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	<title>DDA Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Jul 2026 16:31:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Presunti illeciti in impianto compostaggio: DDA chiede giudizio per 11 indagati, c&#8217;è anche Eugenio Guarascio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 16:31:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per rispondere dell&#8217;accusa di associazione per delinquere finalizzata a traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale, la Procura distrettuale di Catanzaro, competente per i reati sul traffico illecito di rifiuti, ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di 11 persone fisiche e tre società in merito a presunti illeciti compiuti nell&#8217;impianto di compostaggio Eco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per rispondere dell&#8217;accusa di associazione per delinquere finalizzata a traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale, la Procura distrettuale di Catanzaro, competente per i reati sul traffico illecito di rifiuti, ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di 11 persone fisiche e tre società in merito a presunti illeciti compiuti nell&#8217;impianto di compostaggio Eco Call di Vazzano, nel Vibonese. Gli imputati sono accusati  I reati si sarebbero protratti dal marzo 2021 fino al 13 marzo 2024, data in cui l&#8217;impianto è stato posto sequestro.</p>
<p id="ob">Nell&#8217;inchiesta, inizialmente coordinata dalla Procura di Vibo Valentia, sono coinvolti l&#8217;imprenditore e il patron del Cosenza Calcio, <strong>Eugenio Guarascio, di 72 anni, di Lamezia Terme,</strong> amministratore unico della 4El Group srl; sua sorella <strong>Ortenzia Guarascio</strong> (61), amministratore unico della Eco Call spa; <strong>Gianfranco Comito</strong> (68), di Vibo Valentia, in qualità di dirigente del settore Ambiente della Regione Calabria; alcuni dipendenti della Eco Call; <strong>Vincenzo De Matteis</strong> (53), dipendente della Regione Calabria &#8211; Settore Ciclo Integrato dei Rifiuti e due funzionari Arpacal, <strong>Nicola Anselmo Ocello</strong> (59) e <strong>Dario Giuliano</strong> (60).</p>
<p> La richiesta di rinvio a giudizio &#8211; firmata dai sostituti procuratori Filomena Aliberti, Irene Crea e dal procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio &#8211; riguarda anche le società Eco Call spa, Ecoogia Oggi spa e 4El Group srl.  A vario titolo sono contestati agli imputati anche i reati di falso ideologico, rivelazione di segreti d&#8217;ufficio, getto pericoloso di cose. Secondo l&#8217;accusa l&#8217;impianto di Vazzano avrebbe dovuto produrre compost per l&#8217;agricoltura ma in realtà avrebbe avrebbe generato rifiuti inquinanti contenenti plastiche, vetri e altre sostanze che andavano ad inquinare irrimediabilmente i terreni agricoli. L&#8217;udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 6 novembre. Persona offesa è stata dichiarata il sindaco del Comune di Vazzano.</p>
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		<title>Curcio (DDA Catanzaro): La &#8216;ndrangheta ha la capacità di inquinare le economie del mondo</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/curcio-dda-catanzaro-la-ndrangheta-ha-la-capacita-di-inquinare-le-economie-del-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 07:00:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non abbiamo la reale contezza del fenomeno &#8216;ndranghetistico. Le reali dimensioni, non solo in termini di diffusione di questo tipo di criminalità organizzata, ma anche l&#8217;enormità delle ricchezze che accomunano.  La &#8216;ndrangheta è diventata un&#8217;industria del crimine, non è più la &#8216;ndrangheta negli anni &#8217;70&#8221;. Lo ha detto il procuratore della Dda di Catanzaro, Salvatore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Non abbiamo la reale contezza del fenomeno &#8216;ndranghetistico. Le reali dimensioni, non solo in termini di diffusione di questo tipo di criminalità organizzata, ma anche l&#8217;enormità delle ricchezze che accomunano.  La &#8216;ndrangheta è diventata un&#8217;industria del crimine, non è più la &#8216;ndrangheta negli anni &#8217;70&#8221;.</em> Lo ha detto il procuratore della Dda di Catanzaro, Salvatore Curcio intervenendo alla presentazione del libro &#8220;Nome in codice Sandro&#8221; di Pietro Comito nell&#8217;ambito della rassegna Trame, Festival dei libri sulle mafie che si tiene a Lamezia Terme.</p>
<p><em>&#8220;Chiaramente &#8211;</em> ha continuato <em>&#8211; ci sono scenari e panorami che ormai vanno al di là, se voi pensate che la convenzione di Palermo del 2000, ratificata con la legge 146/2006, nasce proprio dall&#8217;avere constatato, in tutti i Paesi del mondo, la presenza di determinate organizzazioni di tipo mafioso e non, che hanno il cosiddetto carattere della transnazionalità, ha cambiato il modo stesso di investigare&#8221;.</em><br />
<em>&#8220;Ormai &#8211; </em>ha evidenziato<em> &#8211; non c&#8217;è indagine di &#8216;ndrangheta seria che non ci veda cooperare con i Paesi di tutto il mondo. Solo la Procura antimafia di Catanzaro, vi possa assicurare, che ha una serie di Jit aperte, che sarebbero le cosiddette Joint investigation Tes con le polizie giudiziarie e le autorità giudiziarie di tutti i continenti, perché la &#8216;ndrangheta è dappertutto, è cambiata radicalmente. E attenzione &#8211;</em> ha ammonito il capo della Dda catanzarese <em>&#8211; il fenomeno il crimine organizzato non lo dobbiamo limitare al giorno d&#8217;oggi soltanto alle mafie italiane. Attenzione perché noi abbiamo assorbito nel nostro Paese ulteriori forme di criminalità organizzata molto simile alle mafie italiane, che ormai operano in maniera strutturale nel nostro Paese. Pensate alle mafie albanesi, per esempio. Ma anche ad altre forme di criminalità organizzata, anche di oltreoceano, ce ne abbiamo stabili in Italia. Un vecchio dossier di Eurispes che si chiamava &#8216;ndrangheta Holding, pubblicato nel 2008, stimava i guadagni della &#8216;ndrangheta del 2007 dell&#8217;anno precedente, in 44miliardi di euro, ovvero la somma del prodotto interno lordo di Paesi come Lituania ed Estonia&#8221;.</em></p>
<p><em>Un passaggio importante di Curcio è stato sulla domanda e sull&#8217;offerta della cocaina. &#8220;Il discorso della cocaina &#8211; </em>ha sottolineato<em> &#8211; non è mai venuto meno, non è mai calato perché noi siamo abituati a ragionare sempre in termini di attenzione verso l&#8217;offerta del narcotico, verso chi cede la cocaina. Però sarebbe ora anche di guardare la problematica da un&#8217;altra prospettiva, la prospettiva della domanda. L&#8217;Italia è un Paese in cui la domanda di cocaina è elevatissima. E crescendo la domanda, parallelamente non può che crescere l&#8217;offerta. Questa è una legge di mercato semplicissima e allora bisogna lavorare molto anche nell&#8217;altra prospettiva, per poter veramente cambiare le cose&#8221;.</em><br />
(<em>Ansa)</em></p>
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		<title>Omicidio Gaetani a Cassano, DDA chiede il processo per presunti mandanti ed esecutori</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/omicidio-gaetani-a-cassano-dda-chiede-il-processo-per-presunti-mandanti-ed-esecutori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 14:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presunti mandanti ed esecutori dell&#8217;omicidio di Giuseppe Gaetani, avvenuto a Cassano all&#8217;Ionio (Cosenza) il 2 dicembre 2020, devono andare a giudizio. E&#8217; questa la richiesta della Dda di Catanzaro. Il gip Mario Santoemma ha fissato al 3 giugno l&#8217;udienza preliminare. Gaetani fu raggiunto da colpi di pistola calibro 9 in diverse parti del corpo sparati da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Presunti mandanti ed esecutori dell&#8217;omicidio di Giuseppe Gaetani, avvenuto a Cassano all&#8217;Ionio (Cosenza) il 2 dicembre 2020, devono andare a giudizio. E&#8217; questa la richiesta della Dda di Catanzaro. Il gip Mario Santoemma ha fissato al 3 giugno l&#8217;udienza preliminare. Gaetani fu raggiunto da colpi di pistola calibro 9 in diverse parti del corpo sparati da una sola arma mentre si trovava alla guida della sua Bmw davanti al cancello della sua abitazione, per fare ritorno a casa. Gli imputati sono Nicola Abruzzese, alias Semiasse, Pasquale Forastefano, alias L&#8217;animale, Domenico Massa e Gianluca Maestri.</p>
<p>Secondo le ricostruzioni dell&#8217;accusa &#8211; il fascicolo è firmato dal procuratore Salvatore Curcio, dall&#8217;aggiunto Giancarlo Novelli e dal sostituto Alessandro Riello &#8211; Forastefano, reggente dell&#8217;omonima cosca di Cassano, avrebbe ideato e organizzato il delitto condividendo il progetto col capo degli &#8220;zingari&#8221; Nicola Abbruzzese al quale si sarebbe rivolto chiedendogli di rintracciare un killer di sua fiducia. In più Pasquale Forastefano, il giorno del delitto, avrebbe dato il segnale al commando per partire e agire contro la vittima. Il killer individuato sarebbe Gianluca Maestri, ritenuto a disposizione degli Abbruzzese, il quale avrebbe sparato contro la vittima dall&#8217;interno di un furgone sul quale viaggiava con persone allo stato ignote. Un notevole contributo alle indagini è stato dato proprio da Matestri, oggi collaboratore di giustizia, difeso dall&#8217;avvocato Michele Gigliotti. Domenico Massa è accusato di aver partecipato al delitto mettendo a disposizione del clan Forastefano un capannone nel quale occultare le armi e il furgone e dal quale il commando sarebbe partito per eseguire l&#8217;agguato.<br />
La Dda individua in Gaetani un intermediario tra Leonardo Portoraro, storico boss, e Pasquale Forastefano, incaricato di organizzare incontri e agevolare contatti. Dalle indagini sarebbe emerso che Gaetani avrebbe avuto una relazione sentimentale con una donna del clan Forastefano. Un legame personale che si affiancava a una parentela con lo stesso Portoraro, cugino della madre di Gaetani.</p>
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		<title>VIDEO-Maxi-operazione della Dda di Catanzaro: eseguite 54 misure cautelari in diverse regioni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/maxi-operazione-della-dda-di-catanzaro-eseguite-54-misure-cautelari-in-diverse-regioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 14:33:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’odierna mattina, personale della Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari disposte a carico di 54 soggetti, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, nonché associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, lesioni aggravate, ricettazione, danneggiamento aggravato, detenzione e porto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-373442-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/04/Polizia-arresti.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/04/Polizia-arresti.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/04/Polizia-arresti.mp4</a></video></div>
<p>Nell’odierna mattina, personale della Polizia di Stato ha dato esecuzione ad un’ordinanza<br />
applicativa di misure cautelari disposte a carico di 54 soggetti, ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, nonché associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, lesioni aggravate, ricettazione, danneggiamento aggravato, detenzione e porto in luogo pubblico di armi, detenzione di materiale esplodente, estorsione, violenza o minaccia a Pubblico Ufficiale, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento personale, trasferimento fraudolento di valori ed uccisione di animali, tutti aggravati dal metodo o dall’agevolazione<br />
mafiosa. L’operazione ha visto impegnati circa 350 operatori, con l’impiego di tutti gli assetti specializzati del Servizio Centrale Operativo e la partecipazione di investigatori provenienti da diverse Squadre Mobili, oltre ad Unità Operative di Primo Intervento, equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine, unità cinofile (antiesplosivo, antidroga), artificieri, specialisti della Polizia Scientifica e del Reparto Volo di Reggio Calabria.<br />
L’inchiesta &#8211; coordinata da questa Procura distrettuale e condotta dalla I Divisione dello SCO, dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia e dalla S.I.S.C.O. di Catanzaro – ha riscontrato la piena operatività della consorteria di ‘ndrangheta comunemente nota come “Locale dell’Ariola” e, in particolare, della ‘ndrina facente capo alle famiglie EMANUELE – IDÀ di Gerocarne (VV), attiva nel c.d. comprensorio delle Serre vibonesi, e più segnatamente nei comuni di Gerocarne, Soriano Calabro, Sorianello e Vazzano.</p>
<p>In tale ambito, le indagini hanno ricostruito l’attuale organigramma dell’articolazione criminale, mettendo in luce il penetrante controllo esercitato dal gruppo sul territorio ed evidenziando l’estrema pericolosità dei suoi membri, adusi a creare un clima di assoggettamento anche attraverso pestaggi, sopraffazioni e vere e proprie spedizioni punitive consumate in danno di privati cittadini, sovente vittime di estorsione. L’efferatezza e l’habitus criminale del sodalizio ha trovato riscontro, tra gli altri, nell’episodio che ha visto uno degli indagati esplodere diversi colpi d’arma da fuoco, in pieno giorno ed all’interno del centro abitato, all’indirizzo di alcuni cani randagi transitati dinanzi alla propria abitazione.<br />
Nel medesimo contesto, l’effettiva caratura criminale del gruppo investigato ha trovato conferma nell’accertata disponibilità di armi, anche da guerra, il cui uso è parso funzionale, tra gli altri, all’addestramento al tiro degli accoliti. L’inchiesta ha visto inoltre gli indagati impegnati in un solido traffico di stupefacenti nel territorio della provincia di Vibo Valentia, con ramificazioni e contatti in Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia, coinvolgendo anche uno dei soggetti già emersi nell’inchiesta “DOPPIA CURVA” di Milano. A tal riguardo, le investigazioni hanno disvelato l’ormai collaudata filiera che ha consentito ai correi di approvvigionarsi della sostanza in maniera massiva per garantire la saturazione del mercato locale ed accreditarsi nell’articolato “market” nazionale della droga, così<br />
facendo della florida attività di spaccio una voce consistente del welfare interno del sodalizio.</p>
<p>A tal fine, i membri dell’associazione – legittimati anche da altre organizzazioni criminali con le quali hanno interagito nel corso delle indagini &#8211; si sono avvalsi di smartphone di ultima generazione, muniti di elevati standard di cifratura ed attestati sulla nota piattaforma di messaggistica istantanea denominata SkyEcc, pianificando così in sicurezza plurime attività illecite, tra le quali è stata ricostruita anche la compravendita di 566 kg di marijuana e di sostanza stupefacente del tipo cocaina. Nel corso dell’attività di indagine, sono stati sottoposti a sequestro oltre 410 kg di marijuana, 1,5 kg di cocaina, 343 grammi di hashish e 29 grammi di eroina, oltre a 4 pistole semiautomatiche, 3 revolver, 1 fucile doppietta calibro 16,1 fucile semiautomatico cal. 12 ed una pistola mitragliatrice con<br />
matricola punzonata.</p>
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		<title>VIDEO-Torino: sequestro da 500mila euro a condannato per &#8216;ndrangheta, armi e contrabbando</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 10:40:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Torino, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – D.D.A., all’esito di accertamenti patrimoniali svolti in applicazione della normativa antimafia, ha dato esecuzione a un decreto di sequestro finalizzato alla confisca di prevenzione emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Torino in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-371729-2" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/03/GdiF-Torino.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/03/GdiF-Torino.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/03/GdiF-Torino.mp4</a></video></div>
<p>I militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Torino, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – D.D.A., all’esito di accertamenti patrimoniali svolti in applicazione della normativa antimafia, ha dato esecuzione a un decreto di sequestro finalizzato alla confisca di prevenzione emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Torino in ordine a disponibilità finanziarie e immobiliari per circa mezzo milione di euro, nei confronti di un soggetto condannato anche per reati di associazione di tipo mafioso. affiliato ad un’articolazione territoriale della ‘ndrangheta operante nel basso Piemonte. In particolare, attraverso le approfondite indagini patrimoniali svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria Torino, è stato possibile rilevare la sussistenza di una sproporzione tra le disponibilità patrimoniali accumulate nel tempo e i redditi ufficialmente dichiarati dall’intero nucleo familiare del condannato.</p>
<p>Su tali basi è stata avanzata all&#8217;Autorità Giudiziaria competente una proposta di applicazione di misure di prevenzione patrimoniali relativamente al compendio di beni individuato, costituito da beni immobili, beni mobili registrati e rapporti finanziari, acquistati in costanza pericolosità sociale. Il destinatario del provvedimento di prevenzione in argomento vanta infatti un significativo curriculum criminale, che annovera condanne per gravi reati, tra cui lesioni personali, furto, detenzione illegale di armi, tentata estorsione, contrabbando di tabacchi lavorati esteri nonché per aver fatto parte, con il ruolo di promotore e organizzatore, di un’articolazione territoriale della ‘ndrangheta operante nel basso Piemonte. In tale contesto sono state altresì valorizzate le risultanze delle investigazioni effettuate dal Nucleo di polizia economico-finanziaria Torino su un’associazione per delinquere capeggiata dal medesimo pluripregiudicato, operativa tra Piemonte e Liguria e con ramificazioni anche in altre Regioni italiane, finalizzata, tra l’altro, al contrabbando di tabacchi lavorati esteri (sigarette e tabacco da narghilè) e di bevande alcoliche. Tali attività avevano generato significativi proventi, che hanno ragionevolmente concorso all’incremento patrimoniale del proposto e del proprio nucleo familiare e di cui si è tenuto conto anche sotto il profilo tributario, provvedendo separatamente alla ricostruzione dei correlati ingenti diritti doganali evasi (accisa, dazi doganali e I.V.A. all’importazione). Anche per tali vicende è intervenuta condanna definitiva, nel corso del 2024.</p>
<p>Su richiesta della Procura della Repubblica di Torino, la competente Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Torino ha quindi da ultimo disposto il sequestro di prevenzione di disponibilità per circa mezzo milione di euro complessivi in capo al proposto e al proprio nucleo familiare, interamente eseguito dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria Torino.</p>
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		<title>Vibo, maxiprocesso &#8216;Maestrale&#8217;, &#8216;Olimpo&#8217; e &#8216;Imperium&#8217;: Dda chiede ben 168 condanne</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/vibo-maxiprocesso-maestrale-olimpo-e-imperium-dda-chiede-ben-168-condanne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 17:37:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è conclusa con le richieste di pena la requisitoria della Dda di Catanzaro (pm Annamaria Frustaci, Andrea Buzzelli e Irene Crea), dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, nell’ambito del maxiprocesso nato dall’unione di tre operazioni antimafia: Maestrale, Olimpo e Imperium. Gli imputati sono 183 e la Dda ha chiesto 168 condanne. Tra loro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è conclusa con le richieste di pena la requisitoria della Dda di Catanzaro (<em>pm Annamaria Frustaci, Andrea Buzzelli e Irene Crea</em>), dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, nell’ambito del maxiprocesso nato dall’unione di tre operazioni antimafia: <strong>Maestrale, Olimpo e Imperium</strong>. Gli imputati sono 183 e la Dda ha chiesto 168 condanne.</p>
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<div class="ivTrigger">Tra loro 14 anni di reclusione sono stati chiesti per l’ex dirigente dell’Asp di Vibo, già direttore sanitario della clinica Villa Sant’Anna di Catanzaro, <strong>Cesare Pasqua</strong>, originario di Nicotera ma residente a Vibo Valentia. Nei suoi confronti l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa in favore del clan Mancuso di Limbadi (VV). Nove anni è la richiesta di pena per l’imprenditore (<em>ed ex assessore regionale al Lavoro ed ex sindaco di Pizzo</em>) <strong>Francescantonio Stillitani</strong>, mentre per il fratello <strong>Emanuele Stillitani</strong> la richiesta è di 8 anni. Per gli avvocati del Foro di Vibo <strong>Daniela Garisto</strong> e <strong>Azzurra Pelaggi</strong> sono stati chiesti, rispettivamente, 12 e 6 anni.</div>
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<p>Tra le altre richieste di pena: 5 anni per <strong>Rodolfo Bova</strong> di Scilla, ex capo struttura del Dipartimento Turismo e Beni Culturali della Regione Calabria; un anno e 4 mesi per <strong>Saveria Angiò</strong> di Tropea (<em>impiegata della Prefettura di Vibo e cognata del boss di Tropea Tonino La Rosa</em>); 16 anni per <strong>Tomasina Certo</strong> di Tropea (<em>moglie del boss La Rosa</em>); 8 anni per l’imprenditore<strong> Raffaele Corigliano</strong>; 18 anni per il boss di Zungri <strong>Giuseppe Accorinti</strong>; 12 anni per il boss <strong>Luigi Mancuso</strong> di Limbadi.</p>
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		<item>
		<title>Inchiesta &#8220;Artemis&#8221;, DDA Catanzaro: a giudizio 62 indagati. Udienza preliminare il 25 ottobre</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/inchiesta-artemis-dda-catanzaro-a-giudizio-62-indagati-udienza-preliminare-il-25-ottobre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 13:19:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione a delinquere di stampo mafioso, spaccio di droga, estorsione, corruzione, falsa testimonianza, incendio doloso, ricettazione.So questi i diversi capi di imputazione di cui, a vario titolo, dovranno rispondere 62 indagati nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta &#8220;Artemis&#8221;, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e portata termine dai Carabinieri, che nel novembre 2024 ha portato all’arresto di 59 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Associazione a delinquere di stampo mafioso, spaccio di droga, estorsione, corruzione, falsa testimonianza, incendio doloso, ricettazione.So questi i diversi capi di imputazione di cui, a vario titolo, dovranno rispondere 62 indagati nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta &#8220;Artemis&#8221;, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e portata termine dai Carabinieri, che nel novembre 2024 ha portato all’arresto di 59 persone per un totale di 86 indagati.</p>
<p>L&#8217;operazione consentì di sgominare una cosca operante nei territori del Lametino, Cortale, Maida, Jacurso e Maierato e che, secondo l’accusa, sarebbe stata collegata alle ‘ndrine attive nella provincia di Vibo Valentia e dedito a un fiorente traffico di stupefacenti.</p>
<p>Il sostituto procuratore Romano Gallo, infatti, dopo aver chiesto il rinvio a giudizio di 62 indagati ha anche stralciato la posizione di altri 19 soggetti. Il Gap del Tribunale di Catanzaro ha fissato l&#8217;udienza preliminare per il prossimo 25 ottobre.</p>
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		<item>
		<title>Processo &#8220;Mala Pigna&#8221;, DDA chiede 16 anni di carcere per ex parlamentare Giancarlo Pittelli</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/processo-mala-pigna-dda-chiede-16-anni-di-carcere-per-ex-parlamentare-giancarlo-pittelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 10:45:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presso il Tribunale di Palmi prosegue il processo &#8220;&#8221;Mala Pigna&#8221;, scaturito dall&#8217;omonima operazione anti &#8216;ndrangheta. La Dda di Reggio Calabria ha chiesto 16 anni di carcere per l&#8217;avvocato Giancarlo Pittelli, ex senatore di Forza Italia imputato per concorso esterno con la &#8216;ndrangheta. Il pm Lucia Spirito ha concluso la requisitoria nella serata di ieri &#8211; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Presso il Tribunale di Palmi prosegue il processo &#8220;&#8221;Mala Pigna&#8221;, scaturito dall&#8217;omonima operazione anti &#8216;ndrangheta. La Dda di Reggio Calabria ha chiesto 16 anni di carcere per l&#8217;avvocato Giancarlo Pittelli, ex senatore di Forza Italia imputato per concorso esterno con la &#8216;ndrangheta. Il pm Lucia Spirito ha concluso la requisitoria nella serata di ieri &#8211; come riporta Gazzetta del Sud &#8211; chiedendo la condanna di Pittelli, difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Francesco Gambardella.<br />
Il processo nasce da un&#8217;indagine che ha colpito esponenti di spicco della cosca Piromalli svelando, pure, un traffico di rifiuti che sarebbe stato gestito dall&#8217;imprenditore Rocco Delfino. Nei confronti di quest&#8217;ultimo, considerato il braccio economico del clan di Gioia Tauro, la Dda ha chiesto 29 anni di reclusione. Delfino era in contatto con Giancarlo Pittelli che, secondo la Dda era &#8220;uomo politico, professionista, faccendiere di riferimento avendo instaurato con la &#8216;ndrangheta uno stabile rapporto &#8216;sinallagmatico&#8217;&#8221;. </p>
<p>In sostanza, stando al capo di imputazione, l&#8217;ex senatore avrebbe garantito &#8220;la sua generale disponibilità nei confronti del sodalizio a risolvere i più svariati problemi degli associati, sfruttando le enormi potenzialità derivanti dai rapporti del medesimo con importanti esponenti delle istituzioni e della pubblica amministrazione&#8221;. Secondo gli inquirenti, l&#8217;ex senatore parlamentare aveva &#8220;illimitate possibilità di accesso a notizie riservate e a trattamenti di favore&#8221;. Per questo &#8220;veicolava informazioni all&#8217;interno e all&#8217;esterno del carcere tra i capi della cosca Piromalli detenuti in regime carcerario ai sensi dell&#8217;articolo 41 bis&#8221;.</p>
<p>Dopo la requisitoria del pm Spirito inizieranno le arringhe della difesa che dovrebbero concludersi nel giro di qualche udienza. Solo dopo il Tribunale si ritirerà in camera di consiglio per emettere la sentenza. Pittelli è imputato anche a Catanzaro nel processo &#8220;Rinascita-Scott&#8221; dove è stato condannato, in primo grado, a 11 anni di carcere per i suoi rapporti con il boss Luigi Mancuso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/processo-mala-pigna-dda-chiede-16-anni-di-carcere-per-ex-parlamentare-giancarlo-pittelli/">Processo &#8220;Mala Pigna&#8221;, DDA chiede 16 anni di carcere per ex parlamentare Giancarlo Pittelli</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Ipotesi agguato di &#8216;ndrangheta e l&#8217;indagine sulla morte di Pino Corallo passa alla DDA di Catanzaro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ipotesi-agguato-di-ndrangheta-e-lindagine-sulla-morte-di-pino-corallo-passa-alla-dda-di-catanzaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jun 2025 10:37:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; stato trasmesso alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro il fascicolo di indagine, inizialmente aperto dalla Procura di Paola, inerente l&#8217;omicidio del meccanico 59enne Pino Corallo avvenuto lo scorso 27 maggio sulla SS18 a Cetraro. Ad agire sarebbero stati due killer arrivati a bordo di uno scooter con il volto coperto. L&#8217;ipotesi è che il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato trasmesso alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro il fascicolo di indagine, inizialmente aperto dalla Procura di Paola, inerente l&#8217;omicidio del meccanico 59enne Pino Corallo avvenuto lo scorso 27 maggio sulla SS18 a Cetraro.</p>
<p>Ad agire sarebbero stati due killer arrivati a bordo di uno scooter con il volto coperto. L&#8217;ipotesi è che il delitto sia dunque maturato in un contesto di &#8216;ndrangheta. Corallo ero uscito dal carcere a febbraio dopo aver scontato una condanna per droga e armi.</p>
<p>L’agguato sarebbe avvenuto attorno alle 17,40. I killer erano due, vestiti di nero e a bordo di uno scooter di grossa cilindrata. Il passeggero del mezzo è sceso e avrebbe sorpreso alle spalle Corallo che, girandosi d’istinto, è stato raggiunto da cinque colpi di pistola tra petto e torace.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/ipotesi-agguato-di-ndrangheta-e-lindagine-sulla-morte-di-pino-corallo-passa-alla-dda-di-catanzaro/">Ipotesi agguato di &#8216;ndrangheta e l&#8217;indagine sulla morte di Pino Corallo passa alla DDA di Catanzaro</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<item>
		<title>Omicidio Scopelliti, Dda conferisce incarico a scientifica: accertamenti su autoradio del magistrato</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/omicidio-scopelliti-dda-conferisce-incarico-a-scientifica-accertamenti-su-autoradio-del-magistrato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 13:52:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono stati affidati stamani gli accertamenti tecnici irripetibili di tipo biologico disposti dalla Dda di Reggio Calabria nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti. In particolare, gli accertamenti riguardano l&#8217;autoradio della Bmw sulla quale viaggiava il magistrato di Cassazione quando è stato assassinato. È quanto emerso oggi durante il conferimento dell&#8217;incarico alla polizia scientifica di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati affidati stamani gli accertamenti tecnici irripetibili di tipo biologico disposti dalla Dda di Reggio Calabria nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio del giudice Antonino Scopelliti. In particolare, gli accertamenti riguardano l&#8217;autoradio della Bmw sulla quale viaggiava il magistrato di Cassazione quando è stato assassinato. È quanto emerso oggi durante il conferimento dell&#8217;incarico alla polizia scientifica di Reggio Calabria da parte del procuratore Giuseppe Lombardo e del sostituto della Dda Sara Parezzan che stanno coordinando le indagini sul delitto consumato 34 anni fa, il 9 agosto 1991 a Piale, una frazione di Villa San Giovanni.</p>
<p>Al perito nominato dalla Procura è stato chiesto di &#8220;verificare &#8211; si legge nel quesito &#8211; la presenza di eventuali tracce biologiche e procedere ai conseguenti ed eventuali rilievi sulle tracce presenti sull&#8217;autoradio in sequestro, utili sia per la determinazione del profilo del Dna e ai fini balistici, per ricostruire la direzione dei colpi esplosi&#8221;. L&#8217;accertamento sull&#8217;autoradio inizierà materialmente domani. Quando la polizia scientifica completerà le operazione e depositerà l&#8217;informativa con i risultati, la Direzione distrettuale antimafia li dovrà confrontare &#8220;con gli ulteriori accertamenti in corso &#8211; scrivono i pm &#8211; al fine di effettuare una ricostruzione tridimensionale della scena del crimine, determinare la dinamica dell&#8217;azione omicidiaria e ricostruire la traiettoria dei proiettili esplosi&#8221;.</p>
<p>Nell&#8217;avviso notificato nei giorni scorsi agli avvocati è emerso che gli indagati inizialmente erano 24 ma negli ultimi anni tre di loro sono morti, il boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, il boss di Archi Giovanni Tegano e Francesco Romeo, cognato di uno dei capi di Cosa nostra, Benedetto Santapaola detto &#8220;Nitto&#8221;. Nei confronti di quest&#8217;ultimo, però, non si può procedere perché, per l&#8217;omicidio Scopelliti, è stato assolto in un precedente processo. Suo figlio, Vincenzo Salvatore Santapaola, compare tra i 20 soggetti indagati assieme ai vertici di Cosa nostra catanese e al gotha della &#8216;ndrangheta. Stando alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Maurizio Avola, proprio Vincenzo Salvatore Santapaola avrebbe ucciso il magistrato con un fucile che il pentito avrebbe poi seppellito a Belpasso, in provincia di Catania.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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