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	<title>Ciaccio Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sun, 11 Oct 2026 16:06:43 +0000</lastBuildDate>
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		<title>File e attese per i pazienti oncologici ed ematologici al &#8216;Ciaccio&#8217; di Catanzaro&#8217;, lettera al presidente Occhiuto</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/file-e-attese-per-i-pazienti-oncologici-ed-ematologici-al-ciaccio-di-catanzaro-lettera-al-presidente-occhiuto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Oct 2026 16:06:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ore trascorse tra file, registrazioni e attese prima di poter effettuare un prelievo o incontrare il medico. È la situazione denunciata da Marilena Sacchetta, cittadina crotonese, in una lettera indirizzata al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, per richiamare l’attenzione sull’organizzazione dei percorsi assistenziali per i pazienti oncologici ed ematologici dell’ospedale “Ciaccio” di Catanzaro. Al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="x12ofw9d">Ore trascorse tra file, registrazioni e attese prima di poter effettuare un prelievo o incontrare il medico. È la situazione denunciata da Marilena Sacchetta, cittadina crotonese, in una lettera indirizzata al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, per richiamare l’attenzione sull’organizzazione dei percorsi assistenziali per i pazienti oncologici ed ematologici dell’ospedale “Ciaccio” di Catanzaro. Al centro della segnalazione c’è una successione di passaggi burocratici che, secondo quanto descritto nella lettera, costringe i pazienti ad arrivare in ospedale nelle prime ore del mattino e ad affrontare diverse file prima di completare il proprio percorso sanitario.</p>
<p class="x12ofw9d"><strong>IL PERCORSO TRA FILE E ATTESE- </strong>La procedura, racconta Sacchetta, comincia con il ritiro del numero per la registrazione e il pagamento del ticket. Successivamente, i pazienti devono attendere nuovamente per essere chiamati dalla segreteria del reparto di Ematologia o Oncologia, dove viene effettuata la registrazione necessaria ai prelievi. Il percorso prosegue con un’ulteriore attesa per il prelievo del sangue e, infine, con quella per la visita oncologica o ematologica. Una sequenza che può tradursi in lunghe permanenze in ospedale per persone già sottoposte al peso fisico e psicologico della malattia. «Fila dopo fila. Attesa dopo attesa. Ore trascorse in un ospedale da persone che sono lì perché stanno combattendo contro una malattia», scrive la cittadina, sottolineando come un’organizzazione più razionale potrebbe contribuire a ridurre il disagio dei pazienti.</p>
<p class="x12ofw9d"><strong>L’APPELLO A OCCHIUTO: «NON È UNA QUESTIONE DI COMODITÀ»- </strong>Nella lettera, Sacchetta evidenzia che il problema non riguarda soltanto l’efficienza amministrativa, ma investe direttamente la dignità e il benessere delle persone più fragili. Pazienti anziani, sottoposti a terapie e spesso con condizioni fisiche già compromesse, sono costretti ad affrontare attese che possono rendere ancora più faticoso l’accesso alle cure. Da qui la richiesta al presidente della Regione di verificare la situazione e valutare possibili interventi per semplificare le procedure. L’obiettivo è riorganizzare il percorso assistenziale, eliminare eventuali duplicazioni e ridurre i tempi di attesa e i passaggi burocratici che precedono le prestazioni sanitarie. «Non è una richiesta di privilegio. È una richiesta di dignità», ribadisce Sacchetta, sintetizzando il senso della sua iniziativa.</p>
<p class="x12ofw9d"><strong>«LA SANITÀ DEVE METTERE AL CENTRO LA PERSONA»- </strong>Il messaggio della cittadina crotonese richiama il principio secondo cui la qualità della sanità pubblica non si misura esclusivamente attraverso le prestazioni erogate, ma anche attraverso l’attenzione riservata ai pazienti durante ogni fase del percorso di cura. «Chi entra ogni mattina in quell’ospedale non è un numero da chiamare attraverso una sequenza interminabile di code: è una persona malata che ha bisogno di essere curata e rispettata», sottolinea nella lettera. Sacchetta auspica che la segnalazione venga accolta come un’opportunità per intervenire concretamente sull’organizzazione di un servizio essenziale per la Calabria, con soluzioni capaci di rendere meno gravoso l’accesso ai controlli per chi affronta patologie oncologiche ed ematologiche. La richiesta, conclude, è che la dignità del paziente diventi un criterio centrale anche nella gestione dei tempi e delle procedure ospedaliere, soprattutto nei luoghi in cui le persone si trovano ad affrontare le fasi più delicate della propria vita.</p>
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		<title>Un tributo all&#8217;Ematologia di Catanzaro: Le persone che rendono grande la nostra sanità&#8230;di Mena Pujia*</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 17:02:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Ciaccio]]></category>
		<category><![CDATA[ematologia]]></category>
		<category><![CDATA[Mena Pujia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando ho scritto &#8216;Voglio vivere io&#8217;, non conoscevo ancora tutte le persone che oggi fanno parte della mia vita. Alcune le avevo appena incontrate. Altre sarebbero arrivate nei ricoveri successivi, nelle terapie di supporto, nei continui viaggi tra casa e ospedale. Non avevo ancora avuto il tempo di scoprire quanto profondi e autentici potessero diventare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho scritto <em>&#8216;Voglio vivere io&#8217;</em>, non conoscevo ancora tutte le persone che oggi fanno parte della mia vita. Alcune le avevo appena incontrate. Altre sarebbero arrivate nei ricoveri successivi, nelle terapie di supporto, nei continui viaggi tra casa e ospedale. Non avevo ancora avuto il tempo di scoprire quanto profondi e autentici potessero diventare certi legami. Oggi sento il bisogno di rendere pubblicamente omaggio all&#8217;Unità Operativa di Ematologia del Presidio Ospedaliero Ciaccio di Catanzaro, parte dell&#8217;Azienda Ospedaliero-Universitaria Renato Dulbecco. Un&#8217;eccellenza della nostra sanità, per ciò che ho conosciuto e vissuto, che non ho imparato ad apprezzare attraverso le statistiche, ma attraverso la mia pelle, il mio sangue, le mie paure. E soprattutto attraverso le persone. Al dottor Matteo Molica, al dottor Luciano Levato , alla dottoressa Laura De Fazio, al dottor Renato Cantaffa, al professor Marco Rossi e a tutti gli altri medici dell&#8217;équipe va la mia gratitudine più profonda.</p>
<p>La fatica gliela leggi addosso. Nei passi, a volte lenti ma sempre decisi, con cui attraversano i corridoi. Nel continuo affaccendarsi tra le stanze di chi è ricoverato, i pazienti che arrivano da casa per una trasfusione, una terapia, un controllo, e quelli che aspettano una risposta, una spiegazione, una parola rassicurante. È un movimento incessante di persone, bisogni, urgenze, responsabilità. E loro sono lì, a passare da una stanza all&#8217;altra, da una preoccupazione all&#8217;altra, portandosi dietro la stanchezza della giornata e trovando comunque il modo di fermarsi davanti a un letto, guardarti negli occhi e chiederti come stai. Io quella fatica la vedo. E la riconosco. Penso alle mani del dottor Molica, quando cercano delicatamente il punto esatto in cui intervenire durante una puntura lombare, il mio grande terrore. A quella sua attenzione quasi timorosa di farmi male, alla delicatezza dei gesti, alla profondità d&#8217;animo, all&#8217;umiltà e a quegli occhi buoni. E penso anche al suo percorso scientifico: così giovane e già autore di importanti contributi alla ricerca sulle leucemie croniche e acute. Sapere che quelle stesse mani che si posano con tanta delicatezza sulla mia schiena appartengono a un medico che dedica anche il proprio lavoro alla ricerca mi emoziona profondamente. Perché in lui incontro due dimensioni della medicina che vorrei non fossero mai separate: la conoscenza e la tenerezza. E si sa quanto a me piaccia essere vista. Non semplicemente guardata. Vista. Riconosciuta come persona, prima ancora che come paziente. Con la mia storia, le mie paure, la mia ostinazione, la mia incontenibile voglia di vivere. E in quelle mani, in quegli occhi, io sento proprio questo: che non sono soltanto una schiena sulla quale eseguire una procedura, una malattia da combattere, un caso clinico da trattare. Sono Mena. E lui lo sa.</p>
<p>E poi ci sono gli occhi della dottoressa Laura De Fazio. Quegli occhi belli, che non si limitano a osservare, ma sembrano cercarti davvero. Occhi nei quali io ritrovo quella qualità che, da sempre, considero essenziale in ogni relazione: la capacità di vedere l&#8217;altro. E poi ci sono loro. Gli infermieri. Vorrei scriverli tutti, uno per uno, come si fa con le persone che non vuoi rischiare di dimenticare. Dario, Rosalia, Bruno, Doriana, Silvana, Domenica, Maria Letizia, Fabio, Giovanni, Aldo, Laura, Luciana, Elisa, Katia e Katia. E gli OSS, meravigliosi: Giampiero, Serenella, Domenico. E Paolo, il caposala, instancabile, sempre indaffarato, sempre con qualcosa da risolvere e, nonostante tutto, sempre sorridente e paterno. Una lista di angeli. Ma angeli veri, senza ali, con le divise, i turni, la stanchezza, le mille cose da fare e quella straordinaria capacità di esserci. Penso soprattutto agli abbracci durante le punture lombari. Perché ditemi voi: chi ti abbraccia teneramente mentre un ago ti attraversa la schiena per raggiungere lo spazio intorno al midollo spinale? Mentre ti perfora fin dentro l&#8217;anima?! Chi ti tiene stretta mentre cerchi di restare immobile, mentre hai paura, mentre vorresti soltanto che tutto finisse in fretta? Loro.</p>
<p>E io canto. Canto mentre mi preparano, mentre mi chiedono di stare immobile, mentre sento le mani che cercano il punto giusto sulla schiena. Canto perché quella è la mia voce. È una parte di me che non voglio consegnare alla malattia. E loro mi sostengono. Mi abbracciano, mi tengono, mi lasciano cantare. E qualche volta penso a quanto sia straordinaria questa scena: una donna che canta mentre viene sottoposta a una puntura lombare e qualcuno che la tiene stretta perché possa continuare a farlo. Non sono soltanto mani che eseguono procedure. Sono mani che sanno anche accogliere. E in quell&#8217;abbraccio non c&#8217;è soltanto il tentativo di tranquillizzare una paziente. C&#8217;è un modo di intendere il proprio lavoro. C&#8217;è la consapevolezza che, in quel momento, non sei soltanto un corpo sul quale eseguire una procedura. Sei una persona che ha paura. E che ha bisogno di sentirsi tenuta. Non so se si rendano conto di quanto restino dentro certi gesti. Di quanto possa essere importante una mano appoggiata sulla spalla, una battuta al momento giusto, un sorriso che ti viene incontro quando entri in reparto. Forse per loro sono gesti quotidiani. Per me sono diventati parte della cura. Io ormai, di leucemie, ne ho conosciute due. Potrei quasi scherzare dicendo che sto diventando una professionista del settore. Ma la verità è che non ci si abitua mai a una diagnosi. Non ci si abitua all&#8217;attesa di un risultato, alla paura di una complicazione, all&#8217;incertezza di una terapia. Ciò che può cambiare, invece, è il modo in cui si attraversa tutto questo. Quando entro in Ematologia, al Ciaccio, io mi sento al sicuro. È una sensazione difficile da spiegare a chi non abbia mai vissuto una malattia importante. A volte, paradossalmente, in ospedale mi sento persino più protetta che a casa. Perché so che, se qualcosa dovesse accadere, qualcuno saprebbe cosa fare. Ma soprattutto perché so di non essere sola. E questa è una cosa immensa.</p>
<p>Poi c&#8217;è il Ciaccio. Ogni volta che lo raggiungo penso a quanto potrebbe essere straordinario quel luogo. Il verde che lo circonda, le conifere, i pini marittimi, quella passeggiata che sembra quasi invitarti a rallentare prima di entrare. Gli spazi, il giardino, la possibilità di immaginare un ospedale nel quale anche l&#8217;ambiente possa contribuire al benessere di chi soffre. Un luogo che custodisce già competenze e servizi importanti, dall&#8217;Ematologia all&#8217;Oncologia, dalle cure palliative alla terapia del dolore. E penso a quanta bellezza potrebbe ancora nascere da ciò che già esiste. Perché non dovremmo limitarci a chiedere ai nostri ospedali di funzionare. Dovremmo desiderare che diventassero luoghi sempre più accoglienti, dignitosi, capaci di prendersi cura delle persone nella loro interezza. E dovremmo investire in chi ci lavora. Investire nella ricerca. Nelle competenze. Nelle giovani menti che scelgono di restare. Questo, per me, è un punto particolarmente importante. Ho trascorso una parte enorme della mia vita a investire nei bambini di Catanzaro. A cercare di accompagnarli a diventare persone capaci di pensare, scegliere, interrogarsi, amare la propria terra. Ho sempre desiderato che potessero partire, conoscere il mondo, studiare altrove, confrontarsi con altre realtà. Ma anche che potessero desiderare di tornare. Tornare per costruire. Per migliorare. Per restituire qualcosa alla città che li ha visti crescere. E oggi, quando incontro giovani professionisti che hanno scelto di lavorare qui, nella nostra Catanzaro, sento che quel desiderio ha un significato ancora più grande. Perché la Calabria non ha bisogno soltanto di trattenere i propri talenti. Ha bisogno di offrire loro le condizioni per esprimersi, crescere, fare ricerca, lavorare bene. Ha bisogno di credere nelle proprie eccellenze e di sostenerle concretamente.</p>
<p>E io, nell&#8217;Ematologia di Catanzaro, ho incontrato una realtà della quale sento di poter parlare con gratitudine e orgoglio. Non perché tutto sia perfetto. Ma perché ho visto quanta dedizione possa esserci anche dove molto resta da migliorare. Non vorrei che questo mio ringraziamento fosse interpretato come un elogio ingenuo, di quelli che nascono soltanto dalla riconoscenza di una paziente. So bene che la gratitudine non risolve le difficoltà di un sistema sanitario. E so che l&#8217;umanità degli operatori non dovrebbe mai essere chiamata a compensare ciò che le istituzioni hanno il dovere di garantire. Anzi, proprio perché ho imparato a conoscere queste persone, vorrei che fossero messe nelle condizioni di lavorare sempre meglio. Che fossero sostenute, ascoltate, valorizzate. Perché prendersi cura di chi cura significa, alla fine, prendersi cura anche di noi. E impariamo anche a raccontarle, le cose belle della nostra città. Perché siamo così abituati a parlare di ciò che non funziona, delle mancanze, delle difficoltà, che qualche volta dimentichiamo di fermarci davanti a ciò che funziona. Davanti alle persone che, senza fare rumore, costruiscono ogni giorno qualcosa di prezioso. Non si tratta di chiudere gli occhi sui problemi. Si tratta di non lasciare che siano soltanto i problemi a raccontare chi siamo. Catanzaro è anche questo. È fatta di competenze, di intelligenze, di mani capaci, di persone che scelgono di restare e di mettere il proprio sapere al servizio degli altri. E le cose belle vanno dette. Ad alta voce. Con la stessa forza con cui denunciamo quelle che non vanno. Perché riconoscere il valore di ciò che abbiamo è anche un modo per custodirlo, sostenerlo e farlo crescere. Nel mio libro non ho potuto raccontarli tutti. La vita, fortunatamente, ha continuato ad aggiungere capitoli, incontri, relazioni. E forse è proprio questa la cosa più bella che oggi posso dire. Che dentro un luogo nel quale sono entrata per combattere una malattia, ho trovato anche una famiglia. Una famiglia fatta di persone diverse, di caratteri diversi, di giornate storte e giornate migliori. Una famiglia che non cancella la paura, ma che riesce a non lasciartela attraversare da sola.</p>
<p>A tutti voi, grazie. Per le cure, certamente. Per la competenza, per lo studio, per la ricerca, per il lavoro che fate ogni giorno. Ma anche per quella cosa che non compare nelle cartelle cliniche, non si misura negli esami del sangue e non viene registrata dalle macchine. La sensazione di essere nelle mani di qualcuno a cui importa davvero di te. E se oggi posso dire che, quando torno in ospedale, mi sembra quasi di tornare a casa, è perché siete riusciti a fare qualcosa che nessuna struttura, da sola, potrebbe garantire. Avete trasformato un luogo nel quale si ha paura di entrare in un luogo nel quale ci si sente meno soli. E per una persona che sta lottando per vivere, questo conta moltissimo. Oggi, però, vorrei che foste voi a essere visti. Da questa città, dalle istituzioni, dalle persone che non hanno ancora avuto occasione di conoscervi. Perché meritate che il vostro lavoro venga riconosciuto. Che la vostra fatica non passi inosservata. Che qualcuno dica pubblicamente quanto valore custodisce quel reparto. Viva Catanzaro! Viva la gente che le rende onore. Chi sceglie di restare, di impegnarsi, di prendersi cura degli altri. Chi, ogni giorno, con competenza, umanità e dedizione, rende grande la nostra terra. <em>Vostra Maestra Mena.</em></p>
<ul>
<li>Fondatrice della scuola dell&#8217;infanzia <em>New Summerhill</em> di Catanzaro e autrice, tra gli altri, del libro autobiografico &#8216;<em>Voglio vivere io&#8217;</em>.</li>
</ul>
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		<title>VIDEO-Catanzaro, Carabinieri fanno visita ai reparti pediatrici del &#8220;Pugliese&#8221; e &#8220;Ciaccio&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-catanzaro-carabinieri-fanno-visita-ai-reparti-pediatrici-del-pugliese-e-ciaccio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2025 08:46:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con l’approssimarsi delle festività natalizie, i Carabinieri della Legione Calabria hanno pensato di manifestare la loro vicinanza ai piccoli ospiti del Reparto di Oncoematologia Pediatrica del Presidio Ospedaliero “Ciaccio”, nonché del Reparto di Pediatria e di Chirurgia Pediatrica del Presidio Ospedaliero “”Pugliese” di Catanzaro. Ieri mattina infatti, i Carabinieri si sono presentati in ospedale accompagnati [&#8230;]</p>
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<p>Con l’approssimarsi delle festività natalizie, i Carabinieri della Legione Calabria hanno pensato di manifestare la loro vicinanza ai piccoli ospiti del Reparto di Oncoematologia Pediatrica del Presidio Ospedaliero “Ciaccio”, nonché del Reparto di Pediatria e di Chirurgia Pediatrica del Presidio Ospedaliero “”Pugliese” di Catanzaro.<br />
Ieri mattina infatti, i Carabinieri si sono presentati in ospedale accompagnati da Babbo Natale, venuto con l’elicottero dell’Arma insieme ai Carabinieri dello Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria” di Vibo Valentia, sventolando un drappo bianco con un cuore rosso e una fiamma al centro.  Il sorvolo sull’ospedale ha suscitato lo stupore dei piccoli che, affacciatisi sul balcone, hanno salutato festanti l’originale e inaspettata visita.</p>
<p>Dopo il passaggio dell’elicottero, il Comandante della Legione Calabria, Generale di Brigata Riccardo Sciuto, insieme ad una rappresentanza di Carabinieri della Legione Calabria, dello Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori Calabria” e dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, accompagnati da Babbo Natale, alcuni super eroi e 2 unità cinofile, hanno distribuito ai giovani pazienti libri, giocattoli e vari gadget dell’Arma. L’iniziativa resa possibile dalla Direzione dell’Azienda Ospedaliera universitaria “Dulbecco” di Catanzaro, ha visto l’autorevole presenza del Prefetto di Catanzaro Castrese De Rosa, del Commissario Straordinario dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Dulbecco” di Catanzaro Dott.ssa Simona Carbone, della Direttrice del Dipartimento di Ematologia e Oncologia Pediatrica, Dott.ssa Maria Concetta Galati, del Direttore del Dipartimento di Pediatria, Dott. Giuseppe Raiola e del Direttore del Dipartimento di Chirurgia Pediatrica, Dott. Giuseppe Stranieri ed è stata molto apprezzata dai bambini, dalle loro famiglie e dal personale sanitario. </p>
<p>Un piccolo gesto simbolico che ha consentito di distrarre i piccoli degenti e di regalare loro un sorriso, alleviando la loro permanenza in Ospedale. L’evento si inquadra nelle iniziative di solidarietà che da sempre, nel solco della tradizione, vedono l’Arma vicina alle Comunità e attenta alle fasce più deboli e vulnerabili.  Un incoraggiamento per questi bambini, con l’augurio di poter tornare presto a casa.</p>
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		<item>
		<title>Un dramma nel dramma: La battaglia di Lucia e Maria di Lamezia Terme contro il tumore al seno</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/un-dramma-nel-dramma-la-battaglia-di-lucia-e-maria-di-lamezia-terme-contro-il-tumore-al-seno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Sep 2024 16:26:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Ciaccio]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Grandineti]]></category>
		<category><![CDATA[radioterapia]]></category>
		<category><![CDATA[seno]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo. &#8220;Lucia e Maria, due nomi di fantasia per proteggere la loro identità, stanno vivendo una duplice battaglia. Affette da un tumore al seno, queste donne necessitano con urgenza di un ciclo di venti sedute di radioterapia. Tuttavia, l’unico centro disponibile per questo trattamento è l’Ospedale Ciaccio di Catanzaro. Qui, tra disservizi e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo.<br />
<em>&#8220;Lucia e Maria, due nomi di fantasia per proteggere la loro identità, stanno vivendo una duplice battaglia. Affette da un tumore al seno, queste donne necessitano con urgenza di un ciclo di venti sedute di radioterapia. Tuttavia, l’unico centro disponibile per questo trattamento è l’Ospedale Ciaccio di Catanzaro. Qui, tra disservizi e malfunzionamenti delle apparecchiature, non riescono a completare le loro terapie con la regolarità necessaria.</p>
<p>Iniziate le prime sedute, sono state costrette a interrompere il percorso terapeutico a causa di frequenti segnalazioni di guasti tecnici o posticipazioni. Questa interruzione non è priva di conseguenze: la radioterapia, infatti, deve essere effettuata in modo continuativo per garantirne l’efficacia. Ogni giorno perso rappresenta un rallentamento nella loro guarigione e una nuova angoscia che si aggiunge alla sofferenza già intensa causata dalla malattia. Lucia e Maria, come tante altre pazienti, si trovano ad affrontare non solo la lotta contro il tumore, ma anche il disagio di non poter contare su una sanità pubblica efficiente e accessibile. Il loro è un dramma silenzioso, aggravato dalla mancanza di risposte concrete e tempestive.</p>
<p>La situazione è diventata insostenibile: le continue sospensioni delle terapie non fanno che alimentare l’ansia e il senso di abbandono. Purtroppo, per le pazienti di Lamezia, il Ciaccio di Catanzaro rimane l’unico centro dove poter effettuare la radioterapia. Non hanno altre alternative, e la distanza, unita all’incertezza del servizio, rende tutto più complicato.<br />
L&#8217;appello rivolto ad Occhiuto, e ai responsabili della struttura è urgente: è necessario garantire continuità e stabilità nelle cure, affinché le pazienti non siano costrette a sospendere trattamenti essenziali per la loro salute. In un contesto in cui la sanità pubblica rischia di cedere il passo ai privati, è fondamentale che anche chi non può permettersi alternative private abbia accesso a cure di qualità. Lucia e Maria, con la loro storia, danno voce a chi ogni giorno lotta non solo contro la malattia, ma anche contro le inefficienze di un sistema che dovrebbe tutelare la loro salute&#8221;.</em></p>
<p>Francesco Grandinetti-già presidente del Consiglio comunale e presidente Pd di Lamezia Terme.</p>
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