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	<title>Censis Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 19 Mar 2026 17:04:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Rapporto Censis: in Calabria diminuiscono i furti in abitazione, tra i valori più bassi in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 17:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[abitazione]]></category>
		<category><![CDATA[Censis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge dalla quarta edizione dell&#8217;Osservatorio sulla sicurezza della casa Censis-Verisure, realizzato in collaborazione con il Servizio analisi criminale del ministero dell&#8217;Interno, nel 2024 in Calabria sono stati registrati 1.578 furti in abitazione, segnando una diminuzione del 6,5% rispetto all&#8217;anno precedente. Il numero di episodi, pari a 8,6  ogni 10.000 abitanti, tra i valori più bassi in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo quanto emerge dalla quarta edizione dell&#8217;Osservatorio sulla sicurezza della casa Censis-Verisure, realizzato in collaborazione con il Servizio analisi criminale del ministero dell&#8217;Interno, nel 2024 in Calabria sono stati registrati 1.578 furti in abitazione, segnando una diminuzione del 6,5% rispetto all&#8217;anno precedente. Il numero di episodi, pari a 8,6  ogni 10.000 abitanti, tra i valori più bassi in Italia e nettamente inferiore alla media italiana di 26,4, colloca la regione al 19° posto nazionale e sul podio delle regioni più sicure&#8221;.</p>
<p id="ob">Quanto alle rapine in abitazione, vale a dire intrusioni con uso della violenza contro i presenti, nel 2024 in Calabria si contano 30 episodi, pari a 1,6 ogni 100.000 abitanti. Per incidenza la regione si colloca al 18° posto nella graduatoria nazionale, a pari merito con le Marche.</p>
<p>Guardando al medio periodo, il rapporto evidenzia come tra il 2019 e il 2024 l&#8217;andamento dei furti in abitazione in Calabria risulti in significativo miglioramento, con una riduzione del 36,5%. Questo calo prosegue anche nel primo semestre 2025, con 541 furti denunciati tra gennaio e giugno, rispetto ai 734 registrati dello stesso periodo del 2024.</p>
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		<title>Guzzi (Unilavoro Pmi): Il 59° Rapporto Censis fotografa un&#8217;Italia in crisi economica</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/guzzi-unilavoro-pmi-il-59-rapporto-censis-fotografa-unitalia-in-crisi-economica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 08:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Censis]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[economica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 59esimo Rapporto Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), presentato il 5 Dicembre 2025, ha suscitato, come sempre, interesse, stupore e curiosità. Esso racconta le sfaccettature e i limiti di un’Italia divisa, e disegna il curioso spaccato di una società in continua evoluzione, in cui dimorano differenti realtà sociali. Due quelle predominanti. Una egemonica, che gode [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 59esimo Rapporto Censis (<em>Centro Studi Investimenti Sociali</em>), presentato il 5 Dicembre 2025, ha suscitato, come sempre, interesse, stupore e curiosità. Esso racconta le sfaccettature e i limiti di un’Italia divisa, e disegna il curioso spaccato di una società in continua evoluzione, in cui dimorano differenti realtà sociali. Due quelle predominanti. Una egemonica, che gode di ricchezza e benessere, e l’altra abietta e subordinata. A sottolinearlo, con sdegno, <strong>Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi</strong>. La fotografia che viene fuori, è quella di un Paese sempre più povero, contraddistinto da altri aspetti significativi. Il quadro non lascia spazio alle incertezze e alle illusioni. C’è un ceto medio schiacciato e cittadini sempre più sfiduciati. </p>
<p>Le famiglie italiane sono sempre più povere e temono di non poter contare su servizi sanitari e assistenziali adeguati. Questa una delle ragioni che sta spingendo gli italiani a destinare un po&#8217; di soldi a polizze assicurative per tutelarsi dal rischio di non autosufficienza, dai danni legati al cambiamento climatico, o da altri eventi avversi. Il Rapporto, evidenzia Guzzi, mette in luce un’Italia vulnerabile e irresoluta. Lati oscuri e incoerenti che tracciano un quadro realistico e piuttosto preoccupante. L’età selvaggia, del ferro e del fuoco, di prede e di predatori. Si legge anche questo. Un’espressione che vuole disegnare un mondo a soqquadro in cui il vero motore non è l’economia, ma le pulsioni antropologiche più profonde. Il racconto che Censis fa dell’Italia, è a tinte decisamente cupe. Forti e realistiche. </p>
<p>Esso offre una lettura ampia dei comportamenti sociali e delle dinamiche che stanno cambiando il modo in cui gli italiani vivono il tempo libero, i viaggi, la mobilità, il territorio. Edonismo economy, giovani sempre più inattivi, mercato del lavoro sempre più senile, regimi autocratici, interpretazione dei più significativi fenomeni socio-economici. Italia al microscopio. Argomentazioni dettagliate, conclude Guzzi, che saranno approfondite nei prossimi articoli.</p>
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		<title>Censis, l&#8217;Unical cresce ancora ed è sempre in vetta alla classifica delle grandi università del Paese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 08:50:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Università della Calabria si conferma il miglior grande ateneo italiano secondo la classifica Censis 2025/2026. Un risultato di straordinario rilievo che dimostra come l’Unical sia riuscita, anno dopo anno, a crescere e migliorarsi in modo costante, fino a consolidare con forza la propria posizione di vertice nel Paese. Il punteggio totale raggiunto dall’Università della Calabria, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Università della Calabria si conferma il miglior grande ateneo italiano secondo la classifica Censis 2025/2026. Un risultato di straordinario rilievo che dimostra come l’Unical sia riuscita, anno dopo anno, a crescere e migliorarsi in modo costante, fino a consolidare con forza la propria posizione di vertice nel Paese. Il punteggio totale raggiunto dall’Università della Calabria, nella graduatoria degli atenei con numero di iscritti compreso tra 20.000 e 40.000, è 94,3. Si tratta di un netto miglioramento rispetto al già eccellente risultato dello scorso anno (92,2), grazie al quale l’Unical aumenta il divario rispetto agli atenei posizionati al secondo e terzo posto: Pavia (90,2) e Perugia (89,3). Non solo migliore tra i grandi: l’Unical, con il punteggio ottenuto, supera anche le università medie e mega (oltre 40.000 iscritti), confermandosi un punto di riferimento a livello nazionale.<br />
«La conferma, per il secondo anno consecutivo, del primo posto nella classifica Censis – ha dichiarato con soddisfazione il rettore Nicola Leone – rappresenta un risultato straordinario, che arriva a coronamento di un percorso durato sei anni. È la dimostrazione concreta di una crescita strutturale, consolidata nel tempo, frutto di un lavoro di squadra, costante e progressivo che ci ha visti migliorare anno dopo anno in tutti gli ambiti valutati».<br />
«Rispetto allo scorso anno – ha evidenziato il Rettore – cresciamo in tutti gli indicatori, a conferma della solidità del modello che abbiamo costruito e dell’efficacia delle azioni messe in campo. Questo dato attesta che il nostro è un percorso virtuoso, che ha prodotto cambiamenti profondi e duraturi nel tempo».</p>
<p>Il Censis, che da oltre 25 anni redige la più autorevole classifica nazionale delle università, valuta una molteplicità di indicatori che si concentrano su aspetti cruciali per studenti e famiglie: servizi offerti, borse di studio, strutture, laboratori, comunicazione e servizi digitali, internazionalizzazione e occupabilità dei laureati. Questi indicatori raccontano ancora una volta un Ateneo in crescita, che non si ferma, e che progredisce in tutti i settori. L’Unical ottiene il massimo punteggio (110 su 110) sia nella categoria “servizi” – che considera mense, posti letto e contributi per l’alloggio – sia nella voce “borse di studio”, dove – con il decisivo sostegno della Regione Calabria – si conferma il primato assoluto a livello nazionale. Inoltre, migliora anche il punteggio relativo alle strutture, passando da 86 a 89 punti e compie un balzo in avanti di otto punti per comunicazione e servizi digitali, passando da 94 a 102. Crescono anche internazionalizzazione (79) e occupabilità (76), quest’ultima in linea con i recenti dati Almalaurea che certificano una crescita dell’occupazione tra i laureati Unical, in controtendenza con il dato nazionale.</p>
<p>«È motivo di orgoglio – ha concluso il rettore Leone – sapere che i nostri studenti possono contare sull’università che, più di ogni altra in Italia, sa offrire servizi concreti, opportunità reali e un ambiente inclusivo e stimolante. Ma soprattutto – come sempre tengo a sottolineare – questo traguardo è il risultato del lavoro di tutta la comunità accademica che, ritrovando unità e visione comune, ha saputo lavorare con coesione e spirito di servizio, dimostrando che anche un ateneo del Mezzogiorno può primeggiare a livello nazionale. Sono certo che l’Unical proseguirà su questa strada, rafforzando ulteriormente la qualità dell’offerta formativa, investendo su ricerca e innovazione, e restando sempre al fianco degli studenti e delle loro famiglie. Perché l’Unical è e vuole essere sempre più un luogo dove il merito, il talento e l’impegno trovano pieno riconoscimento e concrete possibilità di crescita».</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone  wp-image-327202" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/07/Censis--300x255.jpg" alt="" width="660" height="561" srcset="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/07/Censis--300x255.jpg 300w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/07/Censis--494x420.jpg 494w, https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/07/Censis-.jpg 663w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></p>
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		<item>
		<title>Sanità, il 42% degli italiani rinuncia alle cure per problemi economici</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sanita-il-42-degli-italiani-rinuncia-alle-cure-per-problemi-economici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2024 11:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;accesso alla sanità è un diritto fondamentale, ma in Italia, come dimostrano i dati del 21° Rapporto &#8220;Ospedali &#038; Salute&#8220;, ci sono disuguaglianze economiche e sistemiche che minano questo principio. Nel 2023, il 42% dei pazienti con redditi più bassi, fino a 15 mila euro, ha dovuto rinunciare o procrastinare le cure a causa della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;accesso alla sanità è un diritto fondamentale, ma in Italia, come dimostrano i dati del <strong>21° Rapporto &#8220;Ospedali &#038; Salute</strong>&#8220;, ci sono disuguaglianze economiche e sistemiche che minano questo principio. <strong>Nel 2023, il 42% dei pazienti con redditi più bassi, fino a 15 mila euro, ha dovuto rinunciare o procrastinare le cure a causa della difficoltà di accesso al Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) e delle difficoltà nel sostenere i costi della sanità privata</strong>. Un fenomeno allarmante, come evidenziato dall&#8217;Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop) e dal Centro Studi Investimenti Sociali (Censis). Le disparità emergono chiaramente dai dati. Mentre il 32,6% di chi ha un reddito tra i 15mila e i 30mila euro e solo il 14,7% di quelli oltre i 50 mila euro rinunciano alle cure, il 50,4% dei redditi più bassi è costretto a sacrificare altre spese per sostenere quelle sanitarie. Questo &#8220;effetto erosivo&#8221; sulla ricchezza colpisce in modo sproporzionato le fasce economiche più basse, con il 36,9% degli italiani che rinuncia ad altre spese per sostenere quelle sanitarie.</p>
<p><strong>L&#8217;accesso alla sanità pubblica è complicato dai tempi di attesa</strong>, che spesso risultano incongrui con la gravità delle condizioni mediche. Questo porta al rischio di avere a che fare con una &#8220;sanità per censo&#8221;, dove coloro che possono permetterselo si rivolgono al mercato privato, lasciando che rimangano indietro coloro che non hanno sufficienti risorse economiche. Il 34,4% dei redditi più bassi è infatti costretto a rivolgersi alla sanità a pagamento dopo tentativi falliti di accesso al Ssn.<br />
La cosiddetta <strong>&#8220;mobilità sanitaria&#8221;</strong> è un altro indicatore di disuguaglianza. Il 16,3% dei pazienti si sposta in altre regioni a causa delle lunghe liste di attesa, un problema che coinvolge il 31,6% di coloro che sono in cattiva salute. Molti altri sono costretti a viaggiare per più di 50 chilometri per accedere alle cure necessarie. Questa mobilità riflette la ricerca di quello che si ritiene un servizio migliore, oppure la necessità di un secondo parere o anche la mancanza di offerta nella propria regione.</p>
<p><strong>Le differenze territoriali</strong> sono evidenti anche nelle percezioni della sanità pubblica. Mentre il 47,7% degli utenti ha una visione positiva del Servizio Sanitario Regionale, solo il 29% degli abitanti del Sud e delle Isole dà un giudizio favorevole. Questo si traduce in un 35,2% di utenti del Sud e delle Isole che ritengono il loro Ssr insufficiente, rispetto al 9,4% del Nord-Est. L&#8217;eterogeneità nella qualità dei servizi sanitari è un problema di sistema. Ci sono differenze significative tra le strutture pubbliche e private, sia in termini di accesso che di qualità delle cure offerte. Mentre al Nord le strutture private sono spesso percepite come di alta qualità, al Centro è il contrario, con le strutture pubbliche che godono di maggior fiducia.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Università, la classifica dei migliori atenei italiani: bene Cosenza e Reggio male Catanzaro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/universita-la-classifica-dei-migliori-atenei-italiani-bene-cosenza-e-reggio-male-catanzaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2022 12:56:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[atenei italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Censis]]></category>
		<category><![CDATA[classifica]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche quest’anno è disponibile la Classifica Censis delle Università italiane, giunta alla sua 22^ edizione: uno strumento che è stato creato per fornire orientamenti alle scelte di tutti gli studenti pronti a intraprendere la carriera universitaria. Si tratta di un’articolata analisi del sistema universitario italiano (atenei statali e non statali, divisi in categorie omogenee per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche quest’anno è disponibile la <strong>Classifica Censis</strong> delle <strong>Università italiane</strong>, giunta alla sua 22^ edizione: uno strumento che è stato creato per fornire orientamenti alle scelte di tutti gli studenti pronti a intraprendere la carriera universitaria. Si tratta di un’articolata analisi del sistema universitario italiano (atenei statali e non statali, divisi in categorie omogenee per dimensioni) basata sulla valutazione delle strutture disponibili, dei servizi erogati, del livello di internazionalizzazione, della capacità di comunicazione 2.0 e della occupabilità. Sono consultabili anche le classifiche della didattica delle lauree triennali, delle magistrali a ciclo unico e delle lauree magistrali biennali (rispettivamente raggruppate in 15, 7 e 14 gruppi disciplinari) ed è disponibile la metodologia utilizzata per la classificazione. Complessivamente, sono 69 le classifiche stilate.</p>
<p><strong>Mega Atenei Statali</strong>(con <strong>oltre 40.000 iscritti</strong>): prima posizione anche quest’anno per Università di Bologna, con un punteggio complessivo di 89,8. Seguono l’Università di Padova e La Sapienza di Roma, rispettivamente in seconda e terza posizione con i punteggi di 88,0 e 86,5. Sale in quarta posizione l’Università di Pisa (85,2), che scalza l’Università di Firenze, che retrocede al quinto posto, totalizzando 84,3. Avanza di due posizioni l’Università Statale di Milano (82,7), che tra i mega passa dall’ottava alla sesta posizione. L’Università di Palermo si conferma settima, ex aequo con l’Università di Torino, con 80,8 punti. Chiudono la classifica dei mega atenei l’Università di Bari e la Federico II di Napoli, rispettivamente in penultima e ultima posizione.</p>
<p><strong>Grandi Atenei Statali </strong>(<strong>da 20.000 a 40.000 iscritti</strong>): l&#8217;Università di Pavia quest’anno a detenere la posizione di vertice con un punteggio totale di 91,0, superiore a quello dell’Università di Perugia, che dopo un lungo periodo di  primato retrocede in seconda posizione con 90,8 punti. Scalano la classifica di una posizione l’<strong>Università della Calabria</strong> e l’Università di Venezia Ca’ Foscari, passando rispettivamente in terza e quarta posizione con un punteggio di 90,3 e 88,7. Salgono di due posti l’Università di Milano Bicocca (+13 punti nell’indicatore dei servizi per gli studenti) e l’Università di Cagliari (+10 punti nell’indicatore relativo a comunicazione e servizi digitali), rispettivamente in quinta e sesta posizione con i punteggi di 88,5 e 87,8. Segue in settima posizione l’Università di Parma (86,8), a cui si accoda l’Università di Genova (85,7), ottava, avendo scalato tre posizioni rispetto alla classifica dello scorso anno. Stabile in decima posizione l’Università di Roma Tor Vergata (85,0), seguita in undicesima posizione dall’Università di Salerno (84,8), che perde rispetto alla scorsa annualità 9 posizioni, a causa soprattutto dell’apprezzabile decremento dell’indicatore relativo a borse e altri servizi in favore degli studenti gli studenti (-28 punti). Guadagna una posizione l’Università di Chieti e Pescara, che con il punteggio complessivo di 80,3 si colloca in quindicesima posizione. Chiudono, infine, la classifica dei grandi atenei statali l’Università di Roma Tre (78,8), l’Università di Catania (78,3) e quella di Messina (75,8), rispettivamente in terzultima, penultima e ultima posizione.</p>
<p><strong>Medi Atenei Statali</strong> (da<strong> 10.000 a 20.000 iscritti</strong>): l’Università di Siena, che con il punteggio di 96,7 si guadagna la prima posizione, detenuta lo scorso anno dall’Università di Trento, che con 94,8 scende in terza posizione (a causa soprattutto della perdita di 10 punti nell’indicatore relativo all’occupabilità), preceduta dall’Università di Sassari (96,0), che guadagna una posizione (grazie soprattutto all’incremento di 15 punti nell’indicatore relativo a borse e altri servizi in favore degli studenti). Anche quest’anno, stabile in quarta posizione c’è l’Università di Trieste, che totalizzando 94,5 punti precede l’Università di Udine (quinta con 94,0 punti), che perde due posizioni rispetto alla precedente classifica. Scende di una posizione l’Università Politecnica delle Marche (91,2), attestandosi in sesta posizione, seguita dall’Università di Brescia (88,5), che si mantiene stabile al settimo posto. L’Università del Salento (87,0) scende dalla sesta all’ottava posizione, seguita dall’Università di Urbino Carlo Bo (84,8), stabile in nona. Guadagna una posizione l’Università dell’Insubria (83,3), decima in graduatoria. Ne perde una l’Università di Foggia (undicesima con 82,3 punti) e quattro l’Università del Piemonte Orientale (dodicesima con 82,0). Chiude il ranking, in <strong>ultima posizione</strong>, l’Università di Napoli Parthenope, preceduta in penultima e terzultima posizione dall’Università di Napoli l’Orientale e dall’<strong>Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro</strong>.</p>
<p><strong>Piccoli Atenei Statali</strong> (fino a 10.000 iscritti): continua a occupare la prima posizione l’Università di Camerino, con un punteggio complessivo pari a 99,5, seguita in seconda da un altro ateneo marchigiano, l’Università di Macerata, che somma il punteggio di 87,2. Al <strong>terzo posto</strong>, avendo scalato tre posizioni grazie anche all’incremento di 8 punti e di 6 punti rispettivamente negli indicatori relativi a comunicazione e servizi digitali e occupabilità, quest’anno c’è l’<strong>Università Mediterranea di Reggio Calabria</strong> (86,5). Retrocedono in quarta e quinta posizione gli atenei laziali di Cassino (85,0) e della Tuscia (83,0). Si sposta verso l’alto della classifica l’Università della Basilicata (80,5), che acquisendo due posizioni si qualifica sesta, prima dell’Università di Teramo (80,2), stabile al settimo posto. Retrocede di tre posizioni l’Università del Sannio (79,3), a causa soprattutto del decremento di 23 punti riportato nell’indicatore relativo a borse e altri servizi in favore degli studenti, ricoprendo la penultima posizione, prima dell’Università del Molise (75,7), che chiude la classifica dei piccoli atenei statali.</p>
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		<title>Situazione sociale, Rapporto Censis: &#8220;Per 3 milioni di italiani il covid non esiste e per il 10,9% il vaccino è inutile&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/situazione-sociale-rapporto-censis-per-3-milioni-di-italiani-il-covid-non-esiste-e-per-il-109-il-vaccino-e-inutile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Dec 2021 16:32:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Censis]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[vaccino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il Covid non esiste e per il 10,9% il vaccino è inutile. E poi: il 5,8% è convinto che la Terra è piatta, per il 10% l’uomo non è mai sbarcato sulla Luna, per il 19,9% il 5G è uno strumento sofisticato per controllare le persone. Lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni) il Covid non esiste e per il 10,9% il vaccino è inutile. E poi: il 5,8% è convinto che la Terra è piatta, per il 10% l’uomo non è mai sbarcato sulla Luna, per il 19,9% il 5G è uno strumento sofisticato per controllare le persone. Lo sottolinea il Censis nel 55° Rapporto sulla situazione sociale del Paese. &#8220;Perché sta succedendo? È la spia di qualcosa di più profondo: le aspettative soggettive tradite provocano la fuga nel pensiero magico. Siamo nel ciclo dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali. Per l’81% degli italiani -viene rilevato- oggi è molto difficile per un giovane ottenere il riconoscimento delle risorse profuse nello studio. Il rischio di un rimbalzo nella scarsità: ecco i fattori di freno alla ripresa economica e le incognite che pesano sul risveglio dei consumi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Accanto alla maggioranza ragionevole e saggia si leva un’onda di irrazionalità. È un sonno fatuo della ragione, una fuga fatale nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico, che pretende di decifrare il senso occulto della realtà. Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni di persone) il Covid semplicemente non esiste. Per il 10,9% il vaccino è inutile e inefficace. Per il 31,4% è un farmaco sperimentale e le persone che si vaccinano fanno da cavie. Per il 12,7% la scienza produce più danni che benefici. Si osserva una irragionevole disponibilità a credere a superstizioni premoderne, pregiudizi antiscientifici, teorie infondate e speculazioni complottiste&#8221;.</p>
<p>&#8220;Dalle tecno-fobie: il 19,9% degli italiani considera il 5G uno strumento molto sofisticato per controllare le menti delle persone. Al negazionismo storico-scientifico: il 5,8% è sicuro che la Terra sia piatta e il 10% è convinto che l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna. La teoria cospirazionistica del &#8216;gran rimpiazzamento&#8217; -osserva il Censis- ha contagiato il 39,9% degli italiani, certi del pericolo della sostituzione etnica: identità e cultura nazionali spariranno a causa dell’arrivo degli immigrati, portatori di una demografia dinamica rispetto agli italiani che non fanno più figli, e tutto ciò accade per interesse e volontà di presunte opache élite globaliste&#8221;.</p>
<p><strong>Sempre più diffuse forme di depressione e disagio esistenziale</strong><br />
Dal punto di vista psicologico, il prolungato periodo di pandemia ha provocato effetti collaterali non indifferenti. L’81,0% dei 572 dirigenti scolastici di scuola secondaria di secondo grado intervistati dal Censis segnala che tra gli studenti sono sempre più diffuse forme di depressione e disagio esistenziale. Il contraltare di questo scenario è l’affermazione dell’esigenza di relazionalità e di prossimità correlata alla rivalutazione dell’andare a scuola (89,6%). Il 76,8% dei dirigenti sottolinea che gli studenti vivono in una fase di sospensione, senza disporre di prospettive chiare per i loro progetti di vita. Per il 79,1% nella società è diffusa una immagine dei giovani troppo negativa, che non corrisponde alla realtà. Più che apatici, indifferenti a qualunque sollecitazione (opinione del 46,3% dei dirigenti), essi sono sottoposti a continui stimoli e informazioni, di cui non riescono a operare una selezione (78,3%). Dopo quasi due anni di pandemia, le certezze rispetto al proprio futuro hanno subito un duro colpo e per il 46,6% dei dirigenti scolastici l’atteggiamento prevalente tra i propri studenti è il disorientamento.</p>
<p><strong>Smart working</strong><br />
La transizione verso lo smart working non riguarda solo la produttività e i rapporti di lavoro, ma coinvolge spazi e beni di uso privato e collettivo all’interno delle città. Il 37,8% degli italiani dichiara di avere riscoperto il proprio quartiere e gli esercizi di prossimità. Il telelavoro favorisce il ribilanciamento tra i luoghi urbani: si svuotano i grandi quartieri impiegatizi e si ripopolano le periferie. E favorisce il rimescolamento delle persone nei luoghi (si pensi al south working) o alla competizione delle città e dei territori per attrarre i lavoratori digitali che operano da remoto. Senza trascurare la rivincita delle seconde case: oggi l’11,1% degli italiani è tornato a utilizzare immobili prima trascurati (tra i residenti delle grandi città la percentuale sale al 21,5%).</p>
<p><strong>Donne e lavoro</strong><br />
A giugno 2021, nonostante il rimbalzo dell’economia del primo semestre, le donne occupate hanno continuato a diminuire: sono 9.448.000, alla fine del 2020 erano 9.516.000, nel 2019 erano 9.869.000. Durante la pandemia 421.000 donne hanno perso o non hanno trovato lavoro. E&#8217; quanto emerge da un’indagine del Censis. Il tasso di attività femminile (la percentuale di donne in età lavorativa disponibili a lavorare) a metà anno è al 54,6%, si è ridotto di circa 2 punti percentuali durante la pandemia e rimane lontanissimo da quello degli uomini, pari al 72,9%. Da questo punto di vista, l’Italia si colloca all’ultimo posto tra i Paesi europei, guidati dalla Svezia, dove il tasso di attività femminile è pari all’80,3%, e siamo distanti anche da Grecia e Romania, che con il 59,3% ci precedono immediatamente nella graduatoria. La pandemia ha comportato un surplus inedito di difficoltà rispetto a quelle abituali per le donne che si sono trovate a dover gestire in casa il doppio carico figli-lavoro. Il 52,9% delle donne occupate dichiara che durante l’emergenza sanitaria si è dovuto sobbarcare un carico aggiuntivo di stress, fatica e impegno nel lavoro e nella vita familiare, per il 39,1% la situazione è rimasta la stessa del periodo pre-Covid e solo per l’8,1% è migliorata. Tra gli occupati uomini, invece, nel 39,3% dei casi stress e fatica sono peggiorati, nel 44,9% sono rimasti gli stessi e nel 15,9% sono migliorati.</p>
<p><strong>56% cittadini pensa che si tornerà a normalità in meno di un anno</strong><br />
Quando torneremo alla nostra normalità? La maggior parte dei cittadini (il 56,3%) pensa che in meno di un anno ci si sposterà senza nessuna restrizione e verrà archiviato l’uso delle mascherine e il distanziamento interpersonale. Con riferimento alla scuola e all’università, più di due terzi degli italiani (il 67,2%) ritengono che ci vorrà meno di un anno per tornare alle lezioni in presenza. In ambito lavorativo, invece, per il 41,8% della popolazione occorrerà più di un anno per tornare alla normalità e una quota pari al 17,1% è convinta che non si tornerà mai alla situazione pre-pandemia. La pandemia è stata un grande processo di sospensione. Dal marzo 2020 le famiglie italiane che avevano maturato un progetto di cambiamento (lavorativo, formativo, abitativo, finanziario), ovvero circa 6,5 milioni di famiglie, sono state costrette a procrastinarlo, rimodularlo o annullarlo.</p>
<p>(<em>Adnkronos)</em></p>
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		<title>Ranking Censis: premiata ancora l&#8217;Unical, confermato il quarto posto nazionale</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ranking-censis-premiata-ancora-lunical-confermato-il-quarto-posto-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jul 2021 09:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Censis]]></category>
		<category><![CDATA[magna graecia]]></category>
		<category><![CDATA[Unical Rende]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Resta stabile al quarto posto l’Università della Calabria &#8211; secondo il ranking annuale del Censis tra i grandi atenei statali ((da 20.000 a 40.000 iscritti). L&#8217;Unical ha ottenuto un punteggio di 90,2. Tra gli atenei medi (da 10.000 a 20.000 iscritti) è penultima l&#8217;Università Magna Graecia di Catanzaro. L’università di Perugia mantiene la posizione di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Resta stabile al quarto posto l’<strong>Università della Calabria</strong> &#8211; secondo il ranking annuale del <strong>Censis</strong> tra i grandi atenei statali ((da 20.000 a 40.000 iscritti). L&#8217;Unical ha ottenuto un punteggio di 90,2. Tra gli atenei medi (da 10.000 a 20.000 iscritti) è penultima <strong>l&#8217;Università Magna Graecia di Catanzaro</strong>.</p>
<p>L’università di Perugia mantiene la posizione di vertice, ottenendo un punteggio complessivo di 93,3. Sale di sei posizioni l’università di Salerno (91,8), che passa dall’ottavo al secondo posto, mentre arretra di una posizione l’università di Pavia (91,2), che scende in terza posizione. Al quarto posto <strong>l’Università della Calabria </strong>(90,2), cui segue al quinto posto con un punteggio di 89,7 l’università di Venezia Cà Foscari, che quest’anno compie il salto dimensionale dai medi ai grandi atenei statali. Chiudono la classifica l’università di Messina (76,5), di Chieti e Pescara (78,3) e di Catania (78,5).</p>
<p>Mentre tra i medi atenei statali (da 10.000 a 20.000 iscritti) anche quest’anno l’università di Trento è prima nella classifica annuale del Censis, con un punteggio pari a 97,3. L’incremento di 16 punti dell’indicatore internazionalizzazione garantisce all’ateneo il mantenimento della posizione di vertice. L’Università di Siena (94) scala una posizione e si colloca al secondo posto, scavalcando l’università di Sassari (92,8), che retrocede in terza, a pari merito con l’università di Udine, che avanza di tre posizioni, grazie ai 18 punti guadagnati per l’indicatore comunicazione e servizi digitali. La quarta posizione è mantenuta dall’altro ateneo friulano, l’università di Trieste (92). Stabile, in quinta posizione, l’università Politecnica delle Marche (91,3). Sale invece di tre posizioni l’università del Salento (87,7), che grazie alla crescita degli indicatori servizi, internazionalizzazione e occupabilità è sesta in graduatoria. Chiudono il ranking, all’ultimo, penultimo e terzultimo posto, l’università di Napoli L’Orientale (77,8), <strong>l’università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro (78,7)</strong> e l’università dell’Aquila (80,7).</p>
<p>Nella classifica dei piccoli atenei statali (fino a 10.000 iscritti) difende la prima posizione l’università di Camerino, con un punteggio complessivo pari a 98,2, seguita da un altro ateneo marchigiano, l’università di Macerata, che totalizza 86,5 punti e che per classe dimensionale non si colloca più tra i medi atenei statali. Scalano la classifica due atenei laziali, l’università di Cassino (84,7) e l’università della Tuscia (84,3), e un ateneo campano, l’università del Sannio (84), che grazie alle posizioni guadagnate si collocano al terzo, quarto e quinto posto della classifica, riportando un incremento trasversale in tutte le famiglie di indicatori. Chiude la classifica dei piccoli atenei statali l’università del Molise (75,5).</p>
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