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	<title>Fadoi Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 21 Mar 2026 11:04:01 +0000</lastBuildDate>
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		<title>In Calabria il 100% dei reparti di medicina interna è in overbooking, 73% pazienti è ultra 70enne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 11:04:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Fadoi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge dalla indagine regionale di Fadoi, la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, in Calabria i reparti di Medicina interna si confermano presidio centrale per la gestione degli anziani fragili, ma operano in condizioni di estrema pressione. In questi reparti, secondo l&#8217;indagine, oltre il 70% dei ricoverati ha più di 70 anni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge dalla indagine regionale di Fadoi, la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, in Calabria i reparti di Medicina interna si confermano presidio centrale per la gestione degli anziani fragili, ma operano in condizioni di estrema pressione. In questi reparti, secondo l&#8217;indagine, oltre il 70% dei ricoverati ha più di 70 anni e presenta in media 3 comorbidità. Inoltre viene evidenziata una combinazione critica di alta complessità clinica, cronica carenza di personale e saturazione strutturale dei posti letto. La maggior parte degli internisti ospedalieri ritiene che questi pazienti richiedano livelli di cura medio alti o alti, a conferma della crescente intensità assistenziale richiesta.</p>
<p>A fronte di questa complessità clinica, le Medicine interne continuano spesso ad essere classificate come reparti a bassa intensità assistenziale, con ricadute dirette su personale e dotazioni. La carenza stimata raggiunge il 30% tra i medici e il 21% tra gli infermieri, con ricadute dirette sull&#8217;organizzazione del lavoro e sulla qualità dell&#8217;assistenza. Il tasso medio di occupazione dei posti letto è oltre il 100%, con overbooking in tutti i reparti. Altrettanto allarmante il fenomeno del boarding in Pronto soccorso &#8211; cioè il tempo di permanenza prolungato a causa della mancanza di letti in reparto anche in questo caso l&#8217;indice è del 100% &#8211; segno di una pressione costante che coinvolge l&#8217;intero sistema ospedaliero.<br />
Secondo Fadoi, in media il 30% dei ricoveri potrebbe essere evitato con una migliore presa in carico territoriale. Inoltre, il 26% dei posti letto è occupato impropriamente da pazienti non dimissibili per assenza di adeguate risposte socio assistenziali. Per gli internisti, una riclassificazione delle Medicine interne a medio alta intensità di cura rappresenterebbe un passaggio fondamentale per affrontare le criticità attuali.</p>
<p>Desiree Addesi, presidente regionale Fadoi, sottolinea che la principale criticità della regione, oltre alla cronica carenza di personale, è l&#8217;assenza di una rete territoriale efficace in grado di gestire il paziente cronico evitando l&#8217;accesso improprio al Pronto soccorso. &#8220;<em>I contesti socio economici spesso aggravano ulteriormente la situazione. L&#8217;utenza affida all&#8217;ospedale il bisogno di risposte non solo sanitarie ma anche sociali. La Medicina Interna, che rappresenta l&#8217;imbuto in cui confluiscono pazienti e fragilità complesse, deve essere riclassificata e potenziata in mezzi e risorse&#8221;</em>. L&#8217;indagine rilancia dunque &#8220;<em>la necessità di rafforzare il territorio e di riconoscere formalmente l&#8217;elevata intensità di cura richiesta oggi alle Medicine interne calabresi, per garantire appropriatezza organizzativa, sicurezza e qualità dell&#8217;assistenza&#8221;.</em></p>
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		<title>In Calabria medici territorio e ospedali non comunicano: 55 mila ricoveri impropri in un anno</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/in-calabria-medici-territorio-e-ospedali-non-comunicano-55-mila-ricoveri-impropri-in-un-anno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 May 2024 08:30:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[165 milioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fadoi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In media in Calabria tre ricoveri su 10 si sarebbero potuti evitare con una migliore presa in carico dei pazienti da parte dei servizi territoriali. Il che, in numeri assoluti, fa 55 mila ricoveri evitabili l&#8217;anno, pari a uno spreco di circa 165 milioni, calcolando che il costo medio di un ricovero è di circa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In media <strong>in Calabria tre ricoveri su 10 si sarebbero potuti evitare</strong> con una migliore presa in carico dei pazienti da parte dei servizi territoriali. Il che, in numeri assoluti, fa <strong>55 mila ricoveri</strong> evitabili l&#8217;anno, pari a uno spreco di <strong>circa 165 milioni</strong>, calcolando che il costo medio di un ricovero è di circa 3mila euro. Mentre, a proposito di ricoveri impropri, sono in media il 15% quelli di natura &#8220;sociale&#8221; più che sanitaria. E&#8217; quanto emerge da un report realizzato da Fadoi, <strong>Federazione medici internisti ospedalieri</strong>, su un campione rappresentativo di strutture regionali.</p>
<p>&#8220;È un blackout comunicativo &#8211; è detto nel report &#8211; quello che fa viaggiare su due rette parallele <strong>ospedali</strong> e servizi sanitari <strong>territoriali</strong> in Calabria. <strong>Due mondi quasi incomunicabili</strong> che finiscono per generare accessi impropri ai pronto soccorso e ricoveri evitabili. Problemi che solo per il 32% dei medici potranno essere risolti da ospedali e case di comunità (a patto di modifiche), il fulcro della riforma sanitaria territoriale finanziata complessivamente con oltre 7 miliardi del Pnrr. In un ospedale su tre oltre il 40% dei ricoveri causato dalla mancata presa in carico del territorio.  Partendo dai ricoveri <strong>&#8220;sociali&#8221;</strong> questi rappresentano il 10% del totale nel 57% delle strutture interpellate mentre la quota supera il 20% nel 13% degli ospedali e il 40% nel 17% degli stessi, per una media di un ricovero su 7. Percentuale di ricoveri impropri che è di più del 40% nel 30% dei nosocomi, mentre in altre realtà ospedaliere la quota di ricoveri evitabili oscilla fra il 10 e il 30%. In media un ricovero su tre è improprio. Per il 32% dei medici internisti ospedalieri servirebbe un maggior rapporto tra ospedale e territorio, per un altro 41% una maggiore offerta di assistenza domiciliare integrata, per il 27% basterebbero le nuove case e ospedali di comunità.</p>
<p>&#8220;La Survey degli internisti ospedalieri calabresi &#8211; afferma Carlo Bova, presidente Fadoi Calabria &#8211; fotografa uno <strong>scollamento tra ospedale e territorio</strong>. Ciò comporta a mio avviso non tanto un eccesso di ricoveri evitabili quanto una difficoltà nelle dimissioni. Le procedure tra ospedale e territorio sono infatti spesso farraginose, e sono carenti le figure degli assistenti sociali, che di esse dovrebbero occuparsi&#8221;. Per Bova &#8220;le cartelle informatizzate sono presenti a macchia di leopardo ed il fascicolo elettronico non viene quasi mai recepito o utilizzato in ospedale. Sarebbe necessario un cambio di passo, con una cartella clinica informatizzata unica per tutta la regione, in grado di permettere lo scambio di informazioni sanitarie tra le varie strutture in tempo reale&#8221;.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>Sondaggio: In Calabria un medico su tre pensa di abbandonare in anticipo la sanità pubblica</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sondaggio-in-calabria-un-medico-su-tre-pensa-di-abbandonare-in-anticipo-la-sanita-pubblica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Dec 2023 16:08:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un medico internista calabrese su tre pensa di appendere in anticipo il camice bianco al chiodo, soprattutto per evitare presenti e futuri tagli alle pensioni, ma anche per i carichi di lavoro eccessivi. Ma a preoccupare è soprattutto il fatto che quasi il 25% di loro, se tornasse indietro, non sceglierebbe più di iscriversi a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un medico internista calabrese su tre pensa di appendere in anticipo il camice bianco al chiodo, soprattutto per evitare presenti e futuri tagli alle pensioni, ma anche per i carichi di lavoro eccessivi. Ma a preoccupare è soprattutto il fatto che quasi il 25% di loro, se tornasse indietro, non sceglierebbe più di iscriversi a medicina e pensa oggi addirittura che sarebbe stato il caso di cambiare mestiere. Mentre l’idea di pagare meglio gli straordinari, come previsto dalla manovra finanziaria, rappresenta la ricetta idonea a tagliare le liste d’attesa solo per il 6% degli intervistati. E’ quanto emerge dal sondaggio condotto da Fadoi, la Federazione dei medici internisti ospedalieri, su un campione rappresentativo di specialisti calabresi. L’idea di tagliare in anticipo il traguardo della pensione sta passando per la testa al 34% dei camici bianchi calabresi. Una percentuale così alta che, seppure nel 10% dei casi si trasformasse in realtà, significherebbe decretare il collasso degli ospedali della regione. A spingere il 34% dei medici a lasciare anticipatamente il servizio attivo è la paura di subire un taglio alla propria pensione. Magari con misure retroattive come quelle introdotte nella manovra, anche se poi alleggerite con un successivo emendamento. Anche chi non è in età da pensione, quasi il 25%, sta pensando di lasciare il servizio pubblico per andare nel privato. Uno scoramento che trova conferma nel fatto che quasi un medico su quattro, alle condizioni attuali, tornando indietro nel tempo, non sceglierebbe più di fare questa professione. Restano però forti le motivazioni di chi si sente ancora legato al servizio pubblico, il 70%, che motiva la sua scelta con la coscienza di voler garantire a tutti il diritto alla salute, seguito dal 30% che percepisce ancora come un valore la sicurezza del posto di lavoro. </p>
<p>L’indagine punta poi ad analizzare le criticità nei reparti di Medicina interna, che in media assorbono circa il 50% di tutti i ricoveri ospedalieri. Per l’82% dei medici interpellati il problema numero uno resta la carenza di personale, soprattutto se rapportata all’intensità di cura medio-alta dei reparti di medicina interna, classificati ancora a bassa intensità. La scarsa valorizzazione del medico di medicina interna nell’organizzazione del lavoro ospedaliero è invece segnalata solo dal 12% degli internisti, mentre la scarsa o mancata integrazione tra ospedale e servizi territoriali è indicata dal restante 6%. Si registra, inoltre, quasi un plebiscito per l’utilizzo degli specializzandi a copertura dei vuoti idi organico, con solo il 6% che pensa possano mettere a rischio la qualità dell’assistenza. Per il 47%, invece, l’impiego degli specializzandi è utile, purché svolgano le loro attività affiancati da un tutor. E per un altro 47% servirebbero, ma sarebbe utile semplificare la burocrazia che ancora vincola il loro utilizzo negli ospedali al parere positivo delle Università. Non convince infine la formula “straordinari meglio pagati uguale meno liste di attesa”, contenuta nella manovra economica, giudicata efficace solo dal 6% degli intervistati, mentre per il 36% occorre assumere personale, e per il 30% organizzare meglio le attività in modo da garantire un utilizzo più esteso sia delle apparecchiature diagnostiche che delle risorse umane. A parere del 24% andrebbe invece ridotta l’inappropriatezza prescrittiva. </p>
<p>“Anche in Calabria – sostiene il presidente regionale di Fadoi, Raffaele Costa – sono purtroppo sempre più numerosi i medici che per scelta lasciano il servizio pubblico per migrare nel privato, anche lontani dall’età pensionabile, o che cercano di anticipare la loro uscita. Le cause di questo grave deflusso sono da identificare prevalentemente nei turni massacranti da svolgere in reparti come quelli internistici in cui vengono ricoverati pazienti sempre più anziani, complessi, difficili da gestire per tutto il personale, medico e infermieristico. Personale che frequentemente è ridotto al lumicino, con un effetto a cascata di disagi, problematiche e malcontento generale. Tuttavia – dice ancora Costa – i medici calabresi complessivamente, come emerge dall’indagine Fadoi, continuano a credere nel Servizio sanitario nazionale, indicando nell’assistenza e nel diritto alla salute lo scopo della professione medica e non il mero interesse economico che, pertanto, avrebbe ben poca ragione di esistere”.</p>
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