una valenza nitidamente intimidatoria”</em>. Per quanto riguarda l’aggravante mafiosa, i magistrati ritengono che il gesto sia riconducibile a una logica di intimidazione tipica della criminalità organizzata. Secondo il provvedimento, “<em>l’azione appare inequivocabilmente dimostrativa della volontà di recare un avvertimento di carattere ‘ndranghetistico nei confronti di due imprenditori iscritti all’associazione antiracket ‘Reggio Libera Reggio’, mediante un gesto eclatante che, non solo nei loro confronti, ma altresì in generale nel territorio di riferimento, appare percepibile come promanante dalla criminalità organizzata</em>”.</p>
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		<title>Reggio Calabria, due dipendenti del Comune e due imprenditori arrestati per corruzione</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/reggio-calabria-due-dipendenti-del-comune-e-due-imprenditori-arrestati-per-corruzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 07:21:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Due dipendenti dell&#8217;ufficio tecnico del Comune di Reggio Calabria e due imprenditori, sono stati arrestati per corruzione. Secondo le prime informazioni trapelate il blitz è avvenuto questa mattina quando gli agenti della squadra mobile hanno eseguito un&#8217;ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta del procuratore Giuseppe Borrelli. Un dipendente pubblico è stato portato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Due dipendenti dell&#8217;ufficio tecnico del Comune di Reggio Calabria e due imprenditori, sono stati arrestati per corruzione. Secondo le prime informazioni trapelate il blitz è avvenuto questa mattina quando gli agenti della squadra mobile hanno eseguito un&#8217;ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta del procuratore Giuseppe Borrelli.</p>
<p>Un dipendente pubblico è stato portato in carcere mentre per gli altri tre indagati il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari. Gli episodi riguardano la gestione degli appalti pubblici e il rilascio di autorizzazioni agli imprenditori reggini coinvolti che sono amministratori di due società sequestrate.</p>
<p>Le misure cautelari hanno riguardato: <strong>Arturo Arcano, </strong>63 anni, dipendente comunale, arrestato in carcere;<br />
<strong>Giancarlo Cutrupi, </strong>61 anni,  dipendente comunale, ai domiciliari;  <strong>Demetrio Cama, </strong>51 anni<strong>, </strong> imprenditore, ai domiciliari e <strong>Antonino Scopelliti, </strong>37 anni<strong>, </strong>ai domiciliari.</p>
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		<title>Crotone, bancarotta fraudolenta nel settore commercio delle carni: tre imprenditori arrestati</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/crotone-bancarotta-fraudolenta-nel-settore-commercio-delle-carni-tre-imprenditori-arrestati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 09:03:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nella mattinata odierna, i finanzieri del Comando Provinciale di Crotone hanno dato esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Crotone, su richiesta della Procura della Repubblica pitagorica guidata dal dott. Domenico Guarascio, a carico di tre imprenditori (di cui due destinatari della custodia cautelare in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella mattinata odierna, i finanzieri del Comando Provinciale di Crotone hanno dato esecuzione ad un provvedimento di custodia cautelare, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Crotone, su richiesta della Procura della Repubblica pitagorica guidata dal dott. Domenico Guarascio, a carico di tre imprenditori (di cui due destinatari della custodia cautelare in carcere ed uno degli arresti domiciliari), in quanto ritenuti responsabili della bancarotta di tre aziende operanti nel commercio all’ingrosso delle carni, portate al dissesto attraverso il depauperamento delle risorse finanziarie aziendali e la distrazione dei beni aziendali, tra l’altro, accumulando, tra gli anni 2016 e 2024, debiti erariali per oltre € 730.000,00. In esecuzione del citato provvedimento cautelare, sono state sottoposte a sequestro le quote societarie e le 6 società di comodo costituite, aventi sede in Rocca di Neto (KR) ed operanti nel medesimo settore commerciale, poiché ritenute il mero strumento attraverso il quale gli indagati hanno potuto reiterare indisturbati le proprie condotte illecite a discapito dell’erario e dei creditori.</p>
<p>Le indagini, condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, hanno dato conto di come i soggetti attinti dalle misure cautelari, in concorso tra loro, abbiano amministrato tre società, tutte dichiarate fallite ed operanti nel commercio all’ingrosso di carni, come un’unica entità aziendale seguendo una preordinata strategia spiccatamente criminale, fondata sulla sistematica evasione dei tributi fiscali, sulla pluriennale elusione delle obbligazioni previdenziali e sulla pervicace distrazione delle utilità derivanti dall’esercizio dell’attività di impresa, utilità in realtà destinate al soddisfacimento di scopi esclusivamente personali. Non solo, tale schema comportamentale si è accompagnato alla predeterminata volontà di celare il proprio agire illecito alle spalle di altri soggetti compiacenti, nella loro veste di amministratori di diritto, in modo da vanificare o osteggiare le azioni recuperatorie e revocatorie poste in essere dal ceto creditorio.</p>
<p>Infine, a completamento del disegno criminoso, il raggiungimento di un conclamato stato di decozione delle società coinvolte, condotte al fallimento una dopo l’altra seguendo un modello ad effetto domino, lasciando ai debitori solo mere scatole societarie vuote, poiché gravate da pesanti esposizioni debitorie verso il fisco, prive di beni mobili ed immobili intestati e di dipendenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>VIDEO-Reggio Calabria, confiscati beni per 20 milioni di euro a diversi imprenditori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 08:50:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-372224-2" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/03/DownloadFile-3.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/03/DownloadFile-3.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/03/DownloadFile-3.mp4</a></video></div>
<p>Il Comando Provinciale Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha eseguito un provvedimento della Corte di Appello presso il Tribunale di Reggio Calabria che ha disposto la confisca definitiva di ditte individuali, società, cespiti immobiliari, autovetture, rapporti bancari e finanziari e orologi di lusso, per un valore complessivo di oltre 20 milioni di euro. Tale misura ablativa è stata applicata a conclusione di un&#8217;istruttoria patrimoniale, sviluppata dal G.I.C.O. del Nucleo PEF di Reggio Calabria, a seguito delle indagini condotte nell’ambito dell’operazione “Araba Fenice”, dirette dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia. In tale con testo investigativo, era emerso il coinvolgimento di un “cartello criminale” formato da esponenti di rilievo delle cosche di ‘ndrangheta CHIRICO, MUSOLINO, FICARA-LATELLA, ROSMINI, FONTANA-SARACENO, FICAREDDI, CONDELLO, NICOLO’-SERRAINO impegnati nei lavori di completamento di numerosi edifici costruiti nella zona sud di Reggio Calabria.</p>
<p>Lo scopo della suddetta “intesa criminale” era quello di realizzare un’“equa” spartizione dei lavori di ultimazione del rilevante complesso immobiliare in parola, consentendo alle predette articolazioni di ‘ndrangheta territoriali di realizzare illecitamente profitti e vantaggi a favore di “imprese mafiose”, anche attraverso la “liquidazione” delle imprese pulite che già partecipavano ai predetti lavori di costruzione. In particolare, si elevava come figura-cardine del suddetto sistema illecito un imprenditore reggino (poi diventato collaboratore di giustizia) che, anche partecipando e sovrintendendo a summit nei quali veniva decisa e concordata la predetta “spartizione mafiosa”, si occupava di distribuire e assegnare i dianzi accennati lavori di completamento degli edifici costruiti da una società di cui era “socio occulto” (ovverosia lavori di sbancamento, pavimentazione, intonacatura, installazione impianti elettrici, idraulici e di condizionamento) a diverse imprese riconducibili alle suddette famiglie di ‘ndrangheta.</p>
<p>E ciò, anche attraverso tutta una serie di intestazioni fittizie di società e beni immobili e tutelando l’impianto contabile del suo “gruppo societario di fatto” attraverso l’emissione e la ricezione di un’indeterminata serie di fatture per operazioni inesistenti, che consentivano al predetto di ottenere la “quadratura” della contabilità delle ditte e delle società al medesimo riconducibili, in modo tale che le stesse continuassero ad essere operative sul mercato e in grado di generare profitti e vantaggi ingiusti. All’esito dei vari gradi di giudizio, si è addivenuti alla confisca definitiva dell’intero patrimonio aziendale di n. 2 ditte individuali, n. 3 società di persone, nonché delle quote di una società di capitali, n. 6 immobili, n. 1 autovettura, denaro contante pari a 53.650,00 euro, n. 8 orologi preziosi, per un valore complessivo stimato in oltre 20 milioni di euro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/video-reggio-calabria-confiscati-beni-per-20-milioni-di-euro-a-diversi-imprenditori/">VIDEO-Reggio Calabria, confiscati beni per 20 milioni di euro a diversi imprenditori</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>VIDEO-Patrimonio di oltre 200 Mln confiscato ad imprenditori di Acerra, sigilli ad immobili a Cosenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 08:32:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria &#8211; G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un decreto di confisca emesso dal Tribunale di Napoli &#8211; Sezione Misure di Prevenzione, avente a oggetto un patrimonio del valore complessivo di oltre 204 milioni di euro, riconducibile ai fratelli Giovanni, Cuomo e Salvatore Pellini, imprenditori di Acerra [&#8230;]</p>
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<p>Militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria &#8211; G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un decreto di confisca emesso dal Tribunale di Napoli &#8211; Sezione Misure di Prevenzione, avente a oggetto un patrimonio del valore complessivo di oltre 204 milioni di euro, riconducibile ai fratelli Giovanni, Cuomo e Salvatore Pellini, imprenditori di Acerra operanti nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali. Il provvedimento di confisca, suscettibile di impugnazione, riguarda 8 compendi aziendali, con sedi nelle province di Napoli, Frosinone e Roma, 224 immobili ubicati nelle province di Napoli, Salerno, Caserta, <strong>Cosenza</strong>, Latina e Frosinone, 75 terreni, 70 rapporti finanziari, 72 autoveicoli, 3 imbarcazioni e 2 elicotteri, per un valore complessivo pari a euro 204.914.706.</p>
<p>Il provvedimento rappresenta l’ultimo sviluppo di un articolato iter giudiziario avviato nel 2017, quando il patrimonio degli imprenditori fu sottoposto a sequestro di prevenzione a seguito della loro condanna definitiva per disastro doloso continuato e degli accertamenti patrimoniali che avevano evidenziato una marcata sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati. Le indagini dei finanzieri avevano infatti ricondotto una parte rilevante delle ricchezze accumulate ai proventi del traffico illecito di rifiuti nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”.  Dopo una prima confisca nel 2019, confermata in appello nel 2023, nell’aprile 2024 la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento per vizi di carattere formale, disponendo la restituzione dei beni. La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ritenendo tuttora sussistenti i presupposti della misura e permanenti gli elementi di pericolosità qualificata e di sproporzione patrimoniale, ha quindi disposto una nuova e approfondita ricognizione patrimoniale, estesa anche ai nuclei familiari.</p>
<p>Nel maggio 2024 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli ha nuovamente sequestrato i beni e, con decreto depositato il 19 febbraio 2026, all’esito dell’istruttoria camerale, ha disposto la confisca, ribadendo la perdurante pericolosità qualificata dei proposti, la strutturale e significativa sproporzione tra il patrimonio accumulato nel tempo e i redditi leciti dichiarati e l’inidoneità delle giustificazioni difensive atte a dimostrare, in modo plausibile e documentalmente riscontrabile, la provenienza delle risorse impiegate.</p>
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		<title>False fatture e autoriciclaggio: finiscono ai domiciliari due imprenditori del Cosentino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 09:00:52 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Castrovillari, hanno eseguito la misura degli arresti domiciliari nei confronti di due imprenditori ed il correlato sequestro di denaro e altre utilità, anche quale provento delle attività illecite, per oltre due milioni e mezzo di euro; tale provvedimento cautelare è stato disposto anche nei confronti delle società coinvolte, ex D. Lgs 231/2001.<br />
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, è stata condotta dai militari della Compagnia di Castrovillari, ed è nata a seguito di un controllo d’iniziativa di carattere amministrativo svolto dai militari, nei confronti della società di uno degli imprenditori indagati, dal quale sarebbero emerse numerose anomalie di carattere fiscale. In particolare, la società avrebbe usufruito di un credito di imposta e, quindi, di uno “sconto” sulle imposte da versare all’erario, correlato all’acquisto/investimento in beni strumentali all’esercizio dell’impresa, non rinvenuti all’atto dell’accesso e dei quali, alcuni giorni dopo il rilievo, il rappresentante legale ne formalizzava una denuncia di furto, simulando la commissione di un reato.</p>
<p>Nel prosieguo delle indagini sarebbe poi emerso che detti beni erano stati acquistati presso una società di Roma, evasore totale da numerosi anni, riconducibile allo stesso rappresentante legale, che non avrebbe potuto effettuare la cessione/fornitura in argomento in quanto a sua volta non avrebbe mai fatto registrare alcun acquisto, non avendo una sede operativa né lavoratori alle dipendenze, trattandosi sostanzialmente di “cartiera” strumentalmente utilizzata per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, dallo stesso imprenditore calabrese non solo per l’operazione in contestazione ma anche nei confronti di altri soggetti tra cui il fratello. All’esito delle successive indagini finanziarie, inoltre, sarebbe emerso l’immediato reimpiego delle somme provento delle fatture false, classico stratagemma alla base del sistema di autoriciclaggio.</p>
<p>Nell’ambito della medesima indagine è stata individuata una società agricola, riconducibile allo stesso imprenditore che avrebbe utilizzato false fatturazioni per ottenere un contributo stanziato dall’Unione Europea a sostegno dell’agricoltura, per oltre 55 mila euro. L’operazione di servizio testimonia la stretta sinergia operativa tra la Procura della Repubblica di Castrovillari e la Guardia di finanza a tutela degli interessi economico – finanziari dello Stato, nella consapevolezza che il contrasto all’evasione fiscale contribuisce al processo di ripresa e di rilancio dell’economia del Paese e favorisce quindi una più equa ripartizione del prelievo impositivo tra i cittadini.</p>
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		<title>VIDEO-Gli imprenditori di Cutro Domenico e Gaetano Oppido arrestati dalla DIA a Bologna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 09:22:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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<p>La Direzione Investigativa Antimafia, su delega della Procura Generale di Bologna, ha dato esecuzione a due ordinanze di esecuzione pena definitiva nei confronti di Domenico Oppido e del padre Gaetano a seguito della pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che ha irrevocabilmente confermato le condanne già inflitte ai due imprenditori in primo e secondo grado, rispettivamente dal Tribunale di Reggio Emilia e dalla locale Corte d&#8217;Appello, a 6 anni e 4 mesi e 3 anni e 8 mesi di reclusione, per una truffa, aggravata dall&#8217;aver agito per agevolare l&#8217;attività di una struttura &#8216;ndranghetistica operante in Emilia, storicamente legata alla cosca Grande Aracri di Cutro.</p>
<p>L&#8217;illecito, ricostruito dalla Dia felsinea in esito alla nota operazione Grimilde, era consistito nella creazione di una falsa sentenza apparentemente emessa dalla Corte di Appello di Napoli, che aveva indotto il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ingannandolo sulla sua autenticità, a pagare una somma di 2,25 milioni di euro a favore di una società riconducibile ai due arrestati. L&#8217;accordo fraudolento sottostante a tale episodio prevedeva che i proventi sarebbero stati spartiti tra i correi e diversi esponenti &#8216;ndranghetistici.</p>
<p>Gli Oppido sono stati altresì recentemente destinatari di un provvedimento di confisca di primo grado eseguito sempre dalla Direzione Investigativa Antimafia, di ingente valore, emesso dal Tribunale bolognese &#8211; Sezione Misure di Prevenzione, ancora non definitivo, originato da una proposta congiunta del Procuratore della Repubblica di Bologna e del direttore della Dia. </p>
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		<title>Reggio Calabria, Divisione anticrimine Polizia confisca beni per un valore di 50 milioni di euro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/reggio-calabria-divisione-anticrimine-polizia-confisca-beni-per-un-valore-di-50-milioni-di-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2025 11:12:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle scorse ore, personale della Divisione Anticrimine della Questura di Reggio Calabria ha dato esecuzione al decreto di confisca del capitale sociale per intero o pro quota e del patrimonio di 12 società, 6 veicoli, 315 fabbricati, 21 terreni, nonché il sequestro dei rapporti finanziari comunque riconducibili a due fratelli, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Ufficio Misure di Prevenzione, che ha parzialmente accolto, come del resto il precedente decreto di sequestro, la proposta avanzata nel 2022, a firma congiunta, dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria e dal Questore di Reggio Calabria. Il Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione ha ritenuto che si era delineata in maniera particolarmente nitida la figura degli imprenditori compiacenti, che avevano instaurato sin dall’esordio della loro attività un rapporto di proficuo scambio di utilità con la criminalità di stampo mafioso, anche perché dal compendio probatorio proveniente dal parallelo procedimento penale in tutto il corso della vita imprenditoriale il gruppo non solo era vittima, ma era stato  anche favorito dalle cosche all’occorrenza. </p>
<p>Gli accertamenti patrimoniali avevano infatti evidenziato come l’acquisto di alcune quote del capitale sociale delle società a loro riconducibili sia stato lo strumento per ottenere il controllo di fatto delle decisioni aziendali e, di conseguenza, dell’incremento del relativo patrimonio aziendale. I due imprenditori erano stati originariamente ritenuti soggetti socialmente pericolosi per appartenenza alla criminalità organizzata di stampo mafioso e sottoposti a custodia cautelare in carcere, nell’ambito del procedimento denominato “Libro Nero”, in cui erano stati considerati come partecipi e imprenditori di riferimento della cosca Libri imperante sul territorio di Reggio Calabria. L’Ufficio di Procura successivamente aveva esercitato l’azione penale con l’accusa di partecipazione ad associazione mafiosa per uno dei fratelli, mentre nei confronti dell’altro l’accusa è stata rimodulata in quella di concorso esterno. </p>
<p>Il procedimento penale, definito con rito abbreviato, si è concluso con la condanna di entrambi i fratelli per il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa alla pena di anni 6 e mesi 8 di reclusione per uno di essi e alla pena di anni 4 di reclusione per concorso esterno per l’altro. La misura ablatoria eseguita ha consentito di sottoporre a confisca beni mobili ed immobili ed utilità aziendali per un valore complessivamente stimato di circa 50 milioni di euro. </p>
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		<title>Nel cosentino gli imprenditori dicono &#8221;No&#8221; al racket con l&#8217;Associazione &#8220;Lucio Ferrami&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/nel-cosentino-gli-imprenditori-dicono-no-al-racket-con-lassociazione-lucio-ferrami/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2025 10:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel Cosentino, un passo significativo verso la libertà e la giustizia ha preso forma con la nascita dell’Associazione antiracket “Lucio Ferrami”. Questo progetto unico nella Calabria settentrionale è frutto del coraggio di imprenditori e vittime di usura ed estorsione che hanno scelto di ribellarsi alla criminalità organizzata, rompendo un silenzio che per decenni ha protetto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel Cosentino, un passo significativo verso la libertà e la giustizia ha preso forma con la nascita dell’<em>Associazione antiracket “Lucio Ferrami”</em>. Questo progetto unico nella Calabria settentrionale è frutto del coraggio di imprenditori e vittime di usura ed estorsione che hanno scelto di ribellarsi alla criminalità organizzata, rompendo un silenzio che per decenni ha protetto l’operato dei clan mafiosi locali. L’associazione porta il nome di <strong>Lucio Ferrami</strong>, imprenditore assassinato nel 1981 dai clan cetraresi per essersi rifiutato di pagare il “pizzo” e aver denunciato i suoi estorsori. Il suo omicidio, rimasto impunito, è oggi un simbolo di resistenza e denuncia. Grazie all’attività dell’associazione, oggi chi decide di denunciare non è più solo. Gli imprenditori che scelgono di costituirsi parte civile nei processi contro estorsori e usurai trovano un sostegno concreto per affrontare le difficoltà legali e finanziarie che spesso seguono la denuncia.</p>
<p>I risultati parlano chiaro: negli ultimi due anni, lo sportello antiracket di Cosenza ha seguito 23 vittime di usura ed estorsione, offrendo loro supporto psicologico, legale, finanziario e commerciale. Per 11 di loro è stata presentata con successo l’istanza di accesso al Fondo di solidarietà, ottenendo risarcimenti a fondo perduto per casi di estorsione e finanziamenti a tasso zero per episodi di usura. Inoltre, 11 imprenditori sono stati accompagnati nei procedimenti penali come parte civile, in ben 7 processi istruiti dalla procura antimafia di Catanzaro. Tra questi, si contano il maxiprocesso “Reset”, che ha coinvolto le cosche tra Cosenza e Rende, e altri procedimenti legati a clan attivi nell’Alto Tirreno, nello Jonio Cosentino e nella Sibaritide. L’associazione non si limita al supporto legale ma si impegna attivamente nelle udienze, costituendosi parte civile nei principali processi contro le organizzazioni mafiose locali, come il processo “Katarion” contro i clan di Cetraro.</p>
<p>Questo impegno è guidato da <strong>Alessio Cassano</strong>, storico coordinatore della “Lucio Ferrami” e figura di spicco nella lotta al racket. Cassano, uno dei primi a denunciare le cosche di Cosenza e Rende dieci anni fa, ha ottenuto la condanna degli estorsori che lo ricattavano e continua oggi a essere un esempio di coraggio e determinazione.<br />
Cassano sottolinea l’importanza di andare oltre la semplice denuncia: “<em>Non basta segnalare un reato, bisogna partecipare ai processi e testimoniare per dimostrare la propria presa di distanza dai mafiosi e dai loro complici. È un dovere morale, soprattutto di fronte all’enorme lavoro svolto da magistrati e forze dell’ordine. Noi siamo qui per aiutare chiunque voglia ribellarsi a questo sistema</em>”.<br />
(<em>Fonte: antimafiaduemila</em>)</p>
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