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	<title>Ecomafie Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 15 May 2026 15:49:26 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Ecomafie, Irto (Pd): “Nuova inchiesta su De Grazia e navi a perdere è passo atteso da anni&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:49:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[De Grazia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;È di grande rilievo che la Commissione parlamentare Ecomafie abbia scelto di avviare un nuovo approfondimento sulle navi a perdere, sui traffici illegali di rifiuti e sulla morte del capitano Natale De Grazia&#8220;. Lo afferma il senatore Nicola Irto, componente della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e segretario del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>È di grande rilievo che la Commissione parlamentare Ecomafie abbia scelto di avviare un nuovo approfondimento sulle navi a perdere, sui traffici illegali di rifiuti e sulla morte del capitano Natale De Grazia</em>&#8220;. Lo afferma il senatore Nicola Irto, componente della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e segretario del Pd Calabria.</p>
<p>&#8220;<em>La vicenda – r</em>ammenta il parlamentare<em> – riguarda la tutela del Mediterraneo, il contrasto alle ecomafie e la credibilità delle istituzioni. Oggi permangono diversi interrogativi pesanti sui traffici internazionali di rifiuti tossici e sulle circostanze della morte di De Grazia, servitore dello Stato che aveva compreso la gravità del sistema criminale che stava emergendo&#8221;. Il senatore dem poi ricorda: &#8220;Già nei mesi scorsi avevamo chiesto di riaprire il dossier sulle navi dei veleni&#8221;</em>.</p>
<p>Difatti, nello scorso dicembre, a Reggio Calabria, durante un&#8217;iniziativa promossa da Legambiente per i 30 anni dalla morte del capitano De Grazia, anche lo stesso senatore aveva sollecitato nuovi accertamenti e l&#8217;utilizzo delle tecnologie più avanzate per le ricerche sui fondali. &#8220;<em>Adesso occorre un lavoro rigoroso e senza opacità per accertare responsabilità, complicità e collegamenti internazionali. La verità è indispensabile – </em>conclude Irto<em> – per difendere l&#8217;ambiente e alimentare la fiducia dei cittadini nello Stato</em>&#8220;.</p>
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		<title>VIDEO-&#8220;Rapporto Ecomafia 2025&#8221; dedicato alla figura del Capitano Natale De Grazia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-rapporto-ecomafia-2025-dedicato-alla-figura-del-capitano-natale-de-grazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Dec 2025 14:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe style="border: none; overflow: hidden;" src="https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&amp;href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F1165518382428924%2F&amp;show_text=false&amp;width=560&amp;t=0" width="560" height="314" frameborder="0" scrolling="no" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p style="font-weight: 400;">Si è conclusa con successo, nelle scorse, l&#8217;iniziativa organizzata da Legambiente Calabria e dal Circolo Legambiente Ricadi all&#8217;interno della Green Station di Santa Domenica di Ricadi (VV) nel corso del quale sono stati focalizzati i dati calabresi sulle illegalità nel ciclo dei rifiuti e ricordata la figura del capitano di Fregata, Natale De Grazia, di cui ricorre quest&#8217;anno il trentesimo anniversario della morte, alla cui memoria è dedicata l&#8217;edizione 2025 del Rapporto Ecomafia di Legambiente. L&#8217;incontro, moderato da <strong>Enrico Fontana,</strong> responsabile dell&#8217;Osservatorio nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente ed introdotto da <strong>Anna Parretta</strong>, presidente Legambiente Calabria, si è svolto con gli appassionati interventi di <strong>Franco Saragò</strong>, presidente del circolo Legambiente Ricadi; <strong>Antonino Morabito</strong>, dell&#8217;Ufficio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente; <strong>Andrea Carnì</strong>, dell&#8217;Università degli Studi di Milano, il <strong>colonnello Giovanni Misceo,</strong> Comandante del Comando regionale Carabinieri Forestale Calabria e Sicilia, <strong>Sebastiano Venneri</strong>, Responsabile Territorio di Legambiente Nazionale; <strong>Silvio Greco</strong>, biologo marino, ex Assessore all&#8217;Ambiente della Regione Calabria  e <strong>Camillo Falvo</strong>, Procuratore Capo della Repubblica di Vibo Valentia. Presenti in sala numerosi rappresentanti delle forze dell&#8217;Ordine e delle istituzioni e una numerosa cittadinanza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Hanno portato il loro saluto, il <strong>comandante</strong> della Capitaneria di porto-Guardia costiera di Vibo Valentia, <strong>Guido Avallone,</strong> il <strong>maggiore Matteo Raggio</strong>, della Stazione navale della Guardia di Finanza di Vibo Valentia e <strong>Nicola Coturi</strong>, dirigente scolastico dell&#8217;Istituto superiore di Tropea. Ricadi ha costituito la prima tappa della carovana della giustizia e della memoria, in omaggio al Capitano Natale De Grazia, morto tra il 12 e il 13 dicembre del 1995 mentre indagava sugli affondamenti sospetti nel Mediterraneo di navi con il loro carico di rifiuti, che proseguirà nelle tappe di Massa Carrara, Policoro e La Spezia per poi concludersi il 12 e 13 dicembre a Reggio Calabria. Un&#8217;iniziativa che ha avuto l&#8217;obiettivo di ricordare, ma anche di gettare luce, attraverso la voce di alcuni dei protagonisti, su un periodo buio della storia italiana nel quale cominciavano i traffici di rifiuti anche tossici tra Nord e Sud e, in Calabria la &#8221;ndrangheta iniziava ad accumulare immense  fortune inquinando i nostri territori anche grazie all&#8217;impunità assicurata dall&#8217;assenza di adeguate sanzioni. Soltanto con l&#8217;approvazione della legge n. 68 del 19 maggio 2015 sono stati inseriti nel Codice penale i delitti contro l&#8217;ambiente. Anche grazie a questa riforma di civiltà, l&#8217;attività di contrasto è cresciuta, come dimostrano i dati del Rapporto Ecomafia 2025, superando a livello nazionale il muro dei 40mila illeciti penali. La Calabria rimane, purtroppo, al vertice delle classifiche dell&#8217;illegalità, registrando un preoccupante aumento in quasi tutte le filiere illegali. La regione resta stabile al quarto posto <strong>nella classifica complessiva dei reati ambientali</strong> (7,9% del totale nazionale), dopo Campania, Puglia e Sicilia, con 3. 215, reati, cresciuti in tre anni, <strong>dal 2022 al 2024 di circa il 45%.</strong> Particolarmente preoccupante, tra le filiere illegali è il <strong>ciclo illegale dei rifiuti,</strong> nella cui classifica la Calabria sale dal terzo al secondo posto, con ben 1. 137 reati, segnando un <strong>incremento record </strong><strong>sempre nel triennio 2022-2023-2024 del 230%.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Ai fenomeni criminali nella gestione dei rifiuti è stata dedicata l&#8217;ampia riflessione che ha accompagnato il ricordo delle inchieste costate la vita al Capitano De Grazia, avviate dalla Procura presso la Pretura di Reggio Calabria dopo la denuncia presentata nel 1994 da Enrico Fontana e Nuccio Barillà, all&#8217;epoca referente regionale di Legambiente, sull&#8217;incrocio di traffici illeciti di rifiuti radioattivi via terra e via mare verso zone non controllate in Calabria. Si sviluppò allora un&#8217;inchiesta sul traffico di rifiuti tossici e radioattivi e sulle navi affondate nel Mar Mediterraneo, anche al largo delle coste calabresi. Un fenomeno purtroppo diffuso: in un documento del 2001, della Direzione investigativa antimafia, si parla della scomparsa tra il 1995 al 2000 nei mari del mondo di ben 637 navi, di cui 52 nel Mediterraneo. Legambiente, comparando varie fonti, ha contato dal 1979 al 2001 almeno 88 navi che giacciono nei fondali del Mare Nostrum. L&#8217;inchiesta aveva nel Capitano di fregata Natale De Grazia un punto di riferimento essenziale. La sua morte, avvenuta mentre era in missione di lavoro verso La Spezia, è stata attribuita nel 2013 a una probabile &#8220;causa tossica&#8221;, come ha accertato una perizia disposta dalla Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sull&#8217;illegalità nel ciclo dei rifiuti e rimane ancora oggi avvolta nel mistero, insieme ai tanti interrogativi senza risposta sull&#8217;oggetto delle sue indagini.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-353905" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-300x127.jpeg" alt="" width="645" height="273" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-300x127.jpeg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-1024x433.jpeg 1024w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-768x325.jpeg 768w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-1536x650.jpeg 1536w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-992x420.jpeg 992w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-696x295.jpeg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi-1068x452.jpeg 1068w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/12/Legambiente-Ricadi.jpeg 1576w" sizes="(max-width: 645px) 100vw, 645px" /></p>
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		<title>Bonifica Crotone, commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle ecomafie &#8216;bene le audizioni&#8217;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/bonifica-crotone-commissione-parlamentare-dinchiesta-sulle-ecomafie-bene-le-audizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 13:53:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[bonifica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sono stati incontri proficui: ci sono posizioni differenti ma secondo me che si possono conciliare&#8221;. Lo ha detto Jacopo Morrone (Lega) presidente della commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle ecomafie che stamattina ha concluso le audizioni a Crotone sul tema della bonifica del sito industriale. &#8220;L&#8217;obiettivo &#8211; ha aggiunto &#8211; è quello di tutelare la salute dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Sono stati incontri proficui: ci sono posizioni differenti ma secondo me che si possono conciliare&#8221;. Lo ha detto Jacopo Morrone (Lega) presidente della commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle ecomafie che stamattina ha concluso le audizioni a Crotone sul tema della bonifica del sito industriale. &#8220;L&#8217;obiettivo &#8211; ha aggiunto &#8211; è quello di tutelare la salute dei cittadini. Qui da oltre vent&#8217;anni ci sono rifiuti e non può continuare ad essere così. Quindi il nostro prossimo passaggio sarà un&#8217;interlocuzione con il ministero, con le istituzioni e poi anche con Eni, perché si possa trovare una soluzione. Io sono ottimista nel senso che, anche se si parla di posizioni distanti fra loro, se l&#8217;obiettivo è quello di voler tutelare la salute dei cittadini si debba trovare una soluzione condivisa&#8221;.</p>
<p>Ieri la commissione, composta da Dario Iaia (Fdi), Nicola Irto (Pd), Maria Stefania Marino (Pd) e Carla Giuliano (M5S), ha svolto un sopralluogo nell&#8217;area industriale interessata alla bonifica ed ha ascoltato Paolo Grossi, amministratore delegato di Eni Rewind che sta realizzando la bonifica. Nel pomeriggio si sono svolte le audizioni con il prefetto di Crotone Franca Ferraro, il sindaco Vincenzo Voce ed il procuratore della Repubblica di Crotone Domenico Guarascio. Questa mattina ci sono state le audizioni di Michele Fratini, responsabile area per le caratterizzazioni e la protezione dei suoli dei siti contaminati per il dipartimento del servizio geologico d&#8217;Italia di Ispra, e di Michelangelo Iannone, commissario straordinario Arpacal.</p>
<p>&#8220;Abbiamo fatto queste audizioni &#8211; ha concluso Morrone &#8211; e siamo abbastanza soddisfatti, poi vedremo nel concreto. E&#8217; ovvio che se ognuno si arrocca su una posizione, poi dopo a rimetterci è la salute dei cittadini perché così non si può più rimanere, questa è una situazione che abbiamo condiviso tutti&#8221;.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sopralluogo della Commissione parlamentare ecomafie nel SIN delle ex fabbriche di Crotone</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sopralluogo-della-commissione-parlamentare-ecomafie-nel-sin-delle-ex-fabbriche-di-crotone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2025 17:59:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle ecomafie ha effettuato un sopralluogo nel sito di interesse nazionale delle ex fabbriche di Crotone. &#8220;La bonifica è l&#8217;obiettivo di tutti, se poi dall&#8217;altra parte non ci si trova d&#8217;accordo fra istituzioni penso che si faccia una brutta figura con tutti quanti i cittadini che si aspettano delle risposte&#8221;- ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle ecomafie ha effettuato un sopralluogo nel sito di interesse nazionale delle ex fabbriche di Crotone. &#8220;La bonifica è l&#8217;obiettivo di tutti, se poi dall&#8217;altra parte non ci si trova d&#8217;accordo fra istituzioni penso che si faccia una brutta figura con tutti quanti i cittadini che si aspettano delle risposte&#8221;- ha detto Jacopo Morrone, deputato della Lega, presidente della commissione- che ha aggiunto &#8221; Bisognerebbe capire come si può fare per farle muovere&#8221;.<br />
La delegazione della commissione composta oltre che da Morrone anche da Dario Iaia (Fdi), Nicola Irto (Pd) e Maria Stefania Marino (Pd) e Carla Giuliano (M5S), ha incontrato Paolo Grossi, amministratore delegato di Eni Rewind che sta realizzando la bonifica. Lavori attualmente fermi a causa di una serie di ricorsi e diffide delle istituzioni locali per non far restare i rifiuti pericolosi nel territorio.</p>
<p>&#8220;Noi siamo qua per accendere i riflettori e far vedere comunque che c&#8217;è una considerazione da parte dello Stato italiano &#8211; ha detto Morrone -. Come commissione di inchiesta cercheremo di sollecitare quelli che sono gli organi coinvolti. Comune, Provincia, Regione, il ministero ed il privato devono mettersi attorno a un tavolo e trovare la soluzione. Ho già parlato con il ministro, non tarderò a parlare con il presidente della Regione e anche con gli altri organi istituzionali che sono coinvolti. Da parte nostra c&#8217;è la volontà di spingere perché si porti avanti la bonifica&#8221;.<br />
Il deputato della Lega ha precisato che la commissione non può dare risposte sulla scelta di lasciare i rifiuti a Crotone o trasferirli fuori regione. &#8220;Questo &#8211; ha detto &#8211; io non lo posso sapere. Il ministro è d&#8217;accordo nel trovare prima di tutto una soluzione coinvolgendo il territorio. Immagino che un territorio cerchi di difendere determinate situazioni. Qui ci sono un Comune, una Provincia, una Regione e penso si possa trovare una soluzione di comune accordo. Penso che i rifiuti non debbano rimanere là dove sono, in una discarica vista mare con la possibilità che inquini ulteriori ettari di mare. Una soluzione va trovata. Sulla situazione di rischio non ci sono dubbi e non penso ci sia modo e tempo neanche di litigare o discutere per trovare una soluzione: ci sono risorse, quindi si può dare una soluzione perché non trovarla nel più breve tempo possibile&#8221;.</p>
<p>Il presidente della commissione ha concluso: &#8220;Penso che chi ha responsabilità politica deve avere anche la responsabilità di trovare una soluzione condivisa cercando di far andare d&#8217;accordo quelli che sono gli obiettivi o comunque le necessità di un territorio con quelle che sono le normative naturalmente in essere&#8221;. La commissione ha proseguito il suo lavoro con una serie di audizioni istituzionali in Prefettura. Domani le audizioni interesseranno i tecnici di Ispra ed Arpacal.</p>
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		<item>
		<title>Ecomafie: in Calabria oltre 14.500 reati in 5 anni, alla provincia di Cosenza il record delle illegalità</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ecomafie-in-calabria-oltre-14-500-reati-in-5-anni-alla-provincia-di-cosenza-il-record-delle-illegalita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jun 2023 18:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Ecomafie]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
		<category><![CDATA[provincia]]></category>
		<category><![CDATA[reati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato presentato oggi a Lamezia Terme, nell’ambito della seconda giornata della dodicesima edizione di Trame Festival, un’anticipazione del rapporto annuale “Ecomafia” 2023 che sarà presentato a Roma l’11 luglio. L’incontro, moderato dalla giornalista Viviana Spinella, è stata l’occasione per fare il punto sui dati dell’illegalità ambientale in Calabria dai quali emerge la commissione di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/ecomafie-in-calabria-oltre-14-500-reati-in-5-anni-alla-provincia-di-cosenza-il-record-delle-illegalita/">Ecomafie: in Calabria oltre 14.500 reati in 5 anni, alla provincia di Cosenza il record delle illegalità</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È stato presentato oggi a Lamezia Terme, nell’ambito della seconda giornata della dodicesima edizione di Trame Festival, un’anticipazione del rapporto annuale “Ecomafia” 2023 che sarà presentato a Roma l’11 luglio. L’incontro, moderato dalla giornalista Viviana Spinella, è stata l’occasione per fare il punto sui dati dell’illegalità ambientale in Calabria dai quali emerge la commissione di ben 14.518 reati nell’arco del quinquennio 2017-2021 con 12871 persone denunciate, 209 persone arrestate e 5.214 sequestri (<em>fonte elaborazione Legambiente su dati Forze dell’Ordine e Capitanerie di porto</em>). La provincia con il maggior numero di reati è Cosenza, segue Reggio Calabria, Crotone, Catanzaro ed infine Vibo Valentia. La Calabria è, nel complesso, stabilmente tra le prime 5regioni d’Italia, insieme a Campania, Sicilia, Puglia e Lazio nella classifica dell’illegalità ambientale. Un triste primato per la Calabria che proprio oggi vive una situazione di grande sconcerto per la notizia dell’arresto, anche se per ragioni non collegate alla regione, dell’assessore all’ambiente nominato da pochi mesi, Marcello Minenna.</p>
<p>Il focus dell’evento si è concentrato sul ciclo dei rifiuti in Calabria che nell’ultimo quinquennio hanno raggiunto la cifra di 2.862 reati, con 4.096 persone denunciate, 78 persone arrestate e 1.494 sequestri. Al vertice di questa classifica negativa, sempre la provincia di Cosenza con 855 reati. Una situazione grave, in una Regione dove, nonostante le dichiarazioni di principio e gli intenti contenuti nel Piano regionale di gestione dei rifiuti e successive modifiche, miliardi di euro ed una lunghissima gestione commissariale si continua a smaltire una quantità enorme di rifiuti in discarica ed a spedirli all’estero con costi enormi alimentando circuiti illegali.  </p>
<p>Enrico Fontana, responsabile nazionale Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente ha commentato: “I numeri sull’illegalità ambientale in Calabria fotografano una situazione grave ma restituiscono anche l’immagine di un territorio dove forze dell’ordine e  Capitanerie di porto svolgono, insieme alla magistratura, un lavoro importantissimo di contrasto delle tante attività illecite. Anche nel 2022, per quanto riguarda il ciclo illegale dei rifiuti, dai traffici illegali alla gestione delle discariche, la provincia con il maggior numero di reati è quella di Cosenza. A livello regionale si registra una riduzione delle violazioni accertate ma un deciso Incremento delle ordinanze di custodia cautelare. È urgente rafforzare le attività di controllo e soprattutto far crescere e diffondere anche in Calabria gli antidoti dell’economia circolare contro i veleni dell’ecomafia”.</p>
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		<title>Devastazione incendi, dietro l&#8217;ombra lunga delle cosche</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/devastazione-incendi-dietro-lombra-lunga-delle-cosche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Aug 2021 14:43:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Cosche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia brucia. Da settimane, ormai, centinaia di incendi stanno divorando ampie porzioni della Penisola raggiungendo in alcuni casi, come in Sicilia, Sardegna, Calabria e Abruzzo, estensioni raramente osservate prima d’ora. Dai roghi del Montiferru scoppiati lo scorso 25 luglio a quelli abruzzesi delle province dell’Aquila e Pescara, sino al numero impressionante di incendi divampati dal [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia brucia. Da settimane, ormai, centinaia di incendi stanno divorando ampie porzioni della Penisola raggiungendo in alcuni casi, come in Sicilia, Sardegna, Calabria e Abruzzo, estensioni raramente osservate prima d’ora. Dai roghi del Montiferru scoppiati lo scorso 25 luglio a quelli abruzzesi delle province dell’Aquila e Pescara, sino al numero impressionante di incendi divampati dal Catanese al Palermitano negli ultimi giorni, siamo di fronte al moltiplicarsi di eventi definiti “estremi”, poiché superano la capacità di controllo, con un’intensità superiore ai 10.000 kW/m e una velocità di propagazione oltre i 3 km/h. E ieri, nel Reggino, l&#8217;ondata di incendi ha fatto due vittime: zia e nipote impegnati a &#8220;difendere&#8221; il proprio ultiveto dalle fiamme sono stati trovati carbonizzati dai soccorsi. Una tendenza preoccupante che fa il paio con l’aumento rilevato anche per il 2020 del numero dei fenomeni incendiari in tutto il territorio nazionale, come rivelano i nuovi dati elaborati da Legambiente in un’anticipazione del rapporto Ecomafia 2021. Tra incendi dolosi, colposi e generici, lo scorso anno in Italia sono stati percorsi dalle fiamme 62.623 ettari di superficie boscata e non boscata (+18,3% rispetto al 2019): 4.233 i reati accertati (+8,1%), 552 le persone denunciate per incendio doloso e colposo (+25,2%), 18 quelle arrestate (+80%), 79 i sequestri effettuati (-29,5%). <strong>Ben l’82% della superficie bruciata e il 54,7% dei reati si concentrano tra Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, seguite a poca distanza dal Lazio.</strong> Con la Campania, nello specifico, che primeggia per numero di illeciti (705, il 16,7% del totale nazionale) e la Sicilia per numero di ettari distrutti dalle fiamme (36.321, il 13,7%). <strong>La classifica provinciale degli incendi scoppiati nel 2020 vede invece ai primi cinque posti per numero di reati accertati Cosenza, Salerno, Palermo, Foggia e Potenza.</strong></p>
<p>Il rapporto Ecomafie 2020 ha già evidenziato come alla Calabria spettasse un triste primato sui numeri legati agli incendi boschivi scoppiati in Italia nel 2019. Il 50,3% dei reati, secondo i dati di un anno fa, si concentrava nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, dove è andato in fumo il 76% del territorio percorso dal fuoco a livello nazionale, con <strong>la Calabria (548 reati) in cima alla classifica</strong>. Questo apre la questione degli <strong>interessi mafiosi legati alla filiera del legnam</strong>e, sulla quale da tempo le cosche calabresi hanno messo gli occhi e le mani, come dimostrano diverse inchieste.</p>
<p>Il numero di illeciti che nel complesso continua ad aumentare e che si somma agli 81.464 già accertati sul territorio nazionale tra il 2006 e il 2019. Quello degli incendi, che puntualmente ogni estate si abbattono con intensità e danni sempre maggiori soprattutto sulle regioni del Centro-Sud (e su quelle che tradizionalmente primeggiano nelle classifiche sugli ecoreati stilate da Legambiente), è un fenomeno complesso da analizzare e altrettanto difficile da contrastare, di fronte al quale è necessario trovare soluzioni in grado di governare questi eventi estremi in un contesto di cambiamento climatico. Il primo passo è la completa ed effettiva attuazione della legge 353 del 2000, dedicata proprio agli incendi boschivi, che prevede, insieme al delitto di incendio boschivo doloso (423 bis del Codice penale), vincoli molto stringenti per le aree attraversate dal fuoco: 15 anni senza cambiamenti nella classificazione dei terreni, boschivi o a pascolo; 10 anni di divieto di edificazione; 5 anni in cui sono vietate anche le piantumazioni di nuovi alberi con risorse pubbliche, tranne eccezioni stabilite dal Ministero dell’Ambiente. Un sistema di vincoli che rispecchia alcune delle cause principali degli incendi dolosi e che, per essere efficace, richiede da parte di tutti i Comuni l’aggiornamento del Catasto delle aree incendiate.</p>
<p>Contrastare gli interessi criminali e gli atti dei piromani e degli incendiari non basta se si vuole affrontare seriamente un problema più ampio che investe tutta la filiera della prevenzione, in cui il governo del territorio e la gestione del patrimonio verde devono essere tenuti insieme. Pertanto, Sisef (Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale) e Legambiente hanno elaborato una strategia basata su alcuni punti fondamentali. Una strategia di prevenzione e governo integrato degli incendi. Anzitutto, occorre un Governo Integrato degli Incendi basato sull’integrazione e il coordinamento a livello regionale e nazionale dei settori dedicati a previsione, prevenzione, informazione, addestramento, lotta, indagine e ricostituzione post-incendio, tenuto conto del fatto che l’elevata separazione delle competenze ha portato a una marcata frammentazione del governo dei roghi. In secondo luogo, il ricorso a piani forestali di indirizzo territoriali, il giusto strumento per definire le aree esposte al pericolo incendi e per individuare quelle dove integrare misure di selvicoltura preventiva con misure per l’attività pastorale e agricola e per la tutela della biodiversità in Parchi Nazionali, Riserve regionali e siti della Rete Natura 2000. C’è poi la necessità di integrare la politica forestale con quella agricola che dev’essere considerata parte della soluzione, con campi coltivati, orti, vigneti e aree pascolate capaci di ridurre l’infiammabilità a scala di paesaggio. Fondamentale, inoltre, regolamentare in tutte le regioni l’uso del fuoco per fini agro-silvo-pastorali, spesso all’origine degli incendi per l’utilizzo inesperto e illegale che ne viene fatto. Ancora, SISEF e Legambiente chiedono la promozione di programmi sul fuoco prescritto, con investimenti nella formazione di tecnici progettisti e operatori, e l’inclusione del fuoco prescritto nei Piani AIB regionali e nei Piani Forestali di Indirizzo Territoriale. Allo stesso tempo, il ricorso al pascolo prescritto, strumento di prevenzione degli incendi a quasi zero emissioni utile negli ambienti mediterranei, specie in Sardegna dove la risorsa del pascolo può avere molteplici usi anche come strumento di riduzione del carico di combustibile, dunque di selvicoltura preventiva, aumentando l’efficacia di trattamenti come il decespugliamento. C’è poi il punto, altrettanto fondamentale, della responsabilizzazione e del coinvolgimento dei cittadini nella lotta come nella prevenzione degli incendi: un esempio positivo è quello dei “contratti di responsabilità” sperimentati nel Parco dell’Aspromonte e in altre aree protette, possibile strumento per coinvolgere non solo i volontari ma anche proprietari di fondi, agricoltori e pastori nel governo di territori particolarmente vulnerabili, cui affiancare la responsabilizzazione dei proprietari nella gestione dei terreni adottando i principi dell’autoprotezione dagli incendi. Essenziali per la comprensione e il governo del fenomeno, l’analisi delle statistiche e l’aggiornamento del catasto incendi: necessario, in tal senso, migliorare il sistema di raccolta, analisi e condivisione dei dati in Italia, attraverso investimenti tecnologici e semplificazioni normative. Al contempo, servono una pianificazione e una progettazione del ripristino ecologico e funzionale, dato che la ricostituzione post-incendio è una fase delicata del governo del fenomeno. Per passare da un approccio che rincorre l’emergenza a una strategia di intervento nel post-incendio è importante definire in fase di pianificazione territoriale le aree a priorità d’intervento e le soluzioni tecniche più adeguate. Infine, occorre una pianificazione urbanistica e incendi: auspicabile che nei prossimi anni la pianificazione urbanistica venga informata dai piani forestali d’indirizzo territoriale che identificano le aree esposte al pericolo incendi. Altrettanta attenzione deve essere indirizzata alla rete stradale per garantire la sicurezza della logistica dei mezzi di soccorso in caso d’incendi a elevata intensità, come quelli recentemente verificatisi.</p>
<p>“Gli incendi sono un fenomeno complesso la cui soluzione necessita un approccio scientifico e la conoscenza delle cause scatenanti – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – Occorre più prevenzione a tutti i livelli a partire dall’informazione e dalla collaborazione dei cittadini, ma anche investimenti in uomini, mezzi e tecnologie innovative. Serve inoltre verificare se tutta la filiera istituzionale e le responsabilità disegnate dalla legge quadro sugli incendi boschivi, la 353/2000, funziona e se viene applicata a dovere anche dopo il passaggio delle competenze dell’ex Corpo Forestale dello Stato ai Carabinieri e ai Vigili del Fuoco. L’aumento dei reati di incendio doloso e colposo, gli ettari di patrimonio boschivo che ogni vanno in fumo mettono a rischio le persone e il capitale naturale del Bel Paese, rischi che aumenteranno per effetto del cambiamento climatico su cui bisogna agire con decisione».</p>
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