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	<title>Cosche Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 15 Sep 2026 10:41:09 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO-Confiscati beni per 162 milioni a tre imprenditori condannati in via definitiva per legami con &#8216;ndrangheta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 10:41:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno dato esecuzione ad un provvedimento di confisca definitiva di beni, per un valore di oltre 162 milioni di euro, emesso dal Tribunale di Catanzaro, all’esito di un procedimento di prevenzione avviato da questo Ufficio di Procura. La misura di prevenzione patrimoniale, oggi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-399079-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/DownloadFile-3.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/DownloadFile-3.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/09/DownloadFile-3.mp4</a></video></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro hanno dato esecuzione ad un provvedimento di confisca definitiva di beni, per un valore di oltre 162 milioni di euro, emesso dal Tribunale di Catanzaro, all’esito di un procedimento di prevenzione avviato da questo Ufficio di Procura. La misura di prevenzione patrimoniale, oggi divenuta definitiva, è stata adottata nei confronti di 3 noti imprenditori catanzaresi, che erano stati coinvolti nell’inchiesta “Coccodrillo” sviluppata dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria Catanzaro sotto il coordinamento di questa Direzione Distrettuale Antimafia, che aveva documentato i legami intrecciati con le famiglie di ‘ndrangheta dei “MAZZAGATTI” di Oppido Mamertina (RC), “ARENA” di Isola Capo Rizzuto (KR) e “GRANDE ARACRI” di Cutro (KR), che nel tempo avevano consentito alle società dei predetti imprenditori di assumere una posizione di assoluto rilievo nelle forniture di calcestruzzo e nell’assunzione di importanti commesse nel settore edile pubblico e privato e, al tempo stesso, di essere escluse da pretese estorsive di matrice mafiosa.</p>
<p>Non a caso, pregresse attività investigative volte a smascherare i tentativi di infiltrazione mafiosa sui lavori di ammodernamento del tratto Pizzo Calabro – Cosenza dell’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria (autostrada del Mediterraneo) davano conto dello svolgimento di un summit interprovinciale di ‘ndrangheta presso il cantiere degli imprenditori in questione.<br />
Questi ultimi, all’esito del menzionato procedimento “Coccodrillo”, sono stati riconosciuti responsabili, a vario titolo, di concorso esterno in associazione mafiosa, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, estorsione e condannati in via definitiva a pene variabili da anni 8 e mesi 10 di reclusione ad anni 3 di reclusione. Da qui il loro inquadramento in una delle categorie di soggetti portatori di pericolosità sociale qualificata tipizzate dal D.Lgs. n. 159/2011, meglio noto come “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione”. I conseguenti approfondimenti di natura economico-patrimoniale, condotti dagli investigatori del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, hanno consentito di disvelare, oltre ad un ingente patrimonio intestato ai proposti ed ai familiari, la sostanziale disponibilità di un ventaglio di società e di consorzi, spesso schermati da figure “prestanome”, il cui valore è risultato di gran lunga sproporzionato<br />
rispetto ai redditi dichiarati.</p>
<p>Tra i beni colpiti dalla confisca, ora divenuta definitiva, si annoverano numerose unità immobiliari e svariati appezzamenti di terreno (ubicati a Catanzaro e provincia, oltre che a Cirò Marina), quote di partecipazione in diverse società di capitali con sede a Catanzaro e provincia ed anche a Firenze, operanti nel settore dell’edilizia pubblica e privata, e patrimoni aziendali, tra i quali figurano un importante cantiere per la produzione del calcestruzzo sito a Catanzaro, automezzi (tra autoveicoli e macchine operatrici) e rapporti bancari. Il valore complessivo dell’ingente patrimonio confiscato ammonta ad un totale di oltre 162<br />
milioni di euro.</p>
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		<title>Indagine &#8220;Eureka&#8221;: Sequestro beni per 150mila euro a presunto narcotrafficante legato a cosche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 11:03:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I Carabinieri della Compagnia di Bianco hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni, finalizzato alla confisca, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti del patrimonio riconducibile a un soggetto originario di San Luca, attualmente detenuto in carcere e ritenuto dagli inquirenti figura di rilievo nell’ambito della criminalità organizzata locale e internazionale. Il provvedimento si inserisce nel più ampio contesto dell’indagine denominata “Eureka”, che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 300;">I Carabinieri della Compagnia di Bianco hanno dato esecuzione a un decreto di <strong style="font-weight: 500;">sequestro preventivo</strong> di <strong style="font-weight: 500;">beni,</strong> finalizzato alla <strong style="font-weight: 500;">confisca,</strong> emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti del patrimonio riconducibile a un <strong style="font-weight: 500;">soggetto</strong> <strong>originario d</strong>i <strong style="font-weight: 500;">San Luca</strong>, attualmente <strong style="font-weight: 500;">detenuto</strong> <strong>in</strong> <strong style="font-weight: 500;">carcere</strong> e ritenuto dagli inquirenti figura di rilievo nell’ambito della criminalità organizzata locale e internazionale. Il provvedimento si inserisce nel più ampio contesto dell’indagine denominata<strong style="font-weight: 500;"> “Eureka</strong>”, che ha portato alla luce un’articolata organizzazione transnazionale dedita al narcotraffico internazionale. Secondo le risultanze investigative, il destinatario della misura avrebbe ricoperto un ruolo apicale all’interno del sodalizio, attivo nell’importazione di ingenti quantitativi di cocaina dai principali Paesi produttori del Sud America e nel successivo smistamento della droga verso diversi Paesi europei, con ilporto di Gioia Tauro quale principale snodo logistico.</p>
<p style="font-weight: 300;">A seguito dell’attività investigativa, i Carabinieri di Bianco hanno svolto approfonditi accertamenti di natura economico-patrimoniale, finalizzati a ricostruire la consistenza e la provenienza delle disponibilità finanziarie riconducibili al nucleo familiare dell’interessato. Gli accertamenti avrebbero evidenziato una significativa sproporzione tra il patrimonio individuato e i redditi formalmente dichiarati al fisco, facendo emergere, secondo l’ipotesi accusatoriaposta alla base del provvedimento, elementi ritenuti indicativi del reimpiego di capitali di provenienza illecita.</p>
<p style="font-weight: 300;">Nel corso dell’operazione sono stati sottoposti a sequestro diversi beni, per un valore complessivo stimato in circa 150 mila euro. In particolare, i militari dell’Armahanno apposto i sigilli a un appartamento, un’autovettura, una quota societaria di una gelateria ritenuta riconducibile al medesimo soggetto attraverso intestazioni a terzi, due conti correnti e otto buoni fruttiferi postali.</p>
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		<item>
		<title>L’algoritmo di TikTok “aiuta” le cosche, &#8216;Crime Media Culture&#8217;: dalla cultura calabrese alla ‘ndrangheta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 15:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su TikTok c&#8217;è il &#8220;rischio&#8221; che si possa partire da video che celebrano la cultura, le tradizioni e l&#8217;identità della Calabria e arrivare rapidamente a contenuti che giustificano comportamenti legati alla criminalità organizzata e alla &#8216;ndrangheta. A metterlo in luce è uno studio pubblicato sulla rivista &#8216;Crime Media Culture&#8216;, firmato da Anna Sergi, professoressa al [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Su TikTok c&#8217;è il &#8220;rischio&#8221; che si possa partire da video che celebrano la cultura, le tradizioni e l&#8217;identità della Calabria e arrivare rapidamente a contenuti che giustificano comportamenti legati alla criminalità organizzata e alla &#8216;ndrangheta. A metterlo in luce è uno studio pubblicato sulla rivista &#8216;<strong>Crime Media Culture</strong>&#8216;, firmato da <strong>Anna Sergi</strong>, professoressa al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell&#8217;Università di Bologna, che parla di una &#8220;<strong>deriva culturale mafiosa</strong>&#8221; innescata involontariamente dagli algoritmi della piattaforma.</p>
<p>In base alla ricerca condotta il meccanismo delle &#8220;<strong>rabbit hole</strong>&#8221; di TikTok &#8211; le sequenze infinite di contenuti collegati tra loro &#8211; fa sì che &#8220;da forme superficiali e moderate di provincialismo, ad esempio video che celebrano la Calabria come la migliore regione d&#8217;Italia, per il suo cibo, la sua cultura, il suo clima, si possa passare rapidamente a contenuti più estremi e radicali&#8221;, spiega Sergi.  Nel dettaglio la ricerca ha raccolto oltre mille video pubblicati in tre mesi, selezionandone 225 per l&#8217;analisi di contenuti, commenti e materiale audiovisivo. Nei video individuati emergono valori tradizionali come onore, lealtà familiare e resilienza, che secondo la studiosa possono essere distorti: &#8220;Un buon esempio &#8211; sottolinea &#8211; è l&#8217;idea di &#8216;onore&#8217; come integrità personale e rispetto sociale, che nel contesto della &#8216;ndrangheta può essere manipolata per giustificare atti criminali. Allo stesso modo, la lealtà familiare, pur promuovendo un senso di condivisione e di unità, può proteggere attività criminali all&#8217;interno di una famiglia, favorendo il silenzio e la complicità&#8221;.</p>
<p>Lo studio individua quattro categorie di contenuti: gli &#8220;<strong>Ammiratori</strong>&#8220;, che celebrano semplicemente luoghi, cibo e tradizioni; i &#8220;<strong><em>Militanti</em>&#8220;</strong>, che aggiungono la necessità di proteggere il patrimonio culturale da interferenze esterne; i &#8220;<strong>Sostenitori</strong>&#8220;, che accostano alla celebrazione della Calabria riferimenti a latitanti e carcerati da esaltare e presunte spie da disprezzare; infine gli &#8220;<strong>Apologeti</strong>&#8220;, che sostengono apertamente i valori della cultura criminale della &#8216;ndrangheta associandoli alla &#8220;calabresità&#8221;.<br />
Secondo Sergi, l&#8217;appropriazione di valori culturali condivisi è una delle strategie con cui le organizzazioni criminali ottengono legittimità sul territorio, e l&#8217;amplificazione algoritmica di questi contenuti rischia di favorire un processo che confonde progressivamente la celebrazione dell&#8217;identità con la giustificazione di valori mafiosi.</p>
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		<item>
		<title>VIDEO-Reggio Calabria, 79 arresti contro le cosche storiche. Colpiti i De Stefano, Tegano e Condello</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-reggio-calabria-79-arresti-contro-le-cosche-storiche-colpiti-i-de-stefano-tegano-e-condello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 11:40:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È scattata all’alba di oggi una imponente operazione antimafia della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che ha coordinato le indagini dei Carabinieri e della Polizia di Stato nei confronti delle storiche cosche di ‘ndrangheta dei DE STEFANO, TEGANO, CONDELLO e di altre articolazioni, anche dedite al narcotraffico operanti nel territorio reggino. Oltre 500 uomini [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-388803-2" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/91b398ce-7ed2-11f1-916a-736d736f6674.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/91b398ce-7ed2-11f1-916a-736d736f6674.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/07/91b398ce-7ed2-11f1-916a-736d736f6674.mp4</a></video></div>
<p>È scattata all’alba di oggi una imponente operazione antimafia della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria che ha coordinato le indagini dei Carabinieri e della Polizia di Stato nei confronti delle storiche cosche di ‘ndrangheta dei DE STEFANO, TEGANO, CONDELLO e di altre articolazioni, anche dedite al narcotraffico operanti nel territorio reggino.</p>
<div class="formatted-text">
<p>Oltre 500 uomini della Polizia di Stato e dell&#8217;Arma dei Carabinieri sono stati impegnati sul territorio della città di <strong>Reggio Calabria </strong>in un&#8217;operazione  che ha portato all&#8217;esecuzione di <strong>79 misure cautelari</strong>, di cui <strong>73 custodie in carcere</strong> e <strong>6 arresti domiciliari</strong>. I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della <strong>Direzione distrettuale antimafia</strong> reggina. Le investigazioni sono state condotte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri, dalla Squadra Mobile, dalla Sisco di Reggio Calabria e dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria e hanno interessato un&#8217;ampia porzione del territorio cittadino. All&#8217;operazione hanno preso parte personale delle Squadre Mobili, delle Sisco, dei Reparti Prevenzione Crimine, dei Reparti Volo della Polizia di Stato, delle unità cinofile della Questura di Reggio Calabria, oltre ai militari del Comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria e Messina, del 14° Battaglione Carabinieri di Vibo Valentia e dello Squadrone Eliportato &#8220;Cacciatori Calabria&#8221;.</p>
<p>Le accuse contestate, a vario titolo e fatto salvo il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, riguardano <strong>associazione mafiosa</strong>, <strong>associazione finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti</strong>, aggravata dall&#8217;agevolazione della &#8216;ndrangheta, <strong>estorsione</strong>, <strong>detenzione e porto di armi</strong>, anche da guerra, riciclaggio, rapina e trasferimento fraudolento di valori. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero stati individuati quelli ritenuti gli esponenti di vertice delle cosche <strong>De Stefano</strong>, <strong>Tegano</strong>, <strong>Condello</strong> e <strong>Logiudice</strong>, ricostruendone le dinamiche associative in continuità con precedenti procedimenti che hanno descritto l&#8217;esistenza di una federazione tra le storiche famiglie mafiose operanti nel mandamento Centro, in collegamento operativo tra loro e subordinate al gruppo dirigente di Archi.</p>
<p>Le indagini avrebbero inoltre consentito di delineare la presenza di ulteriori articolazioni di &#8216;ndrangheta attive nelle zone collinari della città, in particolare a Ortì, Arghillà, Oliveto e Croce Valanidi. Contestualmente all&#8217;esecuzione delle misure cautelari sono state effettuate numerose perquisizioni in provincia di Reggio Calabria e in altre città italiane ed è stato eseguito il sequestro preventivo di <strong>sei società</strong> ritenute riconducibili agli indagati.</p>
</div>
<div class="formatted-text">
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Isola Capo Rizzuto, confiscato un magazzino ad uso commerciale ad affiliato cosche</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/isola-capo-rizzuto-confiscato-un-magazzino-ad-uso-commerciale-ad-affiliato-cosche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2025 08:38:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[affiliato]]></category>
		<category><![CDATA[confiscato]]></category>
		<category><![CDATA[Cosche]]></category>
		<category><![CDATA[isola capo rizzuto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Isola di Capo Rizzuto (KR), i Carabinieri della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Crotone hanno dato esecuzione ad un provvedimento di confisca, relativo a un immobile già sottoposto a sequestro nell’ambito di una misura di prevenzione patrimoniale, per l’ipotizzata riconducibilità dello stesso a un soggetto indiziato di aver commesso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/isola-capo-rizzuto-confiscato-un-magazzino-ad-uso-commerciale-ad-affiliato-cosche/">Isola Capo Rizzuto, confiscato un magazzino ad uso commerciale ad affiliato cosche</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Isola di Capo Rizzuto (KR), i Carabinieri della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Crotone hanno dato esecuzione ad un provvedimento di confisca, relativo a un immobile già sottoposto a sequestro nell’ambito di una misura di prevenzione patrimoniale, per l’ipotizzata riconducibilità dello stesso a un soggetto indiziato di aver commesso reati aggravati dalla circostanza di tipo mafioso, coinvolto nell’operazione denominata “Ermete”.</p>
<p>Il provvedimento rappresenta l’epilogo di una complessa e articolata attività investigativa condotta dai militari dell’Arma sotto la direzione della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro. L’inchiesta, avviata nell’ambito del contrasto ai fenomeni estorsivi e alle infiltrazioni della criminalità organizzata operante nel territorio di Isola di Capo Rizzuto, ha permesso di far luce su un articolato sistema di interessi economici riconducibili a soggetti contigui a consorterie di tipo ‘ndranghetista.</p>
<p>La misura di prevenzione ha riguardato un bene del valore stimato di circa 30mila euro e attualmente sede di un’attività commerciale. Si tratta di un provvedimento di natura prevenzionale, adottato dal Tribunale di Catanzaro – Seconda Sezione Penale – Ufficio Misure di Prevenzione nell’ambito di un procedimento di prevenzione, sulla base di articolate indagini patrimoniali dei Carabinieri della Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Crotone, con riguardo alla posizione reddituale dei destinatari, e dei rispettivi familiari, volte a verificare la effettiva disponibilità, la provenienza dei beni e la sproporzione del relativo valore rispetto ai redditi dichiarati e alla attività lavorativa.</p>
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		<title>Narcotraffico internazionale di droga dal Sudamerica:15 arresti tra cosche Calabria e Lombardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 12:42:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I finanzieri del Comando Provinciale Milano e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, su delega della Procura Distrettuale antimafia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di 15 indagati (12 in carcere e 3 ai domiciliari) appartenenti ad un’associazione criminale armata composta da soggetti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I finanzieri del Comando Provinciale Milano e del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, su delega della Procura Distrettuale antimafia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di 15 indagati (<strong>12 in carcere e 3 ai domiciliari</strong>) appartenenti ad un’associazione criminale armata composta da soggetti intranei alla <strong>‘ndrangheta della locride</strong> che a vario titolo hanno diretto, finanziato e organizzato un traffico internazionale di sostanze stupefacenti dal Sudamerica. L’attività investigativa ha permesso di individuare una fitta rete criminale operante tra la Lombardia e la Calabria che, utilizzando sofisticati apparati di messaggistica criptata e sfruttando diretti contatti con appartenenti alle consorterie criminali campane e albanesi, ha movimentato, in poco più di 12 mesi, volumi di cocaina per un controvalore di oltre 18 milioni di euro.</p>
<p>Dalle indagini sono emersi collegamenti tra gli indagati e organizzazioni criminali, anche di matrice albanese, con ramificazioni in Nord Europa e Sud America, in grado di importare consistenti quantità di droga da distribuire nelle principali piazze di spaccio della Lombardia, per poi reimpiegare i proventi illeciti in ambito internazionale. L’operazione, inoltre, ha permesso di rilevare l’esistenza di un saldo rapporto tra rappresentanti delle ‘ndrine “<strong>Papalia-Carciuto</strong>”, “<strong>Marando-Trimboli</strong>” e “<strong>Barbaro ‘U Castanu</strong>” e un gruppo criminale di matrice camorristica, satellite del dan <strong>“Di Lauro” di Napoli</strong>. Le investigazioni hanno evidenziato la trasversalità degli interessi dei singoli terminali operativi del sodalizio. Ogni componente del gruppo, sia che rivesta la qualifica di organizzatore che di partecipe, ricopre allo stesso tempo un ruolo di fondamentale importanza in altre consorterie ovvero nel campo del narcotraffico di elevato spessore. In particolare, il contributo associativo di ognuno va oltre il classico sinallagma contrattuale: infatti è stato rilevato come entrambe le parti in gioco (organizzatori e stabili acquirenti), siano state portavoce di autonome organizzazioni dedite al traffico di cocaina, pur consapevoli di essere parte dell’odierna struttura criminale. L’indagine ha inoltre cristallizzato la fondamentale importanza di ogni singolo membro dell’organizzazione che, con il proprio contributo qualificato messo a disposizione del gruppo associativo, ha permesso di aumentare a dismisura la quantità di stupefacente trattato. Ciò anche in ragione della caratura criminale dei componenti, tutti legati ad ambienti di criminalità organizzata, diversi dei quali già attinti da misure cautelari personali in materia di narcotraffico.</p>
<p>Determinante per la riuscita dell’indagine è stata l’acquisizione, tramite il canale Europol e attraverso Ordine Europeo d’Indagine, di numerose conversazioni minuziosamente decodificate ed analizzate su dispositivi criptati di ultima generazione, utilizzati dagli indagati per pianificare le importazioni dall’estero di stupefacente ed il loro pagamento tramite il sistema di compensazione/trasferimento informale di valore noto come <strong>&#8220;fei ch ‘ien&#8221;.</strong> Perquisizioni sono state effettuate nella provincia di Milano, Pavia e <strong>Reggio Calabria</strong> con l’ausilio di unità cinofile cashdog e antidroga.</p>
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		<title>Mafia, omicidio ed estorsione: Blitz contro cosche di Cirò, Strongoli e Cariati: 18 arresti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 06:05:25 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, 14 ottobre, nella provincia di Crotone, nonché presso le Case Circondariali di Agrigento, Prato, Secondigliano (NA) e Ancona, di Reclusione di San Gimignano (SI) e Saluzzo (CN), i Carabinieri del Comando Provinciale di Crotone, coadiuvati nella fase esecutiva da quelli dei Comandi Provinciali di Cosenza, Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria, del Nucleo Cinofili, dell’8° Nucleo Elicotteri e dello Squadrone Eliportato “Cacciatori” di Vibo Valentia, hanno dato esecuzione a un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia di quest’ultimo Capoluogo, nei confronti di 21 persone, gravemente indiziate, a vario titolo, per i reati di “associazione a delinquere del tipo mafioso”, “omicidio”, “estorsione”, “turbata libertà degli incanti”, “danneggiamento”, “ricettazione” e per dei “reati nella materia delle armi”, questi ultimi, aggravati dal cosiddetto “metodo” o dalle “finalità mafiose”. Per 18 degli indagati è stata emessa la misura cautelare in carcere e per 3 quella dell’Obbligo di Dimora nel Comune di Residenza.</p>
<p>La complessa e impegnativa attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e delegata ai militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Crotone, costituisce la naturale prosecuzione delle attività, sfociate nelle operazioni di polizia denominate “STIGE” ed “ULTIMO ATTO”, e ha riguardato un arco temporale, intercorso tra l’aprile del 2023 e il maggio del 2024, sviluppandosi prevalentemente attraverso delle attività tecniche captative, le dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia, oltre che su dei riscontri, connessi con lo sviluppo dell’attività di osservazione e pedinamento. Gli esiti investigativi, in tal modo conseguiti, hanno permesso di delineare (nella fase delle indagini preliminari, che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa) la gravità indiziaria circa l’attuale operatività della consorteria della ‘Ndrangheta, conosciuta come Locale di Cirò.<br />
In particolare, gli esiti investigativi, acquisiti, hanno permesso di ricostruire, sul piano della gravità indiziaria, l’esistenza e l’operatività del suddetto sodalizio, documentando la sua spiccata resilienza e la capacità di ricompattarsi, dopo i duri colpi, subiti, nel 2018 e nel 2023, mantenendo la sua operatività con le modalità, già riscontrate nelle pregresse investigazioni, “rivitalizzando le articolazioni territoriali della ‘Ndrangheta, operanti nei territori dei Comuni di Crotone, Cirò, Strongoli e Cariati (CS)”, nonché delineando l’attuale organigramma, ove sono inseriti i cosiddetti elementi “veterani” e diverse “nuove leve” del panorama associativo locale, che hanno potuto avvalersi, altresì, dei familiari o dei conviventi degli altri soggetti, già detenuti, poiché coinvolti nelle precedenti operazioni di polizia.<br />
L’indagine ha consentito, altresì, di documentare la sussistenza di gravi indizi di reità nei confronti di n. 03 (tre) sodali nell’omicidio, avvenuto a Cirò Marina il 9 aprile 2003, dell’imprenditore edile Francesco MINGRONE, classe 1930, &#8220;reo&#8221; di aver molestato o infastidito, più volte, la sorella di uno degli autori, nonché numerose estorsioni, tentate e consumate, nei confronti di alcune ditte o società, aggiudicatarie degli appalti pubblici nella materia edilizia, anche nell’ambito dei fondi del P.N.R.R, nonché di un Lido balneare, di un esercizio commerciale, appartenente alla Grande Distribuzione Organizzata degli apparecchi elettronici e di uno di ristorazione “fusion”, ubicato a Cariati.</p>
<p>Sono stati, inoltre, riscontrati, i tentativi di far assumere degli affiliati alla suddetta consorteria o dei loro familiari in altrettante aziende, non realizzatisi per l’opposizione delle vittime, e i prelievi, senza la corresponsione di alcuna somma di denaro, di non meglio indicate quantità di carburanti agricoli.<br />
È stato, altresì, ricostruito, sul piano della gravità indiziaria, un tentativo, realizzato, di turbata libertà degli incanti, in relazione alla partecipazione di un privato cittadino, non gradita, all’asta giudiziaria di un immobile, al cui interno operava un esercizio della ristorazione, che corrispondeva per la sua “protezione” la cifra di 1.000,00 Euro mensili ad alcuni affiliati.<br />
È stata documentata l’esistenza di una “bacinella”, adoperata per sostenere economicamente le famiglie dei detenuti e corrispondere le relative spese legali, da cui sono stati prelevati circa 30.000,00 Euro per l’acquisto di un’autovettura da parte di un affiliato, ma adoperata e messa nella disponibilità permanente di un altro elemento di vertice della consorteria.<br />
Infine, ma non meno importanti, è stata acclarata la disponibilità delle armi comuni da sparo da parte del sodalizio e la sopravvivenza della Cosca “Giglio” di Strongoli e della ‘Ndrine di Cariati, subordinate alla Locale della ‘Ndrangheta di Cirò. In concomitanza con l’esecuzione delle misure cautelari sono state effettuate diciassette perquisizioni personali e domiciliari nei confronti di altrettanti, ulteriori, indagati, a vario titolo, per le suddette ipotesi delittuose, ai quali sono stati notificati anche le relative informazioni di garanzia, e, in particolare, a 2 soggetti indiziati di plurime attività estorsive consumate tra il novembre del 2024 e il gennaio del 2025, di cui una mediante l’imbrattamento della saracinesca di un esercizio commerciale e 2, consistite nei danneggiamenti di un’autovettura e di alcuni mezzi meccanici, ai danni di altrettanti imprenditori di Cirò Marina, finalizzati a ottenere dalle vittime delle somme di denaro, mai corrisposte.</p>
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		<title>Processo “Eureka”, sul narcotraffico delle cosche dello Jonio reggino: 76 condanne e 7 assoluzioni.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2025 13:27:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Giudice per l&#8217;udienza preliminare del Tribunale di Reggio Calabria, Antonino Foti, ha emesso 76 condanne e 7 assoluzioni nei confronti degli imputati che avevano scelto il rito abbreviato nell&#8217;ambito del processo di primo grado “Eureka”. L’inchiesta, condotta dai Carabinieri del ROS e del Comando provinciale e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Reggio Calabria (allora guidata dal Procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo), aveva portato nel maggio 2023 al sequestro di ben 3 tonnellate di cocaina e all’arresto di 108 persone. L’indagine nata dalla complessa inchiesta sul traffico internazionale di droga che ha coinvolto le cosche della ‘ndrangheta ionica di Reggio Calabria. </p>
<p>83 sono statio gli imputati che hanno optato per il rito abbreviato, la condanna più dura è stata inflitta a 21 persone. Questi hanno ricevuto la pena di 20 anni di reclusione ciascuna. L’indagine “Eureka” ha svelato l’esistenza e l’operatività di tre maxi-associazioni criminali specializzate nel traffico internazionale di stupefacenti, riconducibili alle storiche famiglie della ‘ndrangheta di San Luca: Pelle, Strangio, Nirta, Mammoliti e Giorgi. Queste cosche mantenevano le loro sedi decisionali nel reggino, ma con ramificazioni e basi logistiche diffuse in diverse regioni d’Italia e all’estero.</p>
<p>La DDA, oggi diretta dal procuratore Giuseppe Borrelli, ha ricostruito in dettaglio i flussi di denaro generati dalla compravendita di droga. Sono state accertate movimentazioni per circa 22,3 milioni di euro. Queste gestite da organizzazioni composte anche da specialisti stranieri nel pick-up money o da spalloni che trasportavano denaro contante attraverso l’Europa. I soldi venivano riciclati e reinvestiti in diversi Paesi (Panama, Colombia, Brasile, Ecuador, Belgio, Olanda). Erano utilizzati per l’acquisto di auto e beni di lusso. Ma anche per avviare e finanziare attività commerciali in Francia, Portogallo e Germania, sfruttando spesso attività di autolavaggio.</p>
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		<title>VIDEO-Crotone calcio in amministrazione giudiziaria, pressioni cosche su security e ingressi allo stadio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 10:38:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-336373-3" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/09/Crotone-Questura-stadio.mp4?_=3" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/09/Crotone-Questura-stadio.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/09/Crotone-Questura-stadio.mp4</a></video></div>
<p>Il Tribunale di Catanzaro ha disposto l&#8217;amministrazione giudiziaria per dodici mesi ai sensi dell’art. 34 del Codice Antimafia nei confronti della società FC Crotone s.r.l., su proposta congiunta del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, del Procuratore Distrettuale della Repubblica di Catanzaro e del Questore di Crotone. Il provvedimento dei giudici della Seconda Sezione penale &#8211; Misure di prevenzione, sulla scorta degli elementi valorizzati dalle Autorità proponenti, si fonda sulle evidenze investigative acquisite dal personale della Polizia di Stato e dai Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale nel corso delle indagini preliminari della DDA di Catanzaro (soprattutto quelle svolte nell’ambito del procedimento penale Glicine-Acheronte) laddove sono emersi sufficienti indizi per ritenere che l’attività economica della FC Crotone srl, compresa quella di carattere imprenditoriale, sia stata sottoposta, nel corso dell’ultimo decennio, direttamente o quantomeno indirettamente a condizioni di intimidazione e assoggettamento ad opera di esponenti di locali cosche di ‘ndrangheta, esercitando un asfissiante controllo del territorio di Crotone e delle relative attività imprenditoriali, compresa la FC Crotone srl, certamente più rilevante ed appetibile.</p>
<p>Nel dettaglio, grazie anche alle convergenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia, le evidenze investigative hanno restituito un quadro d’insieme per il quale considerare che il libero esercizio, da parte della società sportiva, con particolare riferimento ai settori specifici della security e della gestione degli ingressi allo stadio, risulti profondamente influenzato dalla presenza pervasiva della criminalità organizzata, e che la conseguente condizione di assoggettamento abbia finito, altresì, per agevolare l’attività illecita di soggetti indiziati di appartenenza alle articolazioni ‘ndranghetistiche locali coinvolte, specie in un settore come quello calcistico, generatore di importanti e non sempre tracciabili flussi monetari e portatore di visibilità sociale. La misura adottata dal Tribunale è orientata a sostenere la società amministrata nella rimozione delle situazioni di fatto e di diritto che hanno determinato l’intervento giurisdizionale, consentendo il recupero dell&#8217;attività economica in un&#8217;ottica di legalità.  Il provvedimento ablativo è stato notificato al legale rappresentate della società, da personale del Servizio Centrale Anticrimine della Direzione Centrale Anticrimine e della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Crotone.</p>
<p>Contestualmente, sono state avviate le procedure per la notifica di complessivi 17 provvedimenti di DASPO &#8220;fuori contesto&#8221;, emessi dal Questore di Crotone, sulla base dell’attività istruttoria espletata dal personale del Servizio Centrale Anticrimine della Direzione Centrale Anticrimine e della Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Crotone, sulla scorta di un’ attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile e dalla Digos, nei confronti di altrettanti soggetti, inquadrabili nel paradigma normativo di cui all’art. 6 della legge n.401/89. La misura di prevenzione prevede l’applicabilità del divieto di accesso agli impianti sportivi a coloro che hanno palesato pericolosità sociale per essere stati condannati o denunciati per determinati tipi di reato anche in ambito extrasportivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/video-crotone-calcio-in-amministrazione-giudiziaria-pressioni-cosche-su-security-e-ingressi-allo-stadio/">VIDEO-Crotone calcio in amministrazione giudiziaria, pressioni cosche su security e ingressi allo stadio</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Processo &#8216;Jonny&#8217;: 37 condanne e 2 assoluzioni per infiltrazioni cosche in centro migranti Sant&#8217; Anna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 17:11:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Corte d’Appello di Catanzaro (presidente il giudice Antonio Battaglia) ha ridotto da 20 anni a 8 anni di reclusione la pena inflitta a Leonardo Sacco, ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, nell’ambito del processo scaturito dall’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che nel 2017 portò all’operazione &#8216;Jonny&#8216; con la quale gli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/processo-jonny-37-condanne-e-2-assoluzioni-per-infiltrazioni-cosche-in-centro-migranti-sant-anna/">Processo &#8216;Jonny&#8217;: 37 condanne e 2 assoluzioni per infiltrazioni cosche in centro migranti Sant&#8217; Anna</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte d’Appello di Catanzaro (<em>presidente il giudice Antonio Battaglia</em>) ha ridotto da 20 anni a 8 anni di reclusione la pena inflitta a <strong>Leonardo Sacco</strong>, ex governatore della Misericordia di Isola Capo Rizzuto, nell’ambito del processo scaturito dall’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro che nel 2017 portò all’<strong>operazione &#8216;Jonny</strong>&#8216; con la quale gli inquirenti rivelarono le pesanti <strong>ingerenze delle cosche Arena e Nicoscia nella gestione del centro di accoglienza per migranti di Sant’Anna</strong>. Si tratta del secondo processo d’appello celebrato nei confronti di Sacco e altre 38 persone coinvolte in quella inchiesta, i cui ricorsi contro una precedente decisione della Corte d’appello di Catanzaro furono accolti dalla Cassazione nel marzo 2023 che, annullando alcuni dei reati loro contestati, ordinò un nuovo giudizio di secondo grado. Rideterminate, dunque, le pene per 37 imputati, previa esclusione delle aggravanti, e pronunciando anche due assoluzioni, quelle per Francesco Arena e Francesco Bruno. Con l’operazione Jonny, datata 15 maggio 2017, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro portò alla luce le ingerenze della cosca Arena in larghi settori l’economia di Isola Capo Rizzuto e in particolare del centro di accoglienza per migranti.</p>
<p>In particolare sul banco degli imputati finirono il parroco di Isola Capo Rizzuto, <strong>don Edoardo Scordio</strong>, e l’allora governatore della Misericordia, <strong>Leonardo Sacco </strong>(nel fotino). Entrambi accusati di associazione mafiosa e di aver agevolato la cosca Arena permettendole di allungare i tentacoli sul centro di accoglienza lucrando soprattutto attraverso gli appalti per la mensa. A Sacco, in particolare veniva contestata una serie di capi d’imputazione per malversazione, ovvero l’utilizzo fraudolento dei fondi stanziati per l’accoglienza dei migranti, nonche’ di essere stato l’organizzatore e il promotore dell’associazione mafiosa sgominata con l’inchiesta Jonny, oltre a una serie di aggravanti e a una truffa. Per tutti questi reati l’ex governatore della Misericordia era stato condannato in primo grado a 17 anni e 4 mesi di reclusione, poi aumentati a 20 anni nel primo processo d’appello. La suprema corte ha poi escluso la sua responsabilità nelle malversazioni e ordinato u nuovo processo escludendo il ruolo di organizzatore e promotore dell’organizzazione mafiosa che gestiva i proventi destinati ai migranti. Arrestato nel maggio 2017, Sacco ha scontato 6 anni di reclusione in regime di 41 bis prima di essere scarcerato nel marzo 2023 proprio in virtu’ della decisione della Cassazione.</p>
<p>Nello scorso mese di aprile la Corte dei conti della Calabria ha condannato l’ex governatore della Misericordia, Leonardo Sacco e l’ex parroco don Edoardo Scordio al pagamento di 34.904.090 euro in favore del ministero dell’Interno per il danno erariale causato con l’illecita gestione dei fondi destinati alla gestione del centro di accoglienza per migranti di Isola Capo<br />
Rizzuto.</p>
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