Tag: Igor Colombo

  • Igor Colombo e Miuta Iacob: sposi tra le corsie dell’ospedale di Lamezia Terme

    Igor Colombo e Miuta Iacob: sposi tra le corsie dell’ospedale di Lamezia Terme

    In un giorno di novembre carico di emozione, l’ospedale ‘Giovanni Paolo II’ di Lamezia Terme si è trasformato in uno scenario da fiaba: qui, tra corridoi che solitamente accolgono storie di cura e speranza, si è celebrato il matrimonio civile tra Igor Colombo e Miuta Iacob Costeluta. Una cerimonia intima, semplice e al tempo stesso straordinaria, che ha coronato un amore nato proprio in quelle stanze, dove le vite si intrecciano in modi imprevedibili e meravigliosi. Igor Colombo, scrittore lametino noto per la sua penna appassionata e per il suo impegno instancabile a favore della sanità calabrese, ha voluto realizzare questo sogno proprio nel luogo che gli ha ridato speranza e, inatteso, anche l’amore.
    E questo, oggi, vale più di qualsiasi altra notizia. È la prova che l’amore, quando decide di farsi strada, trova sempre una porta aperta. Anche – e soprattutto – dove non ce lo aspetteremmo.
    Miuta, l’infermiera che lo ha assistito con dedizione durante i suoi percorsi di cura, è diventata la sua compagna di vita.

    I due si sono conosciuti tra camici bianchi e sorrisi di incoraggiamento, in quel reparto di oncologia che Igor ha sempre descritto come un polo di eccellenza umana e professionale. Il rito civile, svoltosi nella sala conferenze dell’ospedale lametino, all’insegna del calore e della partecipazione, ha visto la presenza di medici, infermieri, amici e familiari: un abbraccio collettivo che ha riempito la sala di fiori, sorrisi, applausi e lacrime di gioia. Nessuno è riuscito a trattenere l’emozione quando Igor e Miuta si sono scambiati le promesse, sigillando un legame nato dalla tenerezza quotidiana, dalla condivisione di momenti intensi e dalla forza di chi sa vedere la bellezza anche nelle prove della vita. “È stata una cerimonia bellissima, commovente, un momento in cui l’amore ha illuminato tutto, ricordandoci che il cuore umano è capace di fiorire ovunque. Mentre i neo sposi si scambiavano le fedi, tra gli applausi soffocati dei familiari, degli amici e del personale sanitario che in questi mesi è diventato una seconda famiglia, era chiaro a tutti che questo non era un addio, ma un grandioso, fragoroso “benvenuto” a una nuova fase della loro storia. La storia di Igor e Miuta non è una favola triste. È un manifesto. Un inno gioioso e determinato che ci ricorda come l’amore non aspetti condizioni perfette per esplodere in tutta la sua potenza. Anzi, è proprio quando la vita ci mette alla prova che esso rivela la sua natura più pura e coraggiosa: quella di essere un faro, un atto di fede incrollabile nel presente, il giorno più bello, oggi.

    Igor Colombo è un autore che ha trasformato le sue esperienze in pagine di speranza, come nel libro “Sarà l’Aurora”, dove racconta il suo cammino con ottimismo contagioso, devolvendo i proventi al reparto che lo ha accolto. Attivista appassionato, ha sempre lottato per una sanità più forte in Calabria, difendendo l’ospedale di Lamezia come un baluardo di cura e umanità. Oggi, quel reparto gli ha “donato” un amore profondo e sincero con Miuta, la donna che gli è stata accanto con professionalità e tenerezza, diventando la luce della sua vita. Questa unione è un inno all’amore che non conosce barriere, che nasce nei luoghi più inaspettati e che vince su tutto. In un mondo spesso frettoloso, Igor e Miuta ci ricordano che il vero miracolo è la capacità di amare nonostante tutto, di scegliere la gioia ogni giorno, di costruire un futuro insieme con il sorriso. Auguri agli sposi: che la vostra storia continui a ispirare, a commuovere e a dimostrare che l’amore, quando è vero, è la forza più potente che esista.
    E come in una nota canzone: “Sposi, oggi si avvera il sogno e siamo sposi …”

  • Esce “Il seme di Jaia”: il nuovo libro di Igor Colombo, omaggio a Jole Santelli e alla lotta contro il cancro

    Esce “Il seme di Jaia”: il nuovo libro di Igor Colombo, omaggio a Jole Santelli e alla lotta contro il cancro

    Sta per arrivare in libreria “Il seme di Jaia”, il nuovo e toccante libro dello scrittore lametino Igor Colombo, edito da Grafichéditore. Un’opera profondamente umana, che intreccia la storia personale dell’autore, lui stesso malato oncologico, con quella pubblica e intima di Jole Santelli, indimenticata Presidente della Regione Calabria. Il libro – si legge in una nota -è un tributo alla forza, alla grazia e all’eredità spirituale lasciata dalla Santelli, raccontata attraverso episodi significativi del suo mandato politico e, soprattutto, attraverso lo sguardo empatico di chi ha condiviso con lei il cammino doloroso della malattia.
    A impreziosire il volume è la prefazione curata dalle sorelle di Jole Santelli, Paola e Roberta, che con grande delicatezza restituiscono un ritratto autentico e commovente della sorella, donna e politica amata da tanti. Chiude il libro una postfazione a firma del giornalista Ugo Floro, che aggiunge profondità al messaggio dell’opera, con uno sguardo lucido e partecipe. Completano il volume anche un contributo dell’Avv. Mara Paone, di Bisignano (CS), da sempre vicina a queste tematiche.

    Con pagine cariche di emozione, forza e speranza, “Il seme di Jaia” vuole essere un invito a non arrendersi, a coltivare la memoria come seme di vita nuova, capace di trasformare il dolore in memoria viva e generativa. La prefazione è firmata dalle sorelle di Jole, Paola e Roberta Santelli, mentre la postfazione è a cura del giornalista Ugo Floro, con un contributo speciale dell’avv. Mara Paone, di Bisignano (CS). Il libro è anche una dedica sentita a tutti gli amici di Igor Colombo che non ce l’hanno fatta: un gesto d’amore per tenere vivo il loro ricordo. La prima presentazione si terrà a Lamezia Terme, venerdì 27 giugno alle ore 19:30 presso l’edicola PanQuotidiano di Stefano Puja, alla quale seguiranno altri appuntamenti in Calabria. La presentazione ufficiale è in programma il 15 ottobre a Cosenza, città natale di Jole Santelli, in occasione dell’anniversario della sua scomparsa.

    L’intero ricavato del libro sarà devoluto in beneficenza ad associazioni e realtà locali impegnate sul fronte della solidarietà, nei luoghi che ospiteranno le presentazioni.

  • Lamezia: da un mese chiuso il laboratorio per le chemio-terapie del reparto di Oncologia

    Lamezia: da un mese chiuso il laboratorio per le chemio-terapie del reparto di Oncologia

    Riceviamo e pubblichiamo dallo scrittore Igor Colombo:
    Da quasi un mese nel reparto di Oncologia dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme è stato chiusa l’Ufa, ossia il laboratorio dove vengono preparate le chemio-terapie per i pazienti oncologici. Premettendo che non si tratta assolutamente di una scelta politica bensì di un urgente provvedimento adottato dall’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro a tutela principale degli stessi operatori del reparto, resosi a quanto pare obbligatorio dopo aver riscontrato l’inagibilità del luogo. Attualmente il servizio di preparazione delle terapie oncologiche viene espletato dall’ ospedale Pugliese di Catanzaro e dopo il disagio iniziale cui il reparto lametino ha dovuto far fronte, il tutto si svolge con regolarità senza recare alcun disagio a noi pazienti oncologici in cura nel nosocomio lametino. Della nomale continuazione delle cure noi pazienti eravamo stati rassicurati dal primario di Oncologia, dottoressa Pina Molinaro e dalla coordinatrice del personale infermieristico, la caposala Gina Primavera. Effettivamente cosi è stato. I farmaci continuano ad arrivare regolarmente ed in un orario che, tranne qualche giorno di possibile ritardo, può essere considerato tutto sommato accettabile.

    La mia mia preoccupazione da malato oncologico in primis, e poi da attivista e militante politico che ero un tempo e che tanto si è speso per la sanità, non è nell’immediato bensì nel futuro prossimo. Ricordo che l’Oncologia è uno dei reparti nel nostro ospedale di Lamezia che funziona a menadito, questo grazie allo sforzo ed ai sacrifici di tutto il personale medico, paramedico ed oss, un reparto che cura ed assiste ammalati provenienti da tutta la regione. Esattamente un anno fa scrivevo una lettera aperta al commissario Occhiuto, chiedendo la massina attenzione per questo reparto e sollecitandolo per un potenziamento. La chiusura dell’Ufa non vorrei fosse un segnale che si prospetta come un passo indietro nel seguire un percorso virtuoso per il Giovanni Paolo II , già negli ultimi lustri pesantemente e gravemente depotenziato e danneggiato. Con L’Ufa attiva fino ad un mese fa era Lamezia Terme che forniva gli altri ospedali della provincia riguardo alla preparazione e distribuzione delle chemio-terapie. Oggi purtroppo a causa di un serio problema, e bene sottolineo, hanno fatto i vertici aziendali ad intervenire tempestivamente, un ospedale come quello di Lamezia Terme, con un bacino di utenza di oltre 140 mila abitanti, è costretto ad appoggiarsi ad altri ospedali come il Pugliese, che non fa neppure parte della stessa azienda sanitaria a cui va comunque il mio ringraziamento perché continua, attraverso i suoi operatori, a garantire la continuità delle cure sul posto per noi pazienti.

    Da malato oncologico e che ha scelto di curarsi nell’ospedale della propria città dove, ribadisco, i casi di buona sanità ci sono, cosi come i medici eccellenti, mi sentirei più al sicuro se venisse riaperto il laboratorio Ufa a Lamezia Terme. Sono ben conscio del fatto che servono importanti investimenti economici per questo ma ciò non deve essere un esimente per i vertici aziendali nel portare finalmente avanti un deciso rilancio del Giovanni Paolo II. Chiedo pertanto al neo-confermato commissario, Generale Battistini ed a tutte le figure apicali dell’ Asp di Catanzaro, di provvedere al più presto per la riapertura dell’ Ufa a Lamezia. Di questo ne informo anche il sindaco della città ancora in carica quale massimo responsabile sanitario, ed ancora, da qui in avanti, investirò di questa e di altre possibili problematiche, i prossimi ufficiali candidati sindaco di Lamezia Terme.

  • Giornata mondiale contro il cancro: lo scrittore Igor Colombo racconta la sua esperienza

    Giornata mondiale contro il cancro: lo scrittore Igor Colombo racconta la sua esperienza

    “Oggi 4 febbraio, si celebra la giornata mondiale contro il cancro, un momento particolare di riflessione e profonda analisi allo scopo di sensibilizzare tutta una opinione pubblica su questa tremenda malattia incoraggiandone prevenzione ma soprattutto stimolare e mobilitare l’azione di pensiero e reazione di chi vive la condizione di malato oncologico. Da un anno e mezzo ormai lotto anch’io contro questo mostro. Con tutte le sofferenze che mi ha provocato e che continua a provocarmi nel corpo, durante tutto questo arco di tempo, ho cercato di portare pubblicamente quella che è la mia lotta contro il tumore impegnandomi a far comprendere come la prima cura deve essere la positività. Quindi accanto all’importanza che riveste la prevenzione si deve pensare anche a quelle persone che già hanno contratto il cancro e che sono avviati ad un percorso di cure e terapie. Ci sono tumori dai quali oggi per fortuna si guarisce ed altri più gravi, al quarto stadio e con metastasi come nel mio caso, che, grazie alle terapie oggi fondamentali e molto efficaci, ci si può convivere a patto che non si incontrino gravi ed indesiderati intoppi durante il percorso di cure.

    Come ho avuto modo di spiegare anche nel mio ultimo libro che parla della mia lotta contro il cancro, è d’uopo per affrontare al meglio la malattia essere consapevoli in primis che il cancro si può sconfiggere e di conseguenza poi imparare a gestire tutte le emozioni durante il cammino verso la guarigione. Nella mia dolorosa ma importante esperienza ho visto purtroppo morire diversi amici che con me affrontavano le cure.

    Oggi vorrei ricordare Pasquale Stella, Virginio Dima, Franco Fortuna, Aldo Mercuri, Fernando Miscimarra, Antonio Rocca, Nerina Renda, Gianluca Vescio. Non ci sta un solo giorno che non li ricordi nella mia mente. In questa giornata a noi dedicata, un sentito ringraziamento lo rivolgo al reparto di Oncologia del Giovanni Paolo II di Lamezia Terme, che considero, nonostante tutte le oggettive difficoltà di un sistema sanitario che tutti conosciamo, una eccellenza con medici e personale altamente qualificato. Affrontare questa malattia è una esperienza estremamente soggettiva, pertanto le sensazioni, le emozioni, le speranze e le paure, sono diverse da persona a persona, ma l’importante è tenere presente che tutto può essere superato. Il cancro non è una sentenza, è solo una diagnosi, la prima cura è la positività”.

  • Malato oncologico scrive ad Occhiuto: “La sanità in Calabria non è uguale per tutti”

    Malato oncologico scrive ad Occhiuto: “La sanità in Calabria non è uguale per tutti”

    “Sono davvero felicissimo aver saputo dalla sua stessa viva voce che il governatore della nostra Calabria, Roberto Occhiuto, stia bene e sia già in fase di riabilitazione dopo aver subito il delicato intervento di sostituzione della valvola mitralica. Altresì insieme alla mia gioia esprimo anche la mia piena solidarietà per i beceri commenti che sono stati fatti sui social nei quali si augurava la morte del nostro governatore, un qualcosa di veramente inumano che deve essere condannato senza se e senza ma. Al tempo stesso, ed ora che le cose sembrano per grazia di Dio andare bene per Occhiuto, ci tenevo a dire al caro governatore che parlare in Calabria di sanità uguale per tutti, pontificando anche su questo, è veramente triste e sa di presa per i fondelli nei confronti della nostra popolazione soprattutto alla luce del fatto che, proprio per l’intervento al nostro presidente, lo stesso si sia avvalso anche dell’assistenza di un suo cardio-chirurgo di fiducia, famoso per la sua bravura in questi tipi di intervento. Stando anche al tipo di intervento a cui è stato sottoposto il presidente Occhiuto abbastanza particolare e diverso rispetto a come si opera per tali casi qui in Calabria, affonda la mia più grande perplessità rispetto ai luoghi artificiosi e comuni che gli esponenti della politica adoperano quando si parla di sanità calabrese.

    Premettendo che come ha ben risposto anche la stessa azienda Dulbecco riguardo al fatto che è perfettamente lecito avvalersi della collaborazione di professionisti medici per determinati tipi di interventi, ciò non va a ledere alcuna legge o regola, però ci sta l’aspetto di una violazione della solidarietà morale sul piano sociale che verrebbe lesa, questa si, a noi calabresi quando sentiamo e leggiamo simili trattamenti di favore che a noi comuni mortali, non sarebbe mai concesso. Dichiaro ciò in veste di malato oncologico calabrese che ha preferito curarsi qui in Calabria, nella mia città di Lamezia Terme, in uno splendido reparto come quello di Oncologia dell’ospedale ‘Giovanni Paolo II’ di Lamezia Terme dove un anno fa mi fu salvata la vita. E su questo stesso reparto ho pregato più volte attraverso i canali pubblici di informazione, al presidente Occhiuto, nel suo ruolo di commissario ad acta della sanità in Calabria, di prestare la massima attenzione e di potenziarlo, visto le carenze e le difficoltà con cui personale medico, Infermieristico ed Oss, sono costretti a lavorare e fare i conti quotidianamente.

    Mi spiace presidente Occhiuto ma non funziona cosi, non è questo il modo di parlare e presentare in maniera ipocrita la faccia di una sanità buona e nazional-popolare che nei fatti non esiste e che non è accessibile per tutti noi calabresi allo stesso modo di come è accessibile a personalità importanti come lei, che ha avuto il potere di farsi curare nella stessa struttura pubblica in un modo diverso rispetto al resto del suo popolo che amministra. La sanità non può essere nè terreno di scontro politico e né tantomeno cavallo di battaglia per propagande politiche. Qui presidente Occhiuto ci stanno pazienti che lottano ogni giorno per sopravvivere, affetti da varie patologie e vorrebbero una sanità uguale e che funzioni a menadito per tutti. Auguri per il suo futuro e la sua salute caro presidente, questo glielo dico di vero cuore essendo io un malato che versa in una situazione molto delicata ma che non si arrende e vuole continuare a curarsi in Calabria”.
    Igor Colombo

  • Lamezia, i proventi del libro di Igor Colombo al reparto di oncologia dell’ospedale Giovanni Paolo II

    Lamezia, i proventi del libro di Igor Colombo al reparto di oncologia dell’ospedale Giovanni Paolo II

    Lamezia Terme – Questa mattina, lo scrittore lametino Igor Colombo ha ufficialmente donato il ricavato della vendita del suo ultimo libro, “Sarà l’aurora – La mia lotta contro il cancro”, al reparto di oncologia dell’ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia Terme. La presentazione del libro, edito da Grafichéditore, si è svolta il 17 maggio scorso e ha riscosso un grande successo.
    Grazie alla generosità dei partecipanti, sono stati raccolti tremila euro, interamente versati tramite bonifico all’Associazione Onlus Alice, che opera all’interno del reparto. La ricevuta del versamento è stata consegnata al primario del reparto, la dottoressa Pina Molinaro, che ha espresso profonda gratitudine per il nobile gesto di Colombo.

    Durante la serata di presentazione, la comunità lametina ha dimostrato grande affetto e supporto per Igor Colombo, che ha voluto restituire concretamente l’aiuto ricevuto dal reparto dove è stata salvata la sua vita. Colombo ha ringraziato tutti coloro che hanno partecipato all’evento, sottolineando l’importanza di questa pagina di solidarietà scritta per la città di Lamezia: “È stata scritta una pagina importante per la città di Lamezia”, ha dichiarato Colombo, aggiungendo che il successo dell’iniziativa è stato possibile grazie al sostegno caloroso di tutti i presenti.

    Il prossimo appuntamento con Igor Colombo è fissato per martedì 20 giugno a Crotone, dove presenterà nuovamente il suo libro e donerà i proventi della serata ai malati oncologici della città pitagorica.

  • Lo scrittore Lametino Igor Colombo invia una copia del libro “Un corpo e un’anima” a Papa Francesco

    Lo scrittore Lametino Igor Colombo invia una copia del libro “Un corpo e un’anima” a Papa Francesco

    “Questa mattina ho spedito, direttamente da Lamezia Terme, una copia del mio ultimo romanzo “Un corpo e un’anima” edito per la casa editrice Link edizioni, a Papa Francesco.

    Dopo aver recapitato il volume anche al neo-vescovo della diocesi lametina, Monsignor Serafino Parisi, ho voluto rendere omaggio di questo racconto, dedicato alla memoria di due straordinarie persone che si sono amate per tutta la vita, i coniugi Turtoro di Crotone, Aldo e Maria, anche al pontefice. Questo perché nel romanzo, la cui trama è inventata e prende forma dalla mia fantasia di scrittore, è centrale la Fede cattolica dei protagonisti ed in cui viene affrontata anche la delicata tematica dell’eutanasia con la descrizione di molti eventi accaduti in Italia dal secondo Dopoguerra fino ai nostri giorni, riguardante soprattutto la Chiesa ed i papi degli ultimi ottant’anni.

    Ho scritto a Bergoglio anche una lettera personale che accompagna la spedizione del libro, con la quale lo introduco alla lettura spiegandogli il perché abbia voluto rendere omaggio a Lui di questo mio ultimo lavoro letterario. Concludendo il tutto con la preghiera per il Suo proseguo e per la pace nel mondo e tra tutti i popoli della Terra”.
    Igor Colombo

  • Lamezia, Colombo: Siano ricordati i coniugi Aversa

    Lamezia, Colombo: Siano ricordati i coniugi Aversa

    Ho avuto modo di apprendere della proposta dell’amico Massimo Sdanganelli, riguardo all’intitolazione della sala del Consiglio comunale di Lamezia Terme ad Arturo Perugini, lo storico fondatore della città, colui che volle l’unione dei tre ex comuni. Insieme a questa, diverse proposte sono state avanzate negli anni, tutte rispettabili e legittime. Mi chiedo però a tal proposito, possibile che in una città come la nostra, ad altissima densità mafiosa, in cui negli anni è stato pagato un prezzo altissimo di sangue con assoluti martiri e vittime della criminalità organizzata, a nessuno sia venuto in mente o abbia seriamente spinto per intitolare tale luogo istituzionale, ad uno di essi?

    Il sottoscritto alcuni anni fa, da coordinatore regionale di Azione Identitaria, propose di denominare la cosiddetta sala Napolitano, ai coniugi Aversa, vittime della ferocia della ndrangheta a Lamezia Terme, proposta ovviamente caduta nel vuoto. Con il massimo e dovuto rispetto per tutte le illustre personalità politiche che hanno segnato la loro azione istituzionale in città e dove tra l’altro nella stessa Lamezia Terme sono ricordate con strade e monumenti vari, sono del parere che intitolare la sala del Consiglio comunale al sovrintendete di Polizia Salvatore Aversa ed a sua moglie Lucia Precenzano, possa assurgere ad alto valore simbolico per il luogo che rappresenta , come quello del confronto e del governo istituzionale cittadino, e che dovrebbe rimanere estraneo ai condizionamenti mafiosi , ma che per ben tre volte in venticinque anni, è stato sciolto per infiltrazione della stessa mafia. Chi studia il fenomeno mafioso , sa a menadito che la stessa ‘ndrangheta calabrese, cosi come la mafia siciliana, la camorra campana o ancora la sacra corona unita pugliese, ama le simbologie ed i segni, e questo dell’intitolazione della sala del Consiglio comunale di Lamezia Terme , ad un personaggio come Aversa, nemico giurato delle consorterie criminali della città, avrebbe nella storia di Lamezia Terme, un’alta valenza simbolica ed fungerebbe da abbrivo istituzionale a far sì che quel luogo rimanga immacolato ed impenetrabile alle sirene criminali. Qualcuno certo dirà che già esiste l’intitolazione di una strada per i coniugi Aversa, che è quella dove la sera del 4 gennaio 1992, si consumò il macabro delitto. Certo, ma secondo la mia umile visione ed il mio altrettanto umile pensiero , ritengo questa una cosa insufficiente e che rientra in tutte le stranezze relative all’uccisione di questo fervente servitore dello Stato e di sua moglie. Ricordo come il delitto Aversa sia infatti fitto e denso di misteri, fin dall’inizio , da quando pochi giorni dopo l’efferato crimine, spuntò fuori una supertestimone che accusò due persone totalmente estranee al fatto, dando così inizio ad una serie di depistaggi che per tanti anni portarono lontano dalla verità, che venne fuori a fatica e con il passare del tempo. Ancora ricordiamo come il sovrintendente Aversa non sia stato fatto riposare in pace neppure dopo morto.

    Qualche tempo dopo infatti, nel cimitero di Castrolibero la sua salma fu data alle fiamme ed anche in quell’occasione, le indagini inizialmente portarono su di una pista sbagliata. I carabinieri incriminarono due pesci piccoli come si sol dire, della criminalità organizzata cosentina, successivamente assolti. Gli inquirenti all’epoca furono categorici: “si tratta di uno sfregio simbolico”, a testimonianza di come Salvatore Aversa, incorruttibile servitore dello Stato, fosse profondamente odiato dalla ndrangheta che non ne poteva più delle sue inchieste e del modo che aveva di fare il poliziotto. Proprio in ragione di tutto questo e per una alta e significativa valenza simbolica, ancora oggi, a distanza di trent’anni dal duplice omicidio, chiedo che le istituzioni politiche, i partiti politici, le associazioni operanti sul territorio, si impegnino per far si che la sala del Consiglio comunale di Lamezia Terme, venga intitolata a Salvatore Aversa ed a sua moglie Lucia Precenzano.

    IGOR COLOMBO

  • “Reggina, un sogno chiamato Serie A”, il nuovo lavoro dello scrittore Igor Colombo

    “Reggina, un sogno chiamato Serie A”, il nuovo lavoro dello scrittore Igor Colombo

    E’ da oggi in libreria il nuovo attesissimo lavoro dello scrittore Igor Colombo: “Reggina, un sogno chiamato Serie A”. Una galoppata tra cronaca e romanzo di formazione che racconta la passione sportiva di Giorgio, un adolescente sfegatato tifoso della Reggina. Il libro contiene la prefazione dello storico direttore generale Franco Iacopino, il cui nome è legato a quasi mezzo secolo di storia del club amaranto. L’autore, che è un ex ultras della Reggina, ripercorre attraverso il protagonista del romanzo, dieci anni di tifo, trasferte e cronistoria delle gare di campionato, partendo dalla vittoria dello spareggio di Perugia del 1988 che sancì il ritorno degli amaranto in cadetteria, passando per la delusione del successivo anno con la serie A sfiorata contro la Cremonese a Pescara, fino ad arrivare alla storica promozione della Reggina nella massima serie giunta a Torino il 13 giugno del 1999.

    Un’opera narrativa con sullo sfondo lo scenario politico nazionale ed internazionale di quel decennio, insieme a episodi di vita del protagonista, quali i primi amori adolescenziali, l’esperienza scolastica e poi universitaria, insomma tratti di vita comuni a molti. Un lavoro inedito svolto sulla Reggina e sul tifo per la maglia amaranto, una lettura che saprà coinvolgere ed interessare anche chi non mastica molto di calcio. Il libro è dedicato alla memoria di alcuni amici e familiari venuti a mancare nel corso degli anni e che hanno segnato la vita dell’autore. E tra i tanti nomi citati anche i ringraziamenti per chi ha fornito all’autore le tante immagini contenute nel libro: Francesco Repaci, (storico fondatore del Cucn di Villa S.G.) Domenico La Cava, Ketty D’Atena e Maurizio Laganà e tanti altri ancora.