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	<title>convivente Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 26 Jul 2024 13:04:31 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Consulta: il convivente di fatto è “famiglia”, i diritti vanno riconosciuti a tutti senza distinzioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 09:57:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cirinnà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il convivente di fatto è a tutti gli effetti un familiare. «In una società profondamente mutata, vi è stata una convergente evoluzione sia della normativa nazionale, sia della giurisprudenza costituzionale, comune ed europea, che ha riconosciuto piena dignità alla famiglia composta da conviventi di fatto». Con queste motivazioni la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il convivente di fatto è a tutti gli effetti un familiare. «In una società profondamente mutata, vi è stata una convergente evoluzione sia della normativa nazionale, sia della giurisprudenza costituzionale, comune ed europea, che ha riconosciuto piena dignità alla famiglia composta da conviventi di fatto». Con queste motivazioni la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 230-bis, terzo comma, del codice civile, nella parte in cui non prevede come familiare – oltre al coniuge, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo – anche il «convivente di fatto» e come impresa familiare quella cui collabora anche il «convivente di fatto». Inoltre, in via consequenziale, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della cosiddetta legge Cirinnà (la numero 76 del 2016) che ha introdotto l’articolo 230-ter del codice civile, che riconosceva al convivente di fatto una tutela sul lavoro significativamente ridotta rispetto al coniuge. Cioè, più garanzie lavorative per il convivente. </p>
<p><strong>La sentenza</strong><br />
Per «conviventi di fatto» – secondo la definizione prevista dal primo articolo della legge dichiarata incostituzionale – si intendono «due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale».<br />
Le Sezioni unite civili della Corte di cassazione, ricorda la Consulta, avevano sollevato questioni di legittimità costituzionale della disciplina dell’impresa familiare – in riferimento, in particolare, agli articoli 2, 3, 4, 35 e 36 della Costituzione, che garantiscono i diritti al singolo e tutelano il lavoro, nella parte in cui prevedeva che il convivente more uxorio non fosse incluso nel novero dei «familiari». E ora la Corte ha accolto quei rilievi in ambito familiare-lavorativo.</p>
<p><strong>Tutela del lavoro</strong><br />
«Rimangono – si legge nella nota della Corte – le differenze di disciplina rispetto alla famiglia fondata sul matrimonio, ma quando si tratta di diritti fondamentali, questi devono essere riconosciuti a tutti senza distinzioni. Tale è il diritto al lavoro e alla giusta retribuzione; diritto che, nel contesto di un’impresa familiare, richiede uguale tutela, versando anche il convivente di fatto, come il coniuge, nella stessa situazione in cui la prestazione lavorativa deve essere protetta, rischiando altrimenti di essere inesorabilmente attratta nell’orbita del lavoro gratuito».<br />
La Corte, inoltre, ha sottolineato che la tutela del lavoro è strumento di realizzazione della dignità di ogni persona, sia come singolo che quale componente della comunità, a partire da quella familiare. Ha ritenuto, quindi, irragionevole la mancata inclusione del convivente di fatto nell’impresa familiare. </p>
<p><strong>Legge Cirinnà </strong><br />
All’ampliamento della tutela disposta con la modifica dell’articolo 230 bis del codice civile al convivente di fatto è conseguita l’illegittimità costituzionale anche dell’articolo 230-ter che – nell’attribuire allo stesso una tutela ridotta, non comprensiva del riconoscimento del lavoro nella famiglia, del diritto al mantenimento, nonché dei diritti partecipativi nella gestione dell’impresa familiare – comporta, per i giudici un ingiustificato e discriminatorio abbassamento di protezione. La cosiddetta legge Cirinnà aveva infatti previsto che al convivente di fatto, che prestasse stabilmente la propria opera all’interno dell’impresa dell’altro convivente, spettasse una partecipazione agli utili dell’impresa familiare e ai beni acquistati con essi, nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, commisurata al lavoro prestato. Ma che il diritto di partecipazione non spettasse qualora tra i conviventi esistesse un rapporto di società o di lavoro subordinato. </p>
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		<title>Minore costretta a subire violenza sessuale dal convivente della madre nel Catanzarese</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/minore-costretta-a-subire-violenza-sessuale-dal-convivente-della-madre-nel-catanzarese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2024 12:31:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[convivente]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza sessuale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ripugnante episodio di violenza sessuale ai danni di una 11enne nel Catanzarese che sarebbe stata costretta dal convivente della madre a osservarlo nell’atto di masturbazione nonché forzarla a subire atti sessuali contro la sua volontà. L&#8217;episodio sarebbe avvenuto nella provincia di Catanzaro: secondo quanto emerge dalle indagini la madre avrebbe scoperto tutto dopo il ritrovamento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ripugnante episodio di violenza sessuale ai danni di una 11enne nel Catanzarese che sarebbe stata costretta dal convivente della madre a osservarlo nell’atto di masturbazione nonché forzarla a subire atti sessuali contro la sua volontà.</p>
<p>L&#8217;episodio sarebbe avvenuto nella provincia di Catanzaro: secondo quanto emerge dalle indagini la madre avrebbe scoperto tutto dopo il ritrovamento di un video proprio sul cellulare dell’uomo e avrebbe minacciato il 47enne di diffonderlo in cambio dell’auto e del bancomat sul quale veniva accreditato lo stipendio.</p>
<p>L’uomo avrebbe quindi deciso di sporgere querela ai carabinieri della Compagnia di Soverato in merito al “ricatto” raccontando la sua versione dei fatti. Ma le indagini avrebbero scoperto che la principale vittima fosse l’11enne, figlia della compagna. Disposta la misura cautelare in carcere per l’uomo da parte del gip Luca Bonifacio con l’accusa di violenza sessuale e gli arresti domiciliari per estorsione e detenzione di materiale pornografico a carico della madre.</p>
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