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	<title>clan Mancuso Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 23 Feb 2021 11:24:49 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Vibo Valentia, confiscati al boss &#8220;Billy&#8221; Mancuso beni per 20 milioni di euro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/vibo-valentia-confiscati-al-boss-billy-mancuso-beni-per-20-milioni-di-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2021 11:24:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
		<category><![CDATA[clan Mancuso]]></category>
		<category><![CDATA[sequestro beni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vibo Valentia – Continua l’azione di contrasto alla criminalità organizzata e di aggressione ai patrimoni illeciti. “Nella mattinata odierna i finanzieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia, coordinati dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Dott. Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto, Dott. Vincenzo Capomolla e dai Sostituti Procuratori, Dott. Antonio De Bernardo e Dott. Pasquale Mandolfino, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vibo Valentia – Continua l’azione di contrasto alla criminalità organizzata e di aggressione ai patrimoni illeciti.<br />
“Nella mattinata odierna i finanzieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia, coordinati dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Dott. Nicola Gratteri, dal Procuratore Aggiunto, Dott. Vincenzo Capomolla e dai Sostituti Procuratori, Dott. Antonio De Bernardo e Dott. Pasquale Mandolfino, hanno sottoposto a confisca beni mobili, immobili, aziende agricole, ditte individuali e conti correnti bancari per un valore stimato in circa 20 milioni di euro riconducibili a MANCUSO GIOVANNI (cl. 41), detto “Billy” noto pluripregiudicato, esponente di spicco dell’omonima cosca di ‘ndrangheta, già sottoposto alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.<br />
Il provvedimento ablativo attuale, in esecuzione di un decreto emesso dalla seconda sezione penale del Tribunale di Catanzaro, trae origine dall’operazione “Terra Nostra”, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Vibo Valentia, a conclusione della quale, nell’ottobre 2019, erano stati sequestrati 92 terreni: 29 fabbricati; 6 autoveicoli; 1 trattore agricolo; 2 aziende agricole; 2 ditte individuali, delle quali una esercente l’attività di commercio di carbolubrificanti con annessa stazione di servizio, tutti riconducibili al Mancuso Giovanni, ma formalmente intestati a prestanomi.<br />
Il decreto di confisca è stato emesso, a conclusione dell’attività istruttoria, che ha confermato la riconducibilità dei beni al Mancuso, nonché la sussistenza del profilo della sproporzione trai redditi complessivi del suo nucleo familiare ed il valore dei beni sequestrati.<br />
La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro è riuscita, infatti, attraverso le verifiche investigative della Guardia di Finanza, a sostenere l’impianto investigativo originario dal quale era emerso che Mancuso Giovanni, unitamente ad altri 23 soggetti, facenti parte del medesimo nucleo familiare e affiliati al clan, controllava tutte le attività economiche del comune di residenza e dei centri vicini, ricavandone illeciti proventi e costituendo un ingente e diversificato patrimonio di beni mobili, immobili, aziende agricole, imprese commerciali e disponibilità finanziarie, detenuti sia da lui direttamente che attraverso prestanomi ai quali era stata attribuita, fittiziamente, la titolarità e/o la disponibilità di beni, al fine di eludere le disposizioni di legge previste dalla vigente normativa antimafia in materia di prevenzione patrimoniale.<br />
Parimenti è stata ampiamente dimostrata la sperequazione tra i redditi complessivi dichiarati dal Mancuso e dal suo nucleo familiare ed il valore dei beni al medesimo ricondotti.<br />
Tra gli immobili oggetto di confisca, ricadenti nel comune di Milano, Limbadi, Nicotera, Filandari, Rombiolo, Zungri, Drapia e Vibo Valentia, tutti riconducibili all’interessato, spiccano capannoni industriali, terreni, immobili, un’area di servizio una villa residenziale composta da tre piani, nonché diverse autovetture e mezzi agricoli.<br />
Sono stati esclusi dall’originario decreto di sequestro esclusivamente una ditta individuale, ma non anche il suo compendio aziendale, inteso per esso i beni strumentali necessari all’esercizio dell’attività commerciale posta in essere e due vecchie autovetture (per un valore complessivo di 110.000,00 euro).<br />
L’attività della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e della Guardia di Finanza, volta all’aggressione dei patrimoni illeciti, consente di colpire le organizzazioni criminali nel cuore dei propri interessi economici, patrimoniali e imprenditoriali e di restituire alla collettività i beni accumulati per finalità sociali, arginando al contempo l’inquinamento del mercato e della sana imprenditoria”.</p>
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		<title>Processo a mandanti ed esecutori dell&#8217;omicidio Vinci, la straziante deposizione in aula di mamma Rosaria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/processo-a-mandanti-ed-esecutori-dellomicidio-vinci-la-straziante-deposizione-in-aula-di-mamma-rosaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2021 09:35:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
		<category><![CDATA[clan Mancuso]]></category>
		<category><![CDATA[Limbadi]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio vinci]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
		<category><![CDATA[rosaria scarpulla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro – A distanza di 12 anni dall’efferato delitto, sembra non trovare pace la famiglia di Matteo Vinci, ucciso quasi tredici anni da a Limbadi, nel Vibonese. &#8220;Ci hanno tormentato fino a ieri. Ma io ci sarò sempre e sarò la voce di Matteo&#8221;. Lo ha detto Rosaria Scarpulla, mamma di Matteo Vinci, il 42enne [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro – A distanza di 12 anni dall’efferato delitto, sembra non trovare pace la famiglia di Matteo Vinci, ucciso quasi tredici anni da a Limbadi, nel Vibonese.<br />
&#8220;Ci hanno tormentato fino a ieri. Ma io ci sarò sempre e sarò la voce di Matteo&#8221;.<br />
Lo ha detto Rosaria Scarpulla, mamma di Matteo Vinci, il 42enne biologo ucciso con un&#8217;autobomba  il 9 aprile 2018 a Limbadi.<br />
La donna ha deposto nell&#8217;aula della Corte d&#8217;assise a Catanzaro rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro Andrea Buzzelli, e dei difensori dei quattro imputati: Domenico Di Grillo, di 72 anni; la moglie, Rosaria Mancuso (64); il genero, Vito Barbara (29) e la figlia Lucia (30).<br />
Rosaria Scarpulla ha raccontato di quelle che ha chiamato spesso le &#8220;vessazioni&#8221; subite dai Mancuso che, secondo l&#8217;accusa, miravano a impossessarsi di terreni della famiglia Vinci: recinzioni buttate giù col trattore, cartucce di fucile e proiettili allineati su un muretto, liquami sversati sul terreno, i cagnolini trovati morti appesi alla porta, le ingiurie.<br />
&#8220;Io l&#8217;ho sempre affrontata Rosaria Mancuso&#8221;, detta &#8216;Mbrogghia perché figlia di Ciccio Mancuso alias &#8216;Mbrogghia.<br />
La donna, tra l&#8217;altro, ha raccontato dell&#8217;aggressione subita dal marito Francesco Vinci subita nel 2017.<br />
&#8220;Sul posto trovo mio marito come un fantasma &#8211; ha detto &#8211; pieno di sangue. &#8216;Sara mi hanno<br />
aggredito&#8217;, mi dice. Nel viaggio in macchina fino al Pronto soccorso di Nicotera ha cominciato a vomitare. Io gli chiedevo chi era stato. Barbara lo aveva colpito col tridente in testa, Domenico Di Grillo lo aveva colpito con un&#8217;ascia sul volto. E Rosaria Mancuso incitava: &#8216;Ammazzatelo&#8217;. Mio marito non ha raccontato che lo hanno minacciato con una pistola. Quello lo ha raccontato dopo al medico&#8221;.<br />
Il 9 aprile del 2018, ha ricordato Scarpulla, Matteo e il padre erano andati in campagna a portare da mangiare ai gatti.<br />
Quindi la telefonata nel corso della quale, in mezzo al rumore, sente la voce del marito che le dice: &#8220;Sara corri, è scoppiata la macchina&#8221;.<br />
&#8220;Sono uscita di casa &#8211; ha detto la donna &#8211; lasciando tutto aperto. Sono arrivata a piedi. Cercavo di andare verso la macchina ma i carabinieri mi fermavano, mi dicevano &#8216;non c&#8217;è nessuno nella macchina&#8217;&#8221;. L&#8217;auto è esplosa, ha detto ancora, a poca distanza dalla masseria dei Mancuso.<br />
Dopo la morte di Matteo, Rosaria Scarpulla aveva ricevuto la visita di Silvana Mancuso, nipote di Luigi Mancuso. &#8220;Mi disse &#8216;Io e la mia famiglia ci dissociamo, altrimenti non lo avremmo permesso. Vorrebbe venire una persona a darle le condoglianze.<br />
Lei l&#8217;accetta?'&#8221;. Si trattava di Luigi Mancuso, il boss al vertice della famiglia di &#8216;ndrangheta.<br />
Il processo Rinascita-Scott lo indica come al vertice del Crimine nella provincia di Vibo Valentia. La Scarpulla accetta la visita. Il boss le chiede perché non si erano mai rivolti a lui. &#8220;Perché<br />
 vrei dovuto chiamare te?&#8221;, ha detto di avere risposto la donna.<br />
&#8220;Gli chiesi &#8216;Tu quello che hai detto lo puoi dimostrare? Vieni alla fiaccolata per Matteo'&#8221;.<br />
 E anche oggi, nonostante gli arresti e il clamore mediatico sulla vicenda, Rosaria Scarpulla ha detto che &#8220;Rosina Di Grillo ci ha tormentato fino a ieri”.</p>
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		<title>Nicotera, era stato costretto a chiudere dalla &#8216;ndrangheta. Gratteri: &#8220;Copiare il suo coraggio&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/nicotera-era-stato-costretto-a-chiudere-dalla-ndrangheta-gratteri-copiare-il-suo-coraggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2020 08:44:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[Carmine Zapia]]></category>
		<category><![CDATA[clan Mancuso]]></category>
		<category><![CDATA[estorsioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Gratteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Costretto a chiudere per la pressione usuraia della &#8216;ndrangheta, è tornato ad aprire la sua tabaccheria, a Nicotera, Carmine Zappia, che con le sue denunce ha fatto arrestare numerosi &#8216;ndranghetisti grazie al lavoro dei carabinieri di Vibo e della Dda di Catanzaro. Un gesto la cui importanza è stata sottolineata dal procuratore di Catanzaro Nicola [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Costretto a chiudere per la pressione usuraia della &#8216;ndrangheta, è tornato ad aprire la sua tabaccheria, a Nicotera, Carmine Zappia, che con le sue denunce ha fatto arrestare numerosi &#8216;ndranghetisti grazie al lavoro dei carabinieri di Vibo e della Dda di Catanzaro. Un gesto la cui importanza è stata sottolineata dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri presente insieme al procuratore di Vibo Valentia Camillo Falvo. &#8220;Su Vibo &#8211; ha detto Gratteri &#8211; ci sono ben tre pm dedicati e la fortuna di avere a Vibo un grande magistrato come Falvo è ulteriore simbolo di garanzia. Mi sono insediato il 16 maggio 2016. La mattina successiva io e Falvo eravamo a Rebibbia dal collaboratore Andrea Mantella. A lui dissi: &#8216;Prima mi parlate di quello che avete fatto voi, poi dei parenti, poi degli amici e, infine, dei nemici. Altrimenti, io programma non ve ne faccio&#8217;. Quella stessa mattina ci ha confessato sei omicidi&#8221;.<br />
<a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2020/09/152b9becae8779aca781d6a329d91490.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-117046 alignleft" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2020/09/152b9becae8779aca781d6a329d91490-300x142.jpg" alt="" width="501" height="237" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2020/09/152b9becae8779aca781d6a329d91490-300x142.jpg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2020/09/152b9becae8779aca781d6a329d91490-696x331.jpg 696w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2020/09/152b9becae8779aca781d6a329d91490.jpg 700w" sizes="(max-width: 501px) 100vw, 501px" /></a>In quei momenti nacque l&#8217;idea di Gratteri su come operare a Vibo. &#8220;Inutile fare processi &#8216;spezzatino&#8217; &#8211; ha detto &#8211; considerato che c&#8217;è un monolite con tanti satelliti. A me e Falvo poi si sono aggiunti De Bernardo, Mancuso, Frustaci, e abbiamo costituito un bel gruppo di magistrati. Poi sono andato dai Comandanti generali dei Carabinieri, della Finanza, dal Capo della Polizia, ed ho chiesto: &#8216;Ho questo progetto, vi convince?&#8217; Loro con i fatti ci hanno dato credito mandando uomini e mezzi.<br />
Adesso &#8211; ha detto Gratteri rivolto alla popolazione &#8211; è arrivato il momento di scegliere. Dovete decidere da che parte stare.<br />
Zappia lo ha deciso. Dobbiamo diventare suoi clienti ed imitarlo, copiare il suo coraggio, la sua determinazione, il suo orgoglio. E&#8217; un uomo coerente e spesso a noi la coerenza manca.<br />
Cerchiamo di recuperarla dentro di noi&#8221;. &#8220;Denunciare &#8211; ha detto Falvo &#8211; era difficile. Ora non più. I veri eroi sono quelli che denunciano. Dobbiamo affermare un mondo in cui siano sempre di più le persone che denunciano. E stiamo lavorando per questo assieme alla procura di Catanzaro. Molto è stato fatto ma altro ancora c&#8217;è da fare. Dobbiamo invitare la gente, come ha fatto Zappia, a fidarsi di noi. Questo è un momento irripetibile, magico, per Vibo. Quindi ora o mai più&#8221;.<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>E&#8217; stato vittima del clan Mancuso ma ha denunciato: ora Zappia riapre l&#8217;attività a Nicotera</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/e-stato-vittima-del-clan-mancuso-ma-ha-denunciato-ora-zappia-riapre-lattivita-a-nicotera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2020 05:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Carmine Zappia]]></category>
		<category><![CDATA[clan Mancuso]]></category>
		<category><![CDATA[Nicotera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riaprirà questo pomeriggio alle ore 17,30 a Nicotera, nel Vibonese, la tabaccheria di Carmine Zappia, il 53enne finito nel “mirino” del clan Mancuso ma che, grazie alle sue denunce, ha permesso ai carabinieri ed alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro di mandare a giudizio per estorsione ed usura (reati aggravati dalle modalità mafiose) dieci persone [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Riaprirà questo pomeriggio alle ore 17,30 a Nicotera, nel Vibonese, la tabaccheria di Carmine Zappia, il 53enne finito nel “mirino” del clan Mancuso ma che, grazie alle sue denunce, ha permesso ai carabinieri ed alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro di mandare a giudizio per estorsione ed usura (reati aggravati dalle modalità mafiose) dieci persone fra cui il boss 82enne Antonio Mancuso.<br />
“Ho ricevuto sostegno da ogni parte – dichiara Zappia – e tanti sono stati gli attestati di vicinanza e le manifestazioni di solidarietà che mi sono giunti dopo la denuncia. Ho sentito lo Stato vicino e voglio ringraziare tutti per gli incoraggiamenti ad andare avanti. Spero di poter ritornare poco alla volta alla normalità ed alla mia vita insieme alla mia famiglia. Non sarà facile ricominciare ma è l’unica cosa possibile in una situazione come questa e farò di tutto per riuscirci”.<br />
Il tabacchino di Carmine Zappia si trova in via Foschea a Nicotera. L’operazione antimafia “Maqlub” (che in arabo significa ribaltamento) è scattata il 18 luglio dello scorso anno. Nel procedimento penale si sono costituiti parte civile – oltre a Carmine Zappia – anche la Regione Calabria e il Comune di Nicotera. Assente, invece, la Provincia di Vibo Valentia che pure era stata individuata dalla Dda di Catanzaro quale parte offesa. Il processo in abbreviato si aprirà il 19 ottobre, quello con rito ordinario il 5 ottobre dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. L’accusa è rappresentata dal pm della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo.<br />
Dal gennaio al marzo 2018, gli imputati avrebbero indotto la vittima ad accettare di estinguere un debito versando loro 15mila euro ogni tre mesi (importo che effettivamente Carmine Zappia versava nel gennaio 2018), somma poi ridotta a cinquemila euro ogni tre mesi (importo che la vittima versava ad Antonio Mancuso nel marzo 2018). Antonio Mancuso ed il nipote Alfonso Cicerone avrebbero inoltre prospettato alla vittima la possibilità di cedere loro l’intero negozio di arredamenti e la tabaccheria che da domani, invece, riaprirà al pubblico per volontà di Carmine Zappia.<br />
(<em>Fonte Agi</em>)</p>
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