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	<title>ecomafia Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>VIDEO-Rapporto Ecomafia Legambiente: Calabria quarta in Italia per illegalità ambientali</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-rapporto-ecomafia-legambiente-calabria-quarta-in-italia-per-illegalita-ambientali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2026 12:27:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia nel 2025 calano, dopo due anni di crescita, i reati ambientali, ma le ecomafie continuano a lasciare il segno sull&#8217;ambiente e a incrementare il loro business. Quattro i segnali principali che indicano questo andamento fatto di luci e ombre. A confermarlo i dati del nuovo report di Legambiente &#8220;Ecomafia 2026. I numeri e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">In Italia nel 2025 calano, dopo due anni di crescita, i reati ambientali, ma le ecomafie continuano a lasciare il segno sull&#8217;ambiente e a incrementare il loro business. Quattro i segnali principali che indicano questo andamento fatto di luci e ombre. A confermarlo i <strong>dati del nuovo report di Legambiente </strong>&#8220;<em>Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia</em>&#8221; (Edizioni Ambiente). <strong>Nel 2025 nella Penisola scendono a 35.735 i reati ambientali accertati</strong>,<strong> –12% rispetto al 2024</strong>, <strong>a fronte di 1.460.611 controlli effettuati (+0,4%). </strong>Parliamo di una media di 98 reati al giorno, 4,1 ogni ora con un ritorno ai livelli del 2023. Al calo dei reati ambientali, su cui non bisogna abbassare la guardia, si affianca però l&#8217;aumento degli <strong>illeciti amministrativi che raggiungono quota 77.895,</strong> con un +11,4% rispetto al 2024. Sommati ai 35.735 reati ambientali si arriva ad un totale di 113.630 violazioni (alla media di 311 al giorno, 13 ogni ora). <strong>A questi due segnali, si aggiunge il primato dei reati nella gestione illecita dei rifiuti, </strong>su cui le ecomafie puntano nel 2025 mani e interessi. Sono <strong>10.914 gli illeciti (una media di quasi 30 al giorno) accertati in questa filiera che torna a guidare nel 2025 la classifica dei reati più commessi</strong>, non accadeva dal 2018. In forte crescita anche gli <strong>incendi agli impianti di gestione (76 nel 2025, +24,7%)</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Al secondo posto i <strong>reati nel ciclo cemento</strong> (abusivismo edilizio, violazioni penali in materia di urbanistica, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici) <strong>con 8.034 illeciti</strong> (-41% rispetto al 2024, con una flessione dovuta anche alla forte contrazione del mercato dell&#8217;edilizia) e quelli <strong>contro gli animali</strong> che confermano il terzo posto (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti) <strong>con 6.930 reati accertati</strong> (-4%). In crescita mel 2025 i reati degli incendi boschivi e di vegetazione (<strong>3.586, +10,7%</strong>), con oltre 90mila ettari andati in fumo. Diminuiscono i reati contro il patrimonio culturale (2.276 quelli accertati, -23%), una flessione che si ripercuote anche sui controlli (-8,5%) ma crescono in maniera esponenziale gli arresti per i traffici di opere d&#8217;arte e reperti archeologici (34 nel 2025 contro i 2 registrati nel 2024). In <strong>aumento l&#8217;illegalità nella filiera agroalimentare: 67.677 i reati e gli illeciti amministrativi (+46% rispetto al 2024), con una crescita del 109,1% del valore economico </strong>di sequestri e sanzioni, per 968 milioni di euro. <strong>Il quarto segnale riguarda il business illegale delle ecomafie, che nel 2025 vola a ben 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024, registrando un aumento del +2.2 miliardi</strong>, dovuto alla crescita della gestione illecita dei rifiuti, delle filiere agroalimentari e del mercato di specie protette.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La Calabria quarta in Italia- </strong>Nella <strong>classifica regionale delle illegalità ambientali</strong>, la <strong>Calabria si colloca al quarto posto</strong>, dopo Campania, Sicilia e Puglia. Nel 2025 nella regione sono stati accertati <strong>2.862 reati ambientali</strong>, pari all&#8217;8% del totale nazionale. Sono <strong>2.144 le persone denunciate, 22 quelle arrestate e 467 i sequestri effettuati</strong>. Gli <strong>illeciti amministrativi</strong> sono stati 5.157, mentre le sanzioni amministrative hanno raggiunto quota 3.722. I controlli effettuati sono stati <strong>128.631</strong>. La provincia calabrese con il maggior numero di reati è <strong>Cosenza</strong>, che occupa il quinto posto nella classifica nazionale con <strong>1.092 reati</strong>, seguita da Reggio Calabria con 628, Crotone con 391, Vibo Valentia con 350 e Catanzaro con 276.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel dettaglio, nel <strong>ciclo illegale del cemento</strong>, la Calabria si colloca al <strong>quarto posto</strong> con <strong>588 reati</strong>, pari al 7,3% del totale nazionale di 8.034. La provincia con il maggior numero di reati è Cosenza, con 174, seguita da Reggio Calabria (121), Vibo Valentia (91), Catanzaro (69) e Crotone (45).</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel <strong>ciclo illegale dei rifiuti</strong>, la Calabria scende al <strong>sesto posto</strong>, con <strong>731 reati su 10.633 controlli</strong>, pari al 6,7% del totale nazionale dei reati commessi in Italia. La provincia con il maggior numero di reati è Cosenza (174), seguita da Reggio Calabria (151), Catanzaro (147), Vibo Valentia (119) e Crotone (103).</p>
<p style="font-weight: 400;">Per quanto riguarda l&#8217;<strong>illegalità contro gli animali</strong>, la Calabria sale invece di diverse posizioni e si colloca al <strong>terzo posto</strong>, con <strong>659 reati</strong>, pari al 9,5% del totale nazionale. Di questi, 267 sono stati accertati a Reggio Calabria, 161 a Cosenza, 106 a Crotone, 106 a Vibo Valentia e 19 a Catanzaro.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nella classifica dell&#8217;<strong>arte rubata</strong>, la Calabria sale in graduatoria, collocandosi al <strong>quarto posto insieme alla Puglia</strong>, con <strong>221 reati su 512 controlli</strong>, pari al 9,7% dei reati nazionali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una nota particolarmente dolente è rappresentata dal <strong>secondo posto della Calabria nella classifica regionale degli incendi boschivi e di vegetazione</strong>, con un totale di <strong>612 incendi e 16.951 ettari di superficie andati in fumo</strong>. La regione si attesta, quindi, tra le più colpite per estensione territoriale, con <strong>765 eventi investigati e oltre 16mila ettari percorsi dal fuoco</strong>, di cui circa 10mila boscati.</p>
<p style="font-weight: 400;">Su 765 roghi censiti, <strong>656 sono stati formalmente classificati come dolosi</strong> fin dalla prima informativa di reato inviata alle Procure della Repubblica. L&#8217;epicentro operativo è stato localizzato nelle province di Cosenza, con 393 eventi, e Reggio Calabria, con 98 eventi, colpendo pesantemente anche i Parchi nazionali del Pollino, della Sila e dell&#8217;Aspromonte.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le indagini hanno dimostrato l&#8217;infiltrazione della &#8216;ndrangheta, il cui obiettivo strategico è il monopolio economico rurale e l&#8217;estorsione ai danni delle aziende agricole locali. Il modus operandi prevede l&#8217;uso scientifico del fuoco per distruggere la copertura boschiva e forzare il successivo rinnovo del pascolo abusivo, agevolando il fenomeno criminoso delle mandrie vaganti, storicamente note come &#8220;vacche sacre&#8221;. Si registrano, inoltre, attacchi incendiari diretti contro i beni confiscati alla criminalità organizzata, intesi come atti ritorsivi volti a riaffermare il controllo del territorio dinanzi allo Stato.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>La Calabria resta stabile al quarto posto nella classifica delle illegalità ambientali, ma nel 2025, anno a cui si riferiscono i dati, in linea con il trend nazionale, registra un decremento complessivo dei reati ambientali, che passano da 3.215 a 2.862, a fronte di un aumento dei controlli, saliti dai 123.219 del 2024 ai 128.631 del 2025</em><em>&#8220;, </em><strong>commenta Anna Parretta, presidente regionale di Legambiente. </strong><em>&#8220;</em><em>Un</em><em> dato che desta particolare preoccupazione &#8211;</em> continua Parretta &#8211;<em> è quello relativo agli illeciti amministrativi, che aumentano significativamente, passando dai 3.898 del 2024 ai 5.157 del 2025. La Calabria scende di alcune posizioni nella gestione illecita dei rifiuti, ma in un quadro caratterizzato</em><em>,</em> <em>nello specifico settore, </em><em>da controlli dimezzati, mentre sale nella classifica del ciclo illegale del cemento, dell&#8217;arte rubata e delle illegalità contro gli animali</em><em>. </em><em>Resta gravissimo il fenomeno degli incendi boschivi e di vegetazione, che nella nostra regione registra anche la massima incidenza della matrice dolosa. Il nuovo report Ecomafia ci restituisce, ancora una volta, un&#8217;analisi importante delle attività illegali che arrecano danni all&#8217;ambiente e producono conseguenze enormi per l&#8217;intera collettività: un giogo dal quale tutti i cittadini onesti chiedono di essere liberati</em><em>&#8220;</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>Geografia dei reati, clan e corruzione:</strong> Questa fotografia piena di chiaroscuri scattata dal nuovo rapporto <strong>Ecomafia di Legambiente</strong>, presentato oggi a Roma presso la sede dell&#8217;associazione ambientalista, <strong>è frutto dell&#8217;elaborazione dei reati accertati dalle forze dell&#8217;ordine e dalle Capitanerie di porto nel 2025</strong>. A livello territoriale <strong>il Mezzogiorno si conferma l&#8217;area del Paese più colpita</strong>, con <strong>Campania, Puglia, Calabria e Sicilia le regioni più colpite. Qui, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, l&#8217;incidenza dei reati accertati nel 2025 sale al 44,3%. </strong>Preoccupa anche la crescita del numero dei clan mafiosi coinvolti e il fenomeno della corruzione. <strong>Sono 393 i clan censiti nella Penisola dal 1995 al 2025 da Legambiente in Italia.</strong> <strong>Riguardo la <em>green corruption</em>, dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026, l&#8217;associazione ambientalista ha censito 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale</strong>, 1.066 le persone denunciate, 307 gli arresti e 151 i sequestri. Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Legge 68 del 2015 sugli ecoreati:</strong> L&#8217;applicazione della legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale, continua a dare risultati significativi. Accanto a una riduzione complessiva del numero di reati si registra la crescita dei casi in cui viene contestato il delitto di inquinamento ambientale (303, pari al 35% di tutte le fattispecie) e quello di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (115 casi, pari al 13,3% del totale).</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Dieci proposte:</strong> Oltre ai dati, il rapporto Ecomafia raccoglie anche <strong>10 proposte che Legambiente indirizza oggi al Governo</strong> Meloni per contrastare le illegalità ambientali e rafforzare norme e controlli. Tra le proposte avanzate l&#8217;associazione ambientalista chiede in primis che <strong>l&#8217;Italia completi il recepimento nel Codice penale dei quattro delitti </strong>(uccisione e commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette, il saccheggio delle acque superficiali o sotterranee, la commercializzazione di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione, la produzione e i commercio illegale di F-gas, quest&#8217;ultimo ora solo di natura contravvenzionale) <strong>previsti dalla Direttiva  europea per la tutela penale dell&#8217;ambiente</strong> ma non inseriti nel decreto legislativo n. 81 del 21 aprile 2026;<strong> l&#8217;estensione del delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti (art. 452 bis del Codice penale) ai fitofarmaci illegali</strong>; l&#8217;approvazione di <strong>un Piano nazionale di lotta all&#8217;abusivismo</strong> che preveda adeguate risorse dei Fondi presso il Ministero delle infrastrutture e la Cassa depositi e prestiti per gli abbattimenti degli immobili costruiti illegalmente, da destinare, oltre che ai Comuni, all&#8217;autorità giudiziaria e alle Prefetture e la modifica dell&#8217;art. 10-<em>bis </em>della legge 120/2020 per stabilire l&#8217;estensione del potere sostitutivo delle Prefetture alle ordinanze di demolizione emanate e non eseguite dai Comuni prima dell&#8217;approvazione della norma; approvare i decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale. Inoltre, tra gli altri interventi urgenti Legambiente chiedere di <strong>rivedere il meccanismo del cosiddetto subappalto &#8220;a cascata&#8221; e reintrodurre il delitto di abuso d&#8217;ufficio</strong>, come previsto dalla nuova Direttiva europea contro la corruzione, per contrastare l&#8217;illegalità negli appalti pubblici; e di <strong>estendere le pene previste per il reato di incendo boschivo a qualunque incendio di vegetazione</strong> e aggravare la fattispecie colposa.</p>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Il 2025 – commenta <strong>Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente</strong> – è stato un anno caratterizzato da diverse norme in difesa dell&#8217;ambiente che abbiamo giudicato positivamente come ad esempio l&#8217;inasprimento delle sanzioni previste per i reati nella gestione dei rifiuti, dalle discariche abusive alle spedizioni illegali, diventati delitti e l&#8217;introduzione di quelli contro gli animali nel Codice penale. Anche il decreto legislativo di recepimento della Direttiva europea per la tutela penale dell&#8217;ambiente, approvato dal governo nel mese di dicembre ed entrato in vigore lo scorso 2 giugno, contiene scelte importanti, come il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti; ma ci sono ancora molto norme che attendono di essere approvate e riviste, insieme al rafforzamento dei controlli ambientali e al contrasto all&#8217;abusivismo edilizio, che continua a essere un fenomeno grave e diffuso. Per questo torniamo a ribadire l&#8217;urgenza di un Piano nazionale di lotta all&#8217;abusivismo edilizio non più rinviabile, il cemento illegale si contrasta con gli abbattimenti&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;">Legambiente ricorda che secondo l&#8217;ultima stima sull&#8217;abusivismo elaborata dall&#8217;Istat, in collaborazione con il Cresme, che risale al 2022, nel Mezzogiorno d&#8217;Italia si costruiscono 42,1 case illegali ogni 100 realizzate rispettando la legalità. &#8220;I reiterati tentativi, finora fortunatamente falliti, di rilanciare nel nostro Paese una stagione di condoni edilizi  &#8211; <strong>commenta Enrico Fontana responsabile Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente (VIDEO)- </strong>non favoriscono l&#8217;indispensabile innalzamento delle attività preventive e repressive su un tema così delicato e annoso di tutela ambientale, che riguarda da vicino anche la sicurezza dei territori e delle comunità che li abitano e l&#8217;economia legale, incidendo pesantemente nelle regioni del Sud ma non solo. Per questo chiediamo con forza norme più efficaci, a cominciare dal potere sostitutivo dei Prefetti, più controlli e più risorse per le demolizioni. Lo stesso approccio deve caratterizzare la lotta agli incendi boschivi e di vegetazione, cresciti drammaticamente nel 2025 e nel 2026. Così come il contrasto del fenomeno della corruzione, l&#8217;altra piaga del nostro Paese. Urgente che l&#8217;Italia recepisca al più presto la Direttiva europea anticorruzione, reinserendo il delitto di abuso d&#8217;ufficio. Legambiente vigilerà perché sia coerente con le nuove regole dettate dell&#8217;Unione europea&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong> </strong><strong>Classifica corruzione green: </strong>La Campania si colloca al primo posto con 15 inchieste, seguita da Sicilia (13), Lombardia (9), dalla Puglia (7), Lazio (6), <strong>Calabria (5)</strong>. Il Mezzogiorno è l&#8217;area più colpita, con 27 inchieste.</p>
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		<title>Ecomafia 2023: storie e numeri della criminalità ambientale in Italia raccontati nel rapporto di Legambiente</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ecomafia-2023-storie-e-numeri-della-criminalita-ambientale-in-italia-raccontati-nel-rapporto-di-legambiente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 09:21:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[ecomafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2022 non si arresta la morsa delle ecomafie. I reati contri l’ambiente restano ben saldi sopra la soglia dei 30.000, esattamente sono 30.686, in lieve crescita rispetto al 2021 (+0,3%), alla media di 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora. Crescono anche gli illeciti amministrativi che toccano quota 67.030(con un incremento sul 2021 del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2022 non si arresta la morsa delle ecomafie. I reati contri l’ambiente restano ben saldi sopra la soglia dei 30.000, esattamente sono 30.686, in lieve crescita rispetto al 2021 (+0,3%), alla media di 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora. Crescono anche gli illeciti amministrativi che toccano quota 67.030(con un incremento sul 2021 del +13,1%): sommando queste due voci – reati e illeciti amministrativi &#8211; le violazioni delle norme poste a tutela dell’ambiente sfiorano quota 100.000 (97.716 quelle contestate, alla media di 268 al giorno, 11 ogni ora). A fare il punto è il nuovo rapportoEcomafia2023, realizzato da Legambiente, edito da Edizioni Ambiente, media partner Nuova Ecologia. Il rapporto, presentato oggi a Roma nella Sala della Regina della Camera dei deputati, in un evento insignito della Medaglia del Presidente della Repubblica, mette in fila dati e numeri sulle illegalità ambientali nella Penisola. Ciclo illegale del cemento, reati contro la fauna e ciclo dei rifiuti sono le tre principali filiere su cui nel 2022 si è registrato il maggior numero di illeciti. A farla da padrone quelli relativi al cemento illegale, (dall’abusivismo edilizio agli appalti) che ammontano a 12.216, pari al 39,8% del totale, con una crescita del +28,7% rispetto al 2021. Crescono del 26,5% le persone denunciate (ben 12.430), del 97% le ordinanze di custodia cautelare, che sono state 65, addirittura del 298,5% il valore dei sequestri e delle sanzioni amministrative, per oltre 211 milioni di euro. Viene stimato in crescita, da 1,8 a 2 miliardi di euro, anche il business dell’abusivismo edilizio. Seguono i reati contro la faunacon 6.481 illeciti penali(+4,3% rispetto al 2021) e 5.486 persone denunciate (+7,6%). Scende al terzo posto il ciclo illegale dei rifiuti con una riduzione sia del numero di illeciti penali, 5.606, (−33,8%), sia delle persone denunciate (6.087, −41%), ma aumentano le inchieste in cui viene contestata l’attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (268 contro le 151 del 2021).</p>
<p>Crescono anche gli illeciti amministrativi (10.591, +21,4%) e in misura leggermente minore le sanzioni, che sono state 10.358, pari al +16,2%. Al quarto posto, dopo il terribile 2021, i reati legati a roghi dolosi, colposi e generici (5.207, con una riduzione del &#8211; 3,3%). In aumento i controlli, le persone denunciate (768, una media di oltre due al giorno, +16,7%) e i sequestri (122, con un +14%). Come sempre, un capitolo a parte viene dedicato all’analisi delle attività di forze dell’ordine e Capitanerie di porto nel settore agroalimentare, che hanno portato all’accertamento di 41.305 reati e illeciti amministrativi. Sul fronte archeomafia, sono 404 i furti d’arte nel 2022. Infine, a pesare e a preoccupare è il virus della corruzione ambientale – censite da Legambiente dal 1° agosto 2022 al 30 aprile 2023 ben 58 inchieste su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale &#8211; il numero e il peso dei Comuni sciolti per mafia (22 quelli analizzati nel Rapporto, a cui si è aggiunto il recentissimo scioglimento di quello di Rende, in provincia di Cosenza), e la crescita dei clan mafiosi: dal 1994 ad oggi sono 375 quelli censiti da Legambiente. Il fatturato illegale delle diverse “filiere” analizzate nel Rapporto resta stabile a 8,8 miliardi di euro. Regioni e province colpite dalle ecomafie. La Campania si conferma al primo posto per numero di reati contro l’ambiente (ben 4.020, pari al 13,1% del totale nazionale). Seguita dalla Puglia, che sale di una posizione rispetto al 2021, con 3.054 reati. Terza la Sicilia, con 2.905 reati.Il Lazio sale al quarto posto (2.642 reati), superando la Calabria. A livello provinciale, Roma con 1.315 illeciti si conferma quella con più reati ambientali.</p>
<p><strong>FOCUS CALABRIA</strong><br />
La Calabria è quinta nella classifica nazionale con 2.217 reati, pari al 7,2% del totale nazionale; 1721 persone denunciate; 23 arresti; 475 sequestri e 126541 controlli effettuati. Gli illeciti amministrativi sono stati 4.300 e le sanzioni amministrative 4.159. La nostra regione scende quindi di una posizione nella classifica nazionale dell’illegalità ambientale: nel 2021, era al quarto posto con 2680 reati, di questi 1060 solo nella provincia di Cosenza, territorio che si classificava al secondo posto per numero di reati tra le province di Italia, dopo Roma,ma è ancora un dato assolutamente insufficiente. La provincia con il maggior numero di reati è Cosenza che si colloca nei primi venti posti della classifica nazionale dell’illegalità ambientale, esattamente al quinto posto con 788 reati e 984 illeciti amministrativi, seguita da Reggio Calabria (decimo posto) con 545 reati e 1640 illeciti amministrativi. Nella classifica regionale dell&#8217;illegalità nel ciclo del cemento, la Calabria è quinta con 65.100 controlli, 871 reati (il 7,1% sul totale nazionale) 954 persone denunciate, 6 persone arrestate 220 sequestri, 1083 illeciti amministrativi e. 960 sanzioni. In questa classifica Cosenza è la terza provincia a livello nazionale e la prima in Calabria. Nel ciclo dei rifiuti la Calabria è quinta a livello nazionale con 12886 controlli, 344 reati ( il 6,1% sul totale nazionale) 433 persone denunciate, 22 persone arrestate, 145 sequestri, 583 illeciti amministrativi e 583 sanzioni. In questa classifica Cosenza è la decima provincia a livello nazionale (Reggio sedicesima) e la prima in Calabria. Per reati contro la Fauna, la Calabria è nona a livello nazionale con 372 reati ( la città peggiore è Reggio Calabria sesta a livello nazionale con 296 reati). Per reati collegati all&#8217;archeomafia la Calabria è solo sedicesima. «La Calabria scende al quinto posto nella classifica nazionale dell’illegalità ambientale ma è ancora un dato assolutamente insufficiente &#8211; sottolinea Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria -. Nella nostra Regione, accanto all’opera di forze dell’ordine e Magistratura, servono azioni ancora più incisive in termini di prevenzione e controllo che cambino realmente la realtà delle cose. La Calabria continua ad avere numeri elevati, seppure in diminuzione, in particolare quanto ai reati connessi all’abusivismo edilizio ed al ciclo illegale dei rifiuti. Costituisce motivo di riflessione anche il dato relativo alla corruzione ambientale dalla realizzazione di opere pubbliche alla gestione dei servizi, passando per la concessione di autorizzazioni alle imprese, in cui la Calabria è prima per numero di persone denunciate. Tuttavia ci sono timidi segnali positivi su cui occorre lavorare per diffondere e rafforzare quei principi di legalità e trasparenza indispensabili per la tutela dell’ambiente e della salute e per garantire uno sviluppo socio economico sano della nostra regione».</p>
<p>Cosa serve mettere in campo. Per Legambiente quella contro l’ecomafia è una doppia sfida, che si può vincere da un lato rafforzando le attività di prevenzione e di controllo nel nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo delle risorse stanziate con il Piano nazionale di ripresa e resilienza; dall’altro mettendo mano con urgenza, a partire dall’Europa, a un quadro normativo condiviso su scala internazionale, con cui affrontare una criminalità organizzata ambientale che non conosce confini. Dieci le proposte di modifica normativa presentate oggi dall’associazione ambientalista per rendere più efficace l’azione delle istituzioni a partire dall’approvazione delle riforme che mancano all’appello, anche in vista della prossima direttiva Ue sui crimini ambientali, di cui l’Italia deve sostenere con forza l’approvazione entro l&#8217;attuale legislatura europea. È necessario, sul versante nazionale, rivedere, in particolare per quanto riguarda il meccanismo del cosiddetto subappalto “a cascata”, quanto previsto dal nuovo Codice degli appalti e garantire il costante monitoraggio degli investimenti previsti per il PNRR. Dal punto di vista legislativo, occorre approvare il disegno di legge contro le agromafie; introdurre nel Codice penale i delitti contro la fauna; emanare i decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema Nazionale per la protezione per l’ambiente; garantire l’accesso gratuito alla giustizia per le associazioni iscritte, come Legambiente, nel Runts, il Registro unico nazionale del Terzo settore. “Mai come in questo momento storico – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente- si devono alzare le antenne per scovare inquinatori ed ecomafiosi. E bisogna farlo presto, dentro e fuori i confini nazionali, perché stiamo entrando nella fase operativa del PNRR. L’Italia può e deve svolgere un ruolo importante perché la transizione ecologica sia pulita anche nella fedina penale, come prevede l’aggiornamento della direttiva sulla tutela dell’ambiente, da approvare entro la fine della legislatura europea, ma soprattutto deve recuperare i ritardi accumulati finora, dando seguito alle dieci proposte inserite nel nostro Rapporto Ecomafia”.</p>
<p>“I numeri, le analisi e le considerazioni che emergono dal nostro rapporto Ecomafia – spiega Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio ambiente e legalità Legambiente– anche grazie ai diversi contributi raccolti, confermano il lavoro importante svolto da forze dell’ordine, Capitanerie di porto, enti di controllo e magistratura. E dovrebbero sollecitare risposte coerenti ed efficaci da parte di chi ha responsabilità politiche e istituzionali. Accade purtroppo spesso il contrario: deregulation, come quelle inserite nel nuovo Codice degli appalti, invece di semplificazioni; condoni edilizi più o meno mascherati, invece di ruspe”. Gli effetti della legge 68/2015 sugli ecoreati: Nel 2022 le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno applicato per 637 volte i delitti contro l’ambiente, inseriti nel Codice penale grazie alla legge 68 del 2015, portando alla denuncia di 1.289 persone e a 56 arresti. Sono stati 115 i beni sottoposti a sequestro per un valore complessivo di 333.623.900 euro, in netta crescita rispetto ai 227 milioni di euro sequestrati l’anno prima. Il delitto più contestato è stato quello di traffico organizzato di rifiuti (art. 452 quaterdecies) con 268 casi contro i 151 nel 2021, seguito da quello di inquinamento ambientale (art. 452 bis) con 64 contestazioni. Dalla loro entrata in vigore a oggi, l’applicazione dei diversi ecoreati è scattata per 5.099 volte. Gli effetti della legge sui reati contro il patrimonio culturale, approvata nel 2022: Aumentano le contestazioni del reato di associazione a delinquere, ben 91 contro le 4 del 2021 e le 2 del 2020. Torna a crescere il dato relativo alle persone arrestate (13 contro le 4 del 2021) e viene alla luce un numero maggiore di scavi clandestini: 66 quelli scoperti dalle forze dell’ordine, in particolare il Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. (Fonte: Legambiente)</p>
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