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	<title>chiesto Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 09 Jul 2026 14:24:16 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Neonato morto durante parto all&#8217;ospedale di Polistena: Procura chiede rinvio a giudizio per due ostetriche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:22:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è conclusa con una doppia richiesta di rinvio a giudizio l&#8217;indagine per la morte del piccolo Matteo R., avvenuta due anni fa durante la nascita all&#8217;ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena. L&#8217;accusa, per due ostetriche del reparto di Ostetricia e ginecologia, è di cooperazione in omicidio colposo. &#8220;Avendo la responsabilità di monitorare mediante [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Si è conclusa con una doppia richiesta di rinvio a giudizio l&#8217;indagine per la morte del piccolo Matteo R., avvenuta due anni fa durante la nascita all&#8217;ospedale Santa Maria degli Ungheresi di Polistena. L&#8217;accusa, per due ostetriche del reparto di Ostetricia e ginecologia, è di cooperazione in omicidio colposo. &#8220;<em>Avendo la responsabilità di monitorare mediante cardiotocografo l&#8217;evoluzione del travaglio &#8211; </em>si legge nella richiesta del Procuratore aggiunto Santo Melidona<em> &#8211; non riconoscevano chiari segni di sofferenza fetale e non richiedevano l&#8217;intervento del ginecologo in presenza di evidenti anomalie cardiotocografiche, per poi interrompere il tracciato cardiotocografico malgrado differente indicazione medica&#8221;.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Per ottenere giustizia e conoscere tutta la verità su quanto accaduto in quei tragici momenti, i genitori del piccolo Matteo, residenti a Taurianova, si sono affidati a Giesse risarcimento danni di Lamezia Terme, gruppo specializzato nel risarcimento di casi di malasanità. Decisiva, per la doppia richiesta di rinvio a giudizio è stata la perizia tecnica affidata dalla Procura a due consulenti molto esperti in materia, la professoressa Alfonsa Pizzo e il dottor Giovanni Andò. &#8220;<em>Qualora le ostetriche avessero osservato le prescrizioni delle Linee Guida, nonché le indicazioni del ginecologo, con elevato grado di probabilità prossimo alla certezza – </em>si legge tra le loro conclusioni <em>&#8211; sarebbe stato possibile procedere con un parto cesareo d&#8217;urgenza e ciò avrebbe permesso al feto di nascere vivo&#8221;</em>. &#8220;<em>Quella sera la mamma del piccolo Matteo lo aveva provato a chiedere più volte, tra crescente disperazione, il cesareo, ma purtroppo le era stato più volte negato – </em>sottolinea Mary Paolella, consulente di Giesse Lamezia Terme<em> – L&#8217;intero periodo della gravidanza era andato per il meglio, mamma e bimbo erano in ottime condizioni, si tratta di una tragedia inaccettabile, da cui entrambi i poveri genitori non si sono più ripresi&#8221;. </em></p>
<p style="font-weight: 400;">Per la stessa vicenda è in corso un supplemento di indagine anche nei confronti di un altro dei sanitari coinvolti, per il quale era stata inizialmente chiesta l&#8217;archiviazione.  <em>&#8220;Ritenendo che ci fossero elementi evidenti di colpa anche nei confronti di questa persona – </em>conclude Mary Paolella di Giesse<em> – tramite il nostro legale fiduciario è stata avanzata una richiesta di opposizione all&#8217;archiviazione che il Gip Francesca Mirabelli ha prontamente accolto, disponendo un supplemento di indagine. Attendiamo ora l&#8217;esito anche di questa ulteriore posizione&#8221;. </em>Il processo potrebbe prendere il via ad ottobre, solo per le ostetriche o anche, dunque, per un terzo sanitario presente quella sera in reparto.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Omicidio Gaetani a Cassano, DDA chiede il processo per presunti mandanti ed esecutori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 14:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Presunti mandanti ed esecutori dell&#8217;omicidio di Giuseppe Gaetani, avvenuto a Cassano all&#8217;Ionio (Cosenza) il 2 dicembre 2020, devono andare a giudizio. E&#8217; questa la richiesta della Dda di Catanzaro. Il gip Mario Santoemma ha fissato al 3 giugno l&#8217;udienza preliminare. Gaetani fu raggiunto da colpi di pistola calibro 9 in diverse parti del corpo sparati da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Presunti mandanti ed esecutori dell&#8217;omicidio di Giuseppe Gaetani, avvenuto a Cassano all&#8217;Ionio (Cosenza) il 2 dicembre 2020, devono andare a giudizio. E&#8217; questa la richiesta della Dda di Catanzaro. Il gip Mario Santoemma ha fissato al 3 giugno l&#8217;udienza preliminare. Gaetani fu raggiunto da colpi di pistola calibro 9 in diverse parti del corpo sparati da una sola arma mentre si trovava alla guida della sua Bmw davanti al cancello della sua abitazione, per fare ritorno a casa. Gli imputati sono Nicola Abruzzese, alias Semiasse, Pasquale Forastefano, alias L&#8217;animale, Domenico Massa e Gianluca Maestri.</p>
<p>Secondo le ricostruzioni dell&#8217;accusa &#8211; il fascicolo è firmato dal procuratore Salvatore Curcio, dall&#8217;aggiunto Giancarlo Novelli e dal sostituto Alessandro Riello &#8211; Forastefano, reggente dell&#8217;omonima cosca di Cassano, avrebbe ideato e organizzato il delitto condividendo il progetto col capo degli &#8220;zingari&#8221; Nicola Abbruzzese al quale si sarebbe rivolto chiedendogli di rintracciare un killer di sua fiducia. In più Pasquale Forastefano, il giorno del delitto, avrebbe dato il segnale al commando per partire e agire contro la vittima. Il killer individuato sarebbe Gianluca Maestri, ritenuto a disposizione degli Abbruzzese, il quale avrebbe sparato contro la vittima dall&#8217;interno di un furgone sul quale viaggiava con persone allo stato ignote. Un notevole contributo alle indagini è stato dato proprio da Matestri, oggi collaboratore di giustizia, difeso dall&#8217;avvocato Michele Gigliotti. Domenico Massa è accusato di aver partecipato al delitto mettendo a disposizione del clan Forastefano un capannone nel quale occultare le armi e il furgone e dal quale il commando sarebbe partito per eseguire l&#8217;agguato.<br />
La Dda individua in Gaetani un intermediario tra Leonardo Portoraro, storico boss, e Pasquale Forastefano, incaricato di organizzare incontri e agevolare contatti. Dalle indagini sarebbe emerso che Gaetani avrebbe avuto una relazione sentimentale con una donna del clan Forastefano. Un legame personale che si affiancava a una parentela con lo stesso Portoraro, cugino della madre di Gaetani.</p>
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		<title>Indagini Dda di Catanzaro: cellulari in carcere, chiesto il rinvio a giudizio per 46 persone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 16:23:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-372981-1" width="696" height="392" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/04/DownloadFile-1.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/04/DownloadFile-1.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2026/04/DownloadFile-1.mp4</a></video></div>
<p>I militari del Comando Provinciale Catanzaro e Vibo Valentia della Guardia di Finanza, con la collaborazione del Servizio Centrale di Investigazione Criminalità Organizzata, all’esito del procedimento penale avviato da questo Ufficio, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 46 soggetti, indiziati di associazione mafiosa, estorsione aggravata, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. L’attività svolta congiuntamente dal Nucleo P.E.F. – G.I.C.O. Catanzaro e dal Nucleo P.E.F. Vibo Valentia costituisce il prolungamento di ulteriori investigazioni, culminate nel mese di aprile 2025 con l’esecuzione di un’ordinanza in materia cautelare, che ha colpito complessivamente n. 10 soggetti intranei e/o contigui ad una ‘ndrina attiva a Tropea (VV) e territori limitrofi, dedita prevalentemente alle estorsioni nei confronti di numerosi imprenditori operanti lungo la costa tirrenica. Le indagini di polizia giudiziaria avevano consentito di accertare, altresì, come alcuni esponenti di rilievo del sodalizio, pur trovandosi ristretti in carcere, riuscissero a comunicare con l’esterno grazie all’indebito utilizzo di apparecchi telefonici.<br />
A seguito dell’accoglimento del ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro alla Corte di Cassazione, sono stati ripristinati 4 provvedimenti restrittivi della libertà personale nei confronti di altrettanti indagati, per i quali il Tribunale del Riesame, accogliendo le doglianze delle difese, aveva disposto l’annullamento del provvedimento dell’ordinanza in materia cautelare, eseguita nell’aprile 2025.</p>
<p>Nel corso delle ulteriori investigazioni, sviluppate a latere, sono stati monitorati svariati colloqui telefonici, effettuati mediante l’utilizzo di cellulari e Sim Card, da altri detenuti nelle sezioni di alta sicurezza delle carceri di Siracusa, Vibo Valentia, Secondigliano, Terni, Avellino, per mantenere i collegamenti con mafiosi liberi o ristretti in altri penitenziari, i quali utilizzavano apparecchi di comunicazione mobili, così agevolando, pertanto, l’attività delle cosche di appartenenza, nonché con i loro familiari. In alcuni casi sono emersi episodi delittuosi in danno di detenuti. Le attività hanno, altresì, riguardato indagati domiciliati in Guardavalle, Vibo Valentia, Torino, Moncalieri, Milano, Bologna, Terni, Alife, Vairano Patenora, Caianello, Pietrovairano, Trapani, Siracusa. Al termine delle indagini preliminari, è stata, infine, notificata la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tutti i soggetti coinvolti.</p>
<p>Gli esiti dell’odierna attività d’indagine costituiscono una significativa testimonianza del costante presidio assicurato dalla Procura della Repubblica di Catanzaro &#8211; in stretta sinergia con la Guardia di Finanza di Catanzaro e di Vibo Valentia- nel contrasto alla criminalità, anche di stampo mafioso.</p>
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		<title>Botte e minacce all&#8217;ex compagna, chiesto rinvio a giudizio per il padre di Elisabetta Gregoraci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 13:45:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Presa a schiaffi e pugni, anche durante la gravidanza, spinta per terra, tirata dai capelli e sbattuta con la testa contro i fornelli della cucina, minacciata di morte con dei coltelli e pedinata ovunque. È la spirale di violenza cristallizzata nella denuncia fatta ai carabinieri da Rosita Gentile, 57enne di Torino, ma residente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Presa a schiaffi e pugni, anche durante la gravidanza, spinta per terra, tirata dai capelli e sbattuta con la testa contro i fornelli della cucina, minacciata di morte con dei coltelli e pedinata ovunque. È la spirale di violenza cristallizzata nella denuncia fatta ai carabinieri da Rosita Gentile, 57enne di Torino, ma residente a Soverato nel Catanzarese, nei confronti dell’ex compagno ed ex convivente Mario Gregoraci, 74 anni, padre della popolare showgirl.  Per l&#8217;uomo, indagato per maltrattamenti, atti persecutori e lesioni personali aggravate e attualmente sottoposto alla misura del divieto di dimora nei Comuni di Davoli e Soverato, il pubblico ministero della Procura di Catanzaro Graziella Viscomi &#8211; che nei suoi confronti aveva chiesto gli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico &#8211; ha chiesto il rinvio a giudizio. L&#8217;udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Catanzaro è fissata alle 10 del 5 novembre prossimo.</p>
<p>Le violenza, stando al racconto della donna, sarebbe andata avanti per tutta la durata della convivenza, dal 2012 al 2021, protraendosi anche dopo la fine della relazione, fino al 2024, e anche davanti alla figlia, all’epoca dei fatti minorenne. Una serie di vessazioni quotidiane non soltanto fisiche, ma anche psicologiche: l’uomo, infatti – si legge negli atti d’indagine come la richiesta di rinvio a giudizio e la richiesta di applicazione della misura cautelare &#8211; soleva apostrofarla con epiteti offensivi, o con frasi come: “Sei la più schifosa delle donne”, “Non vali niente”, “Tu sei niente, meglio di te la trovo all’angolo di Copanello”, oppure minacciarla di morte: “Io non ho niente da perdere, non so quanti anni mi sono rimasti da vivere, ma a te ti ammazzo pure”, “Ti metto un coltello davanti e te lo faccio uscire di dietro”.  Botte e umiliazioni sarebbero andate avanti anche mentre Rosita era incinta: “Sentivo un click alla mandibola quando tirava queste sberle – ha raccontato la donna ai carabinieri -. Una volta non riuscivo a sentire per due giorni, lo confidai al mio medico curante, però lui mi disse di andare in ospedale e io non lo feci, primo perché non volevo fargli del male, volevo proteggerlo, poi perché mi vergognavo e poi non volevo che lo sapesse mia figlia. Poi, nel tentativo di fermarlo, quando aspettavo questo bambino, lui mi dette una spinta talmente forte, io cominciai a sanguinare, me lo sentivo, e andai a sbattere col fianco al bracciolo del divano. Io rimasi lì per terra, lui sbatté la porta e se ne andò”.  Proprio nei giorni scorsi, in un’intervista a Calabria 7, Rosita aveva ripercorso quei momenti di terrore, rivelando che l’ex compagno le disse che “me ne dovevo liberare, mi diceva se vuoi tenerlo me ne lavo le mani”.</p>
<p>A ciò si aggiungeva una gelosia morbosa e accecante, un controllo ossessivo delle sue abitudini e del suo modo di vestire, la minaccia di tagliarle la minigonna con le forbici e farla in mille pezzi se solo avesse osato indossarla, i pedinamenti sul lungomare e fino a sotto casa, gli escamotage più assurdi, come ad esempio legare con un filo da cucito le estremità del cancello per monitorare le uscite di casa e alludere, così, a ipotetici tradimenti. Comportamenti che, inizialmente, la donna avrebbe giustificato attribuendoli alle “provocazioni delle figlie” di Gregoraci, note donne dello spettacolo, le quali non accettavano la relazione tra lei e il padre, ma che poi ha avuto il coraggio di denunciare per porre fine allo stato di forte ansia e paura per la propria incolumità in cui era costretta a vivere da anni.<br />
&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<item>
		<title>Pratiche &#8216;facilitate&#8217; all&#8217;Inail di Vibo in cambio di soldi o benefici: chiesto il processo per 15 persone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Oct 2025 07:24:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per delinquere, corruzione e atti contrari ai doveri d&#8217;ufficio. Con queste ipotesi di reato la Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha chiesto il rinvio a giudizio per quindici persone accusate, a vario titolo, nell&#8217;ambito di un presunto sistema corruttivo di pratiche Inail, &#8220;facilitate&#8221; in cambio di denaro o altri benefici. L&#8217;indagine, coordinata dal [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Associazione per delinquere, corruzione e atti contrari ai doveri d&#8217;ufficio. Con queste ipotesi di reato la Procura della Repubblica di Vibo Valentia ha chiesto il rinvio a giudizio per quindici persone accusate, a vario titolo, nell&#8217;ambito di un presunto sistema corruttivo di pratiche Inail, &#8220;facilitate&#8221; in cambio di denaro o altri benefici. L&#8217;indagine, coordinata dal procuratore Camillo Falvo e condotta dal sostituto Filomena Aliberti, ipotizza l&#8217;esistenza di una rete organizzata che avrebbe agito tra il 2016 e il 2020, operando all&#8217;interno e attorno alla sede provinciale dell&#8217;Inail.</p>
<p>Il gruppo, secondo l&#8217;accusa, avrebbe gestito un sistema di pratiche infortunistico-previdenziali pilotate, alterando l&#8217;esito di valutazioni mediche e amministrative in cambio di somme di denaro, ricariche Postepay o regalie. Il procedimento, che ha tratto origine da una serie di controlli incrociati sulle pratiche infortunistico-amministrative dell&#8217;Inail, mira a chiarire se esistesse un sistema corruttivo organizzato o se si tratti di episodi isolati privi di coordinamento.<br />
Sarà ora il giudice dell&#8217;udienza preliminare a valutare la fondatezza delle accuse e la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura. L&#8217;udienza preliminare è stata fissata per l&#8217;11 dicembre prossimo davanti al Gup del Tribunale di Vibo Valentia. </p>
<p>Secondo la ricostruzione della Procura, la rete avrebbe operato attraverso ruoli distinti: intermediari, medici e dipendenti pubblici in grado di accelerare o alterare le istruttorie delle pratiche.<br />
Denaro e favori sarebbero serviti &#8211; sostiene l&#8217;accusa &#8211; a ottenere liquidazioni indebite, aumenti dei punteggi di invalidità o l&#8217;assegnazione di indennità non spettanti. Il gruppo avrebbe mantenuto, sempre secondo gli inquirenti, una struttura stabile e collaudata, in grado di operare con continuità nel tempo e di intercettare richieste da parte di cittadini o imprese disposte a pagare pur di ottenere vantaggi economici.<br />
Tutti gli indagati respingono le accuse e, tramite i rispettivi legali, si dichiarano pronti a dimostrare la propria estraneità ai fatti.</p>
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		<title>NOMI-Inchiesta sull&#8217;Aterp di Catanzaro, chiesto processo per 22 indagati tra funzionari e politici</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/nomi-inchiesta-sullaterp-di-catanzaro-chiesto-processo-per-22-indagati-tra-funzionari-e-politici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 14:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; stata chiusa l&#8217;indagine su un presunto mercimonio di case popolari da parte di funzionari dell&#8217;Aterp di Catanzaro e di alcuni esponenti politici. Per questa ragione la Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio per 22 persone coinvolte nell&#8217;inchiesta. Perno del &#8220;sistema Aterp&#8221;, secondo l&#8217;ipotesi dell&#8217;accusa, sarebbero stati il consigliere comunale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stata chiusa l&#8217;indagine su un presunto mercimonio di case popolari da parte di funzionari dell&#8217;Aterp di Catanzaro e di alcuni esponenti politici. Per questa ragione la Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio per 22 persone coinvolte nell&#8217;inchiesta. Perno del &#8220;sistema Aterp&#8221;, secondo l&#8217;ipotesi dell&#8217;accusa, sarebbero stati il consigliere comunale Sergio Costanzo, di Forza Italia, &#8220;con la funzione di raccordo tra cittadini che intendono aggirare o agevolare le proprie posizioni alloggiative ed i dipendenti dell&#8217;Aterp di Catanzaro&#8221;, l&#8217;ex dirigente dell&#8217;ufficio Patrimonio dell&#8217;agenzia, Vincenzo Celi, presunto «promotore, organizzatore, con il compito di dirigere e coordinare le attività dei singoli sodali, individuando alloggi liberi da allocare illecitamente e suggerendo di volta in volta modalità solo apparentemente legittime, quali la procedura di ampliamento del nucleo familiare o di cambio alloggio o, talvolta, proponendo l&#8217;occupazione di alloggi liberi per poi chiederne successivamente la regolarizzazione»; Gianluca Bevilacqua, assegnato all&#8217;ufficio gestione inquilinato, considerato il braccio operativo di Celi e Costanzo, accusato di avere omesso &#8220;le doverose comunicazioni al Comune di Catanzaro in occasione dei rilasci di immobili da parte degli assegnatari, curando le pratiche segnalate da Costanzo di voltura del contratto di locazione pur in assenza dei presupposti&#8221;; Domenico Albino, funzionario dirigente dell&#8217;ufficio Patrimonio ed inquilinato, accusato di avere &#8220;preso parte all&#8217;illegale sistema di assegnazioni parallela e illecita, curando anche in questo caso le pratiche segnalate da Costanzo&#8221;; Concetta Raffa, assegnata all&#8217;ufficio personale, &#8220;col ruolo di partecipe e con compiti di redigere atti ideologicamente falsi, come l&#8217;autorizzazione all&#8217;ampliamento del nucleo familiare in carenza totale dei presupposti&#8221;.</p>
<p>L&#8217;inchiesta, coordinata dal procuratore Salvatore Curcio, dall&#8217;aggiunto Giulia Pantano e dai sostituti Saverio Sapia e Stefania Caldarelli, riguarda anche l&#8217;assegnazione illecita di alloggi popolari in cambio di voti chiesti dal consigliere Costanzo in favore di due candidati di Forza Italia alle Europee del 2024, appartenenti al suo stesso partito. L’udienza preliminare è stata fissata dal gip Gilda Danila Romano per il prossimo 18 novembre.</p>
<p>Indagati:<br />
Domenico Albino, classe ’57, residente a Lamezia Terme;<br />
Gianluca Bevilacqua, detto Core Malato, classe ’80, di Catanzaro;<br />
Silvana Bevilacqua, classe ’81, di Catanzaro;<br />
Vincenzo Celi, classe ’63, di Catanzaro;<br />
Sergio Costanzo, classe ’66, residente a Taverna;<br />
Andrea Curcio, classe 2003, di Catanzaro;<br />
Cesare Curcio, detto Cesarino, classe ’64, di Catanzaro;<br />
Rita De Fazio, classe ’60, di Catanzaro;<br />
Raffaele Fera, classe 61, di Catanzaro;<br />
Alberto Froio, classe 93, residente a Catanzaro;<br />
Pantaleone Froio, classe ’59, di Catanzaro;<br />
Giuseppe Grande, classe ’64, residente a Catanzaro;<br />
Ivan L’Arocca, classe ’69, residente a Catanzaro;<br />
Teresa Mancuso, classe ’54, di Catanzaro;<br />
Domenico Pio Masciari, classe 2002, di Catanzaro;<br />
Gerardo Masciari, classe ’80, di Trani;<br />
Franca Passalacqua, classe ’67, di Catanzaro;<br />
Concetta Raffa, detta Cettina, classe ’66, di Catanzaro;<br />
Raffaela Trapuzzano, classe ’59, residente a Gizzeria;<br />
Vittorio Pace, classe ’59, di Catanzaro;<br />
Rodolfo Chillà, classe ’69, di Catanzaro;<br />
Saverio Mensica, classe ’75, di Catanzaro.</p>
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		<item>
		<title>Corruzione e truffa, chiesto rinvio a giudizio per 25 persone: coinvolti ex presidente Regione e dirigenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 16:37:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio dell&#8217;ex presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, nell&#8217;ambito di un&#8217;inchiesta in cui sono coinvolte, complessivamente, 25 persone. I sostituti procuratori Silvia Peru, Irene Crea ed Elio Romano, titolari dell&#8217;inchiesta, hanno chiesto il processo, oltre che per Oliverio, nei confronti del dirigente della Regione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio dell&#8217;ex presidente della Regione Calabria, <strong>Mario Oliverio</strong>, nell&#8217;ambito di un&#8217;inchiesta in cui sono coinvolte, complessivamente, <strong>25 persone</strong>. I sostituti procuratori Silvia Peru, Irene Crea ed Elio Romano, titolari dell&#8217;inchiesta, hanno chiesto il processo, oltre che per Oliverio, nei confronti del dirigente della Regione <strong>Domenico Pallaria</strong>; di <strong>Luigi Incarnato</strong>, ex commissario della Sorical, la società che gestisce le risorse idriche calabresi; dell&#8217;ex consigliere regionale <strong>Alfonso Dattolo</strong>; dell&#8217;imprenditore ed ex assessore regionale <strong>Francescantonio Stillitani</strong>; dell&#8217;ex militare della Guardia di finanza <strong>Ercole D&#8217;Alessandro</strong> e di <strong>Antonio Nisticò</strong>, responsabile amministrativo del settore Protezione civile della Regione. <strong>Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di corruzione, falso, peculato, truffa, concussione e di accesso abusivo a un sistema informatico.</strong></p>
<p>A Pallaria e Nisticò viene contestato, inoltre, il reato di falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici in quanto, secondo l&#8217;accusa, istigati dall&#8217;ex governatore Oliverio, avrebbero illecitamente prorogato di un anno il contratto a quattro persone, indagate anche loro, Giovanni Marra, Salvatore Rotundo, Alessandro Rugolo e Luigi Russo, assunte nel 2017 con un contratto co.co.co nel dipartimento di Protezione civile. Pallaria è, inoltre, indagato per corruzione insieme a Luigi Incarnato, in qualità, all&#8217;epoca, di commissario liquidatore della Sorical; all&#8217;imprenditore Sergio Vittadello e alla dipendente di quest&#8217;ultimo, Giada Fullini. A Pallaria, inoltre, viene contestata la corruzione in concorso con Francescantonio Stillitani. Secondo l&#8217;accusa, in qualità di dirigente generale reggente del dipartimento Infrastrutture, Lavori pubblici e Mobilità, Pallaria avrebbe illecitamente agevolato Stillitani nell&#8217;ottenimento di un contributo regionale da investire nelle proprie attività turistico-alberghiere.</p>
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		<item>
		<title>Strage migranti a Cutro, Procura chiede processo per militari Guardia finanza e Capitaneria di Porto</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/strage-migranti-a-cutro-procura-chiede-processo-per-militari-guardia-finanza-e-capitaneria-di-porto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 08:00:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con l&#8217;accusa di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, la Procura di Crotone ha chiesto il rinvio a giudizio per i sei militari — quattro della Guardia di finanza e due della Capitaneria di porto — accusati di aver contribuito a provocare il naufragio del caicco &#8220;Summer Love&#8221;, affondato il 26 febbraio 2023 davanti alle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;accusa di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, la Procura di Crotone ha chiesto il rinvio a giudizio per i sei militari — quattro della Guardia di finanza e due della Capitaneria di porto — accusati di aver contribuito a provocare il naufragio del caicco &#8220;Summer Love&#8221;, affondato il 26 febbraio 2023 davanti alle coste di Steccato di Cutro provocando la morte di 94 migranti e una decina di dispersi. Lo scrive la Gazzetta del Sud.</p>
<p>La richiesta avanzata dal pm Pasquale Festa, riporta l&#8217;articolo, è stata depositata nella cancelleria del gup del Tribunale di Crotone davanti al quale gli accusati dovranno comparire per l&#8217;udienza preliminare. A rischiare il processo sono Giuseppe Grillo, capo turno della sala operativa della Guardia di finanza di Crotone e del Reparto operativo aeronavale di Vibo Valentia; Alberto Lippolis, comandante del Roan di Vibo Valentia; Antonino Lopresti, ufficiale di comando e controllo tattico del Roan; Nicolino Vardaro, comandante del Gruppo aeronavale di Taranto; Nicola Nania, ufficiale di ispezione in servizio al Centro nazionale di coordinamento di soccorso marittimo della Guardia costiera di Roma e Francesca Perfido, ufficiale di ispezione della Capitaneria di porto di Reggio Calabria. L&#8217;inchiesta, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo, avrebbe fatto luce sulle presunte &#8220;inerzie&#8221; e &#8220;omissioni&#8221; compiute nella notte fra il 25 e il 26 febbraio 2023 che avrebbero causato la strage in mare. </p>
<p>&#8220;Nell’esprimere piena fiducia nell’operato della magistratura voglio anche sottolineare vicinanza e sostegno ai sei militari della guardia di finanza e della capitaneria di porto per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio per il naufragio di Cutro&#8221;. Così il ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti dopo che la Procura di Crotone ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro militari della Guardia di finanza e due della Capitaneria di porto, accusati di aver contribuito a provocare il naufragio del caicco &#8220;Summer Love&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Inchiesta &#8216;Glicine&#8217;: DDA chiede giudizio per 126 persone, coinvolti politici e amministratori-NOMI</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/inchiesta-glicine-dda-chiede-giudizio-per-126-persone-coinvolti-politici-e-amministratori-nomi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 16:20:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio di 126 imputati nell&#8217;inchiesta denominata Glicine che vede coinvolti, tra gli altri, l&#8217;ex presidente della Regione Calabria Gerardo Mario Oliverio, l&#8217;esponente Dem e già vicepresidente della giunta regionale Nicola Adamo, il leader della formazione politica crotonese &#8220;i DemoKratici&#8221; Vincenzo Sculco, l&#8217;ex consigliere regionale del Pd Sebastiano Romeo, detto Sebi, l&#8217;ex consigliere regionale Flora [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La <strong>Dda di Catanzaro</strong> ha chiesto il <strong>rinvio a giudizio di 126 imputati</strong> nell&#8217;inchiesta denominata <strong>Glicine</strong> che vede coinvolti, tra gli altri, l&#8217;<strong>ex presidente della Regione Calabria Gerardo Mario Oliverio</strong>, l&#8217;esponente Dem e già <strong>vicepresidente della giunta regionale Nicola Adamo</strong>, il leader della formazione politica crotonese <strong>&#8220;i DemoKratici&#8221; Vincenzo Sculco</strong>, l&#8217;ex <strong>consigliere regionale del Pd Sebastiano Romeo</strong>, detto Sebi, l&#8217;ex <strong>consigliere regionale Flora Sculco</strong>, figlia di Vincenzo. Chiesto il rinvio a giudizio anche per l&#8217;<strong>ex direttore generale del dipartimento Presidenza della Regione Domenico Pallaria</strong>, gli imprenditori crotonesi <strong>Raffaele e Gianni Vrenna</strong>, questi ultimi rispettivamente ex e attuale presidente del <strong>Crotone calcio</strong>, l&#8217;ex <strong>vicepresidente della Regione Antonella Stasi, Orsola Reillo</strong>, all&#8217;epoca dei fatti <strong>direttore generale del dipartimento Ambiente e territorio della Regione Calabria</strong>, l&#8217;<strong>ex presidente della Provincia di Crotone Nicodemo Parrilla</strong>, l&#8217;esponente del Pd crotonese <strong>Giancarlo Devona, </strong>poi divenuto segretario particolare di Mario Oliverio.</p>
<p>In particolare <strong>sono accusati di associazione a delinquere semplice, aggravata dal metodo mafioso</strong>, <strong>Adamo, Oliverio, Vincenzo Sculco, Devona, Romeo, Francesco Salvatore Bennardo</strong>, direttore della Unità operativa gestione patrimoniale dell&#8217;<strong>Asp di Crotone</strong>, <strong>Giuseppe Germinara</strong>, dirigente della<strong> Provincia di Crotone</strong>, <strong>Ernesto Iannone</strong>, assessore del <strong>Comune di Mesoraca, Ambrogio Mascherpa</strong>, direttore generale dell&#8217;<strong>Aterp di Crotone, Nicola Santilli</strong>, dirigente del servizio tecnico dell&#8217;Aterp, <strong>Pietro Vrenna</strong>, responsabile del servino infermieristico dell&#8217;Asp di Crotone,<strong> Nicodemo Parrilla</strong>, ex presidente della Provincia di Crotone, <strong>Francesco Masciari</strong>, direttore amministrativo dell&#8217;Asp di Crotone, gli <strong>imprenditori Artemio Laratta e Giovanni Mazzei</strong>.<br />
Secondo la Procura distrettuale antimafia si sarebbero associati «al fine di commettere una serie indeterminata di<strong> delitti contro la pubblica amministrazione</strong>, in particolare tra l&#8217;altro delitti di <strong>turbata libertà d&#8217;incanti, turbata libertà di scelta del contraente, corruzione, abuso di ufficio, nonché reati elettorali</strong>».</p>
<p>Vincenzo <strong>Sculco</strong> avrebbe appoggiato la formazione politica di Mario <strong>Oliverio</strong>, nel corso delle <strong>elezioni regionali del 2020</strong>, in cambio dell&#8217;appoggio della <strong>candidatura di sua figlia Flora</strong>. Anche <strong>Romeo</strong> avrebbe sostenuto Oliverio. Al di là dell&#8217;apparentamento politico, questo <strong>accordo</strong>, secondo la Dda, <strong>avrebbe comportato la commissione di una sequela indeterminata di reat</strong>i «funzionali ad accrescere il peso specifico elettorale, attraverso <strong>incarichi fiduciari, nomine e assunzioni, di matrice esclusivamente clientelare, in enti pubblici</strong>, nella prospettiva di ottenere il voto, nonché affidando <strong>appalti anche a imprese i cui titolari avrebbero assicurato l&#8217;appoggio elettorale</strong>».<br />
(<em>Ansa</em>)</p>
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		<title>“Rinascita-Scott 3-Assocompari”: la Dda di Catanzaro chiede rinvio a giudizio per 25 indagati</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/rinascita-scott-3-assocompari-la-dda-di-catanzaro-chiede-rinvio-a-giudizio-per-25-indagati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2023 14:58:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si terrà il 14 dicembre prossimo l&#8217;udienza preliminare davanti al Gup di Catanzaro per 25 indagati coinvolti nell’operazione antimafia denominata “Rinascita Scott 3-Assocompari”, scattata nel gennaio scorso contro il clan Bonavota di Sant’Onofrio, nel Vibonese. La DDA di Catanzaro, infatti, a richiesto il loro rinvio a giudizio. L’indagine – corroborata da intercettazioni e da diversi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si terrà il 14 dicembre prossimo l&#8217;udienza preliminare davanti al Gup di Catanzaro per 25 indagati coinvolti nell’operazione antimafia denominata “Rinascita Scott 3-Assocompari”, scattata nel gennaio scorso contro il clan Bonavota di Sant’Onofrio, nel Vibonese. La DDA di Catanzaro, infatti, a richiesto il loro rinvio a giudizio.</p>
<p>L’indagine – corroborata da intercettazioni e da diversi collaboratori di giustizia – avrebbe documentato l’appartenenza al clan di Sant’Onofrio di quattro soggetti uno dei quali, per agevolare le attivita’ di riciclaggio in favore della cosca, avrebbe costituito una serie di societa’ di diritto italiano, ungherese e cipriota, fittiziamente intestate a terzi soggetti. Sono state anche ricostruite le dinamiche sottese ad una truffa, consumata nel 2017, ai danni di investitori dell’Oman che avevano versato la somma di un milione di euro dietro la promessa di ottenere il 30% delle quote di una societa’ cui era riconducibile un compendio immobiliare a Budapest. Nel corso dell’operazione e’ stato anche eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni e societa’ per un valore di 3 milioni di euro. </p>
<p>L’indagine – sviluppata in un articolato contesto di cooperazione internazionale di polizia giudiziaria con autorita’ ungheresi, cipriote, francesi, danesi e britanniche, con il coordinamento di Eurojust – si e’ avvalsa della collaborazione dell’Unita’ di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia.</p>
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