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	<title>cosca Piromalli Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 15 Apr 2024 11:07:45 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO-&#8216;Ndrangheta in locali della movida di Milano: 14 arresti e 4 attività sequestrate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 10:55:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Guardia di Finanza di Milano, congiuntamente alla Polizia Locale di Milano e con la collaborazione dei Carabinieri del Comando Unità Forestali, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Milano nei confronti di 14 indagati facenti parte di un sodalizio mafioso di matrice ‘ndranghetista, capeggiato da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-246005-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/04/MIlano-GdF-calabrianews.it_.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/04/MIlano-GdF-calabrianews.it_.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/04/MIlano-GdF-calabrianews.it_.mp4</a></video></div>
<p>La Guardia di Finanza di Milano, congiuntamente alla Polizia Locale di Milano e con la<br />
collaborazione dei Carabinieri del Comando Unità Forestali, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Milano nei confronti di 14 indagati facenti parte di un sodalizio mafioso di matrice ‘ndranghetista, capeggiato da una famiglia calabrese radicata da tempo nel capoluogo meneghino, particolarmente attivo nella commissione di plurime attività illecite, tutte aggravate dal metodo mafioso, tra le quali, intestazione fittizia di attività commerciali, estorsione, truffa ai danni di agenzie di lavoro interinale e traffico di rifiuti. Le operazioni, in corso dalle prime luci dell’alba, vedono l’impiego di oltre 80 unità tra finanzieri, agenti della Polizia Locale e Carabinieri Forestali impegnati nell’esecuzione delle 14 misure cautelari personali, eseguite nelle province di Milano, Monza-Brianza, Varese, Pavia, Modena e Mantova, nonché di numerose perquisizioni presso private abitazioni risultate nella disponibilità degli indagati ed esercizi commerciali. L’indagine, condotta con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma e della Rete Operativa @ON di Europol, ha permesso di disarticolare l’associazione ‘ndranghetista, che riconosceva nella potente cosca Piromalli di Gioia Tauro (RC) un suo solido punto di riferimento.</p>
<p>Per la realizzazione dei progetti criminali, il sodalizio poteva contare sulla collaborazione di diversi soggetti compiacenti, utilizzati come prestanome al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali concretamente applicabili, cui veniva attribuita fittiziamente la titolarità di diversi esercizi commerciali ubicati in Lombardia e in Piemonte. È altresì emerso come un soggetto, già giudiziariamente riconosciuto come appartenente alla citata cosca della piana di Gioia Tauro (RC), fosse impegnato in un’infiltrazione nel settore dei locali di intrattenimento, presenti nelle più rinomate aree della movida milanese, posta in essere per il tramite di un proprio “referente”, stabilmente operante a Milano, che si occupava dell’acquisizione e della gestione di numerosi locali, attribuendone fittiziamente la titolarità a prestanome privi di adeguata esperienza imprenditoriale. Nel corso dell’operazione, infatti, sono state sequestrate, in forza di un decreto di sequestro preventivo emesso d’urgenza del P.M. titolare delle indagini, 4 società di capitali titolari di altrettanti esercizi commerciali di somministrazione di cibi e bevande, in quanto di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati dall’amministratore di fatto e dai compiacenti prestanome, in parte ubicati all’interno del “Mercato Comunale Isola”, struttura di proprietà del Comune di Milano e oggetto di concessione ad un raggruppamento temporaneo di imprese che, a loro volta, avevano dato in locazione degli spazi commerciali alle suddette società destinatarie del provvedimento di sequestro. Le investigazioni hanno permesso di rivelare le dinamiche del gruppo mafioso, capeggiato da un soggetto munito della dote ‘ndranghetista di “Vangelo “, in grado di dirimere eventuali controversie che promuoveva, pianificava ed organizzava gli associati nelle diverse azioni criminali nel territorio milanese nel business dello smaltimento rifiuti, utilizzando come discariche aree protette e capannoni industriali abbandonati.</p>
<p>Oltre all’accertamento di condotte delittuose tipiche della criminalità organizzata di stampo mafioso, quali le attività estorsive per il “recupero crediti”, le indagini hanno consentito di disvelare un efficiente meccanismo attuato dal gruppo criminale, mediante la stipula di contratti di somministrazione fittizi in assenza di effettive esigenze di impiego di forza-lavoro, per truffare numerose agenzie di lavoro interinale con la complicità dei lavoratori somministrati che, sistematicamente, retrocedevano gli stipendi ai sodali del suddetto gruppo criminale. L’azione di servizio, svolta in stretta sinergia dalla Guardia di Finanza di Milano e Le altre FF.PP., testimonia l’impegno quotidianamente profuso a presidio della sicurezza e a tutela della legalità economico-finanziaria dei Paese, con particolare riferimento ai contrasto alla criminalità organizzata e delle infiltrazioni della stessa nel circuito economico legale. La responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata con la sentenza irrevocabile di condanna. Il procedimento penale verte ancora nella fase delle indagini preliminari e, allo stato delle attuali acquisizioni probatorie, in attesa di giudizio definitivo, è doveroso sottolineare che vale la presunzione di non colpevoiezza degli indagati. La diffusione del presente comunicato stampa è autorizzata dalla Procura della Repubblica di Milano in ottemperanza alle disposizioni del Decreto Legislativo n. 188/2021, ritenendo sussistente l’interesse pubblico all’ informazione, con particolare riferimento al contrasto della criminalità organizzata e dei traffici illeciti, nonché di ogni altra forma di criminalità economico finanziaria.</p>
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		<title>Operazione &#8220;Hybris&#8221;, Piromalli e Molè &#8220;aiutati&#8221; anche da un sacerdote ed un componente delle forze dell&#8217;ordine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 10:58:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Così come riportato nelle prime ore della mattinata i Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro, a conclusione di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria e la  DDA, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, hanno 49 soggetti misure cautelari e nello specifico 34 in carcere e 15 agli arresti domiciliari. Associazione di tipo mafioso, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Così come riportato nelle prime ore della mattinata i Carabinieri del Gruppo di Gioia Tauro, a conclusione di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria e la  DDA, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, hanno 49 soggetti misure cautelari e nello specifico 34 in carcere e 15 agli arresti domiciliari. Associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, porto e detenzione di armi comuni e da guerra, estorsioni, danneggiamento seguito da incendio, turbata libertà degli incanti, importazione internazionale di sostanze stupefacenti, sono i capi d’accusa a carico dei soggetti sopra riportati. L’operazione non a caso denominata &#8220;Hybris&#8221; (<em>orgogliosa presunzione che porta l&#8217;uomo a presumere della propria potenza</em>) aveva lo scopo di disarticolare la cosca dominante della Piana.</p>
<p>L’indagine accende un faro sui mesi prima della scarcerazione di Giuseppe Piromalli <strong>(dopo circa 20anni di reclusione</strong>) dove l’ impegno degli affiliati era di recuperare un fulcro fermo e concorde della cosca segnata da interessi personali come la mancata condivisione degli utili. In questa unità rientra anche il riavvicinamento tra le cosche Piromalli e Molé dopo 15 anni dall’omicidio di Rocco Molé, avvenuto nel 2008, data in cui si azzera il monopolio condiviso tra le due cosche nella Piana. L’intento dei Piromalli – come si avince dalle intercettazioni – è proprio quello di ripristinare la collaborazione con i Molé: è risaputo che l’unione fa la forza. Da qui il controllo del mercato ittico di Gioia Tauro: il primo però a farne le spese fu un peschereccio in un cantiere navale alla Tonnara di Palmi. Era ottobre 2020 quando un incendio distrusse l’imbarcazione: il proprietario non aveva conferito il pescato al mercato ittico di Gioia Tauro così come imposto. L’uomo però cercò protezione dai componenti della cosca Piromalli con tanto di summit in zona neutra ovvero all’interno dell’area cimiteriale del centro più importante della «Piana». Oltre alle misure personali il provvedimento ha riguardato anche il sequestro preventivo di una ditta attiva nel settore della trasformazione dei prodotti agricoli, e di due proprietà immobiliari utili per espletare le attività criminali per un valore complessivo stimato in circa 1 milione di Euro. Oltre alle misure personali il provvedimento ha riguardato anche il sequestro preventivo di una ditta attiva nel settore della trasformazione dei prodotti agricoli, e di due proprietà immobiliari utili per espletare le attività criminali, per un valore complessivo stimato in circa 1 milione di Euro.</p>
<p>E sui fondi agricoli si è concentrato anche il racket: non è stato difficile ricostruire le estorsioni a cui erano sottoposti con cadenza annuale i proprietari agricoli. E c’è di più: è stato dimostrato come le cosche si insinuano ed entrano direttamente nelle attività da loro individuate come è successo ad un imprenditore costretto a stringere un sodalizio con una fabbrica attiva nella zona industriale del porto di Gioia Tauro. Questo oltre a non poter scegliere chi assumere, non poteva neanche metter bocca sul lavoro svolto e il rendimento. La malavita locale avrebbe messo le mani anche sulle aste giudiziarie, terreno ghiotto per immobili e affini, della zona industriale affacciata sul Porto di Gioia Tauro; Come? Alle vendite “<em>all’incanto”</em> ghiotte alle cosche chi poteva parteciparvi veniva scoraggiato in partenza. Le organizzazioni criminali in questione, per cui è stata accerta una ramificazione anche aldilà della sola Calabria, potevano contare su ruoli attivi come un appartenente alle forze dell’ordine per cui è stata ipotizzata una “rivelazione del segreto d’ufficio” in favore degli appartenenti alla cosca Piromalli ed anche “false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’Autorità Giudiziaria” per cui è chiamato a rispondere un Sacerdote “compiacente” reo di dichiarazioni «di comodo», che gli appartenenti al sodalizio potevano utilizzare per ottenere benefici e misure alternative alle pene.</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta stragista: chiesta la conferma dell’ergastolo per Graviano e Filippone</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-stragista-chiesta-la-conferma-dellergastolo-per-graviano-e-filippone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2023 10:20:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Sono straordinariamente contento e convinto di aver fatto tutto quello che era umanamente possibile per ricostruire una vicenda complessa. Graviano e Filippone sono colpevoli di tutti i reati loro ascritti e la sentenza dell’ergastolo va integralmente confermata”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo al termine della requisitoria del processo “‘Ndrangheta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Sono straordinariamente contento e convinto di aver fatto tutto quello che era umanamente possibile per ricostruire una vicenda complessa. <strong>Graviano e Filippone sono colpevoli</strong> di tutti i reati loro ascritti e la sentenza dell’ergastolo va integralmente confermata”.</em> Lo ha detto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo al termine della requisitoria del processo “‘Ndrangheta stragista” che vede alla sbarra <strong>il boss </strong>di<strong> Brancaccio Giuseppe Graviano </strong>e<strong> Rocco Santo Filippone</strong>, esponente della <strong>cosca Piromalli di Gioia Tauro</strong>.</p>
<p>Nel 2020, Graviano e Filippone sono stati <strong>condannati al carcere a vita</strong> perché ritenuti i <strong>mandanti del duplice omicidio</strong> in cui, il 18 gennaio 1994, morirono <strong>i carabinieri Antonio Fava </strong>e<strong> Vincenzo Garofalo</strong>. Un agguato che, assieme ad altri due attentati consumati in provincia di Reggio Calabria ai danni dei carabinieri, stando all’impianto accusatorio della Dda, è rientrato nella strategia stragista messa in piedi nella prima metà degli anni novanta da Cosa nostra, ‘Ndrangheta contro lo Stato. Nel primo giorno di requisitoria, il pg Lombardo aveva affermato che<em> “Filippone Rocco Santo e Graviano Giuseppe sono colpevoli di tutti i reati a loro ascritti, oltre ogni ragionevole dubbio”. </em></p>
<p>“<em>La stagione delle stragi ha degli obiettivi anche di natura politica”</em> ha sostenuto oggi Lombardo confermando quanto detto più volte nel corso della ricostruzione dell’indagine facendo riferimento ai contatti politici intrattenuti in quegli anni dalle mafie e ribadendo quanto scritto nella sentenza dalla Corte d’Assise. Nelle <strong>motivazioni della sentenza</strong> di primo grado, infatti, si legge che l’omicidio dei carabinieri Fava e Garofalo e la<strong> tentata strage allo Stadio Olimpico</strong> rientravano in una <em>“comune strategia eversivo-terroristica”</em> e sarebbero avvenuti “<em>in un momento in cui le organizzazioni criminali erano<strong> alla ricerca</strong> di nuovi e più affidabili <strong>referenti politici, disposti a scendere a patti con la mafia</strong>, che furono individuati nel neopartito <strong>Forza Italia </strong>di <strong>Silvio Berlusconi”</strong>.</em><br />
(Fonte:il Giornale di Calabria)</p>
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		<title>&#8216;Ndrangheta: beni per oltre 3 milioni di euro sequestrati a due imprenditori</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ndrangheta-beni-per-oltre-3-milioni-di-euro-sequestrati-a-due-imprenditori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 10:16:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[2 imprenditori]]></category>
		<category><![CDATA[Beni sequestrati]]></category>
		<category><![CDATA[cosca Piromalli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata, con il coordinamento della Procura diretta da Giovanni Bombardieri, hanno eseguito un provvedimento di sequestro di beni, costituto da compendi aziendali, beni immobili e rapporti finanziari, per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, nei confronti di Santo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata, con il coordinamento della Procura diretta da Giovanni Bombardieri, <strong>hanno eseguito un provvedimento di sequestro di beni, costituto da compendi aziendali, beni immobili e rapporti finanziari, per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro, nei confronti di Santo Furfaro, di 55 anni, Rocco Alampi (40), imprenditori, indiziati di contiguità con la cosca Piromalli, egemone nella Piana di Gioia Tauro.</strong><br />
Gli imprenditori erano stati arrestati nell&#8217;ambito dell&#8217;operazione &#8220;Galassia&#8221;, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Finanza con l&#8217;ausilio dello Scico.</p>
<p id="ob">Nell&#8217;occasione erano state anche sequestrate 23 società estere, 15 imprese operanti sul territorio italiano, 33 siti web nazionali e internazionali, numerosi immobili, automezzi e conti correnti italiani ed esteri, nonché innumerevoli quote societarie e disponibilità finanziarie riconducibili ai predetti. Al riguardo, il Gico del Nucleo di polizia economico finanziaria di Reggio Calabria e lo Scico di Roma &#8211; su delega della Dda con il coordinamento del procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e del pm Stefano Musolino &#8211; indagini economico-patrimoniali sul conto, tra l&#8217;altro, dei due imprenditori e dei rispettivi nuclei familiari. Dalle indagini è emersa la sproporzione tra il reddito ed il patrimonio dei due e delle famiglie. Alla luce di ciò, la sezione Misure di prevenzione del Tribunale reggino &#8211; presieduta da Ornella Pastore &#8211; ha disposto il sequestro che ha riguardato 4 imprese commerciali comprensive dell&#8217;intero patrimonio aziendale, 10 fabbricati, 5 terreni, 2 autoveicoli, 1 motoveicolo, 9 polizze assicurative, nonché ulteriori disponibilità finanziarie.</p>
<p><em>(Ansa)</em></p>
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