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	<title>fiction Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 20 Jun 2025 15:51:18 +0000</lastBuildDate>
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		<title>In corso riprese fiction Rai &#8220;La Buona Stella&#8221; con Miriam Dalmazio, Filippo Scicchitano, Francesco Arca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 10:43:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono in corso le riprese di La Buona Stella, serie tv diretta da Luca Brignone e coprodotta da Rai Fiction e Paypermoon Italia. La serie offre un contrasto affascinante tra i paesaggi metropolitani di Roma e la Calabria, con le sue spiagge selvagge e le montagne incontaminate. Nel cast spiccano Miriam Dalmazio (Il Cacciatore, Studio Battaglia, Costanza), Filippo Scicchitano (Scialla!, Finché notte non ci separi), Francesco Arca (Rex, Fosca Innocenzi, Resta con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Sono in corso le riprese di <strong><em>La Buona Stella</em></strong>, serie tv diretta da <strong>Luca Brignone</strong> e coprodotta da <strong>Rai Fiction</strong> e <strong>Paypermoon Italia</strong>. La serie offre un contrasto affascinante tra i paesaggi metropolitani di Roma e la Calabria, con le sue spiagge selvagge e le montagne incontaminate. Nel cast spiccano <strong>Miriam Dalmazio</strong> (<em>Il Cacciatore</em>, <em>Studio Battaglia</em>, <em>Costanza</em>), <strong>Filippo Scicchitano</strong> (<em>Scialla</em>!, <em>Finché notte non ci separi</em>), <strong>Francesco Arca</strong> (<em>Rex</em>, <em>Fosca Innocenzi</em>, <em>Resta con me</em>) e <strong>Laura Cravedi</strong> (<em>Il Paradiso delle signore, Blanca 2, Doc – nelle tue mani 3</em>).</p>
<p><strong><em>La Buona Stella</em></strong> gode del Patrocinio della Città di Fiumicino, dell’Ente Parco Nazionale della Sila, della Provincia di Cosenza, della Provincia di Crotone, del Comune di Crotone, del Comune di Botricello e del Comune di Cutro. La Buona Stella racconta la storia di due grandi riscatti. Simone, sfortunato e disilluso, ha perso tutto, l’amore della moglie, la custodia della figlia, il sogno di diventare un calciatore professionista, perfino la salute. Oggi la fortuna sembra risarcirlo con una seconda possibilità: il ritrovamento di una valigia piena di soldi, macchiati di sangue, lo esporrà a esperienze estreme che supererà con la sua famiglia, uniti come non sono mai stati.</p>
<p style="font-weight: 400;">Stella, la poliziotta che segue le tracce di Simone e della sua valigia, lotta da anni con il fantasma di Paolo, amante e amore della sua vita, caduto in servizio di fronte a lei e in parte anche per causa sua. L’ex marito livoroso fa di tutto per sottrarle il rapporto con il figlio e anche le promesse di una carriera, che il suo talento avrebbe dovuto far scintillare, sembrano disattese. Ma l’incontro con il fratello di Paolo, un alto dirigente del ministero incaricato di indagare sul caso con lei, potrebbe offrirle un’opportunità di redenzione su tutti e tre i fronti. La serie esplora le fragilità e la forza dei legami familiari nel mondo contemporaneo, mettendo in luce le sfide e le vittorie personali dei protagonisti. Il progetto è stato presentato a valere sull’Avviso pubblicato da Calabria Film Commission per il sostegno alle produzioni audiovisive in Calabria 2024.</p>
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		<title>Sgarbi su sentenza Lucano: Indagine fondata sul nulla, accoglienza non può essere un reato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 14:53:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
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		<category><![CDATA[fiction]]></category>
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		<category><![CDATA[Vittorio Sgarbi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il sostanziale proscioglimento dalle pesanti accuse a Mimmo Lucano, ad opera della Corte d&#8217;appello di Reggio Calabria, tante le reazioni che si sono registrate in queste ore. Sulla vicenda ha voluto dire la sua anche il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi: &#8220;Sin da subito, leggendo le carte,- ha detto Sgarbi &#8211; dissi che quella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il sostanziale proscioglimento dalle pesanti accuse a Mimmo Lucano, ad opera della Corte d&#8217;appello di Reggio Calabria, tante le reazioni che si sono registrate in queste ore. Sulla vicenda ha voluto dire la sua anche il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi:  </p>
<p>&#8220;Sin da subito, leggendo le carte,- ha detto Sgarbi &#8211;  dissi che quella su Lucano era una indagine fondata sul nulla. <strong>L&#8217;accoglienza non può essere un reato</strong>. Lucano ha solo fatto scelte amministrative ispirate all’umana solidarietà. E quell&#8217;esperienza di accoglienza poteva diventare un modello, anche in ragione dell’integrazione tra la comunità locale e i migranti. Lo Stato ha sprecato migliaia di euro, mentre <strong>un uomo per bene</strong> è stato infangato e distrutto politicamente&#8221;.</p>
<p>Secondo Sgarbi, &#8220;questa vicenda ripropone il tema della qualità delle indagini preliminari, e dunque dello scrupolo e del rigore che dovrebbe ispirare il lavoro di chi indaga per evitare processi inutili. Adesso spero che la Rai accolga l’appello di Lucano di mandare in onda la fiction girata a Riace e che racconta quell&#8217;esperienza straordinaria&#8221;- conclude il sottosegretario alla Cultura.</p>
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		<title>Audience record per &#8216;La Sposa&#8217; calabrese, le polemiche non penalizzano la fiction che invece è già un successo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 15:18:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ascolti record anche per la seconda puntata della fiction Rai “La sposa”, che supera se stessa raggiungendo il 28,7% di share con oltre sei milioni e mezzo di telespettatori. Nonostante le polemiche – e anche un po’ grazie alla curiosità suscitata dalle accuse bipartisan di inesattezze storiche scagliate da Calabria e Veneto, le due terre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ascolti record anche per la seconda puntata della fiction Rai “La sposa”, che supera se stessa raggiungendo il 28,7% di share con oltre sei milioni e mezzo di telespettatori. Nonostante le polemiche – e anche un po’ grazie alla curiosità suscitata dalle accuse bipartisan di inesattezze storiche scagliate da Calabria e Veneto, le due terre al centro del film tv diretto da Giacomo Campiotti. Nell’ultima settimana la fiction si è tirata addosso molti strali, ma altrettanti sono stati gli interventi a difesa, che trovano puntuale riscontro nell’audience. In televisione è quello il dato che conta davvero ed è ormai assodato che alla maggioranza degli italiani (calabresi e veneti compresi) questa fiction piaccia.</p>
<p>Merito – riconosciuto ovunque – della bravura della protagonista Serena Rossi, che nel ruolo di Maria ha conquistato tutti. Dopo la gragnuola di addebiti anacronistici legati alla stereotipizzazione femminile sembrerebbe un controsenso, eppure il paradosso è che proprio il personaggio della giovane sposa calabrese rappresenta il polo di attrazione uguale e contrario a quello di chi l’ha criticata, e per le stesse ragioni: da una parte modello femminile emancipato colpevole di mettere in evidenza in modo troppo enfatico l’arretratezza e l’ignoranza delle donne calabresi del 1967; dall’altra, motivo di orgoglio e appartenenza per i valori che, attraverso lei, si attribuiscono a un intero popolo, elevandolo dal cinismo e l’arroganza dei veneti, contraltare morale negativo della storia.</p>
<p>Nella seconda puntata, infatti, Maria prende le redini dell’educazione del figlio di primo letto del marito, sfodera qualità imprenditoriali superiori a quelle del retrogrado patriarca Vittorio e conquista l’ammirazione delle femministe. Per chi è stata donna in Calabria nel 1967 quanto per la generazione successiva questo personaggio incarna un’attestazione di merito, un piccolo risarcimento alle tante vessazioni antropologico-sociali e culturali subìte dalle donne calabresi.<br />
Esattamente quello che, invece, non piace a chi ha demolito la serie in quanto infarcita di banalità e riletture storiche fantasiose. A proposito di libertà narrative, c’è ad esempio un’incoerenza lampante e quasi puerile: possibile che una donna cresciuta tra asini, acquasantiere di plastica e miseria fosse consapevole del valore dell’istruzione tanto da risparmiare per far studiare il fratello e da promuovere la scolarizzazione del figliastro?<br />
Una rosea concessione alla realtà dei fatti decisamente romanzata, ma è proprio questo che alla gente piace della “Sposa” – che sia un feuilleton, una telenovela patinata da evocazioni di una storia italiana restituita come avvincente e drammatica. Poco importa che il contesto sia documentato con esattezza e ancora meno che nella serie si preferisca andare a colpo sicuro scegliendo un registro collaudato anziché tentare di proporre uno sguardo innovativo su temi come l’emigrazione o la condizione del Sud e delle donne. E’ intuibile che, a monte della scelta di non uscire dalla comfort zone creativa, ci sia la percezione che un pubblico che ha amato alla follia “Il segreto” premierà una storia di intrighi, amori appassionati, riscatto e lieto fine – da qui la volontà di confezionarla a tavolino di conseguenza, mirando a quel target popolare che chiede sogno e leggerezza.<br />
Intanto in Calabria, smorzate le polemiche sul fronte della fedeltà storiografica della trama, il dibattito resta acceso attorno al malumore per l’occasione di visibilità perduta con la migrazione di Campiotti in Puglia. Il regista ha fatto una scelta comparativa tra le offerte di servizi locali (arrivate da entrambe le regioni) e ora, soprattutto in seguito alla grande attenzione mediatica scatenata attorno alla serie, molti si rammaricano della vetrina sottratta alla Calabria in favore del Gargano. I pugliesi, dal canto loro, si sono lamentati della confusione tra credit reali e di finzione. Ed è questo – cioè come vendere l’immagine del territorio al cinema e come vigilare su quello su cui si investe – il vero tema di riflessione per i set delle regioni del Sud, che a non farsi rifilare affari taroccati devono stare più attente delle altre.</p>
<p><em>Isabella Marchiolo<br />
(Il quotidiano del Sud)</em></p>
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		<title>“La Sposa” calabrese fa indignare anche i veneti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/la-sposa-calabrese-fa-indignare-anche-i-veneti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2022 13:20:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>
		<category><![CDATA[indignazione]]></category>
		<category><![CDATA[La Sposa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non c’è pace per “La sposa”. Dopo i malumori a Vieste per l’equivoco tra l’ambientazione narrativa e la realtà dei luoghi dove è stata girata la fiction (nel Gargano), e l’indignazione di tanti calabresi, adesso ad offendersi sono pure i veneti. Se infatti la Calabria è rappresentata come fenomeno di arretratezza e ignoranza, nella miniserie [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è pace per “La sposa”. Dopo i malumori a Vieste per l’equivoco tra l’ambientazione narrativa e la realtà dei luoghi dove è stata girata la fiction (nel Gargano), e l’indignazione di tanti calabresi, adesso ad offendersi sono pure i veneti. Se infatti la Calabria è rappresentata come fenomeno di arretratezza e ignoranza, nella miniserie Rai non fanno figura migliore il Veneto e la sua gente, che appare misogina, razzista e gretta. Contro la fiction diretta da Giacomo Campiotti si è scagliato il presidente del Consiglio regionale veneto Roberto Ciambetti, che solidarizza con i calabresi sottolineando come “La sposa” oltraggi un po’ tutti con «cliché grotteschi che mettono in ridicolo sia i veneti che le calabresi».</p>
<p>Così dichiara al Gazzettino il leghista Ciambetti, anche lui sulla lunghezza d’onda dei tanti intellettuali calabresi che hanno trovato nella fiction diversi falsi storici, «errori, imprecisioni e una marea di luoghi comuni». Ma gli ascolti sono un baluardo e Rai Fiction dovrebbe accendere un cero a Serena Rossi: tra tante gaffe, è esclusivamente il suo personaggio, l’appassionata Maria, ad aver conquistato il pubblico, facendo perdonare ogni altra magagna (a questo punto moltissime, viste le critiche trasversali).<br />
Per il resto, persino per i veneti – e nonostante l’affezione per l’attrice, madrina all’ultima mostra del cinema di Venezia – le lotte operaie alla vigilia del Sessantotto, che furono il reale scenario storico di quegli anni sia a Nord che a Sud, sono eventi completamente traditi per lasciare carta bianca a un romanzetto popolare e infarcito di stereotipi anacronistici.</p>
<p>Il presidente dell’assemblea veneta ha espresso ufficialmente il dissenso ai vertici alla produzione della fiction. Una posizione ben più netta di quella che invece in Calabria è stata manifestata soltanto dalla “pancia” degli spettatori, oltre che da scrittori e storici, ma non dalla politica. L’unico ad intervenire con una bocciatura colorita (#facagare) è stato l’ex presidente della giunta regionale facente funzioni Nino Spirlì, demolendo “La sposa” per la stranezza del dialetto e gli elementi scenografici di folklore kitsch come le madonnine di plastica, i salami di ‘nduja e gli asini. A proposito di questi ultimi, a Spirlì non disturbavano nel cortometraggio “Terra mia” di Gabriele Muccino, che proponeva lo stesso tipo di ammuffito immaginario calabrese, con l’aggravante di voler essere una storia contemporanea.<br />
Ai tanti che sulla sua seguitissima pagina Facebook glielo hanno fatto notare, lui ha replicato con uno sfacciato dietrofront. Ammettendo che il lavoro di Muccino non gli era mai piaciuto, tanto da aver tagliato un asino nella revisione del corto dove aveva preso le redini per uno spiccio directors cut in senso più turistico e promozionale. Ma il vero male qui non sono le testarde bestie proverbialmente identificate con la stupidità. Un asinello, Barò, era il pupillo della Bersagliera Gina Lollobrigida in “Pane, amore e fantasia”, dove i difetti di veneti e meridionali erano oggetto di comiche parodie. E non se la prese mai nessuno. Certo, quello era Comencini.</p>
<p><em>Isabella Marchiolo<br />
(Il Quotidiano del Sud.it)</em></p>
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		<title>Calabresi indignati per &#8220;La sposa&#8221;, regista e sceneggiatrice difendono le loro scelte</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/calabresi-indignati-per-la-sposa-regista-e-sceneggiatrice-difendono-le-loro-scelte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 13:39:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[fiction]]></category>
		<category><![CDATA[La Sposa]]></category>
		<category><![CDATA[polemiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«AVREI voluto girare in Calabria, come ho fatto due volte con grande sostegno da parte della precedente Film Commission, che funzionava benissimo. Ma in questo caso il supporto lo ho avuto dalla Puglia, mentre in Calabria ci sarebbero stati problemi organizzativi legati alla mancanza di strutture». Giacomo Campiotti, regista della fiction Rai “La sposa”, premiata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>«AVREI voluto girare in Calabria, come ho fatto due volte con grande sostegno da parte della precedente Film Commission, che funzionava benissimo. Ma in questo caso il supporto lo ho avuto dalla Puglia, mentre in Calabria ci sarebbero stati problemi organizzativi legati alla mancanza di strutture». Giacomo Campiotti, regista della fiction Rai “La sposa”, premiata da ascolti plebiscitari, respinge le critiche secondo cui il film tv presenterebbe un’immagine stereotipata e gretta della terra calabrese. Una polemica sorta dopo la messa in onda della prima puntata e che ruota attorno alla contestualizzazione storica (un 1967 a dir poco barbarico), che appunto dipinge il diavolo più brutto di quanto lo fosse, e soltanto in Calabria.</p>
<p>Già dietro la cinepresa su set calabresi per “Giuseppe Moscati” e “Liberi di scegliere”, Campiotti replica che «Maria è un personaggio bellissimo e positivo, lei al Nord porta la luce». Insomma, senza eufemismi e il più esplicito possibile, si è girato in Puglia perché lì si lavora meglio. Sulle imprecisioni del dialetto, aggiunge: «Abbiamo fatto un lavoro imponente con un coach, Serena Rossi è stata bravissima. Del resto le chiamavano le Calabrie, basta spostarsi di un chilometro per trovare parole e accenti diversi».<br />
Quanto alla storia, il regista passa la patata bollente alla sceneggiatrice Valia Santella, autrice del soggetto ispirato a reali vicende d’epoca (ma non conosce il romanzo di Lou Palanca “Ti ho vista che ridevi”, trama molto simile alla miniserie). Sulle sue fonti, però, non è facile ottenere una ricognizione perché ci spiega che «sono state fatte ricerche su testimonianze orali».<br />
Avendo il set in Puglia, perché era così importante lasciare lo sfondo narrativo in Calabria? La pratica dei matrimoni combinati non era una peculiarità calabrese ma esisteva ovunque. Per avvalorarne la meridionalizzazione (ma certo non la calabresità), Santella cita il celebre film “Bello, onesto, emigrato in Australia…” di Zampa, ma quella storia era molto diversa e la splendida Claudia Cardinale non subiva un esame da mercato di bestiame prima di conoscere il promesso sposo Alberto Sordi.</p>
<p>«Lo abbiamo rappresentato in modo forte – ammette l’autrice, riferendosi alla scena della “valutazione” delle ragazze – ma si tratta di una delle tante aberrazioni compiute da sempre sul corpo delle donne. C’erano allora e ce ne sono ancora oggi, a noi interessava raccontare una storia esemplare per arrivare all’emancipazione e il riscatto. L’autore poi è libero di estremizzare le situazioni all’interno di un racconto di fiction».<br />
Ecco, forse il punto è proprio questo e spiega perché in Calabria a tanti telespettatori la serie è piaciuta, non condividendo le ragioni degli indignati. In fondo “andava così”, quindi dobbiamo accettare che qualcuno ce lo ricordi offrendo in risarcimento il trofeo di un’eroina coraggiosa.<br />
Non è dello stesso parere lo scrittore Santo Gioffré, uno dei primi a disapprovare quella targa “Calabria 1967”, che nella serie di Campiotti avalla equivoci dannosi per l’immagine del territorio. «Da romanziere storico – commenta – io non contesto la fiction ma l’indicazione di un luogo e un periodo precisi senza contestualizzarli ed estrapolando un solo terribile aspetto, che dà l’idea della Calabria come di un mondo perduto in un’epoca irreale».<br />
Com’era, invece, il 1967? «In quegli anni – continua Gioffré – la Calabria viveva la sua epoca migliore, perché le lotte organizzate e l’azione dei sindacati davano una speranza di cambiamento. Ricordo la Pertusola Sud a Crotone, lo sciopero delle gelsominaie, le battaglie per le raccoglitrici di olive, le prime studentesse nei licei. Oggi siamo tornati indietro, ma quello fu un momento di grande fermento politico e culturale».<br />
Tra le correzioni storiche, per Gioffré una nota merita la figura del sensale, tutt’altra cosa da ciò che si vede nella fiction «con donne vendute come carne umana esaminando la dentatura, le forme dei fianchi e la verginità». Autore del romanzo “Artemisia Sanchez”, da cui nel 2008 è stata tratta un’altra fiction Rai di successo, conclude: «La mia contrarietà non nasce da una difesa tout court dell’orgoglio calabrese o dell’onore offeso. Chi al Nord vede queste scene dal divano di casa e ha un pregiudizio, è indotto a pensare che se nel 1967 eravamo combinati così, oggi è normale che ci siano la ‘ndrangheta, la corruzione, la sanità distrutta, i politici eletti con il voto di scambio»<br />
Valia Santella però ha precisato: «Non era nostra intenzione offendere nessuno, al contrario la Calabria che si identifica con Maria è solare, è quella del mare, dei valori, del legame con la terra di origine. Vorrei che si accantonassero le polemiche per concentrarsi sulla fiction, che può piacere o no».<br />
Nelle prossime puntate scopriremo quanti delusi abbandoneranno la visione e quanti seguiranno la sposa Maria verso il suo immancabile lieto fine.</p>
<p><em>Isabella Marchiolo<br />
(Fonte: Il quotidianodelsud.it)</em></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Oxf6IbrCYg"><p><a href="https://www.quotidianodelsud.it/calabria/spettacoli/televisione/2022/01/19/calabresi-indignati-per-la-sposa-regista-e-sceneggiatrice-difendono-le-loro-scelte/">Calabresi indignati per &#8220;La sposa&#8221;, regista e sceneggiatrice difendono le loro scelte</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Calabresi indignati per &#8220;La sposa&#8221;, regista e sceneggiatrice difendono le loro scelte&#8221; &#8212; Il Quotidiano del Sud" src="https://www.quotidianodelsud.it/calabria/spettacoli/televisione/2022/01/19/calabresi-indignati-per-la-sposa-regista-e-sceneggiatrice-difendono-le-loro-scelte/embed/#?secret=Oxf6IbrCYg" data-secret="Oxf6IbrCYg" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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