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	<title>cervello Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 04 Nov 2024 11:39:10 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L’influenza australiana A-H3N2 può colpire anche il cervello: Ecco i sintomi e come difendersi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2024 09:32:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama A-H3N2 ma è più nota come influenza australiana. Perché nel paese i contagi sono arrivati a 15 milioni in quella che è diventata la seconda stagione influenzale più pesante degli ultimi dieci anni. In Italia è già arrivata in diverse regioni. E in Liguria si è registrato il primo caso di ricovero, mentre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama A-H3N2 ma è più nota come influenza australiana. Perché nel paese i contagi sono arrivati a 15 milioni in quella che è diventata la seconda stagione influenzale più pesante degli ultimi dieci anni. In Italia è già arrivata in diverse regioni. E in Liguria si è registrato il primo caso di ricovero, mentre il Lombardia oggi comincia la campagna vaccinale. Fabrizio Pregliasco, virologo della Statale e direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi Sant’Ambrogio aveva avvertito nei giorni scorsi che la nuova variante H3N2 allerta per la sua natura immunoevasiva, capace cioè di eludere parte delle difese del sistema immunitario. Mentre Matteo Bassetti ha spiegato che il paziente ha sintomi che interessano anche l’apparato neurologico, oltre ai polmoni.</p>
<p><strong>I sintomi</strong><br />
I sintomi dell’influenza da tenere sotto controllo sono febbre superiore ai 38 gradi, tosse e naso che cola, occhi arrossati, dolori muscolari e articolari. Il Corriere della Sera spiega che H3N2 è un sottotipo del virus A dell’influenza. Nella scorsa stagione in Italia era prevalente il ceppo A-H1N1, in quella precedente A-H3N2. Si tratta di un ceppo più virulento e immunoevasivo, cioè è in grado di aggirare le difese immunitarie. I più colpiti saranno i più giovani che hanno avuto meno probabilità di contatto con il virus negli anni precedenti. I virus hanno tre caratteristiche: la febbre oltre i 38 gradi, la presenza di un sintomo come dolore muscolare o articolare, quelli respiratori. Nei bambini si manifestano diarrea, pianto e febbre. Negli anziani è più presenta la difficoltà respiratoria oltre alla confusione mentale.</p>
<p><strong>H3N2 e il cervello</strong><br />
La relazione tra l’influenza H3N2 e il cervello si sostanzia nelle manifestazioni neurologiche che colpiscono il sistema nervoso centrale dei contagiati. Si parla di vertigini, convulsioni, encefaliti, confusione mentale come quella che ha colpito l’anziano paziente di Genova, che non riconosce la moglie. Il meccanismo di coinvolgimento del cervello parte dall’invasione del virus nel sistema nervoso centrale attraverso i bulbi olfattivi. Si parla anche di un meccanismo autoimmune con una risposta eccessiva dell’organismo al virus, con il rilascio di citochine che causando infiammazione portano alla comparsa dei sintomi neurologici.<br />
(<em>Fonte: open.online</em>)</p>
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		<title>&#8220;Cellulari non sono collegati al cancro al cervello&#8221;: maxi studio Organizzazione mondiale della sanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2024 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; I telefoni cellulari non sono associati ai tumori al cervello. E&#8217; la conclusione a cui approda un&#8217;analisi completa delle migliori evidenze scientifiche disponibili, commissionata dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità e guidata dall&#8217;agenzia australiana Arpansa (Australian Radiation Protection and Nuclear Safety Agency).  La revisione sistematica ha passato in rassegna oltre 5mila studi individuando quelli più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
I telefoni cellulari non sono associati ai tumori al cervello. E&#8217; la conclusione a cui approda un&#8217;analisi completa delle migliori evidenze scientifiche disponibili, commissionata dall&#8217;Organizzazione mondiale della sanità e guidata dall&#8217;agenzia australiana Arpansa (Australian Radiation Protection and Nuclear Safety Agency).  La revisione sistematica ha passato in rassegna oltre 5mila studi individuando quelli più rigorosi dal punto di vista scientifico. Gli esperti hanno quindi preso in considerazione circa 63 studi condotti dal 1994 al 2022, rendendo questa operazione &#8220;la revisione più completa fino ad oggi&#8221;, afferma l&#8217;autore principale Ken Karipidis. Come riporta &#8216;The Guardian&#8217; e diversi media internazionali l&#8217;analisi si è concentrata sui tumori del sistema nervoso centrale (inclusi cervello, meningi, ghiandola pituitaria e orecchio), sui tumori delle ghiandole salivari e sui tumori cerebrali.</p>
<p>&#8220;Abbiamo concluso che le prove non mostrano un collegamento tra i telefoni cellulari e il cancro al cervello o altri tumori della testa e del collo&#8221;, dice l&#8217;esperto. Non è stata rilevata alcuna associazione complessiva tra l&#8217;uso del telefono cellulare e queste forme di cancro, nessuna associazione con l&#8217;uso prolungato (se le persone usano i loro telefoni cellulari per 10 anni o più) e nessuna associazione con la quantità di utilizzo del telefono cellulare (il numero di chiamate effettuate o il tempo trascorso al telefono). &#8220;Sono abbastanza fiducioso della nostra conclusione &#8211; continua Karipidis &#8211; E ciò che ci rende abbastanza fiduciosi è anche che, nonostante l&#8217;uso dei telefoni cellulari sia salito alle stelle, i tassi di tumore al cervello sono rimasti stabili&#8221;. I telefoni cellulari, come tutto ciò che utilizza tecnologia wireless, compresi i computer portatili, le trasmissioni radio e televisive e le torri di telefonia mobile, emettono radiazioni elettromagnetiche a radiofrequenza, note anche come onde radio. &#8220;E poiché teniamo il cellulare vicino alla testa quando facciamo telefonate, c&#8217;è molta preoccupazione&#8221;, osserva lo studioso.</p>
<p>Sulla base di alcuni dei primi studi condotti, in cui si era prospettata una possibile associazione tra l&#8217;uso del telefono cellulare e il cancro al cervello, l&#8217;Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell&#8217;Oms aveva designato i campi a radiofrequenza, come quelli dei telefoni cellulari, come un possibile fattore di rischio per il cancro. Karipidis e colleghi stanno ora lavorando alla seconda parte dello studio, che esaminerà i tumori meno comunemente associati ai telefoni cellulari, tra cui la leucemia e il linfoma non-Hodgkin. Karipidis ha affermato che, se le preoccupazioni relative al legame tra cancro e telefoni cellulari dovrebbero essere accantonate, poiché la tecnologia continuerà a svilupparsi è importante proseguire la ricerca. &#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<item>
		<title>Per un figlio o per il partner, dove abita l&#8217;amore? Esiste un luogo nel cervello</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/per-un-figlio-o-per-il-partner-dove-abita-lamore-esiste-un-luogo-nel-cervello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2024 10:09:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; L&#8217;amore di una madre e di un padre per il proprio figlio, quello di un uomo o di una donna per la propria metà, l&#8217;anima gemella. Dove abita l&#8217;amore? Dove ha origine questo sentimento capace di legare così profondamente le persone? Nella realtà non è solo una questione di &#8216;cuore&#8217;, ma di cervello. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; L&#8217;amore di una madre e di un padre per il proprio figlio, quello di un uomo o di una donna per la propria metà, l&#8217;anima gemella. Dove abita l&#8217;amore? Dove ha origine questo sentimento capace di legare così profondamente le persone? Nella realtà non è solo una questione di &#8216;cuore&#8217;, ma di cervello. E un team di scienziati, guidati dal ricercatore-filosofo Pärttyli Rinne che si è messo sulle tracce dell&#8217;amore studiando per anni la materia, ha scoperto esattamente la &#8216;casa&#8217; in un angolo della nostra mente (o meglio più di uno).  Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista &#8216;Cerebral Cortex&#8217;, esperti dell&#8217;università di Aalto, in Finlandia, hanno portato la ricerca dell&#8217;amore a un livello completamente nuovo, rivelando che diverse tipologie di questo sentimento illuminano parti diverse del cervello. E infatti noi usiamo la parola amore, evidenziano, in una sconcertante gamma di contesti, dall&#8217;adorazione sessuale all&#8217;amore dei genitori o all&#8217;amore per la natura. L&#8217;idea dei ricercatori è che un&#8217;immagine più completa del cervello potesse far luce sul perché usiamo la stessa parola per una raccolta così diversificata di esperienze umane. La prima è quella che lega un genitore a un figlio. &#8220;Vedi il tuo neonato per la prima volta. Il bambino è morbido, sano e robusto: la più grande meraviglia della tua vita. Provi amore per il piccolo&#8221;. La dichiarazione era uno dei tanti semplici scenari presentati a 55 genitori, i quali si auto-descrivevano proprio come in una relazione amorosa con il proprio bebè.  I ricercatori dell&#8217;ateneo finlandese hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale per misurare l&#8217;attività cerebrale mentre le persone arruolate nello studio rimuginavano su brevi storie relative a 6 diversi tipi di amore. Risultato? L&#8217;amore per i figli ha generato l&#8217;attività cerebrale più intensa, seguito da vicino dall&#8217;amore romantico. &#8220;Ora forniamo un quadro più completo dell&#8217;attività cerebrale associata a diversi tipi di amore rispetto alle ricerche precedenti&#8221;, afferma Rinne.</p>
<p>&#8220;Il modello di attivazione dell&#8217;amore viene generato in situazioni sociali nei gangli della base, nella linea mediana della fronte, nel precuneo e nella giunzione temporo-parietale ai lati della parte posteriore della testa&#8221;. Ma l&#8217;amore genitoriale sembra avere una marcia in più: &#8220;Si è verificata un&#8217;attivazione profonda nel sistema di ricompensa del cervello nell&#8217;area dello striato mentre si immaginava il sentimento in questione, e questo non è stato osservato per nessun altro tipo di amore&#8221;, afferma Rinne.  Anche l&#8217;amore per i partner romantici, gli amici, gli sconosciuti, gli animali domestici e la natura facevano parte dello studio. Secondo la ricerca, l&#8217;attività cerebrale è influenzata non solo dalla vicinanza dell&#8217;oggetto d&#8217;amore, ma anche dal fatto che si tratti di un essere umano, di un&#8217;altra specie o della natura. Non sorprende che l&#8217;amore compassionevole per gli estranei sia stato meno gratificante e abbia causato una minore attivazione cerebrale rispetto all&#8217;amore nelle relazioni strette, ragionano gli autori. Mentre un altro elemento che emerge è che l&#8217;amore per la natura ha attivato il sistema di ricompensa e le aree visive del cervello, ma non le aree cerebrali sociali. I proprietari di animali domestici, continuano gli autori, possono essere identificabili tramite l&#8217;attività cerebrale. La sorpresa più grande, evidenziano gli scienziati, è stata che le aree cerebrali associate all&#8217;amore tra persone sono risultate molto simili, con differenze che risiedono principalmente nell&#8217;intensità di attivazione. Tutti i tipi di amore interpersonale, infatti, attivavano aree del cervello associate alla cognizione sociale, in contrasto all&#8217;amore per gli animali domestici o per la natura.</p>
<p>&#8220;Sei a casa, sdraiato sul divano, e il tuo gatto domestico si avvicina a te. Il gatto ti si rannicchia accanto e fa le fusa assonnato. Ami il tuo animale domestico&#8221;. In media, le risposte cerebrali dei soggetti a un&#8217;affermazione come questa hanno rivelato se condividevano o meno la loro vita con un amico peloso.  &#8220;Quando si considera l&#8217;amore per gli animali domestici e l&#8217;attività cerebrale ad esso associata, le aree cerebrali legate alla socialità rivelano statisticamente se la persona è o meno proprietaria di un animale domestico. Quando si tratta di proprietari di animali domestici, queste aree sono più attivate rispetto a chi non ne ha uno&#8221;, afferma Rinne. Le attivazioni amorose sono state controllate nello studio con storie neutre in cui accadeva molto poco. Ad esempio, guardare fuori dal finestrino dell&#8217;autobus o lavarsi i denti distrattamente. Dopo aver ascoltato la versione di un attore professionista di ogni &#8216;storia d&#8217;amore&#8217;, ai partecipanti è stato chiesto di immaginare ogni emozione per 10 secondi.  Questo non è il primo tentativo di trovare l&#8217;amore per Rinne e il suo team, che include i ricercatori Juha Lahnakoski, Heini Saarimäki, Mikke Tavast, Mikko Sams e Linda Henriksson. Gli esperti hanno intrapreso diversi studi volti ad approfondire la nostra conoscenza scientifica delle emozioni umane. Il gruppo ha pubblicato una ricerca che mappa le esperienze corporee d&#8217;amore dei soggetti un anno fa, con lo studio precedente che collegava anche le esperienze fisiche d&#8217;amore più forti con strette relazioni interpersonali. La comprensione dei meccanismi neurali dell&#8217;amore, evidenziano, non solo può aiutare a orientare le discussioni filosofiche sulla natura dell&#8217;amore, della coscienza e delle relazioni umane. I ricercatori sperano anche che il loro lavoro possa migliorare gli interventi sulla salute mentale in condizioni come disturbi dell&#8217;attaccamento, depressione o problemi relazionali.  &#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Covid può cambiare il cervello, studio su pazienti con sintomi persistenti</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/covid-puo-cambiare-il-cervello-studio-su-pazienti-con-sintomi-persistenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 09:21:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Covid-19 può modificare il cervello. E un team di ricercatori ha voluto capire esattamente cosa succede a livello cerebrale in quel gruppo di pazienti che hanno sintomi persistenti. Utilizzando una versione avanzata di risonanza magnetica di diffusione, gli esperti hanno identificato delle differenze nella struttura del tessuto cerebrale dei pazienti con sintomi post [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Covid-19 può modificare il cervello. E un team di ricercatori ha voluto capire esattamente cosa succede a livello cerebrale in quel gruppo di pazienti che hanno sintomi persistenti. Utilizzando una versione avanzata di risonanza magnetica di diffusione, gli esperti hanno identificato delle differenze nella struttura del tessuto cerebrale dei pazienti con sintomi post Covid rispetto a persone sane. Sotto la lente è finita in particolare la materia bianca del cervello. A condurre il lavoro sono stari ricercatori dell&#8217;università di Linköping, in Svezia, che hanno esaminato il cervello di 16 pazienti precedentemente ricoverati in ospedale per Covid e con sintomi persistenti. I risultati, pubblicati sulla rivista &#8216;Brain Communications&#8217;, possono fornire informazioni sui meccanismi alla base dei problemi neurologici persistenti post virus, spiegano gli scienziati. Diversi studi precedenti hanno affrontato questo problema, molto sentito dai medici. &#8220;Può essere frustrante capire che i pazienti hanno dei problemi, ma non riuscire a trovare una spiegazione perché non c&#8217;è nulla nella risonanza magnetica che possa spiegarlo&#8221;, osserva Ida Blystad, ricercatrice e neuroradiologa del Dipartimento di radiologia del Linköping University Hospital. &#8220;Per me, questo sottolinea l&#8217;importanza di provare altre tecnologie di esame per capire cosa sta succedendo nel cervello nei pazienti con sintomi persistenti post Covid&#8221;. I ricercatori hanno quindi aggiunto un nuovo tipo di imaging e hanno puntato l&#8217;obiettivo sulla sostanza bianca del cervello, perché è costituita principalmente da assoni ed è molto importante per il trasporto dei segnali tra le diverse parti del cervello e il resto del corpo.</p>
<p>&#8220;La risonanza magnetica di diffusione &#8211; illustra Deneb Boito, dottorando del Dipartimento di ingegneria biomedica dell&#8217;università di Linköping &#8211; è una tecnologia molto sensibile che consente di rilevare cambiamenti nel modo in cui sono organizzati gli assoni delle cellule nervose. Questo è uno dei motivi per cui abbiamo voluto utilizzarla per studiare quegli effetti del Covid-19 sul cervello che altre tecnologie di imaging potrebbero non rilevare&#8221;.  Per avere un&#8217;idea di cosa sia questa tecnica, si può immaginare una città di notte, con i fari e le luci posteriori delle auto che brillano come fili di perle rosse e bianche sulle strade più trafficate. Non si può vedere la strada in sé, ma si capisce che è lì perché le macchine possono circolare facilmente proprio lì. Allo stesso modo, medici e ricercatori possono ottenere informazioni su come è costruito il cervello a livello microscopico attraverso la risonanza magnetica di diffusione, che si basa sul fatto che ovunque nel cervello c&#8217;è acqua che si muove nei tessuti, ma le molecole d&#8217;acqua si muovono più facilmente lungo le vie neurali. Misurandone il movimento, i ricercatori possono dedurre indirettamente la struttura di questi percorsi. Questa tecnica di imaging viene utilizzata ad esempio per la diagnosi di ictus o per la pianificazione di un intervento chirurgico al cervello. I ricercatori vi hanno fatto ricorso per esplorare appunto il cervello dei 16 protagonisti del lavoro: pazienti che stanno partecipando al Linköping Covid-19 Study (LinCos) nel Dipartimento di medicina riabilitativa e che avevano ancora sintomi persistenti dopo 7 mesi. Questo gruppo è stato confrontato con un gruppo di persone sane senza sintomi post Covid che non erano state ricoverate in ospedale per il virus. Il cervello dei partecipanti è stato esaminato sia con la risonanza magnetica convenzionale che con la risonanza magnetica di diffusione. Risultato: &#8220;I due gruppi hanno differenze per quanto riguarda la struttura della sostanza bianca del cervello. E questa può essere una delle cause dei problemi neurologici vissuti dal gruppo che aveva sofferto di Covid grave&#8221;, evidenzia Blystad. Quanto osservato è &#8220;in linea con altri studi che hanno mostrato cambiamenti nella materia bianca del cervello.</p>
<p>Tuttavia, avendo esaminato solo un piccolo gruppo di pazienti, siamo cauti nel trarre conclusioni importanti. Con questa tecnologia non misuriamo la funzione del cervello, ma la sua microstruttura&#8221;. I risultati ottenuti, conclude, &#8220;sono un segno che dobbiamo studiare gli effetti a lungo termine di Covid nel cervello utilizzando una tecnologia Mri più avanzata rispetto alla risonanza magnetica convenzionale&#8221;.  Ci sono diverse questioni che i ricercatori vogliono ulteriormente approfondire. Sembra, ad esempio, che la materia bianca nelle diverse parti del cervello sia influenzata in modi diversi. Un prossimo lavoro esaminerà se i cambiamenti rilevati sono in qualche modo collegati all&#8217;attività cerebrale e in che modo le diverse parti del cervello comunicano tra loro attraverso la sostanza bianca cerebrale nei pazienti che soffrono di affaticamento post Covid. Un&#8217;altra domanda è cosa succede nel tempo. La risonanza magnetica fornisce un&#8217;immagine del cervello in quel particolare momento. Poiché i partecipanti sono stati esaminati una sola volta, non è possibile sapere se le differenze tra i due gruppi scompariranno nel tempo o se saranno permanenti. &#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<item>
		<title>VIDEO-Aiutiamo Antonino, a soli 16 anni combatte con un tumore al cervello. Appello della Reggina calcio</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-aiutiamo-antonino-a-soli-16-anni-combatte-con-un-tumore-al-cervello-appello-della-reggina-calcio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Nov 2021 16:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Antonino Foti]]></category>
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		<category><![CDATA[intervento]]></category>
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		<category><![CDATA[tumore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si moltiplicano gli appelli per consentire ad Antonino Foti di soli 16 anni, originario di Gioia Tauro, di sottoporsi ad un delicato intervento in Australia che potrebbe salvarlo da un tumore che ha coinvolto entrambi gli emisferi del cervello. Antonino, infatti, è affetto da lesione espansiva parieto tempo talamico destro con estensione bilaterale. Per i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-173434-1" width="640" height="640" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/11/Appello-RegginaCalcio-per-Antonino-Foti-calabrianews.it_.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/11/Appello-RegginaCalcio-per-Antonino-Foti-calabrianews.it_.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/11/Appello-RegginaCalcio-per-Antonino-Foti-calabrianews.it_.mp4</a></video></div>
<p>Si moltiplicano gli appelli per consentire ad Antonino Foti di soli 16 anni, originario di Gioia Tauro, di sottoporsi ad un delicato intervento in Australia che potrebbe salvarlo da un tumore che ha coinvolto entrambi gli emisferi del cervello. Antonino, infatti, è affetto da lesione espansiva parieto tempo talamico destro con estensione bilaterale. Per i medici ha solo sei mesi di vita. L&#8217;intervento costa circa 100mila euro ma la famiglia non è in grado di sostenerne la spesa.</p>
<p>Per questa ragione è stata avviata, nelle scorse settimane, una raccolta fondi su “GoFundMe” che ha già fatto registrare la solidarietà concreta di molte persone. Alla gara di solidarietà, in queste ore, si è aggiunta anche la Reggina calcio con un appello corale dei suoi giocatori.</p>
<p>Per coloro i quali volessero contribuire alla raccolta fondi, ecco i riferimenti:<br />
POSTEPAY<br />
5333 1711 2190 6412<br />
ANDILORO SERAFINA<br />
NDLSFN75A54H224B</p>
<p>BONIFICO<br />
IT 15E36 081051 382062 936063 03<br />
ANDILORO SERAFINA</p>
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