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	<title>canzoni Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
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		<title>Sanremo, l&#8217;analisi dei testi: le canzoni sul &#8216;lettino&#8217; dello psicologo</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sanremo-lanalisi-dei-testi-canzoni-sul-lettino-dello-psicologo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Feb 2026 08:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[adnkronos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Bisogno di cura, sensi ci colpa, coazione a ripetere, vergogna del maschile, dolore e lutto. Nei testi delle canzoni presentate a Sanremo 2026 non c&#8217;è solo &#8216;amore e cuore&#8217; ma anche temi psicologici complessi. Lo psicologo Marco Piccolo ha voluto scegliere e analizzare alcune canzoni, proponendo una guida &#8216;psy&#8217; ai brani in gara. &#8220;Mi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Bisogno di cura, sensi ci colpa, coazione a ripetere, vergogna del maschile, dolore e lutto. Nei testi delle canzoni presentate a Sanremo 2026 non c&#8217;è solo &#8216;amore e cuore&#8217; ma anche temi psicologici complessi. Lo psicologo Marco Piccolo ha voluto scegliere e analizzare alcune canzoni, proponendo una guida &#8216;psy&#8217; ai brani in gara. &#8220;Mi sono preso la briga di leggere testi e presentazioni dei 30 brani in gara. Non per fare il critico musicale né per stilare classifiche ma per accendere una piccola luce sull&#8217;inconscio. Molti testi di quest&#8217;anno, di primo acchito, sembrano semplici. A tratti persino banali. Ma in realtà alcuni brani che lasciano intravedere qualcosa di molto vero sulla nostra psiche: ferite, difese, paure&#8221;, evidenzia lo psicologo che ha scelto cinque canzoni, più alcune &#8216;menzioni&#8217;.<br />
Il primo è &#8216;Magica favola&#8217; di Arisa, &#8220;una canzone che mette a tema la regressione psicologica come richiesta di cura. Il testo è un viaggio a ritroso. Non per nostalgia estetica, ma per bisogno. Quando il presente diventa stancante, disordinato, confuso, la psiche cerca un luogo dove tornare. E quel luogo ha un nome antico: &#8216;tra le braccia di mia madre&#8217;. Qui la regressione non è infantile, ma una richiesta di contenimento. E c&#8217;è un altro dettaglio importante: la passione che si confonde con la sofferenza. In molte relazioni, il soggetto chiama &#8216;amore&#8217; ciò che in realtà è un impasto di bisogno e di ferite. La favola, allora, non è una fuga. È un modo di sopravvivere senza crollare&#8221;.</p>
<p>La seconda canzone scelta dallo psicologo cosentino è &#8216;Male necessario&#8217; di Fedez &amp; Masini &#8220;un brano che parla del padre, della colpa e dell&#8217;ombra. Questo è forse il brano più esplicitamente &#8216;clinico&#8217;. Non tanto per le parole forti, ma per la struttura interna: un Io che prova a separarsi da un Ego che lo imprigiona, e un &#8216;tribunale interiore&#8217; che continua a parlare. Il verso sul padre è centrale: &#8216;Ogni padre inizia come fosse un Dio, ma poi finisce che diventa un alibi&#8217;. Qui si sente il crollo dell&#8217;idealizzazione. Un punto delicato è anche il titolo: &#8216;male necessario&#8217;. È un&#8217;idea ambigua, e proprio per questo interessante. Per alcuni è trasformazione: attraversare il dolore per smettere di scappare. Per altri è condanna: restare attaccati alla sofferenza perché almeno quella fa sentire vivi&#8221;.<br />
Il terzo brano è &#8216;Avvoltoi&#8217; di Eddie Brock che parla dell&#8217;impulso irrefrenabile a scegliere l&#8217;oggetto che ferisce. &#8220;La canzone &#8211; evidenzia Piccolo &#8211; lo esprime con durezza: parla di chi &#8216;sceglie sempre quello che farà male&#8217;. Qui non siamo nel romanticismo. Siamo nella ripetizione. Freud la chiamerebbe &#8216;coazione a ripetere&#8217;: il soggetto torna, senza saperlo, nello stesso punto doloroso per tentare di controllarlo, di trasformarlo, di dominarlo. Ma finisce per riaprirlo. Gli &#8216;avvoltoi&#8217; diventano una bella immagine psichica: non solo nemici esterni, ma figure interne che si posano sulla nostra vulnerabilità e impediscono il gesto più semplice e più difficile: &#8216;spogliare il cuore&#8217;, cioè uscire dalla corazza. È una canzone sul masochismo relazionale, ma detta senza moralismi: come se il testo dicesse &#8216;lo so, eppure ci ricasco&#8217;&#8221;.</p>
<p>La canzone di Tredici Pietro &#8216;Uomo che cade&#8217; &#8220;è la quarta che ho scelto perché descrive la fragilità del Sé e la vergogna del maschile. Già il titolo è perfetto: l&#8217;uomo che cade. Non l&#8217;uomo che combatte, non l&#8217;uomo che vince. Cade. E nel testo compaiono immagini di buio interno, mancanza di rispetto per sé, &#8216;interni neri&#8217;. Qui sento un tema molto contemporaneo: la mascolinità che non riesce più a reggere l&#8217;obbligo culturale della prestazione. E forse è un bene. Perché quando il Sé è costretto a essere sempre &#8216;forte&#8217;, la fragilità non sparisce: diventa sintomo, dipendenza, anestesia. L&#8217;imbarazzo, la macchia, il fallimento diventano paradossalmente l&#8217;unica autenticità possibile.  Un quinto brano merita una riflessione, &#8216;Stella stellina&#8217; di Ermal Meta. &#8220;Qui il dolore non è un tema: è un ambiente. Il tempo si spezza, diventa irregolare, quasi irreale. È il lutto quando non scorre, quando non &#8216;passa&#8217; e ti cambia la percezione del mondo. Il testo oscilla tra due movimenti opposti: tenere vivo il legame e anestetizzare per non sentire&#8221;, spiega Piccolo.   Oltre a questi cinque, ci sono altri brani &#8216;psy&#8217; che per Piccolo vale la pena evidenziare. &#8216;Ossessione&#8217; di Samurai Jay descrive &#8220;quando l&#8217;altro diventa una sostanza; non una relazione ma un vero e proprio &#8216;craving&#8217; con picchi e sindrome di astinenza&#8221;. Mentre &#8216;Animali notturni&#8217; di Malika Ayane &#8220;parla della notte come luogo del legame clandestino, come se l&#8217;identità possa reggere solo al buio. &#8216;Prima che&#8217; di Nayt esprime il bisogno di esistere nello sguardo dell&#8217;altro – la fame di riconoscimento – prima dell&#8217;immagine e del ruolo. E infine &#8216;Le cose che non sai di me&#8217; di Mara Sattei è incentrata sul silenzio come forma di controllo: non ti dico tutto non perché non ti ami, ma perché ho paura di essere presa&#8221;.  In conclusione una diagnosi su questo Sanremo: &#8220;Parlerei di un&#8217;edizione nostalgica e un po&#8217; depressiva, ma con un dettaglio molto importante: il dolore non viene mascherato da eroismo, ma viene cantato. E quando il dolore viene cantato, a volte, smette di essere solo dolore e comincia a diventare simbolo. Come dico spesso alle persone che incontro: quando il dolore può essere pensato, cambia forma. Diventa energia e cambiamento&#8221;, conclude Piccolo.<br />
&#8212;spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Tra i partecipanti alla gara canora c&#8217;è una bambina di Reggio con il brano &#8220;Un minuto&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 May 2021 10:53:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[angelica zina cottone]]></category>
		<category><![CDATA[canzoni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questo pomeriggio i calabresi faranno il tifo per lei.<strong> Alla 63esima edizione dello Zecchino d&#8217;Oro, trasmessa oggi in diretta su Raiuno, c&#8217;è infatti una bambina di Reggio Calabria, Angelica Zina Cottone, in gara con il brano &#8220;Un minuto&#8221;</strong> (testo di Mario Gardini; musica di Stefano Rigamonti).  <strong>Nove anni,</strong> residente nella città dello Stretto, la piccola Angelica ama giocare a basket e disegnare, ma da grande sogna di fare della musica il suo mestiere. <strong>Vorrebbe infatti diventare direttrice di un coro di voci bianche e pianista.</strong> Per lei sarà dunque una grande emozione calcare il palcoscenico della storica kermesse dell&#8217;Antoniano, con il celebre coro. Della sua canzone la piccola interprete dice: &#8220;Insegna che ogni minuto della vita è importante, perché di tanti minuti si compone la vita, nessun minuto deve essere sprecato ma va vissuto al meglio&#8221;.</p>
<p>Gli autori, <strong>presentando la canzone spiegano che &#8220;anche se sembra un tempo molto piccolo, in un minuto nel mondo succedono davvero così tante cose da sorprenderci:</strong> per esempio, ogni minuto nascono più di 250 bambini e si possono dare tanti, infiniti abbracci! E anche se il tempo sembra volare quando si sta bene e passare lentamente quando si è un po&#8217; tristi&#8230;  l&#8217;importante è non sprecarlo e custodirlo come qualcosa di prezioso&#8221;.</p>
<p>Lo Zecchino d&#8217;Oro torna con lo stop dello scorso anno dovuto al Covid.<strong> A presentarlo saranno Carlo Conti e Mara Venier in una doppia diretta, dalle 17.20 alle 20. </strong>Conti, che è anche direttore artistico, condurrà dagli studi televisivi dell’Antoniano di Bologna. Con lui ci saranno i piccoli solisti che canteranno dal vivo e saranno accompagnati dal Coro dell’Antoniano diretto da Sabrina Simoni. Mara Venier, invece, sarà a Roma, nello studio di “Domenica in”, insieme con la giuria degli adulti.</p>
<p>A votare le 14 canzoni saranno infatti una giuria di vip e una composta da 10 bimbi di tutta Italia, capitanati da un personaggio dei Buffycats dei “44 gatti”. I brani fanno parte della compilation uscita il 4 dicembre, che è stata realizzata con la direzione artistica del maestro Peppe Vessicchio. Tra gli autori, Simone Cristicchi, Francesco Tricarico, Leonardo Pieraccioni e Paolo Belli. Anche in questa edizione, lo Zecchino si fa portavoce del progetto solidale “Operazione Pane”, che supporta 13 mense francescane in tutta Italia.</p>
<p>Come ormai da qualche anno lo Zecchino d&#8217;oro non è più &#8220;spalmato&#8221; in diverse puntate ma la gara si svolge in un&#8217;unica giornata.<strong> Tanti gli ospiti</strong> di questa edizione del ritorno post Covid, da <strong>Pupo ad Anna Tatangelo, Cristina D’avena, Eleonora Daniele e soprattutto Claudio Baglioni.</strong></p>
<p>In Calabria faranno tutti<strong> il tifo per la reggina Angelica</strong> e la sua bella canzone incentrata sul valore del tempo, augurandole di conquistare i giurati e il titolo dello Zecchino.</p>
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		<title>Sanremo, tra le canzoni irrompono il femminismo e la resilienza dei lavoratori dello spettacolo</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sanremo-tra-le-canzoni-irrompono-il-femminismo-e-la-resilienza-dei-lavoratori-dello-spettacolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Mar 2021 01:15:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Rinfrancati da un lieve rialzo degli ascolti (ma sempre in perdita sul 2020), la  quarta serata del festival è già in area otto marzo ed ecco che la polemica è servita. Pesantuccia. Amadeus ha la memoria corta: l’anno scorso aveva presentato la modella Sofia Novello come bellissima statuina “un passo indietro” del fidanzato campione Valentino [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rinfrancati da un lieve rialzo degli ascolti (ma sempre in perdita sul 2020), la  quarta serata del festival è già in area otto marzo ed ecco che la polemica è servita.</strong> Pesantuccia. Amadeus ha la memoria corta: l’anno scorso aveva presentato la modella Sofia Novello come bellissima statuina “un passo indietro” del fidanzato campione Valentino Rossi e per poi farsi perdonare proponendo monologhi pseudo femministi (ma in uno dei due una Diletta Leotta oggettivamente ridicola che esaltava la bellezza naturale fu massacrata dagli haters). Adesso <strong>il conduttore torna alla carica introducendo la prima partner della puntata, la musicista Beatrice Venezi, appellata come direttore d’orchestra, al maschile</strong>. <strong>Amadeus si giustifica: “Non ho detto direttrice perché è lei che vuol essere chiamata così”</strong>. La bionda e flessuosa Venezi approva con un’argomentazione sconcertante: “E’ il nome di una professione ed è da sempre così, io sono fiera di questo titolo”. Insomma, poiché qui non si tratta di declinare per la prima volta al femminile termini acquisiti ma di usare un termine esistente, aspettiamoci ora che qualcuno al festival definisca Matilda De Angelis “attore”. Del resto, quali ulteriori commenti potrebbero esserci sul tema se ancora sul web si scatenano i pruriti dei voyeur per l’abito della cantante Gaia, dove si notano i segni dei capezzoli? Ovvero, nei secoli dei secoli il lavoro è maschio e l’avvenenza è femmina: bentornato Medioevo.<br />
Ma con il forfait coatto per l’altra regina della serata &#8211; Simona Ventura, contagiata dal virus- <strong>la padrona di casa all’Ariston è Barbara Palombelli</strong>. Per la giornalista il sessismo è ampiamente risarcito da una comica parodia della hit d’epoca “Siamo donne” con Amadeus e Fiorello imparruccati come le sorelle Bandiera al posto delle bonazze vintage Salerno-Squillo. Invece no, non basta. A Sanremo <strong>Palombelli è la star del tradizionale monologo impegnato.</strong> Il festival e le canzoni le offrono uno spunto per raccontare i cambiamenti del paese, da Celentano al suicidio di Luigi Tenco, da Gino Paoli a Gigliola Cinquetti. Ma è anche la sua storia: il padre l’avrebbe voluta dolce e garbata come la Cinquetti di “Non ho l’età”, lei era ribelle e amava le moto. La stima di quel padre l’ha conquistata lavorando. Prima del giornalismo si è industriata con mille mestieri e nel frattempo ha scoperto il femminismo. Oggi è il momento di passare il testimone. <strong>“Ragazze – dice la giornalista – non dovete mai arrendervi, bisogna continuare a ribellarsi. I diritti che avete voi li avete trovati già fatti, noi abbiamo dovuto costruirli. Ma non si deve mai smettere di lottare”. </strong>Stare zitte non serve comunque, “tanto non andremo mai bene, non piaceremo mai ai nostri padri, fratelli, mariti. Ci picchieranno, ci umilieranno, non saremo mai perfette per nessuno”. Ogni donna lo sa e si è riconosciuta. Le parole di Barbara fanno bene al cuore e soprattutto uniscono – ce n’è bisogno vitale, siamo atavicamente divise e competitive e ormai dovremmo aver imparato quanti danni faccia quest’autolesionistica sindrome del pollaio. Resta il fatto che, venendo da lei, è un femminismo all&#8217;acqua di rose &#8211; quindi bene ma non benissimo, e alle donne che lottano veramente il vaffa un po&#8217; parte.<br />
<strong>Lo show di Achille Lauro è un tripudio di eccessi.</strong> Nel solito prologo da guru trasgressivo, il verbo di Achille una cosa giusta la dice: “Dio benedica chissenefrega” – sì, lui lo pronuncia proprio così, la sora Lella sarebbe stata orgogliosa. Entra in scena nei panni di una lasciva sposa vestita di piume – ma sventola una bandiera tricolore. <strong>Nel catalogo di cliché provocatori (con Boss Doms baci in bocca e volgari flessioni ad altezza cavallo dei pantaloni dell’amico) il glam rock oggetto dell’esibizione, la “Me ne frego” ascoltata al festival dell’anno scorso, viene eclissato. </strong>La stessa citazione patriottica, affatto funzionale, pare messa lì a caso e subito termovalorizzata nel calderone di pose scandalose. <strong>Con Lauro duetta Fiorello, che ha preso gusto alle mise carnevalesche e partecipa al quadretto indossando un copricapo di spine</strong> sinceramente evocativo di un uccello del malaugurio: speriamo che non fosse una metafora dell’Italia. Ad Achille Lauro resterà almeno il merito di aver ristabilito una parità sessuale dell’ormone deliziando l’occhio delle (e dei) suoi fan quanto e più delle varie signore e signorine &#8220;acchiappa spettatori maschi&#8221;.<br />
Altro outfit quantomeno originale è quello del superospite Mahmoud, a metà tra un prete e un samurai, mentre è sempre elegantissimo (su questo non gli può dire nulla) Zlatan Ibrahimovic, nonostante la sua simpatia da esattore fiscale e l’insopportabile sigletta balcanica che lo accompagna.<br />
In tema di mascherate, Max Gazzé si trasforma in un Salvador Dalì pop con numero calcistico glitterato sul retro della giacca. E Aiello prova a puntare sull’effetto scenico con una maglia aperta sui fianchi e una specie di mantello di piume nero (anche qui viene un po’ l’istinto di fare scongiuri). Ma non tutti sono i Maneskin, sempre impeccabili a giocare con l’ambiguità, capeggiati dal dandy Damiano, capace di spargere erotismo ad ogni movenza. La stessa band guida decisamente pure il fronte del turpiloquio sdoganato: quest’anno le parolacce fioccano come non mai nei testi delle canzoni in gara. A calibrare ci pensano i romantici Fedez-Michielin con i microfoni legati da un nastro rosa (a proposito di microfoni, possibile che ogni sera se ne guasti uno?)<br />
Nella sezione <strong>giovani trionfa Gaudiano, che dedica il premio al padre scomparso e si commuove: </strong>“Lui è qui con me, adesso, io lo sento”. Dopo il terremoto del giudizio della sala stampa, che ha sparigliato tutte le carte, nella classifica definitiva della semifinale la situazione inizia a farsi seria. <strong>Sempre in testa alla top ten c&#8217;è Ermal Meta, seguono Willie Peyote, Arisa, Annalisa, Maneskin, Irama, la Rappresentante di lista, Colapesce e Dimartino, Malika Ayane e Noemi. </strong>Domani conosceremo il nome del vincitore del 71esimo festival di Sanremo.<br />
Defenestrato quell&#8217;obbrobrioso carrello stile ospedale, restano intatti i fiori simbolo di Sanremo. Il festival li regala agli artisti (stravolgendo le convenzioni molte donne li cedono ai partner di palcoscenico maschi) e loro ricambiano dedicando ai lavoratori dello spettacolo, nell&#8217;ora più dura, l&#8217;applauso ideale che il pubblico non può dare. <strong>La standing ovation all&#8217;unico lavoro che &#8220;dà luce a chi lo fa&#8221; saluta il monologo di Alessandra Amoroso con l&#8217;attrice Matilde Gioli</strong>: &#8220;In questo periodo ogni giorno abbiamo paura di non farcela, di non tornare ad avere la vita di prima, di perdere tutto quello per cui si era lottato, studiato, lavorato. Per questo noi come voi, vorremmo provare a tornare a sognare&#8221;. L&#8217;unica certezza di queste settimane durissime e incerte è che la musica riscalda l&#8217;anima ed è un bene essenziale. L&#8217;applauso solenne alla resiliente big family dello spettacolo ha in sè la silenziosa speranza che questo festival possa essere un talismano. Il Sanremo del nonostante, con le poltrone vuote, è il whatever it takes degli artisti.<br />
<strong>Isabella Marchiolo</strong><br />
<strong> </strong></p>
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		<title>Sanremo, l&#8217;infettivologo Bassetti lancia una provocazione: &#8220;Nel pubblico solo i vaccinati&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sanremo-linfettivologo-bassetti-lancia-una-provocazione-nel-pubblico-solo-i-vaccinati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2021 16:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A quasi un mese esatto dal suo avvio, il festival di Sanremo è nell&#8217;occhio del ciclone per la querelle sulla presenza del pubblico nel teatro Ariston. Una proposta provocatoria, ma non troppo, è arrivata oggi dall&#8217;infettivologo Matteo Bassetti. &#8220;Per il Festival di Sanremo ho una proposta: perché non mettere nel teatro Ariston solo le persone [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/sanremo-linfettivologo-bassetti-lancia-una-provocazione-nel-pubblico-solo-i-vaccinati/">Sanremo, l&#8217;infettivologo Bassetti lancia una provocazione: &#8220;Nel pubblico solo i vaccinati&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A quasi un mese esatto dal suo avvio, il festival di Sanremo è nell&#8217;occhio del ciclone per la querelle sulla presenza del pubblico nel teatro Ariston. Una proposta provocatoria, ma non troppo, è arrivata oggi dall&#8217;infettivologo Matteo Bassetti. &#8220;Per il Festival di Sanremo ho una proposta: perché non mettere nel teatro Ariston solo le persone vaccinate? Al due di marzo avremo un milione e mezzo di sanitari vaccinati, li premiamo per quello che hanno fatto nel 2020, ne prendiamo 2/300 e mandiamo dentro chi è già vaccinato&#8221;. Lo ha detto a &#8220;Un Giorno da Pecora&#8221;, su Rai Radio1, l&#8217;infettivologo dell&#8217;ospedale S. Martino di Genova.<br />
Sull&#8217;argomento pubblico, la posizione della Rai sembra attualmente quella già espressa da Stefano Coletta, direttore della prima rete.<br />
A margine della conferenza stampa per lo show &#8220;Il cantante mascherato&#8221;, a una domanda sul festival della canzone italiana Coletta aveva risposto: “Mi sento di dire, dopo tante cose che leggo e mi interrogano, che Sanremo è in linea con tutto quello che Rai1 ha realizzato quest’anno. – entra più nel merito Coletta – Sì, è vero, avviene in una cittadina che accoglie questo evento. Ma, esattamente come a Roma e Milano, sarà un programma televisivo con gli stessi protocolli con cui abbiamo portato avanti i programmi finora&#8221;.<br />
Il direttore di Rai 1 ha aggiunto: &#8220;Andrà in onda uno show dall’Ariston protocollato come uno show televisivo, non va considerato ‘evento’ ma ‘evento televisivo’. Stiamo lavorando alacremente da mattina a sera e li facciamo solo perché vogliamo fare Sanremo ma lo facciamo pensando al pubblico, pensando che, se ce la si fa, quella quota di evasione la dobbiamo al pubblico.”<br />
Travolto dall&#8217;accusa di voler privilegiare il teatro Ariston ammettendo il pubblico il direttore artistico Amadeus starebbe pensato di dimettersi, ma nel frattempo ha mandato un messaggio indiretto ai suoi detrattori via social. Sul profilo Instagram che il conduttore divide con la moglie Giovanna Civitillo è stata postata infatti un&#8217;eloquente citazione di Aristotele: “L’ignorante afferma, il colto dubita, il saggio pensa”.</p>
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<section class="articlebody   " data-id="101" data-m="{&quot;i&quot;:101,&quot;p&quot;:100,&quot;n&quot;:&quot;articlebody&quot;,&quot;y&quot;:6,&quot;o&quot;:1}">In tanti tra i commenti al post hanno ribadito come portare avanti alla kermesse con tanto di pubblico sia irrispettoso verso tutti i cinema e i teatri che sono stati chiusi obbligatoriamente durante tutto il 2020. Sulla questione nei giorni scorsi si era espresso anche Al Bano Carrisi che pur sottolineando l’importanza dello show aveva affermato che secondo lui sarebbe stato meglio a destinarlo a tempi migliori. L&#8217;ultima voce a levarsi oggi è quella del Codacons, che promette denunce qualora non dovessero essere rispettate le dovute misure di sicurezza per lo svolgimento della kermesse.<br />
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