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	<title>disuguaglianze Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 16 May 2026 14:51:15 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Reddito di Merito, la FLC CGIL Calabria: Così come concepito premia le disuguaglianze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 06:47:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[FLC CGIL Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La FLC CGIL Calabria esprime profonda contrarietà e forte preoccupazione in merito all&#8217;iniziativa regionale denominata &#8220;Reddito di Merito&#8221;. Lo stanziamento di 15 milioni di euro destinato esclusivamente a premiare le eccellenze accademiche, senza alcun vincolo legato alla condizione economica degli studenti, rappresenta un atto politicamente miope che tradisce la funzione sociale dell&#8217;Università e ignora le reali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">La FLC CGIL Calabria esprime profonda contrarietà e forte preoccupazione in merito all&#8217;iniziativa regionale denominata <a href="https://www.calabrianews.it/reddito-di-merito-firmato-il-protocollo-intesa-tra-la-regione-e-le-universita-calabresi/">&#8220;Reddito di Merito&#8221;</a>. Lo stanziamento di 15 milioni di euro destinato esclusivamente a premiare le eccellenze accademiche, senza alcun vincolo legato alla condizione economica degli studenti, rappresenta un atto politicamente miope che tradisce la funzione sociale dell&#8217;Università e ignora le reali sofferenze del territorio. Come sindacato della conoscenza- si legge in una nota &#8211; , &#8220;<em>ribadiamo con forza che il &#8220;merito&#8221; non è una variabile indipendente dal contesto sociale. Prevedere bonus fino a mille euro prescindendo dai criteri ISEE significa, nei fatti, premiare chi ha già avuto la fortuna di partire da una posizione di vantaggio</em>&#8220;.</p>
<p style="font-weight: 400;">«<strong>Non possiamo accettare un sistema che ignora chi, per studiare, è costretto a lavorare o vive in contesti di fragilità economica</strong>», dichiara la Segreteria regionale FLC CGIL. «<strong>Uno studente che mantiene la media del 27 lavorando otto ore al giorno compie uno sforzo immensamente superiore rispetto a chi può dedicarsi esclusivamente allo studio. Questo provvedimento premia il risultato finale ignorando la fatica del percorso</strong>». Mentre la Regione Calabria &#8211; prosegue la nota &#8211; &#8220;<em>insegue promesse elettorali con misure simboliche che riguarderanno solo il 7-8% della platea studentesca, il sistema del diritto allo studio continua a soffrire. Le attuali borse di studio sono insufficienti, i trasporti per i fuorisede carenti e i costi degli affitti ormai insostenibili. Chiediamo al presidente Occhiuto: perché investire 15 milioni in un premio di facciata invece di destinarli al potenziamento delle borse di studio per gli &#8220;idonei non beneficiari&#8221; o all&#8217;abbattimento delle tasse universitarie per le fasce medio-basse?&#8221;</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Richiamando il monito di Papa Francesco sulla meritocrazia come &#8220;<em>legittimazione etica della disuguaglianza</em>&#8220;, la FLC CGIL Calabria &#8220;<em>esprime inoltre forte preoccupazione per il messaggio culturale che questo provvedimento veicola. Alimentare un&#8217;ipercompetitività basata solo su voti e velocità non fa che esasperare l&#8217;ansia da prestazione e il disagio psicologico tra i giovani. L&#8217;Università deve essere un luogo di emancipazione e crescita collettiva, non una gara di velocità dove chi rimane indietro viene invisibilizzato. L&#8217;istruzione deve tornare a essere un diritto universale e non un premio per pochi fortunati. La nostra battaglia &#8211; </em>conclude la nota <em>&#8211; continuerà nelle aule e nelle piazze, a sostegno di quella maggioranza silenziosa di studenti e famiglie che chiedono equità, solidarietà e un reale investimento sul futuro</em>&#8220;.</p>
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		<title>Sebastiano Guzzi (Unilavoro Pmi): Donne e lavoro, disuguaglianze di genere</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sebastiano-guzzi-unilavoro-pmi-donne-e-lavoro-disuguaglianze-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 09:43:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è sempre parlato, con un certo riguardo, del ruolo delle donne nel mondo del lavoro. Continuiamo a farlo perché crediamo nel valore delle loro competenze. A sottolinearlo, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Unilavoro Pmi, per il quale “riconoscere i diritti delle donne, il loro valore e le loro straordinarie capacità, è un dovere fondamentale. Per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è sempre parlato, con un certo riguardo, del ruolo delle donne nel mondo del lavoro. Continuiamo a farlo perché crediamo nel valore delle loro competenze. A sottolinearlo, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Unilavoro Pmi</strong>, per il quale “riconoscere i diritti delle donne, il loro valore e le loro straordinarie capacità, è un dovere fondamentale. Per farlo, è necessario soffermarsi sui cambiamenti avvenuti nel corso del tempo, e sul lungo e tormentato percorso che ha portato le donne verso la piena capacità giuridica. In Italia, esso si è tradotto in un cammino di battaglie e di conquiste legislative. Un percorso sancito dalla Costituzione (Art.3), e segnato da tappe fondamentali come la Legge del 1919, che eliminò l’autorizzazione maritale e aprì l’accesso a professioni e impieghi pubblici, la Legge del 1977 sulla parità nel lavoro, e quella che culminò nel diritto di voto e nell’autodeterminazione su istruzione, lavoro e corpo&#8221;.</p>
<p>&#8220;Oggi &#8211; evidenzia Guzzi- la condizione giuridica della donna è quella di cittadina e lavoratrice con pari diritti e pari doveri. Ora più che mai esse devono, non solo accrescere la consapevolezza delle proprie responsabilità, dei propri diritti, delle proprie capacità, ma devono anche, e costantemente combattere la disparità di genere: eliminare la violenza di genere rafforzando la legislazione; colmare i divari salariali e occupazionali; contrastare gli stereotipi sessisti, eliminando stereotipi e pregiudizi, e proponendo programmi e progetti educativi; garantire una piena soddisfacente partecipazione femminile nei processi decisionali cercando di raggiungere l’equilibrio di genere in più ambiti, e soprattutto in politica; promuovere, su più fronti, l’indipendenza economica&#8221;. </p>
<p>&#8220;Sebbene si parli di parità la situazione è invece piuttosto critica. L’Italia, a differenza di altri paesi, è ancora, e fortemente caratterizzata da disuguaglianze di genere negli ambiti di lavoro, famiglia, istruzione e politica. Sussistono differenze, che non sono eticamente accettabili, e che richiedono attente e costanti riflessioni&#8221;- conclude Sebastiano Guzzi.</p>
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		<title>Disparità economiche e disuguaglianze tra ricchi e poveri, Guzzi (Unilavoro Pmi): risolvere il divario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 10:41:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[disparità]]></category>
		<category><![CDATA[disuguaglianze]]></category>
		<category><![CDATA[economiche]]></category>
		<category><![CDATA[Sebastiano Guzzi]]></category>
		<category><![CDATA[Unilavoro Pmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una fotografia basata su un’accurata rielaborazione di dati rilasciati da autorevoli fonti, nazionali e internazionali, fa luce su un’analisi: lo stato delle disuguaglianze economiche e sociali nel mondo e in Italia. Da un lato miliardi di persone vivono in povertà, dall’altro, un numero ristretto, ma importante, continua a vivere accumulando ricchezze. La ricchezza globale, si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una fotografia basata su un’accurata rielaborazione di dati rilasciati da autorevoli fonti, nazionali e internazionali, fa luce su un’analisi: lo stato delle disuguaglianze economiche e sociali nel mondo e in Italia. Da un lato miliardi di persone vivono in povertà, dall’altro, un numero ristretto, ma importante, continua a vivere accumulando ricchezze. La ricchezza globale, si legge, non è solo e fortemente concentrata al vertice, ma in gran parte deriva anche da rendite di posizione. Oltre il 36% delle fortune dei miliardari deriva da eredità. La crescita della ricchezza dei miliardari, si legge inoltre, è in parte riconducibile a sistemi di relazioni clientelari e, soprattutto, intrecciata con il potere di mercato esercitato dalle imprese che controllano o dirigono.</p>
<p>E’ proprio il potere monopolistico &#8211; sottolinea <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi &#8211;</strong> che assicura rendite ingiuste e immeritate, e contribuisce, notevolmente, alla crescita delle disuguaglianze. I numeri sono impressionanti: nel 2023 quasi 100 milioni di persone risultavano in condizioni di povertà estrema, e 1,1 miliardi di persone vivevano in condizioni di povertà. Nel 2024, evidenzia Guzzi, la ricchezza dei miliardari è aumentata a dismisura. Ogni settimana, in media, si sono configurati 4 nuovi miliardari. Nonostante i progressi tecnologici ed economici, il divario tra i poveri e i ricchi continua ad essere forte e indegno di una società civile.</p>
<p>E’ necessario &#8211; sottolinea Guzzi -, adottare nuove strategie: potenziare e promuovere l’inclusione sociale, economica e politica di tutti,  assicurare pari opportunità eliminando leggi, politiche e pratiche discriminatorie, investire nell’istruzione e nella formazione, garantire con leggi e nuove opportunità la parità di genere, assicurare maggiore rappresentanza ai paesi più poveri o in via di sviluppo, adottare politiche che garantiscano lavori dignitosi e salari equi, adottare politiche, fiscali, salariali, e di protezione sociale per raggiungere progressivamente una maggior uguaglianza.</p>
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