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	<title>ergastolo Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Jul 2026 12:39:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Appello bis &#8216;Ndrangheta stragista: nuova condanna all&#8217;ergastolo per Graviano e Filippone</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/appello-bis-ndrangheta-stragista-nuova-condanna-allergastolo-graviano-e-filippone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 12:36:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo quasi 24 ore di Camera di Consiglio la Corte d&#8217;assise d&#8217;appello di Reggio Calabria, presieduta da Angelina Bandiera (a latere Caterina Asciutto), ha emesso il verdetto: condanna all&#8217;ergastolo per il boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano e per il mammasantissima di Melicucco Rocco Santo Filippone. Entrambi sono ritenuti responsabili, in qualità di mandanti, di quegli attentati ed omicidi avvenuti tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo quasi 24 ore di Camera di Consiglio la Corte d&#8217;assise d&#8217;appello di Reggio Calabria, presieduta da <strong>Angelina Bandiera</strong> (<em>a latere <strong>Caterina Asciutto</strong></em>), ha emesso il verdetto: condanna all&#8217;ergastolo per il boss di Cosa nostra<strong> Giuseppe Graviano</strong> e per il mammasantissima di Melicucco <strong>Rocco Santo Filippone</strong>.</p>
<p>Entrambi sono ritenuti responsabili, in qualità di mandanti, di quegli attentati ed omicidi avvenuti tra il dicembre 1993 e il febbraio 1994, in cui persero la vita anche gli appuntati <strong>Antonino Fava</strong> e <strong>Vincenzo Garofalo</strong> (<em>uccisi il 18 gennaio 1994 sull&#8217;autostrada Salerno-Reggio, ndr</em>). La Cassazione, che aveva annullato con rinvio la precedente sentenza d&#8217;appello, aveva già sancito che questi delitti si inseriscono all&#8217;interno della strategia stragista di attacco allo Stato degli anni Novanta.</p>
<p>La Corte ha dunque accolto la richiesta della Procura generale, rappresentata dal Procuratore <strong>Giuseppe Lombardo</strong> (<em>applicato al processo)</em> che anche ieri nelle repliche aveva chiesto di confermare la sentenza di primo grado che fu emessa il 24 luglio 2020. La Corte ha anche disposto il risarcimento delle spese processuali e dei danni per le parti civili, tra cui il Comune di Rosarno e i familiari delle vittime, a cui sono state riconosciute provvisionali e rifusioni delle spese legali. Nelle repliche il procuratore Lombardo aveva evidenziato le criticità della sentenza della Cassazione spiegando che non erano stati considerati elementi importanti per individuare le responsabilità dei due imputati.</p>
<p>Non solo. Aveva ricostruito il percorso delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia <strong>Antonino Lo Giudice</strong> e <strong>Consolato Villani</strong>, dimostrando che, contrariamente a quanto sostenuto dai supremi giudici e dalle difese, non vi era alcun &#8220;corto circuito&#8221;.<br />
<em>(Fonte: antimafiaduemila.com)</em></p>
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		<title>Rosaria Mancuso ri-condannata all&#8217;ergastolo, la sentenza emessa dalla Corte d&#8217;Appello</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/rosaria-mancuso-ri-condannata-allergastolo-la-sentenza-emessa-dalla-corte-dappello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:22:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Corte d&#8217;appello di Catanzaro ha confermato la condanna all&#8217;ergastolo per Rosaria Mancuso accusata di essere una dei mandanti dell&#8217;omicidio di Matteo Vinci, biologo 42enne di Limbadi (Vibo Valentia), ucciso con una bomba sistemata nell&#8217;auto sulla quale viaggiava il 9 aprile 2018 e del tentato omicidio del padre della vittima, Francesco, che si trovava con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte d&#8217;appello di Catanzaro ha confermato la condanna all&#8217;ergastolo per Rosaria Mancuso accusata di essere una dei mandanti dell&#8217;omicidio di Matteo Vinci, biologo 42enne di Limbadi (<em>Vibo Valentia</em>), ucciso con una bomba sistemata nell&#8217;auto sulla quale viaggiava il 9 aprile 2018 e del tentato omicidio del padre della vittima, Francesco, che si trovava con il figlio e rimase gravemente ferito.</p>
<p>La Corte ha così confermato la condanna, pronunciandosi nuovamente sul caso dopo il rinvio disposto dalla Corte di Cassazione lo scorso anno. Nel medesimo processo erano già state confermate le condanne per Domenico Di Grillo e Lucia Di Grillo, rispettivamente a 6 e 3 anni di reclusione.  La famiglia Vinci è assistita dall&#8217;avvocato Giovanna Fronte, che ha seguito tutte le fasi del lungo iter giudiziario. Già nel giugno scorso, la Corte di Cassazione aveva confermato le pene per Domenico e Lucia Di Grillo, oltre all&#8217;ergastolo per Vito Barbara. Tuttavia, per Rosaria Mancuso era stato disposto l&#8217;annullamento con rinvio, rendendo necessario un nuovo passaggio davanti ai giudici d&#8217;appello, che ora hanno ribadito la condanna al carcere a vita.</p>
<p>Secondo quanto ricostruito nelle sentenze, l&#8217;omicidio sarebbe maturato nell&#8217;ambito di una &#8220;<em>contesa tra vicini</em>&#8220;, caratterizzata da una forte e prolungata conflittualità, degenerata in un clima di odio reciproco. I giudici hanno escluso l&#8217;aggravante mafiosa, ritenendo che il movente non fosse riconducibile a dinamiche di criminalità organizzata, bensì a contrasti personali.</p>
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		<item>
		<title>Villa San Giovanni, neonato soffocato e lasciato tra gli scogli: ergastolo alla nonna</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/villa-san-giovanni-neonato-soffocato-e-lasciato-tra-gli-scogli-ergastolo-alla-nonna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2025 15:33:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Corte d’Assise di Reggio Calabria, presieduta da Tommasina Cotroneo, ha condannato all’ergastolo Anna Maria Panzera, la nonna del neonato trovato senza vita il 26 maggio 2024 all’interno di uno zaino abbandonato tra gli scogli a Villa San Giovanni, nei pressi degli imbarcaderi dei traghetti. La sentenza in accoglimento della richiesta del pubblico ministero, Tommaso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte d’Assise di Reggio Calabria, presieduta da Tommasina Cotroneo, ha condannato all’ergastolo Anna Maria Panzera, la nonna del neonato trovato senza vita il 26 maggio 2024 all’interno di uno zaino abbandonato tra gli scogli a Villa San Giovanni, nei pressi degli imbarcaderi dei traghetti. La sentenza in accoglimento della richiesta del pubblico ministero, Tommaso Pozzati, che ha coordinato le indagini assieme al procuratore aggiunto Walter Ignazitto.</p>
<p>Anna Maria Panzera è la madre della tredicenne con deficit psichico che aveva partorito il neonato. Secondo la ricostruzione fatta dalla Squadra mobile di Reggio Calabria e dai carabinieri e confermata nel corso del processo, subito dopo il parto Anna Maria Panzera si sarebbe adoperata per riporre il piccolo appena nato all’interno di uno zainetto per poi abbandonarlo sulla scogliera antistante il lungomare di Villa San Giovanni.</p>
<p>Le telecamere del sistema di videosorveglianza avevano dimostrato che lo zainetto era stato stato lasciato tra gli scogli proprio dalla donna, imputata di infanticidio.<br />
Dall’inchiesta era emerso che la tredicenne era stata aiutata dalla madre durante il parto e che il neonato, trovato ancora con il cordone ombelicale attaccato, era stato dato alla luce vivo per poi essere soffocato.</p>
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		<item>
		<title>Annullato l&#8217;ergastolo ad Alessia Pifferi per l&#8217;omicidio della figlia: in appello condanna a 24 anni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/annullato-lergastolo-ad-alessia-pifferi-per-lomicidio-della-figlia-in-appello-condanna-a-24-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 18:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Corte di assise di appello di Milano ha condannato a 24 anni di reclusione Alessia Pifferi, cancellando l&#8217;ergastolo inflitto in primo grado. La donna (originaria del Crotonese) è imputata per l&#8217;omicidio della figlia Diana abbandonata e lasciata morire di stenti nel luglio 2022. La pena è stata ridotta in appello perché i giudici hanno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte di assise di appello di Milano ha condannato a 24 anni di reclusione <strong>Alessia Pifferi</strong>, cancellando l&#8217;ergastolo inflitto in primo grado. La donna (<em>originaria del Crotonese</em>) è imputata per l&#8217;omicidio della figlia <strong>Diana abbandonata e lasciata morire di stenti</strong> nel luglio 2022. La pena è stata ridotta in appello perché i giudici hanno escluso l’aggravante dei futili motivi (<em>resta solo quella del vincolo di parentela, già in primo grado era stata esclusa quella della premeditazione</em>) e riconosciuto le attenuanti generiche. Anche in questo caso Pifferi è stata reputata capace di intere e di volere.<br />
Durante il processo di secondo grado il tribunale aveva infatti <strong>chiesto una perizia psichiatrica</strong> su Pifferi, che come quella fatta in primo grado aveva stabilito che la donna <strong>era in grado di intendere e di volere</strong>. Nella sua requisitoria la procuratrice generale di Milano Lucilla Tontodonati aveva quindi chiesto la <strong>conferma dell’ergastolo anche in appello</strong>, insistendo soprattutto sui risultati della perizia. L’avvocata di Pifferi Alessia Pontenani aveva chiesto invece ai giudici di <strong>riconoscere il vizio parziale di mente o comunque di diminuire la gravità del reato</strong> per cui era stata condannata in primo grado (omicidio volontario pluriaggravato).</p>
<p>Alessia Pifferi abitava a Milano nella zona di Ponte Lambro, un quartiere vicino all’aeroporto di Linate, nella zona sudorientale della città. <strong>Il 14 luglio del 2022</strong>, un giovedì, uscì di casa poco prima delle 18 per raggiungere il compagno a Leffe, un comune in Valseriana, in provincia di Bergamo. <strong>Lasciò la figlia in casa da sola, senza avvertire parenti, amici o vicini di casa</strong>. Pifferi disse al compagno che la bambina era al mare con la sorella. Ai magistrati che la interrogarono disse che pensava di tornare a casa il giorno dopo, <strong>invece rimase quasi una settimana lontano da casa</strong>. Tornò a Milano soltanto mercoledì 20 luglio, poco dopo le 10 di mattina.</p>
<p>Il processo di primo grado si era soffermato molto sulle capacità cognitive della donna, dopo che due psicologhe del carcere di San Vittore, dove era detenuta, avevano sostenuto che Pifferi avesse un quoziente intellettivo troppo basso per comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Il pubblico ministero Francesco De Tommasi aveva contestato quelle conclusioni e la buona fede delle due psicologhe, e con metodi contestati e inusuali aveva aperto un’indagine a loro carico per falso ideologico. Entrambe le perizie erano state commissionate su richiesta della difesa di Pifferi. I suoi avvocati hanno sempre sostenuto che Pifferi abbia un ritardo cognitivo e che avrebbe dovuto essere processata per abbandono di minore e non per omicidio volontario aggravato. Per questo avevano fatto ricorso in appello.</p>
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		<item>
		<title>Svolta cold case per omicidio coniugi di Vicenza: ergastolo per il calabrese Umberto Pietrolungo</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/svolta-cold-case-per-omicidio-coniugi-di-vicenza-ergastolo-per-il-calabrese-umberto-pietrolungo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 11:48:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[Umberto Pietrolungo]]></category>
		<category><![CDATA[Vicenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato condannato all&#8217;ergastolo Umberto Pietrolungo, 58 anni, calabrese di Cetraro (CS) -già detenuto per altri reati- e ora ritenuto il responsabile del duplice omicidio dell’avvocato civilista Pierangelo Fioretto e alla moglie Mafalda Begnozzi (59 e 52 anni) la sera del 25 febbraio 1991, uccidendoli proprio nel cortile della loro casa nel centro di Vicenza, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È stato condannato all&#8217;ergastolo Umberto Pietrolungo, 58 anni, calabrese di Cetraro (CS) -già detenuto per altri reati- e ora<br />
ritenuto il responsabile del duplice omicidio dell’avvocato civilista Pierangelo Fioretto e alla moglie Mafalda Begnozzi (59 e 52 anni) la sera del 25 febbraio 1991, uccidendoli proprio nel cortile della loro casa nel centro di Vicenza, in contra’ Torretti.<br />
I due furono uccisi da più colpi d&#8217;arma da fuoco e, all&#8217;epoca dei fatti, il medico legale parlò anche di &#8220;colpi di grazia&#8221; sparati per assicurarsi che i due fossero morti. Sul pavimento, vennero ritrovati 17 bossoli calibro 7.65, due proiettili inesplosi uguali, diversi pezzi di piombo e camicie di proiettile.</p>
<p>Un duplice delitto fino ad oggi senza un colpevole e per certi versi ancora avvolto nel mistero dato che il movente del duplice omicidio ancora non è ancora stato chiarito. Il gup ha accolto le richieste di condanna della Procura. Il pubblico ministero Hans Roderich Blattner ha coordinato la super indagine svolta dalla squadra mobile della questura di Vicenza e guidata dal vice questore Lorenzo Ortensi. Le difese avevano chiesto l&#8217;assoluzione. </p>
<p>L&#8217;indagine per anni è stata un cold case fino alla svolta arrivata nel 2023 quando una traccia di dna, isolata nel 2012 dalla polizia scientifica, ha trovato riscontro nei database: è risultata affine a un profilo genetico rinvenuto nel corso di una sparatoria in Calabria nel 2022. Così è stato dato un nome al killer. </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Femminicidio Lorena Quaranta, Cassazione conferma ergastolo per il calabrese Antonio De Pace</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/femminicidio-lorena-quaranta-cassazione-conferma-ergastolo-per-il-calabrese-antonio-de-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 18:29:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio De Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Cassazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Lorena Quaranta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diventa definitiva la condanna all’ergastolo per Antonio De Pace, l’infermiere che il 31 marzo 2020, nel pieno della pandemia Covid, uccise la fidanzata Lorena Quaranta, strangolandola, a Furci Siculo, in provincia di Messina. I supremi giudici della quinta sezione penale hanno rigettato il ricorso della difesa contro la sentenza emessa lo scorso 28 novembre dai [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Diventa definitiva la condanna all’ergastolo per Antonio De Pace, l’infermiere che il 31 marzo 2020, nel pieno della pandemia Covid, uccise la fidanzata Lorena Quaranta, strangolandola, a Furci Siculo, in provincia di Messina. I supremi giudici della quinta sezione penale hanno rigettato il ricorso della difesa contro la sentenza emessa lo scorso 28 novembre dai giudici di Reggio Calabria nel processo di Appello bis. </p>
<p>Un verdetto che era arrivato dopo che la Cassazione, lo scorso anno, aveva annullato con rinvio la prima sentenza di ergastolo limitatamente al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche in relazione al fatto che il femminicidio avvenne nella prima fase della pandemia di Covid-19, che avrebbe potuto incidere sullo stato di stress dell&#8217;infermiere. Ipotesi valutata ma ritenuta inammissibile lo scorso novembre dai giudici di Reggio Calabria e ribadita oggi con la decisione dei supremi giudici che hanno confermato la condanna all’ergastolo per De Pace.</p>
<p><strong>Il papà di Lorena: &#8220;Finalmente si chiude questa tragica vicenda giudiziaria&#8221;</strong><br />
“Finalmente si chiude questa tragica vicenda giudiziaria”, ha detto all’Adnkronos il papà di Lorena Quaranta dopo la sentenza della Cassazione. “Siamo soddisfatti. Eravamo convinti che la sentenza di Reggio Calabria avrebbe retto”, ha aggiunto l’avvocato Giuseppe Barba, legale della famiglia. “Si conclude una vicenda giudiziaria travagliata che ci ha visti combattere nelle aule di giustizia per avere una giusta sentenza”, aggiunge all’Adnkronos l’avvocato Concetta La Torre, che assiste la famiglia Quaranta, sottolineando che si tratta di una “pena proporzionata a un delitto efferato, compiuto su una giovane donna da parte di chi avrebbe dovuto amarla e proteggerla. Siamo consapevoli che nessuna sentenza può ridare Lorena ai suoi familiari e a tutti quelli che l&#8217;hanno conosciuta e amata, ma una giusta sentenza certamente dà dignità al loro dolore. Per Lorena e per tutte quelle altre donne che attendono giustizia”, conclude.</p>
<p>Leggi anche:</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="OCJO8Q4mEh"><p><a href="https://www.calabrianews.it/omicidio-di-lorena-quaranta-pg-cassazione-confermare-ergastolo-al-vibonese-antonio-de-pace/">Omicidio di Lorena Quaranta, Pg Cassazione: confermare ergastolo al Vibonese Antonio De Pace</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Omicidio di Lorena Quaranta, Pg Cassazione: confermare ergastolo al Vibonese Antonio De Pace&#8221; &#8212; Calabria News" src="https://www.calabrianews.it/omicidio-di-lorena-quaranta-pg-cassazione-confermare-ergastolo-al-vibonese-antonio-de-pace/embed/#?secret=HWIcmmM1Hn#?secret=OCJO8Q4mEh" data-secret="OCJO8Q4mEh" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/femminicidio-lorena-quaranta-cassazione-conferma-ergastolo-per-il-calabrese-antonio-de-pace/">Femminicidio Lorena Quaranta, Cassazione conferma ergastolo per il calabrese Antonio De Pace</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Omicidio di Lorena Quaranta, Pg Cassazione: confermare ergastolo al Vibonese Antonio De Pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 06:41:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo &#8216;stress da Covid’ dell’imputato, sul quale la difesa ha insistito molto, non è sufficiente per concedere le attenuanti generiche e, quindi, uno sconto di pena. E&#8217; quanto ha sostenuto, nel processo bis davanti alla suprema corte il sostituto procuratore generale della Cassazione, Simonetta Ciccarelli, ha chiesto la conferma della condanna all’ergastolo per Antonio De [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo &#8216;stress da Covid’ dell’imputato, sul quale la difesa ha insistito molto, non è sufficiente per concedere le attenuanti generiche e, quindi, uno sconto di pena. E&#8217; quanto ha sostenuto, nel processo bis davanti alla suprema corte  il sostituto procuratore generale della Cassazione, Simonetta Ciccarelli, ha chiesto la conferma della condanna all’ergastolo per Antonio De Pace, l’infermiere della provincia di Vibo Valentia che il 31 marzo 2020 uccise la fidanzata, la studentessa 27enne di Favara (Agrigento), Lorena Quaranta, a Furci Siculo, nel Messinese. </p>
<p>L’omicidio della ragazza è avvenuto, in piena pandemia, nell’abitazione che la coppia condivideva per lavoro e studio dato che Lorena stava completando il corso di laurea in medicina. De Pace, secondo quanto ha accertato il processo, ha ucciso la fidanzata, strangolandola e colpendola al volto con una lampada, dopo una lite dai contorni mai chiariti e del tutto improvvisa dato che i due, come è stato ricostruito, avevano visto assieme nel letto un film su Netflix prima che avvenisse l’omicidio. La difesa aveva insistito a lungo sulla circostanza che l’imputato aveva manifestato un forte stress per il Covid tanto che, la sera prima, aveva pensato (in maniera velleitaria perchè gli spostamenti non erano consentiti) di rientrare nella casa dei genitori temendo di essere contagiato dato che la fidanzata pare accusasse dei sintomi influenzali.</p>
<p>La Cassazione, pur stabilendo la colpevolezza definitiva, aveva disposto un secondo giudizio in appello per motivare l’eventuale concessione delle attenuanti generiche legate a questi elementi. Tesi che è stata bocciata tanto che la sentenza di condanna al carcere a vita è stata confermata e la vicenda è approdata ancora davanti alla suprema corte che, in serata, emetterà la sentenza.</p>
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		<title>Omicidio Belsito a Pizzo: Condanna all&#8217;ergastolo per Domenico Bonavota e Salvatore Mantella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 17:24:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Corte d’Assise di Catanzaro (Presidente Massimo Forciniti) ha condannato all&#8217;ergastolo Domenico Bonavota (45 anni) e Salvatore Mantella (50 anni) in relazione all&#8217;omicidio del 34enne Domenico Belsito, ucciso a Pizzo il 18 marzo del 2004. Bonavota è ritenuto il mandante del delitto mentre Mantella era accusato di avere partecipato all’agguato guidando l’auto con a bordo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte d’Assise di Catanzaro (<em>Presidente Massimo Forciniti</em>) ha condannato all&#8217;ergastolo <strong>Domenico Bonavota</strong> (45 anni) e <strong>Salvatore Mantella</strong> (50 anni) in relazione all&#8217;omicidio del 34enne <strong>Domenico Belsito</strong>, ucciso a Pizzo il 18 marzo del 2004. Bonavota è ritenuto il mandante del delitto mentre Mantella era accusato di avere partecipato all’agguato guidando l’auto con a bordo il killer (<em>Francesco Scrugli, assassinato nel 2012 a Vibo Marina</em>). </p>
<p>La Corte, inoltre, ha condannato il collaboratore di giustizia <strong>Onofrio Barbieri</strong> (<em>già affiliato alla cosca Bonavota</em>) a 13 anni di reclusione. Quest&#8217;ultimo si è autoaccusato di aver procurato l’auto rubata per compiere l’omicidio. Un omicidio che per la Dda di Catanzaro sarebbe maturato per dinamiche interne ai clan, impegnati in una lotta interna alla famiglia di ‘ndrangheta dei Bonavota di Sant’Onofrio.</p>
<p>Al momento del fatto di sangue Domenico Belsito si trovava in auto insieme ai figli, veniva fermato e raggiunto da una raffica di colpi d’arma da fuoco all’esterno di un bar a Pizzo. L&#8217;uomo, a causa delle gravissime ferite riportate nell&#8217;agguato, morirà pochi giorni dopo.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta stragista, Cassazione annulla con rinvio ergastolo per boss Graviano e Filippone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 11:58:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Annullata e rinviata. Processo da rifare. In aula il presidente Pierpaolo Di Stefano ha letto il dispositivo con il quale è stata in parte annullata la sentenza di secondo grado del processo &#8216;Ndrangheta stragista&#8217; del 23 marzo 2023 che aveva condannato all’ergastolo il boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, e il mammasantissima di Melicucco, Rocco Santo Filippone, ritenuto espressione della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Annullata e rinviata. Processo da rifare. In aula il presidente <strong>Pierpaolo Di Stefano</strong> ha letto il dispositivo con il quale è stata in parte annullata la sentenza di secondo grado del processo &#8216;Ndrangheta stragista&#8217; del 23 marzo 2023 che aveva condannato all’ergastolo il boss di Brancaccio, <strong>Giuseppe Graviano</strong>, e il mammasantissima di Melicucco, <strong>Rocco Santo Filippone</strong>, ritenuto espressione della cosca Piromalli di Gioia Tauro.<br />
Gli ermellini hanno quindi dato ragione agli avvocati <strong>Guido Contestabile</strong> e <strong>Salvatore Staiano</strong>, difensori di <strong>Filippone</strong>, e agli avvocati <strong>Giuseppe Aloisio</strong> e <strong>Federico Vianelli</strong>, che hanno assistito Graviano. Respinte tutte le richieste dal sostituto procuratore generale <strong>Antonio Balsamo</strong> e sconfessate le ricostruzioni della procura generale e dalla Dda di Reggio Calabria, guidate rispettivamente da <strong>Gerardo Dominijanni </strong>e al tempo da <strong>Giovanni Bombardieri</strong> (oggi procuratore capo di Torino), e sposato le risultanze dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto facente funzioni <strong>Giuseppe Lombardo</strong> che, assieme all’aggiunto <strong>Walter Ignazitto</strong>, ha rappresentato l’accusa anche nel processo di secondo grado. L&#8217;episodio criminoso del processo, ricordiamo, fu l’attentato consumato il 18 gennaio 1994 sull’autostrada, all’altezza dello svincolo di Scilla, dove furono trucidati i carabinieri <strong>Antonino Fava</strong> e <strong>Vincenzo Garofalo</strong>. Questo attentato, per i giudici di primo e di secondo grado, rientra nelle cosiddette “stragi continentali” che hanno insanguinato l’Italia all’inizio degli anni Novanta. Lo scopo di ‘Ndrangheta e Cosa nostra, secondo i giudici di merito, era quello di colpire al cuore il Paese e le istituzioni per costringerli a trattare. Per farlo era necessario esercitare “una pressione sempre più asfissiante e ad ampio raggio nei confronti dello Stato, in vista del raggiungimento degli obiettivi inerenti all’eliminazione del regime previsto dal 41 bis dell’ordinamento penitenziario e la modifica della legislazione sui pentiti”. Prima di questo agguato a Reggio Calabria ci furono altri due attentati ai danni dei carabinieri. Per la Suprema corte, però, le cose stanno diversamente. In base al dispositivo di sentenza che <em>ANTIMAFIADuemila</em> ha potuto visionare, Filippone e Graviano non sarebbero i mandanti e gli istigatori (in concorso fra loro e con <strong>Calabrò Giuseppe</strong> e <strong>Villani Consolato</strong>) degli omicidi dei carabinieri <strong>Fava Antonino</strong> e <strong>Garofalo Giuseppe</strong> (18 gennaio 1994), <strong>Pasqua Vincenzo</strong> e <strong>Ricciardo Silvio</strong> (2 dicembre 1993);<strong> Bartolomeo Musicò</strong> e <strong>Salvatore Serra</strong> (1° febbraio 1994).<br />
Sei militari dell’Arma morti. E perché?</p>
<p>Per i giudici di merito la finalità era “‘piegare’ lo Stato alle richieste di attenuazione e/o eliminazione del carcere duro per mafiosi e ‘ndranghetisti ed alla revisione della legislazione sui collaboratori di giustizia, che rappresentavano entrambi aspetti di particolare rigore per i criminali interessati, impeditivi della realizzazione dei propri interessi”. Per la cassazione invece sono sciocchezze. Non c’è nessun disegno più ampio, nessuna finalità di eversione, nessuna finalità di agevolare le attività di Cosa nostra e della ‘Ndrangheta. La Cassazione ha riconosciuto solo il reato contestato di associazione mafiosa nei confronti di Rocco Santo Filippone: cioè hanno ammesso che si tratta di un boss di ‘Ndrangheta ed è per questo che la condanna a 18 anni ora è definitiva. Certamente occorrerà aspettare di leggere le motivazioni della sentenza per capire il ragionamento che ha portato i giudici della Cassazione ad annullare la sentenza impugnata. In aula l’avvocato <strong>Antonio Ingroia</strong>, legale dei familiari dei carabinieri Fava e Garofalo, il quale aveva ribadito che la sentenza di secondo grado della Corte d’Appello di Reggio Calabria del 23 marzo 2023 <em>era una sentenza</em><em> “storica perché per la prima volta due capi di organizzazioni storiche vengono individuati come capi di una strategia stragista</em>” finalizzata a “<em>destabilizzare lo Stato</em>”.<br />
Lo stesso sostituto procuratore generale della cassazione <strong>Antonio Balsamo </strong>aveva ribadito con forza il coinvolgimento della criminalità organizzata in quella strategia di attacco alle istituzioni assieme a “<em>settori deviati dei servizi segreti e centri di potere economico e politico che si sono trovati uniti da una stretta convergenza di interessi. Questa convergenza si è tradotta in un progetto eversivo, attuato attraverso una fredda pianificazione e l&#8217;assassinio di numerosi fedeli servitori dello Stato. Un esempio emblematico di tale contesto è rappresentato dall&#8217;Italia, dove l&#8217;Arma dei Carabinieri è stata coinvolta in azioni che riflettono il sacrificio e l&#8217;impegno contro queste dinamiche destabilizzanti”,</em> aveva detto Balsamo. La strategia sarebbe servita, come recita la sentenza di secondo grado, a “sostituire la vecchia classe dirigente” della Democrazia cristiana che per Riina e Graviano, “non aveva soddisfatto i loro ‘desiderata’” e sarebbe stata sostituita con il partito di <strong>Silvio Berlusconi</strong>: “Con tutta evidenza – avevano scritto i giudici di Reggio Calabria – Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta si interessarono al nuovo partito di Forza Italia”. Con alcuni esponenti azzurri, infatti, “i siciliani avevano avviato contatti, tant’è che le stragi cessarono nel corso dell’anno 1994, sussistendo l’aspettativa che il nuovo soggetto politico avrebbe ‘aiutato’ le organizzazioni criminali che l’avevano elettoralmente sostenuto”.</p>
<p>Balsamo aveva dichiarato nella giornata di ieri di ritenere “<em>manifestamente <i>infondati</i>”</em> tutti i motivi di ricorso presentati dagli avvocati degli imputati, in particolare nella parte in cui i legali ribadiscono la non utilizzabilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia in quanto, secondo i legali, sarebbero state rese oltre il termine massimo dei 180 giorni.<br />
Il sostituto pg Balsamo ha richiamato la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e della nostra Corte Costituzionale, in particolare ha richiamato una sentenza della Corte U.E, la 24116 del 2024 (e quindi valida su tutto il territorio dell’Unione) che di fatto rende quelle dichiarazioni pienamente utilizzabili. &#8220;La Corte di Strasburgo &#8211; si legge nella nota di oltre 113 pagine del sostituto pg &#8211; ha altresì sottolineato che la collaborazione dei &#8216;pentiti&#8217; è &#8216;un’arma importantissima nell’ambito della lotta delle autorità italiane contro la mafia’ (sentenza del 6 aprile 2000, Labita contro Italia) ed ha, in molteplici pronunce, evidenziato gli obblighi positivi di tutela penale imposti a carico degli Stati con riferimento a diritti fondamentali come la vita, l’integrità psicofisica, la libertà individuale&#8221;. Inoltre “i collaboratori di giustizia sono stati sottoposti a un contraddittorio pieno, che ha permesso alla difesa di utilizzare l’intero complesso delle dichiarazioni precedenti, offrendo così la migliore garanzia di serietà e accuratezza nella valutazione. In merito, richiamo quanto già espresso nella memoria difensiva, che a sua volta fa riferimento alle indicazioni contenute nelle sentenze di secondo e primo grado, rispettivamente con riferimento ai collaboratori Spatuzza e Villani, e al ruolo del Lo Giudice”. &#8220;La attendibilità e la credibilità intrinseca delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia <strong>Spatuzza Gaspare</strong>, <strong>Villani Consolato</strong> e <strong>Lo Giudice Antonino </strong>sono state approfonditamente valutate dai giudici di merito secondo tutti i parametri richiesti dalla giurisprudenza di legittimità ed anche con riferimento alle ragioni che hanno determinato la &#8220;tardività&#8221; del loro contributo probatorio&#8221; si legge nella nota. Poteva essere una svolta nella ricostruzione della storia del nostro paese. Ma, ancora una volta, la Cassazione ha preferito stendere il velo dell’annullamento.<br />
(<em>Fonte: antimafiaduemila.com</em>)</p>
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		<title>Ergastolo per il calabrese Salvatore Aldobrandi, nel 1995 uccise la 21enne Sargonia Dankha</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2024 15:40:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ergastolo per Salvatore Aldobrandi, il 75enne residente a Sanremo, originario di Sosti, in provincia di Cosenza, condannato per aver ucciso Sargonia Dankha, 21 anni, che il 13 novembre 1995 era sparita nella città svedese di Linköping, dove viveva. La corte ha accolto le richieste dei pm Maria Paola Marrali e Matteo Gobbi che avevano chiesto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ergastolo per Salvatore Aldobrandi, il 75enne residente a Sanremo, originario di Sosti, in provincia di Cosenza, condannato per aver ucciso Sargonia Dankha, 21 anni, che il 13 novembre 1995 era sparita nella città svedese di Linköping, dove viveva.</p>
<p>La corte ha accolto le richieste dei pm Maria Paola Marrali e Matteo Gobbi che avevano chiesto per Aldobrandi (<em>nella foto seduto</em>) l&#8217;ergastolo per omicidio volontario. Il dispositivo della sentenza è stato letto nel pomeriggio dopo un weekend di camera di consiglio dal presidente della Corte di Assise di Imperia, Carlo Alberto Indellicati.</p>
<p>Il caso è rimasto irrisolto per molti anni, poi la svolta e l&#8217;arresto di Aldobrandi nel 2023 grazie alle tracce di sangue della giovane trovate in un&#8217;auto appartenuta al 75enne.</p>
<p>Leggi anche:</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="rrfcbj1hBo"><p><a href="https://www.calabrianews.it/cold-case-svezia-pm-chiedono-ergastolo-per-il-calabrese-salvatore-aldobrandi/">Cold case Svezia: pm chiedono ergastolo per il calabrese Salvatore Aldobrandi</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Cold case Svezia: pm chiedono ergastolo per il calabrese Salvatore Aldobrandi&#8221; &#8212; Calabria News" src="https://www.calabrianews.it/cold-case-svezia-pm-chiedono-ergastolo-per-il-calabrese-salvatore-aldobrandi/embed/#?secret=U4SFezF1sh#?secret=rrfcbj1hBo" data-secret="rrfcbj1hBo" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/ergastolo-per-salvatore-aldobrandi-nel-1995-uccise-la-21enne-sargonia-dankha/">Ergastolo per il calabrese Salvatore Aldobrandi, nel 1995 uccise la 21enne Sargonia Dankha</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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