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	<title>giudice Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Jul 2026 11:25:16 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Commemorato a Lamezia il giudice Ferlaino ucciso 51 anni fa: fu il primo magistrato assassinato in Calabria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 11:13:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è svolta, questa mattina, la commemorazione del giudice Francesco Ferlaino, primo magistrato ucciso in Calabria, assassinato 51 anni fa a Lamezia Terme. Presenti, fra gli altri, Giovanni Strangis presidente della Anm sottosezione del Distretto di Catanzaro, il sindaco Mario Murone, Francesco De Nino, magistrato del Tribunale di Lamezia, Francesco Cefalà di Trame e Marco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta, questa mattina, la commemorazione del giudice Francesco Ferlaino, primo magistrato ucciso in Calabria, assassinato 51 anni fa a Lamezia Terme. Presenti, fra gli altri, Giovanni Strangis presidente della Anm sottosezione del Distretto di Catanzaro, il sindaco Mario Murone, Francesco De Nino, magistrato del Tribunale di Lamezia, Francesco Cefalà di Trame e Marco Bisogni del Csm. La giornata del ricordo è stata promossa dall&#8217;Associazione nazionale magistrati in collaborazione con la Fondazione Trame.</p>
<p>&#8220;<em>L&#8217;omicidio di Ferlaino si inquadrava in un contesto criminale di un&#8217;epoca in cui agivano mafia e anche terrorismo. Erano anni particolari ai quali sono succeduti poi anni in cui lo Stato ha risposto con Leggi come la Rognoni-La Torre per contrastare il fenomeno mafioso. Oggi il suo impegno e il suo esempio sono da guida per tutti noi&#8221;</em>. Lo ha detto il procuratore di Lamezia Terme, Elio Romano. Unanime il ricordo di &#8220;<em>un uomo di grandi valori da ricordare ogni giorno e non solo in questa circostanza&#8221;, un esempio per tutti, sia nella vita istituzionale che in quella di qualsiasi cittadino</em>&#8220;.</p>
<p>La commemorazione ha rappresentato un momento di riflessione e di memoria collettiva &#8220;<em>affinché il ricordo del giudice Ferlaino continui a trasmettere alle nuove generazioni i valori della legalità, della responsabilità civile e dell&#8217;impegno contro ogni forma di criminalità&#8221;</em>.  In rappresentanza dei familiari ha preso la parola la nipote, Marina che ha anticipato l&#8217;iniziativa dell&#8217;istituzione di una borsa di studio. Al termine della cerimonia è stata deposta una corona di fiori davanti alla stele in corso Nicotera, luogo dell&#8217;agguato mortale del 3 luglio 1975.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-387379" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/Lamezia.jpeg" alt="" width="700" height="348" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/Lamezia.jpeg 1920w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/Lamezia-300x149.jpeg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/Lamezia-1024x509.jpeg 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/Lamezia-768x382.jpeg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/Lamezia-1536x763.jpeg 1536w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/Lamezia-845x420.jpeg 845w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/Lamezia-696x346.jpeg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/Lamezia-1068x531.jpeg 1068w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
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		<title>Omicidio giudice Scopelliti: &#8220;Sentiamo il pentito Avola in aula&#8221;, la richiesta dei legali al Gip</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 18:33:13 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un incidente probatorio per sentire il collaboratore di giustizia Maurizio Avola (<em>nella foto</em>). A chiederlo al giudice per le indagini preliminari, nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del magistrato Antonino Scopelliti, sono stati i difensori dello stesso pentito, gli avvocati Ugo Colonna e Massimo Alosi. Una volta sentito il parere della Dda di Reggio Calabria, se il gip dovesse accogliere la richiesta dei due legali, il pentito Avola potrebbe essere interrogato in aula in merito alla sua partecipazione al delitto e dovrebbe rispondere non solo alle domande del procuratore Giuseppe Lombardo e del pm Sara Parezzan ma anche a quelle degli avvocati degli altri 20 indagati ritenuti i vertici di Cosa nostra catanese e il gotha della &#8216;Ndrangheta reggina.</p>
<p>L&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti si è consumato il 9 agosto 1991 a Villa San Giovanni, nella frazione di Piale. Stando alle dichiarazioni di Avola, quest&#8217;ultimo avrebbe guidato la moto che ha affiancato il sostituto procuratore della Cassazione mentre era alla guida della sua auto. A fare fuoco sarebbe stato Vincenzo Salvatore Santapaola con un fucile che il pentito avrebbe poi seppellito a Belpasso, in provincia di Catania, e fatto ritrovare alla squadra mobile nel 2019. Inizialmente gli indagati erano 24 ma negli ultimi anni tre di loro sono morti:, il boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, il boss di Archi Giovanni Tegano e Francesco Romeo, cognato di uno dei capi di Cosa nostra, Benedetto Santapaola detto &#8220;Nitto&#8221;. Nei confronti di quest&#8217;ultimo, padre del presunto esecutore materiale, non si può però procedere perché, per l&#8217;omicidio Scopelliti, è stato assolto in un precedente processo.</p>
<p>La richiesta di incidente probatorio dei legali di Avola riguarda anche un altro collaboratore di giustizia siciliano, Fabio Tranchina che avrebbe accompagnato Giuseppe Graviano, non indagato in quest&#8217;inchiesta, a Giardini Naxos dove ha trascorso un periodo di latitanza in un alloggio procuratogli dai &#8220;catanesi&#8221;.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<item>
		<title>Omicidio giudice Scopelliti: perquisizioni a Messina, in città forse la base logistica</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/omicidio-giudice-scopelliti-perquisizioni-a-messina-citta-forse-la-base-logistica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 10:16:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti la Polizia ha eseguito una serie di perquisizioni a Messina. Lo scrive oggi la Gazzetta del Sud. L&#8217;ipotesi degli inquirenti è che a Messina vi possa essere stata la base logistica in cui fu pianificato il delitto dopo l&#8217;accordo tra boss siciliani e calabresi. I provvedimenti rientrano nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti la Polizia ha eseguito una serie di perquisizioni a Messina. Lo scrive oggi la Gazzetta del Sud. L&#8217;ipotesi degli inquirenti è che a Messina vi possa essere stata la base logistica in cui fu pianificato il delitto dopo l&#8217;accordo tra boss siciliani e calabresi.</p>
<p>I provvedimenti rientrano nella nuova inchiesta sul delitto aperta dalla Dda di Reggio Calabria guidata da Giuseppe Lombardo e nell&#8217;ambito della quale, anni fa sono stati notificati 18 avvisi di garanzia a boss della mafia e della &#8216;ndrangheta tra i quali figurava anche Matteo Messina Denaro. Le perquisizioni seguono la ricostruzione effettuata all&#8217;inizio di aprile sul luogo del delitto, in base alle dichiarazioni fornite dal collaboratore di giustizia Maurizio Avola &#8211; che si è accusato di essere uno dei due autori dell&#8217;agguato &#8211; e che negli anni scorsi ha fatto ritrovare il fucile che sarebbe stato usato per l&#8217;agguato. Le perquisizioni, scrive il quotidiano, hanno riguardato &#8220;abitazioni, capannoni e terreni che in passato sono appartenuti alla cellula messinese del gruppo Romeo-Santapaola&#8221;, una &#8220;filiazione diretta del clan etneo che mantenne sempre forti legami familiari con il capostipite, quel don Nitto che si sedeva da protagonista nella commissione regionale di Cosa nostra e fu imputato come mandante proprio nel processo per l&#8217;uccisione di Scopelliti. Un processo che dopo le condanne di primo grado si concluse in appello con una lunga serie di clamorose assoluzioni&#8221;.</p>
<p>Antonino Scopelliti, il sostituto procuratore generale della Cassazione che avrebbe dovuto sostenere l&#8217;accusa nel maxiprocesso a Cosa nostra, venne ucciso il 9 agosto del 1991, mentre sulla sua Bmw, percorreva la strada tra la frazione Ferrito di Villa San Giovanni e Piale di Campo Calabro, il suo paese d&#8217;origine, nel reggino.</p>
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		<item>
		<title>Omicidio giudice Scopelliti: a 34 anni di distanza nuovi esami della Polizia scientifica sulla sua auto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 11:01:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A quasi 34 anni da quel 9 agosto 1991, quando il giudice Antonino Scopelliti fu assassinato nella sua auto a Villa San Giovanni, in Calabria, la Polizia torna sul luogo del delitto per nuovi rilievi scientifici. La svolta arriva grazie ad una serie di verifiche su documenti e di accertamenti balistici effettuati sull&#8217;arma sequestrata a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A quasi 34 anni da quel 9 agosto 1991, quando il giudice Antonino Scopelliti fu assassinato nella sua auto a Villa San Giovanni, in Calabria, la Polizia torna sul luogo del delitto per nuovi rilievi scientifici. La svolta arriva grazie ad una serie di verifiche su documenti e di accertamenti balistici effettuati sull&#8217;arma sequestrata a luglio del 2018. Per effettuare i rilievi, la polizia scientifica ha riportato sul luogo del delitto &#8211; la frazione Ferrito di Villa San Giovanni a Piale di Campo Calabro &#8211; la Bmw 318i del giudice, custodita in tutti questi anni dai familiari. Era il 9 agosto 1991 quando il giudice Antonino Scopelliti, 56 anni, all’epoca sostituto procuratore generale presso la Suprema Corte di Cassazione, venne brutalmente ucciso mentre, alla guida della propria autovettura Bmw 318i, percorreva la strada che collega la frazione Ferrito di Villa San Giovanni a Piale di Campo Calabro, suo paese d’origine in provincia di Reggio Calabria, dove era tornato per trascorrere le vacanze estive. Entrato in magistratura a soli 24 anni, Scopelliti esordì nella carriera di magistrato requirente come pubblico ministero presso le procure di Roma e Milano, assumendo poi l’incarico di procuratore generale presso la Corte d’Appello e rappresentando, infine, la pubblica accusa presso la Corte di Cassazione.</p>
<p>Nella sua carriera, il giudice Scopelliti si è occupato di vari maxi processi di mafia e di terrorismo, rappresentando la pubblica accusa nel primo processo sul caso Moro, nel sequestro dell’Achille Lauro, nella Strage di Piazza Fontana e in quella del Rapido 904. A ucciderlo furono almeno due persone a bordo di una moto, appostate lungo la strada, che gli spararono con fucili calibro 12 caricati a pallettoni. Il magistrato, colpito alla testa, morì sul colpo e l’automobile, priva di controllo, finì in un terrapieno, per questo in un primo momento si pensò a un incidente stradale. Quando fu ucciso stava preparando il rigetto dei ricorsi per Cassazione avanzati dalle difese dei più pericolosi esponenti mafiosi condannati nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Secondo il racconto dei pentiti di ‘ndrangheta Giacomo Lauro e Filippo Barreca, sarebbe stata la cupola di Cosa Nostra siciliana a chiedere alla ‘ndrangheta di uccidere Scopelliti e, in cambio del ‘favore’ ricevuto, sarebbe intervenuta per far cessare la ‘guerra di mafia’ in corso a a Reggio Calabria. Ad aprile 1993 furono, quindi, arrestati, in concorso con i maggiorenti della Cupola palermitana, anche i calabresi Antonino, Antonio e Giuseppe Garonfolo, esponenti di vertice dell’omonima consorteria di Campo Calabro, collegata ai De Stefano), nonché il noto killer della ‘ndrangheta Gino Molinetti. Per la sua uccisione furono istruiti e celebrati presso il Tribunale di Reggio Calabria ben due processi, uno contro Salvatore Riina e sette boss della ‘Commissione’ di Cosa Nostra, e un secondo procedimento contro Bernardo Provenzano ed altri sei boss, tra i quali Filippo Graviano e Nitto Santapaola.</p>
<p>Furono tutti condannati in primo grado nel 1996 e nel 1998 e, successivamente, assolti in Corte d’Appello nel 1998 e nel 2000 perché le accuse vennero giudicate discordanti. Dopo anni di stasi giudiziaria, nel 2012, nel corso di un’udienza del processo ‘Meta’ contro la ‘ndrangheta a Reggio Calabria, il pentito della cosca De Stefano, Antonino Fiume, dichiarò che a uccidere il giudice sarebbero stati due reggini su richiesta di Cosa Nostra, senza però fare i nomi dei presunti killer. Una svolta significativa nelle indagini sulla morte del giudice si registrò nel 2018, quando il collaboratore di giustizia Maurizio Avola si autoaccusò dell’omicidio, dichiarandosi parte del commando di fuoco che operò a Piale di Campo Calabro e facendo rinvenire agli inquirenti la presunta arma del delitto: un fucile calibro 12 di fabbricazione spagnola sotterrato nel giardino di una villetta situata nel Comune di Belpasso, in provincia di Catania. Sulla scorta di tali rivelazioni, nel 2019 il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo riaprì l’inchiesta e 17 persone furono iscritte nel registro degli indagati, tra cui anche l’ex boss Matteo Messina Denaro.</p>
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		<title>Lamezia, cerimonia in ricordo del giudice Francesco Ferlaino assassinato il 3 luglio 1975</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2024 11:55:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha manifestato l&#8217;augurio che &#8220;ogni anno ci sia questo ricordo ma con maggiore partecipazione&#8221;, la presidente della Corte d&#8217;Appello di Catanzaro, Concettina Epifanio, che stamani, a Lamezia Terme, ha presenziato alla commemorazione del giudice Francesco Ferlaino ucciso il 3 luglio del 1975 nel luogo dove avvenne l&#8217;agguato e dove è stata risistemata la stele a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha manifestato l&#8217;augurio che &#8220;ogni anno ci sia questo ricordo ma con maggiore partecipazione&#8221;, la presidente della Corte d&#8217;Appello di Catanzaro, Concettina Epifanio, che stamani, a Lamezia Terme, ha presenziato alla commemorazione del giudice <strong>Francesco Ferlaino</strong> ucciso il 3 luglio del 1975 nel luogo dove avvenne l&#8217;agguato e dove è stata risistemata la stele a ricordo. Uomo di fede, come è stato ricordato dal vescovo della Diocesi di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, che ha presenziato alla cerimonia, e di cultura, il giudice Ferlaino, in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, venne ucciso a colpi di lupara proprio sotto casa sua da sicari rimasti ignoti mentre rientrava dalla sua famiglia.</p>
<p>E stamattina a scoprire una nuova lapide su corso Nicotera è stata la figlia, Rosetta insieme al presidente del distretto di Catanzaro dell&#8217;Associazione nazionale magistrati Giovanni Strangis che, tra le altre cose, ha sottolineato come tali iniziative possano rappresentare una sorta di &#8220;invito agli oppressi dal giogo della criminalità a sperare&#8221; anche &#8220;in uno Stato che in Calabria esiste ed è forte&#8221;.</p>
<p>Alla manifestazione, tra gli altri, erano presenti il procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Curcio, il presidente del Tribunale di Lamezia Terme, Giovanni Garofalo, il sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro, autorità civili e militari.<br />
<em>(Ansa</em>)</p>
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		<item>
		<title>Corruzione giudice Giusti, in appello pene rideterminate. Assolto l&#8217;avv. Armando Veneto</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/corruzione-giudice-giusti-in-appello-pene-rideterminate-assolto-lavv-armando-veneto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Mar 2024 13:00:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Rocco Bellocco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;avvocato Armando Veneto, di 88 anni, ex deputato e parlamentare europeo dell&#8217;Udeur, è stato assolto, per non avere commesso il fatto, dai giudici della Corte d&#8217;appello di Catanzaro dall&#8217;accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione in atti giudiziari aggravata dalle modalità mafiose. In primo grado, il 25 febbraio 2022, il gup di Catanzaro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;avvocato Armando Veneto, di 88 anni, ex deputato e parlamentare europeo dell&#8217;Udeur, è stato assolto, per non avere commesso il fatto, dai giudici della Corte d&#8217;appello di Catanzaro dall&#8217;accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione in atti giudiziari aggravata dalle modalità mafiose. In primo grado, il 25 febbraio 2022, il gup di Catanzaro lo aveva condannato a 6 anni di reclusione a conclusione del processo con rito abbreviato.</p>
<p>I fatti contestati all&#8217;avvocato Veneto, già presidente dell&#8217;Unione delle Camere penali italiane, risalgono al 2009 e si riferiscono alla presunta corruzione che, secondo l&#8217;accusa, sarebbe stata messa in atto nei confronti del giudice Giancarlo Giusti, all&#8217;epoca componente del Tribunale del riesame di Reggio Calabria, arrestato nel 2012 con l&#8217;accusa di corruzione aggravata dalle modalità mafiose nell&#8217;ambito di un&#8217;inchiesta della Dda di Milano sulla cosca di &#8216;ndrangheta dei Lampada operante nel capoluogo lombardo e suicidatosi il 15 marzo 2015 mentre si trovava ai domiciliari.<br />
Giusti, nel 2009, annullò un&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a carico di Rocco e Domenico Bellocco, presunti appartenenti all&#8217;omonima cosca di &#8216;ndrangheta, e di Rocco Gaetano Gallo, legato allo stesso gruppo criminale, coinvolti nell&#8217;operazione &#8220;Rosarno è nostra 2&#8221;.</p>
<p>Su Giusti, secondo l&#8217;accusa, avrebbe influito l&#8217;avvocato Veneto, che avrebbe avuto un ascendente sul magistrato per presunti rapporti pregressi. Il giudice, in cambio della revoca del provvedimento restrittivo, per l&#8217;accusa avrebbe ricevuto un compenso di 120 mila euro da Rocco e Domenico Bellocco e da Rocco Gaetano Gallo. In appello, la Corte ha poi rideterminato la pena per gli altri imputati. A Domenico Bellocco sono stati inflitti 5 anni e 4 mesi (6 anni in primo grado), a Giuseppe Consiglio 4 anni e 8 mesi (6 anni), a Vincenzo Albanese un anno e 8 mesi (2 anni) e assolto, perché il fatto non costituisce reato, Rosario Marcellino (4 anni).<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Catanzaro, infermiera no vax in servizio in reparto pediatria perde ricorso contro sospensione dal lavoro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/catanzaro-infermiera-no-vax-in-servizio-in-reparto-pediatria-perde-ricorso-contro-sospensione-dal-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Dec 2021 19:48:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Covid Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[infermiera]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; Il Tribunale del Lavoro di Catanzaro (giudice Francesco Aragona) ha ritenuto infondato e, quindi, ha respinto il ricorso presentato da una infermiera in servizio nel reparto di pediatria del &#8216;Pugliese-Ciaccio&#8217; di Catanzaro che aveva chiesto che venisse sospeso il provvedimento con cui le si imponeva lo stop a retribuzione e lavoro sino alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; Il Tribunale del Lavoro di Catanzaro (giudice Francesco Aragona) ha ritenuto infondato e, quindi, ha respinto il ricorso presentato da una infermiera in servizio nel reparto di pediatria del &#8216;Pugliese-Ciaccio&#8217; di Catanzaro che aveva chiesto che venisse sospeso il provvedimento con cui le si imponeva lo stop a retribuzione e lavoro sino alla somministrazione della prima dose del vaccino anti-covid.</p>
<p>Obbligo di vaccinazione legittimo quindi per questa categoria confermano i giudici catanzaresi che sottolineano tra l’altro: &#8220;nel caso concreto, la tutela di urgenza non possa essere accordata all’istante per difetto del periculum in mora e, segnatamente, per la inadeguata specificazione degli elementi integranti detto requisito. Quel che la ricorrente apertamente non dice è che essa non intende affatto assumere detto vaccino, né ora, né mai, quantunque non ricorra nei suoi confronti – non avendo dedotto, ancor prima che documentato, un pericolo per la sua salute – alcuna controindicazione ostativa alla somministrazione dello stesso” tra le quali secondo ancora il Tribunale “non possono rilevare le visioni personali ed egoistiche del singolo non giustificate sul piano scientifico, né la paura indotta da eventuali complicazioni riconducibili alla sua assunzione”.</p>
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		<title>Licenziata dopo aver contratto il Covid: reintegrata infermiera del &#8220;Tirrenia Hospital&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/licenziata-dopo-aver-contratto-il-covid-reintegrata-infermiera-del-tirrenia-hospital/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jul 2021 11:23:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[reintegrata]]></category>
		<category><![CDATA[Tirrenia Hospital. infermiera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Belvedere Marittimo (CS)- Dovrà essere reintegrata nel suo posto di lavoro Alina Vlad, l&#8217;infermiera licenziata nel marzo del 2020 dalla casa di cura privata &#8220;Tirrenia Hospital&#8221; di Marina di Belvedere Marittimo dopo avere scoperto di aver contratto il Covid. La risoluzione contrattuale era stata impugnata dai legali dell&#8217;infermiera. Il giudice del lavoro di Paola, Antonio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Belvedere Marittimo (CS)-  Dovrà essere reintegrata nel suo posto di lavoro Alina Vlad, l&#8217;infermiera licenziata nel marzo del 2020 dalla casa di cura privata &#8220;Tirrenia Hospital&#8221; di Marina di Belvedere Marittimo dopo avere scoperto di aver contratto il Covid. La risoluzione contrattuale era stata impugnata dai legali dell&#8217;infermiera.</p>
<p>Il giudice del lavoro di Paola, Antonio Dinatolo, ha ritenuto fondato il ricorso e annullato il licenziamento dell&#8217;infermiera, condannando la struttura sanitaria privata anche al pagamento di un&#8217;indennità risarcitoria e al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali maggiorati di interessi nella misura legale. </p>
<p>(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta, contatti boss-giudice: 3 a giudizio in abbreviato, c&#8217;è anche avv. Armando Veneto</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-contatti-boss-giudice-3-a-giudizio-in-abbreviato-ce-anche-avv-armando-veneto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 18:27:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[accordo]]></category>
		<category><![CDATA[Armando Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[boss]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; Hanno optato per rito abbreviato, davanti al gup di Catanzaro Matteo Ferrante, tre degli gli imputati nell&#8217;inchiesta della Dda di Catanzaro su un presunto accordo corruttivo tra un giudice e boss di &#8216;ndrangheta per ottenere la scarcerazione. Saranno giudicati l&#8217;avvocato del foro di Palmi Armando Veneto (ex deputato ed ex parlamentare europeo dell&#8217;Udeur, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; Hanno optato per rito abbreviato, davanti al gup di Catanzaro Matteo Ferrante, tre degli gli imputati nell&#8217;inchiesta della Dda di Catanzaro su un presunto accordo corruttivo tra un giudice e boss di &#8216;ndrangheta per ottenere la scarcerazione. Saranno giudicati l&#8217;avvocato del foro di Palmi Armando Veneto (<em>ex deputato ed ex parlamentare europeo dell&#8217;Udeur, già sindaco di Palmi con il Partito popolare</em>&#8211; nella foto), Domenico Bellocco, alias &#8220;Micu u longu&#8221;, e Vincenzo Albanese. Sono accusati, a vario titolo, di corruzione in atti giudiziari aggravata dal metodo mafioso e concorso esterno in associazione mafiosa. Per loro il processo è stato fissato al 23 giugno.<br />
Prosegue, invece, l&#8217;udienza preliminare per Giuseppe Consiglio, Vincenzo Puntoriero, Gregorio Puntoriero e Rosario Marcellino. Il gup deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio il prossimo 19 febbraio. I fatti risalgono al 2009 e nelle indagini compare la figura del giudice Giancarlo Giusti (morto suicida a marzo del 2015) che, stando alla ricostruzione dell&#8217;accusa, in qualità di componente del collegio del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, nell&#8217;udienza del 27 agosto 2009 annullò l&#8217;ordinanza di carcerazione emessa dal gip nei confronti dei componenti della cosca Bellocco arrestati nel corso dell&#8217;operazione &#8220;Rosarno è nostra 2&#8221; dai quali avrebbe ricevuto, in cambio del provvedimento favorevole, 120 mila euro (40mila euro ciascuno) dai tre indagati individuati in Rocco Bellocco, Rocco Gaetano Gallo e Domenico Bellocco, di 44 anni. A fare da intermediari, secondo l&#8217;accusa, sarebbero stati l&#8217;avvocato Armando Veneto, Gregorio Puntoriero e Vincenzo Puntoriero.<br />
Armando Veneto, Vincenzo Puntoriero, Gregorio Puntoriero, Vincenzo Albanese, Giuseppe Consiglio, Rosario Marcellino sono accusati di concorso esterno perché avrebbero favorito la cosca Bellocco ponendosi quale trait d&#8217;union tra la cosca e il giudice del Riesame, contribuendo, per la Dda, &#8220;a garantire la prosecuzione della vita dell&#8217;associazione ed in particolare della cosca Bellocco, per poter riaffermare e rafforzare il potere della stessa attraverso la ripresa operativa sul territorio dei ruoli che ciascuno dei tre soggetti posti in libertà vi ricopriva, con inevitabile vantaggio della associazione mafiosa, peraltro in un frangente di particolare fibrillazione interna al sodalizio criminale, determinato dall&#8217;intervento repressivo dell&#8217;autorità giudiziaria, volto ad arrestare l&#8217;agire contra legem dei sodali della cosca, funzionale al raggiungimento degli scopi associativi della cosca stessa&#8221;. Nel collegio difensivo gli avvocati Clara Veneto, Vincenzo Cicino, Salvatore Staiano, Giuseppe Milicia, Letterio Rositano, Gianfranco Giunta e Antonio Capua.</p>
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		<title>Calcio dilettanti: sconfitte a tavolino per Corigliano ed Amantea</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/calcio-dilettanti-sconfitte-a-tavolino-per-corigliano-ed-amantea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2020 19:20:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[Amantea]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Corigliano]]></category>
		<category><![CDATA[dilettanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Il Giudice sportivo della Lega Nazionale Dilettanti Calabria nel quadro delle decisioni settimanali ha inflitto due sconfitte a tavolino. Nel campionato di Eccellenza, in programma domenica 11 ottibre, vittoria alla Paolana per la trasferta a Corigliano dove la squadra di casa era rimasta in sei elementi; In quello di Promozione, per la gara Città [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Il Giudice sportivo della Lega Nazionale Dilettanti Calabria nel quadro delle decisioni settimanali ha inflitto due sconfitte a tavolino.</p>
<p>Nel campionato di Eccellenza, in programma domenica 11 ottibre, vittoria alla Paolana per la trasferta a Corigliano dove la squadra di casa era rimasta in sei elementi;</p>
<p>In quello di Promozione, per la gara Città Amantea-Città di Acri del 28 settembre, la formazione tirrenica ha subìto lo 0-3 per irregolarità avendo schierato un giocatore squalificato.</p>
<p>Il dirigente accompagnatore Maurizio Motolese è stato squalificato fino all&#8217;11 novembre.</p>
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