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	<title>disoccupazione Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 12 Mar 2026 13:47:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Transizione tecnologica, Guzzi (Unilavoro Pmi): Potrebbe determinare nuova disoccupazione strutturale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 09:36:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>InvestCloud, filiale italiana del gruppo Usa, specializzata in software, specie nella gestione patrimoniale, con sede a Porto Margherita, nel veneziano, ha avviato le pratiche per il licenziamento collettivo di tutti i suoi dipendenti per cessazione dell’attività. Ha comunicato la sua decisione ai sindacati, motivandola, si legge, con un nuovo modello organizzativo del gruppo statunitense, basato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>InvestCloud, filiale italiana del gruppo Usa, specializzata in software, specie nella gestione patrimoniale, con sede a Porto Margherita, nel veneziano, ha avviato le pratiche per il licenziamento collettivo di tutti i suoi dipendenti per cessazione dell’attività. Ha comunicato la sua decisione ai sindacati, motivandola, si legge, con un nuovo modello organizzativo del gruppo statunitense, basato su sistemi integrati con l’intelligenza artificiale che “<em>non prevede il mantenimento di strutture autonome”.</em> La lettera di licenziamento, arrivata come un fulmine a ciel sereno, ha lasciato sgomenti tutti i dipendenti, che saranno costretti ad affrontare iter complessi e molto impegnativi. A focalizzare l’attenzione su questa situazione critica, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, </strong>a parere del  quale <em>“l’avanzata dell’intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il mondo del lavoro. Se da un lato promette maggiore produttività e nuovi modelli di sviluppo economico, dall’altro solleva interrogativi sempre più pressanti sul futuro dell’occupazione. Si discute se la nuova transazione tecnologica possa generare una nuova forma di disoccupazione strutturale. Molto probabile”.</em></p>
<p><em>“Negli ultimi anni &#8211;  </em>evidenzia l’imprenditore lametino<em>&#8211;  l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese è cresciuta rapidamente, anche se in modo disomogeneo. Cresce, ma il suo utilizzo non sfonda ancora. In Italia, si legge ad esempio, solo l’11,4% delle aziende utilizza stabilmente sistemi di IA nei propri processi produttivi, ma una su cinque prevede di investire in queste tecnologie entro il 2027. I lavori più vulnerabili sono quelli caratterizzati da compiti ripetitivi o fortemente digitalizzati, come attività amministrative, segreteria, supporto d’ufficio e servizi finanziari”. </em></p>
<p>&#8220;<em>Allo stesso tempo -precisa Guzzi &#8211;  professioni che richiedono creatività, capacità relazionali, o decisioni complesse risultano meno, facilmente, sostituibili. Per evitare che la transazione digitale produca una nuova disoccupazione di massa, molti esperti, attenti a monitorare la situazione, sottolineano la necessità di investire in formazione continua, politiche attive del lavoro e sistemi di protezione sociale. Solo attraverso queste misure, e attraverso una rete di rapporti tra tutte le organizzazioni sarà possibile accompagnare tutti i lavoratori nella trasformazione del mercato del lavoro&#8221;</em>&#8211; conclude il Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi.</p>
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		<title>Rapporto Istat, Sebastiano Guzzi (Unilavoro Pmi): scende il tasso di disoccupazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 11:18:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Istat]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati ISTAT di dicembre 2025 confermano chiaramente: il tasso di disoccupazione scende al 5,6%, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004. Più lavoro e più stabilità. A dicembre 2025 gli occupati calano dello 0,1%, pari a -20mila unità. Tale diminuzione coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine, i 25-34enni e i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati ISTAT di dicembre 2025 confermano chiaramente: il tasso di disoccupazione scende al 5,6%, il livello più basso dall’inizio delle serie storiche nel 2004. Più lavoro e più stabilità. A dicembre 2025 gli occupati calano dello 0,1%, pari a -20mila unità. Tale diminuzione coinvolge gli uomini, i dipendenti a termine, i 25-34enni e i 35-49enni; il numero di occupati, invece, cresce tra le donne, gli autonomi e i 15-24enni, rimanendo sostanzialmente stabile tra i dipendenti permanenti e tra chi ha almeno 50 anni d&#8217;età.</p>
<p>“<em>Su base annua il numero degli occupati è in aumento, e sempre più persone rientrano nel mercato del lavoro. Insomma, più lavoro, più stabilità, più opportunità. Continueremo su questa strada”</em>. Queste le parole, sui social, della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. I dati Istat nel mese di novembre 2025 hanno registrato un numero di occupati pari a 24,2 milioni di persone, con un tasso complessivo del 62,6%. Numeri che confermano il trend di crescita record dell’occupazione conquistato in questi anni.</p>
<p>Si tratta- <strong>evidenzia Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi-</strong> di un risultato di particolare rilievo. Il lavoro è il motore del progresso economico e sociale e l’occupazione rappresenta un fattore essenziale di stabilità, di sviluppo e di organizzazione. Non soltanto, quindi, uno strumento di sostentamento e di progresso, ma un diritto che garantisce dignità e rispetto, che rafforza l’inclusione sociale, e che previene- conclude Guzzi- quelle forme di discriminazione e di marginalizzazione che ostacolano la piena realizzazione dei principi costituzionali di uguaglianza e di dignità della persona.</p>
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		<title>Rapporto Bankitalia, Pd contro Occhiuto: Disoccupazione alle stelle, economia ferma e famiglie in ginocchio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 14:48:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Il presidente Roberto Occhiuto risponda a questo doppio allarme della Banca d&#8217;Italia: in Calabria il tasso di occupazione è inferiore di 17 punti percentuali rispetto a quello nazionale e nel 2023 l&#8217;economia della regione è cresciuta molto meno del biennio precedente, segnato dalla pandemia». Così, il Partito democratico della Calabria, guidato dal senatore Nicola Irto, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>«Il presidente Roberto Occhiuto risponda a questo doppio allarme della Banca d&#8217;Italia: in Calabria il tasso di occupazione è inferiore di 17 punti percentuali rispetto a quello nazionale e nel 2023 l&#8217;economia della regione è cresciuta molto meno del biennio precedente, segnato dalla pandemia». Così, il Partito democratico della Calabria, guidato dal senatore Nicola Irto, commenta l&#8217;ultimo report della Banca d&#8217;Italia sui dati economici dell&#8217;anno scorso. </p>
<p>«Il quadro ricostruito dalla Banca d&#8217;Italia – attaccano i dem calabresi – è impietoso. Perciò il governo regionale di centrodestra e la relativa maggioranza non possono rifiutare l&#8217;assunzione delle loro responsabilità e hanno il dovere di fare i conti con la realtà e la verità. Siamo abituati al comportamento di Occhiuto, che racconta la Calabria come il Paese dei balocchi. Ma è irresponsabile suonare la cetra e incitare al ballo, quando la crisi economica avanza e crea emigrazione e spopolamento, condizioni su cui il governo Meloni fa leva per tagliare i servizi e sponsorizzare l&#8217;autonomia differenziata, tremenda per il Sud». </p>
<p>«Il centrodestra della Calabria – proseguono i dem – deve confrontarsi subito con le forze sindacali e con le rappresentanze delle imprese. La Banca d&#8217;Italia ci dice che in Calabria la disoccupazione galoppa, l&#8217;economia langue, le famiglie hanno perduto ulteriore potere di acquisto e hanno grosse difficoltà di accesso al credito. Ci dice, poi, che il settore terziario è in sofferenza e l&#8217;agricoltura è in ginocchio per via dei cambiamenti climatici. Anche su quest&#8217;ultimo, gravissimo problema il governo regionale – concludono i dem calabresi – non ha visione né prontezza. In estate, purtroppo, agricoltori e operatori turistici ne subiranno le conseguenze. A fronte dell&#8217;annunciata carenza idrica, infatti, la Regione di centrodestra ha pensato soltanto a feste, parate, tv e propaganda».</p>
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		<title>Primo Maggio e il lavoro che non c&#8217;è, Eurostat: In Calabria quattro giovani su dieci sono senza lavoro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/primo-maggio-e-il-lavoro-che-non-ce-eurostat-in-calabria-quattro-giovani-su-dieci-sono-senza-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 May 2022 10:32:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bruxelles &#8211; L&#8217;anno scorso circa quattro giovani su 10 in Sicilia, Campania e Calabria erano senza lavoro: uno dei dati peggiori in Ue. È quanto mostrano le statistiche Eurostat sul mercato del lavoro nel 2021, pubblicate oggi. I tassi di disoccupazione per le persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni nelle [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles &#8211; L&#8217;anno scorso circa quattro giovani su 10 in Sicilia, Campania e <strong>Calabria</strong> erano senza lavoro: uno dei dati peggiori in Ue. È quanto mostrano le statistiche Eurostat sul mercato del lavoro nel 2021, pubblicate oggi.</p>
<p>I tassi di disoccupazione per le persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni nelle tre regioni italiane erano tra i 10 più alti dell&#8217;Unione (rispettivamente 40%, 38% e 37%) ma in leggero calo dal 2020. In fondo alla classifica la regione spagnola di Ceuta (56%), le regioni greche della Macedonia orientale, Tracia (45%) e Macedonia occidentale (42%) e ancora la spagnola Melilla ( 42%). Anche per quanto riguarda la media europea, che per i giovani nel 2021 toccava il 13%, Eurostat mostra una diminuzione della disoccupazione di 0,9 punti percentuali rispetto al 2020. All&#8217;estremo opposto della classifica, i tassi più bassi sono stati registrati nella regione ceca Sud-ovest, nella regione polacca della Wielkopolskie e nella regione ceca della Moravia centrale (tutte al 4%). Le italiane migliori erano la Provincia autonoma di Bolzano (7%), il Veneto e la Provincia autonoma di Trento (entrambe al 12%).</p>
<p>Ma Campania e Sicilia sono anche agli ultimi posti in Ue per occupazione degli adulti in generale, con una persona su cinque disoccupata nel 2021. Il tasso di disoccupazione per le persone di età compresa tra i 15 e i 74 anni era il 19% nelle due regioni italiane, in aumento rispetto al 2020 quando era il 18%. La media Ue è il 7%. Peggiori di Campania e Sicilia soltanto le regioni spagnole di Ceuta (27%), isole Canarie (23%) e Andalusia (22%), la Macedonia occidentale in Grecia (20%) e altre due spagnole Melilla (20%) ed Estremadura (19%). </p>
<p>All&#8217;opposto, le italiane con i tassi di disoccupazione più bassi erano la Provincia autonoma di Bolzano (4%), il Veneto e la Provincia autonoma di Trento (entrambe al 5%). A livello europeo, in cima alla classifica c&#8217;erano la regione polacca di Varsavia-Capitale e la regione ungherese del Transdanubio centrale (entrambe del 2%).<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<item>
		<title>Statistiche 2021 Eurostat: In Calabria quattro giovani su dieci sono senza lavoro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/statistiche-2021-eurostat-in-calabria-quattro-giovani-su-dieci-sono-senza-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2022 12:56:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[eurostat]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bruxelles &#8211; L&#8217;anno scorso circa quattro giovani su 10 in Sicilia, Campania e Calabria erano senza lavoro: uno dei dati peggiori in Ue. È quanto mostrano le statistiche Eurostat sul mercato del lavoro nel 2021, pubblicate oggi. I tassi di disoccupazione per le persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni nelle [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/statistiche-2021-eurostat-in-calabria-quattro-giovani-su-dieci-sono-senza-lavoro/">Statistiche 2021 Eurostat: In Calabria quattro giovani su dieci sono senza lavoro</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles &#8211; L&#8217;anno scorso circa quattro giovani su 10 in Sicilia, Campania e <strong>Calabria</strong> erano senza lavoro: uno dei dati peggiori in Ue. È quanto mostrano le statistiche Eurostat sul mercato del lavoro nel 2021, pubblicate oggi.</p>
<p>I tassi di disoccupazione per le persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni nelle tre regioni italiane erano tra i 10 più alti dell&#8217;Unione (rispettivamente 40%, 38% e 37%) ma in leggero calo dal 2020. In fondo alla classifica la regione spagnola di Ceuta (56%), le regioni greche della Macedonia orientale, Tracia (45%) e Macedonia occidentale (42%) e ancora la spagnola Melilla ( 42%). Anche per quanto riguarda la media europea, che per i giovani nel 2021 toccava il 13%, Eurostat mostra una diminuzione della disoccupazione di 0,9 punti percentuali rispetto al 2020. All&#8217;estremo opposto della classifica, i tassi più bassi sono stati registrati nella regione ceca Sud-ovest, nella regione polacca della Wielkopolskie e nella regione ceca della Moravia centrale (tutte al 4%). Le italiane migliori erano la Provincia autonoma di Bolzano (7%), il Veneto e la Provincia autonoma di Trento (entrambe al 12%).</p>
<p>Ma Campania e Sicilia sono anche agli ultimi posti in Ue per occupazione degli adulti in generale, con una persona su cinque disoccupata nel 2021. Il tasso di disoccupazione per le persone di età compresa tra i 15 e i 74 anni era il 19% nelle due regioni italiane, in aumento rispetto al 2020 quando era il 18%. La media Ue è il 7%. Peggiori di Campania e Sicilia soltanto le regioni spagnole di Ceuta (27%), isole Canarie (23%) e Andalusia (22%), la Macedonia occidentale in Grecia (20%) e altre due spagnole Melilla (20%) ed Estremadura (19%). </p>
<p>All&#8217;opposto, le italiane con i tassi di disoccupazione più bassi erano la Provincia autonoma di Bolzano (4%), il Veneto e la Provincia autonoma di Trento (entrambe al 5%). A livello europeo, in cima alla classifica c&#8217;erano la regione polacca di Varsavia-Capitale e la regione ungherese del Transdanubio centrale (entrambe del 2%).<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/statistiche-2021-eurostat-in-calabria-quattro-giovani-su-dieci-sono-senza-lavoro/">Statistiche 2021 Eurostat: In Calabria quattro giovani su dieci sono senza lavoro</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Covid e disoccupazione femminile, Guzzi (Unilavoro Pmi): Giustizia sociale e pari opportunità</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/covid-e-disoccupazione-femminile-guzzi-unilavoro-pmi-giustizia-sociale-e-pari-opportunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2022 12:32:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[femminile]]></category>
		<category><![CDATA[Guzzi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Centinaia di milioni di persone subiscono discriminazioni nel mondo del lavoro. Questo fenomeno, complesso ed estremamente preoccupante, non solo viola i diritti fondamentali, ma ha anche conseguenze notevoli dal punto di vista economico e sociale. Le discriminazioni soffocano le opportunità, sprecano il talento umano necessario per il progresso economico, e accentuano le tensioni sociali e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Centinaia di milioni di persone subiscono discriminazioni nel mondo del lavoro. Questo fenomeno, complesso ed estremamente preoccupante, non solo viola i diritti fondamentali, ma ha anche conseguenze notevoli dal punto di vista economico e sociale. Le discriminazioni soffocano le opportunità, sprecano il talento umano necessario per il progresso economico, e accentuano le tensioni sociali e le disuguaglianze. </p>
<p>Nonostante i progressi sperimentati negli ultimi anni, le discriminazioni contro le donne e il divario di genere nel mondo del lavoro persistono ancora in molti paesi del mondo. Da quando la crisi innescata dalla pandemia da coronavirus ha iniziato ad essere misurata e quantificata, evidenzia Sebastiano Guzzi (<em>nel fotino</em>), Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, in certi contesti anglofoni si è cominciato a parlare di Shecession, per indicare come siano state le donne, le principali vittime di questo disastro economico. Loro, più di tutti gli altri, hanno subito, in modo incisivo, gli effetti sociali ed economici post pandemici. </p>
<p>L’emergenza Covid, continua Guzzi – ha amplificato, ovunque, la disparità tra lavoratrici e lavoratori, con una disoccupazione femminile che in pochi mesi risulta più che triplicata rispetto a quella che interessa gli uomini. Le conseguenze della pandemia hanno acuito le disuguaglianze, in particolar modo quelle di genere, e messo in luce come le situazioni precarie siano diventate ancora più evidenti e più fragili. L’emergenza sanitaria e le sue implicazioni economico-sociali hanno esasperato le disuguaglianze, penalizzando, notevolmente le donne. Il 2020, anno dello scoppio della pandemia, il tasso di occupazione femminile è sceso infatti al 49% dopo che nel 2019 aveva superato per la prima volta la soglia del 50%.  </p>
<p>“L’analisi dei divari tra uomini e donne evidenzia come la crisi generata dalla pandemia abbia avuto effetti differenziati in base al sesso”. Lo dice la sottosegretaria al Mef Maria Cecilia Guerra, la quale sottolinea “Rispetto alle crisi precedenti, l’impatto di quella pandemica è stato particolarmente negativo sulle donne: si è tradotto non solo in una significativa perdita di posti di lavoro in settori dominati dalla presenza femminile, ma anche in condizioni di lavoro peggiori, in una accresciuta fragilità economica e in un conflitto vita-lavoro ancora più aspro del passato”. </p>
<p>Ebbene sì, a pagare il prezzo più alto, sono state le donne. Soprattutto le madri. «Questi dati drammatici, rimarca Guzzi, che evidenziano una discriminazione nella discriminazione, necessitano di soluzioni immediate e definitive. Bisogna uscire da questa impasse e fare in modo che il 2022 sia un anno di ripartenza per l’occupazione e la leadership femminili. In che modo? Sicuramente, sottolinea Guzzi, attraverso politiche di promozione e di sostegno. E’ necessario, conclude, promuovere la giustizia sociale e tutte quelle opportunità che consentono di ottenere un lavoro dignitoso in condizioni di libertà, di equità, di sicurezza e soprattutto di dignità umana.<br />
(<em>c.s.</em>)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Occupazione a tre anni dalla laurea: Calabria ultima in Italia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/occupazione-a-tre-anni-dalla-laurea-calabria-ultima-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Oct 2021 11:14:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono due regioni italiane tra le tre peggiori per occupazione di giovani laureati a tre anni dal titolo: nel 2020 &#8211; secondo gli ultimi dati di Eurostat che ha pubblicato il libro sulle Regioni nel quale si affronta anche il tema dell’istruzione e del lavoro &#8211; in Italia entro tre anni dalla laurea risulta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono due regioni italiane tra le tre peggiori per occupazione di giovani laureati a tre anni dal titolo: nel 2020 &#8211; secondo gli ultimi dati di Eurostat che ha pubblicato il libro sulle Regioni nel quale si affronta anche il tema dell’istruzione e del lavoro &#8211; in Italia entro tre anni dalla laurea risulta occupato appena il 59,5% dei giovani tra i 20 e i 34 anni a fronte dell’81,5% della media Ue a 27.</p>
<p>In Calabria la percentuale è in calo al 37,2% mentre in Sicilia è al 38,3%. La terza regione peggiore è in Grecia. La regione che fa meglio è quella dello Schwaben in Germania (97,6%), in crescita sul 2019.</p>
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		<title>Per paradosso il &#8220;vero&#8221; lavoro è calcolare i cumuli di cifre dal divano di casa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2021 17:56:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Meglio lavorare o ricevere il reddito di cittadinanza? La vicenda dell&#8217;imprenditore di Corigliano-Rossano che si è sentito rispondere picche alla sua ricerca di due tecnici informatici da inserire in organico riapre il dibattito su una vecchia piaga italiana e molto meridionale, quella dell&#8217;assistenzialismo dei disoccupati. Nel nostro paese i sussidi al reddito sono storicamente valutati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Meglio lavorare o ricevere il reddito di cittadinanza? La vicenda dell&#8217;imprenditore di Corigliano-Rossano che si è sentito rispondere picche alla sua ricerca di due tecnici informatici da inserire in organico riapre il dibattito su una vecchia piaga italiana e molto meridionale, quella dell&#8217;assistenzialismo dei disoccupati.</strong> Nel nostro paese i sussidi al reddito sono storicamente valutati con diffidenza e considerati una misura inutile, richiesta da chi non ha voglia di lavorare e preferire stare in panciolle a carico dello Stato. E al di là dei pregiudizi, non si può negare che nella pratica il caso dell&#8217;imprenditore dell&#8217;alto Jonio cosentino non sia isolato. Ma, almeno sulla carta, il RdC prevede che i percettori seguano obbligatoriamente un percorso personalizzato di inserimento lavorativo e inclusione sociale.<br />
<strong>Si tratta del &#8220;patto per il lavoro&#8221;, sottoscritto presso il Centro per l&#8217;impiego di competenza del beneficiario.</strong> Quest&#8217;ultimo deve collaborare con l’operatore addetto alla redazione del bilancio delle competenze e rispettare gli impegni previsti nel Patto, tra i quali quello di accettare almeno una di tre offerte di lavoro congrue (ovvero coerenti con le esperienze e il curriculum del percettore di RdC, non onerose da raggiungere in termini di distanza dal suo domicilio e tali da coprire il periodo di disoccupazione). Dopo la sottoscrizione del patto è inoltre prevista l&#8217;attribuzione di un assegno di ricollocazione <span style="font-family: 'Helvetica','sans-serif'; color: #1c2024; letter-spacing: .1pt;">da spendere presso i Centri per l’impiego o presso i soggetti accreditati per ottenere un servizio di assistenza nella ricerca del lavoro. Proprio su questo punto ha richiamato l&#8217;attenzione l&#8217;imprenditore di Corigliano-Rossano, che aveva fatto girare la sua offerta di lavoro attraverso questi canali (social, istituti scolastici tecnici e, appunto, centri per l&#8217;impiego). </span><span style="font-family: 'Helvetica','sans-serif'; color: #1c2024; letter-spacing: .1pt;"><strong>La maggior parte delle proposte ricevute dai percettori di Rdc riguarda infatti lavori di utilità sociale giunte da enti territoriali pubblici (che non possono essere rifiutati, pena la decadenza dal beneficio), ma il vero collegamento dovrebbe essere soprattutto con imprese e privati</strong> &#8211; per questo specifico compito è stata istituita la figura del navigator, chiamato a individuare opportunità di lavoro che potrebbero proseguire anche dopo il termine del sussidio. Obiettivo che evidentemente è molto difficile da raggiungere se si tratta di comuni o province alle prese con lunghi piani di stabilizzazione. </span><br />
<strong>Molto raro che i navigator cerchino le imprese, ma non avviene spesso neppure il contrario.</strong> Nonostante i premi fiscali, che però hanno come premessa contratti a tempo pieno e indeterminato: chi assume beneficiario di reddito di cittadinanza ha diritto a un <strong>esonero contributivo</strong>, nel limite dell’importo mensile del sussidio percepito dal lavoratore per la durata delle mensilità già godute dal disoccupato sull&#8217;arco di 18 mesi (periodo complessivo di erogazione del RdC). Se nell&#8217;assunzione è previsto un apprendistato con formazione e il coinvolgimento di enti formativi accreditati, lo sgravio si divide tra il datore di lavoro e il soggetto formatore.<strong> Quando invece è il percettore di RdC entro un anno dall&#8217;ammissione al contributo ad avviare un&#8217;attività imprenditoriale in autoimpiego, gli viene riconosciuto, in un’unica soluzione, un beneficio addizionale pari a sei mensilità</strong> di reddito di cittadinanza, nei limiti del massimale stabilito.<br />
L&#8217;altra faccia della medaglia riguarda proprio gli importi del beneficio, calcolato sulla base dell&#8217;Isee. Il reddito di cittadinanza, erogabile per 18 mesi e sempre rinnovabile se persistono le condizioni di disagio, è composto da una quota di integrazione al reddito che può arrivare fino ad un massimo di 6.000 euro annui, cioè circa <strong>500 euro al mese</strong> in media per un intero nucleo familiare (con differenze di cifra in base ai componenti della famiglia), <strong>e una ulteriore quota di 280 euro soltanto per chi paga un canone di locazione abitativa</strong>.<br />
Il RdC si riduce al netto di altre prestazioni di sostegno (ad esempio ammortizzatori sociali o Naspi) e se in famiglia c&#8217;è un percettore di pensione di invalidità civile. In teoria dunque si potrebbe arrivare fino a 780 euro mensili ma pochissimi riescono a ottenere questo importo. <strong>E&#8217; però possibile cumulare</strong> <strong>rimborsi spese, riduzioni tariffarie o rette per servizi e bollette, agevolazioni sui tributi, bonus bebè buoni e prestazioni a favore dei disabili</strong>. Ecco perché, calcolatrice alla mano, racimolando i vari aiutino e barando sulla cosiddetta &#8220;prova dei mezzi&#8221; sull&#8217;Isee (è di pochi giorni fa l&#8217;ultimo episodio di furbetti RdC che nascondevano praticamente sotto il materasso ingenti somme non dichiarate), ci si può assicurare una somma mensile non favolosa ma neanche misera. Senza lavorare neanche un giorno.<br />
<strong>Paradossalmente, è proprio il lavoro a decurtare le entrate dei percettori di RdC.</strong> E&#8217; chiaro che essere assunti a tempo indeterminato sarebbe il lieto fine di tutti, ma il più plausibile scenario di qualche opportunità da costruire nella prospettiva del futuro, nel sistema RdC comporta una riduzione mensile difficilmente sostenibile. Il taglio non si verifica soltanto per i contratti di lavoro agricolo di durata non superiore a un mese, con non più di due rinnovi e di retribuzione totale di massimo 2000 euro annuali.<br />
Cifre che si commentano da sole e inducono molti beneficiari a preferire il mero sussidio anziché un graduale reinserimento nel mondo del lavoro, preso in considerazione soltanto in nero, per non perdere neanche un euro. Non solo.<strong> E&#8217; pratica consolidata in particolare nel settore dei servizi a bambini, anziani e disabili, anche quella di far leva sul bisogno e ottenere licenziamenti ad hoc,</strong> mirati ad avere i requisiti per richiedere RdC (o Naspi) e poi farsi riassumere ma senza contratto e spesso con una richiesta di denaro superiore a quella che si aveva durante il periodo regolarizzato e accumulare stipendio e sussidio. Con mille sotterfugi per ingannare i controlli incrociati di Inps e Finanzia sul patrimonio mobiliare. Solo nello scorso mese di gennaio il RdC è stato revocato a 15mila famiglie proprio per dichiarazioni non conformi ai redditi reali. E le new entry della macchina previdenziale sono stati i 67enni passati dal reddito alla pensione di cittadinanza.<br />
Insomma, con l&#8217;attuale meccanismo, nei fatti il vero lavoro sembra essere quello di misurare scientificamente, dal divano di casa, il modo per mettere insieme ciò che si può e farsi mantenere il più a lungo possibile dallo stato. Declinando con un gentile &#8220;no grazie&#8221; chi una volta tanto, anche in Calabria, un lavoro vorrebbe offrirlo. <strong>All&#8217;orizzonte c&#8217;è però la radicale revisione del funzionamento del reddito di cittadinanza annunciata dal ministro del lavoro Andrea Orlando, che promette una sferzata contro l&#8217;assistenzialismo. </strong></p>
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