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	<title>false Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Jul 2026 12:57:58 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO-Ricette false e rimborsi illeciti: sei misure cautelari tra medici e farmacisti nel Reggino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 12:55:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; I Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Reggio Calabria, supportati in fase esecutiva da militari del Gruppo Carabinieri per la Tutela della Salute di Napoli e dai reparti dell’Arma territorialmente competenti, nella mattinata odierna, hanno dato esecuzione all’ordinanza con la quale il G.I.P. di Reggio Calabria ha disposto l’applicazione di misure cautelari coercitive e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-387387-1" width="640" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/videoplayback.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/videoplayback.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/videoplayback.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>I Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Reggio Calabria, supportati in fase esecutiva da militari del Gruppo Carabinieri per la Tutela della Salute di Napoli e dai reparti dell’Arma territorialmente competenti, nella mattinata odierna, hanno dato esecuzione all’ordinanza con la quale il G.I.P. di Reggio Calabria ha disposto l’applicazione di misure cautelari coercitive e interdittive nei confronti di6 persone, 3 delle quali sottoposte al regime degli arresti domiciliari, 1 alla misura interdittiva dall’esercizio dell’ufficio pubblico e del divieto di esercitare la professione medica per la durata di sei mesi, 2 agli obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria, tra cui medici e farmacisti<strong>,</strong> tutti ritenuti dal giudice per le indagini preliminari, a vario titolo, gravemente indiziati dei reati di corruzione, <strong>truffa aggravata in danno del Sistema Sanitario</strong>, falsità ideologica.</p>
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<div class="ob-widget-header">La complessa attività di indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, è stata svolta mediante l’attività di intercettazione delle comunicazioni e con metodi tradizionali ovvero attività di perquisizione e sequestro, assunzione di sommarie informazioni, acquisizione di documentazione ed ha consentito di raccogliere plurime fonti di prova a carico di professionisti, farmacisti e medici di medicina generale compiacenti, operanti sul territorio reggino.</div>
</div>
</div>
</div>
<p>Le investigazioni condotte, compendiate nell’ordinanza emessa dal giudice, hanno ricostruito, salvo gli sviluppi delle ulteriori fasi del giudizio, l’esistenza di un sistema fraudolento finalizzato all’ottenimento di ingiuste erogazioni a carico del Sistema Sanitario Nazionale e Regionale.</p>
<p>Nello specifico, il quadro gravemente indiziario ha riguardato la titolare di una farmacia della Provincia Reggina, la quale, con la complicità del padre, anch’egli medico, e di una dipendente della medesima farmacia, si accordava con 3 medici di medicina generale in ordine alla compilazione di ricette mediche, intestate formalmente a ignari pazienti ed emesse in assenza di alcuna valutazione medica e di necessità terapeutica, nonché dietro un corrispettivo pari al dieci per cento del prezzo dei farmaci indicati nelle false prescrizioni, destinato ai medici di medicina generale. Tale sistema era utile a far ottenere alla farmacia indebiti rimborsi correlati al costo dei farmaci prescritti, in realtà mai dispensati. Il procedimento relativo alle accennate ipotesi di reato è attualmente nella fase delle indagini preliminari, ragion per cui le persone sottoposte a misura cautelare dall’Autorità Giudiziaria devono ritenersi presunte innocenti fino all’eventuale definitivo accertamento della loro colpevolezza nella successiva sede processuale.</p>
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		<title>Cinquemila false pizze precotte &#8216;Made in Italy&#8217; sequestrate nel nord Barese</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/cinquemila-false-pizze-precotte-made-in-italy-sequestrate-nel-nord-barese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 08:22:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due persone sono indagate dalla Procura di Trani con le accuse di introduzione nel territorio italiani di prodotti alimentari recanti indicazioni e denominazioni di origine contraffatte. Il provvedimento giudiziario a seguito del sequestro nel porto di Barletta da parte della Guardia di Finanza di circa 5mila false pizze e pinse &#8216;Made in Italy&#8217; precotte. Indagati [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Due persone sono indagate dalla Procura di Trani con le accuse di introduzione nel territorio italiani di prodotti alimentari recanti indicazioni e denominazioni di origine contraffatte. Il provvedimento giudiziario a seguito del sequestro nel porto di Barletta da parte della Guardia di Finanza di circa 5mila false pizze e pinse &#8216;Made in Italy&#8217; precotte. Indagati risultano un autotrasportatore e il destinatario della merce, per lo più alimenti da forno come pizze e pinse.</p>
<p>A bordo del tir sbarcato dall&#8217;Albania, i militari hanno trovato 5mila alimenti precotti con imballaggi e confezioni che &#8220;riportavano immagini, scritte e segni&#8221; che avrebbe indotto in errore il consumatore, che così avrebbe ritenuto &#8220;che il prodotto fosse di provenienza o origine italiana&#8221;, spiega una nota. A confermare i sospetti della guardia di finanza è stato l&#8217;esame della documentazione, che ha anche permesso di individuare i destinatari dei prodotti. Sono state svolte perquisizioni in provincia di Napoli, Milano e <strong>Reggio Calabria</strong>, dove sono stati scoperti <em>&#8220;prodotti della stessa natura e imballo con indicazioni contraffatte sul Made in Italy</em>&#8220;, aggiunge la nota.</p>
<p>La Procura di Trani ha disposto la devoluzione in beneficenza dei prodotti alimentari a favore delle Caritas di Barletta, Andria e Trani, per &#8220;destinarli alle famiglie più bisognose della provincia&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Sequestrate 143 opere false esposte al &#8220;Pop to Street Art: Influences&#8221; a Reggio Calabria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sequestrate-143-opere-false-esposte-al-pop-to-street-art-influences-reggio-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 08:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza nel corso di un&#8217;articolata indagine, diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, hanno proceduto al sequestro probatorio di iniziativa di 133 opere d&#8217;arte falsamente attribuite agli artisti Andy Warhol e Keith Haring e successivamente, su delega della Procura della Repubblica di Reggio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Cosenza nel corso di un&#8217;articolata<br />
indagine, diretta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria,<br />
hanno proceduto al sequestro probatorio di iniziativa di 133 opere d&#8217;arte falsamente<br />
attribuite agli artisti Andy Warhol e Keith Haring e successivamente, su delega della<br />
Procura della Repubblica di Reggio Calabria, di ulteriori 10 esemplari artistici che<br />
presentavano evidenti caratteristiche di contraffazione, attribuiti a Banksi che venivano<br />
rinvenuti e sequestrati a Liegi (<em>Belgio</em>) a seguito delle operazioni di perquisizione eseguite<br />
in virtù della procedura di assistenza giudiziaria avviata con l&#8217;Autorità belga da parte<br />
dell&#8217;Autorità giudiziaria di Reggio Calabria. Contestualmente, nel corso dell&#8217;attività di indagine a sorpresa, venivano rinvenute 11 opere d&#8217;arte attribuite agli artisti Andy Warhol, Keith Haring e Banksi per le quali sono in corso accertamenti da parte dell&#8217;Autorità giudiziaria belga, poiché presentavano i medesimi elementi di contraffazione riscontrate nelle opere confluite nel procedimento penale incardinato presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria.</p>
<p>Le 143 opere sequestrate nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine coordinata dalla locale Procura erano<br />
state esposte alla mostra &#8220;P<em>op to Street Art: Influences</em>&#8221; che si è tenuta contestualmente, dal 20 luglio 2024 al 5 gennaio 2025, in tre luoghi della cultura del centro cittadino reggino, tra l&#8217;Accademia di Belle Arti, la Casa della Cultura &#8220;<em>P. Crup</em>i&#8221; e il Museo Archeologico<br />
Nazionale. Le opere d&#8217;arte esposte, costituite da esemplari di pittura, grafica e da alcune sculture, erano state concesse in prestito quali beni artistici autentici da una società belga all&#8217;Accademia di Belle Arti reggina, Ente organizzatore dell&#8217;evento, a fronte di un corrispettivo pari a 50 mila euro, mediante la sottoscrizione di un contratto che prevedeva anche la possibilità di ricavare ulteriori guadagni sia dagli incassi della biglietteria che dalla connessa attività di vendita di oggettistica promozionale. Gli approfondimenti eseguiti dal Nucleo Carabinieri TPC di Cosenza in merito all&#8217;autenticità delle opere d&#8217;arte esposte presso la citata mostra di Reggio Calabria hanno permesso di sostenere, invece, anche con metodo scientifico, l&#8217;assoluta falsità delle opere sequestrate, la cui contraffazione appare nella maggior parte dei casi addirittura grossolana.</p>
<p>Le recenti attività di perquisizione condotte all&#8217;estero, nell&#8217;ambito della procedura di<br />
assistenza giudiziaria, nei confronti di tre cittadini belgi e delle tre società ad essi<br />
riconducibili hanno consentito, inoltre, di acquisire maggiori elementi probatori, utili a<br />
delineare compiutamente il quadro accusatorio raccolto a carico di due di loro,<br />
immediatamente indagati dopo il sequestro eseguito a Reggio Calabria, di cui uno titolare<br />
della società che aveva concesso in prestito le opere alla locale Accademia di Belle Arti,<br />
nonché di appurare il coinvolgimento nella vicenda anche di una terza persona, sempre di<br />
nazionalità belga. Nel suo complesso l&#8217;indagine ha permesso di disvelare l&#8217;esistenza di un complesso sistema criminale specializzato nella produzione seriale di falsi riconducibili ai principali esponenti del noto movimento artistico internazionale Pop Art, con lo scopo di organizzare mostre ed eventi espositivi in tutta Europa, Italia compresa, traendone profitto e ingannando il pubblico sulla autenticità delle opere artistiche.</p>
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		<item>
		<title>Tentativo di truffa via email a nome di mons. Savino, la diocesi di Cassano &#8216;non apritele&#8217;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/tentativo-di-truffa-via-email-a-nome-di-mons-savino-la-diocesi-di-cassano-non-apritele/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 14:40:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>False email a nome del vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Cei, monsignor Francesco Savino, nelle quali si chiede l&#8217;invio di somme di denaro da destinare a presunte necessità di alcune comunità religiose. E&#8217; il tentativo di truffa informatica denunciato dalla diocesi cassanese attraverso una nota ufficiale, firmata dal vicario generale [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>False email a nome del vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio e vicepresidente della Cei, monsignor Francesco Savino, nelle quali si chiede l&#8217;invio di somme di denaro da destinare a presunte necessità di alcune comunità religiose.</p>
<p>E&#8217; il tentativo di truffa informatica denunciato dalla diocesi cassanese attraverso una nota ufficiale, firmata dal vicario generale don Annunziato Laitano, dove si legge che &#8220;<em>chiunque dovesse ricevere tale messaggio è pregato vivamente di non aprirlo e di cestinarlo direttamente&#8221;</em>.</p>
<p>La diocesi specifica che il mittente delle email fraudolente è l&#8217;indirizzo mons.savino@outlook.it.  L&#8217;allerta non riguarda solo il rischio di esborso di denaro. Il vicario generale avverte, infatti, che la mail potrebbe contenere virus informatici o nascondere tentativi di hackeraggio per sottrarre dati sensibili ai destinatari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/tentativo-di-truffa-via-email-a-nome-di-mons-savino-la-diocesi-di-cassano-non-apritele/">Tentativo di truffa via email a nome di mons. Savino, la diocesi di Cassano &#8216;non apritele&#8217;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>VIDEO-False residenze e finti lavori per stranieri: chiuse a Lamezia indagini per 61 persone</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-false-residenze-e-finti-lavori-per-stranieri-chiuse-a-lamezia-indagini-per-61-persone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 07:15:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato dai finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme ed a firma del Procuratore facente funzioni della Procura della Repubblica di Lamezia Terme, è stata comunicata a 61 persone la conclusione delle indagini, poiché si sarebbero rese responsabili, in concorso fra loro, di violazione delle norme contenute nel testo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/video-false-residenze-e-finti-lavori-per-stranieri-chiuse-a-lamezia-indagini-per-61-persone/">VIDEO-False residenze e finti lavori per stranieri: chiuse a Lamezia indagini per 61 persone</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-372767-2" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/04/DownloadFile.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/04/DownloadFile.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/04/DownloadFile.mp4</a></video></div>
<p>Con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, notificato dai finanzieri del Gruppo di Lamezia Terme ed a firma del Procuratore facente funzioni della Procura della Repubblica di Lamezia Terme, è stata comunicata a 61 persone la conclusione delle indagini, poiché si sarebbero rese responsabili, in concorso fra loro, di violazione delle norme contenute nel testo unico dell’immigrazione; nel dettaglio, le stesse sarebbero risultate indagate all’esito delle investigazioni condotte dalle Fiamme Gialle lametine per le fattispecie di favoreggiamento all&#8217;immigrazione clandestina, falso ideologico in atto pubblico, truffa, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, indebita percezione di indennità del reddito di cittadinanza e di erogazioni a danno dello Stato.</p>
<p>I gestori dell’illecito sistema &#8211; avvalendosi anche della complicità “abituale” di un pubblico ufficiale, che avrebbe fatto false attestazioni nei verbali di accertamento di residenza al fine di far conseguire agli stranieri l’iscrizione nei registri della popolazione residente del Comune di Lamezia Terme &#8211; avrebbero prodotto false comunicazioni di assunzione, nonché falsi contratti di locazione, poi registrati presso i competenti uffici dell’Agenzia delle Entrate, allo scopo di favorire l’illecita permanenza nel territorio dello Stato italiano e, talora, garantire il rinnovo del permesso di soggiorno di numerosi cittadini di origine extracomunitaria. Risulterebbero coinvolti altresì un altro dipendente pubblico per una sola vicenda di falso in verbale di accertamento di residenza; nonché altro Pubblico Ufficiale per rivelazione di segreto d’ufficio in relazione alle attività che la GDF aveva compiuto presso il suo Ufficio per esigenze investigative relative al presente procedimento. Altri indagati si sarebbero prodigati sempre per documentare fittizie assunzioni di lavoratori domestici ed organizzare finti matrimoni tra cittadini italiani, a volte anche ultrasettantenni, con giovani donne di nazionalità magrebina.</p>
<p>Le investigazioni hanno consentito di individuare, altresì, un patronato di Lamezia Terme gestito da soggetti, i quali, pur risultando formalmente disoccupati e percettori del reddito di cittadinanza, avrebbero tratto illeciti guadagni costituiti, nella gran parte, da corrispettivi richiesti a cittadini extracomunitari per curare le pratiche di assunzione fittizia. A 55 soggetti, a seguito delle false comunicazioni prodotte con riferimento allo stato di risiedere in Italia da almeno dieci anni, è stato revocato il beneficio del reddito di cittadinanza. Dei 61 indagati, 47 sono cittadini extracomunitari e i restanti 14 sono di nazionalità italiana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/video-false-residenze-e-finti-lavori-per-stranieri-chiuse-a-lamezia-indagini-per-61-persone/">VIDEO-False residenze e finti lavori per stranieri: chiuse a Lamezia indagini per 61 persone</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>False fatture e autoriciclaggio: finiscono ai domiciliari due imprenditori del Cosentino</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/false-fatture-e-autoriciclaggio-finiscono-ai-domiciliari-due-imprenditori-del-cosentino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 09:00:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Castrovillari, hanno eseguito la misura degli arresti domiciliari nei confronti di due imprenditori ed il correlato sequestro di denaro e altre utilità, anche quale provento delle attività illecite, per oltre due milioni e mezzo di euro; tale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cosenza, su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Castrovillari, hanno eseguito la misura degli arresti domiciliari nei confronti di due imprenditori ed il correlato sequestro di denaro e altre utilità, anche quale provento delle attività illecite, per oltre due milioni e mezzo di euro; tale provvedimento cautelare è stato disposto anche nei confronti delle società coinvolte, ex D. Lgs 231/2001.<br />
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, è stata condotta dai militari della Compagnia di Castrovillari, ed è nata a seguito di un controllo d’iniziativa di carattere amministrativo svolto dai militari, nei confronti della società di uno degli imprenditori indagati, dal quale sarebbero emerse numerose anomalie di carattere fiscale. In particolare, la società avrebbe usufruito di un credito di imposta e, quindi, di uno “sconto” sulle imposte da versare all’erario, correlato all’acquisto/investimento in beni strumentali all’esercizio dell’impresa, non rinvenuti all’atto dell’accesso e dei quali, alcuni giorni dopo il rilievo, il rappresentante legale ne formalizzava una denuncia di furto, simulando la commissione di un reato.</p>
<p>Nel prosieguo delle indagini sarebbe poi emerso che detti beni erano stati acquistati presso una società di Roma, evasore totale da numerosi anni, riconducibile allo stesso rappresentante legale, che non avrebbe potuto effettuare la cessione/fornitura in argomento in quanto a sua volta non avrebbe mai fatto registrare alcun acquisto, non avendo una sede operativa né lavoratori alle dipendenze, trattandosi sostanzialmente di “cartiera” strumentalmente utilizzata per l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, dallo stesso imprenditore calabrese non solo per l’operazione in contestazione ma anche nei confronti di altri soggetti tra cui il fratello. All’esito delle successive indagini finanziarie, inoltre, sarebbe emerso l’immediato reimpiego delle somme provento delle fatture false, classico stratagemma alla base del sistema di autoriciclaggio.</p>
<p>Nell’ambito della medesima indagine è stata individuata una società agricola, riconducibile allo stesso imprenditore che avrebbe utilizzato false fatturazioni per ottenere un contributo stanziato dall’Unione Europea a sostegno dell’agricoltura, per oltre 55 mila euro. L’operazione di servizio testimonia la stretta sinergia operativa tra la Procura della Repubblica di Castrovillari e la Guardia di finanza a tutela degli interessi economico – finanziari dello Stato, nella consapevolezza che il contrasto all’evasione fiscale contribuisce al processo di ripresa e di rilancio dell’economia del Paese e favorisce quindi una più equa ripartizione del prelievo impositivo tra i cittadini.</p>
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		<title>VIDEO-False fatture per 88 milioni e evasione Iva: 43 indagati, coinvolte anche 26 società</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 09:56:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I finanzieri del Comando Provinciale Cosenza hanno eseguito un’articolata attività investigativa che si è conclusa con la segnalazione all’Autorità giudiziaria, di 43 persone fisiche e 26 persone giuridiche, in relazione alla emissione/utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti per oltre 88 milioni di euro, omessi versamenti iva per oltre 3 milioni di euro, la rilevazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-352300-3" width="696" height="367" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/11/GDF-Cosenza.mp4?_=3" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/11/GDF-Cosenza.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/11/GDF-Cosenza.mp4</a></video></div>
<p>I finanzieri del Comando Provinciale Cosenza hanno eseguito un’articolata attività investigativa che si è conclusa con la segnalazione all’Autorità giudiziaria, di 43 persone fisiche e 26 persone giuridiche, in relazione alla emissione/utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti per oltre 88 milioni di euro, omessi versamenti iva per oltre 3 milioni di euro, la rilevazione di indebite compensazioni d&#8217;imposta per circa 2,5 milioni di euro, nonché illeciti di bancarotta fraudolenta correlati alla &#8220;distrazione&#8221; dal patrimonio di due società dichiarate fallite, di somme di denaro per oltre 26 milioni di euro in danno dell’Erario dello Stato.</p>
<p>In sintesi, l’attività anzidetta è originata da una verifica fiscale eseguita dalla Tenenza Guardia di Finanza di Amantea, nei confronti di una delle suddette imprese che aveva trasferito la propria sede dalla provincia di Milano a quella cosentina. Nell’ambito di quell’ispezione amministrativa, in particolare, i finanzieri hanno rilevato e attenzionato alcuni aspetti gestionali e contabili che sono poi confluiti in una più articolata attività di polizia giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano e sviluppata dagli stessi militari della Guardia di Finanza di Amantea, nei confronti di alcune imprese attive principalmente nel settore della logistica, con sede nelle province di Milano e di Monza – Brianza. In sintesi, quelle investigazioni hanno disvelato &#8211; anche attraverso mirate indagini bancarie &#8211; un complesso sistema di false fatturazioni emesse da società rivelatesi prive di struttura imprenditoriale, a beneficio di altre imprese che abbattevano fraudolentemente la propria base imponibile contabilizzando costi in realtà mai sostenuti e, al contempo, veicolavano gli illeciti “risparmi” d’imposta sui conti correnti di altre società “cartiere”, dove venivano prelevati per contanti, anche grazie ad una contabilità ad hoc, predisposta da alcuni professionisti compiacenti.</p>
<p>Altresì, previo nulla osta dell’Autorità giudiziaria, la Guardia di Finanza ha esteso l’attività di polizia tributaria nei confronti dei reali gerenti delle società coinvolte nei fatti di bancarotta e false fatturazioni, per la tassazione dei proventi illecitamente conseguiti e il conseguente avvio delle procedure di recupero di una base imponibile, ai fini delle imposte dirette, di circa 6 milioni di euro, e di oltre 10,6 milioni di euro ai fini dell’iva.<br />
L’attività di servizio condotta dalle Fiamme Gialle cosentine testimonia il costante impegno del Corpo nel contrasto all’evasione fiscale, che costituisce un ostacolo allo sviluppo economico perché distorce la concorrenza e l’allocazione delle risorse, mina il rapporto di fiducia tra cittadini e Stato e penalizza l’equità, sottraendo spazi di intervento a favore delle fasce sociali più deboli.</p>
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		<title>Reggio Calabria, trasportavano alimenti con certificazioni false e veicoli non idonei: due denunce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 12:02:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Polizia di Stato di Reggio Calabria, tramite la Polizia Stradale, è quotidianamente impegnata nel contrastare i comportamenti scorretti dei conducenti e la regolarità dei veicoli utilizzati nelle più disparate attività di trasporto, come ad esempio quello di persone e cose, animali vivi e merci pericolose. In questa attività di controllo, particolare attenzione è dedicata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Polizia di Stato di Reggio Calabria, tramite la Polizia Stradale, è quotidianamente impegnata nel contrastare i comportamenti scorretti dei conducenti e la regolarità dei veicoli utilizzati nelle più disparate attività di trasporto, come ad esempio quello di persone e cose, animali vivi e merci pericolose. In questa attività di controllo, particolare attenzione è dedicata al trasporto degli alimenti in regime a temperatura controllata (A.T.P., acronimo di Accord Trasport Perissable), movimentate con veicoli muniti di apparato frigorifero, per le comprensibili ripercussioni che le cattive modalità di trasporto degli alimenti possono avere sulla salute umana.</p>
<p>Infatti molti alimenti devono essere trasportati a basse temperature, per impedire la modificazione delle caratteristiche organolettiche degli alimenti trasportati. A partire degli anni ’70 sono state indicate le temperature massime alle quali gli alimenti possono essere trasportati. Ad esempio, la carne fresca deve essere trasportata a non più di 4 gradi, il latte e i derivati a 8°, la frutta tra 1° e 12°, a seconda del tipo. Per garantire l’inalterabilità della temperatura, i veicoli adibiti a tale scopo sono provvisti di una struttura, chiamata isotermica, che impedisce che la temperatura all’interno della cella frigo subisca l’influenza della temperatura esterna. Tale strutture sono realizzate da industrie specializzate e sono accompagnate da una certificazione (certificazione A.T.P.) che garantisce l’idoneità della medesima, con validità di 6 anni, rinnovabile per altri 3 anni ma non più di due volte, a seguito di approfondita revisione.</p>
<p>Nel corso dell’attività di controllo effettuata dalla squadra di polizia giudiziaria della Sezione Polizia Stradale di Reggio Calabria e della Sottosezione di Palmi, con la collaborazione della locale Motorizzazione Civile, è stato accertato che due imprese di trasporto del territorio utilizzavano certificazioni A.T.P. false, a discapito delle cautele che regolamentano il trasporto di tali alimenti, che quindi venivano trasportati senza garanzia del mantenimento della cd “catena del freddo”.<br />
Le certificazioni false sono state sequestrate ed i titolari delle imprese sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria. I veicoli, senza valida certificazione non possono circolare e quindi il conseguente rischio per la salute pubblica è stato eliminato.</p>
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		<item>
		<title>Esposti anonimi e false accuse: rinviato a giudizio Francesco Mazzeo, ex sindaco Cessaniti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Mar 2025 10:45:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesco Mazzeo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Procura della Repubblica di Vibo Valentia, con il coordinamento del Procuratore Camillo Falvo e su richiesta del sostituto Procuratore titolare del procedimento, ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per Francesco Mazzeo, 44 anni, ex sindaco di Cessaniti, ritenuto il presunto autore di una serie di esposti anonimi contenenti false accuse nei confronti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Procura della Repubblica di Vibo Valentia, con il coordinamento del Procuratore Camillo Falvo e su richiesta del sostituto Procuratore titolare del procedimento, ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per<strong> Francesco Mazzeo</strong>, 44 anni, ex sindaco di Cessaniti, ritenuto il <strong>presunto autore</strong> di una serie di esposti anonimi contenenti false accuse nei confronti di figure istituzionali, compresi sacerdoti facenti parte delle Diocesi di Mileto, con il chiaro intento di screditarli e di ostacolarne l’operato. L’indagine, condotta con elevata complessità sul piano informatico dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Vibo Valentia, ha richiesto l’uso di sofisticate tecniche di digital forensics per l’analisi di una grande mole di dati digitali archiviati su dispositivi con avanzati sistemi di protezione e crittografia end-to-end. Gli investigatori, con estrema competenza, hanno progressivamente decifrato e analizzato il materiale, ricostruendo con precisione ogni elemento utile all’inchiesta. Nemmeno il tentativo di wiping da remoto, attivato dall’indagato per compromettere l’integrità dei file e ostacolare le indagini, è riuscito a vanificare il lavoro degli specialisti. I Carabinieri, infatti, hanno implementato tempestive operazioni di data recovery, garantendo la conservazione e l’acquisizione forense dei dati ed evitando qualsiasi alterazione o eliminazione tramite cloud.</p>
<p><strong>I FATTI CONTESTATI</strong><br />
L’inchiesta ha fatto emergere un quadro allarmante, caratterizzato da un uso sistematico di identità fittizie per colpire funzionari pubblici e altre figure di rilievo. Tra i principali episodi contestati:<br />
• false accuse ai vertici del Comune di Cessaniti: Mazzeo avrebbe inviato un esposto anonimo contro il Commissario straordinario Sergio Raimondo e due segretarie comunali, accusandoli di falsificare documenti ufficiali.<br />
• Falsa denuncia di corruzione e favoritismi: un esposto firmato con nome falso accusava funzionari della ASP di Vibo Valentia di aver pilotato un concorso pubblico in favore di un candidato, con presunti scambi di denaro.<br />
• Coinvolgimento fittizio della criminalità organizzata: l’ex sindaco di Cessaniti avrebbe scritto sotto falso nome per denunciare inesistenti legami tra il Commissario prefettizio e ambienti della ‘ndrangheta, con accuse basate su fatti inesistenti.<br />
• Attacchi al clero: in diversi esposti, Mazzeo avrebbe diffamato alcuni sacerdoti, insinuando presunti interessi economici e favoritismi nelle attività parrocchiali e nelle feste patronali.<br />
• Screditamento delle autorità locali: un ulteriore documento inviato con firma falsa avrebbe accusato alcuni agenti e ufficiali di polizia giudiziaria dell’Arma dei Carabinieri di connivenza con atti illeciti.</p>
<p><strong>INDAGINI E CONCLUSIONI</strong><br />
L’operazione ha evidenziato l’elevato livello di expertise dei militari dell’Arma, il cui costante aggiornamento nel campo della cyber investigation ha consentito di individuare e preservare fonti di prova determinanti nella lotta ai crimini digitali.<br />
La Procura ha formalmente chiesto il rinvio a giudizio per Mazzeo con le seguenti imputazioni: calunnia aggravata, sostituzione di persona e diffamazione, reati commessi con pianificazione sistematica e con l’intento di ledere la reputazione di numerosi soggetti.</p>
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		<title>VIDEO-Giro di false fatture, DDA Firenze: 17 misure cautelari, sequestrati beni per 30 milioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2025 10:30:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[beni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sequestro beni per circa 30 milioni di euro e 17 misure cautelari fra cui 6 custodie cautelari in carcere: è il bilancio dell&#8217;inchiesta della direzione distrettuale antimafia (Dda) di Firenze che ha portato gli investigatori dalla Toscana fino in Campania ed Emilia-Romagna, ma anche in Veneto, Lazio e Calabria. Le ipotesi di reato vanno dalle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-296142-4" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/01/GDF-Polizia.mp4?_=4" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/01/GDF-Polizia.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/01/GDF-Polizia.mp4</a></video></div>
<p>Sequestro beni per circa 30 milioni di euro e 17 misure cautelari fra cui 6 custodie cautelari in carcere: è il bilancio dell&#8217;inchiesta della direzione distrettuale antimafia (Dda) di Firenze che ha portato gli investigatori dalla Toscana fino in Campania ed Emilia-Romagna, ma anche in Veneto, Lazio e <strong>Calabria</strong>.</p>
<p>Le ipotesi di reato vanno dalle fatture emesse e usate per operazioni inesistenti, riciclaggio, indebite compensazioni fino all&#8217;associazione per delinquere. L&#8217;operazione ha coinvolto imprenditori e un professionista, ritenuti al centro di un&#8217;organizzazione con elementi di contiguità con la camorra: interessi in Toscana, basi operative in Campania ed Emilia-Romagna.</p>
<p>Così stamani ha guardia di finanza ha dato esecuzione all&#8217;ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze ha disposto le 17 misure cautelari: 6 con custodia in carcere, una ai domiciliari e 10 interdittive. Poi i sequestri, che hanno riguardato beni mobili e immobili e disponibilità finanziarie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/video-giro-di-false-fatture-dda-firenze-17-misure-cautelari-sequestrati-beni-per-30-milioni/">VIDEO-Giro di false fatture, DDA Firenze: 17 misure cautelari, sequestrati beni per 30 milioni</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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