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	<title>falso negativo Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Covid Italia, dubbi sull&#8217;affidabilità dei tamponi rapidi: In 1 caso su 2 danno come risultato un falso negativo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Nov 2021 16:27:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/covid-italia-dubbi-sullaffidabilita-dei-tamponi-rapidi-in-1-caso-su-2-danno-come-risultato-un-falso-negativo/">Covid Italia, dubbi sull&#8217;affidabilità dei tamponi rapidi: In 1 caso su 2 danno come risultato un falso negativo</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In 1 caso su 2 danno come risultato un falso negativo. Sono i tamponi antigenici rapidi, al centro dell&#8217;attenzione per la scarsa affidabilità del risultato. Indicati come «il tallone d&#8217;Achille» da Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, i test antigenici rapidi sono da tempo additati come un anello debole nella catena delle contromisure per arginare la circolazione del virus SarsCoV2. Non riescono infatti a vedere il virus se non quando è presente in quantità massicce.</p>
<p><strong>Troppi falsi negativi</strong><br />
«Bloccate i tamponi rapidi per non chiudere l&#8217;Italia». È l&#8217;appello di Claudio Giorlandino direttore scientifico del Centro ricerche Altamedica di Roma, dove è stato condotto uno studio su 332 pazienti, pubblicato sulla rivista &#8220;Future virology&#8221;, dal quale emerge che il test antigenico rapido per la rilevazione del Covid-19 sbaglia quasi una volta su due, fornendo un alto tasso di falsi negativi. Questo studio ha messo a confronto i risultati del test rapido immunocromatografico dell&#8217;antigene del virus con quelli del tampone molecolare Rt-qPcr, a oggi considerato il gold standard per la rilevazione dell&#8217;infezione. I test sono stati eseguiti nello stesso laboratorio e dagli stessi operatori. Dei 332 casi selezionati per il confronto, 249 campioni erano risultati positivi al tampone molecolare e 83 negativi. Tra i 249 campioni positivi, solo 151 erano stati rilevati dal test rapido antigene, con una sensibilità complessiva del 61%. In tutti gli altri 98 casi il test antigienico rapido immunocromatografico era risultato negativo.<br />
«La letteratura internazionale già da tempo mette in luce i limiti dei test qualitativi immunocromatografici rapidi. La novità di questo studio &#8211; spiega Giorlandino &#8211; sta nella assoluta correttezza metodologica che, per primo, ha svelato che i limiti già conosciuti sono in realtà estremamente maggiori. L&#8217;enorme numero di falsi negativi che questi test, eseguiti in farmacia o in piccoli studi o laboratori, produce è pericolosissimo perché &#8211; sottolinea l&#8217;esperto &#8211; determina nei soggetti negativi un falso senso di sicurezza che induce ad allentare il rispetto delle misure di prevenzione quali il mantenimento della distanza e il rigido utilizzo di mascherine».</p>
<p>«Invece purtroppo quasi una persona su due che risulta negativa &#8211; ammonisce &#8211; è ancora infettiva, con l&#8217;effetto controproducente della diffusione del contagio. La scarsa sensibilità dei semplici test rapidi ne consente semmai l&#8217;utilizzo solo come test in prima linea per la diagnosi di Covid-19, limitatamente al primo controllo di massa in condizioni particolari, per intercettare immediatamente almeno una parte di altamente positivi dove non è possibile attendere le 12 o 24 ore di un test molecolare che necessita di essere trasportato ed eseguito in laboratorio specializzato. Il suo uso &#8211; insiste il medico &#8211; dovrebbe essere limitato nei porti ed aeroporti ma, tutti i soggetti negativi, debbono comunque essere avvertiti di osservare strettamente le precauzioni per evitare di trasmettere il contagio perché non è certo che non siano portatori», aggiunge.<br />
Si aggiunge all&#8217;appello anche il virologo Francesco Broccolo, dell&#8217;Università di Milano Bicocca. «Sono test con una sensibilità estremamente bassa, tanto che i casi positivi sono attualmente rilevati dallo 0,2% dei test rapidi e dal 6% dei molecolari. Inoltre, abbiamo oltre il 50% di falsi negativi», sostiene. Uno dei motivi per cui ci sono tanti falsi negativi è che «quando un soggetto si infetta, l&#8217;infezione si palesa al test dopo 48 ore, mentre sappiamo che l&#8217;infezione deve prendere piede e che il virus ha bisogno di tempo per replicarsi. Per questo &#8211; dice l&#8217;esperto &#8211; non è il caso di fare il test subito dopo avere avuto un contatto». Quando, a distanza di 48 ore dal contagio, «il virus inizia a replicarsi, dopo 48 ore diventa visibile al test molecolare, che è in grado di scattare una fotografia molto dettagliata; a confronto il test rapido fornisce un&#8217;immagine sgranata. Riesce infatti a vedere il virus solo se la carica virale è di almeno 1 milione di copie per millilitro di fluido biologico prelevato con il tampone». Questa, aggiunge, è «una grande criticità. L&#8217;altra, secondo Broccolo, è nel fatto che «con le attuali regole per il Green pass, chi è vaccinato non viene distinto da chi ha fatto il test rapido ed entrambe le categorie si espongono agli stessi eventi, dimenticando che chi non è vaccinato ha quindi rischio maggiore di ammalarsi».<br />
Un&#8217;altra criticità è nei tempi di validità del Green pass: «Nel mondo ideale, il test rapido andrebbe fatto tutti i giorni perché, se mi infetto oggi, per 48 ore non si potrà vedere l&#8217;infezione con nessun test». «Anche le 72 ore di validità del test molecolare sono teoriche perché, seppur questo sia ultrasensibile, non si esime dall&#8217;eventualità che l&#8217;infezione venga contratta dopo poche ore dal test».</p>
<p>(<em>fonte: farmacista33.it</em>)</p>
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