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  • Nascite ancora in calo in Italia. In Calabria numeri negativi: -8,4% nel 2024 rispetto al 2023

    Nascite ancora in calo in Italia. In Calabria numeri negativi: -8,4% nel 2024 rispetto al 2023

    Continua la diminuzione delle nascite: nel 2024 sono state 369.944, in calo del 2,6% sull’anno precedente (una contrazione di quasi 10mila unità). Trend negativo anche nel 2025: in base ai dati provvisori relativi a gennaio-luglio, le nascite sono circa 13mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 (-6,3%). Lo rende noto l’Istat. Il numero medio di figli per donna raggiunge il minimo storico: nel 2024 si attesta a 1,18, in flessione sul 2023 (1,20). La stima provvisoria relativa ai primi 7 mesi del 2025 evidenzia una fecondità pari a 1,13. Secondo il rapporto dell’Istat su “Natalità e fecondità della popolazione residente” nel 2024 i nati residenti in Italia sono 369.944, quasi 10mila in meno rispetto al 2023. La variazione relativa sull’anno precedente (-2,6%) è in linea con la variazione percentuale media annua registrata dal 2008 al 2023 (-2,7%). Il tasso di natalità nel 2024 è pari a 6,3 per mille residenti (era 9,7 per mille nel 2008).
    L’andamento decrescente delle nascite prosegue senza soste dal 2008, anno nel quale si è registrato il numero massimo di nati vivi degli anni duemila (oltre 576mila). Da allora la perdita complessiva è stata di quasi 207mila nascite (-35,8%).

    Il dato nelle regioni
    Nel trend che conferma la denatalità nel nostro Paese, l’Abruzzo è la regione con meno nati (-10,2%) seguita dalla Sardegna (-10,1%). Ma ci sono 3 eccezioni che registrano invece un aumento: la Valle d’Aosta (+5,5%) e le Province autonome di Bolzano (+1,9%) e di Trento (+0,6%). A livello sub-nazionale, secondo i dati provvisori riferiti al periodo gennaio-luglio 2025, le ripartizioni nelle quali si osserva la diminuzione maggiore rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, sono il Centro (-7,8%) e il Mezzogiorno (-7,2%); segue il Nord (-5,0%).
    Le regioni che hanno registrato il calo più intenso sono l’Abruzzo (-10,2%) e la Sardegna (-10,1%). In entrambe, nello stesso periodo dell’anno, la diminuzione del 2024 sul 2023 era stata decisamente meno intensa (rispettivamente, -1,0% e -0,1%). Tra le altre regioni che presentano una diminuzione del numero delle nascite, si rilevano l’Umbria (-9,6%), il Lazio (-9,4%) e la Calabria (-8,4%).
    Le diminuzioni meno intense si sono osservate in Basilicata (-0,9%), nelle Marche e in Lombardia (rispettivamente -1,6% e -3,9%). Le sole regioni a registrare un aumento sono, secondo i dati provvisori, la Valle d’Aosta/Vallèe d’Aoste (+5,5%) e le Province autonome di Bolzano/Bozen (+1,9%) e di Trento (+0,6%). Nel 2024, nei primi sette mesi dell’anno, le stesse regioni avevano invece registrato un decremento delle nascite rispetto al 2023 (-7,5% la Valle d’Aosta/ Vallèe d’Aoste, -3,7% la Provincia autonoma di Bolzano/Bozen e -1,6% quella di Trento).

    Il calo delle nascite, oltre a dipendere dalla bassa propensione ad avere figli (1,18 figli in media per donna nel 2024), è causato dalla riduzione nel numero dei potenziali genitori, appartenenti alle sempre più esigue generazioni nate a partire dalla metà degli anni Settanta, quando la fecondità cominciò a diminuire, scendendo da oltre 2 figli in media per donna al valore di 1,19 del 1995.
    Nel 2024 continuano a diminuire sia i primi figli sia i figli di ordine successivo al primo. I primogeniti sono pari a 181.487 unità, in calo del 2,7% rispetto al 2023. I secondi figli (133.869) diminuiscono del 2,9% mentre quelli di ordine successivo dell’1,5%.
    La diminuzione dei primi figli riguarda tutte le aree del Paese, con una riduzione minore nel Centro-Nord (-1,8% per il Nord, -2,0% per Centro) e un calo più intenso nel Mezzogiorno (-4,3%). Anche la diminuzione dei figli di ordine successivo al primo interessa in misura maggiore il Mezzogiorno: -4,3% contro -1,7 del Centro e -1,4% del Nord (-2,5% la media Italia). Persistono, quindi, le difficoltà tanto ad avere il primo figlio quanto a passare dal primo al secondo.
    I fattori che contribuiscono alla contrazione della natalità sono molteplici: l’allungarsi dei tempi di formazione, le condizioni di precarietà del lavoro giovanile e la difficoltà di accedere al mercato delle abitazioni, che tendono a posticipare l’uscita dal nucleo familiare di origine, a cui si può affiancare la scelta di rinunciare alla genitorialità o di posticiparla.
    La diminuzione dei nati è quasi completamente attribuibile al calo delle nascite da coppie di genitori entrambi italiani, che costituiscono oltre i tre quarti delle nascite totali (78,2%). Infatti, a fronte di un calo complessivo delle nascite di 9.946 unità, i nati da genitori italiani, pari a 289.183 nel 2024, sono diminuiti di 9.765 unità rispetto al 2023 (-3,3%). Le nascite da coppie in cui almeno uno dei genitori è straniero sono invece 80.761 (21,8%), sostanzialmente stabili rispetto al 2023, quando sono state 80.942 (-0,2%). Tra queste, la diminuzione registrata sui nati da genitori entrambi stranieri, pari al -1,7%, viene compensata dall’aumento dei nati in coppia mista (+2,3%).
    La denatalità, sottolinea l’Istat, prosegue nel 2025: secondo i dati provvisori riferiti al periodo gennaio-luglio, le nascite sono pari a 197.956, in diminuzione di circa 13mila unità (-6,3%) rispetto allo stesso periodo del 2024 (211.250 nati) (Prospetto 1). Il tasso di natalità, che nello stesso periodo del 2024 si attestava al 3,6 per mille, nel 2025 è pari al 3,4 per mille.
    Dal 2008, ovvero dall’inizio del progressivo calo della natalità, una diminuzione della stessa entità, nei primi sette mesi dell’anno, si è già verificata nel 2013 (con 13mila nati in meno sul 2012, per una variazione del -4,3%), nel 2016 (-17mila nati e -6,2% sull’anno precedente) e nel 2019 (-13mila nati sul 2018 e un calo percentuale del 5,1%).

  • Calo dei turisti in tante località balneari, Guzzi (Unilavoro Pmi): per un italiano su due niente vacanze

    Calo dei turisti in tante località balneari, Guzzi (Unilavoro Pmi): per un italiano su due niente vacanze

    Le vacanze estive mettono in luce, ogni anno, le problematiche relative all’economia e ai costi sempre più eccessivi. C’è sempre, come emerge dai dati, una notevole discrepanza tra chi può godersi le vacanze, e chi no. L’Italia è nettamente divisa, e fa sicuramente riflettere il fatto che questa divisione, netta e inumana, sia inarrestabile e fuori controllo. A dirlo, con un certo disappunto, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi. Il dato concreto merge dai numeri. Essi parlano chiaro. Un cittadino su due non si concederà le tanto attese vacanze. La fotografia è quella di  un’Italia in difficoltà. Un paese che sta vivendo un momento di grande crisi, e che richiede, sottolinea Guzzi, un approccio integrato che sia capace di affrontare le criticità strutturali e non solo.

    I numeri parlano chiaro: il giro d’affari del turismo estivo, si legge, passa da 33.8 miliardi nel 2023 a 41.3 miliardi nel 2025, con un incremento, del 22%, a fronte di soli 1.4 milioni di vacanzieri in più in due anni. Mentre il turismo estero mostra segnali di ripresa, quello nazionale registra una flessione significativa che sta mettendo in serie difficoltà alcune località turistiche. Un periodo di sfide significative. Nelle più importanti mete turistiche, soprattutto balneari, si legge, le prenotazioni sembrano visibilmente calate. L’aumento eccessivo dei costi, la percezione di servizi non sempre idonei, le inefficienze nei trasporti, il degrado di alcune strutture, la scarsa trasparenza nelle tariffe, le offerte standardizzate e la diffusa sensazione di esperienze poco gratificanti, stanno spingendo molti viaggiatori a cercare altre alternative, spesso coincidenti con destinazioni internazionali.

    Bisogna allora, prosegue Guzzi, riflettere sulle aporie di cui soffre il settore turistico, che sono molteplici e interconnesse. Esse spiegano in qualche modo l’impatto economico di questo calo e inducono a riflettere sulle strategie risolutive, che sono tantissime e tutte molto efficienti: diversificare l’offerta turistica, investire nel marketing territoriale, migliorare le infrastrutture, promuovere il turismo sostenibile, sfruttare le potenzialità del digitale, sviluppare il turismo emozionale ed esperienziale, valorizzare le risorse umane, promuovere un modello di sviluppo sostenibile e di qualità, offrire servizi inclusivi, moderni e tecnologici, favorire soluzioni flessibili. La missione, conclude Guzzi, deve essere quella di “valorizzare”, promuovere e migliorare tutti quegli aspetti in grado di risaltare un territorio.

  • Report Ance: Costruzioni in Calabria in calo gli investimenti e nuove sfide per il futuro del settore

    Report Ance: Costruzioni in Calabria in calo gli investimenti e nuove sfide per il futuro del settore

    Il settore delle costruzioni, da sempre motore trainante dell’economia calabrese, si trova oggi ad affrontare una fase di rallentamento che impone una riflessione profonda sulle strategie future. È quanto emerge dal rapporto Scenari regionali dell’edilizia 2025, presentato ieri da Ance Calabria nella sede regionale di Catanzaro, che fotografa una situazione in cui il dinamismo del comparto rischia di essere compromesso da stime in calo e da incertezze crescenti. Ad aprire i lavori è stato Roberto Rugna, presidente di Ance Calabria, che ha ricordato il valore del lavoro e del capitale umano nel comparto edile, rendendo omaggio con una targa a Rosario Branda, direttore di Confindustria Cosenza, riconosciuto come esempio di “dedizione, serietà, competenza e professionalità”. A preoccupare non è solo il futuro del settore, ma anche il contesto demografico. Rugna ha evidenziato come la regione abbia perso l’11% della popolazione negli ultimi 25 anni. «Abbiamo aziende cresciute in qualità e struttura, ma ci scontriamo con un progressivo spopolamento e una carenza cronica di manodopera specializzata», ha spiegato. Da qui la necessità di investire nella formazione, partendo dalle scuole e costruendo percorsi che facilitino l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Un impegno che Ance Calabria sta portando avanti in collaborazione con la Regione e con l’assessore alle Infrastrutture.

    Secondo i dati elaborati da Prometeia per l’Associazione nazionale costruttori edili, la Calabria vedrà nel 2024 una contrazione degli investimenti in costruzioni pari a ‑5,5% in termini reali rispetto all’anno precedente. Il drastico ridimensionamento degli incentivi fiscali legati all’efficientamento energetico – il cosiddetto Superbonus – e la fine della cessione del credito e dello sconto in fattura hanno inciso pesantemente sul comparto. I numeri del monitoraggio Enea-Mase parlano chiaro: dai 1,2 miliardi di euro di lavori realizzati nel 2023 si è scesi a 533 milioni nel 2024. Le previsioni per il 2025 non sono più confortanti. L’ulteriore rimodulazione delle aliquote fiscali penalizzerà la manutenzione straordinaria residenziale, con un ulteriore calo degli investimenti stimato al ‑7,1%. Nei primi tre mesi dell’anno in corso, i lavori avviati sono stati otto volte inferiori rispetto allo stesso periodo del 2024: 58 milioni contro 478. Unico elemento positivo resta il settore delle opere pubbliche, sostenuto dalla progressiva attuazione dei progetti legati al Pnrr, che però – secondo il report – non sarà sufficiente a compensare il ridimensionamento della riqualificazione abitativa.

    «Le infiltrazioni mafiose non riguardano solo il Ponte sullo Stretto, ma tutte le grandi opere in corso: la Statale 106, i nuovi ospedali, l’ospedale della Sibaritide, dove si sono già verificati due attentati. È evidente che la situazione è seria e richiede la massima attenzione. Chiediamo allo Stato di esserci vicino: noi imprenditori stiamo facendo la nostra parte, ma serve un sostegno concreto e continuo per difendere la legalità e rafforzare la Calabria», ha dichiarato Giovan Battista Perciaccante, vicepresidente di Ance nazionale con delega al Mezzogiorno.
    Perciaccante ha ricordato come il settore edile abbia vissuto una fase intensa negli ultimi anni, grazie al Superbonus 110% prima e oggi con i fondi del Pnrr: «Abbiamo registrato una crescita dell’8% del Pil, un dato superiore alla media nazionale dal 2007. Tuttavia, ora occorre programmare con attenzione il futuro, affrontando le complessità legate alla gestione delle risorse europee».
    Un passaggio anche sulle criticità delle piccole amministrazioni locali: «Le grandi opere sono seguite da centrali di committenza strutturate, ma i piccoli Comuni spesso non hanno uffici tecnici adeguati per gestire progetti complessi. Occorre rafforzare le competenze e sburocratizzare i procedimenti».

    Sul Ponte sullo Stretto, Perciaccante ha ribadito la posizione dell’associazione: «È un’opera strategica non solo per la Calabria e la Sicilia, ma per l’intera Europa. Collegherebbe 5 milioni di cittadini siciliani al continente e genererebbe ricadute economiche significative per tutto il Mezzogiorno. Siamo favorevoli alla sua realizzazione, purché sia accompagnata da legalità, trasparenza e capacità amministrativa». A lanciare l’allarme è anche Flavio Monosilio del Centro Studi Ance, che sottolinea come, dopo il boom post-pandemico, si stia entrando in una nuova fase di riduzione degli investimenti a livello nazionale e regionale. «Le imprese – ha spiegato – sono ancora attive grazie ai progetti Pnrr, ma serve una visione di lungo periodo. Il rischio è quello di ricadere in una stagnazione, con gravi conseguenze per l’intera economia calabrese». In Calabria, infatti, circa il 50% degli occupati dell’industria lavora nel comparto delle costruzioni. Un comparto che, senza continuità e senza programmazione, rischia di perdere la sua centralità. «Spopolamento significa impoverimento», ha dichiarato l’assessora regionale all’Istruzione e ai Lavori pubblici, Maria Stefania Caracciolo, sottolineando l’impegno della Regione in materia di formazione, istruzione e valorizzazione del capitale umano. Ha illustrato le misure messe in campo per contrastare la fuga dei giovani, come i progetti per la fascia 0-6 anni, lo psicologo scolastico, i voucher per le famiglie, il potenziamento delle competenze di base e l’iniziativa “Vivi e scopri la Calabria”.

    L’assessora ha poi evidenziato il ruolo strategico delle università calabresi, richiamando in particolare i dati incoraggianti dell’Unical, dove il 75% dei laureati trova lavoro entro un anno e il 50% resta in Calabria. Sul fronte delle infrastrutture, ha illustrato un piano di investimenti che supera i 2 miliardi di euro, tra fondi Pnrr, FSC e regionali, destinati a edilizia scolastica, difesa costiera, riqualificazione urbana e ospedali. A questi si aggiungono 190 milioni per l’elettrificazione della fascia ionica, 215 milioni per gli aeroporti e 13,5 miliardi per le opere legate al Ponte sullo Stretto.
    «Le risorse oggi non mancano – ha concluso – ma dobbiamo lavorare insieme per formare competenze, rafforzare l’accesso al credito e costruire uno sviluppo inclusivo. Se ognuno farà la propria parte, abbiamo tutte le carte in regola per fermare lo spopolamento e dare un futuro alla nostra terra».
    Il prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa, ha posto l’accento sui rischi legati agli appalti pubblici: «Dove c’è un fiume di denaro si risvegliano gli appetiti della criminalità. Serve attenzione e sicurezza: è il primo obiettivo, prima del guadagno».
    «L’edilizia è un settore strategico che, se cammina, trascina con sé tutta l’economia – ha aggiunto – ma proprio perché coinvolge ingenti risorse pubbliche, è anche tra i più esposti al rischio di infiltrazioni mafiose. Per questo resta sotto la massima attenzione della Prefettura». De Rosa ha annunciato la firma imminente, in Prefettura, del primo Patto territoriale per la sicurezza nei luoghi di lavoro, nato in seguito al tragico infortunio mortale avvenuto a Lamezia Terme. «La sicurezza deve venire prima del profitto», ha ribadito.
    «Stiamo inoltre lavorando a un secondo protocollo contro usura ed estorsioni – ha aggiunto – che coinvolgerà Regione, diocesi, sindacati e sistema bancario. Vogliamo incoraggiare le denunce e far conoscere gli strumenti concreti che lo Stato mette a disposizione delle vittime. Credo nel valore dell’ascolto – ha concluso – e solo lavorando in rete possiamo rendere il settore più sicuro e trasparente».

    «Il nostro leitmotiv è da sempre quello di mettere le persone al centro», ha dichiarato infine il direttore generale di Ance, Romain Bocognani, intervenendo sul tema della sicurezza nei cantieri. Ha evidenziato l’importanza della formazione trasversale: «Il 60% degli infortuni in cantiere riguarda imprese di altri settori che vi operano temporaneamente e che spesso non sono adeguatamente formate». Bocognani ha spiegato che Ance lavora da anni con i sindacati per l’introduzione di percorsi formativi obbligatori per tutte le categorie coinvolte nei cantieri: «La cultura della sicurezza non può essere parziale, deve essere patrimonio comune di tutte le figure impegnate nei lavori». In un quadro segnato da incertezze globali e difficoltà per i settori export-oriented come agroalimentare e chimica, la piena attuazione del Pnrr e una solida programmazione restano le chiavi per evitare un nuovo arresto del settore edilizio e garantire prospettive di sviluppo concrete per la Calabria.

  • Codacons: su mancato calo prezzi carburanti scatta l’esposto in 104 Procure italiane

    Codacons: su mancato calo prezzi carburanti scatta l’esposto in 104 Procure italiane

    “A seguito del riallineamento delle accise disposto dal governo, i prezzi dei carburanti alla pompa stanno subendo modifiche non omogenee, con un deciso aumento del gasolio ma ribassi minimi per la benzina, come rilevato peraltro dal report quotidiano di Staffetta Quotidiana”. Lo afferma il Codacons, che “ha deciso di affilare le armi legali e intervenire a tutela degli automobilisti.
    Per effetto del riordino delle accise i listini alla pompa della benzina avrebbero dovuto subire una generalizzata diminuzione per 1,5 centesimi di euro a partire dal 15 maggio scorso, ma sulla rete si assiste a riduzioni minime dei prezzi della verde” – spiega il Codacons.

    “Al contrario il gasolio ha registrato un deciso rialzo come effetto della misura fiscale, portando un pieno a costare 0,915 euro in più a vettura. Un andamento anomalo quello dei listini dei carburanti che potrebbe essere frutto di manovre speculative tese a danneggiare i consumatori – denuncia il Codacons”.

    Per tale motivo “l’associazione ha deciso di ricorrere alla magistratura, e sta preparando un esposto a 104 Procure della Repubblica di tutta Italia affinché aprano indagini sul territorio alla luce delle possibili fattispecie di truffa aggravata e aggiotaggio.
    “Crediamo che su tale anomalia la magistratura debba fare luce, per accertare se siano in atto speculazioni o manovre tese a mantenere artatamente elevati i prezzi della benzina alla pompa, con ripercussioni negative per milioni di automobilisti ingiustamente danneggiati” – conclude il presidente Carlo Rienzi.

  • Censimento Istat 2023, in Calabria cala la popolazione residente: in un anno 8.042 persone in meno

    Censimento Istat 2023, in Calabria cala la popolazione residente: in un anno 8.042 persone in meno

    Pubblicati dall’Istat i dati dell’ultimo Censimento regionale. La popolazione residente in Calabria, al 31 dicembre 2023, ammontava a 1.838.568 persone, in calo rispetto di 8.042 individui (a fine 2022 erano 8.844) rispetto allo stesso periodo del 2022 ( (-0,4%).
    Per quasi i due terzi i calabresi vivono nelle province di Cosenza e Reggio (64,5%). La diminuzione rispetto al 2022, fa sapere l’Istituto nazionale di statistica, è frutto dei valori negativi del saldo naturale e di quello migratorio interno, cui si contrappongono in modo insufficiente i valori positivi del saldo migratorio con l’estero e dell’aggiustamento statistico. In Calabria, come nel resto del Paese, si è raggiunto un nuovo record di denatalità. I nuovi nati sono 13.282 (-169 rispetto al 2022). Nel 2023 si è ridotta la mortalità (-961 decessi rispetto all’anno precedente ) e il tasso di mortalità è sceso passando dal 12,4 all’11,9 per mille. Il maggior decremento si registra nella provincia di Crotone. Più della metà (56%) dei 404 comuni calabresi ha una popolazione compresa tra 1.001 e 5.000 abitanti e vi risiede quasi il 30% degli abitanti. Quasi un terzo della popolazione (32,0%) vive nei comuni che hanno fino a 5.000 abitanti, e più di un quarto (28,1%) nei sei comuni con oltre 50.000 abitanti (Reggio Calabria, Catanzaro, Corigliano-Rossano, Lamezia Terme, Cosenza e Crotone). Reggio è l’unico comune a superare i 100mila abitanti (169.679unità) e ha il doppio della popolazione di Catanzaro (84.109 unità); secondo comune più popoloso della regione. Tra i comuni non capoluogo spiccano per popolazione Corigliano-Rossano (74.268 abitanti) e Lamezia Terme (67.246).

    Le donne rimangono ancora in maggioranza: sono infatti il 51% della popolazione residente, superando gli uomini di oltre 36mila unità, prevalentemente a causa della maggiore longevità femminile. L’età media si innalza rispetto al 2022 da 45,7 a 46,0 anni. Crotone e Reggio sono le province più giovani (rispettivamente 44,6 e 45,5 anni), Cosenza e Catanzaro quelle più anziane (46,5 e 46,4 anni). Nel 2023, rileva l’Istat, la popolazione calabrese presenta una struttura per età sensibilmente meno anziana rispetto al totale del Paese. Tuttavia, anche in Calabria aumenta, rispetto all’anno precedente, la quota delle classi di età più avanzate tra gli anziani. In particolare, nella regione si contano 709 centenari, il 3,3% dei 21.211 che vivono nel nostro Paese. Di questi 24 hanno almeno 105 anni :in Italia sono complessivamente 677.

    Aumentano gli stranieri residenti: quelli censiti sono in totale 99.907 (+2.845 rispetto al 2022- 2,9%), il 5,4% della popolazione regionale. Provengono da 155 Paesi con prevalenza da Romania (26,2%), Marocco (15,0%) e Ucraina (7,0%). La maggior parte degli stranieri risiede nella provincia di Cosenza (36.063), segue Reggio (29.786) e poi Catanzaro (17.928). Più staccate Crotone (9.013) e Vibo (7.117).

  • Rapporto Ministero salute: nel 2023 trend complessivamente in calo per vaccini in Calabria

    Rapporto Ministero salute: nel 2023 trend complessivamente in calo per vaccini in Calabria

    Secondo l’ultimo rapporto ‘Coperture vaccinali dell’età pediatrica e dell’adolescente‘ del Ministero della salute vaccinazioni in calo in Calabria. E’ scesa infatti dal 96,13 del 2022 al 93,40 del 2023, poco sotto il livello medio nazionale (94,76), la copertura ogni 100 abitanti per l’esavalente che comprende polio, difterite, tetano, pertosse, epatite B, emofilo dell’influenza tra i bambini entro i 24 mesi di età. In un anno guardando ai numeri sembra diminuita considerevolmente l’attenzione dei calabresi verso l’immunizzazione da malattie che rappresentano ancora pericolose insidie.

    Una lievissima flessione si registra anche per il morbillo: da 92,96 a 92,43. Perdono punti anche le vaccinazioni contro il meningococco B, da 86,83 a 80,37 che si colloca in una posizione ancora poco più alta rispetto alla media nazionale (79,60) e quello di tipo ACYW coniugato da 91,28 a 84,36 (assai più alto del dato medio nazionale 57,33). Crollano, invece, le vaccinazioni per il Meningocco C: da 91,28 a 59,85. Tengono a quanto pare le barriere contro Parotite (da 92,96 a 92,43), Rosolia (da 92,96 a 92,43) e Varicella (da 92,87 a 92,03).

    All’insegna della diminuzione anche i dati relativi alla vaccinazione dell’adolescente (al di sotto dei 18 anni) riferiti sempre al 2023. In calo i dati su morbillo prima e seconda dose: da 82,57 e 73,41 registrati nell’anno precedente a 66,66 e 63,18 del 2023; giù di oltre 10 punti il dato sulla difterite (da 67,48 a 54, 29); analogo discorso per tetano e pertosse: per entrambi da 67,48 a 54, 29; parotite dose 1 e 2: da 81,77 e 72,55 a 66,66 a 63,18; Rosolia 1 e 2: da 82,32 e 72,68 a 66,66 e 63,18. Anche per le vaccinazioni contro il Meningococco C e Meningococco ACYW tra le persone alla soglia della maggiore età si scende rispettivamente da 66,13 a 45,93 e da 57,77 a 46,36. .

  • Istat, in Calabria al 31 gennaio del 2022 c’erano 8.844 individui in meno

    Istat, in Calabria al 31 gennaio del 2022 c’erano 8.844 individui in meno

    Si accentua il calo demografico in Calabria. La popolazione residente, definita sulla base del Censimento al 31 dicembre 2022, ammonta a 1.846.610 residenti, (pari al 3,1% della popolazione italiana), in lenta ma costante diminuzione rispetto alla stessa data del 2021 dello 0,5% pari a 8.844 individui in meno. E’ quanto certifica l’Istat secondo cui oltre il 60% della popolazione vive nelle province di Cosenza e di Reggio. “La diminuzione rispetto al 2021 – è detto nel report su popolazione e abitazioni – è frutto dei valori negativi del saldo naturale e di quello migratorio interno, cui si contrappongono in modo insufficiente i valori positivi del saldo migratorio con l’estero e dell’aggiustamento statistico. In lieve ripresa è la natalità: i nuovi nati sono 13.451 (+232 rispetto al 2021) mentre Il tasso di mortalità è cresciuto dal 12,2 per mille del 2021 al 12,4 per mille del 2022, con il valore più alto del 12,6 per mille registrato nel reggino. Le donne sono il 51% della popolazione residente e superano gli uomini di 38mila unità, prevalentemente a causa della maggiore longevità femminile. L’età media si è innalzata rispetto al 2021 da 45,5 a 45,7 anni. Crotone è la provincia più giovane (44,3 anni) e Cosenza quella più anziana (46,2 anni) seguita da Catanzaro (46,1 anni).

    In Calabria gli stranieri censiti sono 97.062 (+3.805 rispetto al 2021), il 5,3% della popolazione regionale. Provengono da 158 Paesi, prevalentemente da Romania (27,4%), Marocco (15,5%) e Ucraina (6,5%). Più di un quarto della popolazione (28,5%) vive nei comuni con popolazione tra 1.001 e 5.000 abitanti e una analoga quota (28,2%) nei sei comuni con oltre 50.000 abitanti (Reggio, Catanzaro, Corigliano-Rossano, Lamezia Terme, Cosenza e Crotone). I comuni montani pagano scotto di un maggiore decremento di popolazione e presentano una struttura più vecchia per età. La significativa diminuzione della popolazione residente in Calabria nel 2022 – fa sapere l’Istat – è frutto della somma di due saldi negativi, quello naturale (-9.488 unità) e quello migratorio interno (-9.765), non compensata dai valori positivi del saldo migratorio con l’estero (+9.216) e dell’aggiustamento statistico (+1.193). Tutte le province seguono l’andamento regionale, in particolare, Cosenza è la provincia con il più basso saldo naturale (-3.737) e il più elevato saldo migratorio estero (4.180), mentre la provincia di Reggio ha il saldo migratorio interno più basso (-3.417). Il saldo naturale nella regione conferma la dinamica sfavorevole in corso, caratterizzata da un eccesso dei decessi (22.939) sulle nascite (13.451).

    Non si arresta la perdita di popolazione verso il resto del Paese. Infatti, il saldo migratorio interno ha registrato un bilancio negativo di quasi 10mila persone, oltre un terzo delle quali relativo alla provincia di Reggio . Il tasso migratorio interno passa da -4,3 del 2021 a -5,3 per mille nel 2022; a livello provinciale la variazione negativa più elevata si osserva nella provincia di Reggio (da -5,2 a -6,6 per mille) e Catanzaro (da -3,3 a -4,6 per mille); di contro, a Crotone il valore del tasso migratorio interno, pur rimanendo negativo, migliora (da -6,6 a -6,1 per mille).
    (Ansa)

  • Meteo Italia: Dopo il caldo, irruzione polare e temporali (al Sud). Il crollo termico sarà di 10-12° gradi

    Meteo Italia: Dopo il caldo, irruzione polare e temporali (al Sud). Il crollo termico sarà di 10-12° gradi

    Dopo una lunga fase caldissima, sta per arrivare una massa d’aria polare dalla Svezia con un crollo termico di 10-12°C, a iniziare dal Nord. In seguito anche al Centro-Sud le temperature scenderanno in modo sensibile: la notizia è che, dopo questa fase chiamata ‘vichinga’ per la sua origine scandinava, tornerà un anticiclone con un nuovo periodo africano ancora più caldo. Si tratta di una proiezione per metà della prossima settimana, quindi ancora da confermare, ma secondo ilmeteo.it al momento l’altalena delle temperature sembra eccezionale: da 35°C a 15°C poi di nuovo fino a 38°C.

    Come riporta il direttore e fondatore del sito Antonio Sanò, nella giornata di sabato ci sarà il primo cambiamento significativo con l’arrivo di venti forti di Bora e rovesci intensi sul Triveneto al mattino, in estensione verso il Nord-Ovest e il Centro Italia. Il vento forte sarà un protagonista del weekend al Nord e sulla fascia adriatica, insieme ai fenomeni temporaleschi associati localmente anche a grandine e colpi di vento. Un sabato instabile anche al Sud per l’arrivo di un ciclone dalla Sardegna: previsti temporali soprattutto in Sicilia.
    Domenica, l’ultima di maggio, vedrà una maggiore probabilità di acquazzoni, brevi ma localmente intensi, sulle regioni centrali in un contesto termico eccezionale su gran parte dell’Italia: in Pianura Padana, da Bologna a Torino sono previste massime autunnali sui 15/18°C. Anche al Centro attesi valori tra 19 e 24°C, solo al Sud resisterà un po’ di caldo con punte di 28°C sulle Isole Maggiori.

    NEL DETTAGLIO
    Venerdì 27. Al Nord: più instabile sui rilievi, sole altrove. Al Centro: nubi sparse con locali rovesci sui rilievi, precipitazioni sul Sud Sardegna. Al Sud: soleggiato e molto caldo.
    Sabato 28. Al Nord: temporali in ingresso dal Triveneto in estensione verso Ovest, vento forte. Al Centro: nubi sparse con locali rovesci dal pomeriggio, precipitazioni residue in Sardegna. Al Sud: peggioramento ad iniziare dalla Sicilia verso Est.
    Domenica 29. Al Nord: tante nubi, meno piogge, ma con temperature decisamente basse per il periodo; vento forte. Al Centro: instabile con frequenti rovesci alternati a schiarite, asciutto in Sardegna; calo termico. Al Sud: instabile con frequenti rovesci, calo termico.
    Tendenza. Ritorno del caldo africano la prossima settimana con valori molto alti, fino a 36-38°C.

  • Covid: Fondazione Gimbe: in Calabria ulteriore calo degli attualmente positivi, -30,3%

    Covid: Fondazione Gimbe: in Calabria ulteriore calo degli attualmente positivi, -30,3%

    E’ in ulteriore miglioramento, nella settimana 9-15 giugno, l’indicatore relativo ai casi attualmente positivi al Covid per 100.000 abitanti, 410, in calo del 30,3% rispetto alla settimana precedente. Sotto soglia di saturazione i posti letto in area medica e terapia intensiva occupati da pazienti Covid-19, rispettivamente al 16 e 6%. E’ quanto emerge dal monitoraggio settimanale della Fondazione Gimbe.

    In calo i tamponi effettuati. In Calabria la media giornaliera per 100.000 abitanti, nel periodo 12 maggio-15 giugno 2021, è pari a 120, superiore alla media nazionale di 107.
    Secondo i dati di Fondazione Gimbe, la percentuale di popolazione vaccinata con ciclo completo è pari al 23,5% a cui aggiungere un ulteriore 23,7% solo con prima dose; quella nella fascia over 80 con ciclo completo è 72,4% con un ulteriore 8,6% solo con prima dose. Nella fascia 70-79 ha ultimato il ciclo il 45% con un ulteriore 35,3% che ha ricevuto la prima dose ed infine, nella fascia 60-69 il 35,8% ha ultimato la vaccinazione con un ulteriore 36,1% che ha ricevuto la prima dose.

    (Ansa)

  • Covid Calabria, in ulteriore calo i ricoveri nelle ultime 24 ore: meno 13

    Covid Calabria, in ulteriore calo i ricoveri nelle ultime 24 ore: meno 13

    In Calabria continua a diminuire il numero complessivo dei ricoveri per coronavirus, passati nelle ultime 24 ore da 443 a 430 (-13). Il dato emerge dal bollettino quotidiano della Regione sull’andamento del coronavirus. La riduzione odierna riguarda sia l’area medica (-12 rispetto a ieri, per 402 ricoveri complessivi), sia le terapie intensive (-1 rispetto a ieri, per 28 ricoveri complessivi).

    A Catanzaro i ricoveri sono 65 (di cui 6 in terapia intensiva), a Cosenza 177 (di cui 14 in terapia intensiva), a Reggio Calabria 141 (di cui 8 in terapia intensiva), a Crotone 23, a Vibo Valentia 18.